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Introduzione

Il gancio del cilindro terrestre” è un articolo nel quale si afferma che, nel tempo, la quasi totalità delle persone andrà a vivere nelle città (2024 in poi). Teoria che vede la proliferazione umana come un gancio del globo terrestre partendo dagli uomini primitivi che sono l’origine del tumore. E vede le città come metastasi che, con il passare del tempo, causano danni all’ambiente. Questa metafora descrive molto l’avanzare dell’uomo a favore delle città, senza riguardo per l’ambiente.

Possiamo trovare tale effetto in Giappone dove l’80% vive nelle città metropoli. Ma non è un caso isolato infatti, questo effetto lo troviamo anche negli USA dove troviamo la megalopoli atlantica (45 milioni di abitanti). Queste città sono talmente grandi che non possono essere chiamate città perché differiscono di dimensioni ma, soprattutto, di caratteristiche, di stile di vita. Manca un centro città definito e gli abitanti non conoscono perfettamente tale megalopoli (strade, stili di vita, modo di spostarsi… sono diversi).

A Chicago, per esempio, è presente una piazzola sul tetto per gli elicotteri che fa capire le grandi e diverse dimensioni rispetto a una città. Queste megalopoli sono cresciute negli ultimi 50 anni in maniera anche molto rapida per esempio, in queste megalopoli, la popolazione aumenta di circa 200.000 l’anno.

Viste dall’alto, queste megalopoli hanno colori differenti che dipendono, per esempio, da come sono le strade, le case… (es. strade di Los Angeles sono grigie, quelle di Bombay sono rosse perché sono di terra e non di asfalto). Talvolta, questa rapida espansione avviene in maniera incontrollata, solitamente nelle megalopoli più povere (es. Rio de Janeiro). Ci sono altri tipi di città, a crescita vertiginosa, ma perfettamente controllata grazie alla grande ricchezza come Abu Dhabi e Dubai.

Con questi ritmi, nel futuro, quasi la totalità delle persone rimarrà in città (80%). C’è un altro dato che è molto importante e che è legato al modo di vivere di coloro che vivono in queste “città”, ovvero gli abitanti. In certi casi, questi abitanti hanno uno stretto legame con il passato della città, ma nelle metropoli è difficile trovare questo perché la maggior parte viene da fuori e non ha delle basi storiche. Quelle più povere sono costrette a vivere nelle zone più degradate.

La città di antico regime

Con la rivoluzione industriale c’è stata una modifica del rapporto tra l’uomo e l’ambiente che vive (migrazione dalle campagne alle città). Prima le città erano poche e disabitate e la grande quantità della popolazione stava in campagna soprattutto per necessità di cibo. C’è un legame rigido tra città e campagna perché le città che, che erano piccole e stabili (non crescevano rapidamente), avevano bisogno di sostentamento da parte delle campagne (il contadino deve fare poca strada per portare i prodotti in città altrimenti non riuscirebbe a soddisfare il fabbisogno).

Un aspetto importante e caratterizzante delle città del passato erano le mura sia per la difesa durante le guerre sia per la difesa da animali durante la notte. Avevano ognuna la propria forma e questo aspetto era fortissimo (circolare, rombo…).

Il legame delle città del passato con il territorio era diverso rispetto a quello di oggi perché non c’è più una forma definita con una netta divisione tra città e campagna, ma la distanza “concettuale” tra campagna e città era molto minore nel passato rispetto ad oggi (oggi per trovare spazio totalmente nella natura mi devo spostare molto).

Le fortificazioni

Condizione tipica fino all’inizio del Medioevo, dove le condizioni iniziano a cambiare. Ampliamento lento e circoscritto delle città in vicinanza delle porte delle mura che vanno a rappresentare i borghi (contenuto agglomerato di case). Alla fine del Medioevo, tale situazione cambia per un aspetto: la polvere da sparo. Cambiando il modo di combattere, cambia la struttura della città che ha bisogno di maggiori difese. Le vecchie e alte mura diventano elemento a vantaggio dei nemici con i cannoni.

