Lezione 1
Slide su moodle a fine corso
Appunti-Manuale-"La storia dell'arte, istruzioni dell'uso". di Pinelli. Esame: immagini libro/lezione/firenze. Importante: sacco di Roma 1527, morte di Raffaello 1520, partenza da Roma di Giulio Romano 1524. Romano allievo di Raffaello; Giulio Romano parte prima del sacco, arriva a Mantova prima che ci sia la diaspora degli artisti. Visite: scegliere un'opera e approfondirla per l'esame.
Concorso 1401
Concorso a Firenze, inizia il secolo ed inizia l'arte moderna (Rinascimento). È un momento di passaggio in cui antico e moderno convivono. Negli anni 20/30 ci saranno ancora opere da definirsi tardogotiche (fondo oro, pietre incastonate ecc.) perché il gusto artistico e dei committenti non cambia immediatamente, ad esempio Palla Strozzi: "Adorazione dei Magi" di Gentile da Fabriano che segue un percorso diverso da Donatello/Brunelleschi/Masaccio, restando legato ad un gusto tardogotico. Reminiscenze gotico fiorito e Rinascimento (riscoperta dell'antico, nuova plasticità delle forme e contestualizzazione della forma nello spazio -prospettiva- convivono). Anche i committenti continuano ad accettare questo.
L'Arte di Calimala nel 1401 commissiona una nuova porta per il Battistero, portale a due battenti in bronzo dorato. Operazione molto ambiziosa e costosa, il bronzo è un materiale costoso che poi andrà dorato. L'Arte di Calimala era una corporazione molto facoltosa perciò si può permettere di mettere in cantiere un'opera del genere.
Andrea Pisano e la Porta Sud del Battistero di Firenze
Andrea Pisano (1290-1348) Porta Sud del Battistero di Firenze, 1329-36, Firenze. Porta che aveva un precedente → Andrea da Pontedera, detto Pisano (1290-1348) aveva una bottega a Pisa, due figli Nino e Tommaso che lavoravano con lui. Chiamato a Firenze a realizzare la prima porta bronzea che è la porta SUD del Battistero (1329-336), porta con 28 formelle.
L'arte di Calimala si occupava del commercio di panni di lana; acquistava panni di lana non trattata dalle Fiandre ecc., la portava a Firenze e la trasformava in panni raffinati da vendere in tutt'Europa. Calimala = lavorazione emanava cattivo odore.
Quando la porta è commissionata a Firenze si era perduta la tecnica di lavorazione del bronzo, tant'è che Andrea Pisano fino al 1336, finita la porta Pisano diventa, dopo la morte di Giotto nel 1337, capomastro dell'Opera del Duomo e poi prende il posto di Giotto anche nella costruzione del Campanile. Poi c'è la peste del '48. Lavori interrotti. In questo frangente si perde la tradizione della lavorazione del bronzo (richiedeva conoscenza del materiale).
L'arte di Calimala non pensa ad un concorso all'inizio, ma di commissionare la porta ad un personaggio: Piero di Jacopo (un orafo); orafo che si avvicina al fonditore come tecnica di lavorazione. Piero di Jacopo è un importante orafo fiorentino di inizio '400, ma i suoi primi tentativi falliscono: si capisce che da solo non potrà realizzare la nuova porta.
(Tutti i giovani artisti del '400 si formano in botteghe di orafi; botteghe importanti per Firenze e la formazione dei giovani artisti perché si impara la manualità del disegno, modellazione).
Bonanno Pisano e la Porta di San Ranieri
Bonanno Pisano, Porta di San Ranieri, 1181, Pisa, Museo dell’Opera del Duomo. Capito che da solo non avrebbe potuto realizzare la porta, cerca di recuperare la tecnica a cera persa quindi Piero di Jacopo viene mandato a Venezia (dove si utilizzava quella tecnica) e poi a Pisa (c'erano due porte di Bonanno Pisano) → ora c'è solo la Porta di San Ranieri 1181 bronzo, nel museo dell'Opera del Duomo. Nel 1181 si fondeva e nel 1401 si era persa questa tecnica artistica per la decorazione di cattedrali.
