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Storia dell'arte medievale

L'impero romano era visto dai romani stessi come una società decadente (basta leggere Svetonio e Tacito per capire il momento storico). I romani adducevano la colpa della decadenza al decadere dei costumi, al sovvenire delle orge, del vino, dell'ozio. I romani non avevano altro in mente se non comportamenti viziosi.

Cambio di mentalità nella tarda antichità

Nella tarda antichità c'è un cambio di mentalità ed una rivoluzione sul piano artistico (i canoni non funzionano più), durante il III secolo si riscontra una crisi economica e tutto cambia. C'è un imbarbarimento dell'arte quando ancora i barbari non erano arrivati. Già i romani erano corrotti da dentro (si può anche accettare che non fosse una decadenza).

Caratteri comuni tra età imperiale romana ed età moderna

L'età imperiale romana aveva dei caratteri comuni a quelli dell'età moderna: fra I e II secolo l'architettura perde buon gusto e ci si avvicina all'arte dell'edilizia (clima analogo a quello della Rivoluzione Industriale). I moduli ripetitivi delle arcate cieche sono usati anche per le basiliche future. Per le città si badava più alla grandezza se non alle qualità del dettaglio, tutto era enorme e modulare (simile ai nostri stadi, terme, templi). Roma era una città per le masse, in quanto era abitata da un milione di persone. Le ville degli imperatori, come quella di Adriano (120), erano sfarzose e pacchiane, smodate. Probabilmente erano considerate ridicole dai romani “seri” del tempo.

Decorazione e architettura

Dal punto di vista della decorazione si ottengono effetti che aprono al barocco (fin dipinti alle pareti, elementi architettonici che proseguono in prospettiva). Il tipo di architettura degli affreschi della Casa di Livia (Vitruvio ne parla male) è un esempio di architettura teatrale: tanto pinax a effetto compendiario da una parte e colonna dall'altra. Questo linguaggio architettonico nasce nella piana ellenica, ad esempio si può prendere il tempio di Balbeek in Libano (dedito alla prostituzione sacra), dedicato alla dea Venere. Questi modelli furono riusati e “modernizzati” dal Bernini nel tardo rinascimento.

Lo stile era connotato dall'alternarsi di curvature, sporgenze e rientranze, come il Mausoleo rupestre in Giordania o il Mausoleo rupestre sulla Via Appia. Lo studio dell'architettura tardo-antica è fondamentale perché i paleocristiani non hanno inventato nulla, hanno solo scelto a quali modelli ispirarsi (Terme di Diocleziano riusate per delle chiese medievali, una delle quali ristrutturata da Michelangelo). Il triconco, o cella tricora, sarà uno dei modelli preferiti dai cristiani (allusione alla Trinità). Nei mosaici pavimentali erano spesso raffigurate le venationes. Lo stile era naturalistico (tessere minuscole e passaggi minimali da un colore all'altro).

La svolta con Diocleziano

La grande svolta avviene quando Diocleziano sceglie di ritirarsi dalla politica (300 d.C.) e si ritira sulla costa della Dalmazia (spinta decisiva dalla paura di complotti). La villa che fece costruire a Spalato era fondata sull'incrocio tra cardo massimo e decumano massimo. In un braccio del decumano massimo, verso il mare, si trova il peristilio (colonnato). La differenza con la Villa Adriana a Tivoli è la prevalenza del carattere militaresco, con grandi mura di protezione. In origine il peristilio era usato per venerare l'imperatore (la serliana era simbolo di potere). Il peristilio è anche piazza centrale della città di Spalato, ed era concepito come una basilica a cielo aperto (Tingaad – Algeria). Il muro era a bugnato e si vedeva un solo colonnato ed era intervallato da serliane (come Palazzo degli Uffizi). La serliana viene dall'architettura ellenistico-romana della Siria. Nel peristilio vennero aggiunte due cappelle e barocche ed il tempio di Giove divenne una basilica.

