Storia della lingua italiana: Serianni
Preliminari fonetici
La fonetica è una scienza che studia e classifica i vari suoni del linguaggio. Prima di tutto è importante distinguere tra:
- Foni: qualsiasi suono normale previsto dall’inventario della lingua;
- Fonemi: sono quei foni che possono liberamente presentarsi in un dato contesto fonico determinandone il significato.
Per distinguere foni da fonemi (foni linguisticamente significativi, in grado di produrre significati diversi) si utilizza la “prova della sostituibilità” delle “coppie minime” (care-dare; data-fata...).
Per produrre suoni si utilizza l’area polmonare nella fase dell’espirazione, l’aria passa dai polmoni, alla trachea, alla laringe, alla cartilagine tiroidea dove incontra le corde vocali, successivamente la faringe e poi la bocca.
A livello delle corde vocali (glottide) si produce la prima distinzione tra fonemi:
- Sordi: si producono senza la vibrazione delle corde vocali;
- Sonori: si producono con la vibrazione delle corde vocali.
Sono sonore le vocali ed alcune consonanti.
Nella faringe si ha un’altra importante distinzione, dovuta alla posizione del “velo palatino” che può essere sollevato impedendo all’aria di uscire dal naso o abbassato permettendo all’aria di uscire sia dal naso che dalla bocca, si avranno fonemi:
- Orali: l’aria esce solo dalla bocca (velo palatino sollevato);
- Nasali: l’aria esce sia dalla bocca sia dal naso (velo palatino abbassato).
Nella cavità orale prende corpo un’altra distinzione, quella tra vocali e consonanti:
- Vocali: domina il fatto acustico del suono, perché dispongono della cavità orale come cassa di risonanza;
- Consonanti: sono tipici rumori e non dispongono della cassa di risonanza.
Le diverse vocali si realizzano tramite il movimento della lingua, se la lingua si sposta verso il palato duro realizza progressivamente: e aperta /ɛ/; e chiusa /e/ ed i /i/. Queste vocali sono chiamate “palatali” o “anteriori”.
Se la lingua si sposta verso il velo palatino realizza progressivamente: o aperta /ɔ/; o chiusa /o/ ed u /u/. Queste vocali sono chiamate “velari” o “posteriori”.
Per realizzare la a /a/ si appiattisce la lingua sul pavimento della bocca. Prende il nome di “centrale”.
Le vocali toniche, cioè sotto accento, sono 7 e sono raggruppate nel “triangolo vocalico”. Una vocale è in “sillaba libera” o “aperta” quando è posta alla fine della sillaba stessa. Una vocale è in “sillaba implicata” o “chiusa” quando la sillaba termina per consonante.
Le consonanti
Vengono definite in base a tre parametri:
- Modo di articolazione: quando c’è la chiusura del canale si dicono “occlusive”, quando c’è il semplice restringimento “costrittive”, mentre si dicono “affricate” la via di mezzo tra le prime due;
- Luogo di articolazione: labiali, labio-dentali, dentali, alveolari, prepalatali, palatali e velari;
- Tratti accessori: presenza o assenza di vibrazione delle corde vocali “sorde” e “sonore” e posizione del velo palatino “nasali” o “orali”.
Alle consonanti vanno affiancate anche 2 “semiconsonanti”: lo iod /j/ e lo wau /w/. Per questi due fonemi si utilizzano la i=/j/ e la u=/w/. Per distinguere la semiconsonante dalla vocale bastano due requisiti:
- Non deve essere accentata;
- Deve essere seguito da vocale.
Quel che è importante è definire i fonemi in modo univoco, ecco delle terminologie economiche:
- /s/=sibilante sorda;
- /z/=sibilante sonora;
- /l/=laterale;
- /r/=vibrante;
- /ʃ/=sibilante palatale;
- /ɲ/=nasale palatale;
- /ʎ/=laterale palatale;
- /k/=velare sorda;
- /g/=velare sonora;
- /ʧ/=affricata palatale sorda;
- /ʤ/=affricata palatale sonora.
Inoltre molte consonanti possono realizzarsi in posizione intervocalica come “tenui” e “intense”, solo la sibilante sonora /z/ è sempre tenue, mentre 5 consonati sono sempre intense: nasale palatale /ɲɲ/, laterale palatale /ʎʎ/, sibilante palatale /ʃʃ/, affricate alveolari sorde e sonore /tʃ/ e /dʒ/.
Il sistema alfabetico non riflette mai con precisione il sistema fonico, lo spagnolo ci si avvicina molto mentre nell’inglese e nel francese la distanza è marcata, l’italiano ha una posizione intermedia.
I grafemi che possono avere la funzione di determinare il grafema contiguo prendono il nome di “diacritici”. In italiano sono 2: la “h” che rappresenta un coefficiente di velarità e la “i”.
La “i” può assumere 4 diversi valori:
- Vocale <pino>;
- Semiconsonante <notaio>;
- Diacritico <pancia>;
- Puramente grafico per distinguere due parole <cielo> da <celo>.
Il numero dei fonemi italiani è composto da:
- 7 vocali toniche;
- 1 consonante solo tenue /z/;
- 5 consonanti solo intense /ɲɲ/, /ʎʎ/, /ʃʃ/, /tʃ/ e /dʒ/;
- 15 consonanti che ammettono l’opposizione tenue/intensa, quindi 30;
- 2 semiconsonanti /j/ e /w/.
In totale i fonemi dell’italiano sono 45.
Preliminari storico-linguistici: il latino volgare
Alla base dell’italiano, ossia del dialetto fiorentino trecentesco, non c’è il “latino classico” ma il “latino volgare” o “latino tardo”. Che si pone in continuità con alcune innovazione che si stavano verificando già nel “latino arcaico” (-M cade; NS>S). La lingua ha subito l’influenza di tre elementi:
- Variante diacronica: variazione del latino nel corso del tempo;
- Variante diatopica: differenze linguistiche dovute allo spazio;
- Variante diafasica: differenze stilistiche.
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