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Appunti Storia dell'arte medievale Appunti scolastici Premium

Appunti di storia dell'arte medievale basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Della Valle dell’università degli Studi di Milano - Unimi, facoltà di lettere e filosofia, Corso di laurea in scienze dei beni culturali. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia dell'arte medievale docente Prof. M. Della Valle

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fondazione moderna come Antiochia, Cartagine (ultima a crollare sotto gli arabi

nel 690), ma anche create dai tetrarchi come sedi imperiali; esempio sono

Milano (Massimiano), Nicomedia (Diocleziano) Spalato (palazzo di Diocleziano),

Treviri (Costantino)= le capitali orientali vennero conosciute in occidente tramite

pellegrinaggi nei luoghi di nascita del cristianesimo come quello di Elena, madre

di Costantino, che per la sua cultura e nobiltà interiore, scelse di attuare un

viaggio in Palestina per trovare il Lignum Crucis e riportarlo in occidente, ma

durante il percorso usò le ricchezze imperiali per fare del bene e opere di carità

anche ad intere città

Arte Cristiana : si colloca nel periodo del Tardoantico-paleocristiano dal 313 al

 568/9, mostrando come gli imperatori fossero grandi committenti di: 1°opere

pubbliche per il bene della popolazione, 2° opere private per le loro residenze,

3° opere monumentali per la diffusione della loro immagine, che spesso nelle

province era affiancata dalle statue della famiglia per ottener maggior risalto=

Ritratto di Diocleziano

esemplare in questo caso è il : 285/304, conservato al

Museo di Istanbul e appartenente alla prima fase della Tetrarchia (293/305): egli

si presenta come generale militare che ha protezione in Zeus e riprende

l’immagine di Eracle, aprendo la strada al ritratto medievale idealizzato, dato

che accoglie stilemi del ritratto imperiale romano, in cui la riproduzione del viso

era legata alla fisionomia del soggetto (nei limiti del possibile: Augusto blocca i

suoi ai 30 anni), ma tenta anche di adattarlo al suo carattere rendendolo

espressione dell’animo come avverrà in epoca medievale secondo Ranuccio

Bianchi Baldinelli questo ritratto incarna i tre pilastri dell’arte dell’epoca:

innanzitutto l’arte provinciale, che si presenta attraverso il fatto che Diocleziano

si presenti come imperatore provinciale e non romano e quindi debba essere

riconosciuto tramite alcuni stilemi dal suo esercito (presentazione come

generale); successivamente incarna l’arte plebea, una corrente sotterranea a

tutte le epoche che si distanzia dal modello elitario dell’arte tradizionale per

essere compresa immediatamente dal popolo, che in questo caso si connota nel

dare risalto a barba-capelli-corona per rappresentare l’immagine dell’uomo

forte: la corona in particolare, resa con foglie di quercia come quelle dei vincitori

delle gare atletiche e con castone al centro (forse gemmato), riprende quelle dei

re macedoni dopo Alessandro, che erano in oro e pietre (trovate a Salonnico);

nel caso dell’arte dell’angoscia presenta l’abbandono del modello classico di

Fidia e perfetta raffinatezza dei ritratti augustei per rappresentare superfici non

levigate, forti incavi, tensione al geometrismo e parti dipinte= il nuovo

cerimoniale di corte non presenta più l’imperatore come primus inter pares ma

come divinità, vedendolo elevato rispetto ad ogni suddito; lo scultore, di cui non

si conosce la provenienza poiché prima dell’iconoclastia le immagini imperiali

erano diffuse in tutto l’impero, crea questo modello di bellezza romana non

idealizzato come quello greco sul canone di Policleto, ma con lo scopo di

rappresentare come divina la figura imperiale (verrà portata in paradiso da

un’aquila):il fasto della raffigurazione a mo’ divino venne ripreso dalla tradizione

cristiana nelle raffigurazioni di Cristo

Storia della tetrarchia: Diocleziano divenne

 imperatore nel 284 e comprendendo come la crisi

dell’impero possa essere superata solo tramite una

forma imperiale adottiva, come aveva fatto Cesare con

Augusto, scelse di dividere l’impero tra Augusti e Cesari

(con le stesse prerogative imperiali ma con titolo

differente): prese per sé la parte orientale con capitale a

Nicomedia, importante città situata sul mar della Marmara che collega l’Egeo e

il Mar nero, avendo di fronte un’isola di Marmo proconnesio (per la realizzazione

