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Corso di sociologia II semestre

Che cos'è la sociologia?

La sociologia è una delle ultime scienze nate tra quelle contemporanee. È difficile dare una definizione di sociologia, ma la più ovvia è la seguente: la sociologia è lo studio scientifico della società, delle sue istituzioni e dei rapporti sociali. Oltre al fatto che è difficile definire cosa ha di scientifico e cosa no, la questione si sposta sulla definizione di società. Basta fare qualche esempio per rendersi conto che per società si possono intendere un insieme di ambiti eterogenei: l'unione di un gruppo di finanziatori che mettono insieme i loro capitali per creare un'impresa, la società degli aristocratici francesi alla corte di Luigi XIV, la società polacca nel periodo di smembramento dello stato polacco, la società ungherese prima e dopo la caduta dell'Impero asburgico, la società europea e, in un'epoca come la nostra in cui si parla molto di globalizzazione, anche la società mondiale.

In sociologia la società è definita come l’insieme degli individui che stanno insieme, si relazionano nella vita quotidiana e condividono interessi, scopi e regole, sottoposti a norme e principi comuni. Proprio perché la società ha tanti e diversi significati, di società si occupano anche altre discipline come la politica, la storia, la demografia, psicologia...

Cosa distingue la sociologia dalle altre discipline?

Se, da un lato uno sforzo definitorio è necessario, dall’altro le definizioni che troviamo nei manuali di sociologia sono spesso molto "sbrigative" e non permettono di distinguere la sociologia stessa dalle altre scienze sociali. Né la situazione migliora quando si aggiunge che la sociologia nasce nel momento in cui si manifesta l'intenzione di applicare ai fenomeni sociali lo stesso metodo usato dalle scienze matematiche, fisiche e naturali (Crespi, 1985, p. 44): anche l'esigenza di rigorosità metodologica nello studio dei fenomeni sociali, infatti, è propria di tutte le scienze sociali (Paci, 1992).

La difficoltà di definire la disciplina ci spinge ad utilizzare un approccio storico-teorico per ricostruire il momento in cui, nella storia del pensiero sociale, la società emerge non solo come campo specifico di analisi, ma anche come luogo "necessario e sufficiente" della spiegazione. La società diventa oggetto di studio quando cadono le spiegazioni presociali o metasociali dell’ordine sociale, ossia quelle spiegazioni teologiche, metafisiche, legate ad una visione filosofica della storia e quando si ammette che la società è qualcosa di costruito dall’uomo, ossia “artificiale” e autogeneratesi, cioè da avere all’interno le ragioni della propria esistenza, che non esiste a prescindere.

Per lungo tempo l'uomo ha meditato sulla società, ma per secoli ha trovato risposte che facevano riferimento al volere degli dei o alla Divina provvidenza; a una presunta "natura umana" o alle "inclinazioni primordiali" dell'uomo; allo "Spirito" o alla "Ragione" che si realizzerebbero nella storia e così via. La storia della sociologia inizia con un atto di emancipazione, cioè con l'emergere nella coscienza degli uomini della idea che sia possibile controllare direttamente valori e istituzioni sociali, fino ad allora riferiti ad un principio di legittimità esterno e superiore all'azione dell'uomo.

Per utilizzare le parole di Weber, si parla di un processo di disincanto o laicizzazione, l’uomo si libera dalla dipendenza da certe credenze. Nel momento in cui l’uomo si libera dalla dipendenza verso concrete istituzioni e tradizioni, apre però un campo di grande indeterminatezza e gravità. Si inizia a pensare che qualsiasi individuo è un attore che può intervenire modificando l’assetto della società. Al processo di affrancamento della sociologia dal pensiero teologico e filosofico segue un altro passo: la differenziazione della sociologia dalle altre scienze sociali, l’economia e la politica.

