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Niccolò Piccinni: le origini e la formazione

Niccolò Piccinni è nato nel 1728 a Bari, nel Regno di Napoli. Suo padre, musicista, lo avviò alla carriera ecclesiastica ma, per paura di distoglierlo dagli studi, non volle insegnargli musica. Infatti, da giovane, anche se la sua passione per la musica era più che visibile, non poteva vedere né tantomeno utilizzare strumenti musicali. Si esercitava a suonare di nascosto tutte le arie delle opere che aveva ascoltato e che ricordava con sorprendente facilità.

Un giorno, suo padre lo condusse dal vescovo di Bari e Piccinni si divertì a suonare il clavicembalo credendosi solo. I presenti lo sorpresero e rimasero stupiti nell'ascolto, così che il padre si convinse a far entrare il figlio al conservatorio di Sant'Onofrio, a capo del quale vi era il famoso Leonardo Leo. A causa di un disguido con il suo maestro, decise di continuare gli studi da solo iniziando a comporre senza regole e senza guida salmi, oratori e arie per opere, sino a spingersi a comporre un'intera messa. Uno dei maestri del Conservatorio che l'aveva ascoltato decise di portarlo da Leo, a cui Piccinni fece vedere la partitura. Leo decise di chiamare strumentisti e cantanti per suonare la messa fatta da Piccinni, a cui tra l'altro venne assegnato il compito di comporre la musica. Leo lo invitò ad andare a lezione da lui, anche se qualche giorno dopo morì improvvisamente. Egli fu sostituito da Durante, che notò subito Piccinni e si affezionò considerandolo un figlio.

I primi successi

Dopo dodici anni di studi, uscì dal Conservatorio e scrisse "Le donne dispettose" per il teatro dei "Fiorentini", lavoro ben accolto e così compose anche "Il curioso del proprio danno" con repliche che durarono 4 anni. Nel 1756 si dedicò al genere serio componendo per il teatro San Carlo "Zenobia". Nel corso di quest'anno si ammalò gravemente a causa di un germe contratto, anche se due felici eventi caratterizzavano il periodo della sua vita: il successo di Zenobia e il suo matrimonio. La sua fama era giunta sino a Roma, scatenando sentimenti di invidia presso tutti i giovani maestri napoletani.

L'opera "Cecchina ossia La Buona Figliola"

Scrisse intanto nel 1758 "Alessandro nelle Indie" che conteneva un' ouverture superiore a quelle che si erano sentite sino ad allora. Nel 1760 compose la famosa "Cecchina ossia La Buona Figliola", la più compiuta tra tutte le opere buffe, che provocò a Roma ammirazione e persino fanatismo e la si suonò perfino nel teatro dei burattini. Tutte le mode parlavano di Cecchina e alberghi e taverne mettevano come insegne la scritta Cecchina! Esiste ancora oggi un vino con il medesimo nome. Il successo addirittura arrivò in Cina, dove l'imperatore fece eseguire la musica di questa opera. L'opera fu scritta in soli 18 giorni grazie alla sua prontezza e passione per il suo lavoro. Cecchina è caratterizzata da colori, varietà e originalità. I sentimenti, le situazioni, i personaggi sono resi con calore, proprietà e verve.

L'innovazione di Piccinni consisteva nel far corrispondere ai cambiamenti di scena e di situazione cambiamenti di ritmo e di andamento. L'effetto sorprendente dell'opera deriva dall'ironia maligna e invidiosa delle due contadine, il disappunto del Marchese ingannato dai loro pettegolezzi e Cecchina che protesta la sua innocenza, indirizzando le sue preghiere talvolta verso il cielo e talvolta verso persone che non l'ascoltano. Persino Jommelli andò a Roma per capire effettivamente di che pasta l'opera fosse fatta e appena uscito dal teatro espresse la sua impressione con un elogio incredibile a Piccinni, affermando: "Questo è un inventore".

Matrimonio e altre opere

Nel 1756 Piccinni sposò Vincenza Sibilla, una sua allieva di canto, il cui talento era il risultato di una buona disposizione musicale. Egli la voleva accanto a lui quasi tutte le sere e nei concerti privati. L'anno seguente ebbe un'affermazione e un successo esaltante con l'opera seria "Olimpiade". L'aria "Se cerca, se dice", "Ne' giorni tuoi felici" sono le arie più conosciute di Piccinni, dei capolavori.

Innovazioni nei duetti

Piccinni riuscì a creare nei duetti una nuova forma musicale che in seguito fu sempre adottata. Prima di lui, tutti i duetti seri italiani si componevano di un primo movimento lento, all'inizio dialogato e dopo a due voci, seguita da una parte molto corta con movimento più veloce del primo. Invece con Piccinni, dopo un movimento lento, quando la situazione dei personaggi lo permette o l'esige, si fa in modo che la passione, fatta crescere per gradi, giunga all’apice e la musica si carichi all’improvviso di energia con intensa espressività. Quindi fu il primo ad osare uscire dai canoni prefissati.

La rivalità con Pasquale Anfossi

Nel frattempo in Italia la sua fama oscurava quella degli altri compositori e città e teatri si contendevano la sua presenza. Il suo primo rivale, che fu al contempo anche suo allievo, fu Pasquale Anfossi che con la sua terza opera "La Perseguitata" riuscì ad ottenere a Roma quasi lo stesso successo di "Cecchina" di Piccinni. Ebbe così tanto successo con il resto delle sue opere che Anfossi divenne l'idolo dei romani, ma Piccinni non ne era geloso in quanto le sue opere avevano successo negli stessi teatri sia prima che dopo quelli di Anfossi.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/07 Musicologia e storia della musica

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