Francesco di Giorgio Martini progettò fortificazioni di genere nuovo: molto più possenti, basse, con forme specifiche e nasce una scienza della balistica per studiare la struttura in base ai colpi. Le mura quadrate erano debolissime perché mostravano il fronte ortogonalmente ai nemici. Si rinnova tutto il sistema cittadino e la prima città fu Ferrara e dopo di lei altre città demoliscono le vecchie mura per farne nuove. L’elemento caratterizzante è il bastione. Il nome delle mura diventa terrapieno perché caratterizzato da un ammasso di terra posto dietro il “muro”. I bastioni avevano solitamente la forma di picche (carta), sia per motivi di difesa dalle armi, sia per controllare in maniera più funzionale le strade (sui bastioni erano posti i cannoni). Infatti, più era vantaggiosa la forma del bastione, maggiore era la funzione del cannone.

Con la realizzazione dei fronti bastionati venivano rasi al suolo circa 1 km di territorio per avere maggiore visuale, andando ad allontanare la campagna e quindi cambiano i rapporti tra città e campagna. La città è separata maggiormente dal territorio. C’era la necessità di spostare rapidamente i cannoni così si è intervenuti con la realizzazione di nuove strade, in rari casi andavano a tagliare la città. Solitamente si usava una strada lungo il perimetro delle mura interne che facilitava lo spostamento dei soldati.

Accadeva però che le parti esterne della città venivano demolite con un aumento dei costi della vita (aumento delle tasse). A causa del vasto spazio fuori e dentro le mura, nel futuro, ci saranno grandi porzioni di terreno edificabile che verranno poi abbattute per motivi di interesse speculativo e anche di immagine.

Le nuove cinte bastionate

Le nuove cinte bastionate hanno nuove forme ma implicano anche una serie di lavori di contorno sia all’esterno della città con la spianata, ma anche all’interno. Dove venivano costruite queste mura? Tutte le città avevano una cinta medievale che era stata costruita un po’ dappertutto nel corso del 300. Queste cinte erano state costruite perché nel tardo medioevo le città erano enormemente cresciute e, per far fronte a questa crescita, avevano deciso di rinnovare la propria cinta. Nel momento di massima espansione, per far fronte a un ulteriore espansione futura, avevano poi deciso di costruirne una nuova. Un’espansione che però non c’era stata perché nel 1348 l’Europa fu colpita dalla peste che fece calare notevolmente la popolazione e per oltre 200 anni non riuscirà a raggiungere il livello di 2 secoli prima.

Quindi, nel 400/500, quando si costruirono le mura bastionate, le città avevano un’area molto più ampia dell’aria urbana. È per questo che le nuove cinte tendevano a ricalcare precisamente la linea della vecchia cinta medievale. Questa nuova cinta che venne costruita nel 500 e che aveva sia all’interno che all’esterno una fascia non edificata, rimarrà, nei secoli a venire, il confine della città. Questo confine verrà superato solo nel 900 con la rivoluzione industriale.

Bologna

Un esempio è Bologna dove possiamo vedere, attraverso le foto aeree, il cuore della città che è la città romana con un reticolo abbastanza ortogonale. Intorno al cuore abbiamo una prima espansione medievale con una prima cinta, e verso il bordo dell’immagine il tracciato della seconda cinta, frutto di una successiva ricostruzione nel 500 che costituirà il vero confine della città fino al 800/900. In quel periodo, ormai, la città medievale era intensissimamente edificata e le fasce esterne della città rimasero inedificate fino alla rivoluzione industriale, quando l’espansione avverrà tutta all’esterno. Nell’800 vennero anche demoliti i bastioni e venne costruita una circonvallazione che troviamo più o meno in tutte le città europee.

Figura 1: Veduta di Bologna a volo d’uccello, 1575 (Palazzi Vaticani)

Le fortezze

Altro elemento molto importante di queste cinte bastionate era la fortezza detta anche cittadella. La cittadella, dal punto di vista della forma dei bastioni, era una specie di città in miniatura, anche se non aveva nulla a che fare con una città ma era una vera e propria fortezza. Queste cinte bastionate sono delle macchine da guerra ma, per poter funzionare, avevano bisogno di soldati, cannoni…, ovvero di una vera e propria guarnigione molto più consistente e importante di quella che si poteva avere nel Medioevo dove non c’era la polizia e dove l’esercito era composto da pochissimi cavalieri. Fu quindi un cambiamento gigantesco.

