Il lungo '800 fino al 1914
Il lungo '800 fino al 1914: cresce il dominio europeo sul mondo; relativa stabilità europea; progressiva vittoria Stati-nazione. Controllando il passato si controlla il futuro → costruire la memoria orienta verso il futuro. Conoscere il passato permette di capire come sono successe le cose e dà la possibilità di cambiare il futuro. Studiare la storia ha senso solo se si conserva l’idea che il mondo nel futuro possa cambiare. Oggi invece siamo in un’epoca “A-storica”: è come se vivessimo in un eterno presente. Non c’è l’idea di futuro e questa è una condizione molto triste.
Colui che scrive di storia ha una coscienza esaltante ma anche terribile: la capacità di prendere misure criticamente con serenità e rispetto della vicenda che ci precede è liberante, aiuta a capire il cambiamento degli esseri umani. Capire i meccanismi del cambiamento accultura, ma c’è però sempre il rischio di una rilettura deformata e tendenziosa del passato, schiavizzante rispetto ai poteri forti dell’attualità (es. bisogna avere rispetto per gli esseri umani vissuti nel passato, e pensare che avevano delle originalità).
Storiografia e storia contemporanea
Quindi chi si occupa di storiografia (chi scrive di storia), deve avere equilibrio tra questi due aspetti. Secondo Benedetto Croce la storia è sempre storia contemporanea perché ci si interessa di storia, si scrive di storia solo per un bisogno presente, si parte sempre da una domanda nostra posta nel presente. Quindi quello che si chiede al passato è comunque condizionato dal presente. RICORDA: Molte volte il presente ha dei nessi col passato, e il cambiamento del passato aiuta a capire il presente.
Gli strumenti culturali sono molto utili per chi opera nel campo della comunicazione: permettono di collocare nel suo tempo ogni evento, ogni manifestazione dell’arte ecc…
Cosa significa storia contemporanea?
Storia contemporanea è quasi un ossimoro. L’idea di un mondo moderno e di un mondo antico nasce nell’umanesimo. Successivamente nasce anche l’idea di medioevo. Per cui noi attualmente siamo i moderni, noi veniamo dopo secoli di civiltà. Ma siamo ancora davvero moderni? Per alcuni siamo post-moderni, ma più precisamente si può dire che siam ancora moderni, ma c’è qualcosa che è anche cambiato. E sono proprio queste le cose che dobbiamo studiare da più vicino.
“La storia contemporanea può essere definita come indagine sulle origini dei problemi contemporanei quando si manifestano come oggi li conosciamo” (G. Barraclough). Ma così per certi aspetti si può andare indietro a studiare aspetti di 20, 100 anni per poter arrivare al presente. Le periodizzazioni quindi possono essere tante e lo facciamo dal nostro punto di vista. Non c’è niente di oggettivo.
L'Italia nel mondo: le premesse di un lungo percorso
Per capire il perché di quello che è successo nel 1943/1945, ovvero il crollo del regime fascista, dobbiamo capire quello che è successo prima. Quanto prima? Ci concentriamo nel periodo fra l’800 e il 900. Il lungo '800 fino alla prima guerra mondiale → era un secolo in cui c’era una grande dominio Europeo sul mondo. Perché succede? C’era sempre stato? No, infatti per esempio oggi non è già più così.
Nell’800 l’Europa cominciava a diventare dominante tanto che:
- Controllava l’economia di tutto il mondo
- Era padrone politico militare di tutto il mondo → si stavano estendendo gli imperi coloniali
L’unificazione economica del mondo che riescono a imporre ha il nome di industrializzazione (è avvenuta 250 anni fa fino ai giorni nostri). L’industrializzazione iniziò in GB verso la fine del 700 (es. invenzione pompa per estrarre il carbone). Tutti questi cambiamenti danno all’Europa la possibilità di cambiare il mondo, che cambia in qualche decennio. Questo cambiamento è paragonabile all’avvento dell’agricoltura (esso in questo caso, avvenuto 10mila anni fa).
La condizione dell’Europa non era comunque una condizione di totale egemonia (dominio totale di un popolo/gruppo su un altro popolo/gruppo). Gli Europei trasporteranno il concetto di Stato in altri paesi (imitazione, trasmissione di un modello). Quindi questo pluralismo non permetteva a nessuno di controllare tutto. Ma prima dell’800 era successo che uno stato controllava più terre? Si, per esempio Napoleone aveva imposto protettorati francesi anche in terre lontane, ma durò poco.