di tutti i manufatti bizantini); prese come secondo augusto Massimiano, che

scelse come propria capitale Milano e entrambi scelsero due cesari che come

loro derivavano dalla zona dei Balcani, Costanzo Cloro per l’occidente con sede

a Treviri e Galerio per l’oriente con sede a Tessalonica/Salonico: tutti crearono le

rispettive città imperiali con ippodromi-terme-mausolei per rispecchiare il

modello di Roma nel 306 gli Augusti avrebbero dovuto abdicare e lasciare il

posto ai cesari, che avrebbero scelto i loro successori: Galerio divenne Augusto

e scese Massimino d’Aia, mentre Costanzo Cloro scelse Severo; il problema fu

che Massimiano non voleva abdicare dato che alla morte immediata di Severo,

che aveva sostituito Costanzo cloro come cesare per la morte nel 306, venne

scelto dall’esercito Costantino, figlio di Costanzo e Elena (ripudiata per creare

matrimoni dinastici) formatosi in oriente con Diocleziano e fautore delle vittorie

militari in Britannia= così Massimiano affermò che non voleva come suo

successore Costantino, ma il figlio Massenzio, e prese parte dell’Africa e Roma;

Diocleziano allora nel 308 riunì tutti i pretendenti tranne l’usurpatore Massenzio

e divise l’oriente tra Costantino e Licinio, dando a tutti il titolo di Augusto: con la

battaglia di ponte Milvio del 28/10/312 Massenzio venne sconfitto e annegò nel

Tevere per un errore militare, lasciando l’impero a Costantino, dato che anche

Massimino d’Aia morì nel 313; egli per prima cosa diede alla madre l’onore di

Augusto per ricompensarla del ripudio del padre, poi abolì le persecuzioni e

cominciò a costruire Costantinopoli per la sua sepoltura, che però non essendo

pronta nel 330 lo fece morire a Nicomedia: suo unico biografo è Eusebio di

Cesarea che lo descrive solo come figlio di Costanzo, parte di una famiglia che

si diceva i nuovi Flavi e si ha poi un corpus di lettere che lo presenta come

cattolico e teologo (falso storico)

Tetrarchi: basilica di San marco a Venezia, porfido derivante dal Mons Porfirites

 dell’alto Egitto, proveniente in forma fissa dal luogo di origine e caratterizzato

dalle maestranze del luogo; si tratta di una statua di colonne, ovvero realizzata

nel fusto di una colonna in porfido e poi staccata per essere posta nella basilica

Marciana come molti altri elementi dell’Iconostasi dei due amboni-balaustre-

matronei-presbiteri, da Costantinopoli nel VI sec; si dibatte sul fatto che

quest’opera derivi da Costantinopoli, poiché si ha come unica prova il fatto che

sia stato trova il suo piede mancante vicino alla moschea dei Garofani durante

gli scavi+ il fatto che vi sia un modello simile in Vaticano con 4/5 figure di cui

l’ultima di ¼ fa pensare fosse un modello

convenzionale dell’epoca: in questo caso le 4 figure

abbracciate con clamide fissata con spilla e pannonico

(forse gemmato) in testa dovrebbero rappresentare la

prima tetrarchia secondo alcune fonti una statua

simile avrebbe dovuto essere collocata nella piazza di

Costantinopoli Philadelphion “concordia tra i fratelli” e

avrebbe rappresentato la concordia tra Costantino e i

suoi figli Costante/Costanzo I/ Costantino II;

quest’ultimo figlio di Fausta, sorella di Massenzio e

figlia di Massimiano educato da Galerio

Ritratto di Costantino: la sua immagine viene conosciuta tramite le monete

 dei 30 anni del suo impero e molti ritratti, ma il principale si trova nel cortile del

palazzo dei Conservatori dei Musei Capitolini: si tratta di una testa alta 2,70m,

che avrebbe dovuto appartenere ad una statua di almeno 10m forse collocata

nella basilica di Massenzio, dato che tal volto, datato dopo il 312, essendo stato

