Storia della civiltà greca
Elisabetta Bianco - 14/11/2016
Introduzione alla cultura greca
La cultura greca ha una grande espansione e si interessa soprattutto ai territori lungo le coste del Mar Mediterraneo. Platone stesso ha definito i greci come “rane intorno allo stagno”. La storia greca è stata suddivisa in periodi, c'è una periodizzazione. Non bisogna comunque prendere queste date come dei vincoli, si tratta di una suddivisione artificiale fatta dagli studiosi. Gli stessi greci antichi consideravano la storia diversamente da come la consideriamo noi oggi.
Innanzitutto, la storia dai greci veniva chiamata “Istorie” e il lavoro dello storico era fare ricerca di quello che era successo prima di lui. Si trattava di una ricerca dinamica e personale: si parla di autopsia. Ovviamente non l’autopsia come la intendiamo noi oggi, ma per i greci significava “vedere in prima persona” i fatti storici.
L’istorie non puntava più di tanto alla verità. Per i greci infatti la verità era poco interessante, per i greci la storia doveva essere piacevole: gli antichi non scrivevano per fare storia, ma per fare ascoltare un racconto piacevole (per esempio i testi di Erodoto). In questo modo, dato che ogni storico greco dava una personale interpretazione alla storia, ci sono diverse fonti di uno stesso fatto, che viene raccontato in modi diversi. In tutti i testi comunque ci sono delle verità, ma sta allo studioso di oggi cercare di capire qual è il testo più verosimile. Con il passare del tempo, la concezione di storia cambia, anche i greci cominceranno a puntare più sull'utile che sul dilettevole, e a scrivere per lasciare qualcosa all'umanità.
Inoltre, i greci hanno una concezione ciclica della storia: secondo loro la storia si ripete sempre, non hanno una concezione lineare come la nostra.
Periodizzazione della storia greca
La storia greca può essere suddivisa in quattro periodi:
- Dal XII (dodicesimo) al IX (nono) secolo a.C. - Secoli Bui: è il periodo in cui si sta formando la civiltà greca. Non abbiamo molte informazioni su questo periodo.
- Dal VIII al VI secolo a.C. - Periodo Arcaico: anche questo è ancora un periodo di formazione della cultura greca.
- Dal V al IV secolo a.C. - Età Classica: è in questi anni che si ha la massima espansione della storia della Grecia.
- Dal III al I secolo a.C. - Età Ellenistica: è l'unico periodo più preciso, più scandito della periodizzazione. Ellenistico, termine che si usa per definire in modo specifico il periodo, deriva dalla parola greca “Ellenes” che significa “Greco”.
Minoici
Con i minoici non arriviamo ancora a parlare di vera e propria storia greca, dato che secondo gli studiosi sono da escludere. Ma si tratta di una popolazione che ha gettato le basi per la formazione della cultura greca antica, dato che ha sviluppato una cultura straordinaria. La civiltà greca infatti si sviluppa nell’area dell’Ellade (per gli antichi, corrisponde alla nostra Grecia), ma già precedentemente si erano sviluppate altre civiltà.
I primi segni di civiltà avanzate si hanno nelle Cicladi, isole del Mar Egeo, e nelle aree vicino alla Grecia. Tra queste si ha la civiltà Cicladica, una civiltà dell'antica età del bronzo che fiorì nel Mare Egeo e precisamente nelle isole Cicladi, nel periodo compreso tra il 3200 e il 2000 a.C. Successivamente ai cicladici si sviluppano i minoici. La civiltà minoica si sviluppa innanzitutto a Creta in due fasi successive: la fase dei Primi Palazzi (2000-1700 a.C.) e la fase dei Secondi Palazzi (1700-1450 a.C.).
Da Creta risale un edificio di particolare importanza: il “Palazzo di Cnosso”. Di questo palazzo è rimasto poco e gli studiosi hanno cercato di fare una ricostruzione che ci dà un’idea di come doveva essere. Tra gli affreschi “Il Principe” è uno dei pochi che rimane originario. L’affresco ricorda l’arte egizia orientale: questa è una prova del fatto che la civiltà nasce a Creta, che è vicina alla Grecia, ma non è comunque greca.
