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Appunti storia della civiltà letteraria russa e storia della Russia moderna

Storia i periodo (nascita e decadenza della Rus di Kiev)

Gli slavi fecero la loro apparizione nella vasta pianura russa intorno al 500, cioè a seguito dell’onda migratoria che seguì dopo la caduta dell’impero unno e la morte di Attila nel 453. Si ebbe una triplice divisione dell’onda migratoria slava: all’Elba, Oder e Vistola inferiore gli slavi occidentali (antenati dei cechi, slovacchi e polacchi), nella penisola balcanica gli slavi meridionali (serbi, croati, sloveni e bulgari) e sul Dnepr e Volga superiore gli slavi orientali (i russi). La vasta pianura era però popolata da varie tribù nomadi, tra cui goti, scizie, unne avare e cazare. In particolare gli slavi orientali si trovarono a stretto contatto e furono conquistati dai cazari, una popolazione di origine turca convertitasi all’ebraismo.

Fu comunque una blanda forma di assoggettamento che non implicò altro che il pagamento di tributi e fornitura di materie prime. Il popolo slavo si trovava quindi al centro di una vasta rete commerciale che comprendeva Bisanzio, Europa e il califfato arabo. In questo primo periodo sorgono molte città, tra le più importanti Kiev, Novgorod, Cernigov, Smolensk, Polock. Così nell’800 ciascuna città cerca di impadronirsi dei territori vicini e ne risulta una situazione di disordine generale e conflitto incessante.

È in questo contesto che, come racconta la cronaca, i popoli slavi chiamano e affidano ai varjaghi scandinavi/normanni il compito di riportare l’ordine nelle terre slave. (“Siate i nostri principi e governateci”). Così nel 862 Novgorod si dà a Rjurik e nel 882 il figlio Oleg conquista ulteriori città e fa di Kiev la sua capitale. Seppure quindi la popolazione della ‘Rus si fa discendere dagli scandinavi/normanni, a livello culturale gli slavi sono protagonisti del proprio sviluppo. Si può semmai dire che le popolazioni slave meno sviluppate del sud furono assoggettate da quelle più sviluppate del nord (ma sempre slave).

Esempio emblematico è che dopo Igor (figlio di Oleg e sposo di Olga) i successori ebbero nomi slavi, a partire quindi da Svjatoslav nel 942. I varjaghi sfruttarono le popolazioni slave attraverso incursioni in autunno, raccoglievano tributi e materie prime e vendevano schiavi a Bisanzio. In politica estera i governanti di Kiev puntarono a espandere le relazioni commerciali con Bisanzio (soprattutto Oleg e Igor e ci riuscirono, ottenendo condizioni vantaggiose). Svjatoslav poi si impegnò ad espandere i confini del regno anche verso il chanato di Chazar a sud ma morì nel 973 al ritorno a Kiev per un attacco della popolazione nomade dei Pecenghi.

955 -> Battesimo privato di Olga; 988 -> Conversione al cristianesimo di tutta la Rus da parte di Vladimir, fratello di Jaropolk, (probabilmente una ragione storica di questa scelta fu senz’altro dovuta alle relazioni commerciali con Bisanzio e per far finire le incursioni da Costantinopoli). La nuova fede comunque non fu divulgata in greco ma in slavo e non ci fu una sottomissione culturale della popolazione slava a quella greca.

Con la cristianizzazione si ebbe una chiesa organizzata sotto un metropolita, nominato da Costantinopoli ed era spesso un greco. Si assiste alla costruzione di chiese, mosaici, icone in stile bizantino (l’iconoclastia bizantina era stata sconfitta nel secolo IX). 1053 -> Scisma tra chiesa d’Oriente e chiesa d’Occidente. In questo nelle città del sud prevale l’agricoltura, mentre in quelle del nord caccia e pesca.

Organizzazione sociale e politica

La società era organizzata secondo una gerarchia sociale alla cui sommità stava il principe, con funzioni prevalentemente giudiziarie e militari, era assistito dai boiari, proprietari terrieri indipendenti che costituivano una nascente aristocrazia terriera. L’amministrazione urbana era controllata dalle vece (assemblea popolare composta da tutti i cittadini maschi adulti e liberi). Kiev era capitale e centro del commercio. La popolazione rurale era composta da smerdy (contadini liberi, possessori di terra) e zakupy (che dipendevano e lavoravano la terra per altri ma erano legalmente liberi). Poi c’erano i cholopy, la posizione più bassa, che a malapena si distinguevano dagli schiavi.

