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Percorsi storico-educativi della memoria europea

La Shoah nella società italiana

Luca Bravi: La comunicazione influenza la conoscenza e costruisce un'opinione pubblica. Siamo in un periodo in cui è evidente che non conta solo il contenuto, ma come esso viene diffuso. Il sistema democratico italiano, nato dopo la Seconda Guerra Mondiale, si basa su un racconto della storia. La memoria pubblica, collettiva, è un pezzo importante del nostro stare insieme.

Rispetto al contesto sociale e al contesto storico che stiamo vivendo, i riferimenti condivisi cambiano. Ad esempio, durante la dittatura c’era un tipo di riferimento condiviso che oggi è opposto (es. aiuto a chi ha bisogno). La memoria collettiva cambia in relazione a ciò che viviamo e in relazione alla storia.

Memoria collettiva e i suoi cambiamenti

Henry Appel sostiene che ci sia qualcosa di peggiore di Auschwitz stesso, cioè la possibilità che il mondo dimentichi che un simile luogo sia esistito. Da qui si evidenzia la necessità di una memoria storica collettiva legata a ciò che Auschwitz simboleggia: un percorso tra storia e memoria che rimanda al campo della formazione e dell'educazione.

Le prime forme di narrazione dei fatti storici di cui la memoria del nazifascismo si occupa hanno trovato espressione in musei, memoriali e mostre, che sono anche strumenti di diffusione delle conoscenze a livello sociale al di fuori della scuola. La pedagogia della memoria intraprende poi un percorso all’interno della scuola pubblica italiana, con riferimenti sia all'ambito culturale che all'ambito educativo; è così possibile individuare il modo in cui l’uso pubblico e politico di storia e memoria ha influenzato anche i programmi scolastici.

Luoghi della memoria

All’interno del percorso di ricostruzione storica delle politiche legate alla memoria si può avviare un'analisi critica a partire da quei “luoghi della memoria” come musei, memoriali e fondazioni, che sono sorti per documentare e diffondere la conoscenza dello sterminio nazi-fascista.

Analizzare queste politiche di memoria permette di verificare l’emergere di temi e contesti d’interesse nello spazio pubblico, verificando anche le modalità usate per la diffusione dei messaggi scelti, il tipo di informazione che è stata diffusa e se questa abbia avuto ricadute nell’ambito formativo ed educativo.

Luoghi di memoria della storia nazista

  • Museo statale di Oswiecim (Auschwitz)
  • Shoah: termine utilizzato dalla lingua ebraica per indicare lo sterminio di Auschwitz.

Il tema della memoria e di Auschwitz lo troviamo in riferimento soprattutto al 27 gennaio (istituito dall’anno 2000), con il giorno della Memoria, giorno in cui nel 1945 vennero abbattuti i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz. Fra il 1945 e il 1947, quei luoghi di memoria, non ancora presi in considerazione per costruire la memoria collettiva, vengono lasciati da parte. Sebbene oggi sia diffuso come luogo di Memoria, Auschwitz viene messo ancora in discussione da alcune persone.

È ad esempio il caso di una signora ad una manifestazione che usa una maglietta con su scritto “Auschwitzland”. Paragonando Auschwitz a Disneyland, sta rendendo ciò che è successo una finzione, una fantasia. Per rendere una conoscenza condivisa e farla percepire reale è necessaria una costruzione di un processo basato su fatti e documenti che portano a conoscenza.

La comunicazione e l'educazione

Il lavoro di chi fa comunicazione si interseca, quindi, con il lavoro di chi fa formazione. La documentazione e la verifica delle fonti sono il lavoro di chi fa comunicazione in questo campo. La testimonianza di un sopravvissuto, ad esempio, ci permette di partecipare empaticamente ad un racconto, ma non può essere considerata unica fonte di ciò che è successo, dato che è un'esperienza soggettiva. Può essere considerata parte di una documentazione.

Nel gennaio del 1942 ci fu in Germania la conferenza di Wannsee, durante la quale si decise la “soluzione finale”, il numero di ebrei da sterminare. Il 90% delle persone deportate ad Auschwitz-Birkenau sono ebree. Dal 1942 Auschwitz diventerà il luogo dello sterminio ebraico. Ma tutto ciò non venne da subito raccontato. Quando è diventato luogo di memoria? Ha sempre parlato di sterminio degli ebrei o ha parlato di altro? Il racconto della storia di Auschwitz-Birkenau è prevalentemente europeo. Chi viene da luoghi diversi dall’Europa è possibile che non lo conosca.