Al fine di evitare ulteriori tentativi di egemonizzazione (Napoleone) le grandi potenze europee (Inghilterra, Prussia, Russia, Austria, Francia) raggiunsero un’intesa, conosciuta come concerto europeo, con la quale decisero di trattare congiuntamente le questioni politico-diplomatiche di comune interesse attinenti alla sola Europa (non agli interessi extra-europei) e di imporre le loro decisioni alle potenze minori. Quindi governavano in relazione tra di loro in questo sistema pluralistico.
Sviluppi politici nell'Europa dell'800
L’800 venne visto come un periodo relativamente stabile. Ma quindi anche la competizione per controllare il resto del mondo era pacifica? No, non sempre. Ci furono delle occasioni di scontro ma esse non portarono mai a guerre di una certa intensità. Per esempio l’ultima grande guerra erano state le guerre napoleoniche e visto che erano state così distruttive si era instaurato una sorta di tabù.
Ma in termini politici, l’Europa come si evolve nell’800? Nel 1815 abbiamo quella che è la restaurazione: processo di ristabilimento del potere dei sovrani assoluti in Europa e il tentativo anacronistico, in seguito alle sconfitte militari di Napoleone. Essa non blocca i ferventi di novità in Europa ovvero diverse rivoluzioni del popolo, che portarono a un progressivo allargamento della rappresentanza → congresso di Vienna.
Se gli stati prima erano creature dei sovrani, ora alla fine dell’800 ci sono stati in cui il potere del re è ancora assoluto? Sì, l’impero russo, ma comunque vi sono dei cambiamenti:
- Quindi in tutta Europa vi è una rivoluzione che porta verso sistemi di poteri più consensuali. Prende piede così la costituzione che regola i rapporti tra chi governa e chi viene governato.
- Conta sempre di più la nazione: al Congresso di Vienna, la nazione come concetto esisteva già ma non era considerata abbastanza importante. Nazione deriva dal latino “nascere”, quindi nazione come concetto di nascita comune. Nazioni diverse accomunate da una nascita comune.
Nazione diventa un termine politico dopo la rivoluzione francese. Gli stati non esistono perché c’è un re che li ha creati bensì perché essi tutti insieme danno vita a una nazione (qualcosa che unisce). Quindi il principio secondo cui la nazione che esiste nella storia ha una voce per quanto riguarda l’organizzazione politica, diventa importante ora.
In questo periodo vi erano comunque stati multi-nazionali in cui il principio di esistenza era il fatto che vi era una dinastia, per pian piano questa idea di nazionalità si diffuse.
Principio di legittimazione e imperialismo
Qual è il principio che giustifica l’esistenza dello stato? Tema della legittimazione (convincimento). Verso la fine del secolo, non è più solamente la GB ad avere possedimenti sparsi per il mondo (imperialismo). Es l’Africa era totalmente spartita. Il pluralismo portò poi alla creazione di alleanze. Questo perché il concerto europeo sembrava far fatica a funzionare. Alcuni stati quindi decisero di legarsi in caso di guerra, di proteggersi. Nacquero così le alleanze difensive:
- Impero russo-Francia
- Austria-Italia-Germania
- Gran Bretagna, all’inizio da sola e poi si unirà con Francia e Russia.
Questi saranno poi gli schieramenti della prima guerra mondiale.
L'Italia si unisce
Ma l’Italia in tutto questo? Politicamente è una creatura che nasce nel 1861 con l’Unità d’Italia. Cosa succede? In Italia vi erano più impero e così si creò un processo per cui uno degli stati esistenti, il Regno di Sardegna, decise di guidare l’unificazione dell’isola. Lo stato si costruisce con una coscienza di nazionalità. Chi condivideva questa idea? Sicuramente non tutti gli italiani erano d’accordo. Questo perché essendo divisa in più imperi vi erano più dialetti e poi però da tutto ci nacque l’italiano nazionale. L’Italia ambisce ad avere un posto nel concerto europeo.
