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Servono più scatti affinché la fotografia possa avvicinare la scultura.

Talbot dice anche che disegnare e dipingere richiedono tempi lunghi che implicano analisi e selezione di

quanto vogliamo disegnare e dipingere. La fotografia si concentra su uno spazio, ma di quella porzione di

spazio ritrae tutto. Poi se parliamo di fotografia fatta in studio c’è una selezione e uno studio simili a quella

di un pittore.

Talbot inizia ad avere i primi allievi e, dato che il suo è un procedimento riproducibile (possibilità di trarre

da un negativo infiniti positivi tramite stampa), la calotipia avrà un successo enorme, mentre il

dagherrotipo si ferma (negli anni ’60 del 1800). La vera novità è il calotipo di Talbot.

- Hill, immagine dell’uomo con cappello (calotipo). Il dagherrotipo era preciso anche nella definizione

dei contorni; le stampe da calotipo (carte salate) non hanno la stessa precisione dei dagherrotipi.

Da alcuni questo viene percepito come difetto, mentre sarà molto amata dai pittori, perché è una

tecnica che rivela una vicinanza con definizione per masse oscurali che è tipica della pittura.

Calotipia = praticata soprattutto da intellettuali che provengono dagli ambiti artistici e che decidono di aver

fortuna.

Uno dei settori che vede una fortuna enorme sono le vedute di monumenti delle grandi città del Gran Tour

(vd es. Colosseo).

Iniziano ad esserci le prime scuole di fotografia in Italia. Scuola romana di fotografia con fotografi italiani e

anche stranieri e questi fotografano i grandi monumenti italiani.

- Esempi di traduzione dal negativo al positivo: dopo l’immagine del Colosseo c’è un esempio di

positivo. Le varie immagini sono di Giacomo Caneva che rinuncia alla pittura e si dà alla fotografia.

Venne incaricato della prima mostra fotografica sulle statue del Vaticano.

- A Milano (al Castello oggi): prima immagine della chiesa di sant’Ambrogio di Milano (prima del

1859, vd presenza ancora dello stemma austriaco); il fotografo è Sacchi e aveva collaborato con

Manzoni per illustrare la seconda edizione dei promessi Sposi. Era stato mandato da Manzoni a

Parigi, qui conosce il dagherrotipo e poi si dedica alla fotografia su carta => diventa calotipista. La

stampa della chiesa di s. Ambrogio è arrivata dal 1855 ai nostri giorni perfettamente conservata =>

la qualità dei materiali era straordinaria. Le foto della seconda metà del Novecento sono molto più

deteriorabili di quelle di 150 anni fa, perché i materiali non sono stati pensati per durare.

Sacchi è il primo che fa una serie di 100 fotografie (“Monumenti, vedute e costumi d’Italia”, 1852) e la

pubblica in varie edizioni, cioè in varie cartelle = primo tentativo di raccolta di usi, monumenti etc. tramite

la fotografia. Siamo prima dell’unità => si tratta di un tentativo di definizione per immagini dell’identità

italiana, anche se l’Italia come nazione non c’era ancora.

 La fotografia ha una valenza culturale, prende posizione nel dibattito culturale.

- Immagine dopo quella di s. Ambrogio. È stato stampato il nome della città, c’è la firma del fotografo

e la didascalia (c’è scritto che siamo a Pavia.) => anche se è una litografia artigianale che lo aiuta a

produrre i cartoncini che compongono il suo portfolio, Sacchi aveva un intento di presentazione

editoriale.

- Torna indietro all’immagine con la tavolata. Si rappresentano tutti gli artisti dell’accademia di Brera

durante una scampagnata. Sacchi faceva parte di questo gruppo e aveva una formazione da artista,

ma decide di far il fotografo.

- Due immagini dopo quella con s. Ambrogio. Non si poteva registrare il passaggio delle nuvole => il

cielo veniva coperto nella produzione del positivo per ottenere un cielo omogeneo. Solitamente

non era possibile ritrarre bene monumento e cielo insieme, perché la tecnica non era abbastanza

perfezionata.

Si iniziano a fare anche i cataloghi di vendita delle foto in cui si vedono i negativi elencati e si ordina il

positivo da far stampare.

Francia: campagna fotografica voluta dalla commissione per la conservazione dei monumenti storici.

 Quello francese è il primo governo che dà una committenza pubblica a 5 fotografi che devono

fotografare il patrimonio monumentale di 5 diverse aree di Francia, siamo nel 1851. Lo scopo è

quello di capire lo stato di conservazione dei monumenti. Nome della campagna: “Missione

eliografica” e tra i fotografi incaricati c’è Bayard (quello non riconosciuto fra gli inventori, ora

comunque riconosciuto come grande fotografo).

In Italia questo non avviene, anche perché l’Italia non è unita. In Italia ci sono solo iniziative individuali

(come quella di Sacchi: lui ha percorso l’Italia a spese proprie). Quelli francesi sono i primi fotografi della

storia pagati dallo stato e, in generale, i primi stipendiati.Tutti i negativi della campagna francese vengono

poi dati alla commissione per i monumenti.

- Foto di un fotografo che ritrae un altro fotografo vicino al gargouille di Notre Dome (è un gioco fra i

fotografi della missione eliografica).

Ora la fotografia è su carta => è facilmente trasportabile => nei viaggi si usa il calotipo. Gli esploratori

portano con loro i fotografi. In questo periodo ci sono anche in Lombardia gli industriali della seta che

vanno in Oriente a commerciare e nelle loro spedizioni compaiono i fotografi.

- Egitto (vd immagine): uno dei luoghi che iniziano ad essere esplorati dopo le battaglie di

Napoleone. Duchamp: accompagna Flaubert in Egitto, Palestina e Siria. Flaubert (metà anni ’50

dell’Ottocento) produce un diario di viaggio accompagnato da queste foto. Nelle foto c’è sempre un

uomo e serve per far capire le proporzioni dei monumenti. È uno dei primi casi in cui si realizzano

negativi sul posto e poi vengono stampati nel laboratorio di Lille (del fotografo Evrat, quello che

aveva copiato il brevetto a Talbot) = primo laboratorio di stampa fotografia in Europa.

 Comincia un processo di industrializzazione in cui il fotografo può affidare ad altri diverse fasi

del procedimento (es. stampa del positivo).

- Tra i molti usi della fotografia c’è anche la fotografia di viaggio: Roger Fenton, fotografo inglese, ha

seguito le truppe inglesi durante la guerra di Crimea (vd fotografia del carro contenente i materiali

che venivano portati per fare fotografie durante la guerra) => fotografia di guerra.

La fotografia di guerra ritrae comunque luoghi di battaglia deserti, non si vede l’azione. Il reportage

(fotografia di eventi) inizia a metà degli anni 80/90 dell’Ottocento = fotografia di cronaca. Negli anni ’60 si

vedono solo i luoghi di battaglia e la desolazione lasciata dalle guerre, ma non la guerra come evento in

essere. Tutta l’epopea del Risorgimento italiano ha delle testimonianze fotografiche, ma i protagonisti della

guerra vengono ritratti in studio e negli atelier e in formato comodo per essere diffuso (misura piccola), non

sul campo di battaglia. Spesso durante le spedizioni belliche c’erano anche condizioni climatiche che

rendevano difficile fare fotografia.

- Foto dopo quella del carro: esempio di uno dei primi ingranditori. Si tratta di una modalità di

stampa diversa da quella a contatto e sarà utilizzata molto di più della stampa a contatto in

laboratorio. Fotografia per proiezioni (vd striscia con negativi piccoli) = si prepara una carta

emulsionata e con il proiettore si proietta la luce sul foglio e in fondo al fascio di luce si inserisce nel

telaio il negativo => la luce passa attraverso il negativo e si proietta sul foglio, ma lo fa secondo

dimensioni diverse, in base al cono di luce che proietto.

Quello in foto è uno dei primi dispositivi per stampa a luce solare. Ci sono finestre in cui venivano disposte

carte grandi per la stampa, dal foro entra la luce solare e sotto vengono messe le lastre con i negativi.

- Foto dopo: fotografia fatta con lastra di vetro, ma comunque è ancora stampata con luce solare e

per contatto con il negativo. Per tutto il 1800 il metodo di stampa era a contatto e con la luce

solare. Capisco che è una stampa per contatto perché c’è il contorno nero intorno della parte

esposta alla luce (questo accadeva quando il foglio emulsionato non era completamente coperto

dal negativo, perché avevano dimensioni diverse).

 Le fotografie che vediamo nell’Ottocento hanno più o meno le dimensioni del negativo

originario.

La stampa per proiezione all’inizio non si diffonde subito perché spesso l’ingrandimento produce sfocature

poco controllabili. Si diffonde quando si inizia a fare stampa in laboratorio.

