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JdB Sociologia dell’innovazione

Riassunto slide + libro

Capitolo 0: introduzione. Gli Innovation Studies.

Un campo di ricerca interdisciplinare

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Libro pagina 7:

Gli innovation studies sono un campo di ricerca emergente. Derivano dalle analisi economiche, agli inizi del

‘900, da parte di Joseph Schumpeter, che pone l’innovazione e la figura dell’imprenditore-innovatore al

centro delle spiegazioni dello sviluppo economico.

È all’inizio del Novecento, con il contributo pioneristico di un economista eterodosso come J. Schumpeter

che la questione dell’innovazione è trattata in maniera organica e messa in relazione con lo sviluppo

economico. (questa originale riflessione viene però riscoperta solo a cavallo tra gli anni cinquanta e

sessanta.

Sviluppo della scienza.

Applicazione della conoscenza scientifica alla produzione di beni.

Sviluppo della tecnologia.

Nel 1974 Ch. Freeman pubblica un libro che riassume i principali risultati raggiunti nel decennio

precedente: The Economics of Industrial Innovation.

Ma la scienza economica non è in grado di spiegare i comportamenti innovativi che sono fenomeni sociali, e

derivano da numerose variabili qualitative oltre che quantitative.

Il campo degli Innovation Studies è intrinsecamente interdisciplinare.

A livello internazionale gli innovator studies (IS) si stanno configurando come un campo di ricerca

emergente, che tende a travalicare i confini delle discipline accademiche tradizionali. Questo campo

scientifico:

1) Si definisce a partire da un focus cognitivo condiviso, incentrato sul tema dell’innovazione

economica.

2) Ha un’ampia comunità di studiosi appartenenti a paesi diversi.

3) Possiede riferimenti intellettuali condivisi, e specifici centri di ricerca e luoghi di incontro.

Il contributo della sociologia

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libro pagina 10:

Gli IS rappresentano dunque un nuovo ambito scientifico che si sta affermando a livello internazionale,

incentrato su un tema di ricerca particolare (l’innovazione).

Gli studi sul mutamento sociale:

uno studio condotto da Ben Martin (2012) mette in luce il contributo seminale fornito dalla sociologia.

Martin analizza i lavori scientifici che hanno avuto maggiore impatto in quelli che definisce come Science

Policy and Innovation Studies. (studi sulla politica della scienze e dell’innovazione).

Insieme alle opere di Schumpeter, si incontra anche uno studio sul cambiamento sociale condotto negli

anni venti da un sociologo, William Ogburn [1922], che pone i mutamenti tecnologici al centro della sua

riflessione.

Inoltre, tra i lavori pionieristici troviamo diversi contributi sociologici: 1

JdB • La ricerca condotta nel 1954 da J. Coleman, E. Katz e H. Menzel sul processo di diffusione di nuovi

farmaci in campo medico. Lo studio riguarda l’adozione di un nuovo antibiotico ad ampio spettro

da parte dei dottori di 4 piccole città e mostra l’importanza delle reti di comunicazione

interpersonale e il ruolo degli opinion leaders nella circolazione delle innovazioni. Gli autori

evidenziano come la diffusione delle novità avvengono secondo processi di contagio sociale

derivanti dalle discussioni informali all’interno della professione medica, e come la dinamica del

contagio dipenda molto dalle proprietà formali del reticolo relazionale.

Il lavoro di Coleman, Katz e Menzel, seppure rilevante per gli studi sulla diffusione delle innovazioni,

è rimasto per lo più confinato all’interno della sociologia.

• Diverso è il caso dell’influente libro di Everett Rogers diffusion of innovation (1962), esso

ricostruisce sistematicamente i processi di adozione delle innovazioni, mostrando come questi

abbiano attori e ruoli ben definiti e seguano un modello di diffusione ricorrente: la curva logistica

dei tassi di adozione (curva a S).

Altri contributi pionieristici al contributo della sociologia economica:

• Mark Granovetter scrisse un saggio “azione economica e struttura sociale. Il problema

dell’embeddedness” [1985] sull’importanza delle reti sociali per la circolazione delle informazioni,

che viene considerato come una sorta di manifesto della nuova sociologia economica. Un approccio

che dedica un’attenzione privilegiata ai network sociali. (pur non affrontando esplicitamente il

tema dell’innovazione, questo lavoro è tra i più citati all’interno dell’ IS.

