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Oralità e scrittura secondo Ong

Introduzione

Ong è un punto di riferimento importante soprattutto per gli studi dell’evoluzione dei mezzi di comunicazione, in particolare la transizione tra l’oralità e la scrittura e successivamente tra oralità e stampa. I media non solo evolvono, ma ristrutturano il pensiero dell’uomo. L’idea di fondo è che il modo in cui pensiamo non dipende solo dal nostro intelletto, ma dai mezzi di comunicazione; se ci riflettiamo sopra è molto curioso, in quanto i mezzi di comunicazione non pensano, ma tutto quello che noi narriamo, quello che noi pensiamo, il modo in cui concepiamo il mondo, tutto questo dipende dai mezzi di comunicazione che abbiamo a disposizione.

Quando arriva un nuovo mezzo di comunicazione, dice Ong, ristruttura il nostro modo di pensare, il nostro pensiero. Cosa vuol dire che un nuovo medium ristruttura il nostro modo di pensare e come è possibile che un mezzo di comunicazione incida sul nostro modo di elaborare idee? Questo mette in discussione gli approcci incentrati sull’uomo, per esempio, mette in discussione il presupposto della filosofia che sostiene che il nostro modo di pensare dipende dalle nostre facoltà intellettive.

  • Ipotesi fondamentale su cui si basa Ong: il nostro modo di pensare dipende dal nostro modo di comunicare.

Capitolo 1

L’aspetto fondamentale del libro di Ong è il momento in cui si supera la soglia di improbabilità, che consiste nel fatto che la comunicazione non è più orale ma si inventa la scrittura. Ong si sofferma sulla scrittura alfabetica (non tutte lo sono); dalla scrittura alfabetica nascerà la cultura classica, come la cultura greca. Il punto è il superamento della soglia dell’oralità, dove cominciano i problemi nel rapporto tra l’oralità e scrittura che possiamo vederle in due aspetti: diacronico e sincronico.

  • Aspetto sincronico: possiamo vedere nella loro interazione reciproca quando possiamo comunicare contemporaneamente sia in modo orale che scritto.
  • Aspetto diacronico: andiamo a vedere la storia e si può vedere che in successione temporale troveremo l’oralità, successivamente dopo l’evoluzione la scrittura e più tardi arriva la stampa.

L’uomo comincia a comunicare attraverso il linguaggio, i poemi omerici hanno cominciato ad essere trascritti intorno al Settimo-Ottavo secolo avanti Cristo, la stampa viene inventata a metà del 1400 dopo Cristo. L’uomo inizia a comunicare, successivamente intorno al settimo-ottavo secolo avanti Cristo si inizia a scrivere, la stampa viene inventata dopo il quindicesimo secolo dopo Cristo. Quello che interessa a Ong, sarà l’aspetto sincronico.

Possiamo fare un’osservazione molto banale: noi continuiamo a comunicare in maniera orale anche se abbiamo molti media che potrebbero precludere l’oralità, come scrivere messaggi virtuali, prendere appunti, stampare, scrivere ma questo non preclude l’oralità: ci serviamo di più media contemporaneamente. L’evoluzione non procede sostituendo, nel senso che io non ho finito di parlare con l’introduzione della scrittura, anzi, al contrario. Noi tendiamo a sostituire strumenti vecchi con quelli nuovi, ma sul piano della comunicazione non funziona così, il medium nuovo non sostituisce il vecchio. Ma se io non li elimino, i media precedenti non rimangono invariati, quando arriva la scrittura ha un effetto di ritorno sull’oralità e a sua volta quest’ultima inciderà sulla scrittura: l’evoluzione dei media procede in maniera circolare e non a sostituzione reciproca.

Oralità di ritorno

Una nuova oralità che passa dai media, ad esempio il telefono: forma particolare di oralità, il telefono permette di conservare una forma di oralità anche in situazioni di distanza. Dimostra come i nuovi media hanno un effetto di ritorno sui vecchi media, in questo caso l’oralità, e come nel momento in cui compaiono i nuovi media, i vecchi non scompaiono.

Perché è così difficile parlare di oralità?

  • È difficile perché noi non siamo più abituati a immedesimarci in una società in cui la comunicazione sia esclusivamente orale, società che non sa cosa significhi scrittura, l’unica possibilità comunicativa è affidata alla parola parlata, dunque, al suono orale-aurale.

Nella lettura noi vediamo le parole che sono rivolte a oggetti, oggetti che abbiamo di fronte, mentre nell’oralità io posso tranquillamente parlare anche se mi volto di spalle a qualcuno, perché il suono c’è comunque. Percezione differente: l’oralità e la scrittura, anche solo sul piano percettivo, cambia il rapporto. (È controintuitivo perché non è quello che siamo abituati a fare)

Il problema: come facciamo a definire una società che non ha mai conosciuto la scrittura, che non ha avuto alternative alla comunicazione orale? Ong fa delle osservazioni sul fatto di quante lingue parlate e scritte esistono, ma non tutte le lingue sono scritte, infatti sono maggiori le parlate di quelle scritte (1 lingua parlata su 100 viene scritta): non si dà per scontato la scrittura.

