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STORIA DELLA LINGUA ITALIANA 11/10/18

Libro di Marazzini da pag. 17 a 166.

Le lingue romanze non derivano dal latino, ma continuano il latino. La lingua impiegata dagli

autori classici latini era una lingua profondamente diversa da quella parlata quotidianamente,

così come avviene per l’italiano e per ogni lingua romanza. L’italiano non deriva dal latino

letterario dei testi classici, ma ebbe maggiore importanza il latino parlato dai ceti bassi nelle

diverse province dell’Impero romano. E’ il lessico a fornirci le prove più evidenti. In molti casi

parole comunissime nel latino scritto sono scomparse nelle lingue neolatine, e viceversa. Ad

pulcher

es. (bello) non ha avuto discendenze nelle lingue romanze. Nel contesto dell’oralità il

Formosus

concetto di “bello” era espresso infatti con altri termini in base alla zona. era il

termine più utilizzato: abbiamo infatti derivazioni da tale termine in spagnolo, portoghese e

bellus,

romeno. In altre zone si usava da cui deriva il termine italiano e francese.

Gli studiosi sono giunti alla distinzione tra latino classico e latino volgare:

latino classico

- Per intende il latino scritto, utilizzato nelle opere letterarie dell’età

aurea di Roma (tra I secolo a.C. e II secolo d.C.). Fu Aulo Gellio, erudito del II sec d.C.,

a indicare quali autori appartenessero al latino classico, introducendo tale espressione

per indicare gli autori di prima classe. vulgus,

latino volgare

- Per si intende il latino del cioè il latino parlato dal popolo. Si

tratta di una lingua molto più difficile da definire: solitamente si parla di quella lingua

parlata in ogni tempo, in ogni luogo, in ogni circostanza e da ogni gruppo sociale della

latinità. Da questa realtà multiforme hanno avuto origine le lingue romanze.

Fattori che determinano la variazione linguistica:

Variabile diacronica: tempo,

- è la variabile legata al dall’epoca romana fino a quella

medievale.

Variabile diatopica: spazio,

- legata allo può andare a coinvolgere lessico, grammatica

e sintassi. Ad es. il passato prossimo nell’area centro-settentrionale viene usato

sempre, al contrario al sud si usa solo passato remoto. La Toscana è l’unica area che

rispetta le regole dell’italiano. La variabile diatopica ha influito ovviamente anche sul

latino. Quando arrivarono nuovi popoli nelle zone romane ci fu un influsso ed una

conseguente contaminazione di diverse culture. La presenza del latino in un’area

vastissima comporta diverse varietà. Anche qui possiamo notare come le lingue

edere

romanze discendano dal latino volgare: ad es. nel latino classico si usava

comedere

(mangiare) che non ha però avuto prosecuzioni, al contrario dei volgari

manducare

(comer in spagnolo e portoghese) e (manger in francese e manicare

nell’italiano antico).

I romani non obbligarono mai i popoli assoggettati a modificare la propria cultura o

religione, anzi furono più i romani ad essere influenzati. Furono poi gli stessi popoli

assoggettati a modificare le proprie usanze, percependo la loro lingua di origine come

qualcosa di inferiore; questo accadeva sia poiché erano stati i romani a dominare su di

loro, sia perché il latino era molto più raffinato. Non bisogna però pensare ad un

cambiamento drastico: rimasero influssi della lingua dell’origine in alcuni aspetti della

lingua, quali prosodia, lessico e sintassi. Queste lingue sono indicate con il termine

sostrato, cioè lo strato linguistico antico che, sopraffatto da uno sopraggiunto (in

questo caso il latino), lo influenza e lo altera più o meno sensibilmente dall'interno. Ad

monno munne mundum

es. in romano si dice e in napoletano (dal latino): ciò è dovuto

all’area osco-umbra in cui vivevano.

Variabile diafasica: registro livello stilistico.

- variabile legata al o al

Variabile diastratica: socioculturale

- legata al fattore di chi parla. Persone più colte

conoscono maggiormente il lessico e le regole grammaticali.

Variabile diamesica: mezzo,

- legato al alla modalità di espressione. Può avvenire

tramite un mezzo scritto o parlato. Normalmente la lingua scritta è più organizzata e

più precisa di quella parlata. Ci sono poi eccezione come gli sms.