Ovviamente era anche necessario che ci fossero degli spazi dove la guarnigione potesse vivere, ovvero una caserma. La cittadella aveva proprio la funzione di caserma.

Figura 2: La cittadella del (Ferrara, 1602)

I sovrani si dotarono quindi di un esercito che doveva proteggere la città dai nemici ma doveva anche garantire l’ordine pubblico. Per questo la cittadella veniva sempre costruita a cavallo delle mura, in una posizione dominante, in modo da rendere più forte la difesa. Essa, però, era fortificata non solo all’esterno ma anche all’interno, proprio perché i nemici della cittadella non erano solo gli occupanti, gli aggressori esterni ma anche la popolazione che insorgeva contro il sovrano, contro il potere. Ed è anche per questo che, nel corso della Rivoluzione francese, le cittadelle vennero distrutte. In alcune città è però ancora evidente il luogo dove esse sorgevano, lo spazio vuoto, riadibito spesso a piazza o a parco. A Firenze, ad esempio, la stazione di Santa Maria Novella si incunea nel cuore della città occupando in parte lo spazio precedentemente occupato dalla cittadella.

Queste fortezze/cittadelle furono quasi distrutte ma ne rimangono alcune. Una delle più belle è quella di Alessandria. Tutto questa storia ebbe delle conseguenze di grande spessore sulla storia delle città europee.

Conseguenze delle fortificazioni

Una prima conseguenza riguarda al peso che i lavori pubblici ebbero sulla politica statale. Le opere pubbliche infatti sono costruite nell’interesse dei cittadini che apprezzano questi interventi, ma hanno però costi elevatissimi. Quindi le opere pubbliche, apparentemente belle, implicano costi giganteschi, potenziali conflitti ma anche delle scelte che non sempre sono congeniali ai cittadini; tutti problemi questi che con il crescere delle fortezze, delle macchine da guerra e delle mura crescono esponenzialmente. Basta pensare alla costruzione delle mura: le persone che successivamente vi staranno dentro, saranno sì protette, ma per costruirle c’è bisogno di terreno che viene espropriato ai proprietari. Chi paga e chi decide tutto questo? Chi decide erano i sovrani, chi paga erano i sudditi attraverso le tasse. Tutto questo ambito di cui stiamo parlando determinò un cambiamento radicale nel rapporto tra i sovrani e i sudditi. Da questo momento in poi, infatti, i sovrani europei imporranno molto più spese e quindi molte più tasse (che erano molto più basse nel Medioevo).

Un secondo aspetto molto importante oltre a questo (quello delle tasse) è che, fino ad allora, l’architettura non era un mestiere tecnico; aveva sì degli aspetti tecnici ma era tendenzialmente un mestiere empirico, ovvero si trasmetteva di padre in figlio; gli architetti erano capomastri, si costruiva stando sul cantiere. A partire dal Rinascimento, con il trattato di Leon Battista Alberti le cose cambiarono, si cominciò a vedere l’architetto in modo diverso. Tutto questo rimaneva però ancora molto limitato, circoscritto.

La natura stessa dei bastioni implicò un cambiamento anche nelle tecniche costruttive infatti non si trattava più di semplici muri ma di opere poderose che dovevano essere studiate in funzione di calcoli balistici molto complicati che implicavano cognizioni di matematica, di geometria come lo studio del moto della pallottola. Uno studio quindi a sé. Guardando i trattati di architettura pubblicati nel 500 è possibile capire la complessità ingegneristica di tutte queste opere. A differenza dei trattati di Leon Battista Alberti, di Filarete e o di Francesco di Giorgio Martini in cui si trattavano svariati argomenti (dalle chiese alle fortezze, alle città, ai ponti…), nel 500 c’erano ancora dei trattati generalisti ma cominciano ad esserci sempre di più degli interi capitoli dedicati solo all’architettura militare. Addirittura, verso la metà del 500, iniziarono ad essere pubblicati dei trattati di architettura specificatamente militare. Diventò quindi un argomento a sé, proprio perché le competenze di un architetto militare erano diverse da quello che costruisce una chiesa.

