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Appunti di storia delle dottrine politiche

Introduzione

Prof. Alberto Castelli, Unife
Rebecca Stella
A.S. 21/22, scienze e tecnologie della comunicazione

Lezione 1

Bene comune e repubblica

Gli autori ci dicono come raggiungerlo. Ottima repubblica? Valore libertà? Non abbiamo una risposta definitiva perché viene rimodulata in ogni tempo, in maniera sempre nuova.

Per quanto riguarda la repubblica, quindi la politica, un tempo si pensava che il monarca fosse la soluzione giusta, mentre noi oggi pensiamo che sia la democrazia, la quale però venne debellata da Platone: egli affermava che dovessero governare i sapienti, mentre invece noi pensiamo che debba essere la maggioranza a determinare le scelte politiche. Ribadendo quindi, non c'è una risposta, ma ogni generazione ha trovato le proprie.

Valore supremo? Per molti secoli non è stata la libertà, come lo è per noi oggi, bensì era Dio, l’essere buoni cristiani ecc. Le risposte alle domande politiche non sono univoche, ma cambiano a seconda dei tempi; le domande sono le stesse, è cambiato il fatto che adesso c'è più confusione, le suggestioni arrivano da più parti, come web, giornali, libri ecc.

Età moderna

Va dalla fine del Medioevo alla Rivoluzione francese. Periodo segnato da guerre continue.

  • In Europa si scopre l’America, si approfondisce la conoscenza di Africa ecc. Si scopre che l’Europa non è al centro del mondo, quindi l’uomo moderno è un uomo spaesato; inoltre, si frantuma l’unità dei cristiani. Nel 1517 Lutero pubblica le Tesi, il Cristianesimo si frammenta, non è più uno solo, la comunità non è più una cosa sola, perché c'è qualcuno che la pensa diversamente dalla maggioranza.
  • Si frantumano gli Imperi (Carlo X) e sorgono gli Stati sovrani (Francia, Spagna, Inghilterra ecc.) = sono più ristretti rispetto all’Impero, ma concentrano il potere in modo molto efficace: tendono ad imporre regole che valgono per tutti molto severe, le leggi cadono su tutto il territorio allo stesso modo. Di fronte a queste trasformazioni si sviluppa un pensiero politico che cerca di renderne conto: non è più sufficiente limitarsi alla Bibbia, perché il mondo è molto più vasto di quello che si pensava.
  • Inizio ‘500: produzione politica e filosofica eccezionale. Nel 1516 More pubblica Utopia, è il periodo di Erasmo da Rotterdam, Lutero pubblica Lo scisma. C’è fermento culturale, che in Italia culmina con Niccolò Machiavelli.

Machiavelli

Niccolò Machiavelli era un importante funzionario della Repubblica fiorentina: si occupava sia di questioni estere, sia della sicurezza interna, ma perde il ruolo di politico quando nel 1512 la Repubblica cade e tornano al potere i Medici. In questa situazione di politico decaduto scrive i suoi libri più importanti: Il Principe, I Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, L’arte della guerra e Le storie fiorentine. Muore nel 1527 dopo essere tornato per un periodo breve alla politica attiva.

Uno dei nodi più importanti del pensiero di Machiavelli riguarda la religione: per lui non è un dogma a cui il politico dovrebbe semplicemente inchinarsi, ma ha una concezione della religione come di qualcosa che serve a mantenere saldo lo stato: è quel collante che serve a mantenere compatto il corpo politico, quindi anche il potere del principe, a dirigere gli eserciti, a motivare la plebe e a garantire un minimo di moralità tra gli uomini. Infatti, dove manca il timore di Dio il potere si sgretola, perché le leggi non sono sufficienti da sole a impedire che le forze centrifughe distruggano lo stato. Ci vuole quindi una moralità condivisa, che nasce appunto dalla religione. Inoltre, se la religione è capace di consolidare il potere in maniera efficace, è possibile compiere delle grandi imprese perché tutti i cittadini si sentono partecipi e sottomessi alla volontà del principe.