La sociologia si differenzia dalle altre scienze sociali solo quando si separa la società dallo Stato e dal mercato. La società diventa un oggetto di analisi a sé stante. Questo doppio processo è favorito dai grandi cambiamenti che si verificano a partire dal XVIII secolo. Ci sono tre momenti che favoriscono questo movimento:

  • Rivoluzione scientifica: periodo in cui ci sono grandi scoperte per la scienza, comincia a diffondersi l’idea che il metodo scientifico, che fino ad allora era stato utilizzato per studiare la natura e che è basato sull’osservazione dei fatti empirici, può essere esteso anche allo studio dell’uomo e della società. La rivoluzione scientifica apre a una pluralità di prospettive di analisi, la sociologia si distacca dalle scienze naturali, ma non basta.
  • La rivoluzione industriale inglese e quella politica francese: il problema della costruzione di un nuovo ordine sociale si era posto in modo drammatico ai popoli europei.
  • Rivoluzione industriale: dove le grandi trasformazioni socio-economiche accompagnano lo sviluppo di innovazioni tecnologiche.

L’intensa meccanizzazione del sistema economico lo modificò profondamente portando a conseguenze come lo spopolamento delle campagne che restano in mano ai grandi proprietari terrieri, inurbamento, città diventano luoghi sovraffollati, diffusione di epidemie, disoccupazione. Questi fenomeni, conseguenze del fatto economico, ebbero ricadute sociali molto importanti e non a caso i sociologi, ad esempio Adam Smith (sociologo ante litteram), individuano interconnessioni tra i fatti economici e fatti sociali. Smith è certo consapevole che lo studio della società non può essere ridotto allo studio del funzionamento dei meccanismi di mercato.

È certo che la sociologia nacque per rispondere agli interrogativi posti da quella che è stata la più radicale trasformazione che le società umane abbiano vissuto, paragonabile solamente alla rivoluzione neolitica. Prima della rivoluzione francese, finché si crede che la società sia retta da un ordine gerarchico che trovava il proprio fondamento nella tradizione, ovvero in qualche istanza superiore di natura religiosa che la legittimava e la sanzionava, non c’è bisogno di una scienza che spieghi la società.

Quando si riconosce l’uguaglianza tra tutti i cittadini, gli esseri umani, bisogna capire come fa una società a stare in ordine. La rivoluzione francese vide l’abbattimento dell’Ancien regime, dell’ordine gerarchico portando al trionfo di valori di uguaglianza e libertà favorevoli alla nascita di una scienza della società. La sociologia è figlia del mutamento, la società emerge quando i suoi stessi fondamenti vengono messi in discussione e gli ordinamenti non sono più stabili.

Se la seconda metà del XVIII e la prima metà del XIX secolo segnano la fase storica che vede la comparsa di coloro che saranno poi considerati i precursori della sociologia (i nomi più noti sono quelli di Hobbes, Vico, Montesquieu e per certi versi anche Hegel e Marx), decisivi per la nascita e l'affermazione della sociologia furono i decenni a cavallo tra XIX e XX secolo. Prima che la sociologia nasca come scienza bisogna attendere l’arrivo di alcuni autori: Comte, Durkheim, Marx, Weber.

Comte crea la parola sociologia, che è un neologismo in quanto combina la parola latina socius, societas, con quella greca logos, discorso. Noi oggi sappiamo, non solo che la società è un problema, ma anche che è un problema senza soluzione. La consapevolezza che la società è un problema irrisolvibile rende difficile il compito di uno scienziato sociale. Chi studia la società sa che è qualcosa in continua evoluzione. La soluzione che posso trovare oggi al problema non è valida domani. La sociologia si suddivide in tante branche di studio.

Abbiamo parlato di sociologia, ma che cos’è la sociologia economica?

La sociologia economica è l’insieme di studi che mettono in relazione i fenomeni economici con i fenomeni sociali, non da una prospettiva puramente economica ma sociologica. Tutto ciò significa, più semplicemente, che, quando si approccia lo studio di un fenomeno economico, l'economia politica tende a considerare come elementi rilevanti soltanto quelli strettamente economici e non problematizza altre variabili contestuali, la cui analisi costituisce invece l'ossatura centrale della Sociologia economica.

I fenomeni economici vengono spiegati attraverso l’analisi di una o più variabili che esulano dall’economia in senso stretto e considerano altri campi, quelli prettamente sociali. Un esempio è quello del capitalismo. Secondo lo studioso tedesco, il capitalismo nascerebbe non all'interno dell'economia stessa, ma sarebbe invece condizionato da variabili di ordine sociale e culturale (dunque non economico) in grado di dare inizio al mutamento nell'ordine economico stesso.

