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Appunti, Sociologia del territorio progredito

Riassunto per l'esame di Sociologia del territorio progredito, basato su appunti personali e studio autonomo. Tra gli argomenti trattati: sociologia urbana e rurale, origini e processo di urbanizzazione, scuola ecologica di Chicago, gentrification, segregazione urbana e immigrazione, zonizzazione, gated communities, approcci allo sviluppo sostenibile, modernizzazione ecologica, città compatta... Vedi di più

Esame di Sociologia del territorio progredito docente Prof. N. Magnani

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SOCIOLOGIA DEL TERRITORIO

Magnani 

Sociologia del territorio branca della sociologia che studia la sociologia in relazione alla sue forme

insediative. Ha interconnessioni con altre discipline come Geografia, demografia, economia urbana,

architettura, ecc..

Si caratterizza per attenzione ad aspetti sociali come integrazione tra membri della società, gruppi sociali,

relazioni maschi femmine, dinamiche di potere, conflitti, valori ecc..

Studia anche modi in cui società si organizza modo urbano o rurale: urbano=difesa rispetto all’esterno

oppure innalzare o elevare edifici verso l’alto e non orizzontalmente; rurale=deriva da rus con significato

opposto ad urbano cioè spazio aperto o campo arato facendo riferimento a spazio aperto e non racchiuso,

all’agricoltura e non all’edificio

Modalità di insediamento studiate in maniera diversa e separatamente

Nascita sociologia urbana e rurale

Interesse della sociologia verso città nasce prima nei confronti della sociologia urbana e non rurale, nasce a

Chicago a fine 800 constatazione che flussi di immigrazione stavano producendo effetti socio spaziali

eclatanti attirando attenzione studiosi

Mentre quella rurale negli anni 20 quando ci si accorge del divario tra campagne e città legate a problemi

di arretratezza rispetto alle aree urbane situazioni di impoverimento economico e culturale

Sociologia rurale nasce in USA nell’università dello Stato di Washington

Tra le due sociologie vi è stata anche differenza di collocazione accademica, rurale più facile in facoltà

legate ad agricoltura, urbana più ad architettura

Sociologia rurale a subito negli ultimi anni una crisi di identità legata a più fattori: ridimensionamento

popolazione legata all’agricoltura, omologazione stili di vita rurali per diffusione mass media e trasporti.

Sociologi classici legati al tema della comunità divisa tra rurale e urbano hanno subito contraccolpo perché

nella seconda metà del 900 sono sempre più evidenti le trasformazioni sociali che mettono in crisi gli studi

della sociologia rurale. In risposta si è spostata verso altre realtà come i paesi in via di sviluppo guardando

nuove funzioni del rurale legata alla svolta post-produttivista del rurale con trasformazione che lo porta a

spiegare dinamiche non più legate all’agricoltura ma a svago di persone che provengono dalla città, ricerca

di un ritorno alla natura rural-urban continuum due categorie non più separate ma legate tra loro

legate sia a funzioni economico-produttive che socio-culturali

Cambiamenti demografici e culturali influenzano e sono influenzati da cambiamenti economici con

diminuzione forza lavoro impegnata nell’agricoltura economia rurale si è spostata

Città: difficoltà di definizione

È difficile da definire scientificamente, sociologi classici ne danno definizioni diversificate:

- Weber: insediamento agglomerato e circoscritto

- Wirth: insediamento relativamente vasto denso e duraturo di persone socialmente eterogenee

- Gallino: complesso integrato di popolazione stabilmente insediata, dell’ordine minimo di alcune

migliaia di individui, di attività economiche, politiche e amministrative, giuridiche, ecc..

Differenze legate a: superficie non urbanizzata, numero di abitazioni, numero di abitanti, ecc..

Difficoltà nello stabilire in termini rigorosi e condivisi cos’è urbano e cosa rurale, ogni Stato pone soglia

diversa per determinare cosa sia urbano e cosa rurale

Popolazione urbana cresce sempre di più, da 1800 ad oggi si è passato da 2% al 51%

 Definizione difficile sia dal punto di vista sociologico ma anche statistico perché alcuni danno certi

numeri per determinare città e altri altre 1

Termini

Urbanizzazione: processo fisico materiale di occupazione dello spazio con costruzioni artificiali, è in atto in

tutto il mondo

Inurbamento: trasferimento della popolazione da uno spazio all’altro, da campagna a città

Urbanesimo: processo sociale legato al cambiamento degli stili di vita e dei comportamenti

Origini del processo di urbanizzazione

1) Rivoluzione neolitica e sviluppo agricoltura: pone le basi della nascita della città ma nel mondo

antico e medievale quota popolazione che abita nelle città non supera il 10-12% del totale

2) Rivoluzione industriale (da 1750 in poi): a partire da quando la società industriale si ha anche la

tendenza alla concentrazione urbana della popolazione si ferma, dedizione ad attività extra agricola

cresce

3) Dalla seconda metà del 20 secolo: forte insediamento urbano a discapito di quella rurale

Secondo il 2011 UN World Urbanization Prospect: più della metà della popolazione mondiale vive in aree

urbane. Significativa diversità nei livelli di urbanizzazione raggiunti dalle diverse regioni. Urbanizzazione si

è verificata prima nelle regioni più sviluppate che quindi hanno alti livelli di industrializzazione rispetto a

paesi più poveri e meno sviluppati. Paesi con tasso più alto di urbanizzazione più elevato negli ultimi anni

nei paesi più poveri. Entro 2050 paese che si urbanizzerà di più sarà Asia e poi Africa, dinamiche guidate da

salti demografici e processi migratori internazionali e regionali

Nei pasi in via di sviluppo processo di urbanizzazione la crescita urbana è legata alle crescite interne più che

al saldo demografico.

Aumento urbanizzazione legata soprattutto a migrazioni, governi hanno attuato politiche per fronteggiare

processo aumentando tasse per chi vive in città, aumento costi di trasporto per modificare il processo di

urbanizzazione 

Paesi sviluppati popolazione urbana crescita moderata popolazione urbana diminuisce

Paesi in via di sviluppo aumento popolazione urbana

Processo di contro urbanizzazione spostamento da città a campagna, tendenza ad abbandono è ancora

predominante.

città

Megalopoli con più di 10 milioni di abitanti, immagine più eclatante ed evidente del processo di

urbanizzazione ma che non sono ancora forma più diffusa di vivere in città, prevalgono ancora le città di

media dimensione

Differenze rispetto al passato nel processo di urbanizzazione

- Rapidità ed intensità processi processo si è intensificato nei PVS

- Maggiore corrispondenza nei paesi sviluppati durante il processo di urbanizzazione tra posti di

lavoro urbani ed immigrazione dalle campagne. Nascono nuovi lavoro nell’industria durante

processo di urbanizzazione, pressione demografica nelle campagna andava di pari passo con

richiesta di mano d’opera città 

- Rapidità eccessiva nel passaggio alla modernizzazione agricola nei PVS cambiamento tecniche

produttive, nei pasi già sviluppati è avvenuto in maniera lenta e graduale mentre in PVS vi è

inserimento di tecnologie più rapidamente, smobilitazione drastica di persone che abitavano nelle

campagne 

- Effetti a livello dell’organizzazione dello spazio urbano emergere di bidonvilles e favelas, nuove

forme di sviluppo spaziale che non si sviluppano in altezza ma a livello del terreno. Sono riflesso di

difficoltà di governo di questi fenomeni e di programmazione e sintomo di povertà. Popolazione

che vive in questi insediamenti decide comunque di partire preferendo città per maggiore 2

possibilità di sopravvivenza con maggiore tessuto di sostegno sociale soprattutto nelle grandi città.