rimaneggiato si pensa sia derivante da una statua dell’imperatore Massenzio=

la statua rientra nel gusto tetrarchico e si ipotizza che

avesse tratti del canone classico, come mostra la

componente idealizzata del volto con pelle liscia, costruito

con geometrismo volumetrico, e capigliatura ordinata e

tipica dell’iconografia dell’epoca ( poteva corrispondere a

parrucche molto diffuse in oriente), ma si attiene anche al

canone dell’Egitto faraonico, poiché avrebbe dovuto

rappresentare una figura divina in trono infatti, sebbene

nel volto si abbiano i tratti caratteristici del naso aquilino-

mascella squadrata di Costantino (anche tipico della

statuaria romana), si affiancano quelli degli occhi grandi,

colti alla rappresentazione dell’anima e nelle altre

componenti tratti tipici che richiamo alla struttura della

statua Crisoelefantina di Giove Olimpio realizzata da Fidia

per il tempio di Olimpia: 1° mano con dito alzato, doveva

essere colta a reggere uno scettro mentre l’altra doveva

porsi sul ginocchio, 2° ginocchio piegato, allude al fatto che

la figura fosse seduta in trono, 3° piedone, valore

simbolico, 4° pezzo di braccio= questi pezzi di valore mitico

dovevano appartenere ad una statua simile a quella trovata

a Castel Gandolfo, sud di Roma, nella Villa di Domiziano,

risalente al 81-96 AC, oggi a Pietroburgo, che ricalcava

l’immagine di quella di Fidia ritrovata nella casa di lao a

Costantinopoli, posta su un’impalcatura lignea con un

panneggio in bronzo ( il fatto che lo Stato Pontificio avesse

creato la prima legislazione per la protezione dell’opere d’arte ma non avesse

creato un sistema di polizia adatto portò alle appropriazioni delle grandi famiglie

baronali)+ le trasformazioni di opere precedenti erano comuni, come

Diocleziano rese il suo colosso da quello di Elios e Costantino così fece a

Costantinopoli

Immagini del Ritratto di Costantino: la sua figura viene aggiunta da

 Georgette de Montenay nel 1584 nel testo Emblemi e

divise Cristiane; in un manuale pubblicato

dall’Università degli studi di Milano l’autrice vede

nell’immagine di Woeriot 1532-96, la testa del Battista

(soggetto iconografico tipico), ma osservando il fatto

che segua l’indicazione della manus dei, abbia un naso

aquilino e capigliatura all’antica, collocandosi nel

paesaggio romano, si può pensare sia la Testa di

Costantino: infatti si ha la citazione in alto di SED EX

ME, che richiama all’51° sermone di Leone Magno in cui si riconosceva come

Cristo fosse stato generato della stessa sostanza del padre e non con una

materia differenze o adottato (concetti ribaditi nel Credo creato da Costantino

contro l’arianesimo): quest’immagine doveva rappresentare la forza romana

imperiale secondo caso è la raffigurazione romantica di Johann Heinrch Fussli

(1741-1825), che rappresenta un artista piangere

appoggiato al basamento del piede di Costantino

affiancato dalla mano: si ha il romanticismo per la

rappresentazione delle rovine nel paesaggio e la

partecipazione emotiva dell’artista, che riconosce come

non sia possibile raggiungere la bellezza e perfezione di

queste costruzioni con l’arte moderna; molti artisti però

vi tentavano, raggiungendo Roma, che nel 1700 diventa uno stato sempre più

arretrato e regionale per la scelta di papi solo romani (delle grandi famiglie),

attraverso il Grand Tour, dato che Goethe la descrive prima della rivoluzione

francese come capitale del mondo= a rompere l’idillio del neoclassicismo e la

formazione degli stati e lingue nazionali è il romanticismo, che porta alla

cessazione delle divisioni tra popoli+ L’immagine viene ripresa nella copertina

dell’Atlante di Roma Antica di Candini, poi sostituita con la fotografia di

Rauchemberg che presenta la mano con affianco uno dei più importanti artisti

del 900 americano Cy Twomby, mostrando tutta Roma concentrata nella mano

di Costantino (manifesto di una mostra della Fondazione Prada del 2015)

Sarcofago di Santa Maria Antiqua: si tratta di una chiesa alle pendici della

 vale alla cui sommità, su un alzato di 30m dell’epoca di Domiziano, si trova il

Colle palatino, sede dei papi e imperatori fino al Giovanni VII; in essa si avevano

3 ambienti collegati da una rampa di servizio che porta dalla piazza pubblica,

nella vale, fino ai palazzi del Colle: la chiesa presenta una parte esterna ed una

interna, in cui venne ritrovato il sarcofago grazie all’azione di Giacomo Boni del

