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Cultura russa

Capitolo I - Dalle origini al 1300: Kiev e Saraj

La Rus' di Kiev

Origine oscura, l'unico documento pervenutoci è la "Cronaca degli anni passati" o "Racconto dei tempi passati" (Povest' vremennych let) o "Cronaca di Nestore", scritta dai monaci di Kiev tra XI e XII sec. Sappiamo per certo che nel IX sec. le tribù slave della regione erano dominate da un'élite di un'altra popolazione, i rus'. Questi erano di origine scandinava e giunsero nella regione in cerca di ricchezze all'interno delle migrazioni dei vichinghi (o norreni, o varjaghi) avvenute tra 800 e 1000. In cambio di tributi offrirono protezione a quelle tribù.

Il mitico re Rjurik si stabilì inizialmente a Novgorod, il figlio Igor invece si stabilì a Kiev. Nella seconda metà del X secolo salì al trono Svjatoslav, il primo sovrano con nome slavo. Con Svjatoslav la Rus' di Kiev divenne una potenza tale da sottomettere e distruggere il khanato dei chazari, stato multietnico che si trovava tra Mar Nero e Mar Caspio, nell'area del Volga, che fino a quel momento aveva imposto tributi agli slavi del Dnepr, ottenendo così il dominio sulle vie commerciali dal Volga al Mar Caspio, del Dnepr e del Ponto.

Questo però diede libero accesso ai nomadi pečenegi delle steppe meridionali, che attaccarono la Rus' e uccisero Svjatoslav. Il X secolo fu anche caratterizzato dall'alternarsi di conflitti e alleanze con l'impero bizantino, il quale ebbe enorme rilevanza culturale per la Rus'.

In seguito alla morte di Svjatoslav, dopo una lotta fratricida prese il potere Vladimir, il più giovane dei figli. Il regno di Vladimir Svjatoslavič (980-1015) segnò il definitivo assestamento della Rus' di Kiev, dandovi una solida organizzazione politica, amministrativa e sociale. Durante il regno di Jaroslav il Saggio (1019-1054), uno dei suoi figli, fu promulgato il primo codice legale, la Russkaja Pravda, per secoli alla base del diritto civile russo.

Nonostante al principio la Rus' fosse uno stato pagano il cui popolo adorava divinità slave e finniche, Vladimir nel 988 compì un passo epocale per sé e per il suo popolo: si convertì al cristianesimo. I monaci del monastero delle grotte di Kiev (il più antico delle 4 lavre) scrivono la "Cronaca di Nestore", circa del 1100 (Nestore dal nome del monaco), essa descrive la sua conversione come risultato di una ricerca spirituale: dopo aver incontrato i rappresentanti delle fedi monoteistiche (bulgari musulmani, calzari ebrei, germani cattolici, bizantini greci ortodossi) rimase impressionato dalle parole dei suoi messi inviati a Bisanzio, affascinati dalla gloria della cristianità bizantina.

"Non sapevamo se in cielo ci trovavamo oppure in terra; solo questo sappiamo: che là Dio con l'uomo coesiste. Ancora non possiamo dimenticare quella bellezza". Dalla loro testimonianza si evincono alcuni punti fondamentali della cultura: rapporto fondamentale dell'uomo con Dio, insofferenza verso il limite bisogno di infinito, libertà, bellezza → importanza dell'arte e dell'estetica oggettiva ("la bellezza salverà il mondo" Dostoevskij).

Vladimir rimase colpito dall'unità dell'uomo con Dio (il concetto di unità attraversa tutta la storia russa, è fondamentale). È anche probabile che questa conversione fosse soprattutto una mossa politica di riconciliazione con la potenza di Bisanzio, poiché grazie alla conversione Vladimir poté sposare la sorella dell'imperatore Basilio II. La conversione della Rus' al cristianesimo vincolò il suo destino al mondo cristiano e all'Europa, e così Vladimir legò la cultura della Russia a Bisanzio.

Grazie questo legame culturale giunsero in Russia, la cultura letteraria, le forme artistiche dell'affresco e dell'icona e la tradizione del monachesimo orientale. Kiev divenne metropoli della Chiesa orientale, e adottò come lingua liturgica lo slavo ecclesiastico, cosa che rese scarso l'influsso del greco e impedì la diffusione del latino, proprio del culto romano.