A metà degli anni ’50 si era passati al negativo su vetro (questo lo vedi nell’immagine del duomo, dopo

quella per ingranditore). Il procedimento si chiama “procedimento al collodio” e siamo nel 1851 e poi

questa tecnica si diffonde intorno al 1860 e questo procedimento sostituirà il calotipo.

Il negativo su vetro è un grande progresso perché rende il negativo già trasparente => ci si riavvicina alla

precisione del dagherrotipo, mantenendo però la caratteristica fondamentale del calotipo (cioè la

riproducibilità).

Si chiama procedimento al collodio perché servivano dei leganti per far aderire i Sali d’argento al vetro e il

collodio è il collante che viene usato. Il collodio è il nome popolare per la nitrocellulosa ed è altamente

infiammabile (è quella che era alla base delle prime pellicole filmiche che prendevano fuoco facilmente).

La stampa che si fa dalle lastre di vetro si chiama stampa all’albumina (non più carta salata). L’albumina era

un altro legante che, come il collodio, permetteva di far aderire i Sali d’argento al vetro e rendeva

l’immagine brillante.

La stampa all’albumina è quella più diffusa in tutto l’Ottocento. La maggior parte delle foto che oggi

troviamo datate 1800 è stampata all’albumina. La stampa all’albumina ha una grande precisione rispetto

alle carte salate e si avvicina al dagherrotipo.

Nella foto del Duomo non c’è la Galleria (1865) => siamo prima del 1865. C’è poi un ombra molto strana che

è quella del portico dei Figini (è un edificio demolito nel 1865).

 La foto va dall’invenzione della stampa al collodio al 1865.

Nel 1999 c’è stata la prima legge in Italia che ha tutelato la fotografia come bene artistico da conservare.

Prima le foto non venivano catalogate e molte venivano rovinate. 1979: progetto a Venezia che ha prodotto

3 grandi mostre = mostra sulla fotografia italiana dell’Ottocento, mostra sul contemporaneo (“Venezia ’79),

mostra sulla fotografia pittorica. Gli attori di questa grande operazione: Italo Zannier (ha scritto la prima

storia di fotografia italiana di età contemporanea), Marina Miraglia (storica dell’arte e della fotografia, fra i

primi in Italia a studiarla come arte a sé). Questi studiosi sono i primi che hanno iniziato a dare dignità

artistica alla fotografia.

Del . Oggi hanno più di un milione di fotografie storiche.

Quando si diffonde la tecnica al collodio tutte le altre tecniche vengono proseguite nei vari laboratori

italiani.

Grandi campagne fotografiche post-unitarie in cui si mostrano i monumenti per tramandare una memoria

visiva del patrimonio monumentale italiano. Ogni casa fotografica aveva un suo stile e quindi veicolava una

certa percezione dei monumenti.

Giuseppe Pagano = grande architetto italiano che negli anni ’30 del Novecento decide di chiedere alle

sovraintendenze alle belle arti se hanno fotografie delle cascine, delle case dei contadini etc. (anche i trulli)

= architettura rurale. Le sovraintendenze degli anni ’30 dicono di avere fotografie solo dei monumenti

classici. Lui voleva soggetti fotografici diversi da quelli del fascismo; alla fine prende la macchina fotografica

e produce da sé le foto che voleva andando a fare le foto. Questo ci fa capire quanto fosse generalizzata in

Italia l’idea di una fotografia che servisse ad immortalare i monumenti e a costruire identità nazionale.

- Fotografia della cattedrale di Firenze (manca una parte della facciata che ora vediamo completa).

Foto dopo: c’è la scala del giardiniere => capiamo che la fotografia rappresenta il qui ed ora.

- Due foto dopo iniziamo a vedere la fotografia usata per riprodurre opere d’arte. Una di queste è

rossa = strategia per rendere il colore. Nell’Ottocento c’erano delle tecniche per restituire il colore.

Quella rossa è una fotografia al collodio ma nella stampa del positivo sono stati aggiunti pigmenti

colorati (si chiamava stampa al carbone perché il primo pigmento utilizzato con questa tecnica era

stato era il nero fumo). Anche quella con il David era una stampa al carbone.

In Europa ci sono case fotografiche che si specializzano in stampe al carbone.

Un altro settore in cui la fotografia eccelle è nei restauri architettonici (vd foto dopo David = padiglioni del

David). La fotografia piano piano sostituisce il disegno architettonico. La fotografia di un monumento

diventa un promemoria che l’architetto usa per fare riflessioni di lavoro.

- Qualche foto dopo: documentazione dei grandi cantieri (foto di una guglia del Duomo e poi

troviamo un servizio sulla Galleria Vittorio Emanuele) = si mostrano i processi.

- La foto di cantiere fa vedere anche foto degli operai e inizia ad intersecarsi con le foto di reportage

(vd foto ingiallita) = mostra un cantiere che si è fermato a guardare il fotografo, come se si trattasse

di un set cinematografico.

IL RITRATTO

Nadar: il suo diventerà il più importante atelier. È il primo che fa fotografie dal pallone areostatico e anche

fotografie nei sotterranei di Parigi.

- Terzo ritratto: ritratto di Baudelaire. Se lo confrontiamo con il ritratto ordinario si tratta di due

opere diverse. Il ritratto tradizionale è quello fatto in atelier con la persona in posa + il fotografo è

distante dal soggetto, non si intuisce una relazione con il fotografo (vd foto della donna in vari

spezzoni più avanti). Nel ritratto di Baudelaire fotografo e fotografato sono invece vicini e il

fotografo vuole mostrare non tanto il ruolo sociale della persona fotografata, ma il suo carattere.

Lo stile di Nadar avrà una fortuna immensa.

Nadar ritrae tutti gli intellettuali con lo stesso stile di Flaubert. Nel quarto ritratto c’è un’ombra che

viene proiettata => allusione al meccanismo della fotografia. Il quinto è il ritratto del mimo mentre

sta mimando il fotografo.

- Disderi invece è quello che ha inventato il ritratto tradizionale; si usa la macchina fotografica a più

obiettivi e con un’unica lastra, poi stampa quanto riportato in negativo sulla lastra su un unico

cartoncino e si ritagliano le tante piccole riproduzioni (= carte da visita). Un esempio è quello della

signora in posa.

16/10/17

Rete fotografia che organizza a Milano visite guidate per gli archivi e partecipa anche il castello sforzesco

(www.rete fotografia.it).

CONFRONTO FRA I RITRATTI DI NADAR E I RITRATTI STANDARD

Il suo è il più importante studio fotografico a Parigi del secondo Ottocento. Fa ritratti diversi rispetto a

quelli standard e ricorrenti. Quello della donna (che non è di Nadar) è un esempio di ritratto fotografico

standard, molto diffuso ed economico. È stato Disderi (che si legge con l’accento finale) a iniziare a fare

ritratti di tipo standard.

- Slide con ritratto della signora. È una tipologia di ritratto commerciale. Si usava un’unica lastra

grande (h18, b24: uno dei formati dei negativi standard che poi si diffonde per tutto il Novecento

=> già formato industriale). La lastra è di vetro (si usa il procedimento al collodio, un legante che

serve per far aderire le emulsioni fotosensibili al vetro) e deve poter scorrere avanti e indietro. Gli

obiettivi sono 4: la signora sta in una posa e noi facciamo il primo scatto (usando i due obiettivi

sopra o oscurando quelli sotto) e si prosegue invertendo gli obiettivi utilizzati e quelli oscurati. In

mezzora il fotografo può aver realizzato 4 riprese su un'unica lastra; stampa successivamente la

lastra a contatto (uso di carta emulsionata ai Sali d’argento). Poi i vari ritrattini vengono tagliati e

incollati su un cartoncini in formato 6x9 che prenderà il nime di “carta da visita”. La stampa a

contatto utilizzata in questi casi è quella all’albumina (anche qui il termine designa un legante =

l’albumina è una proteina tratta dall’albume dell’uomo).

Attenzione: non sempre a un procedimento al collodio corrisponde una stampa all’albumina. Questo è ciò

che avveniva solitamente, ma nell’Ottocento c’è sperimentazione => si cercano soluzioni diverse in termini

di qualità, durata e fedeltà dell’immagine riprodotta rispetto al reale.

Nel caso dei ritratti standard troviamo una figura intera, il soggetto è distante dal fotografo (viene ripresa

tutta la figura) e c’è un set sullo sfondo (= messinscena). Lo sfondo è coerente con lo status sociale di chi

viene ritratto.

La novità di Nadar è la scomparsa di tutti gli elementi che costituivano il set tipico degli atelier di ritratto

dell’epoca. Notiamo l’uso di uno sfondo neutro e delle luci artificiali (solo grazie a questi indizi capiamo che

siamo in atelier, non grazie alla presenza degli attributi sociali del fotografato).