È fenomeno di squilibrio territoriale perché diretto verso un unico centro urbano presente. Si crea

problema di “macrocefalia”. Si creano quindi problemi anche di tipo ambientale oltre che

economico perché aree di insediamento assorbono risorse

- Alcuni parlano di processo di sovra-urbanizzazione crescita popolazione urbana avviene in

eccesso rispetto alle possibilità di farvi fronte in maniera ordinata, sia sotto il profilo amministrativo

(infrastrutture, abitazioni, servizi) sia soprattutto sotto quello economico (occupazione). eccessiva

urbanizzazione di unico spazio. Alcuni criticano questa visione perché non esiste comunque metodo

normale di urbanizzazione. Processo di urbanizzazione nei paesi sviluppati è considerato normale

mentre in quelli in via di sviluppo no. 

- Altri preferiscono parlare di urbanizzazione prematura altro termine per definire la sovra

urbanizzazione. Urbanizzazione molto rapida che va sopra le attali condizioni economiche ed

amministrative di quella città/stato

Diverse modalità della crescita urbana

- Deurbanizzazione: nell’ultimo quarto del 20 secolo, in quasi tutti i paesi sviluppati si è esaurita la

spinta ad una crescita demografica ed economica concentrata nei grandi agglomerati urbani.

Complessiva stagnazione o contrazione della popolazione dell’intera area metropolitana crisi

della città come se città nei PS andasse in contro a crisi di capacità di tenuta legata a criminalità e

convivenza. Studi documentano questo blocco della crescita urbana a partire da anni 70-80. Questo

declino delle città è evidente soprattutto nelle città del nord America

- Suburbanizzazione: contemporanea espansione assai più rapida degli insediamenti suburbani e

espansione

persino di centri di dimensione medio piccola delle aree suburbane, fuga dalle zone

urbane soprattutto da parte delle classi medie. Si creano quindi insediamenti medio piccoli intorno

alle città. Questo fenomeno negli USA ha assunto molta evidenza, molti studi evidenziano come

alcune parti non centrali hanno cominciato a crescere demograficamente passando dal 31% del

1960 al 46% nel 1990. Gente si sposta per motivi di ordine economico con abitazioni meno costose

e più grandi, con stile di vita medio borghese con necessità di ampi spazi privati con spinta dal

punto di vista culturale all’individualizzazione. Centri rimangono anche carenti dal punto di vista dei

servizi sociali per tendenza di spostamento anche di questi ambiti e non solo delle abitazioni.

- Contro-urbanizzazione: effetti combinato della stagnazione metropolitana e della crescita non-

metropolitana, ma criticato perché può risultare del tutto forviante: le aree urbane continuano a

crescere nel loro complesso ma la popolazione invece che aumentare nelle zone centrali cresce

nelle zone esterne, nel territorio non urbanizzato circostante o nei centri minori che fanno da

corona alla città principale

- Diffusione urbana: alcuni autori distinguono la suburbanizzazione dalla diffusione urbana che

caratterizza le città nella parte finale de 20 secolo. Processo ampio che comprende anche i processi

di suburbanizzazione ma che abbraccia un ambito territoriale più ampio e meno denso. Genera

flussi multidirezionali, tanto per motivi di lavoro, quanto per ragioni di consumo, di fruizione di

servizi, ecc.. effetti negativi anche su ambiente e uso suolo.

 In questo spazio diffuso si possono individuare alcuni spazi specifici in base vari fattori:

a. Adge cities aree di confine che racchiudono servi e luoghi di lavoro in zone caratterizzate da

alto livello di raggiungibilità

b. Distretti industriali aree a forte specializzazione produttiva in prossimità di centri medio

grandi 3

c. Gates communities forme di auto segregazione della classe medio alta rispetto ad esterno

con dispositivi di sicurezza che racchiudono al loro interno abitazioni ma anche scuole o attività

ricreative culturali, spazi residenziali chiusi che si possono distinguere rispetto al resto dello

spazio

- Riurbanizzazione: in molte aree metropolitane a partire da anni 80 si ha riqualificazione di zone

delle città con nuova attrattività residenziale e commerciale. Avviene soprattutto in città dette

globali come i poli della finanza come New York o Milano

Cause dell’urbanizzazione

Principi che spiegano processi di agglomerazione urbana. Fanno capire perché la maggioranza della

popolazione si concentra in determinate aree piuttosto che spargersi in modo più equilibrato sul territorio.

- Principio di agglomerazione: vantaggi produttivi di vario tipo, si risparmia tempo e risorse

materiali. Guardando ad attività economiche ci sono vantaggi legati al tenere più aziende vicine tra

loro. Le città costituiscono anche un mercato interessante per la vendita dei prodotti. È il luogo

dove c’è forte presenza di manodopera. Per le famiglie maggiori opportunità di lavoro, servizi e

tempo libero. Città luogo in cui si sviluppa l’innovazione tecnologica.

- Principio di accessibilità: superamento delle barriere e difficoltà poste dallo

spazio/distanza/dispersione. Quanto maggiore è l’accessibilità tanto è più facile per un’impresa

ottenere senza costi eccessivi tutto ciò che necessita per la produzione.

- Principio d’interazione spaziale: i rapporti spaziali di qualsiasi tipo (telefonate, movimento fisico,

vendite, localizzazione acquisti ecc..) tenuti da vari soggetti, rispondono a un criterio gravitazionale

cioè l’intensità delle relazioni tra i due elementi è diversamente proporzionale alla massa di questi

elementi e inversamente proporzionale alla distanza tra di essi.

 Legge di Zips: la frequenza delle interazioni tra due centri vicini dipende dalla grandezza

demografica dei centri dalla loro distanza.

- Principio di gerarchia: risponde alla domanda perché esistono centri di diversa dimensione?

 Christaller elabora la teoria delle località centrali. Individua una gerarchia di sette livelli

dimensionali di centri (da borgo a borgo grande ecc..). Si chiede perché esistano e risponde

dicendo che i centri più piccoli rispondono a funzioni elementari legate alla quotidianità e via via

che si sale di livello si trovano funzioni superiori rivolte anche ad un numero maggiore di abitanti.