I campi di concentramento

I campi di concentramento vengono costruiti prima del 1942, quindi prima della conferenza di Wannsee, per richiudere nemici, come prigionieri di guerra russi, al di fuori della Germania. Il primo campo di concentramento condiviso è Auschwitz 1, in Polonia, successivamente il campo di Auschwitz-Birkenau, dove vengono instaurate le camere a gas per eliminare il più in fretta possibile gli ebrei.

La memoria del dopo-guerra

Il primo interesse per le persone che vedono quel luogo di sterminio è quello di passare oltre, di dimenticare. La popolazione civile polacca non è consapevole di ciò che è successo, rispetto ai governi che già sapevano tutto dal 1942. Gli unici che affermano che quel luogo deve essere considerato luogo di memoria sono i testimoni. Conservare i luoghi di sterminio significa mantenere la memoria. Il contesto sociale nel 1945 era diverso, si voleva dimenticare, cancellare.

Solo il 2 luglio 1947 la Polonia sancisce che quel luogo deve essere adibito a museo, a luogo di memoria: “Dipartimento Musei e Monumenti del Martirio Polacco”. Dal 1947 iniziano ad esserci le prime mostre, non della Shoah ebraica, ma della vicenda degli internati polacchi, oppositori politici non ebrei. Due anni dopo la fine della guerra non puntano, quindi, lo sguardo sul 90% dei deportati e delle vittime, ma su chi è più vicino ai polacchi.

Nel ‘47 la riflessione e lo sguardo politico, infatti, era diverso, questo perché il governo polacco aveva avuto una sua parte nello sterminio degli ebrei, era ancora rimasto il tarlo dell’antisemitismo e c’era ancora una guerra e un nemico, la Guerra Fredda e il capitalismo. La Polonia stava dalla parte dell’influenza dell’Unione Sovietica e perciò doveva affermare il comunismo e distruggere il capitalismo.

L'evoluzione della memoria

Con la morte di Stalin si allenta il mito del Socialismo sovietico e le mostre che si svolgono ad Auschwitz iniziano ad essere più curate anche sulla Shoa ebraica. Papa Giovanni Paolo II, polacco e posizionato contro il socialismo sovietico, nel 1979 celebra una messa all’interno del campo. Nella sua messa propone due figure da ricordare: padre Massimiliano Kolbe soggetto che rimandava alla storia della Chiesa cattolica e al protendersi per gli altri, e dall’altra Edith Stein, un’ebrea e monaca. Facendo ciò porta l’opinione pubblica ad avvicinarsi a quel tema, fino ad arrivare a dichiarare Auschwitz luogo della Shoah.

Quando cade il muro di Berlino il discorso all’interno del campo cambia e inizia ad essere raccontata la storia della Shoah ebraica. Nel momento in cui cade il muro di Berlino il racconto degli eroi oppositori politici polacchi, fortemente posizionati sul piano socialista, diventa sconveniente e scade. Molto più conveniente è il racconto dello sterminio per razzismo, che non coinvolge le fazioni politiche.

Anche la memoria, che sembra ormai condivisa e accettata, è legata ai contesto storici e ha una sua evoluzione. Auschwitz ne è un esempio. La comunicazione va costruita su basi vere e che siano inattaccabili.

"Verità negata" e la storia vera di Deborah Lippstadt

Film: “LaStoria vera di Deborah Lippstadt, storica e docente che scrive un libro dove critica il negazionismo sull’Olocausto e il negazionista David Irving. Il film va avanti raccontando il tema del processo affrontato dalla Lippstadt, chiamata in causa da Irving. La task force prende in causa solo i documenti e non i testimoni, che sicuramente danno una verità, ma pur sempre personale.

Yad Vashem (Israele)

Yad Vashem il cui significato è “dare nome eterno/ memoriale”, è luogo di memoria per la Shoah. Nel 1942, a seguito della conferenza di Wannsee, già nasce l’idea di fare un luogo di memoria ad Israele. Il recupero del nome significa riportare al centro la storia personale e riconoscere 6 milioni di singole storie. Se fino agli anni ‘70 in Polonia e nel resto dell’Europa non c’è stata la volontà di ricordare la Shoah ebraica, in Israele c’è stata da subito la volontà di creare un luogo di memoria. Aperto al pubblico nel 1957, dal 1993 è stato progettato un nuovo percorso con 10 sale, ognuna delle quali dedicata ad una pagina della Shoah, raccontata attraverso le storie personali di vittime o sopravvissuti.