Il palazzo di Cnosso inoltre è particolarmente importante anche perché ci lascia una gran quantità di tavolette amministrative, tra cui alcune sono andate perse durante un incendio. Per quanto riguarda la forma di scrittura, i minoici utilizzavano i geroglifici, che però non è stata ancora decifrata e non ha collegamenti con la lingua greca. I palazzi inoltre non sono fortificati. Ciò dimostra il fatto che vivessero pacificamente tra di loro. Creta era un’isola, e come tale, si trovava sul mare. Era una città molto forte, ricca e movimentata, con un commercio molto sviluppato.
Durante la fase dei Secondi Palazzi, i palazzi già esistenti, dopo una grave distruzione attribuita forse all’invasione del Popolo del Mare, o a lotte interne, oppure a cause naturali, vengono ricostruiti in forme più complesse. Dal 1450 a.C. si ha una nuova distruzione dei palazzi e vengono costruiti edifici completamente diversi dai precedenti. Gli studiosi hanno ipotizzato l’arrivo sull’isola di un’altra popolazione: i Micenei.
Micenei
I micenei vengono considerati dagli storici dei protogreci: non si tratta cioè di una vera e propria cultura greca, ma i micenei la influenzeranno. La cultura micenea prende il nome da Micene, una città fortificata e circondata dalle campagne, stanziata nella parte bassa del Peloponneso. Sono state quindi trovate delle fortificazioni: i testi stessi parlano di “mura ciclopiche” per sottolineare quanto fossero spessi e pesanti i massi utilizzati per la sua costruzione.
Da questa città risale la “Porta dei Leoni” micenea, l'entrata monumentale della rocca e l'accesso principale alla città, così detta per le decorazioni sul triangolo di scarico con due leoni (ora con la testa mozzata) simmetricamente disposti ai lati di una colonna.
Nell’area greca si trovano molti palazzi di stile miceneo. Ciò ci fa pensare a una grande espansione della cultura micenea verso diverse zone del Mediterraneo, come per esempio Creta, che la conquistano cambiandone l’impostazione. I micenei con il loro arrivo, introducono una nuova forma di scrittura. Si tratta sempre di una scrittura pittorica, ma, a differenza di quella utilizzata dai minoici, gli studiosi sono riusciti a decifrarla. Naturalmente essendo una scrittura pittorica, a ogni simbolo corrisponde un significato. Tra le parole rintracciate, ne sono state trovate di greche.
In questa lingua, sono state scritte delle tavolette: piccole registrazioni contabili, trovate all’interno dei palazzi, che ci danno l’idea di una cultura e di una società già avanzata e sviluppata, e di una struttura sociale verticale non ancora esageratamente accentuata. La cultura micenea è quindi una cultura sviluppata, molto potente e anche molto ricca. Ne sono una testimonianza le “Tombe reali” pieni di corredi molto sfarzosi: si tratta di tombe molto simili a quelle etrusche, ma più grandi. Tra questi corredi è stata trovata la “Maschera di Agamennone”.
Il fatto che la cultura micenea è una cultura già avanzata, è provato anche da un grande sviluppo dell’arte, che lascia reperti sia in Italia meridionale, sia in Oriente. Anche la ceramica micenea, che si basava sulla realizzazione di vasi con pittura rossa, era molto sviluppata e diffusa. Si trova infatti in moltissime zone. Va comunque detto che ciò non è segno di una colonizzazione micenea: i micenei in realtà si spostavano molto per lo scambio commerciale, dato che i greci non avevano molte materie prime, e il ritrovamento di ceramiche micenee e altri reperti artistici, probabilmente, è solo segno di un loro passaggio dovuto alle relazioni di mercato.
Il fatto che i micenei intrattenessero rapporti commerciali anche a lunga distanza, è testimoniato da testi ittiti che parlano degli achei. I testi in questione parlano infatti di un’entità politica occidentale rispetto agli ittiti, politicamente indipendente e dedita ad attività marinare; inoltre queste citazioni ittite sono concentrate in un’epoca che corrisponde alla massima potenza micenea, caratterizzata da intense relazioni con il Mediterraneo orientale. Per questo è molto probabile che gli ittiti con la parola “achei” si riferissero proprio ai micenei.
