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Storia del giornalismo italiano nel biennio 1846-1848

Durante questo biennio si gettano le basi per il nostro giornalismo moderno e vi sono i primi contatti con il giornalismo estero.

Riviste più importanti degli anni della restaurazione

  • Antologia: aveva un indirizzo nazionale che trattava della penisola italiana come unità culturale, non trattava di attualità e temi politici. Parlava di economia, statistica, scienze e tramite queste materie vi erano accenni di politica indiretti.
  • Politecnico (1839-1844): era una rivista culturale come l’Antologia. Esisteva la censura laica ed ecclesiastica. Era proibita la materia politica. Esistevano gazzette ufficiali che erano le uniche che potevano parlare di politica, vi erano tutti gli atti amministrativi. Erano molto anonimi.

Esistevano molti giornali artistici, letterari e teatrali ma non potevano alludere a nessun tema politico.

Obiettivi dell'epoca

La Costituzione liberale e l'Unità d'Italia erano i due obiettivi dell'epoca. Il giornale stampato era l'unico modo per trasmettere gli ideali della politica: in Italia vi erano tantissimi giornali clandestini poiché l'Italia era divisa in regni ed era l'unico modo per trasmettere informazioni politiche tra i differenti Stati. Il Granducato di Toscana era il regno della stampa dei giornali clandestini perché era più facile pubblicare in modo illegale. Uno dei più importanti dei centri clandestini era Pisa: Giuseppe Montanelli era un professore di diritto e lui fu uno dei principali scrittori dei giornali clandestini. Il federalismo di Giobelli era condiviso da Montanelli: aveva valori cattolici e faceva leva sul papa. Successivamente Montanelli si spostò verso l’ala più progressista del movimento italiano.

Nel frattempo molti intellettuali scrissero numerosi giornali clandestini, specialmente a Firenze e Bologna. A Bologna ci furono gruppi più radicali e progressisti. Erano foglia vaganti ed erano giornali politici e propagandistici. I giornali chiedevano riforme interne negli stati con un forte bisogno di modernizzarsi. Chiedevano tutti la liberazione della stampa e di non essere più clandestini, dalla censura preventiva alla censura repressiva. La limitazione degli arbitri della polizia era un’altra richiesta. Chiedevano anche un organo consultivo, delle assemblee rappresentative. Riordinamento del sistema fiscale perché pagavo tanto i poveri e niente i ricchi. Vi erano due parole chiave nel giornale: libertà e unità.

Le elezioni di Pio Nono segnano una svolta: alimentano le speranze di rappresentare l’Italia. Fu in questo periodo che lo Stato Pontificio divenne uno dei principali cardini della discussione politica. Anche qua ci fu il giornalismo clandestino. Con Pio ci furono i primi giornali legali che parlavano poco di politica.

Il Contemporaneo

Nacque l’idea di permettere la pubblicazione di un periodico politico nel gennaio del 1947: Il Contemporaneo fu il primo giornale politico controllato, “di progresso” ma moderato voluto dal principe ottimo (ovvero dal pontefice). Questo giornale voleva sostenere tutte le tecniche scientifiche e non solo. Narrava di macchine a vapore, scuole notturne per i lavoratori, materie di natura economica, tecnica, sociale. Tutta la popolazione lo trovò interessante ed ebbe molto successo in tutta la Penisola. Molti intellettuali iniziarono a scrivere su questo giornale. Successivamente inserirono temi politici e di attualità. Il Contemporaneo alimentò il desiderio di pubblicare stampe clandestine, ad esempio criticavano lo Stato Pontificio.

Massimo d'Azeglio e la riforma della censura

Massimo d'Azeglio era un pittore e un romanziere. Egli creò un progetto moderato e liberale che puntava sulla figura del papa. Nel febbraio del 1847 cercò di riformare la legge sulla censura, parlando con i consiglieri del papa. “Disposizioni in merito alle pubblicazioni” fu una legge pubblicata nel marzo del 47, le materie religiose, morale, scientifico restavano di competenza dello Stato Pontificio; tutte le altre materie diventavano a far parte di un organo laico chiamato consiglio di censura. Si autorizzarono per il prima volta la pubblicazione di materiale politico e amministrativo. Vi erano dei limiti: purché fossero evitati offese alla chiesa, alla religione, ai magistrati, ai privati cittadini, a stati e governi esteri e che non contenessero discorsi che esercitavano movimenti negativi tra la popolazione. Per pubblicare il giornale dovevano chiedere il permesso di pubblicazione alla polizia. Quindi era fondamentale ottenere questa autorizzazione per pubblicare il giornale. Questa legge provocò una delusione, solo i liberali più moderati pensavano che fosse un passo importante perché dicevano che bisognava ottenere le cose in piccoli passi, senza farsi troppo notare.