1901, che distrusse la soprastante chiesa di Santa Maria Inferni/Santa Maria

Libera Nos del 600 barocco e recuperò le reliquie della precedente= in

particolare il sarcofago, che avendo una decorazione solo nelle parti frontali e

laterali doveva essere stato collocato in un archivolto, ma poi venne spostato

nell’aula, poi nel lato del palatino in Santa Francesca Romana o Santa Maria

Nova (le ultime collocazioni dei sarcofagi sono sempre le 3/4° disposizioni per il

loro spostamento durante la storia),

poiché la chiesa di Santa Maria antiqua

dopo la ridipintura del VI/IX sec venne

abbandonata per le frane+ si ipotizza

che ebbe anche la funzione di fontana

per il foro per lo scarico presente in

basso tra i 7 sarcofagi trovati nel

pavimento questo presenta il primo esempio di un sarcofago con iconografia

cristiana definita, ovvero nell’immagine del battesimo, collocandosi

cronologicamente nel periodo di transizione che portò alla formazione

dell’iconografia cristiana, la II° metà del III sec, in particolare il 260/70= nella

facciata centrale si ha una grande scena che comincia con la raffigurazione di

parte di una Nave, un giovane sdraiato a terra sotto un pergolato con linea

obliqua (fa pensare che venne riadattato da una precedente iconografia) sui cui

si ponevano zucchine ora scomparse: si ha la raffigurazione cristiana di Giona,

profeta minore che fu ingoiato e sputato su una spiaggia, come qui si presenta,

da un pistrice marino; infatti nella parte sinistra si ha all’estremità Poseidon che

genera il mare e la rappresentazione di lui che viene lanciato dalla nave= la

figura avrebbe anche potuto rappresentare Endimione, giovane della bitinia

(vicino alla Marmara) che venne addormentato per sempre da Zeus

(ricollegandosi al mito della resurrezione/giorno del giudizio) per essere

guardato ogni notte dalla dea della luna Selene, innamorata di lui, che fece

creare a tal fine tutti i suoi templi senza tetto+ in questo caso per il mostro

sostituisce le rappresentazioni di Zeus e della Notte, si identifica come il profeta

(iconografia fissa fino al neoclassicismo: dimostrazione nel dipinto di Girodet

Troson del 1791) dando inizio alla narrazione cristiana

Il sarcofago infatti raccoglie in sé tutte le figure che davano nome a tipologie di

 sarcofagi (Endimione-Orante-Buon Pastore): le botteghe non portarono

inizialmente ad una cristianizzazione dei sarcofagi ma presentarono soggetti

anfibi cui la popolazione cristiana si sarebbe adattate,

rimanendo su soggetti semplici nel caso delle classi basse e

classicheggianti per quelle alte; in ogni caso presentarono un

ritorno al Mos Mairum attraverso l’esaltazione della famiglia

e l’abolizione della sessualità delle raffigurazioni greche=

essendo i sarcofagi familiari si ipotizza che in questo caso

appartenga ad una coppia, ovvero le due figure incorniciate

dalle architetture vegetali date dai tronchi appena dopo

Giona (non avevano volti caratterizzati dato che venivano

venduti con volti da scolpire per incidervi le immagini dei

committenti): la moglie è rappresentata nell’Orante, figura

identificata con la Pietas, che dall’epoca paleocristiana sarà

anche maschile, qui posta con un corpo realizzato tramite

forme geometriche sotto la veste panneggiata+ accanto a lei si pone il marito

nelle forme del Filosofo, ovvero colui che per la sua cultura rifiuta i vizi della

società e il suo lusso, presentandosi come figura semplice e con vesti scarne

(spesso petto nudo); incarna la figura di Cristo sia per la metafora della rinuncia

al corpo per la scelta dell’anima sia per l’atto dell’enunciazione delle proprie

teorie, che lo rendo pari ad un Cristo in atto di predicare (mantello in porpora

rosso): il fatto che legga è tipico dell’epoca (passaggio al libro a pagine nel III/IV