Non tutte le religioni, però, funzionano bene allo stesso modo per mantenere saldo lo stato: la religione Cristiana, ad esempio, non funziona bene perché glorifica gli umili, non i forti, cosicché le persone forti non si dirigano verso la gestione dello stato, ma verso la preghiera. I forti pensano a guadagnarsi il paradiso, così il mondo viene lasciato in mano agli scellerati. La religione pagana, invece, faceva coincidere la grandezza umana con le imprese politiche e così permetteva che i capi politici diventassero le persone più forti.

Rapporto tra virtù e fortuna

Virtù = capacità di fronteggiare le situazioni impreviste.
Fortuna = sorte.

Per Machiavelli la vita degli uomini è fronteggiata da queste due. Gli uomini sono gettati in un caos, non in un cosmo ben ordinato (medioevo), in cui la legge fondamentale è quella della fortuna, sempre beffarda e imprevedibile. Attraverso la virtù gli uomini riescono a governare il loro mondo. La virtù è la capacità di ottenere dei risultati positivi nonostante gli uomini vivano nel caos governato dalla fortuna. Risultati positivi = bene collettivo: il politico che prosegue solo il proprio bene è un tiranno, ma il principe non lo è, perché applica la virtù e persegue il bene collettivo. In cosa consiste questa virtù? Il principe deve essere come la volpe e il leone: deve fare bene quando può e deve sapere fare il male quando ce n'è bisogno, essere quindi furbo come una volpe, capace di evitare le trappole, e forte come il leone, per sbigottire.

Il principe deve avere più a cuore il bene del corpo politico di quanto abbia a cuore la propria anima, deve essere disposto a fare del male per mantenere saldo il potere. Machiavelli parla di un principe che forma un principato nuovo, perché l’Italia era un terreno di scontri. Egli voleva mantenere l’autonomia di Firenze e liberare le città italiane dagli altri domini; voleva capire se era possibile mantenere l’autonomia della città in un mondo percorso da conflitti prodotti da attori politici molto potenti. Per rispondere si rivolge alla repubblica di Roma e come ha fatto ad essere così vincente. Cosa aveva la repubblica romana di così efficace da riuscire a mantenerla salda per così tanto tempo?

La stabilità della repubblica romana è dovuta agli ordinamenti misti = ha un sistema istituzionale che consente la partecipazione del principe, dei nobili (grandi) e del popolo. La grandezza di Roma è dovuta al fatto che quando si trattava di prendere una decisione, venivano coinvolti tutte le parti sociali. In questo modo si favoriva la coesione sociale. Questo coinvolgimento è uno dei segreti della stabilità.

Il conflitto agli interni degli stati è inevitabile, soprattutto tra ricchi e poveri (umore dei grandi = voler dominare e umore del popolo = non voler essere dominato). Questa frattura socio-economica non può essere eliminata e se lasciata a se stessa produce distruzione, mentre se si istituisce un governo misto si genera un equilibrio che evita il crollo.

Capacità di regolare i tumulti da parte di Roma, riconoscendo il contributo della plebe. A Firenze, invece, non si è trovato un equilibrio e la Repubblica è stata distrutta. Bisogna regolare i conflitti con le buone leggi, che ne tengono conto. Accanto alle buone leggi Machiavelli insiste sulle buone armi, perché secondo la sua esperienza senza un buon esercito lo stato non può essere saldo.

Senza un buon esercito c’è la rovina, in particolare porta alla rovina la pratica di impiegare i mercenari, che costano troppo e sono inaffidabili. Le città hanno bisogno di armi proprie, di cittadini che fanno i soldati e difendono lo stato. Attraverso la disciplina militare i cittadini acquistano virtù e imparano a contrastare la fortuna.

Lezione 2

Hobbes

La modernità è caratterizzata dall’insorgere degli Stati, crollano gli Imperi e si fanno strada gli Stati Nazionali, di cui Hobbes ne descrive l’ossatura. È un autore del '600 e gli capita di vivere la Rivoluzione inglese: dovrà scappare, si trasferisce a Parigi dove insegna matematica al futuro re Carlo II, fa il precettore ecc. L’evento della rivoluzione inglese è ciò che segna profondamente il pensiero di Hobbes. Lui scrive tre opere politiche: Gli elementi di legge naturale e politica (1640), De cive (1642) e Il Leviatano (1651).