Questa porta Bonanno l'aveva realizzata con lastra di bronzo applicata su anima di legno. Ha fuso le formelle e poi attraverso le cornici le ha applicate sull'anima di legno. Così si riduceva l'errore durante la fusione (1181 bronzo materiale prezioso e costoso). Porta che racconta le scene del nuovo testamento: Annunciazione, fuga in Egitto, Natività ecc.
Formelle: palinsesto. Era un testo di scrittura (storie di Cristo). Attraverso la storia visiva. Bonanno utilizza il linguaggio del 1181: la prospettiva è altra/non misurabile (ugualmente bella) → Magi su montagnola, raggiungono la capanna dall'altra parte con angeli e pastori. La porta si conclude in basso con figure tra palme: Evangelisti; in alto Cristo Pantocratore, seduto in trono benedicente. (Due formelle rettangolari completano le decorazioni).
Porta di Andrea Pisano
La porta di Andrea Pisano diventa il prototipo da cui non ci si può distaccare per la nuova porta: a due ante, con 28 formelle. Formelle suddivise da sinistra verso destra, anta per anta. Nelle figure in basso, ci sono le Virtù (figure singole sedute in ogni formella) mentre sopra scene che raccontano le storie. Dalla 1-20: scene della vita del Battista (Battistero, prima porta dedicata a lui); dalla 21-23 Virtù teologali (fede speranza carità); 24 Umiltà; 25-28 virtù cardinali (fortezza prudenza temperanza ecc.). Porta terminata da Andrea, se ne volevo commissionare un'altra ma poi c'è la peste che interrompe i lavori.
Due formelle: il registro è cambiato rispetto a Bonanno. Dovendo nel 1401 fare una porta legata a quella precedente, nella porta del 1401 un elemento imprescindibile è la cornice polilobata (quadriloba) che diventa un marchio di fabbrica dell'Opera del Duomo (anche nel campanile).
Due scene della vista del Battista: Battesimo di Cristo → nel fiume Giordano con onde evidenziate, mentre il Battista lo battezza. Attenzione e cura nel rappresentare piante/sfondo/rocce. Vello che copre Giovanni Battista si riconoscono i peli. Nel 300 gli scultori lavorano tutti i materiali, anche marmo, legno, oro, avorio ecc. (ad esempio Giovanni Pisano nel pulpito del duomo di Pisa fa scrivere che egli sa scolpire tutte le materie).
Decollazione del Battista → Andrea cerca di dare una rappresentazione spaziale con l'utilizzo di un'architettura. Rappresenta una cella dove era tenuto prigioniero il Battista e attraverso la mensola/tettoia/grata di traverso ci fa capire la profondità e lo spazio della scena. Leggero aggetto, mensolina che gli consente di posizionare in rilievo le varie figure, non a tutto tondo ma comunque staccate dallo sfondo.
Partecipanti al concorso 1401
Partecipanti concorso 1401: Filippo Brunelleschi; Simone da Colle, Niccolò d'Arezzo, Jacopo della Quercia, Francesco di Valdambrino; Niccolò Lamberti; Lorenzo Ghiberti. L'arte di Calimala non paga Piero di Jacopo ed indice un concorso pubblico ed internazionale (vi partecipano anche artisti non fiorentini).
Commissione in cui era anche presente Giovanni di Bicci de' Medici. Tra i 34 giudici ci sono anche 7 orafi fiorentini. Gli artisti che si presentano sono 7. Gruppo variegato, stili e gusti diversi. Ognuno aveva avuto formazione in luoghi diversi da Firenze e gli stessi fiorentini avevano ricerche differenti. Le due formelle superstiti sono al Bargello (quella di Brunelleschi e del Ghiberti). La storia del concorso è conosciuta grazie ad alcune fonti: i Commentarii di Ghiberti. Racconta dal suo punto di vista; alcune notizie si ricavano solo da questo racconto.