sec) ma non il fatto che stia su una sedia, dato che erano riservate a grandi

sacerdoti-imperatori in pubblico, essendo quindi identificato in un maestro come

Platone e Aristotele (ricondotti al culto cristiano) figura successiva è quella

anfibia del Buon Pastore: si tratta della rappresentazione delle delizie della

campagna e della sublimazione delle attività rurali nel mondo pagano, mentre

in quello cristiano, come si mostra nel Cubicolo della Velata, si tratta della

personificazione di Cristo (seconda nel sarcofago dopo Giona: resurrezione per i

3 giorni dentro il pesce) che va a raccogliere la pecorella smarrita del suo

gregge, il popolo cristiano= unico soggetto davvero cristiano è quello del

Battesimo, anche se vi erano molti battesimi e cene nella pittura cimiteriale

dato che erano elementi tipici della tradizione pagana leggibili con significato

cristiano (lavaggio dell’anima): in questo caso si contravviene alle scritture

presentando il battista come anziano dio classico, Cristo come un bambino in un

nudo classico, dando connotazione cristiana per mezzo della colomba dello

spirito santo+ sulla destra si

aggiungono due pastori che riparano

le reti sopra un giordano reso con

movimento ondulatorio dalla tecnica

al trapano

Sarcofago di Giunio Basso : si

 tratta del Prefetto Urbis e figlio di un

console, che sarà a sua volta console

nel 358/9; il suo appartenere alla

classe più alta della società romana viene rappresentato dalla collocazione del

sarcofago nel Tesoro di san Pietro, ma anche dalla raffigurazione dell’impaginato

della fronte del sarcofago (unica realizzata: doveva essere posto in un’edicola

stretta) con trattamento minuzioso nel dettaglio: si ha infatti una divisione

architettonica del fronte tramite un piano di separazione in due registri, a loro

volta divisi in 5 formelle per paino da colonne con capitelli corinzi (reggono un

architrave al piano superiore ed archi a tutto sesto-timpani in quello inferiore)

richiamando la struttura della Biblioteca di Celso ad Efeso: il piano superiore è

più semplice e leggero, e presenta con quello inferiore delle scene del Nuovo ed

Antico Testamento che sono legate da precise corrispondenze simboliche-

allusive in richiamo a rapporti simbolici e sottigliezze teologiche del tempo oggi

incomprensibili (non si conoscono riti prima del consolidamento romano né le

strutture degli edifici sopraterreni, portandoci a non comprendere citazioni nelle

opere) nella fascia alta si hanno le raffigurazioni del Sacrificio di Abramo,

Arresto di Pietro, Cristo in maestà, Arresto di Cristo, Giudizio di Pilato, mentre in

quello inferiore si ha Giobbe e la Moglie, Adamo ed Eva, Ingresso di Cristo a

Gerusalemme, Daniele e i Leone, martirio di Paolo= il sarcofago non è attribuito

ad una copia di coniugi poiché non sono rappresentati, ma si ha la creazione di

una immagine maiestatica con la parte centrale; non si tratta di un’immagine

convenzionale per l’epoca poiché l’imperatore era ancora pontefice Massimo

(abbandona il titolo solo Graziano nel 370, lasciando al Vescovo di Roma il

controllo del culto nell’impero)

Al centro si ha la rappresentazione del Cristo in Maestà: raffigurazione tipica del

 periodo, che assume in questo caso la connotazione di centro dell’universo della

rappresentazione, e si presenta secondo l’iconografia tardo antica che lega

Cristo con temi rappresentazione pagana: si ha infatti la presentazione di Cristo

come Signore del Cosmo (tipica iconografia del tempo: a volte possedeva in

mano un globo con sopra la sua figura, al pari di una Nike, mostrandosi come

governatore del globo), che si pone assiso su un trono montante (forse con

aggiunte in porfido) con le semplici di tunica e pallio drappeggiato, sotto il

suppedaneo di costruzione complessa e classica (in contrasto con le vesti) si

presenta la figura di Atlante, dio in grado di reggere il cosmo della tradizione

classica, che regge tra le mani la volta celeste, rappresentata secondo

l’iconografia bizantina/medievale del Velum (sempre presentato addosso alla

notte ma anche cifra per la caratterizzazione di interni)+ è affiancato da due

figure che vengono identificate come Pietro e Paolo: si tratta di colui che ha

continuato l’opera di Cristo, come pastore fondatore della dottrina della chiesa,

e colui che invece l’ha trasmessa ai gentili, come dottore, innervando la

dottrina; non sono sempre in accordo (come mostrano i dissidi nel I sec a Roma

in cui Paolo scompare subito) ma sono sempre affiancati a Cristo, in questo caso

con in mano un documento e forse con l’altra consegnava a Pietro le chiavi per

sciogliere e legare, come pilastri del suo culto (Paolo più lodato in oriente e

Pietro in occidente: le loro doti si dovrebbero sommare nel papa), l’iconografia

di Pietro è subito stabilizzata mentre quella di Paolo passa da vecchio con barba

