Storia delle dottrine politiche – Francesco Berti
Platone (428-348 a.C.)
Nasce ad Atene dove era presente una democrazia diretta, la quale entra in crisi nel conflitto che vede scontrarsi Atene contro Sparta. È stato allievo di Socrate, la cui morte sciocca Platone che decide di non fare politica, pertanto fonda una scuola: l’Accademia a Siracusa. È un pensatore metafisico. Fondamentale il concetto di idea che non è un pensiero, ma una realtà oggettiva presente in un altro mondo chiamato iperuranio o mondo delle idee, mentre il nostro mondo è solo una copia di quello delle idee.
Vede la democrazia come un nemico, in quanto il popolo non deve governare poiché non è a conoscenza dell’iperuranio, ma devono governare i filosofi che possono accedere al mondo delle idee. Era nemico dei sofisti, coloro che praticano l’arte della persuasione, ossia l’arte di insegnare a convincere, la quale interessava agli aristocratici.
Essendo stato allievo di Socrate riteneva che la realtà ha un fondamento oggettivo di tipo logico che corrisponde al concetto, ossia la struttura razionale comprensibile dalla mente. Platone riteneva che il fondamento oggettivo della realtà fosse di tipo ontologico, ossia l’idea, opponendosi così al processo di desacralizzazione iniziata dai sofisti. La realtà ha un senso e in essa non tutto è uguale, esiste però una realtà superiore, di cui noi conosciamo poco, che è il mondo delle idee, che è perfetto e incorruttibile. Gli unici che possono accedere a questo mondo e vedere le idee sono i filosofi.
Gli scritti in cui vengono discusse le tesi per giungere alla verità sono dialoghi, e sono:
- La Repubblica
- Politico
- Leggi
- Il Fedro
- Il mito della Biga alata
La Repubblica
È il dialogo della maturità. I temi principali sono la giustizia (cos’è giusto? Chi è l’uomo giusto? Chi è lo stato giusto?) e lo stato ideale. Platone è un pensatore organicista, ossia pensa alla società come un organismo vivente (polis/stato considerata come un uomo in grande), dove ogni parte ha una sua funzione. Il dialogo è diviso in 10 libri:
- Il protagonista è Socrate, si reca a casa di un amico dove si tiene un dibattito sulla giustizia e sul suo significato. Trasimaco (sofista) afferma: “la giustizia è l’utile del più forte”, mentre Socrate afferma che “la giustizia politica deve essere paragonata all’arte medica, quindi esercitata negli interessi dei governati e non dei governanti”.
- Delinea lo stato ideale, ossia lo stato che si ispira all’idea di stato. L’idea però resta nell’iperuranio e il filosofo può solo vederla ed ispirarsi ad essa, ma non replicarla. Compare la visione organicistica, Platone individua 3 classi e le sue funzioni. Sono 3 come le parti dell’anima, pertanto tali sono le componenti dell’uomo tali quelle dello stato. Delinea quindi una struttura sociale piramidale:
- Filosofi (conoscono le idee)
- Guerrieri (salvaguardia dell’ordine e della protezione)
- Produttori
- Delinea il comunismo platonico, proposto alle classi governanti (filosofi/guerrieri) che devono vivere in un regime di comunione dei beni e dove viene abolita la famiglia, poiché i governanti non devono avere distrazioni e devono pensare solo a governare e pensare al bene dello stato. Però Platone vede l’uguaglianza tra uomo e donna.
- Descrive le virtù che devono avere le tre classi:
- Filosofi = saggezza (sapienza: sofia)
- Guerrieri = coraggio
- Produttori = temperanza (controllare le passioni)
- Descrive il principio di uguaglianza tra uomini e donne, secondo cui le donne hanno gli stessi valori degli uomini.
