Arte medievale
Introduzione
Il concetto di Medioevo nasce nel 1300 con intellettuali come Petrarca che riscoprono l’arte e la cultura greco-romana, sentendosi più affini ad essa che ai loro predecessori. Si crea così il concetto vedendolo in base alla differenziazione da quello che era il mondo classico, con la creazione di stili innovativi e in particolare legati alla cultura barbarica e bizantina. Alla questione cronologica, che porta in questo periodo alla rinascita dell’interesse verso l’arte romana e quella greca (considerata come copia di quella romana), si affianca quella geografica, che porta a considerare parte del processo tutta la zona mediterranea fino alla penisola britannica e le zone arabe, di grande contributo culturale. La maggior parte dei manufatti è di carattere religioso, dato che ispirando timore reverenziale non vennero scomposti e riutilizzati come quelli di arte profana. Non avendo una distinzione tra la dimensione politica e religiosa, alla scomunica del papa molte zone dell’impero bizantino passarono alla religione islamica, abbandonando la matrice religiosa ortodossa, che grazie allo scisma si era divisa da quella cattolica, per essere liberi dalla sua oppressione. Il passaggio che segna la fine del Medioevo è la pittura di Giotto, che come considerano Cennini e Vasari porta al ritorno della pittura dal greco al latino, richiamando il modello dell’arte classica contro quello bizantino.
Anniversari
Il primo è quello dell’affissione delle 95 tesi di Lutero alla cattedrale di Wittenberg il 31/10/1517; con esse si ha l’innesco di un movimento di rivoluzione spirituale che verrà presto trasformato in politico. Lutero nasce nel 1483 e divenne nel 1505 monaco agostiniano, per cominciare ad insegnare all’università di Wittenberg nel 1508. Si recò a Roma nel 1510 e rimase sconvolto dalla sua corruzione, dato che nel 1506 Giulio II aveva dato inizio alla ricostruzione della Basilica di san Pietro, distruggendo quella paleocristiana e fondandone una nuova per mezzo del progetto di Bramante. Di conseguenza, per ottenere denaro si scelse di sfruttare il potere del papa di sciogliere le chiavi del paradiso (riduceva la pena in purgatorio o eliminava la condanna all’inferno) iniziando la pratica massiccia della vendita delle indulgenze. Il fenomeno si diffuse anche in Germania, vedendo l’arcivescovo Alberto di Hohenzollern ottenere il vescovato di Magonza (potere da elettore temporale/spirituale) grazie a un debito con i Fugger e utilizzare la riscossione delle indulgenze, su concessione di Leone X, per compensarlo. Le tesi di Lutero negavano la necessità della chiesa e delle opere di bene per ottenere la redenzione, dato che fondava la sua dottrina, con richiami a San Paolo ed Agostino, sulla sola fide, scardinando le gerarchie ecclesiastiche e divine. I principi si unirono a lui per spinte indipendentistiche dall’imperatore, creando 2500 stati autonomi; per questo non si ha una grande tradizione del Sacro Romano Impero Germanico, sebbene sia durato fino al 1806, poiché la Germania avrà unità nazionale solo dal 1918 in poi. Dopo il processo del 1518 (terminato per la morte dell’imperatore Massimiliano d’Asburgo) si ha la dieta di Worms nel 1521, che non produsse una riconciliazione o una revoca della scomunica fatta a Lutero con la Bolla Exurge domine di Leone X. Per questo si ha una scissione tra mondo cattolico e protestante, voluta anche dalla diffusione del vangelo in tedesco da Lutero (fissa le basi della lingua moderna).
Rivoluzione russa
Si tratta dell’anniversario dello scoppio della rivoluzione di ottobre, innescata dalle scelte scorrette di Nicola II diventato zar a 26 anni e portatore del motto autocrazia-ortodossia. Egli infatti credeva di avere il consenso della gente, ma il matrimonio con la principessa inglese Margherita (fatta convertire) e le vicende della domenica di sangue lo portarono a perdere completamente il consenso del popolo, sebbene abbia creato la Duma nel 1913 e celebrato i 100 anni dei Romanov al potere. Egli si era posto come discendente degli imperatori romani d’oriente per la sua fede nell’ortodossia, trasmessa dall’antico impero tramite matrimoni tra Zar Russi e membri della famiglia dei paleologhi prima della caduta dell’impero. L’interesse al mondo bizantino, rinato nel 600 nella corte del Re Sole in Francia, si sviluppa molto in Russia portando alla creazione dei primi manuali di arte medievale. I russi infatti furono grandi committenti d’arte, in particolare tardo-antica dai sovrani (Stalin amava il rococò).