La scelta del cristianesimo orientale ortodossa invece di quello occidentale romano ebbe conseguenze di vasta portata: l'allontanamento dall'evoluzione culturale e intellettuale dell'Europa cattolica e le future tensioni tra Russia e vicini occidentali, in particolare la Polonia. Liturgia e teologia ortodossa e infatti furono alla base della cultura russa, per la mancanza di ricerca intellettuale il sapere rimase essenzialmente monastico, non fu fondata nessuna università, e dopo il declino di Costantinopoli nessun centro poté rivendicare l'autorità religiosa universale (come Roma sui paesi cattolici).

Jaroslav muore nel 1054, anno dello scisma tra chiesa d'oriente e d'occidente. Lo scisma dura ancora oggi, nonostante si sia tentato di superare questa separazione (tra 1100 e 1200 molte chiese vengono costruite da maestranze del nord Italia: i cattolici vanno a costruire le chiese per gli ortodossi). Nella regola orientale i preti sono sposati, ma non i monaci, e vescovi diventano soltanto i monaci o i preti vedovi. I preti non possono sposarsi dopo l'ordinamento. Lo scisma avviene perché a causa della distanza ecc. si sono create differenze gravi. Michele e il messo pontificio si scontrano per colpa del loro cattivo carattere, si lanciano un anatema (scomunica) personale che poi si estende alle due chiese.

Le tre questioni principali di separazione sono queste: filioque, immacolata concezione, primato o infallibilità pontificia. Filioque: procede dal padre "e dal figlio", pezzo di credo aggiunto al credo niceno. Immacolata: se Maria sia o meno esente dal peccato originale. Primato: se vescovo abbia un primato sugli altri patriarchi. Queste questioni non sono però il vero motivo dello scisma in quanto divengono dogmi in seguito. La formulazione "lo spirito santo procede dal padre e dal figlio" viene introdotta per difendere la pienezza della fede dagli ariani che negavano la divinità di Gesù. Gli orientali non avevano approvato questa modifica, ma ci convivono, ma con l'insorgere di altri problemi le posizioni diventano inconciliabili.

Questo episodio però indica due differenti mentalità: l'occidente preferisce sottolineare l'unità della sostanza, l'oriente privilegia la diversità delle persone. Sulla questione dell'immacolata concezione dicono: come può essere immacolata senza la venuta e l'incarnazione di Cristo? La risposta dell'occidente è che è immacolata in vista dell'incarnazione di Cristo.

Le tradizioni ortodosse influenzano fortemente l'arte russa: le icone, rappresentazioni simboliche create per condurre allo spirituale e al divino, si diffusero moltissimo; il rifiuto ortodosso per la musica strumentale portò alla sua scarsa diffusione fino all'epoca di Pietro il Grande.

Le icone

Come si può rappresentare il divino? Separando il divino dall'umano la resurrezione non c'entra più con l'umanità, riguarda solo Dio, non me (→ nestorianesimo). Chi invece assimila le due nature appartiene all’eresia monofisita (negano la natura umana in Gesù Cristo affermandone l'unica natura divina). Non si potrebbe rappresentare il divino, ma solo l’umano. Le icone non vogliono separare divino e umano, bensì dipingere i tratti umani, rimandandoli alla natura divina.

Le icone, la cui liceità di venerazione era stata stabilita nel consiglio di Nicea del 787, sono "sacramentali della presenza" del divino, hanno un ruolo fondamentale, trasformano addirittura la casa in una sorta di chiesa. Tutto l’Oriente Cristiano ne fa uso. L’Occidente le ha usate per lunghi secoli, ma poi le ha abbandonate. La venerazione dell’icona infatti è dogma sia della chiesa d’Oriente che d’Occidente. Si trovano nelle chiese e nelle case ("angolo bello”, sorta di altarino domestico). "Non smetterò di venerare la materia attraverso la quale mi è stata concessa la salvezza" (Giovanni di Damasco).

Tipologie di icone

  • Supporto ligneo, inciso e dipinto
  • Affreschi
  • Mosaico
  • Materiali ferrei (bronzo e simili) fusi e dipinti

Rappresentano la Trinità, Dio, Cristo, la Madonna, Santi e feste liturgiche. Andreij Rublёv dipinge la più famosa icona della trinità.

Nelle chiese sono disposte in modo geometrico e preciso. Pianta chiesa: croce greca. Una parte è riservata ai fedeli e una al clero. Vi è una struttura che le separa, l’iconostasi, su cui si trovano le icone. In essa vi sono due porte “diaconali” ai lati (vi passano solo i sacerdoti) e una porta “regale” al centro dove passano anche i diaconi (ci passa pure Cristo Docente → il Vangelo). Su questa porta sono presenti gli evangelisti e l’Annunciazione, Cristo a destra, la Madonna a sinistra. L’Annunciazione può anche stare a lato.