- Mito della caverna: sul fondo della caverna è presente un gruppo di schiavi legati che vedono solo una parete sulla quale sono proiettate delle ombre fatte con il fuoco. Gli schiavi pensano che le ombre siano la realtà. Quando uno schiavo si libera vede che le ombre sono fatte dagli oggetti e scopre che quella è la realtà. Quando esce e raggiunge uno specchio d’acqua, vede il riflesso delle cose e pensa che quella sia la vera realtà, alza poi lo sguardo e vede il mondo delle idee. Ritorna poi nella caverna e spiega ai compagni la realtà. Il mito è un'allegoria, descrive come ci sono diverse forme di conoscenza in ordine gerarchico:
- Conoscenza dei sensi, organizzazione dei sensi (opinione), corrisponde al momento dello schiavo in fondo alla caverna, le persone non riescono ad elevarsi al di sopra
- Conoscenza scientifico-matematica, corrisponde al momento dello schiavo che esce dalla caverna, ma comprende un numero di persone ristretto
- Filosofia, conoscenza del vero, pochissime persone riescono a vedere il mondo delle idee e sono coloro che devono governare.
La filosofia di Platone riguarda creare una nuova aristocrazia dopo il declino di quella tradizionale, opponendosi al governo democratico. Lo stato deve essere retto dalla nuova aristocrazia del sapere, ed è una conoscenza superiore derivante dall’esperienza e dalla filosofia. Lo stato organizza tutto, ed è organizzato in base alle inclinazioni dell’anima. Non esiste un governo delle leggi, i filosofi sono al di sopra di qualunque legge e si ispirano all’idea di stato, ma non sono sottoposti ad alcuna legge. La costituzione non riguarda i diritti, ma le norme che regolano il governo dello stato.
Il mito della Biga alata
Descrive le tre facoltà dell’animo umano. C’è un carro guidato da due cavalli, uno bianco e uno nero, comandato da un auriga che viaggia nel cielo, lo scopo è quello di raggiungere l’iperuranio. Il cavallo bianco tende verso l’alto, l’iperuranio, e rappresenta l’anima irascibile. Il cavallo nero tende verso il basso e rappresenta l’anima concupiscibile, che desidera ed è legata al mondo dei sensi. L’auriga ha il compito di guidare i cavalli verso l’alto e corrisponde all’anima razionale. I tre protagonisti di questo mito corrispondono alle tre classi:
- Cavallo nero = produttori
- Cavallo bianco = guerrieri
- Auriga = filosofi
Nel dialogo “La Repubblica” lo scopo è trovare la giustizia. Uno stato sarà giusto quando i filosofi governeranno e quindi quando l’anima razionale dominerà le altre due. Platone ritiene utile una politica eugenetica, ossia l’eliminazione fisica per selezionare le persone. C’è il rischio di un errore, ossia che vadano al potere persone che non hanno le virtù dei filosofi, pertanto Platone ritiene necessaria una limitazione dei poteri.
Il Politico
È presente la visione di un re filosofo, un governante non sottoposto alla legge. La politica, ossia la scienza pratica, è paragonata all’arte medica e all’arte nautica, cioè il politico è un “medico” e “navigatore”. Il politico non deve essere sottoposto a delle leggi perché la sua unica ispirazione è l’idea di stato. Ma, come si fa a capire se è un buono o cattivo governo? E cosa distingue un buon governo da uno cattivo? In base al fatto che sia o meno sovrana la legge. Un governo è buono se la legge è sovrana, mentre è cattivo se i governanti non sono sottoposti a leggi. Platone giunge quindi all’idea che i sovrani devono essere sottoposti a leggi. (visione moderata)
Le Leggi
È un dialogo incompleto perché lo ha scritto nella sua vecchiaia e non ha come protagonista Socrate. I protagonisti sono: un ateniese, un cretese, uno spartano, i quali rappresentano le tre costituzioni più famose del mondo greco. Si discute sulla fondazione di una nuova città a Creta e il giusto governo da attuare. I tre protagonisti fungono a Platone per esprimere il suo punto di vista. Condanna la democrazia di Atene poiché concede troppa libertà ma critica anche Sparta poiché esercitava troppa autorità; la soluzione ideale è un equilibrio tra libertà e autorità. La nuova città dovrà contemplare l’esistenza delle famiglie e della proprietà privata, abbandonando così l’idea comunista del dialogo “La Repubblica”, acquisendo una visione realista/moderata.
Aristotele (384-322 a.C.)
