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Relazioni internazionali post-guerre del 1866

Partire da una situazione che si è predeterminata con le guerre del 1866, che hanno assegnato all’Italia quanto essa riteneva necessario in termini di territori, salvo le terre redente. L'Italia si affaccia nell’ambito delle relazioni internazionali con uno status nuovo. Deve inaugurare una politica estera nuova, occorre capire che cosa si vuole e dove si vuole andare.

Il nuovo equilibrio europeo e la Weltpolitik

Nel 1870, il Reich guidato da Bismarck si ritrova senza ostacoli da parte della Francia o da parte del controllo imperiale. Bismarck è colui che mantiene l’equilibrio, guida la politica estera europea in questo lasso di tempo, anche se c’è una pentarchia composta da Gran Bretagna (GB), Germania, Russia, Austro-Ungheria e Francia.

Cambiamento per la Germania, che porta alla Weltpolitik. Progressivo isolamento della Germania, politica a tutto campo, questo condiziona le relazioni europee. La GB fino a quel momento era isolata ma per scelta, “lo splendido isolamento”. Sempre di più la GB ritiene questo isolamento pieno di rischi, problemi con Francia e Germania per quanto riguarda le colonie. Dalla Weltpolitik alla polarizzazione delle alleanze. Si crea con la caduta di Bismarck un avvicinamento tra Francia e Russia, e poi anche con la GB.

Effetti delle crisi economiche e politiche del '900

Scoppio della prima guerra mondiale. Definizione delle relazioni internazionali dopo la guerra e con i trattati di Parigi. Assetto degli stati, comprendere quanto questo assetto possa dirsi un assetto stabile. Crollo inizia a profilarsi con la grande crisi del 1929, dopo il periodo aureo tra le due guerre. Ripercussioni della crisi di Wall Street in Europa, avvento del nazionalsocialismo, impatto immediato in Germania, in Italia politica di Mussolini no, all’inizio era in continuità con la fase precedente.

Impatto di Hitler sulle relazioni internazionali drammatico, scombina il patto di Versailles, che non ha difensori forti, GB guardava solo ai suoi interessi, Francia impaurita, Italia segue Germania, Russia entra nella Società delle Nazioni e intravede per prima il reale pericolo rappresentato da Hitler e dal nazismo. Da lì si ha lo scoppio della seconda guerra mondiale, ruolo degli Stati Uniti che da Wilson erano ricaduti in isolazionismo - si e no, in che misura? - Prima fase di presidenza Roosevelt, leggi di neutralità e poi via via coinvolgimento e entrata nella seconda guerra mondiale.

Competizione tra capitalismo e socialismo

Competizione capitalismo/socialismo, inizia guerra fredda, ci si addentra nella guerra, poi esame dettagliato delle amministrazioni che si susseguono, crisi di Cuba, oltre con guerra del Vietnam, rilevanza politica, emergere della Cina, e poi si arriva alla fase dei problemi connessi alle questioni strategiche e degli armamenti. Grandi negoziati sul disarmo. Distruzione reciproca garantita. Poi messa in crisi del sistema sovietico e modalità con cui occidente affronta la percezione della crisi, questo fino al crollo dell’URSS.

Protettorato e sviluppo della diplomazia

Protettorato: pieno controllo sulla politica estera di un paese. Veniva dichiarato formalmente. Monopolio assoluto sulla politica estera e sulle relazioni che il paese può avere con gli altri. Relazioni politiche ed economiche.

Diplomazia non è sempre esistita, tanto meno nelle forme di come la conosciamo oggi. Forma negoziale prende una forma un po' più definita e simile ai giorni nostri: nel 400 (età rinascimentale), formazione degli stati italiani, signorie, equilibrio che nell’età del rinascimento è giocato sul filo di lana dei rapporti tra eguali e quasi eguali. Non codificato.

Relazioni diplomatiche stabili e trattati

Poi momento ancora più rilevante: fase successiva alla guerra dei 30 anni, grande negoziato che si apre nel 1642 e si chiude nel 1648, sei anni di negoziato che rivoltano la storia europea, cade qualsiasi investitura del Sacro romano impero, si separa tra potere della chiesa e politico. Momento importante, si stabiliscono relazioni diplomatiche stabili. Nomina di un ambasciatore non è più un fatto occasionale ma diventa qualcosa che viene formalizzato nelle relazioni tra stati.

Dalla seconda metà del VII secolo questo tipo di relazione si struttura sempre di più, al trattato viene riconosciuta un’importanza fondamentale. Tra stati c’è il reciproco riconoscimento del valore dei trattati. Si pone il problema della violazione del trattato, problema del casus federis, ciò che costringe un alleato a intervenire a favore dello stato alleato, o quando è aggredito, o quando si trova in uno stato di guerra. Crea per l’alleato l’obbligatorietà a intervenire in aiuto.