Nel suo libro, pubblicato per la prima volta tra il 1904 e il 1905, "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo", Max Weber sostiene che soltanto in ragione di un mutamento nell'etica religiosa del calvinismo (versione del Protestantesimo emersa in Europa centrale nel secolo XVII) si è potuta sviluppare l'economia capitalistica. Le regole di condotta imposte dalla disciplina protestante favoriscono lo sviluppo del capitalismo, è una variabile non economica che influisce nello sviluppo del capitalismo.

Questo esempio evidenzia bene in che modo l'approccio della Sociologia economica la distingue dall'Economia politica. Il contesto è una variabile fondamentale non solo nel campo economico. L’ambito sociale e quello economico sono interconnessi e non possono essere scissi. Polanyi (1886-1964), sociologo ungherese sostiene che l'avvento della società capitalistica, o "società di mercato", ha dato il via a quella che definisce la "grande trasformazione" per cui economia e società sono diventate un tutt'uno che non può in nessun modo essere scisso. Dato che la sociologia nasce con lo sviluppo del capitalismo, è necessario chiarire tre concetti fondamentali:

  • Mercato: considerato come una tra le altre istituzioni, se in economia è un’istituzione principale, in sociologia si colloca all’interno dell’istituto sociale e interagisce con le altre istituzioni. Quando studiamo un fenomeno economico come il capitalismo che implica lo scambio di mercato dobbiamo guardare altri ambiti.
  • Istituzioni: complesso di norme sociali che orientano e regolano il comportamento e si basano su sanzioni che tendono a garantirne il rispetto da parte dei singoli soggetti. La compravendita è un’azione economica che avviene all’interno di alcune istituzioni, il mercato, famiglia. L’azione economica è regolata da istituzioni non necessariamente economiche, avviene all’interno di uno spazio regolato da istituzioni dove vi può essere più o meno spazio di manovra.
  • Organizzazioni: tutte le istituzioni sono anche organizzazioni ma non è vero viceversa. Sono collettività concrete che coordinano un insieme di risorse umane materiali per il raggiungimento di un determinato fine. Sono gruppi sociali che nascono per raggiungere determinati scopi.

Homo oeconomicus

Il paradigma classico e neoclassico dell’economia considera che l’individuo prima d'intraprendere un'azione economica (necessariamente rivolta alla massimizzazione dell'utile), ha un quadro ben preciso e limpido del contesto in cui andrà ad agire e delle risorse che avrà a disposizione. L’individuo agisce sempre per massimizzare l’utile in un quadro di razionalità assoluta, presupponendo per ogni soggetto una totale capacità di calcolo delle risorse in campo e un altrettanto totale consapevolezza della loro entità. Danno per scontato che abbiamo a disposizione tutte le informazioni che ci servono per massimizzare l’utile. Ciò è possibile? L'immagine così delineata, che è stata definita dell'homo oeconomicus, è però di gran lunga distante dalla realtà.

Chiunque intenda intraprendere un'azione economica e lo faccia, infatti, non ha mai ben chiaro il quadro della situazione né sa con certezza quali siano tutti gli elementi che costituiscono il contesto dell'azione stessa. C'è da tener presente, inoltre, che la massimizzazione dell'utile materiale non è necessariamente lo scopo principale di un soggetto, il quale può tendere anche ad altri obiettivi. Noi non abbiamo una razionalità perfetta e assoluta. Quando è messo di fronte a un fenomeno sociale, l’economista adotta una strategia di spiegazione che si può descrivere in quattro passaggi:

  • Imputando ai singoli soggetti un sistema di preferenze dotato di caratteristiche molto restrittive
  • Imputando le loro conoscenze certe circa le conseguenze di tutti i corsi di azioni rilevanti.
  • Modellando un contesto che consenta al singolo agente di basarsi su segnali che non dipendono dalle sue azioni
  • Ipotizzando che le azioni adottate dai singoli siano quelle che massimizzano la funzione utilità.