Dittico Wilton
Si tratta di un dittico 53x37 realizzato in quercia nordica e dipinto con tempera ad albume ed oro nel 1395, oggi conservato alla National Gallery a Londra dopo l’acquisizione del 1929 nella tenuta dei Pembroke, grande famiglia aristocratica inglese con palazzo a Wilton (lo possedevano dal 1500). Si tratta di una delle più grandi manifestazioni dell’arte medievale inglese poiché dopo lo scisma anglicano molte immagini vennero distrutte per l’iconoclastia, mentre molte altre si persero con la riforma puritana. Il primo problema è l’identificazione del re raffigurato nella parte sinistra interna: si comprende che si tratta di un membro della casa dei Plantageneti, ovvero Riccardo II (1377-99) che porterà alla nascita della guerra delle due Rose poiché non diede un erede né un successore apprezzato dall’aristocrazia, grazie allo stemma nella parte esterna sinistra sullo scudo. Esso corrisponde alla bandiera personale del re d’Inghilterra (oggi la regina Elisabetta II lo mantiene): presenta nella parte rossa, che richiama all’Inghilterra ed è l’unica leggermente deteriorata, lo stemma di un leone, mentre nella parte blu, in richiamo alla Francia (all’epoca posseduta dagli Inglesi, quindi senza distinzione tra la sua cultura figurativa e quella nord asburgica) si hanno 4 parti con gigli oro.
Il sovrano si pone in ginocchio davanti alla parte destra, in cui si hanno Cristo bambino con veste in oro panneggiata, con grande risalto sul Maphorion blu (secondo l’iconografia gotico francese, di cui qui manca la corona, che non presenta il manto porpora di quella precedente) della madre che lo regge in braccio. Per la grande santità di Maria, assunta in cielo con corpo e anima e attorniata da 10 angeli, il re non può porsi in contatto diretto (ci si trova in un’immagine maestatica) e quindi ha bisogno affianco a sé di intercessori: si tratta di San Giovanni Battista, con in braccio un agnellino, San Edoardo il Confessore, che presenta in mano un anello con lo zaffiro della sua corona (la Madonna fa lo stesso gesto sul piedino di Cristo: gioiello), e San Edmondo, con delle scarpine rosso cremisi simbolo di regalità. Queste figure danno una prima legittimazione al sovrano (politica: sono i re precedenti), mentre la seconda è lo sguardo e il gesto di Cristo nei suoi confronti: egli non guarda la madre come nelle icone della tenerezza, ma passa attraverso un angelo, intermediario, la bandiera d’Inghilterra al sovrano dandogli una legittimazione sacrale. Si ha un bilanciamento tramite le dimensioni e la decorazione di quelle che sono le due facce, con 4 personaggi a sinistra e 12 a destra: infatti la rappresentazione, che si crede mano di un miniatore per l’attenzione al dettaglio analitico-iperdecorazione nordica-utilizzo estenuato dell’oro come inciso/punzonato/in pastiglia, di stile gotico internazionale (si diffonde dalla Spagna alla Russia con tali caratteri), vede le architetture sottili smaterializzarsi nel fondo d’oro, creando linee marcate e di slancio ascensionale ma anche dando una connotazione senza tempo, ripresa nella costruzione del prato millefleur con fiori degli erbari sia sotto la Madonna (ripresi nelle corone degli angeli) sia sotto il Cervo bianco nella parte esterna a destra: si tratta di un elemento caratterizzante il sovrano, dato che in base ad un’impresa araldica lo concesse in una spilla d’oro alla sua corte, qui posseduto anche dagli angeli riconosciuti come la sua corte angelica, dato che presentano anche la collana in perle derivante dall’altra sua spedizione araldica. Il trattamento delle vesti è altissimo, dato che si presentano stoffe pregiate e con decorazioni, nel caso di quella di Edmund che presenta uccelli ripetuti che creano un disegno ritmico nelle cuciture, oppure una resa iperrealistica, come quella nella pelle di cammello del Battista e o nelle corone con gemme e perle dell’Oman (da esposizione).