Nell’atelier di Nadar vanno tutti gli intellettuali della seconda metà dell’Ottocento.

A Nadar venne riconosciuta un’enorme capacità di interpretazione. Sono ritratti fatti da vicino. Questo tipo

di ritratto dipende dalla relazione fra Nadar e chi ha di fronte.

Nadar subiva la concorrenza degli altri ritrattisti, già affermati, che avevano la stima di Napoleone III

(imperatore).

I ritratti di Nadar ritraggono solitamente la figura a ¾.

- Il ritratto di Baudelaire (il terzo) non dà l’idea di serenità (Baudelaire non aveva voglia di farsi

ritrarre) => il fatto che noi lo vediamo è prova che Nadar sapesse catturare la psicologia del

soggetto.

- Nel quarto vediamo un diplomatico dalla posa rilassata. In questo ritratto Nadar ha lasciato la

proiezione dell’ombra => accenno alla stessa fotografia.

Nel 1900, quindi dopo tutta la sua carriera, Nadar fa una raccolta di scritti: “Quando io ero fotografo” (si

tratta del primo testo in cui un fotografo parla della sua attività). Il primo libro fotografico è quello di

Talbot, ma parla della fotografia e non dell’attività di fotografo.

Lettura di un passo del libro di Nadar: quello che non si impara è la capacità di mettersi in relazione con il

soggetto della fotografia. Nadar aveva capito quali sono le caratteristiche che un ritratto deve avere per

dire qualcosa della persona anche a distanza di tempo.

Nadar porterà le sue macchine sul pallone areostatico e realizzerà le prime fotografie dall’alto (anni ’60 del

1800). Inoltre sarà anche il primo a utilizzare il lampo al magnesio per le fotografie sotterranee.

Baudelaire scrive, in occasione del Salon di Parigi del 1859, “il pubblico moderno e la fotografia” in cui

sostiene che la fotografia è ancella delle arti e il suo compito è fare riproduzioni di libri, opere d’arte etc.,

cioè di tutto ciò che si corrompe => conservare la memoria.

Un’idea simile del ruolo della capacità della fotografia di conservare la memorie l’aveva anche Luca

Beltrami (a Milano). Beltrami fu attivo sul fronte della conservazione di alcune strutture architettoniche

milanesi che si volevano distruggere e riuscì a garantire la salvezza del Castello Sforzesco. Non riuscì a fare

lo stesso con il Lazzaretto; quest’ultimo venne demolito a causa della speculazione edilizia di fine

Ottocento. Nel caso del Castello Beltrami riuscì ad ottenere che diventasse luogo delle memorie = viene

collocato lì tutto quello che è stato distrutto nel resto della città. Beltrami fotografa il Lazzaretto prima che

venga distrutto.

- Foto dopo i ritratti di Nadar (foto di uomo – donna): qui si vede quanto la messa in scena fosse

rilevante (vedi ricchezza dello sfondo).

LA FOTOGRAFIA PITTORICA

La tendenza alla scenografia che osserviamo in varie fotografie di metà Ottocento si sposa bene con una

delle correnti fotografiche dell’epoca, cioè quella della fotografia pittorica (attenzione: non è la stessa cosa

del pittorialismo).

- La fotografia successiva all’ultima (quella con uomo-donna) è di Rejlander (si pronuncia Reilander)

che lavora nell’Inghilterra di ½ Ottocento.

La fotografia si chiama “Le due vie della vita”, 1857.

A destra troviamo persone che fanno una vita morigerata (virtuose), a sinistra troviamo quelle che

vivono di vizi (vd clima vittoriano). Questo foto viene esposta all’esposizione di Manchester e piace

alla regina Vittoria che la compra e diventa fra le prime fotografie della collezione reale inglese.

Il rimando vivamente pittorico di questa foto è quello alla “Scuola di Atene” (una delle stampe di Raffaello),

vd clima culturale dell’epoca = corrente dei pre-raffaeliti.

Sono 40x78 cm. È una fotografia composita (fatta dalla composizione di più negativi, no unico scatto) = gli

attori vengono messi in posa e fotografati singolarmente, poi vengono montati questi negativi con delle

mascherature e stampati su un unico foglio di carta (mascheratura = elimina quello che circonda il soggetto

così poi da aggiungerci gli altri negativi). I negativi utilizzati sono 30. Qui c’è anche la tradizione delle messe

in scena teatrali che il fotografo in questione conosceva.

Per fotografia pittorica si intende la fotografia, soprattutto inglese, degli anni ’50 dell’Ottocento che vede il

ricorso alla costruzione a priori della scena. Questo è coerente con la pittura di questo periodo che è

accademica = aveva come soggetto principale soggetti mitologici/allegorici e storici. È a questo tipo di

pittura che si rifà Rejilander.

- Due immagini dopo. “I tempo che svanisce” = fanciulla sul letto di morte; 1858. Ancora stampa

composita, i negativi di partenza sono 5.

Queste fotografie di Rejilander vennero acquistate dalla regina Vittoria e dal figlio Umberto e andranno a

costruire la base del dipartimento di fotografia dell’attuale Victorian and Albert Museum.

- Fotografia dopo. Per fare questa fotografia c’è un disegno di partenza.

- Robinson seguirà la direzione di Reilander.

Attenzione: siamo a metà dell’Ottocento e questa è fotografia pittorica (no pittorialismo).

LA FOTOGRAFIA DI CAMERON

- In ambito inglese va citata la figura di Cameron (fotografa); è moglie di un funzionario inglese e vive

nell’isola di Wight (isola degli intellettuali). Lei impara da Rejilander a fotografare. Fa ritratti

peculiari e il suo inventa uno stile unico = ritratti molto ravvicinati (vd nelle slide, madre di Virginia

Wolff) + uso sapiente della luce.

- Due foto dopo (ancora della Cameron), è John Herschel.

Tecnica di Cameron: uso delle lenti focali corte che mettono a fuoco solo la parte centrale del viso (rimane

sfocato intorno). L’uso dello sfocato diventerà una cifra stilistica della Cameron e non c’era né nei ritratti

standard né nei ritratti di Nadar. Lei una figura intellettuale riconosciuta come tale da un circolo

intellettuale maschile. Tutta la storiografia successiva la riconoscerà come prototipo delle grandi fotografe

del Novecento.

- Foto precendente (ancora di Cameron). C’è una parte di immagine che rimane sfocata + le figure

non sono messe al centro in modo classico (l’immagine è tagliata). Il soggetto è una famiglia, ma

non ritratta tradizionalmente. Qui si capisce che l’inquadratura ci dice quale porzione di realtà il

fotografo vuole trattenere.

Ci saranno degli studi fisiologici su come funziona la visione umana. Con Helmholtz si capirà che la visione

umana è sfocata => la Cameron voleva rendere una vicinanza con la visione umana.

ALTRE TECNICHE E NOZIONI DELLA FOTOGRAFIA DI METÁ OTTOCENTO

- Un po’ di immagini dopo (quella con i disegni). Questa stampa viene ottenuta con la tecnica del

Cliché Verre: si prende una lastra in negativo e la si incide (graffiandola), poi la si mette a contatto

con un foglio emulsionato e si espone alla luce solare; la luce passa dove ci sono i graffi => ottengo

un disegno da un negativo fotografico. Siamo a cavallo fra incisione e fotografia.

- Foto dopo. La fotografia viene usata in tutti i campi dello scibile umano. I grandi fotografi che

percorrono l’Italia sono anche stranieri (inglesi, francesi). Questa foto è di Le Gray (fotografo

francese), uno degli incaricati per la missione eliografica (campagna sulla fotografia dei monumenti

francesi). Qui siamo a Palermo, 1860, durante lo sbarco di Garibaldi. Si tratta di una stampa

all’albumina dai toni caldi (il colore caldo/bruno delle foto è dovuto al fatto che la stampa si faceva

a luce solare e all’aperto).

In questo periodo (metà Ottocento) comincia una fotografia che si reca nei luoghi del combattimento, ma

non rende l’idea dell’evento (perché non si fanno ancora fotografie in una frazione di secondo). Qui

vediamo la distruzione di un palazzo dopo lo scontro.

- Due foto dopo: la fotografia si fa usando tecniche preparatorie mutuate dalla pittura del tempo. Le

Gray fa studi di alberi che vedono le loro basi nelle pitture di alcuni pittori (es. Constable).

- Due foto dopo: “Le marine”(ancora di Le Gray). Si tratta di una fotografia composita: risultato di

due diversi negativi (uno realizzato per il mare l’altro per il cielo).

Questa è tra le prime stampe che rendono conto della variabilità atmosferica (prima si usavano

mascheratura e ritocco per fare il cielo).

La fotografia viene portata in Oriente. Questa serie di fotografie venne fatte dagli esponenti della scuola di

Yokohama (fondato da Felice Beato). Questo atelier entrerà in contatto con i giapponesi del luogo e

insegnerà loro la tecnica della fotografia.