La sociologia economica rifiuta questo paradigma che è dominante in economia. L'immagine di razionalità estrema che viene fuori dal paradigma classico così come sintetizzata in questi passaggi è proprio quella che la Sociologia economica vuole negare riformulando un’idea di uomo, di azione economica e di fenomeno economico che tenga conto di elementi come l'irrazionalità, l'illogicità, la scarsità di informazioni e contestualità di ogni cosa che accada in ambito economico. L’agire irrazionale non segue logica bensì segue un fattore emotivo legato ai sentimenti. Prendere un individuo e considerarlo ipo-socializzato, che decide in base a tutti i costi e i benefici che derivano da quell’azione pensando che possa conoscerli tutti, è assurdo. Bisogna guardare tutto il contesto in cui l’individuo agisce. Prendiamo le distanze dall’homo oeconomicus. A un certo punto della storia, l’economia con la rivoluzione marginalista esclude dalla spiegazione tipica del paradigma economico tutte quelle variabili che non erano economiche anche se alcuni economisti come Schumpeter si ribellano a questa esclusione ed iniziano ad utilizzare altri approcci.

Di cosa si occupa la sociologia economica?

La sociologia si distingue dall’economia non per l’oggetto di studio ma per l’approccio teorico e il metodo utilizzato mettendo in discussione la prospettiva dominante in economia. A questo proposito può essere utile richiamare la distinzione introdotta da Polanyi (1957) fra economia sostanziale e formale. La prima, si basa sulla constatazione che l'uomo per la sua sopravvivenza e per soddisfare i suoi bisogni dipende dall'ambiente in cui vive e da altri soggetti. Individuo immerso nella collettività e ha bisogno degli altri individui. In sociologia l’attore è iper socializzato, la sua azione è condizionata da altri.

L'economia formale, invece, considera le scelte degli individui relative all’impiego di risorse scarse sulla base del rapporto fra fini e mezzi secondo il modello dell’attore razionale. Individuo è solo e agisce facendo calcoli. Ipo socializzato: l’attore agisce come se fosse solo, prende le decisioni massimizzando la sua utilità nel modo più razionale possibile. La sociologia economica si occupa dell’economia sostanziale. L’azione economica va intesa come un'azione sociale. Un attore non sceglie autonomamente, ma è condizionato o influenzato dalle relazioni con altri soggetti. I condizionamenti possono derivare anche dal contesto istituzionale, politico, sociale e culturale in cui si trova. Quindi, l'azione economica non è guidata solo dalla scarsità e dalla massimizzazione dell'utilità.

Altro aspetto importante riguarda il ruolo delle istituzioni sociali. A differenza degli economisti che considerano il mercato come l'istituzione centrale, in sociologia economica se ne considerano anche altre come lo Stato e la comunità. Il diverso approccio allo studio dei fenomeni economici fra economia e sociologia fa inoltre riferimento alla formalizzazione matematica usata dall'economia e che porta allo sviluppo di modelli matematici, che però sono parsimoniosi in termini di variabili considerate e sono fondati su premesse piuttosto restrittive. La sociologia, invece, mira alla descrizione e alla spiegazione dei fenomeni sociali e non alla previsione. Ha un orientamento maggiormente empirico: infatti, più che su delle teorie forti, si fonda sulla raccolta, sull'analisi e sull'interpretazione di dati che possono essere di diverso tipo, quantitativi e qualitativi.

L’obiettivo dell’economia è quello di prevedere dei fenomeni, la sociologia osserva il fenomeno, raccoglie i dati, analizza, interpreta sia in modo quantitativo che qualitativo. La sociologia economica non si sviluppa in modo omogeneo sia in relazione a temi macro (caratteristiche del capitalismo) e micro (interazioni individui nel mercato del lavoro) sia in relazione agli approcci teorici (teorie strutturaliste, primato società sull’individuo, è la struttura, la società che ha il primato, l’azione è condizionata dalla struttura sociale, e teorie di derivazione, la società è frutto dell’interazione.

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher terryfede di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Politecnica delle Marche - Ancona o del prof Spina Elena.
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