Storia del giornalismo
La stampa
L'invenzione della stampa a caratteri mobili è riconducibile al tedesco Gutenberg (1455, Bibbia) e rappresenta una fondamentale cesura tecnologica: senza la stampa, giornali e giornalismo non avrebbero potuto svilupparsi (tempi rapidi e molte copie, 300 fogli al giorno). Essa crea inoltre le premesse per la nascita delle lingue nazionali, elaborazione di una lingua media (a metà fra dotta e popolare).
Per giornale si intende una pubblicazione periodica contenente notizie di attualità destinate a un pubblico e redatte con criteri di veridicità e tempestività. Alla luce di ciò si può affermare che il giornalismo è un fenomeno relativamente recente (età moderna e contemporanea), infatti, nel Quattrocento non c'è ancora un vero contatto tra stampa e pubblico; inoltre, i primi tentativi di giornalismo non rispondevano a tutti i criteri.
La stampa esce dai canali accademici ed istituzionali con la nascita degli avvisi, apparsi a Venezia e in Europa alla fine del XV secolo: si tratta di fogli manoscritti da personaggi di varia nazionalità che erano scritti in diverse lingue, sulla base di notizie provenienti da informatori più o meno segreti. Circolavano principalmente tra banchieri e commercianti (1470) e hanno argomenti di carattere generale o locale (guerre, miracoli, eventi).
- In Francia gli avvisi vengono chiamati canards e sono venduti nelle stamperie, sono più ampi, con molte illustrazioni, ma non hanno una periodicità regolare, hanno invece toni enfatici e argomenti sensazionalistici.
- A Venezia gli avvisi venivano chiamati broglietti (il brolo è lo spazio pubblico di incontro di fronte al Palazzo Ducale), hanno cadenza settimanale e si vendono per due soldi, l’equivalente della moneta d’argento gaxeta, dalla quale poi prenderanno il nome. Hanno tutti tiratura limitata, sia perché si tratta di pubblicazioni locali, sia perché c’era un alto tasso di analfabetismo.
Le notizie si sviluppano dunque lungo le vie commerciali e di comunicazione postale, hanno valore di scambio e spesso sono una vera e propria merce. Le istituzioni laiche e religiose si rendono conto delle potenzialità della stampa, ma si sentono anche minacciate dalla circolazione delle notizie, vengono istituiti così i privilegi: la stampa non è un diritto, ma il risultato di una concessione dell’autorità/sovrano, spesso sono concessi in esclusiva a un solo stampatore e possono essere revocati. Al fianco dei privilegi compare la censura, attraverso la quale le autorità possono intervenire prima o dopo la stampa punendo lo stampatore coinvolto.
La censura, soprattutto preventiva, è molto forte sotto la Chiesa di Roma, che istituisce un vero e proprio organo di controllo, tanto che nel 1543 viene imposto l’imprimatur: un visto rilasciato dalla censura che permetteva la stampa. Tra poteri pubblici e stampatori comincia così un periodo di conflitto, che porterà alla nascita di molte pubblicazioni illegali. La stampa, per adeguarsi e sopravvivere, diviene così spesso emanazione diretta del potere istituzionale e politico soprattutto in Francia e in Inghilterra (giornali di livrea).
Nell’Europa centro-settentrionale, lo sviluppo della stampa si intreccia con la Riforma protestante: vi è una divaricazione della fisionomia dell’attività giornalistica tra mondo tedesco-anglosassone e mondo latino. Con la stampa si pongono le basi per la nascita di un’opinione pubblica: aggregato delle abitudini individuali o delle convinzioni mantenute dalla popolazione in un determinato paese e momento.
Il settimanale
Solo con l’inizio del Seicento si può parlare di nascita dei giornali intesi come pubblicazioni a stampa con periodicità stabile, testata fissa, data di pubblicazione e notizie di avvenimenti realmente accaduti. Se nel resto d’Europa vige la censura, in Olanda la situazione è differente: a dominare tra Amsterdam e Anversa sono gli stampatori privati (Elzevier e Plantjn), sia per supremazia tecnica che economica dovuta all’incremento dei traffici commerciali. Qui tra il XVI e il XVII secolo si può trovare la stampa più libera d’Europa. Si assiste alla diffusione dei corantos (krant = giornali), ovvero fogli di notizie che non hanno alcun visto ufficiale delle autorità e hanno frequenza settimanale. Il primo esce nel 1618 e si chiama “Courante uyt Italien, Duytsland, etc…”, che si occupa di notizie internazionali.
Vi è una prima gerarchizzazione delle notizie, un indice nella prima pagina ed erano il frutto di una richiesta di informazioni da parte del pubblico (non una comunicazione dai sovrani ai cittadini). La cultura della notizia registra un salto di qualità decisivo e si allontana dal linguaggio letterario: compaiono anche le prime “lettere al direttore”, sintomo di una comunicazione biunivoca tra giornalisti e pubblico.
L’Inghilterra diventa presto un modello per l’Occidente grazie alla crescita economica, politica, sociale e demografica; si sviluppa inoltre una borghesia intraprendente che si arricchisce grazie al commercio con l’America e ha bisogno frequente di nuove informazioni. Qui la libertà di stampa si intreccia con la battaglia antiassolutistica tra Parlamento e monarchia e questo è uno stimolo per la nascita del giornalismo. Dopo l’abolizione della Star Chamber (organo di controllo), nel 1641, il giornalismo inglese conosce un periodo di libertà: cominceranno ad uscire i resoconti dei discorsi parlamentati, i Diurnall.
Dopo la decapitazione di Carlo I però c’è un’intensificazione del controllo delle libertà editoriali e la libertà di stampa viene ulteriormente ridotta. Solo nel 1689 e la Gloriosa Rivoluzione (durante la quale proliferano i fogli illegali), c’è una negoziazione tra corona e Parlamento e un nuovo periodo di libertà: viene firmato il Bill of Rights, una carta dei diritti che limita il potere del sovrano e tutela la libertà d’espressione. L’Inghilterra diventa la culla del pensiero politico moderno.
In Francia invece l’assolutismo impedisce una tale diffusione della stampa generale, ma favorisce quella commerciale composta da annunci di compra-vendita di beni e domande e offerte di lavoro. La stampa si allontana così dalla politica, mentre il pubblico medio-basso assume un ruolo più attivo e collaborativo. Dopo alcune vittorie belliche, Richelieu concede a Renaudot di stampare la Gazette, che è però un giornale di livrea, ovvero un organo ufficioso del potere, prototipo delle gazzette ufficiali e con testi esteri, brevi e in prosa anonima. Dunque in Francia si assiste a un monopolio informativo da parte del sovrano.
Alla stampa commerciale e a quella di livrea, in Francia si affianca quella culturale dei filosofi: nel 1665 compare il Journal des Savants, finanziato dall’Accademia delle scienze, che diventerà il modello dei periodici culturali in tutta Europa (recensioni, estratti). Anche questo tipo di stampa però, attraverso i salotti, contribuisce alla formazione di un’opinione pubblica. L’Illuminismo trova nella stampa uno strumento fondamentale per diffondere nuove idee e scoperte: senza i giornali l’Enciclopedia non sarebbe stata creata.
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Appunti delle lezioni di Storia del giornalismo
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Storia romana, dalle origini alla tardoantichità, appunti
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Appunti di storia del giornalismo la stampa durante la fase del centrismo