Periodizzazioni
Rudolf Wittkover (Berlino 1901-New York 1971), uno tra i primi esperti d’arte che si inserirono nelle università negli anni 40 del 900 diventando punto di riferimento; nel 1972 pubblica il testo Arte e Architettura in Italia 1600-1750, affermando come ogni narrazione storica necessiti di una forma di periodizzazione e di una terminologia tradizionale, per indicare in modo appropriato le periodizzazioni e considerare i punti di svolta come apice di un movimento continuo e sotterraneo che continuerà ad avere risonanza negli anni successivi (esempio della fine del gotico in Italia nel 1400). Bernard Berenson (1865-1959) è uno dei primi grandi studiosi di arte italiana e afferma nel suo testo Estetica, Etica, Storia nelle arti della rappresentazione visiva, come ogni tentativo di sistematizzazione porti a cancellare idee e fantasia e che l’abito sistematico sia istintivo ma non da prendere come dogma. La citazione di Bernardo di Chartres (centro propulsivo della cultura prima della Sorbona, improntato alla tarda latinità del IV/V secolo), ripresa nel Metalogicon di Giovanni da Salisbury e tradotta da Umberto Eco (esperto di estetica medievale), rappresenta l’uomo come nano sulle spalle dei giganti, che non vede tanto lontano e tanto bene grazie all’acume della sua vista o alla sua altezza, ma poiché poggia su tali figure. Nel mondo medievale questi sono i grandi classici, Platone e Aristotele, che hanno la funzione di confermare il pensiero e rendere concreti i concetti, dato che non si aveva la pretesa all’individualità-genio-originalità tipiche dell’uomo moderno.
Confini dell’impero e riforma di Teodosio
Alla morte dell’imperatore Teodosio nel 395 l’impero venne diviso tra i suoi due figli Arcadio e Onorio, secondo una concezione personale, tipicamente medievale, del territorio governato. Infatti Onorio ebbe l’impero Occidentale e Arcadio quello orientale, anche se inizialmente furono sotto la reggenza di Stilicone, capo militare con sede a Ravenna e non più Milano dal 402, poiché erano entrambi maggiorenni. Questo schema riprende quello dell’età tetrarchica 285-324, in cui Diocleziano attuò una divisione dell’impero in 4, non come Teodosio per far governare i suoi figli, ma poiché riconobbe che era impossibile per un solo uomo porsi su ogni fronte. La divisione vedeva 2 augusti avere il potere primario e 2 cesari, anch’essi con potere nei loro possedimenti, pronti a succedergli, creando un sistema di successione meritocratico e non più dinastico. Si appoggiava ancora al potere del Senato, fingendo una repubblica vedendo nell’Imperator solo un primus inter pares e generale militare, a contrario di quanto sarà poi con Augusto. Nel 395 l’impero aveva forma più o meno pari a quella della massima espansione sotto Adriano. Infatti il confine a nord era segnato dal vallo di Adriano, cui nessuno riuscì a scingersi oltre per la forza di Pitti e Scoti, ad ovest si avevano Spagna-Portogallo-Francia, mentre a nord-est il confine era dato dal Reno, su cui sorsero le grandi città di Magonza e Bamberga, poiché quando si ipotizzò di spostarlo all’Elba, la sconfitta del 4 DC di Tetroburgo e il massacro delle legioni di Varo portarono a retrocedere al precedente fiume. A sud il confine fu il deserto del Sahara, sebbene vi sarebbe potuta essere un’espansione ulteriore grazie al Nilo tali territori non erano interessanti per i romani che miravano ad avere campi per la coltivazione del grano per rispettare la legge dell’Annona (donativi agli indigenti). Ad est si mantenne il confine del Danubio, abbandonando la Dacia conquistata da Traiano dopo pochi anni per il timore del grande impero persiano. I persiani vennero sconfitti nel 628 dall’imperatore Bizantino Eraclio, ma solo poiché la potenza Araba era già pronta ad espandersi. Infatti nel 700 portò alla cancellazione dell’impianto culturale unitario del Mediterraneo, espandendosi fino ai Pirenei e portando i propri