• Un altro lavoro molto citato all’interno dell’Innovation Studies è il libro sui “buchi strutturali”,

dedicato anch’esso alle rete sociali e alla circolazione delle informazioni, scritto da Ronald Burt

qualche anno dopo. [1992].

Solo citazione nelle slide nelle slide, ne parla più avanti sia nel libro che nelle slide

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Strong and weak ties 1973 -> legami forti e legami deboli:

• Legami forti (strong ties) sono i legami tra simili e affini: come i legami famigliari e

parentali, i legami amicali tra pari e spazialmente vicini. Possono scambiarsi conoscenze

simili e quindi complessivamente limitate.

• Legami deboli (weak ties) sono al contrario legami tra persone che hanno poco in comune,

si connettono di rado attraverso spazi ampi, sono diverse e da questa diversità traggono un

aumento di conoscenza delle reciproche relazioni.

I legami deboli sono meno vincolanti ma garantiscono una forte varietà e diversità che aumenta le

opportunità.

I nodi relazionali sono tanto più rilevanti quanto più in grado di collegare diversità e distanze.

Innovazione e creatività si generano all’intersezione dei cosiddetti buchi strutturali, al confine delle

diversità.

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Una definizione di innovazione:

slide 12:

libro pagina 14: 2

JdB

il verbo innovare e il sostantivo innovazione, indicano il mutamento di uno stato di cose esistente, al fine di

introdurre qualcosa di nuovo. Il riferimento è sia all’azione del cambiamento che al suo risultato e implica

una contestualizzazione e una comparazione diacronica.

L’innovazione va collocata all’interno del contesto in cui avviene, e i suoi risultati possono essere compresi

solamente facendo un confronto tra un prima e dopo.

Caratteri dell’innovazione:

L’innovazione è processuale: è cioè un’attività complessa che comprende una serie di fenomeni

interconnessi. Implica una pluralità di attività e di passaggi che gli studiosi hanno spesso riunito in fasi.

Everett Rogers ne distingue 6:

1) L’individuazione di un bisogno o di un problema che richiede una soluzione.

2) La decisione di fare delle ricerche per risolvere la questione.

3) Lo sviluppo dell’innovazione per dargli una forma e un contenuto che rispondano alle esigenze

di chi dovrà usarla.

4) La commercializzazione, ovvero la produzione e distribuzione del prodotto/ servizio che

contiene l’innovazione.

5) La sua adozione e diffusione.

6) Le conseguenze dell’innovazione, cambiamenti indotti dalla sua adozione.

Le fasi di cui parla Rogers sono pensate per innovazioni di diverso genere.

Il processo innovativo ha sempre a che fare con la creazione, la diffusione e l’uso di nuove conoscenze. Non

sempre queste nuove conoscenze derivano dalla ricerca scientifica: spesso provengono dalle esperienze dei

fornitori, dei produttori e degli utilizzatori di certi beni e servizi.

Queste fasi possono essere concepite come rigidamente sequenziali (modelli lineari) oppure come circolare

o a feedback (modelli a catena).

Modelli di innovazione:

1) Modello lineare dell’innovazione: che definisce una sequenza rigida di stadi. Si parte dalla ricerca di

base, si passa a quella applicata, si entra poi nella fase di sviluppo dell’innovazione e si finisce con la

produzione e la diffusione.

2) Modello a catena: una sequenza che prevede un’unica direzione: da monte (ricerca di base) a valle

(mercato). Questa impostazione è stata severamente criticata da kline e Roseberg sottolineando

come l’innovazione sia un processo incerto, complesso, disordinato, che nella maggior parte dei

casi non parte da un’attività di ricerca.

Modello a catena: produzione -> ricerca e sviluppo -> implementazione -> produzione -> mercato ->

produzione ->…….

l’innovazione ha una connotazione circolare e ricorsiva, per cui sarebbe sbagliato confinare la dimensione

creativa solamente all’interno della prima fase di input.

La fase di trasformazione dell’input in output non è semplicemente un momento di implementazione delle

invenzioni confezionate dagli uffici di ricerca e sviluppo. Nelle fasi di implementazione le invenzioni uscite

dai laboratori vengono profondamente modificate, con un’interazione continua tra gli addetti alla ricerca e

alla produzione. Lo stesso vale per la fase a valle, che riguarda la valorizzazione economica delle

innovazioni. I feedback del mercato, i bisogni e i suggerimenti forniti dai clienti di punta delle aziende

forniscono contributi essenziali per la generazione e la messa a punto dei nuovi prodotti.