Lo stile delle sculture del tempo è geometrizzato (civiltà della Mezzaluna fertile: il potere dell'imperatore si afferma con una concezione terrificante del potere, come una rannide). Diocleziano fonda la tetrarchia: divide il regno in occidente ed oriente, con confine che permane tutt'ora e dispone che ognuna delle due parti fosse diretta da un augusto e da un “vice”, cesare, che doveva subentrare dopo sei anni di governo dell'augusto (o in caso di morte improvvisa). Il sistema non funzionò e spinse nella dittatura.

Costantinopoli e la tetrarchia

Bisanzio → Costantinopoli → Istanbul. C'era una piazza chiamata philadelphion, sull'amore tra fratelli, dov'è stato rinvenuto un monumento in porfido rosso che rappresenta la tetrarchia (adesso è conservata a Venezia, vicino al Tesoro di San Marco). Vi si rappresentano due augusti che abbracciano i rispettivi cesari. Tutte le figure hanno in mano la spada come simbolo di protezione dell'impero romano. Probabilmente le colonne con i tetrarchi erano a Nicomedia e furono spostate da Costantino durante il 330 d.C., quando Costantinopoli divenne capitale.

Si dice che la madre di Costantino, Sant'Elena, fosse una prostituta e che lo stesso imperatore non facesse parte del patriziato romano, ma che nacque a Naissa, in Siria. Costantino fece spostare le colonne per dimostrare che non era un usurpatore, ma un tetrarca figlio di tetrarchi. Le quattro figure vennero interpretate in molteplici modi:

  • Tetrarchi
  • Età umanistica: provenienti dalla città di Acri in Terrasanta
  • 1400: Quattro ladri che complottano per rubare il tesoro di San Marco

Le opere artistiche di Costantinopoli furono spostate durante le crociate, 1200 d.C., e solo a Venezia (sotto il governo del doge Enrico Dandolo) toccò un quarto e mezzo delle stesse. L'intero esterno di San Marco a Venezia è tappezzato da arte bizantina. Nello stesso tempo si costruisce la Basilica di Massenzio a Roma, capitale dell'impero romano d'occidente, adesso crollata.

Battaglia di Ponte Milvio

313 d.C. → Costantino sconfigge Massenzio nella Battaglia di Ponte Milvio e cambia la struttura della basilica, che non sarà più dedicata alla figura di Massenzio, ma alla statua di Costantino. Costantino era cristiano e non poteva far adorare se stesso come uomo, ma poteva far tributare alla sua statua. L'edificio era usato per le rappresentazioni civili, Massenzio e Diocleziano furono i più grandi persecutori di Cristiani, e divenne chiesa sotto Costantino.

Le basiliche paleocristiane (profane) divengono ispirazione per le basiliche cristiane: La basilica di Massenzio è un esempio sbagliato perché è ispirata dalle terme (Caracalla e Diocleziano). Costantino divenne imperatore nel 313 dopo la battaglia di Ponte Milvio e fece costruire una statua enorme di se stesso. Questa statua fu fatta a pezzi ed i resti sono conservati in Campidoglio. Si pensa che la statua somigliasse all'Augusto di Prima Porta, preso nel momento dell'adlocutio (discorso di infervoramento ai soldati). Fu ispirata al Colosso di Nerone, adesso distrutto, ed emulava anche i ritratti di Alessandro Magno (occhi rivolti verso il cielo per ispirazione divina). Ciò si può vedere anche nel Colosso di Barletta, che adesso è visto come rappresentazione dell'imperatore Eraclio, colui che riportò la Vera Croce, del VII d.C., ma rappresenta in verità Costantino, la statua è del IV d.C.

