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Storia delle relazioni internazionali (05+07/10/2020)

I libri di testo non sono da considerarsi testi da leggere interamente, bensì nei periodi di tempo del corso. (1870-1970 ca). Dall’unità della Germania/completamento unità di Roma (Bariè), dopo invece il Dinolfo.

Introduzione alla materia

La storia delle relazioni internazionali è [...la storia di tutto ciò che ha attraversato un confine...] (è mostruoso pensarlo perché ci obbligherebbe a riflettere al significato di 'confine'), vuol dire storia dei rapporti culturali, ma potrebbe significare anche storia dello sport (le squadre giocano anche all’estero...), storia delle guerre (fatte per modificare i confini per di più). Se noi accettiamo la definizione di R. G non è possibile venirne fuori, parliamo dunque più semplicemente della storia della politica estera e dei rapporti internazionali.

Non ha senso parlare di storia delle relazioni internazionali ad esempio nel periodo dell’Impero Ottomano, bensì un lasso di tempo opportuno può essere quello della guerra dei 30 anni, il conflitto europeo che regola definitivamente i conflitti papato-Asburgo, aventi entrambi il desiderio di conquistare l’Europa, i primi agendo direttamente sulle monarchie, gli altri mediante il controllo diretto (sempre in nome di Dio, ma senza mediazione papale). In questo periodo si dimezza inoltre la popolazione europea, principalmente a causa delle epidemie portate dai mercenari. La pace arriva con due trattati e la ‘pace di Westfalia’, da cui parte la storia delle relazioni internazionali.

Da qui viene introdotto il principio della tolleranza religiosa ‘cuius regio, eius religio’, anche se non ancora sufficiente per gli standard moderni resta comunque un mattone importante. (Ex. Il principe di Baviera cattolico non potrà perseguitare un suddito luterano, inoltre quest’ultimo potrà spostarsi in un ducato conforme alla sua ideologia).

È importante però evidenziare che la pace di Westfalia ha introdotto inoltre delle importanti regole per quanto concerne la diplomazia internazionale, ad esempio i trattati vengono redatti nelle lingue volgari (non solo in latino, come precedentemente), infatti esiste anche una copia in svedese del trattato di pace. Vengono introdotti ufficialmente delle mediazioni internazionali grazie a mediatori culturali ufficialmente riconosciuti (ex. Venezia Contarini, Chiesa Chigi in Westfalia) e infine è la prima volta che vi è una vera e propria conferenza internazionale con veri e propri delegati da tutte le nazioni.

Cursus Honorem, le regole di convivenza gerarchica fra le diverse delegazioni che vengono messe a regime e codificate nei secoli. Ha quindi senso cominciare a studiare questa materia da questo periodo perché siamo a disposizione da appunto questo periodo di documenti ordinati di tipo diplomatico. Infine, dopo la guerra dei trent’anni è consuetudine trovare gli ambasciatori nelle varie città, dal ‘700 vi è un sistema diplomatico paragonabile a quello odierno!

Attualità e fonti

È probabile che quel governo abbia ritenuto che quando si parla dell’attuale, quello dichiarato dai governi è ciò che fa comodo loro dichiarare, non siamo ancora in possesso delle documentazioni attuali, questo per dire che si studia la materia da quando è studiabile fino a circa 30/40 anni fa, insomma fino a che sono disponibili carte ufficiali da parte dei governi.

I protagonisti della politica estera sono:

  • Associazioni governative, non governative e potenti gruppi industriali, quest’ultimi due influenzano però pesantemente le prime.
  • Le confessioni religiose, non perché stati sovrani (abbiamo solo il Vaticano) aventi poteri temporali, anche se l’Isis si è avvicinato a questo tipo di controllo, sono in grado, anche senza incarnazione statuale.
  • Le grandi organizzazioni criminali che influenzano sulla politica del luogo (vedi Sud America).

Questo per dire che i governi non sono i soli ad esercitare il controllo.

Per scrivere di una certa materia bisogna che ci siano delle fonti dimostrabili, senza quest’ultime si fa semplicemente una transizione nella categoria del romanzo, cioè di qualcosa di non reale, non scientifico. In poche parole, senza fonti non si fa storia.

Le fonti possono essere divise in primarie e secondarie: primaria è la fonte che noi utilizziamo esattamente così come è stata prodotta dall’attore di politica internazionale così come ci interessa (direttamente prodotta dagli artefici del fatto), secondaria è la fonte mediata, interpretata da qualcuno (uno storico che interpreta un documento/documenti producendo un articolo/libro su un certo argomento).