Per quanto riguarda il latino volgare abbiamo fonti che ci permettono di ricostruire anche tale

lingua parlata. Per spiegare questo aspetto occorre un’altra distinzione:

Testo letterario:

- registra l’impiego della lingua con fini estetici. E’ quindi raro

ottenere informazioni sulla lingua parlata da queste opere. Un’eccezione è la cena di

Satyricon

Trimalcione presente nel di Petronio. Altro esempio sono gli scritti cristiani,

tradotti senza badare troppo all’eleganza dello stile per essere compresi appieno dal

popolo. Il trattato è un'altra eccezione all’interno dei testi letterari (es. Vitruvio).

Ultimo esempio sono gli insegnanti, che davano nozioni elencando gli errori più

frequenti in modo da essere evitati: molto spesso gli errori erano dovuti a influssi del

parlato.

Testo documentario:

- viene scritto semplicemente per certificare e documentare un

fatto. L’autore di quel testo non mira ad un’ampia diffusione, come fa invece l’autore di

un testo letterario. Ad esempio un mercante del ‘300 che tiene un libro contabile può

usare anche una lingua con influssi del parlato. Sono i testi documentari a fornirci le

maggiori informazioni.

Fonti del latino volgare:

Iscrizioni murarie graffite o dipinte

- Glossari

- Testimonianze di scriventi popolari

- Testi letterari che tentano di riprodurre il latino parlato

- Letteratura cristiana

- Trattati tecnici

- Opere di grammatici e di insegnanti di latino:

- il caso più famoso è quello

Appendix Probi

dell’ del III secolo d.C. Il latino classico aveva chiaramente subito

variazioni all’epoca di questa opera. Il documento viene così chiamato perché si trova

in fondo a un testo contenente opere di un tale Probo. Si tratta di un elenco di parole in

colonna: nella colonna di sinistra vi erano le parole formulate correttamente, mentre

nella colonna di destra vi erano quelle errate. metodo ricostruttivo

Un metodo più frequente per risalire alle forme del latino parlato è il o

comparativo. Esso si basa sul confronto delle lingue neolatine come sono oggi. Ad es.

“carogna” ha corrispondenze in altre lingue romanze, sebbene non esista un antecedente

latino; in questo modo si giunge all’individuazione e alla ricostruzione di un etimo latino, in

questo caso caro,is > *caronia (fondamentale mettere l’asterisco quando si fa una

ricostruzione).

Fattori che hanno inciso nell’affermazione e nell’evoluzione del latino volgare:

Perdita di potere della classe aristocratica:

- la res publica romana non va intesa

come un estensione a tutti gli strati del popolo, bensì c’era un limitato numero di

famiglie che concorrevano nel governo. La classe aristocratica aveva gli autori classici

come corrispondenti nell’ambito letterario.

Diffusione del Cristianesimo:

- il Cristianesimo modificò gran parte del patrimonio

lessicale delle parole latine. Infatti il latino cristiano pullulava di grecismi, poiché la

prima lingua fu quella greca. Inoltre, come già detto, il latino classico venne sconfitto

soprattutto sul piano ideologico, poiché le sacre scritture dovevano essere scritte in

modo semplice per arrivare a tutti, intellettuali e non. Da qui deriva il latino medievale,

con periodi semplici come nelle sacre scritture.

Invasioni barbariche:

- STORIA DELLA LINGUA ITALIANA 12/10/18

Nelle zone della Romània (zone sotto il potere di Roma) si parla una lingua che non è il latino,

ma una lingua romana. Ciò sottintende la consapevolezza di una trasformazione interna alla

latinismi dottismi.

lingua. Le parole dotte vengono definite o Possiamo avere dal latino al

monottongamento,

volgare un cioè il passaggio da un dittongo latino a un monottongo

italiano.

Può accadere che dallo stesso etimo hanno avuto origine una parola dotta ed una popolare: in

vitium

allotropi.

questo caso si parla di Ad es. da derivano vizio (dotto) e vezzo (popolare).

Parliamo di volgare quando non si ha una vera e propria lingua. Lo stesso discorso vale per il

dialetto, che necessita di una lingua ufficiale. Un dialetto è un codice che si avvicina e si

distanzia da una lingua ufficiale, ma non è ufficiale ed è ristretto ad una determinata zona. La

consapevolezza.

nascita di una nuova lingua è determinata dalla

Allegato 1: documento importante perché attesta la nascita del volgare romanzo. Nella XVII

deliberazione si affronta il problema della lingua: si parla di quanto sia difficile per il popolo

comprendere le omelie in lingua latina. La sentenza prevede la traduzione delle omelie in

lingua rustica (semplice) o tedesca. Le liturgie continueranno ad essere in latino, ma le omelie

dovranno essere comprese dal popolo. Il Sacro Romano Impero copriva sia zone germaniche

sia zone galloromanze. Questa di Tours, datata 813, è la prima testimonianza della nascita

della lingua romanza, dovuta alla consapevolezza di un necessario rinnovamento. Quando in

bilinguismo.