L’Italia però a livello di potenza militare non era forte come le altre potenze ovvero:
- Gran Bretagna
- Russia
- Impero asburgico
- Germania
- Francia
Alcuni quindi si chiedevano se sarebbe diventata la sesta potenza, oppure se diventasse la prima piccola potenza di altre tante piccole potenze. L’Italia per quanto riguarda l’economia era un paese in lenta crescita economica. Per quanto riguarda la notorietà, aveva comunque avuto una storia di qualche rilievo: le città italiane nel rinascimento avevano rapporti con l’Europa del nord, ma poi ci furono episodi di decadenza. Nel momento in cui si forma l’unità d’Italia si ha davanti a un paese in prevalenza agricola. Di che tipo di agricoltura? Statica, tradizionale. Sicuramente quella al nord era più avanzata mentre al sud ci trovavamo di fronte ancora ai latifondi.
Però ci fu una dinamica di crescita. Nacquero le prime basi industriali al nord, ma questo già nel 1820 con i primi cotonifici. Dove? Nel triangolo industriale ovvero Torino Milano e Genova. Ma è verso la fine dell800 che vengono a formarsi le prime basi industriali. Quindi sì, l’Italia era un po’ ai margini ma non era del tutto estranea.
La grande migrazione
Non dobbiamo dimenticarci un’altra cosa molto importante di quegli anni in Italia, la grande migrazione degli anni 60/70 dell’800. Prima della prima guerra mondiale se ne andarono dall’Italia milioni di persone (alcuni poi ritornarono anche). Cos’era la migrazione? Era il segno di una fatica del sistema sociale. Significava non avere risorse necessarie per sfamare il paese. Molti italiani si trasferirono così:
- In Francia
- Belgio
- Argentina
Ma questo era anche il modo con cui il paese riuscì a continuare a crescere: i faticosi salari guadagnati altrove, venivano mandati alla famiglia in Italia e questo permetteva di stare in equilibrio con i conti finanziari dell’estero (equilibrio facile ma necessario).
Un sistema politico liberale europeo
In Italia vi era un sistema politico liberale → era un sistema politico liberale nella media di quelli europei con qualche elemento di non particolare dinamismo. Alla base del sistema politico liberale vi è una costituzione: che in questo caso era lo Statuto Albertino (I^ costituzione italiana, datata 1848). Questa costituzione era basata su quella francese e prevedeva la divisione del potere:
- Potere esecutivo in mano al re
- No centralità del parlamento
Prima dell’Unità d’Italia però, vi erano stati degli sviluppi parlamentari: l’esecutivo del governo stava in piedi finché aveva la fiducia del parlamento. Ora invece i ministri eletti dal re dovevano avere anche il consenso, la fiducia del parlamento. Nell’Europa degli anni 60/70 non erano ancora tanti i governi parlamentari. All’interno di questo sviluppo parlamentare si sviluppò anche quello democratico → nell’800 democrazia voleva dire che si allargava la base di quelli coinvolti nel sistema per esempio in merito alle elezioni. Tutti i paesi nascono sulla base del suffragio rispetto (vota all’inizio soltanto chi pagava le tasse). Quindi quando si costituì il regno d’Italia, vota solo il 2% dei cittadini, poi però ci fu un allargamento. Siamo negli anni 80 e ci fu un allargamento del suffragio alla classe militare (rappresentanze nuove-nuove divisioni sociali iniziano a votare).
Nel 1913 (epoca di Giolitti) tutti i maschi adulti di 21 anni che facevano servizio militare potevano votare.
Molto importante fino alla prima guerra mondiale fu la prima personalità al potere ovvero quella di Giolitti: era un funzionario pubblico piemontese, primo presidente del consiglio (lo fu per diverse volte). Aveva una visione progressista liberalista: idea di difendere lo stato favorendo l’entrata delle masse nel gioco pubblico.
La crisi del 1914 e la nuova esperienza della guerra mondiale
Ma quando questo sistema entrò in crisi? Entrò in crisi con l’avvento della prima guerra mondiale/la grande guerra, che originariamente era stato attribuito alle guerre napoleoniche. Nella prima guerra mondiale si entra in modo non previsto: vi è una crisi e poi il casus belli fu sicuramente l’uccisione dell’arciduca Francesco Ferdinando erede al trono d’Austria a Sarajevo da parte di Gavrilo Princip uno studente bosniaco (28 Giugno 1914). La scena più famosa che vediamo nei libri di storia è disegnata da Achille Beltrame: disegnava scene riguardo gli eventi.
