La maschera nel teatro greco
Il tema della maschera nel teatro greco, in particolare, si è concentrato sulle maschere ritratto. Sappiamo da sempre, dalla nostra testimonianza poetica, che esistevano quasi certamente delle maschere teatrali utilizzate per lo spettacolo che ritraevano i volti di Socrate. Sappiamo di sicuro che, per quanto riguarda il caso di Socrate, e questo è vero, sembrerebbe non solo in ambito tragico ma anche comico. Del resto, è in un'opera di Aristofane che si intitola "Nuvole", in cui compare il personaggio di Socrate e si fa menzione nel testo proprio a questa maschera.
Il ruolo della parola nel teatro
Come abbiamo già detto, questo è un teatro affidato alla parola. Leggendo le opere, ci dobbiamo affidare alla parola per sapere di costumi, di oggetti scenici e di maschere. Le note di regia sono assenti e, per nota di regia o attorica, è ovvio che sono assenti perché l'attore ha poco margine di movimento. L'attore è una figura molto flessibile, poco efficace in questo ambito e di sicuro non è stato colui che ha preso in mano un testo e lo ha rivisitato per la scena. Questo non accade; noi dobbiamo immaginare grandi attori del '800 come Eleonora Duse che davvero riempivano i copioni di note attoriche, cioè attori come la Duse e Ernesto Rossi rileggevano e riscrivevano completamente le opere teatrali. Tutto questo non esiste ancora in ambito antico né greco né latino.
La precarietà delle fonti
Nemmeno note di regia esistono, e la nota di regia è la didascalia che scrive un regista o comunque tutte quelle note che vengono poste al copione in fase di messinscena. Questi non sono testi che hanno una messinscena autonoma dalla stesura; sono testi che vengono recitati a memoria dagli autori stessi o eventualmente da attori.
Per quanto riguarda maschere e costumi, dobbiamo fare i conti con la precarietà delle fonti non solo da un punto di vista di quantità, ma anche di qualità nel senso di momenti temporali. Abbiamo alcune fonti che sono cospicue per un certo periodo dal famoso V secolo a.C., poi precedentemente c’è una lacuna, un vuoto che si verifica nuovamente fino al periodo tardo ellenico. Questo lo si ravvisa in particolare per quanto riguarda il genere comico. Abbiamo Aristofane, la commedia antica ampiamente testimoniata tra l'altro solo da Aristofane già parziale, poi un buco fino al periodo che riguarda Menandro quindi la cosiddetta commedia nuova. Probabilmente c’è stata una commedia di mezzo, e sono delle testimonianze che non presentano una continuità, per cui possono essere prese come riferimento anche dei tessuti.
Funzionalità di costumi e oggetti scenici
Quindi, se un dato costume o un oggetto scenico era funzionale, allora veniva descritto, altrimenti no. Non abbiamo didascalie specifiche, non c’è alcun rilievo dato a questi elementi scenici. Oltretutto, gli oggetti sono riferiti a certi personaggi, quali ad esempio divinità. Ancora una volta, per aiutarci possiamo fare riferimento alla famosa pittura vascolare, l’arte figurativa. Abbiamo visto Pronomos e quanto ci può raccontare sulla maschera. Però, anche lì c’è un grosso problema, che è quello proprio della matrice tragica. La matrice tragica è data dal mito che si racconta, non sempre delle storie che provengono dal mito.
Su un cratere è molto difficile, ad esempio, distinguere i personaggi dalle divinità, oppure anche dalle divinità al personaggio. In molti casi, noi vediamo raffigurati questi personaggi di una tragedia, con delle divinità che però non è detto che fossero più o meno parte di quel racconto. Quindi, anche lì poter stabilire la questione dei costumi e delle maschere è molto difficile.
La mimesi nel teatro greco
Abbiamo già parlato dei fondali dipinti; anche in questo caso sicuramente esistevano ed erano ricchi. Abbiamo già dato testimonianza delle descrizioni aristoteliche e siamo certi dell'esistenza di macchine di scena. Quindi tutta la cosiddetta macchineria teatrale è ampiamente presente nel teatro greco sia in ambito comico che in ambito tragico.
Prima di parlare della macchineria, a conclusione del discorso a proposito di costumi e oggetti scenici, quello che conta è la mimesi. Come testimoniato da Aristotele, il principio fondante che dirige l'uso di questi oggetti di scena, costume e maschere, è il principio della mimesi con la realtà. Questo è un teatro che porta in scena, mette in scena un oggetto così come esiste nella realtà coeva. Cosa si intende per mimesi? Cosa si intende per uso realistico di costumi e oggetti scenici? Nell'antichità, il costume scenico, costume e oggetto scenico è realistico, cioè si impiegano oggetti d'uso comune e come tali sono percepiti, sono conosciuti dal pubblico.
-
Appunti Storia del teatro del rinascimento e del barocco. Aspetti legati alla spettacolarità della Firenze medicea.…
-
Appunti teatro greco e latino
-
Nascita del teatro greco
-
Appunti teatro greco