Nasce a Stagira, suo padre era un medico importante, posizione che influenzò la sua visione realista. Fu allievo di Platone ed esprime un punto di vista moderato che corrisponde al tardo Platone. Si trasferisce ad Atene da straniero, quindi senza godere dei diritti della cittadinanza, ed entra nell’accademia di Platone. Viene convocato dal re di Macedonia per istruire il figlio Alessandro, e fa il precettore dal 343 al 335 a.C.. Quando Alessandro conquista la Grecia avviene la fine della guerra ma segna anche la fine delle libertà in quanto le polis diventano unità amministrative soggette al regno macedone.
Aristotele fonda il “liceo” dove vi insegna fino alla morte di Alessandro Magno (323 a.C.) quando scoppiano le rivolte delle città greche contro i macedoni. Aristotele scappa da Atene e muore sull’isola di Eubea nel 321 a.C.. Le sue opere che ci sono giunte sono interne alla scuola, ossia si riferiscono principalmente alle lezioni. È un pensatore organicista e vuole spiegare l’evoluzione della natura. Ritiene che le leggi di sviluppo della natura siano uguali alle leggi di sviluppo della storia. Pertanto, qual è il principio dell’universo? Secondo gli antichi era l’arché (acqua, fuoco, terra, atomo), secondo Aristotele il principio dell’universo è il ciclo vitale. La natura è l’avvenire in vista di un fine, fine che è interno alla natura stessa. Il fine a cui tende la natura è la forma, la materia vivente si sviluppa da un impulso iniziale (causa efficiente) per diventare poi causa finale, da potenza diventa atto, da materia diventa forma. Il fine, l’atto e la forma sono iscritti nella propria esistenza fin dal nascere, il fine è iscritto nell’essere vivente. Per Aristotele la politica e lo stato sono una conseguenza dell’aggregazione delle persone.
La Politica
È un’opera in 8 libri:
- 1°: introduttivo
- 2-3-7-8°: ricerca della forma migliore di governo/stato ideale
- 4-5°: forma migliore di governo dal punto di vista storico
- 6°: forma migliore di governo più facile da realizzare
L’uomo è un animale politico per natura in quanto possiede la ragione. La polis è frutto di un’evoluzione storica. Gli uomini vivevano in famiglia (struttura elementare) ma per soddisfare i bisogni si sono unite formando villaggi, non soddisfando ancora tutti i bisogni, i villaggi si uniscono dando vita alle polis. La famiglia (potenza) non può che svilupparsi nella polis (atto). La formazione della polis corrisponde al ciclo vitale ed è una formazione naturale il cui risultato è necessario. Le famiglie si uniscono in villaggi, in seguito questi si aggregano per necessità formando la polis, l’unica in grado di soddisfare tutti i bisogni dell’uomo, dando vita a una forma politica autosufficiente: l’autarcheia. Aristotele critica il Platone della “Repubblica” perché aveva tolto la famiglia e la proprietà privata alle due classi dirigenti, ma non si può costruire una società senza la base, ovvero la famiglia. Le famiglie sono un elemento necessario e la proprietà privata è un’estensione del gruppo familiare. Sono elementi necessari e strettamente collegati per costruire uno stato giusto.
All’interno della famiglia si ritrovano i rapporti di potere che poi sono all’interno della politica:
- Marito sulla moglie: non è un rapporto schiavistico e come riscontro nella polis è il rapporto del politico sul cittadino
- Padri sui figli: è un potere gerarchico e non schiavista, nella polis è il rapporto tra re e sudditi
- Padrone sullo schiavo, è il rapporto tra despota e sudditi, ma esisteva solo nell’ambito privato non nella polis. Il dispotismo esiste solo in ambito familiare in Grecia, ma come forma politica è illegittimo. Il dispotismo orientale non vedeva la libertà individuale nelle civiltà. Aristotele è a favore della schiavitù sulla base dell’intelligenza, in quanto lo schiavo è colui che non sa determinarsi e ha bisogno di un padrone per farlo.
Aristotele attua una classificazione delle forme di governo:
- Prima partizione di tipo quantitativa, ossia suddivisione in base a quante persone governano
- Governo di uno
- Governo di pochi
- Governo di molti
- Seconda partizione di tipo qualitativo, ossia se è un buon o cattivo governo
- Governo buono di uno: monarchia
- Governo cattivo di uno: tirannia
- Governo buono di pochi: aristocrazia
- Governo cattivo di pochi: oligarchia
- Governo buono di molti: costituzione (politeia)
- Governo cattivo di molti: democrazia
Ma, cosa distingue la forma buona da quella cattiva? La forma buona è quando i governanti perseguono il bene comune, la forma cattiva è quando perseguono il loro interesse. Il bene comune non è l’interesse di coloro che governano.