Attenzione: la fotografia si basa sulla camera oscura che ha alla base il modo di concepire lo spazio di tipo

rinascimentale (con la prospettiva) che era estranea alla cultura giapponese. Le foto fatte in Giappone sono

frutto di una visione occidentale dell’Oriente, sono infatti presenti i tradizionali generi figurativi occidentali.

- Foto con i lottatori di sumo. È una fotografia dei costumi tipici (in Italia si facevano le fotografie dei

costumi regionali => è un genere figurativo occidentale). Non è un ritratto perché le persone non

vengono identificate come individui, ma solo in quando lottatori di sumo.

Si tratta di stampe all’albumina, ma noi le vediamo colorate: nello studio del fotografo (all’inizio

occidentale) si reintroduce la pittura = le fotografie vengono colorate a mano => tornano ad essere opere

d’arte uniche.

Tutti i viaggiatori che vanno in Oriente tornano portandosi fotografie del posto, ma fatte secondo canoni

occidentali => queste foto hanno viaggiato nel mondo del collezionismo. Normalmente l’imprenditore

lombardo andava in Giappone per trovare bachi da seta e riportava a casa, tra le tante cose, anche le

fotografie.

- Due foto dopo: foto egiziane, esempio di spedizione che prevede la partecipazione della figura del

fotografo (questa è del viaggio di Flaubert e Duchamp).

- Quella dopo, siamo in India.

- Quella dopo: fotografia dei fenomeni naturali (vd filone scientifico che si interseca con quello

paesaggistico). Eruzione del Vesuvio, foto fatta da Sommer.

- Quella dopo. Henry Jackson fotografa i geyser, siamo negli USA. Tutte le imprese pionieristiche

hanno al seguito fotografi e poi le fotografie vengono mandate al governo americano. Viste alcune

foto, fra cui questa, il governo decise di creare dei parchi di conservazione del patrimonio culturale

americano.

Nella conoscenza del territorio italiano ha avuto un ruolo importante il Touring club (fondato nel 1894).

LA FOTOGRAFIA DAGLI ANNI ’60 A FINE OTTOCENTO

- Foto di un laboratorio fotografico (la prima slide). Ci sono tutte le foto appese. È un laboratorio di

stereoscopia.

- Foto dopo. Esempio di stereoscopia: due riprese ravvicinate della stessa strada di Parigi. Nella presa

destra vedo qualcosa in più rispetto a quella sinistra. La visione stereoscopica deriva da un

apparecchio che ha due obiettivi e i due obiettivi mi danno due visioni diverse dello stesso oggetto

(è quello che succede quando guardiamo con un occhio e poi con l’altro). Siamo sempre con lastra

di vetro e stampa all’albumina. Nel visore le due immagini si sovrappongono => effetto ottico della

tridimensionalità. È un processo che esiste fin dal dagherrotipo, ma si diffonde soprattutto negli

anni 50/60 dell’Ottocento.

- Foto dopo: ponte dei sospiri a Venezia.

Si inizieranno anche a fare delle scenette tridimensionali da vedere nel visore (quello che viene chiamato

pre-cinema) = serie di stereoscopie => sviluppo industriale (anche queste, come le carte da visita, sono di

dimensioni piccole e costano poco).

- Ritorno all’immagine di prima. Qui siamo in una piazza con persone e movimento. Tecnica e tempi

di esposizione (ridotti anche grazie alla stereoscopia) sono diversi rispetto al dagherrotipo che

rappresentava una strada di Parigi vuota (vd immagine delle prime lezioni).

A fine Ottocento si passa dal procedimento dal collodio al procedimento alla gelatina a Sali d’argento. Alla

base ci sono comunque i Sali d’argento, è cambiato il legame: non è più il collodio. L’emulsione alla gelatina

velocizza la ripresa che ora può avvenire in una frazione di secondo.

 Si può fermare l’istante => possiamo fare le riprese per strada.

La fotografia di strada verrà poi denominata istantanea.

Diventa possibile fare reportage (es. fotografie di guerra).

In questo periodo si inventa anche il primo apparecchio fotografico portatile (non sul cavalletto); siamo nel

1888: Kodak numero 1. La Kodak è la prima grande aziende che produce queste macchine. Viene fondata

da Eastman (è lui che inventa l’apparecchio). Novità = all’interno non c’è la lastra in vetro, ma il rullo

(inizialmente in carta, poi in celluloide) + è una macchina portatile => il fotografo non deve continuamente

cambiare lastra è può quindi fare scatti in sequenza + i tempi di reazione sono brevissimi.

 Gli scrittori veristi diranno che, grazie a questo tipo di fotografia, si può vedere la vita

quotidiana, quella vera.

Foto con tutte le persone (un po’ di foto dopo quella analizzata precedentemente): è una foto di Giovanni

Verga (dopo la carriera da scrittore diventa fotografo). Altri intellettuali che diventeranno anche fotografi:

Capuana e Zola.

Con la Kodak la fotografia diventa ad appannaggio delle classi medio-alte (non più solo professionisti) =>

viene praticata dagli amatori (nasce la categoria di quelli che praticano la fotografia per diletto).

La Kodak consente al fotografo di fare solo il fotografo (no stampatore): all’inizio il rullino veniva mandato

nel primo laboratorio Kodak negli USA, poi nei vari laboratori Kodak in tutti i paesi, ma, comunque sia, la

stampa avviene in laboratorio.

- Foto con cigni etc: è una foto di Zola = grande studio della composizione. L’abilità del fotografo è

quella di decidere lo scatto in una frazione di secondo.

- Foto dopo: ritrae la vita Parigina. Per l’uomo di quel tempo non era normale veder restituire su

carta tutti i dettagli di una scena. Non sempre la reazione è positiva.

A questo punto la stampa è in laboratorio (no luce solare) => iniziamo a vedere il bianco e nero. Si tratta di

un tipo di stampa che all’inizio non piaceva (all’inizio si faranno dei viraggi sulle stampe per farle somigliare

a quelle con le sfumature a cui erano abituati).

Vantaggio della stampa in laboratorio: non bisogna dipendere dalle condizioni atmosferiche + possibilità di

manipolare la luce in fase di scatto e di stampa.

Attenzione: alcuni fotografi continuano con la stampa a luce solare.

- Quella dopo: si rappresentano le visioni dall’alto della Tour Eiffel.

- Due foto dopo: foto di Luigi Primoli (considerato oggi uno dei primi amatori aristocratici italiani),

siamo nel 1897 e si tratta di una battuta di caccia (c’è anche D’Annunzio).

- Foto dopo: siamo nel 1898 e il soggetto sono degli aristocratici che tengono in mano la guida del

museo durante una visita.

- Quella dopo: prima foto della pietà Rondanini, quando era ancora nel cortile di palazzo Rondanini a

Roma.

LEZIONE AL CASTELLO FORZESCO: ARCHIVIO FOTOGRAFICO (18/10)

Si tratta di collezioni civiche (liberamente consultabili dal pubblico).

Sono presenti più di 80000 fotografie originali.

L’archivio si fonda sulle collezioni di Luca Beltrami e nasce nel 1933 (anno di morte di Beltrami); le prime

fotografie riguardavano soprattutto Milano, poi i cittadini continuano a donare anche collezioni di

fotografie che riguardano la storia d’Italia + la fotografia orientale.

Attenzione: siamo in un periodo in cui donare le proprie collezioni ai musei è ricorrente (ottica di

conservazione della memoria).

In questo archivio ci sono tanti fondi, tra cui quello di Luca Beltrami e la collezione di Vitali (collezionista di

opere d’arte, primo storico della fotografia italiana).

- Visione dagherrotipo stereoscopico (quello con la donna, proiettato nelle slide nelle versioni

precedenti). Si tratta di un dagherrotipo ritoccato a mano (vd colore).

Attenzione: la fotografia si può restaurare con accorgimenti e tecniche diverse da quelli per pittura (qui si

parla di processi chimici). Il restauro in fotografia non elimina il degrado, ma si occupa di stabilizzare

l’immagine.

- Dagherrotipo del soldato (mostrato durante le lezioni precedenti). Anche questo è ritoccato a

mano. La montatura in ottone dorato lo impreziosisce.

Questi dagherrotipi presentano enorme precisione nei dettagli.

- Viene mostrata una piccola lastra di ferro con un piccolo ritratto. Ad un certo punto si prova ad

applicare il procedimento al collodio su lastre di ferro, invece che di vetro (ferrotipo). La lastra

veniva coperta di emulsioni fotosensibili (fatte aderire con il collodio) e poi esposta alla luce. È un

negativo (siamo direttamente sulla lastra, non sulla stampa), ma noi lo vediamo come positivo

perché il supporto è scuro.