stilemi (abiti all’antica secondo la tradizione religiosa, infatti i bizantini vestivano alla turca, stile decorativo vegetale dato che l’islam vietava le rappresentazioni umane-animali) e elementi architettonici come l’arco a sesto acuto. Sicilia e Sardegna persero le loro influenze arabe con la dominazione normanna mentre permasero nei territori del nord-Africa. Al contempo il mondo arabo si contaminò con quello occidentale, creando tutte le sue moschee sulla base delle basiliche paleocristiane, in particolare Santa Sofia di Costantinopoli. L’impero bizantino a contrario di quello occidentale non era un impero di grandi città, dato che le sue costruzioni erano solo in mattone crudo lasciato al sole, a contrario di quello cotto o la pietra che fondavano i grandi complessi urbani dell’Occidente; vennero sfruttate le città degli imperi precedenti come Ur e Babilonia o città egiziane come Alessandria, che aveva conteso il potere di Roma prima della battaglia di Azio (poi mantenne solo il primato culturale per la Biblioteca e la nascita dell’eresia Ariana). Ad Occidente si hanno invece grandi metropoli come quelle di Atene e Roma, di fondazione antica, o di fondazione moderna come Antiochia, Cartagine (ultima a crollare sotto gli arabi nel 690), ma anche create dai tetrarchi come sedi imperiali; esempio sono Milano (Massimiano), Nicomedia (Diocleziano) Spalato (palazzo di Diocleziano), Treviri (Costantino). Le capitali orientali vennero conosciute in occidente tramite pellegrinaggi nei luoghi di nascita del cristianesimo come quello di Elena, madre di Costantino, che per la sua cultura e nobiltà interiore, scelse di attuare un viaggio in Palestina per trovare il Lignum Crucis e riportarlo in occidente, ma durante il percorso usò le ricchezze imperiali per fare del bene e opere di carità anche ad intere città.
Arte cristiana
Si colloca nel periodo del Tardoantico-paleocristiano dal 313 al 568/9, mostrando come gli imperatori fossero grandi committenti di:
- Opere pubbliche per il bene della popolazione
- Opere private per le loro residenze
- Opere monumentali per la diffusione della loro immagine, che spesso nelle province era affiancata dalle statue della famiglia per ottener maggior risalto
Esemplare in questo caso è il ritratto di Diocleziano: 285/304, conservato al Museo di Istanbul e appartenente alla prima fase della Tetrarchia (293/305). Egli si presenta come generale militare che ha protezione in Zeus e riprende l’immagine di Eracle, aprendo la strada al ritratto medievale idealizzato, dato che accoglie stilemi del ritratto imperiale romano, in cui la riproduzione del viso era legata alla fisionomia del soggetto (nei limiti del possibile: Augusto blocca i suoi ai 30 anni), ma tenta anche di adattarlo al suo carattere rendendolo espressione dell’animo come avverrà in epoca medievale. Secondo Ranuccio Bianchi Baldinelli questo ritratto incarna i tre pilastri dell’arte dell’epoca: innanzitutto l’arte provinciale, che si presenta attraverso il fatto che Diocleziano si presenti come imperatore provinciale e non romano e quindi debba essere riconosciuto tramite alcuni stilemi dal suo esercito (presentazione come generale); successivamente incarna l’arte plebea, una corrente sotterranea a tutte le epoche che si distanzia dal modello elitario dell’arte tradizionale per essere compresa immediatamente dal popolo, che in questo caso si connota nel dare risalto a barba-capelli-corona per rappresentare l’immagine dell’uomo forte: la corona in particolare, resa con foglie di quercia come quelle dei vincitori delle gare atletiche e con castone al centro (forse gemmato), riprende quelle dei re macedoni dopo Alessandro, che erano in oro e pietre (trovate a Salonnico). Nel caso dell’arte dell’angoscia presenta l’abbandono del modello classico di Fidia e perfetta raffinatezza dei ritratti augustei per rappresentare...
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