Il processo di innovazione non può essere rappresentato come una corrente continua, come un flusso di

intensità e direzione stabili nel tempo. Va invece pensato come una corrente alternata, come un flusso,

cioè, la cui intensità e direzione variano nel tempo. 3

JdB

L’innovazione è relazionale:

- Connette soggetti diversi.

- Connette settori, aree, contesti diversi.

- Induce e si nutre di scambi tra soggetti diversi.

- È fortemente collegata alla diversità.

Innanzitutto è relativa, cioè va posta in relazione a un periodo e a un contesto. Può essere compresa e

definita solo attraverso un confronto tra lo stato di cose esistente all’interno di un settore economico, di

un’azienda, di un’area geografica nel tempo T1, e lo stato di cose che si immagina di poter realizzare e che

verrà realizzato nel tempo T2.

L’innovazione si avvale del contributo di altri soggetti, sia nella fase generativa che nella fase attuativa.

L’innovazione è diversa dal cambiamento

Non ogni cambiamento è di per sé innovativo;

l’innovazione comporta sì dei cambiamenti, ma sempre per introdurre qualcosa di nuovo; implica il fare

delle nuove cose, o il fare delle cose che vengono già fatte in un nuovo modo (innovazione)

l’innovazione va distinta dalle invenzioni

inventare significa concepire un nuovo prodotto o processo; innovare implica mettere in pratica per la

prima volta queste nuove idee. È ancora Schumpeter ad aver suggerito questa distinzione tracciando un

confine tra l’inventore e l’innovatore-imprenditore. “l’inventore produce idee, l’imprenditore (innovatore)

le realizza.”

L’innovazione non sempre porta dei risultati positivi.

Innovazione spesso finisce per diventare un sinonimo di progresso. Ma questo è sbagliato.

L’introduzione di una novità non è necessariamente positiva, non sempre porta gli esiti sperati. Le

innovazioni possono fallire e/o generare conseguenze inattese. Le molte innovazioni nocive che sono state

introdotte negli ultimi anni nel mondo finanziario rendono bene l’idea.

L’innovazione economica

Slide ?:

libro pagina 18:

L’innovazione economica è un processo istituzionalizzato di cambiamento che introduce elementi di novità

economica: nei bisogni che vengono soddisfatti, nei beni e servizi che vengono prodotti e nei modi di

produzione, distribuzione e uso di essi.

L’unità di riferimento varia a seconda dei livelli analitici a cui si pone: può essere un’impresa, possono

essere dei consumatori, ma possono anche essere le economie locali, regionali, nazionali ecc.

L’innovazione economica non si limita al cambiamento tecnologico.

Tipi di innovazione: un’innovazione consiste nell’implementazione di un nuovo prodotto (bene o servizio) o

processo, di un nuovo metodo di marketing o di un nuovo metodo organizzativo delle pratiche aziendali,

nell’organizzazione dei luoghi di lavoro o nelle relazioni esterne.

Ci sono pero 4 tipi di innovazione:

- Le innovazioni di prodotto

- Le innovazioni di processo: riguardano i cambiamenti nei modi di produzione di beni e servizi. 4

JdB - Le innovazioni organizzative: fanno riferimento a nuove forme di organizzazione delle attività

aziendali.

- Le innovazioni di marketing: possono riguardare il design e/o il packaging del prodotto, le sue

modalità di produzione e di collocazione sul mercato.

Nella letteratura si distinguono principalmente 2 tipi di innovazione:

a) Le innovazioni incrementali: introducono cambiamenti minori, cioè modifiche limitate nella

produzione o nell’uso di un determinato bene/ servizio.

b) Le innovazioni radicali: comportano novità molto più rilevanti, che riconfigurano lo stato delle

conoscenze e delle competenze fino ad allora utilizzate in un determinato settore e possono creare

nuovi mercati.

Spesso le innovazioni posso riguardare le singole componenti, senza che questo alteri le loro relazioni.

Quando invece le innovazioni riguardano il modo in cui le componenti sono integrate tra loro si verificano

delle innovazioni architetturali, che implicano una riconfigurazione complessiva del prodotto.

Capitolo 1: innovazione e cambiamento sociale

Capitalismo, società e innovazione

Slide 18:

L’innovazione è relazionale.

- Connette soggetti diversi.