- Principio di competitività: cerca di rispondere alla domanda attraverso quale dinamica e perché

alcune città si sviluppano più rapidamente alcune più lentamente e altre si bloccano a un certo

livello? Fa distinzione tra funzioni di base e non di base. Il rapporto che si viene a realizzare tra

questi due insiemi il reddito e l’occupazione prodotte determina il maggiore o inferiore grado di

sviluppo della città.

Modello del ciclo di vita urbana

Spiega le fasi di sviluppo di un centro urbano. Elaborato negli anni 70 negli USA legato al ciclo di vita dei

prodotti industriali. Anche le realtà urbane sembrano seguire un modello caratterizzato da periodi diversi di

crescita, assestamento e declino:

1. Primo stadio fase di industrializzazione legata all’utilizzo di grande quantità di materie prime,

forza lavoro, energia, ecc.. quest’insieme di elementi richiede una forte concentrazione urbana, una

fase dove le economie di agglomerazione hanno un forte vantaggio competitivo. Due fasi: 4

concentrazione assoluta nelle aree e successiva crescita della popolazione nelle periferie (è quello

che è successo con la prima industrializzazione in EU)

2. Secondo stadio corrisponde a fase industriale diversa basata sull’innovazione organizzativa

come il taylorismo. Comporta una maggiore disponibilità di spazi per la produzione e i vantaggi

dell’agglomerazione si riducono rispetto ai costi di produzione. Si ha così maggiore dispersione

nello spazio 

3. Terzo stadio corrisponde alla terza rivoluzione industriale, innovazione, differenziazione dei

prodotti. Processi produttivi sempre più spezzettai con esternalizzazione della produzione in altri

paesi. Cambiamenti dal punto di vista spaziale portano alla de-urbanizzazione e allontanamento dai

centri urbani sia di attività che di abitazione.

La scuola ecologica di Chicago

Riflessione sociologia si affida profondamente alla scuola di Chicago. È considerato il paradigma della

sociologia in generale oltre che di quella urbana. Inizialmente non era intenzione quella di dar vita a un

ramo della sociologia e nemmeno alla sociologia in sé. Si voleva dar vita all’ecologia urbana come disciplina

a sé stante dalla sociologia. L’ecologia urbana voleva essere disciplina di adattamento delle società

all’ambiente. Si sviluppa negli anni 20 a Chicago perché questa città era piccola cittadini di provincia che

vedeva crescita vertiginosa della propria popolazione diventando una metropoli.

Forte crescita urbana era legata soprattutto ad accessibilità e quindi posizione geografica favorevole, si

trova anche al centro di un alto grado di immigrazione internazionale oltre che interna. Industria e

commercio sono in oltre molto diffuse. Vi è poi un’università molto finanziata e vi è una serie di studiosi

interessati a questioni territoriali. Studiosi non volevano solo descrivere questi temi ma volevano capire

perché si verificano e quali sono le forze che vi stanno dietro.

Sociologi sono colpiti dal fatto che anche se processo di urbanizzazione sia massiccio avviene in modo

abbastanza tranquillo senza disgregazioni sociali e lotte. C’è situazione pacifica e queste caratteristiche non

sono frutto di una regolamentazione dell’alto ma è processo spontaneo e pacifico anche se caotico.

Flussi di popolazione non si distribuiscono in modo omogeneo. Nuovi individui si distribuiscono in modo

differenziato nello spazio, ogni individuo o funzione produttiva e sociale occupa precisa area della città che

favorisce quell’attività 

Processo definito mosaico urbano spezzettato ma armonico, tenuto insieme da un legame. Da questa

idea si sviluppa il concetto di area natura area omogenea dal punto di vista culturale e funzionale, non

pianificata e derivanti da processi selettivi tra i gruppi umani. Naturale legata all’ecologia umana cioè

popolazione si unisce creando un tutt’uno armonico, indica:

1. Generalizzabile, distribuzione per aree si presenterebbe ovunque ci siano aggregati umani

2. Processi che non si possono controllare e modificare secondo un’idea calata dall’alto non

pianificato, critica verso chi diceva che era possibile pianificare l’urbanizzazione, sono invece

considerai processi naturali e non controllabili

Obiettivo attori non era incanalare processi ma capire come avvengono e quali sono le forze che li

spingono. Per fare questo si basano sul lavoro etnografico cioè sull’osservazione. Attraverso questi studi

individuano 70 aree naturali a Chicago.

Per capire cos’è area naturale occorre capire cosa le produce. Autori si rifacevano all’ecologia applicandola

alla società umana. Ecologia studia esseri viventi in relazione al loro ambiente mettendo in luce come le

specie viventi entrano in competizione tra loro per prendere risorse (cibo, acqua, spazio, ecc..). Nella lotta

possono subentrare altri fattori climatiche o ambientali che portano ad altri cicli di competizione. 5

Ecologia ha messo in luce che dinamiche si basano sulla distribuzione spaziale che è influenzata da questi

processi di competizione ed equilibrio.

Troviamo tre processi che vengono messi in luce da ecologia e di cui ecologia urbana si appropria:

1. Processo di invasione una specie occupa uno spazio che prima era vuoto o occupato da altra

specie 

2. Processo di successione assetto sostituito da una specie di versa

3. Processo di dominanza controllo di una specie sul territorio e su espansione delle altre specie

Spiegano relazioni tra specie nell’ambiente. Riguarda soprattutto gli animali ma vengono applicati anche

ad individui che si trovano in condizione di competizione legata a vicinanza ad insediamento che può

portare a fase di equilibrio in cui una funzione domina sulle altre ma vi possono esser cambiamenti che

innescano nuovamente la competizione come cambiamenti economici (es: de industrializzazione).

Creazione di aree naturali non si basa solo su attività ma anche su fattori simbolici, quindi culturali ed

identitari (appartenenza etnica e religiosa) es: little Italy, nuovi arrivati preferiscono insediarsi in luogo

dove ci sono persone della stessa provenienza con nascita di area omogenea.

Autori ritenevano però che anche queste aree omogenee fossero soggette a processo dinamico che poi si

sarebbero anche assimilate spazialmente. Questa impostazione assimilazionista viene poi però messa in

crisi.

 Assimilazione: col passare del tempo ciò che è diverso diventa come il resto dello spazio

circostante. Secondo questi autori può esserci periodo di dominanza ma è sempre equilibrio

precario con successiva assimilazione di quel gruppo e successiva nuova dominazione e via dicendo.

Burgess: modello di espansione a cerchi concentrici

Spiega la crescita urbana con uno schema a cerchi concentrici da quello centrale fino alle periferie.

Si parte da un’area centrale dove all’origine si collocano tutte le funzioni; intorno a questa, con

l’industrializzazione si viene a costituire una fascia di fabbriche e di attività produttive, attorno alla quale si

posiziona una fascia di abitazioni di operai. Il centro originario nel frattempo si specializza e diviene sede

di attività commerciali, finanziarie e direzionali.