Non solo i trattati diventano qualcosa di fondante, ma vi è la necessità di trascriverli, per i posteri, per porla innanzi ad un eventuale vizio di corretto andamento delle relazioni. A partire dal settecento gli stati iniziano a fare collezioni di trattati, compaiono fonti redatte dagli stati che contengono l’andamento delle politiche dei vari paesi.

Fonti storiche e ruolo dei diplomatici

Fonti:

  • Primarie
  • Secondarie: ciò che delle fonti primarie gli storici hanno trasposto nei loro testi

Fonti inedite: documenti storici, documentazione pubblicata. Elemento fondamentale, apertura degli archivi (apertura in avanti su determinati argomenti). Ruolo della figura di un diplomatico: ruolo degli ambasciatori molto cambiato nel tempo. Un tempo l’ambasciatore era in grado di costruire la politica estera, influenzare, ecc. Oggi non è più così.

Figura dell’ambasciatore è intermedia, contatto avviene sempre tra i leader, ambasciatore non ha più il ruolo di un tempo. Dopo la prima guerra mondiale entrano molti altri fattori nelle relazioni internazionali tra i paesi. Con la nascita della Società delle Nazioni si ha l’introduzione di organizzazioni internazionali, sistemi in cui ci sono attori nuovi e diversi nella scena interna, ci sono rappresentazioni diplomatiche all’interno delle organizzazioni internazionali.

Italia e politica estera post-1870

L'Italia: situazione particolare, si trova a dover inaugurare una nuova politica estera, si ha l’acquisizione di Roma e la possibilità per l’Italia di definirsi un paese soddisfatto dalle aspirazioni risorgimentali. In realtà mancano ancora i territori redenti, verso la fine del decennio emergerà sempre di più soprattutto con ascesa della sinistra storica nel 1876 una nuova stagione di irredentismo nei territori dell’impero austro-ungarico abitati dall’Italia.

Politica che ha come obiettivo il principio dei compensi: l’idea di fondo è che i territori potranno essere acquisiti dall’Italia non più attraverso una guerra risorgimentale ma attraverso uno scambio con l’Austria-Ungheria che vedendosi tagliata la strada verso sud decide di procedere verso sud est, verso Salonicco e verso l’Egeo. L’Austria-Ungheria guarda ai Balcani, ma lo fa in chiave di espansione o stabilizzazione?

L’idea per irredentismo italiano è che si possa fare uno scambio con l’Austria-Ungheria, che per trovare soddisfazione nei Balcani dovrebbe cedere il Trentino. Oggetto di profondo dissidio tra Austria-Ungheria e Italia anche quando queste saranno alleate.

Nel 1870 l’Italia rischia un pericoloso isolamento. L’Italia con l’acquisizione di Roma ha fatto un dispetto a più di qualcuno. C’è la possibilità di un fronte cattolico contro l’Italia. La Francia non è in buoni rapporti con l’Italia. È una Francia che nel 1870 è paese sconvolto dalla sconfitta drammatica, costata la perdita dell’Alsazia e della Lorena, e che vede una destabilizzazione politica del paese, avvenuta in seguito all’ingresso delle truppe germaniche nel territorio francese e in seguito all’esperienza della guerra in casa. È una Francia che deve cercare di assorbire un colpo durissimo, che poi porterà allo spirito di revanche.

Timore del fronte cattolico, punto interrogativo riguardante il tipo di politica che l’Italia potrebbe perseguire. L’Italia può nutrire ambizioni di tipo espansivo, diventare una potenza di primo rigo, entrare nel circolo ristretto delle potenze che decidono le sorti dell’Europa. Si guarda alla possibilità di acquisizioni coloniali, l’Italia arriva però tardi e debole. È un paese che è ancora debole da un punto di vista economico e militare. Per questo l’isolamento e l’idea che non vi sia la possibilità di stipulare un’alleanza effettiva con altri stati rappresentano un problema. 1870: l’Italia deve ripensare la sua politica.

La situazione dell'Austria-Ungheria

Austria-Ungheria: viene sconfitta dalla Prussia, che ha voluto estromettere il controllo asburgico sulla Germania e permettere la creazione del Reich sotto il controllo di Bismarck. Austria-Ungheria estromessa, ma non subisce nessuna mutilazione. Austria-Ungheria nel momento in cui subisce la sconfitta da parte della Germania e la perdita dei territori ceduti all’Italia, deve fare i conti con i riflessi che il nuovo equilibrio ha sul piano interno.