- Connette settori, aree, contesti diversi.

- Induce e si nutre di scambi tra soggetti diversi.

- È fortemente collegata alla diversità

pagina 23:

La sociologia nasce nel corso dell’Ottocento occupandosi essenzialmente del cambiamento sociale e della

società capitalistica. Questa nuova disciplina è figlia di una grande rottura storica, quella che ha visto

sorgere la società industriale moderna.

La cesura impressa dal capitalismo nei confronti del tradizionalismo economico viene sottolineata anche da

un altro autore classico della sociologia economica, Max Weber, che dietro la continua rincorsa produttiva

vede il ruolo preminente e più autonomo della dimensione culturale e religiosa.

Adam Smith e la divisione del lavoro

Parlando di innovazione è inevitabile partire dal contributo pionieristico offerto dal fondatore della scienza

economica, Adam Smith, nella sua opera principale, pubblicata nel 1776 con il titolo: Indagine sulla natura

e le cause della ricchezza delle nazioni.

Per Smith la ricchezza di una nazione non è altro che il lavoro svolto in un anno, cioè l’insieme dei beni

prodotti al suo interno o acquisiti all’esterno mediante gli scambi; la ricchezza sarà maggiore o minore a

seconda del rapporto tra il prodotto e le persone che lo devono consumare. La quantità di beni prodotti,

ovvero la capacità produttiva di una nazione, dipende a sua volta da 2 parametri:

1) La quota delle persone che svolgono un lavoro utile sul totale della popolazione.

2) La produttività dei lavoratori, cioè la competenza e destrezza con cui svolgono il loro lavoro.

Ma da cosa dipende la produttività dei lavoratori? 5

JdB ➔ Dalla divisione del lavoro.

Per spiegare questo punto l’economista scozzese ricorre al celebre esempio della fabbrica dei spilli. Spiega

semita: se tutte le parti di uno spillo do essere essere fatte da un solo uomo, egli riuscirebbe a stento a

produrne uno al giorno. Nelle nelle manifatture inglesi questo “semplice” lavoro viene suddiviso in 18

operazioni speciali, ciascuna delle quali compiuta da persone con specifiche professionalità. In una fabbrica

del genere, con 10 operai, la produzione giornaliera di spilli raggiunge mediamente le 48.000 unità, il che

significa 4800 spilli a testa.

La divisione del lavoro consente l’incremento esponenziale della produttività, poiché genera 3 tipi di

vantaggi:

1) Aumenta la destrezza dei lavoratori, che specializzandosi in una sola attività riescono a compierla

con maggior abilità.

2) Consente di risparmiare tempo. (dato che non si deve passare da un compito a un altro.)

3) Facilità l’invenzione di nuove macchine.

Secondo Smith la gran parte delle nuove macchine impiegate nelle manifatture sono state create

direttamente dai lavoratori, interessati ad alleviare le proprie fatiche.

Altre invenzioni vengono dall’ingegnosità di coloro che le macchine le costruiscono, quando questa attività

diviene un’occupazione professionale specifica.

Le innovazioni più semplici originano dagli utilizzatori delle macchine, cioè dei lavoratori, quelle più

complesse dai costruttori.

Le innovazioni radicali richiedono l’utilizzo di nozioni più complesse, possedute dai cosiddetti “filosofi o

speculativi”, cioè da persone la cui professione non consiste nel fare qualche cosa, ma nell’osservare ogni

cosa, sicché proprio per questo sono in grado di combinare e unificare le possibilità insite negli oggetti più

dissimili e lontani fra loro. [Smith 1776].

Dalle riflessioni di Smith affiorano 2 diversi meccanismo generativi delle innovazioni.

1) In primo luogo è un processo incrementale basato sulla divisione del lavoro: le innovazione

derivano da miglioramenti graduali introdotti dalle persone occupate direttamente nelle attività

produttive. (Forte specializzazione).

2) Il secondo è un processo più discontinuo e radicale basato sulla conoscenza teorica e sulla

contaminazione dei saperi.

Tra conflitto e consenso: Marx e Durkheim

Slide 23:

Libro pagina 27:

La divisione del lavoro di Marx e Durkheim: dalla divisione sociale del lavoro alla divisione del lavoro sociale.

L’idea di Smith che la divisione del lavoro tenda inevitabilmente a qualificare i

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Jdbtorino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dell'innovazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Nuciari Marina.
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