Man mano che la città si espande, e che la popolazione si diversifica, all’esterno trovano spazio le

abitazioni dei benestanti. Esternamente a quest’ultimo cerchio c’è un’altra zona, meno costosa abitata dai

lavoratori pendolari. La zona delle fabbriche entra successivamente in una fase di transizione; per cui

rimane una fascia semi-centrale di edifici che non servono più, dove quindi s’insediano nuovi abitanti

immigrati o poveri.

 Articolazione del territorio sulla base di somiglianze e differenze oltre che di principi di attrazione e

repulsione e sulla base di sviluppo economico secondo fasi che vedono industria spostarsi dal

centro verso la periferia in base alle fasi di industrializzazione

La città e i processi insediativi

Gentrification

Rientra nei classici temi della scuola ecologica

Termine introdotto dalla sociologa inglese Ruth Glass (1964) per designare i processi di invasione di

quartieri londinesi della classe operaia da parte di ceti della media borghesia e il cambiamento nella

struttura sociale della inner London. 6

 Trasformazione radicale di una parte di un’area, trasformazione spontanea che si riproduce nel

tempo naturalmente. Il protagonista è la classe media cioè un’invasione di questa classe sociale.

Fa riferimento all’emergere di una nuova urban gentry, una piccola nobiltà urbana, in parallelo alla rural

gentry del 18/19 secolo, che comprendeva lo strato sociale sotto l’aristocrazia terriera, ma sopra i

contadini.

 Gentrification ha connotazione prettamente negativa

Secondo Glass la gentrification era processo complesso e multidimensionale che includeva:

a. Processo di rinnovamento fisico dello stock immobiliare (urban renewal) processo fisico di

ristrutturazione 

b. Cambiamenti nell’assetto fondiario (housing tenure changes) dalla predominanza di case in

affitto alla proprietà

c. Innalzamento del prezzo delle case 

d. Sostituzione o espulsione della popolazione working class da parte di una nuova middle class

Anche secondo Savage e Warde (1993) perché in una città abbia luogo la gentrification occorrono quattro

processi:

a. Riorganizzazione della morfologia sociale della città con sostituzione di un gruppo sociale con un

altro a status più elevato

b. Raggruppamento spaziale di soggetti con stili di vita condivisi

c. Trasformazione dell’ambiente fisico con nuovi servizi e una riqualificazione residenziale con

specifico segno architettonico

d. Mutamento dell’assetto fondiario con innalzamento dei valori e della quota di abitazioni in

proprietà

Mela (2006) sottolinea che Il processo di gentrification si connette con interventi di rinnovo urbano,

verificatesi a partire dagli anni ‘80 in molte città europee e americane, ad opera di privati o anche di

politiche pubbliche, volti a contrastare (almeno formalmente) il declino di parti centrali delle città. Spesso

si parla di regeneration.

Cause della gentrification

- Cambiamento nella struttura produttiva delle central cities (aree centrali delle principali metropoli)

da un’ industria manifatturiera ad una economia di servizi e il cambiamento concomitante della

struttura occupazionale, da una dominata dalla manual working class ad una caratterizzata

dall’emergere di una nuova classe media (white collars professionals, managers, tecnical workers)

impiegata nei servizi , finanza e industria culturale.

- Cambiamento nella struttura occupazionale delle central cities accompagnato da cambiamento

nelle preferenze e orientamenti culturali di una parte del nuovo ceto medio che li predispone a

vivere nel centro città piuttosto che a spostarsi quotidianamente dai sobborghi (Ley, Butler,

Hamnett). Importanza anche dei cambiamenti di genere nella struttura familiare non più fondata

sul padre lavoratore ma anche donne quindi più difficile abitare nei sobborghi.

 Prime due collegate tra loro 

- La tesi della rent gap di Smith tesi di stampo marxista che sostiene che alla base della

gentrification ci sia un gap tra valore delle proprietà immobiliari decrescente e il valore

commerciale elevato del terreno nei centri urbani. Tale gap è stato sfruttato dai c.d. developers

(agenzie immobiliari, costruttori, industria immobiliare) che hanno rinnovato per profitto proprietà

7

immobiliari svalutate dai processi di sub urbanizzazione e abbandono sfruttano questo gap per

produrre plusvalore 

Gentrification viene ridefinita come ‘ back to the city movement by capital, not people’ idea che

il protagonista di questa trasformazione sia in realtà il capitale più che la popolazione

Criticata perché troppo concentrata sull’offerta e non considera la domanda poco peso al fatto

che proprietà immobiliare si è deteriorata perché non c’era domanda della classe popolare perché

industria si era spostata per processo di suburbanizzazione

- Hamnett e altri sottolineano la necessità di integrare spiegazioni incentrate sulla domanda e

sull’offerta.

 Gentrification ri-definita come: manifestazione sociale e spaziale del passaggio da una società

industriale ad una post-industriale basata sui servizi, sulla finanza e sulla cultura, con i

cambiamenti associati nella natura e luogo del lavoro, nella struttura occupazionale e di reddito,

nello stile di vita e nella struttura del mercato casa.

Fasi della gentrification

Riferimento: studio di Clay (1979, Neighborhood Renewal) su varie città Usa: individua un andamento

generale centrato su 4 fasi (Stage Model of Gentrification):

1) Nella prima fase a trasferirsi nei quartieri degradati sono i gentrification pioneer: si tratta di artisti,

professionisti che ricercano uno stile di vita anticonformista. Usano i propri risparmi per comprare

case o appartamenti in stato di degrado ed utilizzano il proprio tempo e le proprie competenze

specifiche per ristrutturarli; le banche difficilmente concedono mutui in tali aree.

2) Nella seconda fase il quartiere comincia ad essere meno degradato cominciano ad arrivare

professionisti meno anticonformisti, che comprano casa per ristrutturarla e abitarvi. Arrivano

anche i primi piccoli speculatori, che cominciano a comprare case ed edifici disabitati o di proprietà

comunale, per ristrutturarli e poi venderli o affittarli. Anche le banche si accorgono del mutamento

e i finanziamenti per i mutui diventano accessibili.

3) Nella terza fase i prezzi cominciano a crescere notevolmente. Le banche agevolano i mutui; i nuovi

arrivati, che comprano casa in questi quartieri, considerano tale scelta anche come un

investimento. Queste persone sono differenti dai pionieri: spesso si organizzano in gruppi

autonomi e contrastano la presenza dei servizi sociali e delle case popolari o caldeggiano azioni per

contrastare la criminalità. Questo fatto, insieme ai prezzi in costante ascesa, comporta un aumento

del conflitto con gli abitanti storici, che in buona parte sono costretti ad andarsene. A questo

punto cominciano a circolare risorse pubbliche al fine di incrementare la riqualificazione.

4) Nella quarta fase a trasferirsi sono più che altro manager e uomini d'affari attratti, più che dal

quartiere in sé, dall'acquisto di casa come solido investimento. Gli ultimi arrivati sono più vecchi,

ricchi e conservatori di coloro che si sono trasferiti in precedenza ed hanno ormai poco a che fare

con gli artisti e i professionisti, in cerca di uno stile di vita bohémien.