e capelli lunghi a uomo con barbetta e senza capelli: si crea un tableaux vivants

come nelle apparizioni imperiali; una paratassi in cui tutte le figure guardano

lontano immobili come poste in una dimensione altra senza interagire sotto di

essa si ha la rappresentazione dell’Ingresso di Cristo a Gerusalemme: la sua

iconografia è quella dell’età paleocristiana, ovvero di un giovane senza barba

che si presenta al pari di Apollo, nell’eterna bellezza ed incorruttibilità del

tempo, poiché l’iconografia con barba e lunghi capelli, variamente acconciati,

non prende piede all’inizio poiché tipica di Zeus, e Cristo era più vicino ad Apollo

poiché come dio del sole (riprendendo il Sole Invictus) illuminava il mondo con

la sua dottrina= si presenta contro le scritture su un cavallo, incarnando la

figura di un triumphator: al pari dell’imperatore, senza però l’armatura, entra

nella città festante ( la scena era per questo molto ripresa: mostrava la regalità

di Cristo e il suo essere legittimatore di quella imperiale) che acclamandolo Re

d’Israele porterà alla sua condanna

La scelta delle altre immagini non viene capita del tutto, forse si vuole creare un

 ciclo della Passione, ma ci si blocca alla rappresentazione di Pilato, dato che i

veri cicli della Passione e Resurrezione sono molto più tardi per

l’impressionabilità dei pagani (anche se i temi erano presenti nel mito di

Osiride): il fatto che Pilato sia rappresentato pensieroso si collega alla dottrina

dei Apilati, coloro che vedevano in Pilato un santo costretto dagli ebrei ad

uccidere Cristo, ma anche al fatto che nelle raffigurazioni paleocristiane i

romani erano sempre proto-credenti per non gettare su di loro accuse= si hanno

qui più piani di lavorazione che partono dallo sfondo e giungono alla cornice su

cui poggiano i piedi Pilato e il personaggio reso al trapano (contrasto luci-

ombre) vicino al lui nelle scene della Bibbia invece si crea un ciclo della

Genesi, che parte dalla rappresentazione di Adamo ed Eva, per mostrare la

nascita del popolo di Cristo (cosmogonia), già dopo il peccato, poiché accanto

ad Adamo si ha un covone di grano che allude al lavoro; non si crede alla

motivazione della rappresentazione per sfogo dell’artista cui erano vietati i nudi

nell’arte tradizionale+ nel sacrificio di Isacco si presenta Mosè come padre del

popolo eletto (Cristiani-Ebrei-mussulmani) e l’inizio della sua vicenda+ nella

rappresentazione di Daniele e i Leoni si ha una raffigurazione tipica dell’epoca e

della pittura catacombale, poiché Daniele, con i suoi racconti di martiri di ebrei

per fede-cattività babilonese e il suo essere gettato nella fossa dei leoni, si

collega perfettamente al periodo delle persecuzioni: egli qui si pone in una

rifacimento del 500, in cui ha volto verso l’alto modificandone la frontalità

iniziale, costituito da una grana più porose che riflette meglio la luce+ nella

scena di Giobbe si mostra la scommessa tra Cristo e il Diavolo viene messo alla

prova perdendo tutti i suoi averi, mantenendo il buon cuore e facendo vincere

Cristo ottiene una ricompensa e mostra l’esempio della fede in cattiva sorte

Sarcofago di Sant’Ambrogio : venne realizzato nel IV/V sec e posto nella

 Basilica realizzata dal Vescovo di Milano nel 384-97, detta Basilica martirum in

onore dei sarcofagi i Gervasio e Protasio qui collocati (Ambrogio non vi può

essere sepolto poiché non è santo: anche Costantino verrà spostato dal figlio,

che separerà il mausoleo dalla chiesa per non porre il padre allo stesso piano

degli apostoli); altra chiesa creata da Ambrogio è la Basilica Apostolorum , San

Nazzaro, mentre si hanno dubbi su san Simpliciano e san Lorenzo, poiché il

santo entrò in una città già cristiana e non fu lui a cristianizzarla come vuole la

tradizione, ma ebbe il privilegio di poter fondare la Biblioteca Ambrosiana, in cui

