Lezione I 10-11-2014
Storia del teatro del rinascimento e del barocco
Storia del teatro del rinascimento e del barocco è una dizione che in qualche misura cerca di superare quelle che erano le più classiche definizioni del secolo. Noi siamo i figli di una storiografia nata agli inizi del secolo scorso (800). Questa storiografia ha cercato di individuare i fenomeni rilevanti per la storia in maniera diversa rispetto alla storia tradizionale fatta di date divise per secoli e dinastie. Si è voluto dare la definizione precisa e di tipo culturale in modo che risultassero immediate le nuove metodologie della storia che non va solo per riferimenti, ma per eventi culturali.
Alla fine dell'800, dopo un enorme accumulo di materiali storiografici, si è rivolto più all'analisi delle fonti e si è resa conto di quanto tutto possa essere fonte di storiografia. Quella storia che ha allargato il patrimonio degli elementi storicizzabili ha aperto gli occhi a nuove discipline. La storiografia non si è avvalsa solo di fonti scritte, ma ha affiancato quelle fonti non scritte che fino ad allora non erano considerate vere fonti come quelle scritte (annali, guide, registri ministeriali), dimostrando come si possa fare storia anche con altre fonti come quelle della tradizione popolare, quella oralità che è stata patrimonio delle classi dei più umili.
Documenti e monumenti
Quella storia ha poi diviso le sue fonti in documenti e monumenti (voce dell'enciclopedia Einaudi di Jacques Le Goff). La nuova grande storia nasce da coloro che si sono trovati a lavorare nei confronti di secoli in cui il documento scritto non è così rilevante e frequente come in altre epoche.
La classicità ha lasciato molti più documenti scritti rispetto al Medioevo. Dal 400 al 500 è cominciata la traduzione di documenti scritti, ma c'è quasi un millennio dove la documentazione storiografica si è espressa in minima parte su base scritta. Questo anche perché era crollato il sistema linguistico e organizzativo dell'Impero Romano e tutta l'area (romanza o neo-latina) doveva avviare una costruzione del sistema diverso rispetto a quello romano-imperiale. Non esisteva se non la realtà religiosa che di fatto si sostituisce all'Impero Romano utilizzando la lingua articolata e riflessiva quale è il latino.
Ma le classi basse si esprimevano per via orale con uno sforzo linguistico enorme, cioè quello di traghettare il latino ormai completamente inutilizzato alle nuove lingue romanze. Quest'ultime cominciano ad avere in Europa un assetto accettabile e che consenta un'utilizzazione scritta intorno al 1100. È un millennio quindi non a caso la documentazione scritta è scarsa rispetto agli eventi. I medievisti quindi si sono dotati di una documentazione più larga rispetto ai secoli precedenti, dove si vanno a cercare i documenti che esprimevano i valori e i gusti e sentimenti di questo lunghissimo periodo attraverso la documentazione superstite. Ad esempio, i registri parrocchiali (divisione in parrocchie, registrazione delle nascite e delle morti) hanno da sempre significato un filo di continuità e di conoscenza che perdura ancora oggi.
Un elemento fondamentale di questa nuova storiografia è il cercare le fonti che non necessariamente avevano intenzionalità di diventare fonte. In Le Goff si fa accenno a documento e monumento relativo all'intenzionalità di chi ha lasciato tracce nella storia. Si distingue in questi due enormi serbatoi. La distinzione fra monumento e documento è determinata dall'intenzionalità.
Esistono dei monumenti nei quali l'intenzione di trasmettere ai posteri traccia del proprio operato è evidente. Io faccio una cosa e costruisco un monumento ai fini di ricordare quello che ho fatto. Quelli più classici sono quelli dei generali che si costruivano delle colonne o archi di trionfo per ricordare le proprie gesta, dove attraverso i bassorilievi si narrano le imprese del condottiero o dei soldati. Servono anche per la propaganda politica dello stesso condottiero per diventare condottiero. Sono quindi dei monumenti fatti per restare. Si fa una cosa perché si ricordi e hanno una valenza storiografica fortissima.
