Storia della psicologia
Ippocrate e la nascita della conoscenza medica
Ippocrate (circa 469-361 a.C.), medico greco, fu il primo a riconoscere il cervello come sede della conoscenza: egli afferma che il cervello è l’organo più potente del corpo, e che gli organi di senso agiscono in dipendenza della sua capacità di discernimento. Nel trattato Delle epidemie afferma che il medico deve studiare “i costumi, il regime, il modo di vita, l’età di ognuno; i discorsi, i silenzi, i pensieri, il sonno, l’insonnia, i sogni – come e quando – i gesti involontari – strapparsi i capelli, grattarsi, piangere…”; segno che riconosce l’unità mente-corpo.
Ippocrate è per noi importante anche per la sua dottrina caratteriologica e per i suoi studi sugli effetti di danni traumatici o malattie al sistema nervoso sul comportamento. Egli ritiene che vi siano quattro umori corrispondenti ai quattro elementi indicati da Empedocle: il sangue, la bile nera, la bile gialla, il flegma. A seconda del prevalere di questi quattro umori sugli altri, la persona svilupperà un certo temperamento; rispettivamente: sanguigno, melanconico, collerico e flemmatico. Vale la pena notare che la caratterologia ippocratica si è mantenuta fino ad oggi (ovviamente per quel che riguarda la descrizione dei tipi temperamentali corrispondenti, e non per le basi umorali che Ippocrate attribuiva a tali tipi). Essa è stata infatti ripresa da Eysenck, che ha mostrato come il tipo labile ed estroverso corrisponda al collerico, il tipo labile e introverso corrisponda al melanconico, il tipo stabile ed estroverso al sanguigno, il tipo stabile e introverso al flemmatico.
Con queste affermazioni pone in evidenza una concezione che si sta affermando nel pensiero greco: il fatto, cioè, che l’uomo è parte della natura, e può essere studiato con i metodi delle scienze della natura.
La filosofia greca e la psicologia
Nella filosofia greca vi sono stati alcuni tentativi di fondare una scienza che trattasse dei fatti psichici seguendo gli stessi principi delle scienze naturali. Non a caso il termine psicologia viene dall’etimo greco psyché (soffio vitale, spirito) e logos (discorso studio), letteralmente lo studio dell’anima. Il rilievo più importante lo ha indubbiamente Ippocrate.
Per Aristotele, l’uomo è un animale, e con questi lo compara continuamente. Il cervello ha un potere di “raffreddamento del cuore stesso, che svilupperebbe nella sua attività un calore eccessivo. Il cervello, quindi, interviene solo indirettamente nelle funzioni mentali, che avvengono nel cuore.
Con Aristotele si afferma decisamente la concezione dell’uomo come oggetto di studio naturale. Ed è su questa strada che la filosofia greca procede decisamente. Un cenno va peraltro fatto a Erofilo ed Erasistrato, per le sorprendenti descrizioni anatomiche del sistema nervoso che ci hanno fornito. Sembra peraltro che potessero eseguire vivisezioni di criminali. Comunque isolarono i nervi, che Erasistrato poté distinguere in sensoriali e motori. Soprattutto fondarono la teoria pneumologica del comportamento. Sembra tra l’altro che, nel descrivere l’azione sui muscoli del pneuma vitale, Erasistrato abbia dato la prima formulazione del concetto di riflesso. Infine mostrarono un approccio psicosomatico, in quanto ritennero fondamentale il benessere della psiche per quello del corpo, considerando che una malattia possa essere legata ad un disagio psichico.
La filosofia greca ha quindi posto tutte le premesse perché le scienze dell’uomo, e quindi la psicologia, potessero adeguatamente progredire.
Il Medioevo e la cultura cristiana
Con il Medioevo e con la cultura cristiana si assiste ad un completo rivolgimento di prospettiva. Il pensiero medioevale è infatti del tutto alieno dallo studio dell’uomo, di cui nega addirittura la possibilità. Il mondo è concepito secondo una precisa struttura gerarchica, con alla testa Dio, e immediatamente sotto l’uomo, che non viene però visto come facente parte della natura. Non si rifiuta lo studio della natura, ma questo è puramente descrittivo, senza nessun tentativo di sistematizzazione delle conoscenze; ne sono testimoni i Lapidari e i Bestiari di cui abbonda la letteratura medioevale. Esiste, ed è ovvio, tutto il mondo dell’alchimia e dei maghi, ma la ricerca, è talmente impregnata di spirito magico, di “soprannaturale” e del metodo di imbrigliare le sue forze, da non assomigliare in alcun modo al concetto che oggi abbiamo di scienza.