Anche la trama commerciale e dei servizi è ormai mutata, riflettendo le esigenze professionali e di

consumo dei nuovi abitanti della classe media. Questo spinge parte degli abitanti storici che

possedevano la casa (e quindi potrebbero, volendo, restare) ad andarsene.

Conseguenze sociali della gentrification

Conseguenze sociali negative DISPLACEMENT (espulsione forzata della popolazione working class che

prima occupava gli spazi urbani) o REPLACEMENT (sostituzione graduale).

I più concordano che la gentrification spesso non si compie in modo indolore. Il (re)-ingresso di popolazione

ricca in aree occupate da soggetti di ceto medio-basso implica un aumento generalizzato dei costi

dell’abitazione che diventa insostenibile per la popolazione preesistente che sarà indotta ad andarsene. 8

Quando è lasciata ai privati spesso il risultato è la creazione di loft di lusso e solo di un numero molto

limitato di affordable housing (alloggi a prezzi medio-bassi).

I processi di gentrification spesso incontrano resistenza da parte dei residenti e si determina un conflitto

sociale con l’intervento di movimenti organizzati.

Inoltre, spesso aggravano i processi di segregazione o ne modificano la forma: è stato notato l’emergere di

forme di segregazione ad isole.

Effetti positivi della gentrification 

A partire da anni ’80 alcuni studiosi sostengono che ci sarebbero anche effetti positivi emancipatory city

tesi 

Gentrification come pratica di emancipazione sociale un processo che ‘mescola’ le persone nei centri

delle città, creando opportunità di interazione sociale, all'interno di contesti permeati da diversità sociale,

etnica e culturale ricadute positive sull’emancipazione delle donne

Potrebbe portare un miglioramento nella condizione economica dei poveri, aumentando le opportunità di

impiego, che non richiedono alti gradi di istruzione; l'aumento della classe media in aree degradate

aumenterebbe anche la richiesta di servizi di qualità, ridurrebbe l'isolamento sociale dei poveri, il crimine e

aumenterebbe le loro possibilità di istruzione.

La gentrification recentemente è anche stata vista come strumento di policy per combattere povertà e

segregazione attraverso la promozione del SOCIAL MIX

Ma sconfermato da vari studi:

- Davidson mette in rilievo come questo genere di politiche non avevano creato una società

multiculturale, né tantomeno avevano incentivato trasferimenti di capitale sociale dai ricchi ai

poveri

- Blomey e Kleinhans sottolineano come i contatti tra le due diverse popolazioni rimangono

superficiali nel migliore dei casi, nel peggiore c’è conflitto sociale.

- Lees sostiene che la retorica della gentrification come mezzo per combattere la segregazione sia

è

uno strumento discorsivo per legittimare una pratica dalle pesanti conseguenze sociali una

legittimazione di pratiche che dal punto di vista sociale hanno conseguenze troppo pesanti

 Capitale sociale sta nelle relazioni applicato a molti ambiti come studi relazioni etniche e comunità

locali, nasce nello studio della mobilità sociale per capire perché certe minoranze trovavano lavoro

più facilmente di altri

Oltre la definizione di Glass

Negli ultimi anni il termine gentrification è stato utilizzato per etichettare una varietà di trasformazioni

molto più ampia rispetto alla definizione classica di Glass (processo spontaneo attivato da privati)

Ciò è evidente nel ruolo attribuito ai seguenti fattori:

- Ruolo intervento pubblico soprattutto da anni ’80 si evidenzia come tali processi non siano

generati solo dai singoli e dal mercato, interventi sempre più frequenti e gentrification legata anche

a processi metti in atto da istituzioni

- Ruolo della classe media diversificazione degli iniziatori e teoria della gentrificazione a stadi,

prima era classe media ma ora a seconda dello stadio vi possono essere diversi attori (artisti o

professionisti o ricchi settore finanziario) 

- Città medie dimensioni e quartieri periferici diversificazione dei contesti territoriali, non solo le

central cities delle città globali ma anche zone esterne e periferiche e città di medie dimensioni

Motivi della gentrificazione città medie dimensioni

• 

Processi economici ‘effetto cascata’: saturazione delle possibilità di investimento nelle zone

degradate nei centri maggiori, i capitali si spostano verso aree in cui l'ampiezza del rent gap non è 9

paragonabile a quelle delle grandi metropoli siccome centri delle città globali c’è saturazione di

investimenti e quindi capitali si spostano in altre aree in cui però resa non è uguale a zone centrali

• 

Processi culturali influenza che le metropoli esercitano sulle realtà di dimensioni inferiore,

trasmettendo stili di vita e valori gentrification vista come nuovo stile di vita che si trasmette da

centri maggiori a centri minori (es: zone lungo fiumi o mari legati ad industria navale)

• 

Meccanismi di riproduzione seriale se meccanismo funziona in città grande viene imitata da

quella più piccola

• 

Autonomia dei processi di gentrificazione dei centri minori il caso di Portland: avvio di processi

autonomi di gentrificazione negli anni 60 mette in luce come tale processo può avvenire nei centri

minori perché particolarmente autonomi

Hamnett : Gentrification and the Middle-class Remaking of Inner London, 1961–2001

Studia i processi di gentrificazione a Londra in relazione alle trasformazioni della base economica della

città studio fortemente quantitativo perché guarda ai dati che poi incrocia con quelli qualitativi

A partire da anni ’80 radicale trasformazione da città industriale a città post-industriale dominata dai servizi

finanziari, commerciali e industria culturale.

Studi evidenziano:

- Forte trasformazione della struttura occupazionale

- Crescita nel numero e proporzione dei lavoratori professionisti e manager e declino dei lavori

manuali skilled and unskilled.

Ciò si è poi riflesso in

- Cambiamenti radicali nella struttura dei redditi individuali e familiari.

- Il gap tra i gruppi con reddito più elevato e gli altri è cresciuto, producendo un aumento della

diseguaglianza economica. Tale gap è cresciuto molto più rapidamente nella GL rispetto che nel SE

e in UK in generale riflettendo il ruolo di Londra come global city e il cambiamento nella struttura

produttiva e occupazionale non sono nella GL i ricchi sono divenuti più ricchi, ma ne è

aumentato anche il numero

Questi cambiamenti insieme hanno significativamente trasformato la struttura della domanda nel

mercato abitazioni. Ciò a sua volta ha determinato variazioni significative nel prezzo degli immobili

 Conseguenza: aumenti significativi soprattutto nelle aree centrali perché la nuova middle class

vuole comprare soprattutto nei quartieri centrali vicino al lavoro e dove si trovano le attrazioni

culturali e servizi, e minimizzare i tempi di spostamento Sul lato dell’offerta, i proprietari che per

anni non erano riusciti a vendere, sono pronti a trarre vantaggio dei prezzi più alti.

 Risultato: trasformazione di inner london in termini sociali e di tenore: da working class a middle

class e da affitti a proprietà.

Si ipotizza il ritorno ad una struttura urbana socio-spaziale pre-industrializzazione, con il ritorno della

middle class nel core. 