Il ferrotipo era meno costoso del dagherrotipo e più facilmente trasportabile (inseribile in busta). Erano

ritratti da pochi soldi che permettono la circolazione dell’immagine. Questa tecnica si diffuse molto (es.

ritratti dei soldati).

- Vediamo il caloripo (negativo su carta) e successivamente la stampa (stampa a luce solare) della

scampagnata degli accademici di Brera (vd foto di Sacchi mostrata a lezione).

Attenzione: il foglio del negativo è trasparente e si tratta di un negativo non cerato (dal 1851

venivano cerati => questo è anteriore). È stato fatto da Sacchi.

Notiamo che la stampa è stata fatta alcuni anni dopo lo scatto del negativo (infatti è stata fatta

all’albumina, mentre se fosse stata fatta al tempo del negativo sarebbe stata una carta salata).

Questo negativo è del 1850.

Attenzione: dei calotipi (negativi su carta) si possono fare al massimo 30/40 stampe (positivi).

- Vediamo la più antica immagine di s. Ambrogio (anche questa fatta da Sacchi e mostrata a lezione).

Anche qui si tratta di un calotipo (negativo su carta). Confrontiamo con la foto del Duomo (anche

questa vista a lezione) che viene da un negativo di vetro.

La stampa tratta dal negativo su vetro ha delle tracce nere intorno (= segno della lastra originaria) e

presenta dettagli impressionanti.

Attenzione: negli ambienti artistici era più apprezzata la foto derivante da negativo su carta

(sfumature etc. => richiamava maggiormente la pittura).

I negativi corrispondenti alle fotografie mostrate si trovano alla sono alla Fabbrica del Duomo perché la

commissione veniva da lí.

- Visione di alcune foto dei primi moti del 1898 a Milano (prime foto di reportage).

- Album di Vitali che unisce personaggi celebri = testo scritto e foto incollate. No stampa ai Sali

d’argento, ma stampa al carbone (con uso dei pigmenti colorati). Poi stampe ai Sali di platino

(tonalità di grigio raffinate).

- Visione di alcune Stereoscopie (“effetto 3D”).

- Vediamo l’album di vendita di Savaistre, un fotografo dell’Ottocento. All’interno ci sono

stereoscopie che rappresentano il regno delle due Sicilie. Alla fine le foto raffigurano i moti

Palermo, ma si tratta sempre di foto fatte a battaglia conclusa.

- Ancora di Sevaistre abbiamo le foto della presa di Gaeta (anche queste sono stereoscopiche). Qui il

fotografo mette attori in posa per simulare i morti a seguito dello scontro.

- Fotografie del cantiere di costruzione della galleria del Duomo (vengono documentate tutte le fasi).

La costruzione fu dal 1865 al 1867. Anche queste erano state mostrate a lezione.

- Esempi di altri tipi di negativo: su gelatina e su pellicola.

- Ulteriore tecnica = autocromia (antenato diapositiva): tra vetro e emulsione c’è fecola di patate con

i pigmenti dei 3 colori fondamentali. Queste tecnica venne brevettata dai fratelli Lumiere che poi

inventeranno il cinema.

- Visione dell’album che mostra la marcia su Roma e l’occupazione di Milano da parte del fascio.

- Altro album: riprese aeree fatte dell’aeronautica.

- Album su stazione centrale (costruita nel 1931). Qui siamo di fronte a fotografie in bianco e nero

(stampate in laboratorio) + troviamo anche il timbro del fotografo.

- Foto del bombardamento di Santa Maria delle Grazie.

STORIA DELLA FOTOGRAFIA GIAPPONESE (anni ’60 dell’Ottocento)

Il Giappone ha una cultura isolazionista in questo periodo => la fotografia arriva tardi (in Europa si diffonde

dagli anni ’30 dell’Ottocento)

Nel 1845 arriva il primo dagherrotipo.

I primi studi fotografici giapponesi nascono in un ambiente feudale: i feudatari incentivano per i primi

esperimenti fotografici. Le prime sperimentazioni sono alla scuola di Nagasaki (dove c’erano già fotografi

occidentali). I primi fotografi giapponesi si formano grazie a quelli occidentali (in Giappone non c’erano le

conoscenze sufficienti per creare studi fotografici da zero).

Quello che colpisce è la bellezza estetica delle foto. Erano fatte per essere vendute agli occidentali come

ricordo di viaggio. Fino a qualche anno fa si pensava ad una colorazione ad acquarello, invece era

colorazione con pigmenti in polvere, pestati al mortaio e mischiati con gelatina animale (collante). Il

pigmento veniva steso varie volte.

In questo momento inziale i fotografi operanti in Giappone (anche se occidentali) non tentavano di

difendere le proprie fotografie => i negativi circolavano liberamente da uno studio all’altro.

 Un grosso problema è quello di attribuire le stampe e i negativi da cui esse provengono a un

autore piuttosto che un altro.

Il negativo era sempre con il procedimento al collodio/con la gelatina di Sali d’argento (altro collante, vd

quello che riduce i tempi e permette foto in una frazione di secondo. Il positivo era su carta (stampa

all’albumina).

Solitamente i formati sono piccolo (biglietto da visita, vd formato diffuso in occidente), stampa intera (per

album) e mezza stampa.

La colorazione veniva fatta da gruppi di artisti (spesso artisti della stilografia policroma). Anche i soggetti

vengono dalla tradizione stilografica (erano già incasellati in gruppi grazie a questa tradizione: luoghi famosi

del Giappone, donne, usi e costumi del Giappone, scene di vita legate alla vendita, scene di vita quotidiana).

24/10

LA FOTOGRAFIA DI FINE OTTOCENTO

Dalla foto della pietà rondanini

Invenzione della gelatina ai Sali d’argento => reazione istantanea alla luce => i tempi di esposizione si

riducono a una frazione di secondo.

L’istante è qualcosa che prima non si poteva catturare. Reazioni: sconcerto e disorientamento (quello che la

fotografia cattura non è quello che vediamo a occhio nudo). La fotografia sbatte in faccia all’uomo di fine

‘800 qualcosa che sconcerta perché troppo. Si parlerà di un eccesso di dettagli e di precisione. Luca

Beltrami stesso (fotografo e collezionista di fotografie precedenti all’istantanea) diceva che la fotografia gli

diceva troppo.

L’espressione “Fotografia istantanea” indica un tipo di fotografia dal 1880/85 che so serve della gelatina ai

Sali d’argento e di apparecchiature più piccole e maneggevoli (es. Kodak numero 1, 1888).

Fu Eastman a creare la Kodak numero 1. Il motto della Kodak era “you press the botton, we do the rest” =

l’industria può sobbarcarsi di tutte le fasi del procedimento della fotografia. “Kodak” = suono

onomatopeico che ricorda il suono dello scatto. Siamo nei primi momenti della fotografia di massa.

La fotografia che c’era fino a quel momento era lenta nei procedimenti e anche nel tipo di sguardo che essa

richiedeva. Per catturare l’istante e rendere la foto nitida serve la velocità.

Il fotografo inizia a calarsi nell’atmosfera di strada.

Istantanea = è un aggettivo che si applica solo alla fotografia che ritrae la vita per le strade. Anche se per

tutti il procedimento è lo stesso non chiamiamo fotografia istantanea quella che si continua a fare in studio.

Una delle grandi direzioni che prende la fotografia istantanea è quello che chiamiamo reportage (fotografia

di cronaca che testimonia gli avvenimenti mentre questi accadono).

- Fotografia dopo la pietà Rondanini. Jacob Riis (americano, nb nelle storie della fotografia ci si

concentra su USA, Francia e Inghilterra: per gli americani la fotografia è un’arte propria). Jacob Riis

era un giornalista di cronaca nera e ad un certo punto inizia ad

accompagnarhttps://www.skuola.net/universita/appunti/riassunto-esame-storia-moderna-prof-

stefano-levati-libro-consigliato-manuale-di-storia-moderna-capradelle fotografie. Scatta fotografie

agli immigrati in America (vd italiani).

Riis si faceva accompagnare dalla polizia, spalancava la porta e faceva le istantanee.

Molte delle sue fotografie vennero consegnate alle autorità di New York che poi intervennero

contro lo sfruttamento degli immigrati etc.

 Si tratta di una fotografia con risvolti politici.

Le sue fotografie vengono tradotte in silografie (tecnica di incisione in rilievo) e poi messe sui giornali. Vd

foto dopo.

Riis realizza un libro fotografico con testi stampati insieme alle foto (meccanismo fotomeccanico): “Come

vive l’altra metà” = raccolta delle fotografie che scatta nei bassifondi di New York; siamo nel 1890.

1892: “I figli dei poveri” = denuncia del lavoro minorile.

- Quattro foto dopo la pietà Rondanini. Madre con bambino che è un simbolo delle condizioni di

povertà.