Lo Yad Vashem pone l’accento dal 1943 sul tema del ridare una voce individuale a quello che si perderebbe nella massa di numeri. Ciò è stato fatto con gli oggetti personali che servono non a puntare tutto sull’emozione, ma ad utilizzare l’emozione per riconnettersi e ridare interesse alla storia. Nella sala dei bambini vengono mostrati tutti i nomi dei bambini sterminati (1 mln circa). Il simbolo caratteristico dello Yad Vashem è l’archivio circolare costituito da uno spazio organizzato per accogliere 6 milioni di schede; ne presenta, comunque, solo 2 milioni, corrispondenti cioè alle identità di quelle vittime della Shoah cui si è riusciti a fornire un nome.

Accanto allo Yad Vashem c’è anche il Giardino dei Giusti: i giusti sono coloro che a discapito della loro vita hanno salvato un ebreo. A causa della guerra araba-israeliana scoppiata nel 1943, solo nel 1953 fu approvata nel parlamento israeliano la legge sull’autorità per dar vita a questo luogo e il Giardino dei Giusti fu edificato nel ‘60 ad opera di Moshe Beijski, un ebreo che fu salvato da Oscar Schindler (storia raccontata nel film “Schindler’s List”).

Nel giardino ci sono degli alberi di carrubo che crescono dopo 60 anni, a significare che se fai del bene, il risultato del bene che hai fatto va avanti nel tempo. Tra i giusti c’è anche Gino Bartali, il corridore, riconosciuto come giusto perché portava con la sua bicicletta dei documenti che servivano a salvare degli ebrei.

Documentazione e memoria

Allo Yad Vashem, che oltre a luogo di memoria è luogo di documentazione dell’Olocausto, sono presenti anche i documenti del processo ad Adolf Eichmann, colui che sul suo taccuino annotava tutti i treni che portavano gli ebrei ai luoghi di sterminio, avvenuto nel ‘61. Eichmann non era stato presente al processo di Norimberga perché era riuscito a scappare in Argentina e a cambiare nome. Viene rintracciato e scoperto perché il figlio esce con una ragazza il cui padre è un ebreo scappato dall’Europa a causa della deportazione. I servizi segreti israeliani vengono informati e lo riportano a Gerusalemme per un processo.

L’opinione pubblica nel ‘61 si trova di fronte ad un gerarca nazista che però aveva un aspetto normale, l’imputato era difatti descritto come un semplice burocrate, costretto da un regime dittatoriale a partecipare al massacro; era, quindi, impossibilitato a sottrarsi al compito. Quando il mondo vede Eichmann si rende conto che i nazisti avevano un aspetto comune, non erano pazzi, anzi, erano precisi e meticolosi (come racconta anche Hannah Arendt ne “La banalità del male”).

In questo modo salta la separatezza fra mostri e umani, che aveva allontanato dall’argomentazione storica. Il processo Eichmann ha riportato l’opinione pubblica a vedere che i nazisti erano persone uguali a noi ma cresciute con l’idea del bene per il loro paese nell’eliminare gli ebrei, gli zingari, gli omosessuali ecc. (teoria del giardiniere). Eichmann fu condannato a morte per crimini contro l’umanità e impiccato il 31 maggio del 1962.

Lezioni da Bauman e il crimine di genocidio

Bauman, sociologo, ci dice che ciò che ha permesso lo sterminio è stato la frammentazione dei compiti. Nessuno firmava i documenti e allo stesso tempo premeva il grilletto o portava gli ebrei nelle camere a gas. In questo modo ognuno poteva dire che aveva semplicemente fatto il suo compito, senza aver ucciso direttamente nessuno.

Per giudicare Eichmann si sono visti a pensare con delle nuove accuse, come quello di genocidio e di crimine contro l’umanità. Non è più un crimine contro una persona singola, ma contro un gruppo (etnico, sociale, religioso...). Il crimine di genocidio è di fatto un crimine contro l’umanità e chi viene condannato per il primo, deve essere giudicato anche per il secondo. Nessuno può dichiararsi estraneo alle azioni che compie, per questo Eichmann fu accusato. Se ti trovi nella posizione di non poter più scegliere è perché hai fatto scelte precedenti sbagliate.