Reich tedesco, Italia: erano dei regni unici. Impero austro-ungarico: impero multinazionale. Qualsiasi modifica dell’equilibrio internazionale aveva ripercussioni sull’assetto interno. Perdere il Trentino aveva avuto effetti sull’equilibrio delle componenti interne dell’impero.

Ausgleich: processo attraverso il quale si arriva all’Austria-Ungheria. Si distingue tra la componente sotto il controllo magiaro e tra quella sottoposta al controllo austriaco. Rapporto complesso tra singole entità nazionali. Entità ungherese scalpitava per emergere. Nel 1867 furono concessi ampi diritti alla componente ungherese, l’Austria mantiene il controllo sull’esercito, sulla finanza e sulla politica estera ma con una grande influenza ungherese. Creazione della duplice monarchia, con tutti i riflessi che questi nuovi equilibri hanno sulla politica estera.

Il fatto di non aver subito mutilazioni: Austria-Ungheria digerisce immediatamente la sconfitta subita dalla Germania, non c’è lo spirito di rivalsa. Idea di tenere insieme l’alleanza tra Russia, Austria-Ungheria e Germania. Mossa di Bismarck per far sì che l’Austria-Ungheria non rappresenti un problema. Austria ha accantonato le perdite territoriali cedute all’Italia e la sconfitta subita dalla Germania, ma non transige su qualsiasi altro tipo di cedimento verso l’Italia. Quando ci sono accenni su questa tematica il ministro degli esteri austro-ungarico è molto chiaro, no trattative, guerra nel caso in cui l’Italia dovesse rimettere mano alla questione. Nessuna disponibilità a transigere sul Trentino e su ciò che rimane italiano ma sotto il controllo dell’Austria-Ungheria.

All’interno della duplice monarchia vi era una componente slava molto forte, ma a sua volta divisa. Numericamente la componente slava poteva chiedere un trattamento analogo a quello ungherese. L’Austria-Ungheria nei Balcani se la doveva però vedere con la Russia.

La Russia e la questione degli stretti

Russia: paese che era un grande impero che aveva una forte spinta verso i Balcani e non solo. Spinta fondamentale verso gli stretti. Elemento determinante, perché dava la possibilità di uscire nel Mar Mediterraneo alla flotta russa. Stretti controllati dall’impero ottomano, già in decadenza. Le grandi potenze vogliono tenere il grande malato in via il più possibile; infatti dalla sua caduta deriverebbero enormi problemi e pericolose destabilizzazioni.

La GB perseguiva politiche navali, caratteristiche delle potenze navali; era particolarmente interessata a mantenere il controllo ottomano sugli stretti. GB voleva ostacolare la volontà russa di uscire dal Mar Nero. Tutti gli accordi di inizio ottocento fino al Trattato di Londra impongono infatti alla Russia una clausola vessatoria sugli stretti, la flotta militare russa non poteva uscire. Il Sultano poteva a sua discrezione aprire gli stretti a flotte amiche in entrata. Discrezionalità del Sultano passava attraverso le decisioni dell’Inghilterra. In questo modo i russi si sarebbero ritrovati le flotte “amiche” del Sultano in casa ma non avrebbero potuto fare nulla. Questa fu la cosa più utile che ricavò la GB dal controllo sull’Impero ottomano.

La Russia guardava agli stretti e ai Balcani, che erano in costante fermento e che ritrovavano nella componente slava un elemento per contrastare il controllo dell’impero ottomano; con questa matrice slava si potevano rivolgere alla Russia. Assieme i Balcani volevano contrastare i nemici esterni ma allo stesso tempo vi erano contrasti tra loro.

La Francia post-1870 e l'equilibrio europeo

Francia: a quell’epoca era un paese condizionato dalla sconfitta del 1870, che aveva comportato la perdita territoriale dell’Alsazia e della Lorena. Nel 1914 riemerge tutto, comprese le frustrazioni francesi nei confronti di quella perdita, di cui Bismarck è consapevole. Lui è riuscito a portare a compimento l’unificazione ritrovando una coalizione che nel 1873 si esprime nella Lega dei tre imperatori (Russia, Austria-Ungheria e Germania), ma sa che la Francia sarà sempre un problema.

Per quanto tempo la Francia resterà in ginocchio? Bisogna evitare che la Francia possa trovare un solido alleato per poi andare contro il Reich. Questo alleato potrebbe essere la Russia, e ciò significherebbe che la Germania sarebbe circondata, guerra su due fronti. Per Bismarck questa situazione è ciò che va evitato. Bisogna fare in modo che la Francia non trovi alleati.