Il Granducato di Toscana emanò una legge fotocopia. Salvagnoli e Lambroschini erano molto vicini ad Azeglio e condividevano le stesse idee politiche. Loro diedero uno scritto alle stampe “discorso sullo stato politico della Toscana”: parlava della censura e alla libertà di stampa. Essi dicevano che in Toscana c’era armonia per il contratto di mezzadria (metà al contadino e metà allo stato) e si potevano permettere la libertà di stampa. Il governo toscano nel maggio del 47 pubblicò la legge fotocopia. Montanelli espresse una tesi fondamentale: bisogna tenere fronte alle leggi e alle applicazioni delle leggi. Le due leggi aprirono un varco e i revisori furono di manica larga tanto che la censura divenne quasi impotente.

I tre giornali promotori delle leggi in Toscana

  • L’Alba: fu pubblicato dal giugno 47 al novembre 48. Il direttore La Farina fu molto vicino a Mazzini e sosteneva le idee democratiche. Voleva la dipendenza del nord Italia e altri stati dall’Austria. Altro obiettivo fu la libertà di stampa e una totale autonomia dal potere civile da quello ecclesiastico. La sensibilità delle classi lavoratrice con opifici nazionali. Carmaz scrisse alla redazione all’alba che lo considerò un giornale marxista. Il giornale si distinse anche per il linguaggio chiaro e semplice e l’idea era di raggiungere i lavoratori: i lavoratori che sapevano leggere leggevano agli altri. Il giornale aveva un prezzo molto basso e ovviamente il linguaggio.
  • La Patria: giornale dei ricchi, dal luglio al 1847 fino al 1852. Il direttore fu Attorno alla patria si formò il gruppo di destra della patria toscana. Questo giornale fonda una sorta di organo politico perché diffonde gli ideali politici. Diffonde la nazionalità e proponeva un processo lento e graduale per raggiungere l’unificazione di Italia. Volevano attivare una collaborazione tra il popolo e il governo. Ebbe una grande influenza nei circoli alto borghesi e gli aristocratici. Linguaggio molto elaborato, aulico.
  • L’Italia: giornale di Montanelli nato nel giugno del 47 e aveva come obiettivo la nazionalità. Ha un programma neoguelfo. Lui era un professore all’università e si rivolgeva alle giovani menti intellettuali, ovvero i suoi studenti. Aveva un linguaggio molto colto ma moderno. Considerava troppo avanzata l’idea di chiedere una Costituzione. Questo giornale cambiava di mese in mese perché seguiva l’andazzo della penisola.

Giornalismo in Piemonte

In Piemonte con Carlo Alberto non nacque subito un giornale politico. “Letture di famiglia” era un giornale di Lorenzo Valerio era un liberale progressista e si concentrava sulle classi popolari. Un giorno, di punto in bianco, chiese la libertà di stampa e venne subito soppresso. “Antologia italiana” era un’altra pubblicazione che si ispirava alle idee di Gioberti anche se non si basava su temi politici perché si basava su economia e temi sociali anche se aveva un linguaggio colto.

Il mondo Illustrato di Pomba è un giornale illustrato e di attualità e va dal gennaio del 47 al gennaio del 49 ed era un settimanale. Era un giornale borghese e moderno. Giornale di 16 pagine suddiviso in 3 colonne. Vi erano 12 o 18 xilografie che mostravano gli avvenimenti politici, fatti di cronaca, costumi dei politici. Si diffuse in tutta Italia ma l’unico problema erano gli elevati costi.

La rivoluzione di Palermo e lo Statuto Albertino

Il 12 gennaio 1848 iniziò la Rivoluzione di Palermo che costrinse il re Ferdinando II a concedere una Costituzione (copiata dalla corte francese del 1830). In questa costituzione ci fu un allargamento delle norme sulla stampa.

Piemonte
Lo Statuto Albertino: Ci fu successivamente un effetto domino in tutti gli Stati per la promulgazione della Costituzione, infatti, anche Carlo Alberto nello Stato Sabaudo in Piemonte concesse la Costituzione l’8 febbraio del 1848. Il Piemonte si affianca infatti ai pochi Stati liberali del mondo e con la Costituzione viene dichiarata la stampa libera e la libertà di espressione.

Questa costituzione era costituita da leggi discutibili, non rigide e facilmente smantellabili in parlamento e fu proprio in questo modo che la costituzione venne ridimensionata a favore dei fascisti a partire dal 1922 con la marcia su Roma (ad esempio il primo governo Mussolini abolì la libertà di stampa). Ci fu poi una legge, decretata da Mussolini, promulgata il 26 maggio del 1848 che rimase in vigore fino al decreto del 26 luglio del 1924 successivamente all’attentato Matteotti. La Costituzione Sabaudo prevedeva delle disposizioni generali che sancivano la libertà.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

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