- 1895: incontro con Theodor Roosvelt = le foto di Riis verranno valutate anche dal Congresso.

- Nella foto con i ragazzini si vede che stanno posando.

L’altro personaggio importante del panorama americano Lewis Hine. Non è un giornalista, ma un sociologo

e un insegnante. Invece di andare nelle strade a fotografare da solo le persone lo fa con i suoi studenti del

corso di sociologia. A fare le foto vanno nell’isola davanti a New York (Ellis island) in cui arrivavano tutti gli

immigrati da tutta Europa; lì c’era una caserma in cui gli immigrati venivano controllati e lì si decideva se

potevano entrare in America o meno. Hine lavora nei primi decenni del Novecento.

Quello di Hine è un progetto di gruppo: era lui con i suoi studenti.

- Foto con famiglia. C’è una composizione della scena (fare reportage non vuol dire assenza di posa o

di messa in scena). 1906

La composizione è un elemento fondamentale per dare efficacia comunicativa alla fotografia.

- Foto dopo. La bambina operaia (1908). Denuncia delle condizioni di vita dei bambini che

lavoravano. Qui c’è un impianto con prospettiva centrale (ordine formale), ma l’obiettivo è quello

forte della denuncia = lui diventa fotografo ufficiale del Comitato Nazionale per il lavoro minorile e

lavora per 10 anni per documentare il lavoro minorile nelle fabbriche americane.

Le sue fotografie portano a delle leggi per l’abolizione del lavoro minorile.

 Molti progetti di fotografi americani portavano a conseguenze concrete.

Facciamo un esempio italiano per capire la differenza dello statuto della fotografia in Italia. Paolo Monti:

fotografo che viene incaricato da uno storico delle arti di fare il censimento dei monumenti di tutte l’Emilia

Romagna (siamo negli anni ’60 e ’70 del Novecento). È l’unico caso italiano in cui si usa la fotografia per

questioni di bene pubblico (occorreva valutare lo stato del patrimonio monumentale per vedere dove

intervenire). Mentre questo tipo di progetti era più diffuso negli USA.

- Bambini minatori (foto dopo). 1911: Pittsburgh, zona siderurgica.

Hine muore nel 1940. Prima della morte collaborerà per documentare la costruzione dei grandi grattaceli di

New York (anni ’30 del 1900).

- Operaio durante la costruzione dell’Empire State Building = anche qui c’è un intento formale (si

comunicano forza e vitalità). Anche qui c’è la denuncia delle condizioni degli operai che devono

lavorare alla costruzione di questi edifici anche in condizioni pericolose.

- Due foto dopo vediamo Eastman con in mano la Kodak ed è a sua volta immortalato da un amico

che sta usando la Kodak. La prime foto Kodak hanno la forma tonda perché era quella dell’obiettivo

=> si stampava tutto quello che l’obiettivo prendeva.

Noi siamo abituati a formati quadrati o rettangolari e questo si otteneva tagliando delle parti di ripresa (=>

quando si faceva la foto occorreva tenere conto). In Occidente infatti si era sempre lavorato con negativi di

formato rettangolare.

 Qui c’è già una scelta. Sempre Paolo Monti diceva che la forma tonda è preferita dagli orientali,

mentre gli occidentali preferiscono la forma quadrata.

- Entrambe le foto dopo. Le foto sono del fratello di Luca Beltrami (uno dei primi a usare la Kodak a

Milano), siamo nel 1891/2. Lui si mette con la macchina fermo per strada e aspetta che la gente

passi davanti all’obiettivo (come si faceva nel primo cinema).

Questo fotografo (Giuseppe Beltrami) compone un album con 1000 scatti di persone che lui vede passare

dal Teatro alla Scala e Piazza d’uomo. Erano sempre personaggi dell’intellighenzia milanese che circolavano

in quelle zone. In questo progetto si rifà al concetto di inconscio ottico elaborato da Benjamin: l’inconscio

ottico è tutto quello che noi non deviamo e che la macchina mi mostra (es. l’accendersi di una sigaretta).

Nella seconda foto vediamo dei tagli che indicano l’obiettivo (vd angolini neri nella seconda foto).

- Foto dopo. La fotografia può aiutare in una serie di studi. Eadweard Muybridge, 1887, “animal

locomotion”, studio del movimento.

Lui ottiene una serie di scatti che equivalgono ai vari istanti del movimento = indagine analitica del

movimento che viene scomposto in singoli istanti (scompone il movimento senza ricomporlo).

Ebbe successo perché sconvolse le opinioni che da secoli erano radicate sul fatto che il cavallo avesse tutte

e tre le gambe alzate durante la camminata.

Lui è americano. A Parigi incontra Marey (fisiologo del collegio di Francia) che è attratto dagli studi di

Muybridge e li prosegue con un obiettivo diverso.

- Marey (foto dopo). Usa uno strumento particolare (cronofotografo). Il disco rotante viene fatto

girare e le luci (aperte in successione) illuminano la lastra in base alla velocità di rotazione. Marey

cerca di rendere il movimento in un unico scatto => non si limita a scomporre, ma ricompone

anche. Qui vediamo un essere umano che ha messo in testa e nei punti delle articolazioni delle

sbarrette di metallo. Questo tipo di indagine è sia analitica che sintetica = la stessa immagine ci dà

conto degli istanti in cui viene scomposto il movimento, ma è un’immagine unica.

Questa immagine interessa tutti coloro che in questi anni e in quelli successivi si interessavano del

movimento in pittura.

- 1912, Duchamp “Il nudo che scende una scala. Numero 2”, olio su tela. Duchamp qui è legato al

cubismo e sta sicuramente guardando alla foto precedente di Marey.

- Foto dopo, di Marey, 1890. Anticipa il cinema che i fratelli Lumiere inventano.

- Balla, “Dinamismo di un cane al guinzaglio”, 1912 = ripresa del tema di movimento analizzato e poi

sintetizzato.

 Ricerche incrociate in quel periodo fra pittura e fotografia su come rendere il movimento.

- Foto dopo. Fotografo di Parigi, Eugen Atget (si pronuncia Asge). Lui incontra Man Ray (vicino di

casa). Ray era legato al Surrealismo (manifesto del Surrealismo nel 1924) => Ray interpreta il lavoro

di Atget in chiave surrealista.

Atget diceva che le fotografie sono documenti (fotografo di stampo ottocentesco). Aveva aperto un

negozio e si definiva “fotografo d’arte” e mette l’insegna “documenti per artisti” = fornisce

fotografie ai pittori e agli studenti dell’accademia di belle arti.

Atget non fotografa la Parigi monumentale, ma la Parigi medievale, minori, popolare e quella dei

grandi romanzieri ottocenteschi + fotografa inferriate, fontane, alberi, parchi, animali e fiori. Le sue

foto diventano repertori per artisti.

Le foto di Atget non ritraggono esseri umani, vedendo queste atmosfere Man Ray pensa ad

immagini evocative di qualcos’altro e che creano senso dell’attesa (in questo senso ne dà una

lettura surrealista).

- Foto della scala. È una foto di un dettaglio che serve agli artisti.

Atget non teorizza minimamente sulle sue foto.

La tecnica di Atget è quella ottocentesca: usa il cavalletto (fotografia lenta), rifiuta l’offerta che Man Ray gli

fa di un apparecchio istantaneo. Lui lavorò anche per la commissione dei monumenti storici (vd quelli che

avevano commissionato la missione eliografica).

Nel ’26 Ray pubblica lavoro di Atget leggendolo in chiave surrealista.

- Due foto dopo quella della scala. Qui c’è una foto della Parigi malfamata (fece anche un lavoro sui

bordelli).

- Foto dopo: tema della vetrina. C’è una vetrina che riflette qualcosa di strano: è il vetro della parta

che riflette il fotografo che fotografa, ma mentre lui fa la foto i due proprietari si schiacciano contro

il vetro per vedere e la faccia di uno di questi sostituisce quella del fotografo.

Qui Atget ci sta suggerendo che il linguaggio della fotografia è ambiguo (non come dicevano

nell’Ottocento: fotografia come ritratto fedele della realtà).

 Inconsapevolmente ha intuito alcune caratteristiche fondamentali del linguaggio fotografico.

Anche il tema della vetrina era interessante per i surrealisti: la vetrina è un confine sottile fra il dentro e il

fuori e crea ambiguità.

In questi anni c’è l’invenzione del cinema. I fratelli Lumiere inventano il primo procedimento di fotografia a

colori. I fratelli volevano riprodurre i colori dello spettro solare in fotografia senza l’intervento manuale

ottocentesco => fanno delle lastrine di vetro in cui tra il vetro e l’emulsione mettono delle palline di fecola

di patate impregnate di pigmenti colorati dei 3 colori fondamentali (blu, giallo, rosso). Questa invenzione fa

sì che possano realizzare fotografie su lastrine di vetro. Sono dei positivi che loro chiamano “autocromia”,

inventate nel 1905 e commercializzate nel 1907. Sono gli antenati delle diapositive.