Il concorso secondo i Commentarii di Ghiberti
Passo Commentarii → a tutti i concorrenti vennero date 4 tavole d'ottone per realizzare la formella (materiale fornito dall'arte di Calimala). Si dice che viene scelta una storia del Vecchio Testamento, uguale per tutti, il sacrificio di Isacco. Si dà anche una scadenza, entro un anno. Dice che furono in 6 a fare questa prova (ma sappiamo che erano 7).
Dopo un anno Ghiberti dice che gli fu conferita la palma della vittoria, assegnata dai giudici e dagli altri artisti che giudicavano la sua prova la migliore (autoelogio probabilmente). Commissione fatta da esperti, l'essere giudicato vincitore è un grande traguardo.
Ghiberti vince. Arriva ad una competizione più stretta con Brunelleschi, si sono conservate solo le loro formelle. L'arte di Calimala ha voluto mantenere la formella del Brunelleschi vuol dire che erano incerti fino alla fine. Due formelle ci fanno vedere la convivenza di antico-moderno, tardo gotico-"rinascimento" (rinascenza di un'arte scultorea che guarda all'antico attraverso un linguaggio moderno).
La formella di Brunelleschi non ha vinto perché è meno organica rispetto a quella di Ghiberti. Ghiberti (1378 o 1381-1455) riesce a creare una lettura più funzionale alla comprensione del sacrificio con una sapiente divisione degli spazi. Divide lo spazio del momento drammatico dell'uccisione di Isacco e il momento più discorsivo dei servi e lo divide con l'elemento roccioso (come in Andrea Pisano, guarda alla sua arte, affonda nel gusto tardogotico), Ghiberti punta anche sull'aspetto eroico di Isacco che si porge verso il pugnale di Abramo sprezzante della paura, scelta di porre Isacco fiero: riferimento alla scultura classica. → Perfetto mix di gusto tardogotico, sapiente composizione spazio, citazione antico, tecnica raffinatissima (decorazione ara su cui si poggia Isacco, decorazione a girali che è un pezzo d'oreficeria).
Brunelleschi gioca tutto sul pathos, sulla violenza del gesto, di Abramo chiamato ad uccidere il figlio, il coltello fende Isacco che ha paura. Isacco scheletrico, teso, con tendini tesi. L'angelo ferma con una mano il gesto di Abramo, lo blocca fisicamente. La forza di Dio ferma Abramo, non la mano di un angelo e perciò è un elemento negativo.
Formella inorganica; divide i due spazi in maniera netta: c'è la parte dell'ara e sotto figure ripiegate su se stesse per dare senso di divisione dello spazio, che sono contrite per non invadere lo spazio superiore. Anche lui fa un gioco di appezzatura dell'antico citando lo Spinario (a Roma, musei capitolini, riportata alla luce nel 1371 da Sisto IV a Roma). Brunelleschi fa vedere che anche lui è consapevole della scultura antica (stessa movenza, cambia il vestimento, lo fa vestito con mantello e calzari mentre l'antica è nuda perché aveva corso fino ad Atene per avvertire di un attacco al porto di Atene).
Ghiberti aveva un vantaggio in più rispetto a Brunelleschi, era un orafo e sapeva utilizzare bene il materiale (bronzo molto costoso, da non sprecare). La formella di Brunelleschi fu riutilizzata nel 1432 nell'altare del battistero di Firenze, incastonata nell'altare. Quella di Ghiberti rimase proprietà dei committenti fino al 1587, poi Collezioni medicee (ecco perché oggi al Bargello). È la prima opera nota di Ghiberti, prima opera nota in dimensioni non orafe.