Queste opere sono caratterizzate da una cultura fortemente razionalista, dopo il Medioevo si pensava che il sapere logico-matematico e geometrico-matematico fossero il modo giusto per comprendere il mondo; basta la metafisica che veniva dalla tradizione cristiana, basta Aristotele, il modo giusto per capire come funziona il mondo è quello scientifico. La ragione è una facoltà di calcolo → Galileo, Cartesio, Spinoza. Con questo metodo si voleva capire anche la politica: il pensiero politico corretto è quello che deriva con metodo razionale da postulati, dimostrazioni corollari ecc. La teoria politica di Hobbes assomiglia alla dimostrazione geometrica: i cittadini sono punti, lo Stato è una specie di teorema, la formula politica che lui propone viene dedotta geometricamente da delle premesse.

Il primo passo che compie per dimostrare quello che vuole dimostrare è un’analisi della natura umana, precedente allo Stato e alla vita civile, vuole definire quello che lui chiama lo stato di natura = gli uomini allo stato di natura sono tutti uguali nel senso che ognuno può reclamare per sé qualunque cosa, siccome non c’è uno stato e non c’è una legge che dice cosa è di chi, ogni cosa è di chi la reclama e la prende. Siamo uguali anche nel senso che ognuno di noi può arrecare danno agli altri, può anche uccidere. Ognuno di noi è continuamente alla ricerca di maggior potere (risorse materiali, dominio sugli altri). Non è una situazione di guerra, ma di guerra potenziale: non si è mai al sicuro.

Per Aristotele lo stato si forma naturalmente grazie all’animale sociale = uomo socievole; per Hobbes invece è tutto il contrario: l’uomo è socievole per convenienza, prevale di più la volontà di potenza che non i sentimenti di simpatia. Ci sono anche altri stati natura, ad esempio lo stato dei selvaggi, uomini senza legge, la relazione tra gli stati e la guerra civile: hanno in comune il fatto di non avere nessuno in potere che decide chi ha ragione e chi ha torto, non c’è un’entità superiore che dice come ci si deve comportare.

Cosa c’è dentro allo stato di natura: non c’è la legge positiva, dettata dallo stato, però è anche vero che ci sono le leggi di natura, ovvero delle norme che gli uomini non possono fare a meno di rispettare, inerenti allo loro natura. Le leggi di natura nascono dalla natura, non obbligano all’obbedienza ma, se non le rispetto, gli altri uomini non mi seguiranno più. Non c’è qualcuno che mi dice che sto violando le leggi di natura, quindi è solo utile seguirle, non è obbligatorio. La legge fondamentale di natura è che ogni uomo ricerca la pace, ma quando non ha speranze di ottenerla, utilizza la violenza. Questo fa sì che per, neutralizzare i conflitti, gli individui debbano cedere il loro diritto a impossessarsi di ogni cosa. Dalla prima legge di natura ne deriva quindi una seconda: il diritto di tutti a tutto non deve essere conservato, bisogna rinunciarci. Certi diritti si dovrebbero trasferire, ma a sua volta questa legge poggerebbe sulla terza: si devono rispettare i patti. Ci si può davvero fidare? No. Queste leggi sono valide, ma non sono sufficienti perché manca un’autorità.

Per ottenere la pace è necessario istituire un potere in grado di tenere tutti quanti in soggezione: per Hobbes la pace è il valore più importante, se non è garantita non ci può essere vita, libertà, uguaglianza, civiltà. Per istituire un potere che ci tenga tutti in soggezione il potere deve essere capace di assoggettare tutti i contraenti, gli individui in uno stato, non soltanto alcuni. Tutte queste persone devono cedere a questo potere tutti i loro diritti. Per uscire dallo stato di natura ci deve essere un potere che assoggetta tutti allo stesso modo e che possiede tutti i diritti degli individui. Il sovrano non è uno dei contraenti, ma è il beneficiario del patto → MONARCHIA ASSOLUTA, senza non viene garantita la pace.

Il potere sovrano non entra in casa: al suo interno è il capo famiglia che detta le regole.