Ma perché vi è questo attentato? Gavrilo Princip era un rivoluzionario bosniaco che sosteneva il concetto della nazione degli stati del sud. L'Austria era un impero veramente importante che racchiudeva in sé molti popoli di cultura e etnia diversa tra cui serbi che non volevano essere controllati dagli Austriaci. In questo caso a proteggere la Bosnia era la Serbia. Ma per molti cittadini tutto ciò era percepito come un vincolo e protestarono anche contro il governo austriaco. A questo punto l’Austria mandò un ultimatum che era concepito esattamente a fine che la Serbia non accettasse. Ci fu così la guerra → la guerra con la Serbia per l’impero Asburgo era una guerra come necessità di sopravvivenza per l’impero. Tutti i passaggi che portano alla guerra in Europa son frutto di una reazione agli eventi che sfugge di mano. Quindi in parte è casuale, perché se fosse stato solo per una crisi, essa poteva essere controllata meglio.
Tutti pensavano fosse una guerra simile a quelle dell’800, ma fu la forza della costruzione militare di strutture come l’artiglieria che portò la guerra a una guerra di trincea e cioè a una guerra di logoramento → in trincea i soldati avevano bisogno di continue risorse e quindi questa volta, questa guerra non sarebbe stata vinta dal generale che avrebbe avuto un piano per sconfiggere gli avversari, bensì avrebbe vinto chi avrebbe avuto la capacità di produrre nuovi materiali bellici, più forti di quelle dell’avversario. La guerra diventa a carattere di massa: non solo eserciti coinvolti ma anche persone normali es. contadini o donne che dovevano cucire gli abiti dei soldati. Il carattere di massa della guerra acquisto una piega sempre più radicale e totale.
I motivi politici per concludere la guerra, vengono travolti dall’idea che l’unico obiettivo della guerra stessa è la vittoria. Perdita degli obiettivi politici che magari c’erano stati all’inizio. Non si trovarono più le basi per un compromesso. Quando l’unico obiettivo è la vittoria, l’impatto sulle popolazioni diventa più drammatico.
La prima guerra mondiale
La prima guerra mondiale fu uno sconvolgimento:
- Coinvolgeva tutta l’Europa
- Era una guerra con caratteri nuovi → carattere di mobilitazione di massa, guerra di logoramento e totale (difficile da gestire in termine di compromesso).
L’Italia era sconvolta → era un paese che piano piano si stava evolvendo ma con la guerra finisce tutto. Vi fu un lungo dibattito sull’intervento dell’Italia o meno nella guerra. All’inizio infatti decise di non entrare in guerra, perché l’alleanza firmata anni prima con la triplice alleanza era un’alleanza di tipo difensivo e in questo caso l’Austria non era stata militarmente aggredita. Quindi NEUTRALITÀ dell’Italia. Ma nonostante questo, si aprì un dibattito dirompente:
- Per alcuni entrare in guerra significava cercare di conquistare un posto come potenza europea
L’Italia decise di entrare in guerra il 26 Aprile 1915: firmò un patto con coloro che prima erano identificati come avversari, ovvero con l’intesa. Perché? Perché nasce l’idea che combattendo l’Austria si poteva ottenere dei territori. Ma con quale legittimazione? Perché li volevano? Perché in alcuni territori sotto l’impero asburgico abitavano anche italiani, seppur in minoranza quindi volevano completare l’unità. Ma questo era una giustificazione corretta solo in parte. L’idea di base era quella di espandersi, conquistare nuovi terrori per avere un controllo imperiale. Quindi l’idea di unità di nazione ed espansione territoriale si sovrappongono. Il patto firmato era il patto di Londra e fu firmato dal governo.
Durante la guerra morirono circa 600 mila italiani e per la prima volta tutti i mutilati sopravvivevano, ma non era comunque una sopravvivenza di qualità. Dal punto di vista economico il paese viene colpito dalla guerra in maniera negativa? La guerra portò sicuramente una parte di distruzione ma per quanto riguarda l’economia una piccola parte venne favorita: quella legata all’industria di camion e reazioni in scatola che servivano sul fronte. Ma al tempo stesso ci furono delle difficoltà per quanto riguarda ad esempio il fronte dell’agricoltura visto che i contadini erano chiamati al fronte e lasciavano le loro terre incolte.
Alla fine della guerra però ci fu un altro sconvolgimento: l’Italia era sì a fianco dei vincitori. Ma non fu una vera e propria vittoria. Nasce in questo momento il concetto di vittoria mutilata → a utilizzare per la prima volta questo termine fu Gabriele D’Annunzio (poeta).
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