Ci sono però dei tentativi di costruire delle teorie sui processi psichici:
- Teoria delle celle (da Galeno, 100 d.C.): i processi mentali o le facoltà della mente sono localizzate nelle cavità ventricolari del cervello, considerate come celle.
- Teoria degli spiriti: la vita psichica è possibile grazie al pneuma (spiritus, anima).
- Avicenna riprende la teoria delle celle, individuando diverse funzioni localizzate in specifiche aree del cervello: sensus communis, immaginazione, fantasia, stima, memoria.
- Dante riprende la teoria degli spiriti, individuando tre tipi di pneuma: naturale (nel fegato), vitale (nei ventricoli) e animale (nel cervello).
Il Rinascimento e la rivoluzione scientifica
È solo sulla fine del XIV secolo, e poi soprattutto nei due secoli successivi, con il Rinascimento, che sarà possibile iniziare un nuovo rivolgimento del pensiero umano e cominceranno a ricostituirsi le condizioni che rendono possibile una scienza dell’uomo. Vi è un improvviso interesse per l’uomo in quanto tale e come membro della natura. Lo stesso vale in parte per ciò che riguarda la natura stessa: è la natura che ha nel suo seno delle forze prodigiose e sono queste che vanno scoperte e dominate; nulla si muove nell’universo che non abbia diretta conseguenza su tutte le altre parti dell’universo.
L’autore della rivoluzione scientifica tra il XVI e il XVII secolo è Galileo Galilei, che porta alla scienza moderna, al legame, cioè, tra teoria ed esperienza empirica, rappresentato dal metodo induttivo sperimentale: la scienza deve spiegare i fatti e non solo descriverli. Nasce così un nuovo ideale di scienza, con criteri di scientificità quali: razionalità, oggettività, sperimentabilità, empiricità, misurabilità e ripetibilità, pubblicità dei dati. Si crea una concezione razionalistica, deterministica e materialistica della natura e dell’uomo, così come mostra il dualismo cartesiano.
Cartesio e il dualismo
Cartesio opera una distinzione tra res cogitans e res extensa, tra, cioè, anima pensante e corpo inteso come macchina. La res cogitans è priva di estensione e divisibilità, sfugge al movimento e alla causalità; appare in quanto penso. La res extensa possiede attributi di estensione e movimento; ha le proprietà degli oggetti naturali ed è suddivisibile in quanto materia. Se si esclude il pensiero, quest’ultima è del tutto in grado di funzionare autonomamente.
L’originalità di Cartesio è nel postulare la dottrina delle idee innate, che sorgono direttamente dalla mente (res cogitans) come principi assolutamente basilari. Egli può così postulare una totale indipendenza tra le due sostanze, corpo e mente. Cartesio dà origine così ad una contrapposizione tra uomo psicologico, che rappresenta le scienze dello spirito ed è studiabile tramite un metodo comprensivo, e uomo biologico, che rappresenta le scienze della natura e può essere spiegato in base a leggi deterministiche. Egli rappresenta quindi una pietra miliare nel processo che consente di determinare le condizioni perché possa nascere una scienza dell’uomo. Il dualismo e la dottrina delle idee innate sono i prezzi che si sono dovuti pagare perché l’uomo possa essere finalmente studiato come meccanismo.
Il filone filosofico che prende origine da Cartesio è il razionalismo, che vede la ragione come il fondamento della vera conoscenza grazie ai principi “a priori”, non derivati dalle sensazioni.
Empirismo e l'opposizione al razionalismo
Al razionalismo si contrappone il movimento empirista, i cui principali rappresentanti furono Locke, Berkeley e Hume. Esso, a conferma dell’avversione ad ogni forma di idee innate, afferma che ogni conoscenza deriva dall’esperienza: ciò che l’uomo può conoscere del mondo deriva unicamente da ciò che l’ambiente scriverà nella sua mente, in origine una tabula rasa.
Gli empiristi distinguevano tra prodotti dell’anima, in termini di processi ed effetti, e sostanza che la compone. I primi potevano essere studiati scientificamente, la seconda solo attraverso la metafisica. Si indicava così la via per indagare empiricamente sui processi e sugli effetti dell’anima, indipendentemente da quale fosse la sua essenza.