una stessa area abbiamo due lingue si parla di

Liber pontificalis

Allegato 2: diglossia.

viene attestato nel che già nel VI secolo si aveva Un

papa era salito su una nave attraccata sul Tevere e partì per Costantinopoli. Una volta salpati,

il popolo assalì il papa e cominciò ad insultarlo. E’ evidente che in questo discorso diretto

siamo giunti ad un latino molto simile al volgare. Non è però una nuova lingua perché non c’è

la consapevolezza; si tratta appunto di diglossia, cioè una situazione tipica di un paese in cui

due lingue conservano ruoli sociali differenti e gerarchizzati (una usata per le cose ufficiali,

l’altra per l’uso parlato). La diglossia deve essere un fenomeno generale e non limitarsi ad una

cerchia ristretta.

Breve de inquisitione

Allegato 3: nel il vescovo Adeodato era stato probabilmente denunciato

da qualcuno. Viene mandato una sorta di inquisitore per indagare e il giudizio non è positivo.

infantulo

Anche qui troviamo un gran numero di elementi volgari. Ad esempio non esiste in

latino, è solo la latinizzazione di un termine volgare. Inoltre ritroviamo in questo latino la

sagravit

sonorizzazione di alcune consonanti rispetto all’etimo: ad esempio al posto di

sacravit. uno (infantulo),

Altro esempio è la funzione di inteso più con la funzione di articolo

indeterminativo che noi oggi utilizziamo piuttosto che in ottica latina (il significato in latino è

“uno solo”). Lo stesso ordine degli elementi frasali è diverso dal latino classico. Non si tratta

di errori, bensì di intromissioni volgari nella lingua latina. Per gli umanisti, che ponevano il

latino classico alla base, in quanto negli anni la lingua di Virgilio aveva perso il suo splendore,

questi influssi volgari non sono accettabili. Petrarca usava il latino classico anche per le

postille a margine, denotando il dominio di tale lingua anche sul fiorentino.

STORIA DELLA LINGUA ITALIANA 18/10/18

Allegato 4: è il documento più importante per l’affermazione del volgare, in quanto si attesta

Giuramenti di Strasburgo

la presenza di un volgare di area romanza. Si tratta dei dell’842.

In questo anno il reggente del Sacro Romano Impero è Lotario, nipote di Carlo Magno e figlio

di Ludovico il Pio. Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico si alleano contro il fratello per

ottenere il potere, giurandosi fedeltà a Strasburgo il 14 febbraio 842. Il testo è giunto fino a

noi grazie allo storico Nitardo, che all'interno della sua opera sui figli di Ludovico il Pio,

scritta in latino, com'era ovvio a quel tempo, inserì le formule di giuramento nelle lingue

effettivamente usate: Carlo, di lingua proto-francese, giurò in alto-tedesco antico (lingua

germanica), per farsi meglio comprendere dalle truppe di Ludovico; quest'ultimo, di lingua

germanica, giurò nella lingua romanza del fratello (lingua gallo-romanza). I rappresentanti dei

due eserciti, poi, giurarono ognuno nella propria lingua. Abbiamo in questo caso una

coscienza effettiva di lingue diverse.

fonetica fono

La è la scienza che studia e classifica i vari suoni del linguaggio. Per si intende

ogni suono concreto adoperato nel linguaggio, indipendentemente dal suo valore distintivo.

fonema,

Per invece, si intende un suono che in una determinata lingua ha una proprietà

distintiva, cioè ha la caratteristica di distinguersi da altri suoni. Può accadere che ad un

angolo andare

fonema corrispondono più foni: ad esempio e hanno la n diversa (stesso

(angolo) (andare).

fonema, ma fono diverso). Abbiamo una velare nasale e una velare dentale

Ci sono due macrocategorie distintive dei fonemi:

Sordi/sonori:

- se le corde vocale non si attivano ho un fonema sordo; se vibrano ho un

fonema sonoro.

Nasali/orali:

- se nell’articolazione del fonema l’aria esce solamente dalla bocca ho un

fonema orale; se parte dell’aria passa per il naso ho un fonema nasale.

Le vocali atone sono 5, mentre le vocali toniche sono 7. Per quanto riguarda il triangolo

anteriori palatali

vocalico, la A è centrale, quelle o (la lingua si sposta in avanti) a sinistra (I,

posteriori velari

E chiusa, E aperta), quelle o (la lingua si sposta indietro) a destra (U, O

chiusa, O aperta). Abbiamo poi le semiconsonanti (jod e uau).