1015 -> Muore Vladimir; 1113-1125 -> È gran principe Vladimir Monomach, grande condottiero contro i cumani e altre popolazioni nomadi di questo periodo. 1054 -> Muore Jaroslav (vendicatore dei fratelli Borie e Gleb uccisi dal fratello Svjatopolk) e da qui inizia la decadenza di Kiev e il periodo di lotte fratricide, dato che Jaroslav aveva deciso di spartire il regno tra tutti i suoi figli. 1097 -> Conferenza di Ljubec con cui si cerca di ridare ordine al sistema di successione, ma senza successo. (“Ognuno sia sovrano nella propria oct(h)ina: possedimento paterno”).

Questa situazione di lotte intestine rese il regno incapace di difendersi dall’ondata di barbari nomadi proveniente dall’est: i Cumani. Nel frattempo Kiev perde di importanza commerciale e nuovi nemici premevano sia da nord-ovest: cavalieri teutonici, svedesi e lituani; e da sud-ovest: ungheresi. Si ebbe così un notevole flusso migratorio dovuto alla fuga della popolazione, da sud verso il nord-est. Questo spostamento di potere fu evidente nel 1169, quando il principe Andrea saccheggiò Kiev e spostò la capitale a Vladimir (che resterà tale per poco tempo). Questa situazione facilitò la conquista mongola degli anni 1237-40, che portò la Rus ad una chiusura all’Europa occidentale.

Attività scrittoria e letteraria

In questo primo periodo l’attività scrittoria era governata dai monasteri, in cui gli scribi-redattori compilavano testi sotto la guida di igumeni e metropoliti, i quali testi venivano assurti da modelli sia stilistico-compositivi, sia tematici e linguistici. La chiesa della Rus chieviana esercitava, nel campo delle attività scrittorie un potere pressoché illimitato. La cultura secolare infatti, era propria di una popolazione perlopiù analfabeta.

In questo periodo l’attività scrittoria comprendeva traduzioni, rielaborazioni, compilazioni in slavo ecclesiastico di materiale greco (liturgico ma anche di erudizione cristiana e di informazione enciclopedica), questo indica che l’attività letteraria russa nacque come imitazione dotta. Le prime traduzioni furono quelle necessarie per la pratica liturgica (la prima traduzione completa del Vecchio Testamento si ha solo nel 1400 ad opera di Gennadio).

Il più antico documento a noi giunto è l’Evangelario di Ostromir, trascritto da un modello bulgaro del 1056-7 per il magistrato urbano di Novgorod: Ostromir. Si tratta di una sorta di calendario per le festività. Documento particolarmente interessante per la presenza di russismi. Si hanno poi compilazioni divulgative il cui tema è sempre il racconto biblico. Si tratta delle Paleje (che in greco sta ad indicare appunto il Vecchio Testamento). Ne abbiamo 2:

  • Paleja storica (anche chiamata “libro della genesi del cielo e della terra”): storia ebraica fino al regno di Davide, a cui poi redattori compilatori aggiunsero anche storie apocrife su Salomone;
  • Paleja interpretativa di carattere biblico.

Isborniki: raccolte (di tipo agiografico il prolog, che illustra le vite dei santi secondo la ricorrenza delle loro festività e il paterik), con una funzione più generica di repertori eruditi di carattere didattico-moraleggiante le due raccolte di Svjatoslav dello scriba Joann, una del 1073 e l’altra del 1076. Queste raccolte si rifacevano al modello bulgaro delle raccolte di Simeone di un secolo prima. Tra queste raccolte: l’ape, lo smeraldo, la perla, raccolte dei sermoni di S. Giovanni Crisostomo.

Abbiamo poi quello che viene considerato il primo testo originale dell’attività letteraria della ‘Rus: Discorso sulla legge e sulla grazia del 1037-1050, composto da Ilarion (che dovrebbe essere anche il primo metropolita indigeno della terra russa), metropolita kieviano nel 1051 sotto Jaroslav il Saggio (successore di Vladimir). Si tratta di una povest, ossia di un racconto o narrazione e non di un componimento oratorio.

Il tema è la superiorità della grazia divina concessa ai cristiani sulla legge concessa a Mosè e sul popolo ebraico. Il motivo della superiorità della grazia cristiana si intreccia poi al tema della cristianizzazione del popolo russo e segue un elogio a Vladimir. Così come la grazia del popolo cristiano è superiore alla legge dell’ebraismo, anche il popolo russo cristianizzato da Vladimir, ispirato direttamente dalla grazia divina, è superiore alla civiltà slava pagana e precristiana. Segue la preghiera finale.

L’opera ci è pervenuta in due redazioni, una breve e una lunga. Quella breve è di maggior diffusione mentre quella lunga ci è pervenuta in un solo codice del XV secolo e contiene parte della Paleja storica.