  • È irrevocabile
  • È assoluto = assolto dalle leggi, ma non è un potere arbitrario perché è sottoposto alle leggi di natura prudenzialmente
  • Indivisibilità

Il Leviatano viene istituito per mantenere la vita, quindi l’unico diritto che i cittadini mantengono è quello alla vita, ma se violo le leggi rompo il patto e quindi ci si trova in una condiziona di stato di natura, ci si può considerare nemici e ci → si può uccidere a vicenda ritorna la pena di morte. Lo Stato nato in questo modo è estremamente solido, però è minacciato dalle opinioni sediziose, che si formano perché gli uomini pensano che il giudizio sul male e sul bene sia pertinenza dei singoli; si pensa che ognuno possa decidere cosa è male e cosa è bene. Hobbes dice che non è affatto così, perché è il sovrano che decide cosa è giusto e cosa è sbagliato. Chi predica il bene e critica il sovrano in realtà sta cercando di abbatterlo e di diventare lui. → Il Leviatano Il sovrano per Hobbes può essere anche un’assemblea, non è per forza un re. Istituzione logica dello stato.

Lezione 3

Locke

Propone una teoria politica fondata sugli stessi presupposti di Hobbes, ma con esiti diversi. Locke è di una generazione successiva a Hobbes, nasce nel 1632 a Bristol e si avvicina a idee troppo liberali, al conte di Shaftesbury, capo dell’opposizione Whig. Quando quest’ultimo viene arrestato, anche Locke fugge in Olanda e prende parte a tutti i preparativi della Rivoluzione Gloriosa del 1689, che porterà al trono Guglielmo d’Orange. Il pensiero politico di Locke viene forgiato da questa vicenda: dalla fine dell’assolutismo e dalla Rivoluzione Gloriosa. La sua opera più importante è I due trattati sul governo (1689): il primo trattato è una confutazione delle teorie di Robert Filmer, il quale aveva scritto un trattato che si intitolava Il patriarca, in cui sosteneva che il potere dei re era derivato da Dio, il quale aveva dato il potere politico ad Adamo. Nel secondo trattato Locke esplicita i fondamenti razionali del potere politico: spiega su quali basi il potere politico può essere tale. Il potere ha il diritto di fare le leggi, di costringere i nostri corpi, e se noi violiamo queste leggi il potere ha anche il diritto di metterci a morte. Perché? Per regolare e conservare la proprietà = libertà, vita, fortuna. Il potere ha, inoltre, il diritto di richiamare alle armi tutta la comunità per difendere la società politica dall’esterno → questo per il bene pubblico.

Rispetto a Hobbes, per Locke il dovere del sovrano è molto più ampio: per Hobbes doveva garantire la pace, la vita dei suoi sudditi; per Locke, invece, il sovrano deve garantire la proprietà. Una simile definizione dà per scontato che gli uomini abbiano dei diritti naturali (proprietà di sé, della propria vita, diritto alla libertà e a possedere ciò per cui si lavora) → il concetto di potere politico presuppone che ci sia uno stato precedente alla società politica in cui vigono dei diritti naturali (stato di natura), in cui nessuno è subordinato a nessun’altro, uno stato di natura in cui ognuno è libero, proprietario della propria vita e non è sottomesso ad alcun potere politico. Tuttavia, ci sono anche le leggi di natura che prescrivono il rispetto della vita, della proprietà, della libertà, negli altri. Anche per Locke questo stato è veramente esistito prima dello stato civile: secondo lui è una possibilità e si presenta ogni volta che uomini pari tra di loro vivono senza un’autorità superiore e vivono tendenzialmente secondo ragione. Un esempio di stato di natura è la relazione tra gli stati (come per Hobbes). È una possibilità che si dà costantemente nella vita degli esseri umani.

Se è così, vuol dire che lo stato di natura non è così opposto alla civiltà, come per Hobbes; per Locke lo stato di natura non coincide con lo stato di guerra, è piuttosto caratterizzato dall’assenza di un giudice, mentre invece lo stato di guerra è l’uso della forza non vincolata. Allora perché nasce la guerra? Perché è comunque pericoloso vivere nello stato di natura? Nello stato di natura ognuno è portato a rispettare la legge di natura, che però non ha obbligo di essere seguita, quindi spinge a fare solo il bene individuale. Inoltre, nello stato di natura, ognuno ha diritto di punire i torti subiti, anche con la morte. Per uscire dallo stato di natura, gli individui devono trasformarsi in un corpo politico, cosicché...

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rebecca-stella di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle dottrine politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Ferrara o del prof Castelli Alberto.
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