Perché esiste l’iconostasi? Essa cela ciò che avviene dall’altra parte, il Mistero ineffabile e indicibile della fede e della liturgia (“non sappiamo ripetere a parole ciò che abbiamo visto”). L'iconostasi non cela propriamente ciò che succede, ma costituisce un gradino tra terra al cielo, tra umano e divino.

Ordini delle icone nell'iconostasi

  1. Deisis, ordine dell’intercessione: processione in cui vari personaggi (Madonna, San Giovanni Battista e Arcangeli) vanno in preghiera si rivolgono a Cristo in trono;
  2. Ordine delle feste liturgiche (10/12): ordinate secondo l’anno liturgico (natività, presentazione al tempio, battesimo, trasfigurazione, crocifissione, resurrezione, ecc.);
  3. Ordine dei profeti;
  4. Ordine dei giusti (Antico Testamento).

Diversi tipi di icone in base alla posizione della Madonna e del Bambino

  • Madonna di Vladimir: uso della foglia d’oro, la Madonna porta dei fregi sull’abito;
  • Madonna di Odidijtria: con la mano Gesù bambino indica la strada;
  • Madonna del Segno (o orante): ha un medaglione dove è raffigurato Cristo;
  • Icona del Natale: sembra che al suo interno ci siano altre icone → struttura “a croce” o “a reticolo”. È suddivisa in tre livelli orizzontali e verticali, in totale vi sono 9 scene. Nel quadrato centrale troviamo la Natività: Cristo, la Vergine, il bue e l’asinello. Il bambino è avvolto in fasce che ricordano le fasciature delle mummie (anticipa la discesa agli inferi). Angeli e pastori adorano il Bambino. La parte inferiore è la Terra, la parte superiore il Cielo. La luce che vediamo al centro in alto è il simbolo del divino. In basso a destra le pie donne lavano il Bambino (cure concrete → realismo delle icone). Possiede diversi punti di fuga, prospettici. Ogni cosa che viene narrata ha un’importanza assoluta, e l’icona ce le presenta per renderci partecipi e consapevoli.
  • La Trinità: gli angeli costituiscono un cerchio perfetto, occupano tutti e tre la stessa posizione. Il calice rappresenta la Trinità. La prospettiva è ribaltata. La parte vicino allo spettatore è più piccola di quella lontana da lui. Scelta significativa.
  • I 40 martiri di Sebaste: le dimensioni delle teste dei soggetti in primo piano sono uguali a quelle della testa sul fondo. Prospettiva di importanza: i personaggi di questa icona non hanno un’importanza che dipende dalla vicinanza di chi guarda, sono tutti uguali e importanti in egual modo. Relazione complessa tra noi e il quadro: non siamo solo noi a guardare le cose, ma siamo guardati dal dipinto. La realtà non è perciò dominata dal nostro sguardo, ma ci viene in contro. Dobbiamo osservarla, ma essa è indipendente da noi. È la realtà che si impone a noi (il mondo è creato da Dio, ma è affidato a noi, che dobbiamo conoscere).

Qual è il significato nascosto della realtà? È importante l’idea dell’unità delle cose (unità è un concetto fondamentale nella cultura russa). Cultura è capacità di nesso unitario, di connettere le cose con il loro significato.

Importante per la cultura russa fu anche l'influenza del monachesimo orientale (la cui massima espressione era la comunità del Monte Athos in Grecia): il primo monastero a Kiev, il monastero delle grotte, fu fondato nel 1050; I monasteri furono centri di vita spirituale, istruzione e cultura.

Nonostante le iniziative di Vladimir il cristianesimo si diffuse lentamente tra le masse popolari, che mantennero alcune credenze pagane e usi locali dando origine a un sincretismo religioso. Ciononostante il cristianesimo istituzionale si impose senza difficoltà e, oltre a formare una base culturale condivisa, fornì ai regnanti una giustificazione del loro potere.

La società della russa si divideva in diversi strati: schiavi, comunità rurali di contadini e allevatori, comunità urbane di commercianti e artigiani, élite di principi e dignitari. Le città erano governate da un principe assegnato dal regnante o scelto dagli abitanti, che avevano un proprio ruolo amministrativo. Novgorod in particolare sviluppò una forte tradizione di indipendenza e autonomia, in quanto i governanti venivano eletti dai cittadini. Per evitare lotte fratricide tra i suoi figli e rafforzare il potere centrale di Kiev sulle regioni periferiche Vladimir impostò un sistema di successione in base al quale i fratelli si dividevano il regno per anzianità, ma nonostante ciò le rivalità tra principi furono continua causa di conflitto anche sotto il dominio tataro fino al principato di Mosca del XV secolo.