Per quanto riguarda le colonizzazioni, i micenei sono particolarmente interessati ai territori che si affacciano sul Mar Egeo. Tra questi spicca la città di Troia, verso cui organizzano spedizioni militari. Troia infatti era una città cruciale dal punto di vista economico. La guerra di Troia tra greci (achei) e troiani, tanto raccontata dai poemi epici di Omero e altri testi letterari, non è quindi dovuta a motivi romantici, ma esclusivamente a motivi economici. Entrando nel particolare, riguardo gli scritti di Omero sulla vicenda, alcuni studiosi pensano comunque che vi sia un fondo di verità: pensano che l'antico poeta abbia voluto raggruppare in un unico conflitto, quello fra achei e troiani, le vicende di guerre e assedi diversi succedutisi nel periodo della civiltà micenea. Notare inoltre l’utilizzo della parola “achei” degli ittiti per riferirsi ai micenei: ciò può essere considerata un’ulteriore prova del fatto che siano stati proprio i micenei a battersi durante la guerra di Troia.
Molti palazzi micenei sono stati distrutti, abbattuti e abbandonati. Alcuni studiosi pensano che ciò sia dovuto a motivi naturali, altri pensano a possibili invasioni dal Popolo del mare o dai Dori.
Secoli bui
15/11/2016
I secoli bui sono quelli successivi alla caduta dei Micenei. Riguardo alla fine di questa civiltà sono state fatte diverse ipotesi. Gli studiosi comunque pensano sia stata l’esito di una serie di cause convergenti, che hanno provocato una lenta e inesorabile recessione.
La polis non nasce da un giorno all'altro, ma in seguito a una serie di processi che vedono l'unirsi di più popolazioni esterne che arrivano sul territorio. Questi secoli bui, detti anche medioevo ellenico, non sono un momento di regressione e di carestie, ma semplicemente si tratta di un periodo di transizione, di cui non abbiamo nessun tipo di notizie, per questo si parla di epoca buia. Sicuramente è stato un periodo molto proficuo, considerando che ha dato vita alla civiltà greca così come la conosciamo. In questi secoli, probabilmente, si era già iniziato a guardare verso l’Asia minore.
Vi è una lingua comune, una lingua greca, ma ogni area della Grecia possiede un suo particolare dialetto e ciò ci permette di riconoscere diverse etnie. In questi secoli il neonato popolo greco iniziò ad avere anche una scrittura, prendendo spunto dall'alfabeto fenicio e poi modificandolo e adattandolo. Ioni, dori e Eoli si muovono orizzontalmente andando in Asia minore e rendendo il Mare Egeo un mare greco. In seguito si spostano verso il sud Italia, dove non c'erano ancora insediamenti veri e propri.
Sulla nascita della polis ci sono moltissime teorie, ma ciò che importa è il concetto stesso di polis: non si tratta di una città-stato o di una città urbanizzata, ma una fusione di un'ampia parte di territorio che comprende sia lo spazio urbano sia la campagna tutta intorno, come se fossero vere e proprie regioni. Si parla di un migliaio di polis nel mondo greco antico, non tutte con la stessa espansione. Esempio: Atene era formata anche da 150 piccoli villaggi in giro per il territorio circostante, oltre al centro urbano.
ASTY = astu (in dialetto) --> insediamento urbano che contiene sempre un'acropoli (piazza)
CHÓRA = cora --> campagna, tutta la parte coltivata della città
Si tratta di un SINECISMO* (sin= con, eicismo= abitare), cioè di un gruppo di persone che abita in villaggi sparsi e decide di unirsi dal punto di vista sacrale e politico in un'unica città, come un unico ente. Viene così fondata l'acropoli, ma tutti continuano a vivere nei propri villaggi, riconoscendosi però sotto un solo nome. Sparta invece nasce dall'unione di 5 villaggi e non possiede una vera e propria acropoli, ma ciò che fa la polis sono i cittadini, maschi, sopra la maggiore età.
Polis quindi è la città in sé, la popolazione comprendente tutti i cittadini (POLITAI) maschi che si occupano della politica. Inizialmente la città è aristocratica, non c'è più una monarchia ma non c'è ancora una democrazia.
POLITÉIA = città in senso astratto, cittadinanza --> con questa si può indicare sia il diritto di cittadinanza, sia l'ordinamento politico.
Oinochoe di Dipylon
16/11/2016
L'oinochoe era una caraffa per il vino, con un grande cratere in alto, dove chi voleva attingeva al vino con la propria tazza. L' “oinochoe del Dipylon” è stata per molto tempo la prima testimonianza di scrittura greca, scritta da destra a sinistra. Risale al 740 a.C. e la scritta impressa è una parte di una poesia. Le parole ci fanno capire che probabilmente si trattava di un premio per una qualche gara di ballo o canto.