Bisogna precisare che la fonte primaria è praticamente inutilizzabile, se cercassimo solo fonti primarie arriveremmo al nichilismo cognitivo, dunque risulta essere fondamentale la mediazione della conoscenza. Uno stato democratico, dopo un tempo di sicurezza, quindi un tempo che non arrechi danno allo stato, dà il permesso agli interessati di consultare le carte degli archivi; gli USA dopo 25 anni concede la visione delle carte, la maggior parte degli stati europei dopo 30, in Cina e Russia non si avrà molto successo provando a cercare dei documenti (fino a poco tempo fa anche la Chiesa faceva vedere i documenti di soli 100 anni fa, ora di circa 60 anni fa).

Ciò non ha nulla a che vedere con la classificazione di segretezza del documento (secret, top secret, confidential) che indica quanto lo stesso può circolare all’interno della stessa amministrazione che lo produce. L’Italia tutela gli uomini pubblici fino a 50 anni, i comuni fino a 70. Ci sono anche fonti private, ma queste sono visibili a discrezione dei proprietari. Bisogna saper utilizzare le fonti e bisogna anche saper leggere cosa gli altri hanno scritto su quell’argomento.

Le scienze esatte e la storia

Le scienze esatte sono scienze che permettono la perenne riproduzione di un esperimento il quale darà SEMPRE gli stessi effetti. Per quanto riguarda la storia non esiste nessun dato oggettivo bensì ci sono ricostruzioni che per avvicinarsi al verosimile devono seguire i seguenti criteri:

  • Coerenza logica: tesi antitesi sintesi, in un costrutto storiografico è necessaria la coerenza logica.
  • Coerenza temporale: non necessariamente ciò che è venuto prima influenza quello che viene dopo, può essere ma non siamo sicuri lo sia.
  • Non appartenenza ideologica: è il punto più difficile di tutti da rispettare, lo storico non deve prendere una parte se vuole parlare di storia, sarebbe un politico sennò, ma deve avere un’apertura mentale tale da arrivare a giudizi anche non in sintonia con le sue posizioni personali, non deve essere prigioniero del pregiudizio: perseguire la corrente principale è la cosa più facile, ma lo scopo dello storico è quello di cercare di fare chiarezza con la sua onestà intellettuale su determinati problemi.

I periodi storici

Ponendo l’inizio dell’età contemporanea col congresso di Vienna del 1815 è importante evidenziare che la storia delle relazioni internazionali è divisa in epoche caratterizzate da proprie specificità, ma non sono da considerarsi come periodi a sé stanti, esse sono divise fra loro mediante episodi periodizzanti.

La Restaurazione, iniziata con il Congresso di Vienna, ovvero il tentativo di azzerare l’esperienza rivoluzionaria/napoleonica precedente, e c’è un sovvertimento dei valori di base su cui si basa l’Europa. Napoleone viene messo a tacere e si ricostruisce un’Europa rigidamente monarchica come prima, con i valori precedenti al 1789 (artefice: principe di Metternich). Lo scopo è di contenere i movimenti rivoluzionari in tutta Europa, che tira verso l’età del nazionalismo, mentre lo scopo della restaurazione è quella di contenerli.

  • 1830, rivoluzione borghese: i Borbone vengono cacciati dalla Francia, e si rimpiazza la monarchia con una monarchia borghese (famiglia D’Orléans).
  • 1848, data della fine della Restaurazione, delle rivoluzioni di natura economica; Metternich si dimette, cambia qualcosa in Europa.

1848-1871: Età delle unità nazionali (italiana e tedesca)

  • Italia con Cavour;
  • Prussia si libera da Asburgo che controllavano la confederazione germanica e nel 1871, con il Trattato di Francoforte, si raggiunge l’unità tedesca.

1871-1890: Età bismarckiana, di pace e sviluppo.

1890-1914: Dimissioni di Bismarck, che se ne va perché l’impero è troppo invadente.

  • Cambia la politica mondiale e la Germania viene presa in mano da una classe inefficiente. Sistema di alleanze diviso e riallineamento delle potenze allo stesso tempo.
  • 1914: prima guerra mondiale.

Prima guerra mondiale (1914-1918)

1918-1939: ‘Vent’anni fra le due guerre’, ovvero una fase temporale fra due eventi intimamente congiunti (infatti la seconda guerra mondiale è un tentativo di rivincita dei perdenti della prima guerra mondiale).