Anche la diapositiva è un oggetto unico, come gli autocromi (erano fotografie trasparenti che, come i

negativi, si vedevano per proiezione).

 Siamo in anni di invenzioni, sperimentazioni, miglioramenti etc.

- Foto già vista. Esempio di fitografia pittorica (anni ’50 dell’Ottocento) = i fotografi che sono anche

pittori riprendono temi e schemi della pittura e li ripropongono con interventi di grande

artificiosità. “Le due vie della vita” = una stampa sola tratta da 30 negativi (ogni personaggio

fotografato a sé e poi tutto composto). Rapporto fra fotografia e pittura (finzione).

- Cameron, foto del ritratto di Hershel. L’unico accorgimento che la Cameron usa in fase di ripresa è

lo sfuocato per avvicinarsi alla visione dell’occhio umano. Con Cameron siamo in un momento di

passaggio in cui si cerca di correggere l’eccesso di visione che la fotografia propone.

- Foto dopo: Cameron, ritratto di famiglia non tradizionale (non centralità dei soggetti).

- Foto dopo quella di Hershel, foto di Emerson, grande teorico anche in ambito artistico, perché

propone teorie basate sugli studi della visione.

“Fotografia naturalistica per gli studenti d’arte”, uno dei testi fondamentali per capire la fotografia

di fine Ottocento. Combatte contro la fotografia allegorica e accademica (la fotografia pittorica), in

quando artificiosa. Bisogna secondo lui imitare la visione dell’occhio umano (lui era laureato in

medicina).

Lui dice che la struttura degli oggetti non ha dei contorni netti. Occorre avvicinarsi alla percezione

dell’occhio umano.

La foto è di fine 1800, ma c’è un’analogia con gli impressionisti (eliminazione della linea di

contorno).

Si tratta di una fotografia istantanea dove l’unica manipolazione che essa ammette è talvolta l’uso dello

sfocato (come cameron).

Siamo in un momento in cui ci sono varie scelte stilistiche in ambito fotografico (sperimentazioni).

- Tre foto dopo. Tra Inghilterra e Francia si affermano correnti che danno vita al “pittorialismo” (no

fotografia pittorica). Siamo negli anni ’90 dell’Ottocento e vengono attuate strategie di

rappresentazioni e di visione in cui le manipolazioni sono ammissibili per ottenere risultati simili a

quelli della pittura contemporanea. Il pittorialismo si oppone a Emerson: si dice che l’intervento

soggettivo è necessario. L’intervento deve essere fatto sulle stampe e non in fase di ripresa.

Si tratta anche di un’opposizione alla fotografia istantanea (vista come troppo fredda ed esatta).

A fine Ottocento le varie esposizioni in Europa hanno una sezione dedicata alla fotografia. La storia delle

esposizioni ci dice che la fotografia è messa prima con le novità tecniche, mentre poi viene messa fra le

belle arti.

Oltre ad un riconoscimento pubblico della fotografia, nelle grandi capitali europee nascono dei “photo

club” = club di intellettuali che si riuniscono per discutere di tecnica fotografica => la fotografia è

considerata linguaggio espressivo.

Questi club organizzano delle esposizioni che chiamano “salon” come quelli delle altre arti figurative. Il

primo salone fotografico importante e a Londra nel 1893.

Si formano anche club che si staccano dalle società tradizionali (es. a Londra Royal Photogaphy society),

sono gruppi d’avanguardia.

La foto che vediamo è della corrente pittorialista francese (altre: inglese e tedesca), Demachy, scrisse

centinaia di articoli sulla fotografia come arte. “Danzatrici” = stampa alla gomma bicromata = stampa che

introduce delle sostanze particolari e consente interventi manuali a pennello; si tratta di una lavorazione

che si fa in fase di stampa (non parliamo di ritocco, perché il ritocco è quello che si fa dopo => qui

l’intervento manuale c’è prima => no ritocco).

- Foto dopo. Il pittorialismo viene spesso avvicinato al simbolismo. Sempre Demachy. Qui c’è un

forte intervento con delle pennellate. La didascalia dice “Lotta” => la didascalia in questo momento

fornisce una chiave di lettura dell’opera (non solo descrittiva).

Questa fotografia viene pubblicata sulla più importante rivista dei primi del Novecento: “Camera

Work”, fondata da Stieglitz (vd numerosi scambi fra Usa ed Europa).

Parigi, Londra e New York sono le capitali della cultura e anche della fotografia.

Camera Work pubblica anche lavori degli avanguardisti + anche fotografie => inserisce la fotografia nel

sistema delle arti.

- Foto dopo. Ancora Demachy: lavorazione (con pennellate) per cui le fotografie diventano pezzi

unici e non sembrano più stampe.

08/11/17

FOTOGRAFIA PURA VS FOTOGRAFIA PITTORICA

- Si riprende dalla foto della scale (Evans). Evans aveva teorizzato la fotografia pura = siamo in anni

finali del ‘900, lui propone una fotografia che rifiuta il pittorialismo e quindi tutte le manipolazioni

che i pittorialisti facevano sulle fotografie in fase di stampa.

- Foto della donna di schiena “The struggle” (la lotta), Demachy. Esempio di pittorialismo. Foto già

vista in precedenza.

Cameron stessa si era schierata contro le manipolazioni (ammetteva solo lo sfocato). Qui non c’è una

manipolazione per avvicinarsi alle correnti pittoriche del momento, ma piuttosto la manipolazione per

avvicinarsi alla visione dell’occhio umano (desiderio di rigore ed esattezza scientifica, vd direzione

anglosassone vs quella francese di manipolazione per avvicinarsi alla pittura). Anche la fotografia americana

si allontana dal pittorialismo (vd diffusione della fotografia di reportage).

Evans sarà un fotografo delle cattedrali inglesi e francesi (lavoro di documentazione), ma afferma un tipo di

linguaggio personale. Foto vista prima “Un mare di gradini” = utilizzando le risorse della fotografia applica

una propria visione senza manipolare il prodotto una volta stampato => può scegliere cosa inquadrare,

come sviluppare, si può lavorare sul negativo e sulla proiezione del negativo.

Non si parla di oggettività della fotografia = semplicemente spostando di pochi cm un’inquadratura le cose

cambiano.

- Alfred Stieglitz. È un anello di congiunzione fra Usa ed Europa: fu fondatore di gallerie, di riviste,

promotore di mostre e di contatti fra le avanguardie europee e gli Usa. Il centro dell’arte negli Usa

è New York (da fine Ottocento in poi) e in Europa saranno Parigi, poi Londra e Berlino. Nasce nel

1864 e muore nel 1946 sempre a New York. La famiglia paterna è tedesca e il padre torna in

Germania negli anni ’80 dell’Ottocento => S. studia ingegneria meccanica a Berlino. Lì incontra

Wogel (Vogel) che insegna tecnica fotografica => introduce Stieglitz al pittorialismo e gli fa vedere

le foto dei pittorialisti. S. viaggia in Europa e anche in Italia; ritorna a New York dopo gli studi e

fonda una società che si occupa di stampa fotomeccanica (= procedimenti che consentirono alle

fotografie di essere stampate sui giornali con il testo scritto, senza essere incollate). Stieglitz fonda

anche “Camera notes” (organo del Camera club di new York, circolo fotografico d’avanguardia). Poi

però un gruppo di camera club si stacca e fonda “Photo Sucession” e i membri di questo gruppo

fondano “Camera Work”. Nel 1905 fonda la Galleria 211 (numero civico a cui la galleria si trovava).

Fonderà altre gallerie.

Foto della sala con il tavolino “Raggi di sole”, fotografia non manipolata, ma ci sono accorgimenti:

riflessi della persiana colpita dal sole sulla parete. È una direzione che poi lui seguirà negli anni

successivi e che verrà chiamata “Straight photography” (dicitura che inventa un critico parlando

delle sue foto) = fotografia priva di manipolazioni pittoriche e che va dritta al reale.

Si tratta di un punto di vista vicino a quello anglosassone (fotografia pura).

- Foto con i cavalli, 1893, “The terminal”. Lui all’inizio faceva fotografie pittorialiste (era altalenante

fra straight photography e pittorialismo).

Lui scriverà una serie di riflessioni sul suo fare fotografia (un po’ come aveva fatto Nadar).

Lui usava una macchina portatile e non il trepiede/macchine grandi (banco ottico, usato ancora da

Basilico). Sostiene l’importanza di aspettare la frazione di secondo giusta in cui si esplicita il senso di

una certa realtà.

Ammette in fase di stampa il taglio del negativo: stampa solo una parte del negativo (vs stampa di

piccoli provini a contatto e poi si decide quale parte del provino stampare).