Impatto della gentrificazione sulla segregazione residenziale apparente maggiore mescolanza gruppi

sociali, non c’è più una piccola area residenziale middle class circondata da una fascia di abitazioni operaie.

Segregazione ad isole in realtà a livello locale la segregazione è aumentata tra ricchi proprietari in una

via e i disoccupati, i poveri e le minoranze etniche ora concentrati nelle case dell’edilizia sociale poche vie

più in là 

Processo molto complesso Hamnett evidenzia che bisogna anche considerare che la lenta riduzione

della popolazione working class in molte aree centrali è in parte risultato della riduzione di lungo corso

della popolazione working class di Londra, per combinazione di pensionamento, emigrazione legata ad

opportunità lavoro o mobilità ascendente e sua sostituzione da una nuova e più ampia middle class. 10

A questo si deve aggiungere anche il fatto che alcuni proprietari del proletariato possono avere preso

l’opportunità dei prezzi crescenti per vendere e spostarsi nei sobborghi.

Super-gentrification Less: The case of Brooklyn Heights 

Trasformazione aree già gentrificate in passato ad opera di nuovi super ricchi a partire da 95 processo

di gentrificazione tradizionale non è un punto d’arrivo ma continua ad ondate

I nuovi gentrificatori hanno maggiore disponibilità economica con residenza che assume carattere

temporaneo con frequenti cambi di residenti che incidono sul senso di comunità

Segregazione urbana e immigrazione

Gentrificazione si concentra su ceti benestanti che si spostano in zone specifiche urbane, ma non sono gli

unici ceti sociali che agiscono nei centri urbani e che modificano le relazioni sociali pre-esistenti presente

anche arrivo popolazione più povera ed immigrati 

Flussi migratori si concentrano nei centri urbani di grandi dimensioni in Italia nei comuni capoluogo di

provincia vi è una media di popolazione straniera pari al 9,4% rispetto ad una media nazionale di 7,5%, con

picchi nelle grandi/medie città superiori al 10%. 

Zone più occupate sono quelle più degradate come le stazioni (i non luoghi) spazi di transito

Successivamente si ha una stabilizzazione ed etnicizzazione delle aree con passaggio a luoghi più

abbandonati nelle zone centrali

Fenomeni hanno caratteristiche diverse a seconda dei fattori considerati:

- Etnici legati ad usanze

- Socio economica fondata su differenze di reddito

La segregazione etnica e di classe fenomeno antichissimo documenti sull’organizzazione delle prime

città babilonesi testimoniano la divisione in distretti aventi prestigi diversi e abitati da gruppi diversi

Il concetto di segregazione è stato inizialmente concepito come strumento neutro per analizzare la

differenzi spaziali nelle città guardando alle classi sociali, il ciclo di vita e l’etnia utilizzato nella sociologia

e inizialmente visto come concetto neutro per analizzare fenomeno per Scuola di Chicago era fenomeno

naturale con società simile a quella della natura legata da leggi naturali segregazione è quindi momento

di competizione tra gruppi per guadagnarsi lo spazio nelle relazioni tra gruppi etnici c’è un ciclo per cui ci

sono fasi:

1. Conflitto

2. Adattamento

3. Assimilazione

 All’interno del race relations cycle il ghetto coincide con la fase di adattamento e l’uscita da esso è

l’assimilazione e la dispersione

Ghetto è segregazione massima che corrisponde a fase adattamento con tentativo di nuovi gruppi

arrivati di adattarsi a spazio esistente

Musterd definisce la segregazione come:

Separazione spaziale di categorie diverse: i poveri dagli affluenti, i giovani dagli anziani, le famiglie dalle

persone sole, i gruppi etnici dalle maggioranza. Una disomogenea distribuzione spaziale della popolazione

coinvolta in queste categorie con la sovra-rappresentazione in alcuni luoghi e l’assenza in altri.

 Concetto di tipo geografico e spaziale che coinvolge le relazioni sociali, mette in luce molteplici

dimensioni:

 Fattore socio economico più importante in passato e nel presente invece in EU è diventato

secondario con prevalenza fattore etnico-spaziale 11

 Oltre che distribuzione differenziata, la segregazione presuppone anche creazione di un

confine (reale, fisico come un muro oppure non reale ma esiste perché simbolico)

Segregazione è anche una forma di distanza sociale oltre che diversa distribuzione nello spazio espressa

in una condizione fisica e regola relazioni tra gruppi

Rilevanza del tema della segregazione

A livello del discorso pubblico paura del ghetto fondata sull’idea di una successione di eventi

“indesiderati” che potrebbero accadere l’aumento della segregazione spaziale comporta l’aumento della

separazione di differenti classi sociali e popolazioni etniche, e ciò svilupperà le condizioni per la formazione

dei ghetti da cui ne conseguirà la disintegrazione della società urbana

Commissione europea, in relazione allo sviluppo urbano sostenibile, sottolinea come “una speciale sfida è

quella di prevenire la segregazione spaziale e le concentrazioni di esclusione nelle città”

A livello di discorso sociologico: potenzialità negativa della segregazione territoriale:

Neighbourhood effect (effetto quartiere) diminuzione delle chance di sfuggire dal circuito della povertà,

dell’esclusione e dell’isolamento collegabili a un deficit nella disponibilità di risorse locali, di opportunità

lavorative e di capitale sociale di un’area

Address effect (effetto indirizzo) processo di stigmatizzazione per cui vivere in determinati luoghi può

significare per un parte dei residenti soffrire di un’intangibile ma pervasiva forma di discriminazione

Misurare la segregazione 

Indicatore più utilizzato è l’indice di dissimilarità residenziale la formula è: n

  

ID 1 / 2 [ x z ] 100

i i

i 1

Dove x rappresenta la percentuale del gruppo etnico x nell’area i-esima; z la percentuale del gruppo etnico

z nell’area i-esima; n il numero di aree considerate.

Es: sommatoria differenze di bianchi e neri in ciascun’area

Tale indice ci mostra il grado di dissimilarità tra la distribuzione residenziale dei gruppi presenti in una

data città e quella di ciascuno degli altri gruppi e rappresenta la percentuale di membri di un gruppo di

popolazione che deve spostarsi in una diversa area residenziale al fine di ottenere un’eguale

distribuzione della popolazione di tale gruppo nei sotto insiemi che costituiscono l’unità geografica in

esame.

 L’indice di dissimilarità varia tra 0 e 100, dove 0 rappresenta la perfetta distribuzione (il gruppo è un

gruppo è equidistribuito nelle diverse parti della città) e 100 la massima segregazione dei gruppi di

popolazione considerati (il gruppo è residenzialmente isolato ).