La formella ghibertiana ottiene il consenso perché riesce a cogliere tutte le linee del gusto del tempo, non è rivoluzionaria ma non esclude l'antico. Il torso di Ghiberti → cit. Toso di Centauro II a.C. (forse collezione dello stesso Ghiberti, oggi agli Uffizi). Cita l'antico dando dimostrazione di modernità. Lo fa anche nella raffinatezza delle girali proto grottesche (poi grande fortuna). Ghiberti mantiene sempre un legame con la tradizione tardogotica, con graziosità linee, pieghe panneggi (tondeggianti, quasi spirali). Ghiberti è un'espressione di questo tempo perché ondeggia tra passato e presente in modo armonico. Questo ondeggiare è importante perché non si può pensare ad una netta cesura con la tradizione passata, il rinnovamento esiste ed è per gradi e passaggi lenti, in un periodo di tempo lungo.
Porta della Mandorla e altri esempi di convivenza stilistica
Porta della Mandorla: cantiere del duomo negli stessi anni del concorso, rappresenta questa convivenza tra tardogotico e riscoperta dell'antico. È la porta che guarda verso Via dei Servi - SS. Annunziata (Chiesa dei Servi di Maria). Legame religioso, ha una struttura degna di un portale principale. Tante maestranze che vi lavorano. Si chiama della Mandorla perché al centro del rilievo sopra la porta c'è una Madonna in mandorla. Cantiere anni capeggiato da Piero di Giovanni tedesco. Elemento decorativo alla maniera tardo gotica: elemento fiorito, volute decorative. Si insinuano figure che guardano a qualcosa di diverso. Varie parti meramente decorative (colonna tortile, elementi vegetali, formelline con angeli)... Tra le girali fiorite compare Ercole in marmo di Nanni di Banco (1421). Citazione dell'antico. Nanni era ossessionato dall'antico; in struttura elemento gotico preponderante, Nanni crea elemento di interruzione con elemento che viene dall'antico. Dimostra come Brunelleschi e Ghiberti di conoscere i testi della scultura antica, anche qui elementi di novità.
Convivenza abbastanza frequente: Ilaria del Carretto (1406-08) di Jacopo della Quercia (uno dei concorrenti del concorso). Fatta a Lucca per il signore di Lucca che sposa nel 1403 con Ilaria del Carretto che dopo il matrimonio muore giovanissima. Monumento funebre nel coro di San Martino a Lucca. Poi rimossa dal coro, scomposta ed oggi ricostruita in un vano della sagrestia. Mostra conoscenza dell'antico, e dall'altro mostra perfetta convivenza linguaggio all'antica con grammatica delle forme perfettamente tardogotica. Ilaria è perfettamente tardogotica anche se attualizzata (vesti 400esche), poggia su due cuscini morbidamente scolpiti, incarnato molto delicato; cane ai piedi che mostra la fedeltà coniugale. Insieme a Ilaria convivono i putti antichi che derivano dai sarcofagi classici, con ghirlande, tipico lessico scultura classica. Per gli artisti di questo tempo non era difficile vedere le sculture antiche, non era necessario stare a Roma per vederli (a Firenze tra duomo e Battistero; Pisa nel Campo dei miracoli...). Lo studio dell'antico si poteva fare anche nella Toscana di fine 300.
Porta nord del Battistero 1403-24 di Ghiberti
Porta nord del Battistero 1403-24 di Ghiberti: lavori iniziano nel 1403, 2 anni dopo il concorso e i lavori durano 21 anni. Firma il contratto 23 Novembre 1403 (indecisione). Contratti agli artisti nel 400/500 importantissimi, tutelano i committenti. Ghiberti doveva personalmente realizzare figure/alberi/animali. Poteva avvalersi di aiutanti, nel primo contratto c'è scritto che può avvalersi di 11 aiutanti. Tra i giovani che lavorano per lui c'era anche Donatello (1403-1407) → anche Donatello si forma come orafo.