Qual è per Aristotele il governo migliore?
- Nei libri 2-3-7-8 afferma che la forma di governo migliore è quella dell’aristocrazia o del re filosofo, pertanto la forma di governo migliore in assoluto è l’aristocrazia del sapere o la monarchia del re filosofo
- Nei libri 4-5 definisce la forma di governo migliore dal punto di vista storico, da quindi una risposta relativista secondo cui il governo migliore è quello che risponde meglio alle esigenze di quel tempo e di quella determinata situazione storica
- Nel libro 6 si chiede qual è il governo migliore e il più facile da realizzare? Afferma che è la politeia, il governo dei molti moderato, dove la legge è sovrana. Si fonda su una determinata classe sociale, ovvero la classe media, in quanto è presente in tutte le società. Per Aristotele questa classe dovrebbe governare lo stato, in quanto è una classe proprietaria (non ha troppa proprietà, né troppo poca) e pertanto è aliena al conflitto di classe, non creando disordine sociale, renderà lo stato stabile.
San Tommaso (XIII secolo – Medioevo)
Conflitto tra cristianesimo e potere. Il cristianesimo nasce come corrente interna dell’ebraismo ed è il valore della persona in quanto singolo e professa l’uguaglianza tra gli uomini poiché siamo tutti figli di Dio. Fin dal Sacro Romano Impero, con Carlo Magno, dove l’imperatore veniva incoronato dal pontefice ci furono i primi tentativi di emancipazione da questa forma di governo. San Tommaso è nato a Roccasecca e ha frequentato gli studi di teologia alle università di Napoli e Parigi. Entra a far parte dell’ordine dei domenicani e dedica la sua vita alla conciliazione dei valori della ragione e dei valori della fede. Vive in un periodo in cui c’è uno scontro/incontro con la civiltà islamica. La civiltà araba aveva sviluppato gli studi di Aristotele, portando il suo pensiero fino in occidente influenzando il pensiero dei pensatori dell’epoca. Ma a sviluppare gli studi sull’opera “La politica” di Aristotele furono i bizantini. San Tommaso fa tradurre quest’opera dal greco al latino. Aristotele è però un pensatore pagano ed è vissuto prima di Cristo. Il filosofo riteneva che la felicità dell’uomo si realizza all’interno della sfera politica, ed era una sfera totalizzante, mentre il cristianesimo ritiene che la felicità dell’uomo si trova nell’aldilà con la grazia. San Tommaso concilia ragione (“La Politica” di Aristotele) e la fede (valori cristiani).
La sua opera più famosa è intitolata Summa Theologiae, e tratta del tema della legge e della ragione. Con la ragione c’è la riscoperta di Aristotele. La ragione è dotata di una sua autonomia e non dipende dalla fede, la verità di fede e la verità di ragione non si contrappongono ma anzi sono in armonia. San Tommaso cerca una mediazione tra francescani che professano la povertà e l’importanza della chiesa sbilanciandosi completamente dalla parte della fede, e gli averroisti latini che danno importanza alla ragione e sono spinti verso l’ateismo sbilanciandosi sulla ragione. Il tema principale della sua opera è il problema della legge. Essendo un teologo, quando si occupa di legge rimane comunque presente la sua visione cristiana.
Definizione generale di legge: è un ordine della ragione che è orientato al bene comune ed è promulgato da colui che ha cura della comunità. Essendo la legge un ordine della ragione, per essere tale, una legge deve essere razionale. Confronto tra intellettualisti (domenicani) contro volontaristi (francescani), riguardo la polemica sulla giustizia: che cos’è il giusto?
Domenicani: affermano che una cosa è giusta indipendentemente dal comando, è giusta di per sé e per questo viene comandata, Dio comanda una cosa perché è giusta.
Francescani: una cosa è giusta quando è comandata da Dio, cioè che rende giusta una cosa è il fatto che sia comandata da un’autorità.
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