Un valore di 60 o più è molto alto: significa che il 60% o più dei membri di un gruppo dovrebbero

spostarsi in un diverso census tract per avere un’equa distribuzione.

 calcolo

Gli indici sono calcolati anche riguardo a gruppi socio-professionali degli indici nel

medesimo contesto in diversi momenti è utile per stabilire in che misura si modifica nel tempo la

differenziazione della distribuzione residenziale

Indici alternativi 

Spesso usato nel contesto italiano il differenziale di localizzazione: DLi=(Xi–Yi)*Di*100

Per ogni sezione di censimento, questo differenziale è uguale al prodotto tra la densità della popolazione in

quella sezione e la differenza tra la proporzione di cittadini di un determinato gruppo nazionale residenti in

quella sezione e la proporzione dei residenti di tutti gli altri gruppi nazionali (compresi gli italiani) in quella

stessa sezione.

Se il differenziale è positivo significa che in quella sezione la concentrazione di cittadini di quella

cittadinanza è più elevata rispetto alla concentrazione del resto della popolazione, mentre se il 12

differenziale è di segno negativo la concentrazione di quella cittadinanza è minore rispetto alla

concentrazione di tutto il resto della popolazione

Massey e Denton (1988) ritengono che la complessità e la multidimensionalità del concetto di segregazione

richiedano l’uso di più indici insieme ciascuno corrispondente ad un diverso aspetto della variazione

spaziale.

5 dimensioni della segregazione residenziale: evenness, exposure, concentration, centralization, e

clustering. 

1. Evenness omogeneità dove membri di una minoranza etnica possono essere distribuiti in modo

da essere sovra-rappresentati in alcune aree e sotto-rappresentati in altre.

2. Exposure si riferisce al grado di possibili contatti tra gruppi diversi.

3. Concentration I membri di un gruppo possono essere spazialmente concentrati in un’area molto

ridotta, occupando uno spazio fisico minore rispetto ai membri del gruppo di maggioranza.

4. Centralization I membri di un gruppo possono essere spazialmente centralizzati, raccolti intorno

al centro città.

5. Clustering le aree di insediamento di minoranze etniche possono essere fortemente aggregate

in modo da formare una larga enclave, o essere ampiamente sparpagliate nella città.

Gli schemi interpretativi della segregazione etnica

Scuola ecologica di Chicago Segregazione come passaggio transitorio verso l’assimilazione

Per i sociologi della scuola di Chicago la segregazione è un fenomeno naturale che coinvolge un gruppo

di nuova immigrazione e comporta la concentrazione spaziale in una zona della città.

Approccio assimilazionista l’assimilazione residenziale (= dispersione) segue necessariamente alla

mobilità socio-economica e all’acculturazione.

Park all’interno del race relations cycle, la concentrazione spaziale coincide con la fase di adattamento

(accommodation). La fase successiva (inevitabile e auspicabile) è l’assimilazione culturale ed economica nel

melting pot e la dispersione spaziale.

Modello a cerchi concentrici di Burgess alla fase dell’insediamento dei gruppi immigrati in concentrazioni

temporanee nella “zone of transition” delle aree centrali degradate segue la fase di dispersione residenziale

in zone più vantaggiose nella periferia.

Wirth analizza la formazione del ghetto ebraico di Chicago. Inizialmente gli ebrei si erano concentrati

nella parte occidentale di Chicago (West Side). Il ghetto era circondato dal muro, si parlava l’yiddish e si

caratterizzava per la presenza di molte sinagoghe. 

Anche per lui la segregazione è una forma di adattamento ghetto è un’ ‘area naturale’.

Nota che non tutti gli ebrei vivevano nel ghetto. Quelli che erano più integrati da punto di vista culturale ed

economico tendevano ad allontanarsi dal ghetto.

L’uscita dal ghetto coincide anche per lui con l’assimilazione culturale, e l’ascesa sociale.

Massey propone un modello di spiegazione della segregazione etnica basato sull’interazione di due

opposte forze spaziali:

1. Forze di concentrazione

2. Forze di dispersione.

Alla base idea che un’economia urbana differenziata distribuisce risorse e opportunità in modo ineguale

nello spazio, incoraggiando gli immigrati a spostarsi al fine di migliorare la loro posizione sociale.

Due fattori favoriscono la concentrazione spaziale:

1. Industrializzazione

2. Creazione di istituzioni etniche

 A ciò si contrappongono le forze dell’acculturation e della mobilità socio-economica. 13

A contrastare questi processi che spingono verso la segregazione dei gruppi etnici c’è sempre un processo

due

di dispersione forze principali che lo guidano sono:

1. Acculturation

2. Mobilità socio-economica.

 Acculturation implica secondo l’autore un nuovo atteggiamento achievment-oriented che favorisce

la mobilità socio-economica e riduce la distanza sociale

Nell’approccio della scuola ecologica dunque i processi di segregazione etnica non sono percepiti come un

fenomeno patologico su cui intervenire, ma piuttosto come una fase temporanea di riorganizzazione

prima che l’ordine sociale venga ristabilito tempo è il principale meccanismo che determina il passaggio

intergenerazionale dal ghetto all’enclave e infine al sobborgo

Il modello dello status etnico 

Si sviluppa a partire dagli anni ‘60/’70 constatazione che per molti gruppi la segregazione non sembra

ridursi col passare del tempo e con l’integrazione socio-economica

La dispersione residenziale non rappresenta e non deve necessariamente rappresentare l’esito predefinito

di un percorso di integrazione:

- Da una parte la concentrazione spaziale e il mantenimento dell’identità etnica può favorire

l’integrazione socio-economica. 

- Dall’altra i fattori etnici sono indipendenti da quelli economici gruppo etnicamente omogeneo

mantiene la sua compattezza anche quando il reddito medio aumenta.

Espressione nello spazio: l’enclave etnica definita da Marcuse: Etnicità come risorsa e scelta strategica

per guadagnare potere e risorse, materiali e immateriali.

Esempio: studi di Portes sulla comunità cubana di Miami. L’enclave etnica si configura quale modalità

particolare di incorporazione degli immigrati nella società nordamericana. Le economie etniche di enclave

si rivelano una fonte di prima occupazione per i nuovi arrivati, una fonte di lavoro a basso prezzo per gli

imprenditori etnici e un mercato per i prodotti etnici.

Segregazione come risultato di una gestione discriminatoria degli spazi urbani residenziali

Non sempre la segregazione può essere spiegata come risultato di impersonali meccanismi ecologici, né

di una scelta strategica razionale. Gli approcci precedenti sono stati criticati per la loro difficoltà a

riconoscere la dimensione politica della segregazione etnica come problema urbano.

Molti autori hanno sottolineato come la segregazione residenziale negli Stati Uniti sia in modo rilevante il

risultato di pratiche discriminatorie passate e presenti in cui il settore abitativo privato così come il

governo federale e le amministrazioni locali hanno attivamente partecipato caso degli afro-americani

Ma numerosi studi mettono in luce come negli anni più recenti fenomeni di discriminazione residenziali

riguardino sempre più anche le nuove minoranze immigrate (es: ispanici)

Nel contesto europeo il ruolo di tali fattori è dibattuto:

Alcuni autori come Musterd e De Winter ritengono che le spiegazioni dei processi di segregazione etnica in

relazione alle minoranze immigrate nel contesto europeo abbiano invece a che fare meno con forme di

discriminazione e più con fattori socioeconomici.