Letteratura orale è un ossimoro, perché letteratura è qualcosa che viene stampata su una superficie, una lettera (quello che in una società di oralità primaria non possono nemmeno capire). Bisogna trovare dunque una definizione che non abbia a che vedere con la scrittura, con un linguaggio differente.

Ong fa una distinzione fra oralità primaria e oralità secondaria:

  • Oralità primaria: Società che non ha altre alternative comunicative oltre l’oralità, medium percettivo sonorità.
  • Oralità secondaria: La società può oltre che utilizzare l’oralità, avere altre alternative, ma non perde la capacità di udire, ma ha alternative dei media sul piano della comunicazione. Distinzione molto vaga, ma migliore di quella di letteratura.

La scrittura attira l’attenzione proprio sulla comunicazione orale: nel momento in cui l’uomo impara a leggere e scrivere capisce che oltre all’oralità c’è qualcos’altro; ma quando non c’era l’individuo non ci si accorgeva del fatto che l’oralità fosse un’alternativa tra le altre, dando per scontato. Con l’arrivo della scrittura sarà possibile fare un confronto, sarà possibile allontanarsi dall’oralità e avendo due possibilità capiamo che la comunicazione orale può essere presa come oggetto di studio.

Cosa succede quando si impara a leggere e scrivere? Nasce l’arte della retorica, si impara a leggere scrivendo. L’arte della retorica è il modo in cui l’uomo greco riflette sul modo migliore di produrre discorsi, discorsi che si terranno in pubblico: qual è il modo migliore di cercare argomenti più accattivanti, come fa a creare piacere in quelli che lo ascoltano, quello che è necessario per parlare in pubblico (necessario per un buon oratore, per i predicatori, avvocati).

La situazione dell’oralità è sul piano comunicativo soggetta al piano temporale, mentre chi scrive può prendersi tempo. Sull’oralità il tempo preme, bisogna avere sempre tante cose da dire (abbondanza di argomenti). L’oralità ha le sue esigenze e l’arte della retorica insegna come ottenere un effetto persuasivo sul pubblico di uditori.

La scrittura serve per parlare bene, la scrittura è al servizio dell’oralità. Ong cita che, per imparare ad essere bravi uditori bisognava esercitarsi, esercizio fatto sui testi dei grandi professionisti: noi oggi saremmo propensi a scrivere prima i testi, prima di una performance noi scriveremo un testo scritto mentre prima ci si preparava a un discorso orale e se questo fosse andato bene si sarebbe messo per iscritto.

La scrittura è al servizio dell’oralità, quest’ultima rimane il medium principale: la scrittura è un supporto, fino all’arrivo della stampa l’oralità ha il primato sulla scrittura, quando si tratta di sapere (filosofia, diritto) il sapere importante viene utilizzato l’oralità mentre la scrittura sarà un sussidio a quest’ultima.

Oralità ruolo primario e scrittura ruolo secondario

Se non possiamo utilizzare nessun termine di riferimento alla scrittura: Ong dimostra come si arriva alla definizione di oralità: ci ricorda il termine Rapsodo, (la parola significa tessere dei discorsi). I rapsodi erano i cantori che raccontavano storie come l’Iliade e l’Odissea, mettevano insieme parti di discorsi per creare una storia. I cantori dei poemi epici riproducevano il poema ogni volta in maniera diversa, in una situazione differente; creavano da un materiale prefabbricato, da una storia di cui conoscevano certi pezzi, da componenti già date una composizione che di volta in volta era differente.

Discussione

  • Nei poemi omerici non c’è il senso della coscienza, gli individui sembrano privi di coscienza, non hanno un’idea di sé e quando viene chiesto da cosa vengono mossi rispondono che sono mossi dalle idee, come se la loro azione non dipendesse da loro. I poemi omerici non hanno coscienza.
  • Nell’oralità noi ci lasciamo trascinare, ma se noi lo mettiamo per iscritto possiamo notare quanti errori, quante imperfezioni di linguaggio ci possano essere. Una delle differenze tra oralità e scrittura è proprio questa: nell’oralità noi possiamo lasciarci trascinare, cosa che nella scrittura non accade. Nell’oralità molte cose passano inosservate, ma proprio perché funziona così: i suoni pronunciati scompaiono.

Capitolo 2

Ong fa una digressione storia dimostrando che c’è voluto parecchio tempo, e che comunque ci si è accorti di questa cultura solo nella modernità, si inizia a vedere nel 17esimo secolo. Per esempio Vico, fu uno dei primi a capire che Omero non era mai esistito, fu data molta attenzione verso i racconti popolari, nel romanticismo tedesco, come le favole, i proverbi, le parabole e ci si accorge che tutta questa cultura orale primaria c’è sempre stata ma si è diffusa in maniera nota nel momento in cui è stata messa per iscritto, come ad esempio i fratelli Grimm. La scoperta della cultura orale primaria risale alla prima modernità, 1600-1700, si cominciano ad intravedere questi aspetti, c’è chi intuisce che Omero non è mai esistito, che il risultato dei poemi omerici sia frutto di un lavoro collettivo.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SumioZ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Esposito Elena.
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