Regioni
La Laconia è una regione Spartana. Nel Peloponneso abbiamo a sinistra la Messenia, dove Sparta si espande, poi vi è l'Achea a settentrione, l'Elide sempre a sinistra. Nella regione dell'Attica vi è Atene, sopra ad essa c'è la Beozia, regione di Tebe. La Tessaglia è una zona marginale e considerata di barbari dai greci, così come la Macedonia.
Nell'VIII secolo, nelle città appena nate troviamo già delle tensioni che sfociano in forma di crisi interne. I greci parlano di guerra civile: pólemos, si combatte solo in alcuni periodi all'anno, nella stagione estiva (?). Parlano invece di stasis, quando la guerra civile viene svolta all’interno della stessa città, spaccandola in due. Si tratta della cosa peggiore che può succedere per la città. I metodi per evitare questa stasis sono i tirannidi, i legislatori o la colonizzazione.
Prima colonizzazione
La colonizzazione è la più utilizzata: si cercano terre più fertili, e cibi che in Grecia non hanno possibilità di crescere, come cereali. I greci inoltre cercavano territori occidentali di facile conquista. Loro parlavano di “terre vuote”, e sono le terre che puntano. Le spedizioni coloniali erano regolate dall'oracolo di Delphi: l'ecista veniva mandato a Delphi, dove gli veniva detto dove andare a colonizzare con le benedizioni del dio Apollo. Il santuario separava dori, ionici e achei in modo che ognuno avesse delle zone da colonizzare, senza scontrarsi gli uni con gli altri.
La zona intorno a Delphi era incolta: era sacrilegio coltivare in quelle terre, dato che erano le terre del dio Apollo. Le città vicino a Delphi, per controllare il santuario e proteggerlo, mandavano due esponenti ciascuno. Nasce così la lega detta “Anfizionia”. Essi si occupavano anche dell’economia e della politica del tempio, dato che era molto ricco. I sacerdoti non facevano parte della lega. Il sacerdote infatti non è una persona religiosa, ma una persona dotata di incarichi magistrali datigli dalla società. Viene spesso corrotto.
Il tempio si trovava su di una montagna, con una strada d'accesso tortuosa. Vicino al tempio vi era un teatro per gare atletiche e poetiche, e uno stadio (per i greci lo stadio era una misura, l'unità che gli atleti correvano). Importante personaggio nel santuario di Delphi era la Pizia, la sacerdotessa del Dio Apollo: era una donna giovane, vergine, la quale aveva il potere di comunicare con gli dei, parlando in una specie di trans. Ovviamente il santuario non era l’unico esistente, vi sono anche altri templi, ma quello di Apollo era uno tra i più importanti.
Nell'VIII secolo, i greci vanno in Italia meridionale durante una seconda colonizzazione (per loro corrispondeva solo alla punta dello stivale, fino all’Ismo di Squillace, e cioè all’incirca fino alla Calabria) e, dato che già conoscevano il territorio attraverso i Micenei, per loro non è stata un’operazione difficile.
La Sicilia, che non era considerata parte dell’Italia, era un’area privilegiata. Ci sono tre popoli indigeni: nella zona centrale abbiamo i siculi e i sicani; fuori Palermo, gli eoli; a Palermo, i cartaginesi. I cartaginesi inizialmente, fino al V sec., non danno problemi per la realizzazione della colonizzazione greca. I siculi e i sicani si trasferiscono all'interno della Sicilia. I greci, dopo aver indagato sul territorio dall’entroterra, riescono quindi a insediarsi facilmente sulle coste, dato che a loro interessava il commercio.
Sono comunque i ricchi della popolazione greca che ottengono queste terre, diventando sempre più ricchi, mentre i poveri diventano sempre più poveri. Questi strati iniziano a spingere per poter raggiungere la carriera politica e un maggior potere e riconoscimento. Con la colonizzazione si cerca di evitare questo problema: la città creava un bando coloniale per chi voleva partecipare (a volte comunque è la città stessa che decide chi deve spostarsi); veniva nominato un capo di questo bando, l'ecista, e chi voleva partecipava; una volta arrivati, veniva controllato il territorio, costruite città, spartita la terra e le cariche, e così anche i poveri riuscivano a ottenere terreno e potere.
Una volta trasferitosi nei territori conquistati, il greco diventa colone e perde la cittadinanza della madrepatria (metropoli = che per i greci significava “città madre”). Si allontana dalla propria terra, ma comunque non completamente: ci sarà sempre un rapporto di favori tra la Grecia e le proprie colonie.
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