In latino abbiamo invece vocali brevi e vocali lunghe, con una proprietà distintiva vera e

propria. Nel passaggio al volgare, e successivamente alle lingue romanze, abbiamo:

- I lunga I

- I breve/E lunga E chiusa

- E breve E aperta:

- A breve/lunga A

- O breve O aperta

- O lunga/U breve O chiusa

- U lunga U

 iè uò è ò.

E breve e O breve hanno dato e in sillaba aperta, mentre in sillaba chiusa e Ad

pedem bonum perdo

esempio e sono diventati piede e buono (dittonghi ie e uo), mentre e

corpus hanno dato perdo e corpo (E aperta e O aperta).

In italiano scompaiono i casi e le declinazioni, sostituiti dalle preposizioni. Il sistema latino era

un sistema complesso, e nel parlato si tendeva alla semplificazione. L’accusativo andava

sostituendo gli altri casi, anche il nominativo. Nomi e aggettivi italiani, nella stragrande

maggioranza, derivano infatti dall’accusativo latino.

Anafonesi (guardare da qualche parte primo e secondo caso)

Allegato 5: veronese

l’Indovinello è stato confezionato in Spagna nell’VIII secolo ed è

arrivato alla Biblioteca Capitolare di Verona nel IX secolo.

STORIA DELLA LINGUA ITALIANA 19/10/18

Allegato 5 (Indovinello veronese):

Enclisi del pronome atono: concentriamo la forza della pronuncia sul verbo e non sul

proclitici,

pronome. Quando si appoggiano al verbo che li segue questi pronomi si dicono e il

proclisi.

fenomeno è detto Nell’italiano contemporaneo ci sono quattro casi particolari, in cui

i pronomi si appoggiano al verbo che li precede e non che li segue:

- Con imperativo (Luca, guardalo!)

- Con gerundio (Ascoltandola, mi sono annoiata)

- Con participio isolato (Parlatole, si mise a sedere)

- Con infinito (Incontrarti è stato un piacere) enclisi enclitici.

Quando c’è univerbazione del pronome si ha una e i pronomi sono detti

Nell’italiano antico non era affatto così. L’enclisi era obbligatoria:

Dopo pausa, all’inizio del periodo

- e

Dopo la congiunzione

- ma

Dopo la congiunzione

- All’inizio di una proposizione principale successiva a una proposizione

- subordinata legge Tobler-Mussafia,

La distribuzione di enclitici e proclitici è spiegata dalla dal nome

parebase se pareba,

degli studiosi. Per tale legge l’indovinello veronese doveva essere e non

dimostrando come fosse ancora legato alla sintassi latina. fabula favola).

Quando la B si trova in posizione intervocalica si trasforma in V ( Tale

spirantizzazione.

processo si dice Vediamo che nei verbi dell’indovinello non c’è questa

trasformazione. E’ un ulteriore legame con l’etimologia. Il latino dell’indovinello veronese non

è ancora stato definito in modo preciso, trovando diverse opinioni negli studiosi. In ogni caso

non può essere considerato una prima testimonianza di italiano, bensì una prima

testimonianza di varietà linguistica.

Allegato 6: è un’iscrizione muraria su un graffito della catacomba di Commodilla a Roma. E’

databile tra il VI-VII secolo e il IX secolo d.C. La catacomba è stata scoperta nel 1720, ma una

frana ne ha bloccato l’ingresso fino al 1900. Fino al 1966, anno in cui Francesco Sabatini l’ha

rivalutata dal punto di vista della storia della lingua, venne presa in considerazione solo per

studi paleografici. C’è scritto “non dire segreti a voce alta”. I segreti sono quelle preghiere

che vengono recitate a voca bassa dal sacerdote dopo l’Eucarestia. Inizialmente questi segreti

venivano detti a voce alta, ma nel IX secolo le cose cambiano: ci fu l’introduzione di una nuova

modalità rituale proveniente dalla Francia in cui i segreti venivano recitati sottovoce.

Probabilmente è un’iscrizione fatta da un sacerdote per dare indicazioni riguardo lo

ille

svolgimento della messa. Questa iscrizione ha caratteristiche linguistiche particolari: è

Secrita segrita,

utilizzato come articolo e non come dimostrativo. sostituisce sebbene non sia

attestabile che si pronunciasse come è scritto.

In ogni caso è interessante il plurale in A: si tratta di un plu

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher f4cteoty di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della lingua italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Felici Andrea.
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