Agiografia e letteratura russa

L’agiografia: altro tipo letterario di quest’epoca. L’agiografia, come gli altri tipi di letteratura antica russa, si rifaceva ai modelli bizantini (ricordiamo qui l’agiografia di “Alessio uomo di Dio”). Tuttavia si può considerare l’agiografia di Boris e Gleb come il primo prodotto autonomo dell’agiografia kieviana. Boris e Gleb erano figli di Vladimir, trucidati dal fratello Svjatopolk nel 1015 e in seguito canonizzati dalla chiesa russa. Tre sono i testi principali e più significativi da un punto di vista letterario, che trattano della vita dei due martiri: la cronaca degli anni passati, lo skazanie-narrazione, passione e encomio dei santi martiri Boris e Gleb e lo c(h)tenie-lettura sulla vita e uccisione dei beati martiri Boris e Gleb.

Non è chiaro il rapporto tra questi tre testi, tre comunque sono le ipotesi principali:

  • L’autore dello ctenie sarebbe lo stesso Nestor autore della cronaca. Nestor si sarebbe avvalso dello skazanie per scrivere lo ctenie e l’autore dello skazanie si sarebbe rifatto alla cronaca.
  • Lo skazanie utilizzerebbe sia lo ctenie che la cronaca;
  • L’intero racconto dei due martiri si rifarebbe da una saga varjaga fusa ad una tradizione agiografica bizantina. La cronaca avrebbe ripreso questa ur-legende e poi lo ctenie e lo skazanie avrebbero attinto dalla cronaca.

Prima viene ucciso Boris, poi Gleb, entrambi attirati da Svjatopolk con la scusa di andare dal padre morente. Poi Jaroslav uccide Svjatopolk. Boris e Gleb sono portatori e rappresentanti della nuova e giusta etica cristiana, basata sull’umiltà e sull’amore e sulla subordinazione del mondo terreno a quello celeste; mentre Svjatoslav è rappresentante della vecchia etica pagana fondata sulla violenza. La nuova etica cristiana (e dunque gli stessi Boris e Gleb) trionfano due volte: trionfo religioso, in quanto fatti martiri, e trionfo politico, in quanti vendicati da Jaroslav che diventa gran principe di Kiev.

Boris e Gleb, tuttavia, rappresentano due modi diversi di vivere santamente: Boris (in teoria più grande) è personaggio consapevole, rappresentante del dissidio interiore tra amore divino e spirito di conservazione. Alla fine comunque si abbandona completamente all’amore per Dio e accetta la sua morte con spirito cristiano. Mentre Gleb, più giovane, si è appena affacciato all’età adulta e rappresenta tutto il lamento di chi si vede strappata via la propria vita terrena. Nello skazanie comunque anche il personaggio di Svjatopolk è ben delineato. Svjatopolk era figlio di una concubina di Vladimir (funesta predestinazione) -> discorso su predestinazione e libero arbitrio.

Differenze compositive tra Skazanie e Ctenie

Lo ctenie rispetto allo skazanie ha una struttura più unitaria e compatta, mentre lo skazanie, non è che manca di un’unità interna, ma risulta più eterogenea a livello strutturale, cioè in essa coesistono elementi differenti, a volte opposti, (tracce di compilazione); è tuttavia la giustapposizione di questi elementi diversi tra loro a risultare interessante, in quanto sembrano simboleggiare proprio l’opposizione tra nuova etica cristiana e vecchia etica pagana.

Altra differenza è che nello skazanie i fatti sono ben inseriti nello sfondo storico dell’epoca, mentre nello ctenie i fatti risultano quasi inseriti in uno sfondo atemporale. Questo probabilmente anche perché lo ctenie venne scritto a distanza di anni maggiore rispetto ai fatti, quando non era più così necessario esaltare la figura di Jaroslav o soffermarsi sugli eventi storico-politici. Assai maggiore è la diffusione dello skazanie rispetto allo ctenie.

La vita di Feodosij Pecherkij

Composta da Nestor intorno al 1080 (dopo lo Ctenie). Feodosij era igumeno del monastero delle grotte, morì nel 1073. Il monastero delle grotte fu il più importante centro culturale e spirituale di quest’epoca. Sorse intorno alla metà del XI secolo, attorno alla grotta dell’eremita Antonij (da cui il nome monastero delle grotte), sulla collina di Berestovo. Ad Antonij si aggiunsero Nikon, Fedosij e poi molti altri, tra cui anche Nestor.

N. compose la vita di Feodosij probabilmente da fonti orali, riprendendo modelli di agiografia bizantina. L’opera inizia con un esordio con richiami neotestamentari. Dopo l’esordio inizia in medias res raccontando adolescenza e infanzia per poi passare all’inizio della vita cenobitica e la parte in cui diventa igumeno alla guida del monastero delle grotte fino alla morte.