Sperimentazioni architettoniche

Solitamente l’architetto militare era un soldato che aveva quindi esperienza e domestichezza con i cannoni, per esempio. Con lo studio sui bastioni si cominciò anche a dare importanza alla forma della città; gli architetti militari cominciarono a capire che in base alla forma delle mura si poteva gestire anche la forma della città. Per la prima volta, lo studio della forma delle città (la forma delle strade, la distribuzione degli isolati…) iniziò ad essere concepito diffusamente, non come una questione solo politica, o solo empirica, o solo estetica e architettonica, ma cominciò ad essere percepito come un aspetto tecnico, ingegneristico, geometrico. La distinzione tra architetti e ingegneri non era ancora forte in questo periodo ma non tarderà a diventarlo. È qui che nasce una tendenza a concepire la costruzione come un problema tecnico. Tutto questo non si limita a pura teoria ma iniziarono ad essere fatti degli esperimenti. Già nel 500 alcune città vennero costruite con queste nuove concezioni.

Sabbioneta

Un esempio è Sabbioneta, una cittadina vicino a Mantova. Il costruttore di Sabbioneta era Vespasiano Gonzaga, cadetto della grande famiglia dei Gonzaga, marchesi di Mantova. A questo Vespasiano erano state cedute delle terre che si sviluppavano intorno ad una fortezza che era proprio la fortezza di Sabbioneta. Intorno a questa fortezza costruì un’intera città che riuscì a costruire nell’arco di una ventina/trentina d’anni. Dalla pianta possiamo notare il perimetro tendenzialmente pentagonale con dei possenti bastioni mentre, all’interno, la presenza di isolanti ortogonali. La forma delle fortificazioni connota in maniera molto forte l’aspetto complessivo della città. Sabbioneta è rimasta così come è stata progettata. Ci sono però delle città che si sono espanse rispetto al progetto di partenza divenendo delle vere e proprie città.

Livorno

Il caso forse di maggior successo sono alcuni porti costruiti da Cosimo de Medici, in particolare quello di Livorno. Livorno è una delle poche città che non ha origini romane o medievali ma è stata fondata ex novo verso la metà del 500 come porto di affaccio sul mare del gran ducato di Toscana. L’architetto era Bernardo Buontalenti, uno degli architetti di riferimento di Cosimo de Medici. La pianta venne disegnata a norma di trattato. Si tratta di un grande pentagono ai cui vertici troviamo i bastioni suddiviso internamente da un reticolo perfettamente regolare. Il perimetro delle mura e dei bastioni è ancora ben visibile ancora oggi.

Figura 4: Pianta della nuova città di Livorno (1577)

Figura 5: Livorno oggi

Palmanova

Un altro caso celeberrimo è quello di Palmanova, in Friuli. È un caso un po’ diverso perché Palmanova venne sì disegnata a norma di trattato ma non venne concepita come una città che poi doveva espandersi ma come una città – fortezza. Si trattava di una fortezza destinata ad essere abitata da una guarnigione che doveva essere, in qualche modo, autonoma. Al suo interno dovevano quindi esserci dei campi da coltivare in modo da resistere anche da lunghi assedi. Dalle attuali foto è possibile intravedere i bastioni, oggi tutti coperti da vegetazione. Questa è una cosa strana perché dall’800 in poi i bastioni, non avendo più alcuna funzione, venivano abbattuti. Quelli che invece non venivano abbattuti erano stati trasformati in parti pubbliche.

Figura 6: Pianta della città di Palmanova (XVII sec.)

Molto spesso nei manuali troviamo queste città individuate come città ideali ma non è proprio così perché sono delle fortezze, non hanno nulla di ideale o utopistico. La loro forma così perfettamente geometrica non è volta alla costruzione di una società perfetta ma è volta alla costruzione di un reticolo tecnicamente efficiente.

Torino

Altra città che non è stata fondata ma è cresciuta secondo una logica di questo tipo è la città di Torino. È una città totalmente regolare e squadrata. La matrice originaria di questa forma urbana è antichissima, è romana. La città romana rimase piccolissima fino alla fine del 500 quando i Savoia la scelsero come capitale. A partire dalla fine del 500 ci furono diverse espansioni tutte disegnate e progettate da ingegneri militari, sia per quanto riguarda la forma interna che quella esterna.

Con la rivoluzione industriale le cose cambiarono drasticamente...

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