Quindi possiamo avere delle idee precise sulle conquiste di Traiano grazie alla colonna traiana. Tanto più sono straordinari i monumenti nella consistenza e nella loro permanenza nei secoli tanto più sono sospetti nella loro veridicità. Il monumento è uno straordinario testimone del passato ma non è un testimone del reale e di ciò che è avvenuto e quindi rappresentato perché viziato dall'intenzionalità. Naturalmente il suo valore storiografico è enorme lo stesso, ma è enorme per quel tanto che noi siamo in grado di capire che non è una testimonianza reale di quello che accaduto, ma pone l'intenzione che chi lo ha commissionato aveva l'intenzione di trasmetterci determinati dati, quindi è un documento importantissimo per determinare l'intenzionalità del committente. I cui dati verificheremo da altra serie di documenti che noi troveremo in altra sede.
I documenti che testimoniano la vittoria di un generale trasmetteranno di più sulla pietas del condottiero che non sulla sua ferocia. Ovviamente noi utilizziamo la fonte in senso vero e quindi va circondata la fonte che noi utilizziamo di prove diverse. La ricerca storiografica è un'indagine dalla quale dobbiamo raccogliere il maggior numero di testimonianze possibili e queste devono poi essere messe l'una a confronto con l'altra in modo da renderci conto di quale sia la verità di queste fonti.
Finito questo confronto complesso e sofisticato riusciamo a stabilire una graduatoria di veridicità. A quel punto possiamo costruire l'ipotesi. Quindi il documento preso sì, ma pur conoscendo questo vizio di origine che è massimo. Infatti, basti pensare che c'è una lunga scia storiografica lasciata dai falsi.
Il falso nella documentazione storica
Ci può essere nel monumento il falso puro, il più famoso è la Donazione di Costantino nella quale il primo imperatore lasciava tutti i beni occidentali alla chiesa; trasferendo la sua capitale a Costantinopoli. La chiesa per secoli si è impossessata di mezza Europa fondando il suo diritto su legittimazione dell'imperatore, dichiarato dalla storiografia fatto falso. Il falso però è un documento storiografico preziosissimo perché non ci dice la verità ma una verità quella che il falsario voleva introdurre. La cui intenzionalità ha avuto conseguenze enormi nella storiografia occidentale.
Abbiamo poi l'altra ricchezza testimoniale del documento. Qui si attribuisce valore documentale a tutte quelle testimonianze che sono state lasciate con uno scopo diverso da quello storiografico e che quindi non sono viziate da l'intenzionalità di base e che quindi dovrebbero renderle più affidabili (registri parrocchiali). Tuttavia, anche se risponde ad una onestà di intenzione ha però dovuto attraversare per arrivare fino a noi tanto di quelle intenzioni che non ci permetterà mai di dare veridicità storica. Non riusciremo mai a stabilire cosa è stato del passato.
La ricostruzione storica
Questo tuttavia non ci dispera in quanto sappiamo che le nostre ricostruzioni sono ombre di quel che gli eventi sono stati. Quando andiamo verso il passato dobbiamo andare con curiosità, fiducia e sospetto; con una serie di componenti emotive che però ci facciano tenere presente che il massimo che possiamo ricostruire del passato non sono che barlumi. Certo è che quanto più documenti abbiamo possiamo avvicinarci a una ricostruzione coerente di quello che è stato il passato. La ricostruzione coerente del passato non può essere perseverata, è talmente difficile avere delle fonti sufficienti a costruire una rete di protezione all'ipotesi storiografica che la ricostruzione lineare della storia è impossibile. Possiamo avere delle storie perimetrali.
Grazie alle fonti di trasmissione orale e che visto che sono state ritenute degne delle fonti scritte sono nate nuove discipline del 900. Finché si riteneva che fossero oggetto di storia solo quelle che potevano lasciare storia scritta è chiaro che un numero enorme di manifestazioni di civiltà va perduto. Nel momento che si dà autorità storiografica anche alle fonti orali emerge una curiosità storiografica che riesce a moltiplicare le fonti. L'antropologia è il massimo esempio, molte civiltà di fatto trasmettevano per via orale, i canti, la danza, le rappresentazioni; questo acquista dignità e quindi diritto di essere studiato. È chiaro che c'è un grande processo concettuale dietro all'individuazione di queste discipline che sorreggono il 900.