  • Età delle illusioni (1920-1930) di pace, di stabilità;
  • 1933: Hitler va al potere a Berlino, e nel frattempo l’Italia è diventata un solido regime fascista (Mussolini al potere da 11 anni), uno stato autoritario e non più democratico, e Giappone ha conquistato la Manciuria cinese, politica di espansione: si capisce che non si sta andando verso la pace in realtà.
  • ‘Ritorno alla realtà (1930-39)’

Seconda guerra mondiale (1939-1945)

Guerra fredda, fino al patto di Varsavia (1955) che segna l’età della coesistenza pacifica fino al 1991 fine dell’URSS;

  • ‘Seconda guerra fredda’: si parla oggi di una nuova guerra fredda tra Cina e America.

Il 1871 e gli attori internazionali

Nel 1871 troviamo formata la Germania come unità nazionale, grazie alla cacciata degli austriaci, e l’Italia come potenza europea consolidata in quanto nei dieci anni precedenti quest’ultima ha annesso il Veneto e Roma (mancavano ancora Trento e Trieste, ma non vi era ancora un vero e proprio interesse).

In questo anno gli attori sono gli stati sovrani:

  • L’Inghilterra (regno unito di Gran Bretagna e Irlanda), democrazia più avanzata del mondo, sta perseguendo una politica di ‘splendido isolamento’ che significa che segue una politica imperiale non accettando alleanze europee e preoccupandosi semplicemente che l’Europa non venga controllata da una potenza unica, ha però tensioni con la Francia per quanto riguarda il controllo dell’Africa e con la Russia per quanto riguarda l’Asia per la paura che lo Zar si allarghi verso l’India, vista come il territorio più pregiato dell’impero.
  • La Russia ha una monarchia distaccata dalla realtà sociale che può muovere milioni di uomini armati ed è considerata europea perché confina sostanzialmente con la Germania (la Polonia non c’era). Era scossa però da tensioni nazionali, anche se a livello di politica internazionale era molto solida e aveva tensioni con gli Asburgo per l’area balcanica, Inghilterra per l’Asia e gli Ottomani (plurisecolare) per il controllo degli stretti del Bosforo e dei Dardanelli (non ci riusciranno mai).
  • L’impero Ottomano è consolidato dal 1453, quando spazzano via l’impero romano d’oriente da Costantinopoli, capitale dell’Impero e dell’Islam; seguono una politica di allargamento verso l’Europa (bisogna definirlo come potenza europea, non lontana) anche se viene definito come ‘l’uomo malato d’Europa’. Infatti, i Russi per la questione degli stretti lo vuole morto subito, l’Inghilterra invece lo vuole vivo ad oltranza per difendere il proprio monopolio nel Mediterraneo. Subisce una batosta a Lepanto nel 1751
  • Austria+Ungheria, con la battaglia di Sadowa (l’Italia prende il Veneto) del 1866 gli Ungheresi creano un impero basato su due monarchie unificate in una sola persona (un imperatore con due governi) detto Ausgleich. Gli ungheresi diventano contrari a qualsiasi tipo di riforma imperiale pur di mantenere il proprio stato imperiale, e ciò porterà alla fine dello stesso. Con la Germania c’è un rapporto di alleanza permanente in seguito alla liberazione dell’Austria dalla Germania, i contenziosi però ci sono e sono con Italia, che ritiene di non aver completato il proprio risorgimento, completamento dell’unità nazionale, e con la Russia che si ritiene il patrono della Serbia.
  • La Germania è un grande stato unificato con capacità industriali e militari prime (per il momento) nel mondo (la sola Prussia ha facilmente umiliato gli Asburgo nel 1866, nel 1870 invece è andato dritto a Parigi) che ha come unico interesse l’evitare la vendetta dei francesi isolandola. Vista la mancanza di obiettivi nella politica estera Bismarck cercherà (e riuscirà) di mantenere la pace in Europa mantenendo la pace nel continente.
  • L’Italia nasce debole a sorpresa all’inizio degli anni ‘60 vede l’introduzione delle tasse e della leva obbligatoria e mette in atto un’operazione interna. Ha due grandi obiettivi di cui si discuteva semplicemente l’ordine cronologico: Venezia e Roma. Per quanto riguarda Roma essa è sempre stata un desiderio proibito italiano in quanto era sotto il governo francese. Con la Gran Bretagna ci sono semplicemente accordi vista la sua potenza inarrivabile nel Mediterraneo, c’è con la Francia un potenziale scontro nella contesa dell’Africa e resta la questione dei territori irridenti con l’Austria.