In questo modo si aprivano due vie di indagine. La prima era quella dei processi che si svolgono nell’intelletto in quanto tale; la seconda era invece relativa allo studio dei rapporti tra mente e corpo. Per quest’ultima non rappresentava più alcun ostacolo una posizione anche dualistica, se l’interesse della ricerca si poteva rivolgere a cercare corrispondenze tra processi mentali e processi corporei.
David Hume e l'associazionismo
Chi imboccò risolutamente la prima via (lo studio dei processi che avvengono nell’intelletto) fu David Hume, che individuò nelle associazioni i processi fondamentali che regolano l’intelletto: tra le idee si stabiliscono dei “segreti legami”, che fanno sì che la mente le congiunga più frequentemente. È in questo modo che avviene che quando si parla o si scrive, gli argomenti si susseguono gli uni agli altri, e le connessioni non solo vengono facilmente trovate da chi parla o chi scrive, ma possono anche essere comprese da chi ascolta o legge.
I principi d’associazione distinti da Hume, risalenti addirittura ad Aristotele, erano: somiglianza, contiguità temporale o spaziale, causazione. Il ritratto del volto di una persona ci fa pensare alla persona ritratta; la chiesa di St.Denis ci fa pensare a Parigi; un figlio ci fa pensare al padre.
Associazionismo inglese dell'800
L’associazionismo inglese dell’800 esercitò una notevole influenza sugli iniziatori della psicologia scientifica. Le leggi dell’associazione lasciavano abbastanza irrisolto il problema del pensiero complesso, nei quali il richiamo dell’evento sensoriale non fosse immediato.
Il primo tentativo di risolvere questo problema fu di James Mill, che formulò il principio dell’associazione sincrona: un oggetto è per noi costituito da una somma di sensazioni diverse (forma, colore, peso, durezza, e così via). Tali sensazioni diverse vengono da noi associate simultaneamente, costituiscono così un percetto, da cui deriva un’idea. Ma la complessità di un’analisi in questi termini si può rilevare non appena ci si rivolga a idee o pensieri veramente complessi.
Fu il figlio di James Mill, con la sua teoria della chimica mentale, che superò l’impasse. Secondo Stuart Mill le idee semplici, nel costituire le idee complesse, si comportano come gli elementi della chimica quando si uniscono tra loro per formare un composto.
Il riduzionismo meccanicista in Francia
Se la fondazione della scienza dell’uomo in Gran Bretagna seguì questa via, diversa fu la strada seguita da filosofi e scienziati in Francia: il riduzionismo meccanicista, cioè lo studio del corpo come macchina autosufficiente in grado di funzionare indipendentemente dalla mente.
L’autore che ha svolto più coerentemente questo programma è stato La Mettrie, per il quale la mente non è che una proprietà della materia; ciò che però distingue la materia vivente da quella non vivente è che la prima è organizzata. Quindi l’uomo non è altro che una macchina che trae il suo principio motore dal solo fatto di essere composto di materia organizzata.
Come in La Mettrie il pensiero è azione dei muscoli del cervello, così in Cabanis (esponente degli ideologi) il pensiero sta al cervello come il succo gastrico allo stomaco. Nella sua concezione assume importanza preminente il ruolo che attribuisce al sistema nervoso, che raggiunge ogni parte del corpo governandola e regolandola; e che nello stesso tempo, attraverso gli organi di senso, raccoglie le impressioni dal mondo in cui l’individuo si trova ad agire. Solo così è possibile riconsiderare l’uomo come totalità animata, e gettare le basi di una scienza dell’uomo.
La nascita della psicologia scientifica in Germania
Non fu né in Francia né in Inghilterra che nacque la psicologia scientifica, ma in Germania. Il materialismo di Fechner è piuttosto radicale, anche se appare continuamente smentito dall’affermazione dell’esistenza dell’anima. Ma l’anima, lo spirito, non è altro che una proprietà della materia. E ogni materia, in quanto composta di atomi, è dotata di anima, tanto più complessa quanto più complessa è la struttura della materia a cui inerisce.
Il ponte che Fechner getta per unire corpo e anima, spirito e materia, è quello della psicofisica. Attraverso questa nuova scienza è possibile determinare in modo unitario e tramite una precisa relazione matematica il rapporto che intercorre tra questi due aspetti di un’unica realtà. La relazione psicofisica fondamentale è la legge di Weber-Fechner: all’aumentare dello stimolo la sensazione soggettiva aumenta prima rapidamente e poi più lentamente, secondo l’equazione S = k log i (dove S è l’intensità della sensazione, i è l’intensità fisica dello stimolo, k è la costante specifica per la modalità sensoriale). Con Fechner la possibilità di costruire una psicologia scientifica fa un passo avanti decisivo.