L'arte di Costantinopoli

A Roma, nei Musei Capitolini, si trova un colosso bronzeo di Costantino (ne rimane solo la testa). I Mirabilia Urbis Romae presero la statua per una donna e gli attribuirono il titolo di Dea Roma. Costantino adottò come suo simbolo il crismon: un cerchio che contiene le lettere greche X (chi); P (rho); A (alpha) e Ω (Omega). Dio sta all'inizio ed alla fine ed X e P sono le prime due lettere del nome di Cristo. La leggenda vuole che Costantino abbia sognato dei Santi con una croce e che questi gli abbiano detto “In hoc signo vincet”, in questo segno vincerai, e di disegnare delle croci negli scudi dei suoi soldati. Così fece e vinse la battaglia di Ponte Milvio.

Costantino fece costruire l'arco di Trionfo due anni dopo la vittoria contro Massenzio e si ispira agli archi precedenti, come quello di Settimio Severo. Il Vasari si accorse poi che l'opera conteneva dei pezzi di spoglio (reimpiego di altre opere) e nel XVIII secolo Winckleman riuscì a datare i vari pezzi degli spogli (epoca Traianea, Adrianea e Antonina). C'è stata una recente discussione sull'età dell'arco, poi è prevalsa l'ipotesi della veridicità della nascita in epoca costantiniana.

Uno dei tondi presenti nell'arco rappresenta la caccia ai leoni sul Nilo di Adriano, figure che rappresentano i canoni dello stile ellenistico. Questo è il desiderio di riallacciarsi agli imperatori precedenti, concezione freudiana: si ama talmente tanto qualcuno da doverlo distruggere e prenderne il suo posto.

Decadenza e spoglio

13 - 09 - 2019 → Ci sono indizi della decadenza; non si realizzano ex novo materiali edilizi, ma si riciclava il materiale da costruzioni precedenti (sintomi della crisi economica). Nei primi secoli dell'architettura cristiana lo spoglio è intelligente; si smontano interi templi e chiese profane e si rimontano in una stessa chiesa, dall'VIII secolo in poi lo spoglio è semplicemente un reimpiego dettato da una situazione non voluta: il sistema schiavistico si blocca, gli acquedotti smettono di funzionare e vengono chiuse le cave (Cava di Carrara riaperta solo nell'XI secolo).

Nell'Arco di Costantino prende vita l'arte provinciale e plebea (Bianchi – Bandinelli), così come il bilinguismo della società romana antica, si ritrova un bilinguismo artistico. Un passo avanti venne fatto quando venne trovato in Romania il Trofeo di Adamclisi di Traiano con un'arte molto simile a quella stilizzata dell'Arco di Costantino: l'arte era confinata alle commesse popolari e ai primi nouveau riche. La parte più nuova dell'Arco venne costruita da artigiani della plebe. Lo stesso accrescersi del volgarismo si ha anche nello sviluppo della lingua, che discende dalla plebe e dal volgo. Nel “De Bello Gallico” si narra che Totila, Re degli Ostrogoti, distrusse gli acquedotti romani e fece poi deportare tutti i patrizi romani in Campania. Nel frattempo gli schiavi erano fuggiti dalle ville ed i patrizi morirono tutti di fame. Nell'Agro Pontino vennero importati bufali e bufale, usati dai soldati per trainare i carri, che sono poi diventati parte della fauna locale.

L'arte funeraria cristiana

→ I cristiani sviluppano un'arte prettamente funeraria. Le catacombe non servivano come nascondigli per i cristiani, ma sono dei loculi e dei mini mausolei collegati tra loro da dei lunghi cunicoli (gli ambienti erano quadrati o poligonali). Siccome ci venivano sepolti anche i Santi Martiri, le ricche famiglie cristiane facevano a gara per avere il proprio loculo accanto a quello dei martiri. Il grande boom del cristianesimo si ha dopo il 313 d.C., quando diventa di moda. Il sarcofago è un blocco di muratura sormontato da un arco solio, che tornerà in tutte le future tombe cristiane, tra cui dei monumenti del XV secolo, come le tombe in Santa Croce.