Sotto Vladimir, Jaroslav, e fino all'inizio del XII secolo la Rus' rimase uno stato unitario, le alleanze matrimoniali con altri regnanti d'Europa sono la prova della sua importanza, testimoniata anche da opere architettoniche come la cattedrale di Santa Sofia a Kiev (Sofia, la sapienza, ha tre figlie: fede, speranza, carità). Ma con l'aumentare dell'importanza delle singole città la Rus' divenne una federazione di principati, causando il declino del potere centrale di Kiev.

In particolare nel XII secollo emerse a nord un nuovo centro di potere: la regione di Vladimir-Suzdal'. In questa regione sorsero nuove città tra cui Vladimir e Mosca (nel 1299 Kiev non è più sede metropolitana della chiesa ortodossa, ma lo diventa Vladimir, nel 1326 la sede diventa Mosca). Nel 1169 Andrej Bogoljubskij, principe di Rostov e Suzdal', inviò le sue truppe a conquistare saccheggiare Kiev, ma invece che occupare il trono della capitale decise di rimanere a Vladimir. Il saccheggio di Kiev è l'emblema della frammentazione della Rus' e della forza crescente di altre regioni. Le rivalità tra i principi rjurikidi minarono l'unità indispensabile al regno per affrontare le minacce esterne.

I mongoli: il giogo tataro

Dopo la caduta della Chazaria la Rus' combatté costantemente contro i nomadi delle steppe, e capitolò contro i cavalieri mongoli di Gengis Khan. L'impero dei mongoli (o tatari, come sono definiti da fonti della Rus') si formò con straordinaria velocità nel XIII secolo. Conquistata la Cina in breve tempo, i mongoli guidati da Batu, nipote di Gengis Khan, si spinsero verso la steppa occidentale e invasero anche la Rus' con ripetuti attacchi, rapidi e ben organizzati. Sfruttando la divisione dei principi i tatari conquistarono il regno con facilità e nel 1240 cadde Kiev.

Nel 1242 l'avanzata mongola si fermò, le truppe si arrestarono in Polonia e in Jugoslavia, proprio quando stavano per attaccare Vienna: a causa della morte del Gran Khan, Batu tornò in Mongolia per prendere parte alla successione. Non venendo eletto a sua volta Batu organizzò il suo dominio nel cosiddetto khanato Kipčak o dell'Orda D'oro, con capitale a Saraj. Nella Rus' la popolazione si spostò in massa verso città come Mosca e Tver', i sovrani rjurikidi regnavano su concessione del Khan. I tatari imponevano tributi e richiedevano sostegno militare alle loro spedizioni, in cambio di questo pesante fardello i principi rus, potevano governare le loro terre.

Jaroslav di Vladimir omaggiò il Khan e fu confermato gran principe, spostò dunque la capitale a Vladimir. Suo figlio Aleksandr Nevskij (per la vittoria sul fiume Neva contro gli svedesi) dimostrandosi leale verso Saraj fu investito anch'egli gran principe, e grazie alle sue vittorie contro svedesi e cavalieri teutonici rese sicuri i confini della Rus', creando il mito di Nevskij "Salvatore della Russia", motivo per il quale venne successivamente canonizzato e celebrato come eroe.

La dominazione mongola durò per oltre due secoli (1240-1480 circa) e frammentò definitivamente lo stato kieviano. Fondamentale fu la battaglia di Kulikovo (1380), in cui i russi sconfissero i tatari. Nel XIV secolo Polonia e Lituania si espansero a spese della Rus' occupando territori del sud-ovest tra cui la stessa Kiev. Nel 1596 con l'unione di Brest gli ortodossi dei territori divenuti polacchi e lituani decisero di rendersi indipendenti creando la Chiesa cattolica greca ucraina (o uniata), istituzione che riconosceva la supremazia del Papa, ma manteneva la liturgia orientale.

La chiesa cattolica greca ucraina, come altre chiese cattoliche orientali, fu spesso vittima di persecuzioni da parte della Polonia o della Russia. Ancora oggi presenti in Ucraina (insieme a ortodossi dipendenti dal patriarcato di Mosca, ortodossi indipendenti, ortodossi autoproclamati, cattolici), costituiscono un problema sia ecclesiale che politico (quella dipendente da Mosca è accusata di essere strumento di Putin).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/21 Slavistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Appunti_Unicatt di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura russa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Dell'Asta Adriano.
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