Lo studio dei tempi di reazione
La problematica dei tempi di reazione, per cui il maggior contributo è riconosciuto al fisiologo Donders, è lo studio del tempo necessario perché una persona risponda alla presentazione di uno stimolo. Essa emerse in ambito astronomico, con la rilevazione di differenze interpersonali sistematiche nella misura della velocità di spostamento dei corpi celesti. Bessel elaborò così il concetto di equazione personale: si sarebbe potuto stabilire per ogni osservatore il tipo di errore sistematico che compiva, e in tal modo si sarebbero potute depurare le osservazioni da tali errori individuali.
Helmotz utilizzò i tempi di reazione per rilevare la velocità di conduzione delle fibre nervose. Egli somministrava ad un soggetto uno stimolo, ad esempio un lieve shock elettrico, in un punto particolare di un arto, e il soggetto doveva premere un pulsante non appena riceveva tale stimolo. Si misurava quindi tale primo tempo di reazione. Successivamente Helmotz somministrava un altro stimolo in un punto diverso dello stesso arto, e registrava un secondo tempo di reazione. Se il primo stimolo era applicato alla radice dell’arto, e il secondo all’estremità, il secondo tempo di reazione risultava più lungo del primo. La differenza tra i due tempi di reazione era quindi un indice del tempo occorrente allo stimolo per giungere dall’estremità dell’arto alla sua radice. Secondo Helmotz, quindi, era sufficiente calcolare il rapporto fra la differenza tra i due punti di applicazione in lunghezza, e la differenza tra i due tempi di reazione, per determinare la velocità dell’impulso nervoso.
Infine Donders applicò tale metodo sottrattivo tra tempi di reazione ai processi mentali, per rilevarne i tempi di durata. Indicava tre condizioni in cui rilevare i tempi di reazione:
- La prima (a) comprendeva uno stimolo a cui doveva essere data una risposta;
- La seconda (b) comprendeva più stimoli, a ognuno dei quali corrispondeva una risposta diversa;
- La terza (c) comprendeva più stimoli, ma solo ad uno di essi doveva essere data risposta, mentre agli altri il soggetto non doveva rispondere.
Donders poté così constatare che i tempi (a) erano più brevi di tutto, seguivano i tempi (c) e infine i (b). La differenza (c) – (a) indicava il tempo occorrente al soggetto per discriminare tra gli stimoli, e scegliere quindi quello a cui occorreva rispondere; e la differenza (b) – (c) indicava il tempo necessario al soggetto per discriminare tra le risposte. Tali tempi di discriminazione corrispondevano appunto a quei processi puramente psicologici di scelta a cui veniva finalmente fatto corrispondere un indice di misurazione fisico e oggettivo, ciò che poteva consentire alla psicologia di diventare scienza.
Johannes Muller e la neurofisiologia
Uno dei padri della moderna neurofisiologia fu Johannes Muller che enunciò la legge dell’energia nervosa specifica. Secondo tale legge, la qualità delle sensazioni che riceviamo non dipende dal tipo di stimolazione che viene esercitata sugli organi di senso, ma dal tipo di organi di senso che vengono eccitati: la natura degli impulsi che un nervo trasmette ai centri nervosi che ha a valle non dipende dalla specificità dello stimolo, ma da quella del nervo in questione. Il sistema nervoso prevede quindi per sua natura la differenziazione degli stimoli.
Esso permette finalmente di distinguere tra rappresentazione e cosa rappresentata, tra caratteristica, cioè, dello stimolo e percezione. Quest’ultima può così iniziare ad essere studiata su basi rigorosamente scientifiche, ponendosi quale fondamento d una psicologia come scienza autonoma. Tale legge venne estesa da Helmotz con la teoria tricromatica della percezione del colore: all’interno del sistema visivo, si possono individuare tre tipi di fibre nervose differenziate per la percezione di differenti colori, sensibili quindi ad una specifica lunghezza d’onda (lunga per il rosso, intermedia per il verde, e corta per il blu).
L'evoluzionismo e l'adattamento
L’evoluzionismo ebbe un’altrettanto determinante importanza sulla psicologia, con l’introduzione del concetto di adattamento. Darwin nel 1872 pubblicò il famoso libro L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali, dove applica il principio di selezione naturale non solo ai caratteri somatici, ma anche a quelli psichici: le caratteristiche psicologiche ed emotive individuali e la loro trasmissione ereditaria sono mezzi a disposizione del...
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