Gli affreschi delle catacombe sono delle banalizzazioni degli affreschi della Roma antica. Un importante studioso ceco (Boemia), Max Bojack, affermò che il naturalismo, incolpato dai cristiani di “superficialità”, fu soppiantato dal simbolismo, che era un tipo di arte che andava al sodo. Era necessario scegliere dei colori sgargianti su sfondo bianco calce perché “sotto” c'era buio e non si riusciva a vedere bene. Si usano soggetti del Vecchio Testamento ed anche della mitologia pagana, come il mito di Orfeo che ammansisce le bestie (Cristo scende agli Inferi ed ammansisce i demoni per liberare le anime) e Sansone che sconfigge i Filistei. Non si rappresentava da subito il Cristo per non urtare la sensibilità di ebrei e pagani neo convertiti.

L'iconografia del Cristo esisteva, ma non era diffusa e non era standardizzata, come lo sarà solo dopo l'editto di Milano. Il pavone è simbolo della vita eterna per i cristiani, era carne che non andava mai a male dopo essere stata macellata. Il pavone era anche un simbolo del mondo orientale delle religioni manichee e zoroastriana.

Il dio Mitra

Il dio Mitra è una divinità solare, vestito da persiano, spesso raffigurato mentre uccide un toro, simbolo del male. Si narra che Mitra venne unto dal dio Helios per essere riconosciuto come “signore”, così come vennero unti David e Gesù stesso. Il dio Mitra era simboleggiato dalla luce e dall'acqua, per questo erano presenti delle fonti d'acqua nei suoi mitrei. Man mano che il cristianesimo di egemonizza vengono ripresi dei soggetti mitologici e trasmessi in chiave cristiana, come il mito del Buon Pastore “Ego sum ianum” – Io sono la porta. Gli scultori si rifanno all'iconografia della primavera, o del mese d'aprile, ovvero un pastore con un agnello sulle spalle; così come per l'iconografia del Cristo filosofo, o Cristo docente, si rifà ad un filosofo stoico di nome Epitteto, filosofo giovane e sbarbato che insegna alle folle.

Negli anni '30 del '900 fu trovata una sinagoga sull'Eufrate a Dura Europos dove sono presenti degli affreschi da datarsi verso il 250 che mostrano diversi avvenimenti del Vecchio Testamento. In questi si trovano allusioni all'arte greco-romana ed anche a delle miniature ebraiche e persiane, come la stilizzazione dei soggetti. La pianta di questa sinagoga è molto simile alla Domus Ecclesia di Roma (casa quadrata con un impluvio). Anche l'architettura delle moschee sarà ispirata a questo edificio. Questa continuità si trova anche in alcuni sarcofagi; anche se i soggetti fanno parte del Nuovo e del Vecchio Testamento, le figure si rifanno alla tradizione classica.

I padri della Chiesa detestavano le statue di nudi e non apprezzavano l'arte sacra. Papa Gregorio Magno, VI secolo, affermò che le chiese dovevano presentare affreschi solo perché erano Biblia Pauperum, cioè una Bibbia che i poveri potevano sfruttare non sapendo leggere. Quando nel XII secolo tornerà a nascere la scultura con il gotico ed il romanico, quegli scultori (come Pisano) si sentiranno attratti dall'arte paleocristiana.

Le prime basiliche

→ Dopo l'Editto di Milano si fondano le prime chiese, come San Giovanni in Laterano, prima intitolata a Cristo (San Salvatore), denominata anche “La madre di tutte le chiese”. La chiesa fu distrutta e rifatta in forme barocche dal Borromini durante il XVII secolo. Molte opere d'arte furono distrutte dai Vandali, popolo guidato da Genserico, che oltraggiò la chiesa di San Salvatore fondendo le statue argentee dei 12 apostoli.