Da una parte l'antropologia che studia i fenomeni provenienti dall'oralità e dall'altro un filo rosso percorre tutta l'attività umana che è la rappresentazione di se (storia dello spettacolo). Quel filo rosso che percorre la storia dell'umanità dall'origine dalla preistoria ai giorni nostri. Queste discipline si staccano dal corpo della grande storia e definiscono delle proprie caratteristiche. Definiscono i loro tratti pertinenti della disciplina cioè gli elementi caratterizzanti.
Quindi elementi che distinguano la storia dello spettacolo dalle altre storie. Anche se questa manifestazione e della rappresentazione dell'attività umana ha una caratteristica autolesionistica di non lasciare l'oggetto principale del proprio essere. Questa manifestazione dello spirito umano non ha la capacità di trasmettere dei veri oggetti di sé. Infatti, ha un complesso di tratti pertinenti di cui alcuni sono assolutamente irrimediabili. La storia dello spettacolo non ha documenti e non ha oggetti né ha testimonianze solide trasmesse dal passato. Questo perché l'elemento fondamentale del suo sé è determinato dagli individui che di volta in volta hanno creato le condizioni della rappresentazione di sé. Non si riuscirà mai a costruire l'essenza vera di quelle rappresentazioni di sé che si sono sviluppate nei millenni della storia.
Tutte le altre discipline hanno un elemento fondamentale che trasmette se stesso dal passato; la storia dell'arte si fa a partire dagli oggetti. Certamente vero è anche che il monumento ha bisogno di una rete di informazioni però c'è anche un'oggettività che tutti possono vedere. Per quanto riguarda la storia dello spettacolo l'oggetto non esiste perché l'oggetto è esclusivamente performativo. È un rapporto, un'emozione, un'ideologia, un valore, un'educazione di cui possono fruire soltanto coloro che la impartiscono e coloro che la percepiscono.
La storia dello spettacolo
Naturalmente però questo tipo di azione così importante in tutte le civiltà ha lasciato una serie di tracce di fonti più o meno intenzionali che ci consentono delle buone approssimazioni, non all'oggetto, ma delle buone approssimazioni all'insieme dell'oggetto. Possiamo cercare di ingabbiare il fenomeno, possiamo dal vuoto dell'oggetto interno ricostruire l'oggetto esterno (es. mummie di Pompei). Così come sono stati ricostruiti i volti facendo una colata determinata dal vuoto che ha permesso di far riemergere il vuoto. Quindi anche la storia dello spettacolo ricostruisce una crosta esterna di fonti che ci fornisce il negativo del fenomeno. Per certi versi è più delicato di altre discipline che hanno la fonte, perché implica un'onestà intellettuale ancora maggiore da quella richiesta a uno storico dell'arte che comunque un elemento oggettivo lo presenta sempre.
I tratti pertinenti sono gli elementi che distinguono un fenomeno da un altro, quelli in base ai quali possiamo dire che è storia dello spettacolo grazie ai quali abbiamo potuto definire la storia dello spettacolo che è infatti la rappresentazione di sé attraverso l'uso del corpo, della voce, delle parole, quindi una comunicazione fra esseri viventi. Qui si organizza poi in forme sociali o di tipo ludico o di tipo politico. Dato che è impossibile stabilire una storia dello spettacolo si possono definire solo pochi fenomeni ci sarà lo storico che si occupa della preistoria grazie alle pitture rupestri che sono chiaramente di ambito spettacolare e cerimoniale.
Ci saranno poi altri studiosi che si occuperanno di altri elementi di spettacolarità, ma dato che siamo senza oggetto il nostro compito è quello di spiluzzicare i nostri tratti pertinenti e quindi costruirli attraverso le altre discipline. Ogni storico ha il suo oggetto di indagine differente, noi non abbiamo un vero oggetto e quindi occorre chiedere aiuto alle altre discipline; ecco perché la nascita della storia dello spettacolo è debitrice alla nuova storia perché questa sovverte le gerarchie della vecchia storia e stabilisce che i fenomeni devono essere distinti attraverso una solidarietà disciplinare. È proprio su questa solidarietà che noi dobbiamo fare conto per costruire le nostre ipotesi investigative.