Si può individuare una cesura nell’opera, che divide gli anni della giovinezza di F., segnati dai tentativi della madre di contrastare la vocazione del figlio (F. era rimasto orfano di padre da piccolo); e il resto dell’opera. (Alla fine la madre si rinchiude in un monastero femminile). F. è ricordato per la sua santità, che si esplica nella sua umiltà, mitezza, il suo senso della disciplina, disprezzo per i beni del mondo e mortificazione della carne. La vita è piena di miracoli che conferiscono al testo quasi un carattere fiabesco. F. è ricordato inoltre come buon legislatore e diplomatico e organizzatore, capace di guidare e dirigere il monastero.

Storia degli anni passati

La cronaca degli anni passati rientra nel genere diffusissimo all’epoca di annalistica (letopisi), miscellanee la cui caratteristica principale è la disposizione dei testi in ordine cronologico e non secondo un riferimento tematico. Struttura, questa, introdotta dai redattori-compilatori. (Visone biblica di un succedersi provvidenziale degli eventi). La povest illustra la storia della Rus partendo dalla creazione del mondo fino ai primi decenni del XI secolo.

La cronaca degli anni passata è stata enucleata da corpi annalistici più ampi ed è considerata un’unità compositiva, tale considerazione è avvalorata dal fatto che la povest si trova inserita integralmente in vari corpi annalistici per lunghi periodi di tempo. Due sono i corpi annalistici più importanti in cui è inserita la cronaca degli anni passati: la cronaca Laurenziana (messa insieme nel 1377 dallo scriba Laurentij) e la cronaca Ipaziana (risalente al 1420 ca., che prende il nome dal monastero in cui fu preservata).

Enucleare le varie tappe che portarono alla composizione dell’opera è complesso, tuttavia si può dire che inizialmente la sua composizione doveva rispondere sia ad esigenze ecclesiastiche che politiche. Tra i maggiori eventi della storia della Rus trattati nell’opera, ricordiamo la costituzione di una metropolia a Kiev nel 1039, il contrasto con Bisanzio per eleggere un metropolita autoctono della Rus (che si configura poi nella persona di Ilarion), la costituzione e la vita del monastero delle grotte e delle personalità più importanti al suo interno, e l’intervento dei vari gran principi per adeguare il testo alle loro tesi politico-statali.

Tre sono i grandi momenti di composizione dell’opera: il primo si fa risalire intorno al 1073 ad opera di Nikon (religioso del monastero delle grotte); il secondo ad opera di Nestor attorno al 1113, dopo la morte del gran principe Svjatopolk Izjaslavic; e così sarebbe giunta nella cronaca Laurenziana; un terzo momento include un’ulteriore revisione da parte del monaco Silvester a lui affidata da Vladimir Monomax, sempre intorno al 1113, e così ci appare nella cronaca Ipaziana.

La storia degli anni passati, frutto di questa composizione “stratificata”, è caratterizzata da un’eterogeneità di temi, stili e livelli linguistici. Può essere considerato un mosaico espositivo, armonico nella sua eterogeneità, attraverso cui risuona la voce più autentica della letteratura della Rus di questo periodo, una coralità di voci in armonia tra loro. Si intrecciano nella cronaca storia, leggenda, polemica politica e didattica religiosa senza stridere tra di loro.

Di leggende e storie fantastiche ce ne sono molte: le varie tribù, le città e dinastia si rifanno a fondatori mitici e i sovrani della Rus precristiana sono protagonisti di storie mitiche e fantastico-leggendarie (ricorda la storia di Olga contro i Drevliani che gli hanno ucciso il marito). Ricorda anche la lunga trattazione della conversione di Vladimir del 988 e il battesimo a Korsun, dove riacquista la vista alla fonte battesimale (tenebra del peccato). Simbolismo religioso e dramma psicologico nella descrizione dell’accecamento di Vasilko a causa delle lotte fratricide. Non mancano qui diffusi particolari, che pur rifacendosi alle tecniche della testimonianza agiografica, rivelano la preoccupazione del cronista di attribuire attendibilità storica.

Nelle gesta di Vladimir il grande e della sua drujina, poi, si ritrova un sapore epico vicino a quello dei testi folklorici. Nella storia degli anni passati la voce narrante sembra nascondersi dietro ad una cortina di umiltà, non tanto, però, da non sentirne qua e là la vigile presenza didattica.

Viaggio dell'egumeno Danil in terra santa

Primo esempio della letteratura di pellegrinaggio (letteratura dei palmisti) in terra santa, pratica diffusa all’epoca. L’opera è un resoconto di viaggio che l’egumeno Danil intraprese per 16 mesi nei luoghi di culto.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/21 Slavistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentina789 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura russa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Sgambati Emanuela.
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