Per basilica si intende una chiesa a 3 o 5 navate dove la navata centrale sia più alta delle laterali. Il dislivello del muro è chiamato cleristorio e deve presentare delle finestre. Quando le tre navate hanno la stessa altezza si deve parlare di “chiesa ad aula”. La parola cleristorio viene dall'inglese clear in quanto era la parte della struttura che serviva ad illuminare l'ambiente.

Il termine è usato sia come architettura sia per dare importanza ad un qualunque tipo di chiesa, come la basilica di San Marco a Venezia, chiesa con pianta centrale a croce greca con cupole e la Basilica delle Carceri a Prato. In molti casi l'orientamento delle basiliche era disposto da est a ovest (cerimonie rivolte verso il sole), poi si orienteranno al contrario ed il celebrante darà le spalle all'assemblea dei fedeli per celebrare i sacri riti guardando la luce.

La basilica nelle città ellenistiche era la sala del trono (da basileus – re) e venne tradotto con aula regia in latino. Vitruvio parla della basilica profana romana a 3 navate, ma quella da lui descritta è particolare perché dalle navate laterali si accede all'esterno, erano infatti chiamate porticus. La Basilica Ulpia del Foro Traiano era biabsidata a 5 navate, con cleristorio e due absidi separate dal corpo centrale. Questa fu modello per le basiliche cristiane e paleocristiane come la stessa di San Giovanni in Laterano.

San Pietro in Vaticano fu fondata dopo di San Giovanni in Laterano sempre da Costantino. Questo fu motivo di scontro tra i chierici di San Giovanni e quelli di San Pietro, considerati inferiori, ed è lo stesso motivo per cui il Papa, durante il Medioevo, risiedeva in San Giovanni in Laterano. In San Pietro in Vaticano si trovavano degli absidi mosaici che servivano a dimostrare che il Papa discendeva dal Cristo Re, motivo ricorrente delle absidi paleocristiane di Roma. Nello stesso mosaico, risalente al IV-V secolo, si trovano anche le figure, datate al 1200 ca., di Innocenzo III e dell'Ecclesia, personificazione della Chiesa. In questa si conserva una Testa di San Pietro che derivava dalla Basilica di San Paolo fuori le mura. Di questo periodo è anche il Sacello di Sant'Ilario, dove l'agnello è posto di sbieco per dare posto alla prospettiva.

Intorno al 600 Papa Gregorio Magno fa costruire un piccolo rialzamento per San Pietro in Vaticano per erigere la confessione cripta, da cui era permesso vedere la tomba del Santo. Era nata l'idea della cripta semi anulare per favorire l'andare e riandare dei pellegrini. Il trono di Carlo il Calvo fu regalato alla basilica di San Pietro in Vaticano, ma venne ritenuto che fosse il trono di San Pietro (cattedra) in quanto vescovo di Roma. Fu inglobato dal Bernini nel XVII secolo. Fu scoperto solo nel 1900 che era un trono del IX secolo. Nelle placche d'oro sono raffigurate le fatiche di Ercole ed i segni dello zodiaco con ripresa di modelli bizantini.

La chiesa di Santa Costanza era posta nei pressi di un'enorme basilica cristiana fuori le mura di Roma con funzione sepolcrale e cimiteriale. In queste chiese si svolgevano delle cerimonie di ispirazione pagana, come banchettare e ballare sulle tombe, vennero dunque abbandonate già nei primi secoli. La chiesa era in realtà un mausoleo per una delle figlie di Costantino e l'attribuzione a Santa Costanza fu a posteriori per errore. Tutte le colonne e gli elementi architettonici sono di spoglio tranne il sarcofago di Santa Costanza in porfido rosso. Le decorazioni sono d'ispirazione romana, figure colorate su sfondo bianco, ma sono sul soffitto e sulle pareti della cupola. Questo uso particolare del mosaico e del simbolismo servirà da base per le successive evoluzioni dell'arte paleocristiana.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/01 Storia dell'arte medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AureoB00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Tigler Guido.
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