U.S.A. Holocaust Memorial Museum (Washington)

La locazione di questo luogo di memoria è significativa poiché gli USA sono un luogo in cui la presenza di ebrei è elevata, soprattutto dopo la fuga dal nazismo. Nel 1978, il presidente americano Jimmy Carter affidò ad Elie Wiesel, ebreo sopravvissuto, scrittore di fama internazionale e premio Nobel, la presidenza della “commissione per l’olocausto”, con il compito di valutare le modalità di realizzazione di un memoriale statunitense dedicato alle vittime del genocidio nazista e valutare il percorso di costruzione all’interno del museo/memoriale.

La volontà era quella di creare non tanto un luogo di commemorazione per le vittime, ma un luogo in cui poter riflettere, in cui poter costruire una religione civile sulla storia della deportazione e dello sterminio ebraico. Un anno dopo la commissione, di 34 membri variegati, consegnò il rapporto al presidente, nel quale sono presentati gli obiettivi di lavoro:

  • La costruzione di un museo memoriale a Washington
  • La presenza di una fondazione interna al museo che si dedicasse al lavoro educativo e formativo sulla memoria
  • La creazione di una “commissione di coscienza”
  • La proclamazione di un giorno della memoria a livello nazionale ed internazionale

La commissione, nel creare questo memoriale si trova nei luoghi di sterminio per vedere se c’è traccia della presenza ebraica, evidentemente non ne trova. La commissione inizia a seguire la storia della persecuzione e dello sterminio ebraico, iniziata con la Conferenza di Wannsee del 1942.

Ma prima di questa conferenza che segnò la soluzione finale, ci furono le Einsazgruppen, corpi speciali con il compito di eliminare i villaggi dei territori dell’est per espandere i confini nazisti. I villaggi ad est che questi corpi speciali si trovavano a sterminare erano principalmente popolati da ebrei e zingari, i quali corpi venivano poi gettati in fosse comuni.

La commissione presieduta da Elie Wiesel si trova a visitare anche Babi Yar (Kiev), una località, un burrone, che è stato utilizzato dalle Einsazgruppen per i propri massacri. Si conta che solo in quella località tra il 29 e il 30 settembre 1941, 33.771 ebrei furono assassinati. Quando la commissione arriva in quel luogo per vedere cosa si ricorda, le poche indicazioni che ci sono non ricordano assolutamente lo sterminio degli ebrei. Ciò è fondamentale per Elie Wiesel che a causa di ciò vuole rimettere al centro della narrazione dei fatti storici il tema della Shoah.

La visione di Elie Wiesel

Elie Wiesel, tuttavia, aveva una sua visione: l’unicità della Shoah, ovvero quel modo di percepirla “non comprensibile”, “inimmaginabile”, “che non può trovare spiegazione”. Tutto ciò rende la Shoah, secondo Elie Wiesel, unica, e ciò significa che, secondo lui, quando si parla di sterminio si può parlare solo di Shoah ebraica.

Elie Wiesel introduce, quindi, un problema. Sicuramente la Shoah in quel periodo storico doveva essere riportata alla luce, poiché spesso negata o dimenticata. La persecuzione nazista si snodò nelle diverse nazioni verso diverse categorie, tuttavia, a differenza della deportazione per motivi politici, la deportazione razziale, in questo caso ebraica, è stata motivata dal fatto che gli ebrei sono nati colpevoli. Per nascita andavano sterminati.

Questo è ciò a cui fa riferimento Elie Wiesel, che afferma che l’unico sterminio per razza è quello ebraico, e in questo è unico. Oggi siamo su posizioni un po’ diverse, affermiamo che la Shoah è lo sterminio centrale e singolare (ma non unico) avvenuto per razza, perché in realtà durante il nazismo la persecuzione per motivi razziali o genetici avvenne anche per la categoria dei Rom e dei disabili. Oggi, infatti, l’Holocaust Memorial Museum parla di tutti i genocidi.

Nel 1979-80, invece, Elie Wiesel fa una mostra che distingue nettamente la Shoah e le altre vittime. A questa visione si oppongono le comunità Rom, che iniziano a mettere le mani su dei documenti che attestano lo sterminio razziale anche verso...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/06 Psicologia del lavoro e delle organizzazioni

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