La Germania e la politica di Bismarck

Germania: Il Reich è una potenza pienamente soddisfatta, Bismarck non cerca alcuna espansione. La Germania in quegli anni si sviluppa, si mette in moto, mentre le acquisizioni territoriali si limitano a quelle coloniali ma non sono lo scopo vero, sono solo un’occasione che si presenta quando Bismarck partecipa alla grande spartizione. La Germania non ha aspirazioni di politica mondiale. Poi con la caduta di Bismarck si intraprenderà la Weltpolitik. Bismarck cercava invece l’equilibrio. I successori cercheranno il controllo pieno sul continente europeo. In questo modo l’equilibrio ottenuto da Bismarck verrà meno.

La Germania in ogni caso ebbe un ruolo tendenzialmente dominante, per la posizione che aveva, ecc. Bismarck portò avanti quella consapevolezza con saggezza, cercava la mediazione piuttosto che la leadership. Bismarck riteneva necessario evitare che la Francia trovasse un alleato, e fece ciò mantenendosi vicini la Russia e l’Austria-Ungheria: aveva una certa difficoltà però a tenere insieme un paese con una grossa competizione all’interno dei Balcani. Altra possibilità: distrarre Francia dalla questione dell’Alsazia e della Lorena, facendo sì che la Francia potesse incanalare la sua frustrazione sulla politica coloniale.

Si arriva così al Trattato del Bardo del 1881, con il quale si istituì il protettorato francese sulla Tunisia, con assenso di Bismarck.

I Balcani e il Congresso di Berlino

Balcani: rappresentavano il primo problema nel proposito bismarckiano di mantenere l’equilibrio europeo. Anche l’Austria-Ungheria era interessata al fatto che l’assetto balcanico restasse così. Impero ottomano era soggetto a continue rivolte che spesso partivano nei modi più classici, animate per esempio da riscossioni di tasse, da un raccolto infelice, a soffiare su queste rivolte c’è chi ha interesse a cambiare la situazione.

La Russia era pronta a cogliere la palla al balzo appena l’impero ottomano non fosse più riuscito a star dietro alla situazione. Per l’equilibrio europeo e per il sistema di alleanze, l’ambito balcanico doveva restare in equilibrio. Ciò però non avvenne, vi furono rivolte che partirono dalla Bosnia, e la Russia si sentì in dovere e interessata a intervenire contro l’impero ottomano.

La guerra tra la Russia e la Turchia era una guerra che aveva una serie di accordi. La Russia non agiva senza interpellare chi aveva un interesse diretto nei Balcani, interpreta accordi con Austria-Ungheria, ... Trattato di San Stefano, impero ottomano costretto alla resa. Impero ottomano è costretto ma cede dopo un lungo assedio, che è per le forze russe un assedio molto oneroso. La Russia arriva al Trattato di S. Stefano piuttosto debilitata. Il Trattato prevede una serie di clausole che consentono alla Russia una predominanza nel territorio, e la creazione della Grande Bulgaria.

Dovrebbe essere composta dalla Piccola Bulgaria e dalla Rumelia orientale, poi però vengono separate. Bulgaria attraverso Romania dovrebbe avere anche dimensioni ipertrofiche. Controllo per la Russia quasi fino all’Egeo e controllo su questo principato. Alle potenze questa creazione non sta bene. Trattato di S. Stefano è destinato ad una revisione. In tutto ciò vi è il ruolo della Germania, è un ruolo di mediazione, Bismarck decide che questo esito deve essere riportato ad un tavolo di negoziato.

Il trattato di S. Stefano è inaccettabile non solo per l’Austria-Ungheria ma anche per la GB, che vede la Russia avvicinarsi a Costantinopoli (culla dell’ortodossia) e quindi pronta ad ottenere il controllo strategico degli stretti. GB non vede con favore un esito troppo felice per la Russia all’interno del contrasto con l’impero ottomano. 1878 congresso delle grandi potenze in cui si rimette in discussione l’esito successivo alla guerra russo-turca. La Bulgaria viene divisa in Piccola Bulgaria a nord e Rumelia orientale a sud. I serbi non sono contenti di questo sistema che vede la Bulgaria prevalere, impedisce alla Serbia di estendersi.

GB al congresso di Berlino si presenta come una sorta di medico rianimatore per l’impero ottomano, non vuole che la guerra gli infligga il colpo definitivo. Si fa portatrice degli interessi ottomani e in cambio ottiene da questi l’isola di Cipro. Rilevanza di Cipro: posizione strategica nel mediterraneo orientale.

Russia militarmente provata: per questo accetta la modifica degli accordi di S. Stefano e accetta dal Congresso di Berlino che l’accordo si faccia molto meno vantaggioso. GB prende Cipro, l’Austria-Ungheria pone il controllo sulla Bosnia Herzegovina. Controllo che non è un’annessione, Bosnia non è un territorio dell’Impero austro-ungarico, ma segue un'altra linea politica.

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher scvas di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Caccamo Giulia.
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