 Comunque si tratta di fotografia manipolata.

1893: S. usava una portatile Kodak (diffusa dal 1888). La Kodak conteneva il rullo, la stampa

avveniva per proiezione (attraverso un telaio che proiettava le immagini).

- Foto della donna. Stampa al carbone di un rammendatrice, 1894.

- Foto dopo (con alberi e al buio), 1898, New York, “An Icy night”. È una gelatina ai Sali d’argento, qui

non c’è nulla di pittorialista. È impressionante questa foto: foto diretta, da cronaca/reportage.

A Torino nel 1902 c’è l’esposizione internazionale d’arte decorativa moderna all’interno di cui c’è

l’esposizione internazionale di fotografia (la prima e unica in Italia); vengono mostrate le foto dei

vari club di fotografia e anche S. espone con il suo gruppo => gli italiani vedono in questa

esposizione tutta la produzione fotografica di Vienna, Londra, Parigi etc. + Boston, New York.

Il direttore del Metropolitan dell’epoca è italiano, Luigi Palma di Cesnola e presiede la commissione

Expo per gli USA e chiede a S. di mandare le sue foto e quelle del suo gruppo, lui accetta e chiede a

Luigi Palma che, dopo l’esposizione, la sua collezione andasse nel Metropolitan per formare un

dipartimento di fotografia (questo verrà fatto solo dopo la morte di S., perché durante l’esposizione

il direttore del Metropolitan che glielo aveva promesso era morto => S. aveva rinunciato a creare il

dipartimento di fotografia al Metropolitan). Invece al Moma il dipartimento di fotografia si era

aperto nel 1937 con una grande mostra che celebrava i 100 anni di fotografia (sono 100 anni dal

brevetto di Daguerre).

Nel 1902, con l’esposizione, l’Italia si trova in un momento di grande aggiornamento. Gli americani

ottengono 5 diplomi d’onore, mentre gli Italiani 4 e presentano una fotografia pittorialista.

La foto che vediamo viene presentata nel 1902 ed è scioccante: impostazione classica (prospettiva

centrale), non era scontato illuminare un elemento in primo piano.

- Due foto dopo. 1903 (foto con l’albero e neve). È una foto di passaggio al modernismo, la foto

viene pubblicata su Camera Work; ritroviamo l’elemento dell’albero. Quello dietro è il Flight Iron

(edificio che molti fotografi immortalano). Per riprendere il grattacielo non c’era bisogno

dell’albero, serve per creare una quinta precisa e di dialogo. C’è la forma triangolare che richiama la

forma dell’edificio (modernità). Dietro c’è lo sfumato degli alberi (richiamo pittorialista).

Si tratta di una foto che segna il confine fra il pittorialismo e la straight photography.

- 1907, foto dopo: “lo sterage” (ponte di terza classe, foto scattata su una delle navi che portava i

migranti italiani). La foto viene analizzata da molti, fra cui lo stesso Picasso che la apprezza.

La Galleria fondata da S. e Camera Work sono due strumenti con cui lui porta a New York le avanguardie

europee (ospitandone le mostre in Galleria + pubblicherà saggi dedicati alle avanguardie sulle riviste).

 S. Si occupa di arte e di fotografia insieme perché vuole inserire la fotografia nel sistema delle

arti. La considera come fotografia, ma allo stesso livello degli altri linguaggi artistici (questo fa

di S. un operatore culturale decisivo).

La tendenza modernista in fotografia voleva dire distinguerla dalle altre arti per affermarne la specificità;

questa stessa specificità dà poi modo al riconoscimento delle fotografia come arte.

- Una foto dopo, fotografia mostrata nella galleria dedicata a Picasso e cubisti.

- Foto dopo, foto scattata in una mostra in cui c’erano le opere di Duchamp.

Si tratta di foto che testimoniano l’impegno di S. a far conoscere gli avanguardisti.

S. avrà come compagna Georgia O'Keeffe a cui lui dedicherà tanti ritratti (foto dopo, serie sulle mani).

Negli anni ’20 inizia le fotografie delle nuvole che lui chiama “Equivalents”; era un interesse anche di Le

Gray (vd autori fatti prima), ma lì si trattava di un interesse naturalistico (vd obiettivo Ottocentesco della

resa fedele del reale). Qui invece si vuole far emergere la soggettività (non è come nel caso di Le Gray). Si

parla di decine di foto di nuvole (equivalent 1, 2 etc.) e lo fa per vent’anni = costante riflessione su di sé e

sul proprio rapporto con i propri stati d’animo.

- Una foto dopo. Altra personalità di rilievo (personaggio che i aiuta S. con le avanguardie europee),

Edward Steichen. Lui nel dopoguerra diventa direttore del dipartimento di fotografia del Moma e

nel 1955 cura la mostra “The family of man” (appuntamento politico ed ideologico importante).

Steichen fa la spola tra New York e Parigi per aiutare S. nelle mostre alla 211 con le avanguardie.

Prima della guerra è uno dei fotografi più amati da Roden (vd il fatto che Steichen aveva vissuto a

Parigi prima della prima guerra mondiale, in cui poi aveva combattuto).

Questa foto, del 1902, ritrae lo stesso Roden. Stampa molto manipolata a livello pittorico (in questa fase

Steichen è pittorialista).

- Una foto dopo, dedicata al monumento a Bazac (raffigurato in veste da camera). Siamo di notte, in

un giardino, e l’atmosfera è misteriosa.

Roden si servirà moltissimi fotografi e tra questi c’è Steichen; non diventerà mai fotografo (diventerà

direttore del dipartimento di fotografia del Moma: nel 1955 per cerebrale l’universalità della famiglia

umana => è curatore della mostra “The family of man” (mostra con forte connotazione politica che

suscita reazioni diverse in tutto il mondo).

- Foto dopo, 1905. Foto con lo stesso soggetto di quella di Stieglitz (the flight iron): qui l’atmosfera è

pittorialista (vd atmosfera crepuscolare).

- Tre foto dopo, iniziano ad arrivare in Europa le foto dei nativi americani. Il linguaggio è pittorialista

(nostalgico) non è quello del reportage (si tratta di una scelta estetica precisa).

Nel 1902 la fotografia di reportage americana non entra più nelle mostre e nei musei. Con la

mostra del 1938 (mostra intitolata “American Photography”, fatta al Moma, dedicata a Evans) le

foto di reportage cominciano ad essere esposte nei musei. Questo non accade invece in Europa

dove i musei non accolgono ancora per molto la fotografia di reportage.

- Due foto dopo. Fotografia pittorica = ricostruzione dell’interno olandese del Seicento. La scena è

costruita e riguarda il passato.

- Foto dopo, di Vittorio Sella (figlio di un dagherrotipista): è uno dei primi esploratori e fotografi;

queste foto vengono esposte nel 1902 all’esposizione.

- Foto dopo (varie), sono tratte dalla rivista Camera Work (fatte da Stieglitz). La prima è del 1905,

siamo in un luogo di corse di cavalli. La foto riporta un palo in mezzo: l’elemento verticale taglia la

curva (vd introduzione di elementi geometrici che piaceva a Picasso).

- Foto dopo, ancora da Camera Work, The city across the river, 1911. I pali della banchina sono presi

come elementi di volume e ci sono moltissime linee oblique, verticali ed orizzontali.

- Foto dopo, 1911. Al cielo è lasciata ampia parte, diventa un elemento compositivo.

- Pael Stread, 1916, “New York”: fotografo e cineasta. È un fotogramma di un suo film = intenzione di

cerebrare la città nelle sue architetture (monumentalità dell’architettura che incombe sui passanti

e la luce è cinematografica). Il suo è un cinema sociale (cinema documentario americano).

- 1917, ancora Stread = foto di persone per strada che sono figure marginali. A un certo punto il

reportage infatti veniva sentito come facente parte del linguaggio fotografico, perché ha una sua

dignità. Fino a quel momento le foto di reportage finivano sui quotidiani e non sulle riviste pregiate

come camera Work.

13/11/2017

- Stieglitz: mediatore culturale. “Camera Work” si sviluppa in parallelo a “Fotografia artistica” (rivista

italiana). È partito dal pittorialismo e poi arriva a sviluppare una fotografia che possiamo definire

moderna.

- Steichen è uno dei principali fotografi di Roden fra inizio 1900 e 1915. Fa da principale

intermediario per Stieglitz nell’organizzazione delle mostre.

L’INIZIO DELLA FOTOGRAFIA ASTRATTA E DEL FOTO-DINAMISMO FUTURISTA: IL CAMMINO VERSO LA

FOTOGRAFIA MODERNA

Stread: collabora con Stiegltz ed è un cineasta impegnato dal punto di vista documentario e sociale.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiuliaS95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della fotografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Paoli Silvia.

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