Il lavoro di Ghiberti va a rilento, c'è la necessità di accelerare. nel 1407 si stipula un nuovo contratto 1 giugno 1407 → chiede l'esclusiva del suo lavoro presso l'arte di Calimala (perché era troppo lento). Poi aumenta i numeri di collaboratori fino a 25 collaboratori, tra questi nuovi c'è Paolo Uccello (si forma presso orafo anche se poi sarà un pittore).
Lezione 2
Visita a La Quiete 13 dicembre 14.30
Porta nord del Battistero 1403-24
Nel 1403 iniziano i lavori e Ghiberti firma un contratto che gli consente di avere 11 aiutanti, tra cui c'era anche Donatello (si forma presso un orafo anche lui quindi). Il lavoro di Ghiberti, autonomo, non poteva essere sconnesso dalla porta di Andrea Pisano (1329-36) che stabiliva i canoni anche della seconda porta: 28 formelle, cornice quadrilobata. Griglie compositive entro cui Ghiberti doveva muoversi. La porta di Andrea raccontava la vita del Battista. La porta del Ghiberti non racconta il Vecchio Testamento, ma le storie del Nuovo Testamento (la vita di Gesù).
Nell'ordine superiore ci sono le Scene della vita di Cristo (20 formelle, che corrispondono alle 20 che nella porta di Andrea raccontavano la vita e del Battista). Andrea nell'ordine inferiore aveva le virtù teologali; Ghiberti: 4 evangelisti e i padri della chiesa (Ambrogio, Girolamo, Gregorio, Agostino). Testine che punteggiano gli incroci delle formelle, ritrattini all'antica oppure ritratti veri (c'era lo stesso Ghiberti), ospitate in cornici quadrilobate (anche decorazione esterna formelle).
Le prime formelle che realizza Ghiberti sono le prime della storia, raccontano l'inizio della vita di Cristo: Annunciazione, Natività, Magi. In un ampio arco di tempo ci si aspetta anche una varia sperimentazione del Ghiberti, che può cambiare nel corso dei lavori (20 anni di lavori). All'inizio del lavoro, I fase 1403-1407 che corrisponde con le prime scene della vita di Cristo.
Annunciazione: risponde ancora ai gusti tardogotici, angelo che ha sotto i piedi delle ondine che simulano il volo; la Vergine legge il libro di preghiere e si spaventa all'arrivo dell'angelo, si ritira. Paura che si ripercuote nel corpo infatti si inarca all'indietro, in modo elegante (come le sculture gotiche a cui Ghiberti ha guardato: Madonna eburnea di Giovanni Pisano, in avorio -dente elefante, forma arcuata, deriva dal gusto francese-). Madonna annunciata inserita in una nicchia architettonica.
Natività: rocce per dividere lo spazio (come nella formella), scena divisa in modo organico. Rocce sono il proscenio della natività, dove la vergine si sdraia e abbassa lo sguardo alla culla dove c'è il bambino. In basso san Giuseppe ed il bue e l'asinello. Utilizzo roccia così disposta crea due parti separate della scena: al di fuori della grotta ci sono i pastori → Annuncio ai pastori, vergine che ne richiama l'attenzione con una mano e l'altra indica la nascita di Gesù. Un altro elemento in comune con la formella del concorso sono i dettagli degli alberi e verzure, raffinatezza lavorazione esaltata.
Magi: nel primo momento Ghiberti lavora seguendo la narrazione della Vita di Cristo. troviamo di nuovo la Sacra Famiglia nella scena dell'adorazione dei Magi. Arrivo dei Magi, uno inginocchiato bacia il piede al bambino. Nel contratto firma per un bronzo dorato, perciò tutte le parti avevano una doratura a foglia d'oro applicata sulle figure.
Questa I fase procede con estrema lentezza. L'arte di Calimala risente della lentezza con cui Ghiberti procede nel lavoro. Così gli impone un secondo contratto: redatto e firmato 1 Giugno 1407. C'è una clausola nuova: l'esclusività. Durante il lavoro per la porta Ghiberti non può accogliere altre commissioni.
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Storia dell'Arte Moderna - Appunti
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