Infatti è una disciplina nata tardi, molto fragile e con degli elementi sempre da discutere. Sicuramente la storia dello spettacolo non può esistere senza la storia dell'arte, dell'architettura, la scenografia, la storia delle religioni, senza l'antropologia, senza l'ingegneria e la letteratura. Per lungo tempo infatti e tutt'ora alcuni studiosi si è capito questo fenomeno della rappresentazione di sé ma non si è indagato questo fenomeno quasi esclusivamente attraverso le fonti apparentemente più facili della trasmissione testuale. Ancora oggi troviamo alcuni che identificano la storia dello spettacolo attraverso la letteratura teatrale, con la storia della drammaturgia; si fa storia dello spettacolo attraverso Eschilo, Sofocle, Euripide, Menandro. Tutt'ora molti studiosi ritengono che la storia dello spettacolo si faccia con questo, ma è certo che la storia dello spettacolo è molto di più ed essendo molto di più è anche molto più fragile come disciplina.
Per noi la rappresentazione ha bisogno dell'apporto dei filologi per una restituzione del testo, i filologi attraverso la conoscenza e della restituzione del testo noi della storia dello spettacolo non abbiamo nulla; perché la rappresentazione ha bisogno di altri aspetti cioè abbiamo bisogno di sapere il tempo della rappresentazione, quanto tempo ci voleva, il luogo, i costumi, la scenografia, la sospensione del lavoro; abbiamo bisogno di sapere chi recitava, chi pagava lo spettacolo, come si fa ricostruire le emozioni vocali. Questo aumenta il fascino della disciplina e non deve essere motivo di spaesamento. È quindi la necessità che noi abbiamo a ricorrere al maggior numero di fonti che noi abbiamo.
La classicità nella storia dello spettacolo
Per quanto riguarda la classicità siamo messi bene infatti si tratta di una civiltà definitivamente conclusa e che si è auto-storicizzata al contrario del gruppo medievale che aveva una piena coscienza di sé e delle patrimonialità della trasmissione. Civiltà forte dal punto di vista architettonico e ingegneristico che ha lasciato tracce molto solide, dove la scrittura era molto diffusa una civiltà molto circoscritta e con dei punti ben definiti e precisi (Roma con il teatro e l'odeon, ecc). sono civiltà quindi modellizzate; dove la spettacolarità aveva un'importanza politica e sociale sono civiltà nelle quali lo spettacolo è componente costituiva. Essendo quindi civiltà altamente capaci di trasmettersi ci hanno lasciato molte tracce teatrali e spettacolari.
Sia la civiltà greca e romana hanno la componente spettacolare quindi molto forte, quella greca si rifà la spettacolarità alla sua valenza religiosa che gli permette di essere così storicizzabile, il teatro fa parte quindi delle attività alte. Nella revisione cristiana invece farà parte delle attività pagane, nella Grecia è a pieno titolo parte della componente religiosa e quindi è componente essenziale della vita politica e sociale.
Il teatro in tutte le sue forme compresi i giochi e quindi l'esibizione del corpo e della bellezza dei combattenti è una sorta di metafora che diventa una parte per il tutto. È fortemente legata a elementi a dei momenti di ringraziamenti per le divinità, per scandire le stagioni, i funerali. Oppure rappresentazioni di tragedie e commedie dove la civiltà si riconosce.
Fino al 1700 dobbiamo tenere conto che è una trasmissione orale quella di ambito spettacolare. Quindi nel teatro greco le rappresentazioni teatrali sono degli elementi educativi e formativi e quindi identitaria. Questi spettacoli sostanzialmente rimandano ciascuno alla sua polis e i testi vengono rappresentati in occasioni molto speciali dove la popolazione smette di lavorare anzi la popolazione viene pagata come giorno lavorativo perché partecipi all'evento.
Queste grandi rappresentazioni sono manifestazioni di identità e di appartenenza politica che in Grecia si misura con la consonanza religiosa, infatti i teatri greci non sono spazi dispersivi, ma sono messi nel recinto religioso quindi sta lontano dalla polis e insieme al tempio; chiaramente è quindi urbanisticamente il teatro visto come elemento religioso. Quindi non è solo un'attività consentita, ma un'attività costitutiva è promossa dell'identità greca. In questo senso la strumentazione culturale capace di trasmettere memoria di sé è usata anche per il teatro. Nonostante tutte le difficoltà della lingua diversa e del tari nascosto è quel teatro che noi conosciamo meglio grazie alla sua appartenenza insita nella popolazione greca. Abbiamo infatti le varie tipologie di teatro quello per l'ascolto e quello della visione.
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