si ha il calco di questo sarcofago, vicino al Duomo= il sarcofago posto nella

basilica tra la navata centrale ed una laterale ha la funzione di ambone (pulpito

per la proclamazione del vangelo dal XII sec), e mantenne la sua collocazione,

come del resto si mantenne la pianta basilicale, nei restauri dell’800 e dopo i

bombardamenti della II° guerra mondiale che portano a perdere molti elementi

paleocristiani si ha la raffigurazione nella facciata centrale di quelli che sono i

due coniugi cui apparteneva il sarcofago (il coperchio ne viene ribaltato con la

conformazione ad ambone): per la prima volta si presentano nel clipeo della

parte sommitale, retti da geni e da scene cristiane trattate in modo classico,

mentre creano una conversazione di affetti: lei, in tunica e acconciatura

raffinata, infatti gli regge il braccio avvolto dal

mantello che si ferma con una spilla sulla spalla,

mentre lui la guarda con intensità; altre

raffigurazioni sono ai piedi della croce e dall’altro lato= essendo delle figure

tanto importanti da essere poste all’interno della chiesa più importante di

Milano, ma non imperatori poiché non hanno il privilegio della porpora o di

essere sepolti in San Lorenzo o in san Vittore al corpo, potrebbero essere

Stilicone e sua moglie Serena: egli fece carriera sotto Teodosio diventando

tutore dei figli Arcadio ed Onorio dopo la sua morte e

Magister Militum in oriente (capo dell’esercito), mentre

lei o per parentela o per affinità spirituale era detta

“figlia” da Teodosio, e il loro bambino Eucherio era visto

come il suo nipote preferito ed inserito nella linea di

successione

Affianco al medaglione in cui compaiono i due coniugi si

 ha a destra la raffigurazione dell’Adorazione dei Magi,

soggetto molto diffuso poiché rappresentava

l’universalità del cristianesimo, vedendo Maria in trono

come una matrona romana con davanti a sé i 3 maghi iranici (avrebbero dovuto

avere il capello frigio per la provenienza dall’Anatolia ma gli mancano le teste)

mentre Giuseppe sul fondo guarda lontano mostrando di non essere il padre del

bambino+ a sinistra si ha invece la scena del salvataggio dell’angelo dei 3

fanciulli ebrei gettati nella fornace poiché non volevano adorare l’idolo

babilonese= nella parte inferiore si ha una costruzione a Porte di Città (modello

di sarcofago), in cui si figure si iscrivono nelle architetture a porte trionfali, ed in

particolare la fronte di Cristo si trova nell’Architettura di Potenza; egli si

presenta come giovane e nelle semplici vesti di Tunica e pallio (mentre la moda

porta ad innovare quelle della Madonna con policromia e preziosità), mentre è in

piedi su un monte, poiché essendo un primus inter pares e non il Pantokrator

irraggiungibile, era della stessa dimensione delle figure degli apostoli, solo che

sopraelevata+ doveva avere le mani tese in un gesto di predicazione o

insegnamento, assumendo la forma del Cristo maestro-insegnante; ai piedi del

monte si hanno i coniugi piccolissimi che offrono

un dono tramite le mani velate (consuetudine

nel medioevo)+ gli apostoli hanno una leggera

differenziazione nel caso di Giovanni-Pietro-

Paolo-Andrea (culto prioritario in oriente poiché

primo apostolo) ma tutti sono nella posa seduta

del Filosofo/senatore, le architetture di fondo

sono invece movimentate dall’uso del trapano

creando chiaroscuro nei moduli di queste figure

rendendole a tuttotondo nell’altra faccia si ha

la rappresentazione di Cristo Maturo con barba: accanto a lui si hanno gli

apostoli tutti uguali in piedi pronti a ricevere la sua legge, con gli occhi verso un

punto lontano ad indicare una dimensione paradisiaca; ai piedi di Cristo si

hanno sempre i due coniugi in atto di omaggio tangibile, con sotto un agnello

indicando il nesso con Cristo, e 12 pecorelle che simboleggiano gli apostoli+ si

ha sempre la costruzione a Porte di Città e l’Architettura di Potenza ad

inquadrare la testa di Cristo

Dittico con Stilicone e Serena : Tesoro di Monza, si tratta di un avorio che

 presenta alla sinistra Stilicone con gli attributi della tradizione germanica, non di


PAGINE

19

PESO

9.52 MB

AUTORE

Melissa.

PUBBLICATO

8 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Melissa. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Della Valle Mauro.

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