Periodo bismarckiano

È il periodo più facile da identificare. In questo periodo Bismarck è stato il padrone della diplomazia europea, grazie anche a delle circostanze che lo hanno reso tale. Lui puntava alla stabilità e da ciò ne consegue la pace. Bismarck è un latifondista prussiano, estremamente conservatore che convive con la democrazia dell’epoca. Sale al potere e riesce a portare a compimento l’unificazione tedesca partendo da una manciata di staterelli uniti sotto la guida Prussiana (simile al Piemonte precedentemente) attraverso due passaggi entrambi sanguinosi.

Il discorso diventa complesso quando la Francia comincia a non accettare l’unificazione tedesca: essa si sente minacciata dalla presenza di un grande blocco al di là del Reno; il discorso è lo stesso per la Germania. (Bismarck riesce a farsi dichiarare guerra dalla Francia e sconfiggerla nella battaglia di Sedan e ne consegue che Roma diventa la capitale dell’Italia perché i francesi non sono più in grado di difenderla).

La capacità di Bismarck nei 19 anni seguenti è quella di stringere una rete di accordi e contatti nel vecchio continente in modo che qualsiasi attore della scena politica europea dopo il 1871 abbia un danno ad attaccare qualcun altro, in altre parole egli desidera mantenere una sorta di equilibrio e stabilità europea.

Bismarck è poco interessato alle colonie, ma non è da definirsi anticolonialista e nemmeno disinteressato, valuta solo le colonie in modo subordinato alla grande politica europea: sono strumenti politici. Nel congresso di Berlino 1855, destinato interamente alle colonie, si cerca di ordinare in qualche modo quella che era una corsa sfrenata verso l’Africa tramite il principio di contiguità, di effettiva occupazione.

‘Per la Germania qual è l’alleanza francese più temibile?’ La Russia, basta pensare alla geografia. Bismarck non ha problemi con la Gran Bretagna (che persegue la politica di isolamento), non ci sono motivi di tensione neanche riguardo le colonie, con l’Austria non ci sono più motivi di tensioni dopo l’unificazione tedesca. Bismarck stringe così un patto con la Russia di difesa reciproca, è un patto di intenzione pacifica che dà sicurezza a San Pietroburgo e Berlino (nessuno deve avere interesse, questo riguarda solo la difesa!!).

La Germania lascia mano libera alla Russia nei confronti dell’impero Ottomano la quale, ritenendo di essere in condizioni di sicurezza nei confronti di Austria e Germania, massacra gli ottomani nell’area balcanica e del mar Nero. Con il trattato di Santo Stefano del 3/3/1878 viene sancita la pace fra Russia e Impero ottomano e vengono date piena indipendenza a Serbia, Montenegro e Romania. Si vuole che la Bulgaria non diventi un fantoccio Russo, essa diventa un principato cristiano sotto determinati requisiti e si esclude che essa si estenda fino al Mediterraneo, dunque si chiude alla Russia la porta del Mediterraneo.

La Bosnia Erzegovina è una terra abitata da persone slave fino alla fine del ‘300, quando è arrivato l’Impero Ottomano diventando un territorio di convivenza multietnica governata da questi ultimi: ci sono grossi disordini. Vi è un ingresso gestionale degli Asburgo in Bosnia con il trattato di Berlino in quanto essa è una regione cuscinetto fra i possedimenti adriatici dell’impero, territori cattolici con caratteri latini (Croazia), e il mondo serbo, di religione ortodossa con un forte sentimento di irredentismo slavo, che va resa tranquilla. Ovviamente è un’occupazione militare e ne consegue che viene applicato il modello asburgico anche in quelle terre.

Gli austriaci rinunciano al sangiaccato di Novi Pazar che è una posizione strategica per il controllo dei Balcani. Il trattato di Berlino consolida la decadenza dell’impero ottomano e vede un arretramento dell’impero ottomano, rettifiche di frontiera a favore dei russi (ma nulla di significativo). Bismarck si è reso conto che bisogna lavorare di più per garantire la stabilità in Europa. I rapporti con l’Austria diventano ottimi, egli ha anche favorito l’ingresso austriaco nei Balcani (il mantenimento dello status quo per gli stati europei è il suo obiettivo principale).

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher 20eva01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Meyr Georg.
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