Altri sostengono che anche in Europa pratiche urbanistiche come la zonizzazione di espulsione legata ai

programmi di rinnovo urbano, la localizzazione delle residenze di proprietà pubblica e i criteri di

assegnazione degli alloggi possono produrre, se mal gestiti, rilevanti effetti segregativi.

Ricerche recenti mostrano come anche in l’Italia la discriminazione nel settore abitativo sta oggi assumendo

una dimensione rilevante. 14

Come affrontare la segregazione

La gestione discriminatoria degli spazi urbani residenziali si è attuata attraverso varie modalità:

- La politica delle abitazioni

- La zonizzazione di espulsione

- La localizzazione dei servizi

1)La politica delle abitazioni

IL SETTORE PRIVATO

La localizzazione differenziata delle opportunità residenziali attraverso politiche e pratiche adottate nel

settore delle abitazioni, in quello pubblico come in quello privato, ha avuto effetti importanti nel creare e

consolidare aree di omogeneità etnica nelle città degli Stati Uniti.

Lo sviluppo dell’industria immobiliare nell’America dell’inizio secolo è intimamente legata all’emergere di

nuovi significati dell’omogeneità etnica e dell’identità del proprietario.

A partire dagli inizi del XX secolo agenzie immobiliari, compagnie di assicurazione e associazioni di

proprietari si sono mobilitati attorno all’idea di “racial exclusivity” dei loro quartieri e, successivamente,

attorno all’idea di “quality of neighborhoods”

Attività di blockbusting e di redlining promovendo l’omogeneità etnica/razziale del quartiere hanno

legittimato l’idea che quartieri diversificati dal punto di vista etnico sono inferiori e di minor valore:

• Blockbusting = Attività praticata dalle agenzie immobiliari per spingere i proprietari a vendere al

ribasso avvantaggiandosi, e spesso provocando, paure etniche.

• Redlining = Attività messa in atto da banche e compagnie di assicurazione per impedire prestiti e

assicurazioni in aree soggette a pressioni e trasformazioni della composizione etnica perché

percepite come troppo rischiose (aree segnate con una linea rossa).

IL SETTORE PUBBLICO

Fino alla fine degli anni ’50, l’idea che l’omogeneità razziale è essenziale per la qualità di un’area ha

caratterizzato esplicitamente anche le azioni del governo federale. Solo con l’entrata in vigore dei decreti

che proibivano la discriminazione razziale gli obbiettivi ufficialmente perseguiti sono stati quelli della

desegregazione.

Tuttavia, la maggior parte dell’edilizia pubblica negli USA è situata nelle grandi città, che a partire dalla fine

della seconda guerra mondiale hanno perso vaste proporzioni di popolazione bianca a vantaggio dei

sobborghi. Nel momento in cui la popolazione delle città risultava sempre più composta di minoranze

etniche/razziali, anche la domanda di edilizia pubblica diventava in modo sproporzionato non bianca.

 Nelle città europee la percentuale di stranieri negli alloggi di proprietà pubblica è in genere molto

minore rispetto agli Stati Uniti, ma rappresenta una quota molto elevata nel complesso della

popolazione, rivelando così come la visione dominante nel contesto americano, dell’edilizia

pubblica come una proprietà residuale, si sia recentemente diffusa anche in alcuni paesi europei .

2)La zonizzazione di espulsione

Le scelte residenziali dei gruppi di popolazione possono essere limitate dalle restrizioni direttamente o

indirettamente imposte dalle norme della pianificazione urbana e zonizzazione.

La zonizzazione di espulsione modifica della destinazione di un’area urbana, destinando a usi

industriali o a verde le aree sul punto di essere occupate da una popolazione di colore è stata una delle

prime tecniche di espulsione messe a punto in molte città americane. Destinazioni d’uso del suolo e ricerca

di omogeneità sociale si intrecciano per prevenire usi indesiderati del suolo che comprendono

l’installazione di strutture produttive nocive, così come l’insediamento di gruppi etnici non graditi.

Secondo alcune ricerche in Europa la zonizzazione di espulsione si può riscontrare nella maggior parte

delle città interessate da fenomeni immigratori di una certa importanza Dapprima si constata 15

l’apparizione di quartieri fortemente caratterizzati da una presenza straniera, nei quali una certa etnia

costituisce uno spazio sociale relativamente autonomo. La mancanza di manutenzione e la condizione di

degrado edilizio sono gli elementi che favoriscono la concentrazione volontaria delle minoranze immigrate,

la cui presenza viene inizialmente ignorata o tollerata. Prima o poi però tali insediamenti finiscono con

l’essere considerati una forma di disfunzione sociale o diventano interessanti per il mercato immobiliare e

vengono eliminati intervento può assumere forme diverse, dalla demolizione e sostituzione degli edifici

ad un risanamento meno distruttivo. Risultato: allontanamento della popolazione più fragile

3)La localizzazione servizi

L’erogazione spazialmente differenziata dei servizi primari ha importanti effetti sulla distribuzione della

popolazione e può rafforzare od estendere esistenti fenomeni di segregazione.

Fra i servizi di interesse primario, quelli scolastici si sono dimostrati negli Stati Uniti uno strumento di

politica territoriale fondamentale nel creare o rafforzare processi di segregazione spaziale, così come nelle

politiche volte alla ‘desegregazione’

Il Racial Ghetto

Risultato spaziale di queste pratiche di gestione discriminatoria degli spazi urbani è il “racial ghetto”.

Marcuse rispetto all’enclave etnica si caratterizza soprattutto per la sua natura “involontaria”, la

segregazione è socialmente imposta stigma che lo caratterizza non è solo residenziale, ma è in modo

congiunto e inseparabile anche razziale.

Secondo Marcuse il ghetto coincide anche con marginalità sociale e dipendenza dai trasferimenti pubblici

(i quartieri black middle class non sono ‘ghetti’)

Waquant e Marcuse ipotizzano un cambiamento qualitativo importante nello spazio sociale del ghetto

legato al passaggio alla società post-fordista ritengono che la città americana si caratterizzi negli ultimi

anni per l’emergere di una nuova forma di ghetto (outcast ghetto) definito come ghetto degli esclusi

piuttosto che degli sfruttati e dominati.

L’outcast ghetto si distingue per una nuova relazione economicamente e spazialmente esclusiva tra un

particolare gruppo di popolazione (afro-americani e ispanici) e il resto della società. Mentre in passato i

residenti del ghetto erano segregati spazialmente ma non esclusi dal partecipare all’economia, l’outcast

ghetto invece si caratterizza per esclusione permanente dalla forza lavoro.

Elementi da considerare quando si studia la segregazione

1)Influenza delle trasformazioni economia urbana: mismatch tesi e underclass

Wilson cerca di spiegare la segregazione della minoranza afro-americana nelle inner city.

Il processo di deindustrializzazione urbana produce uno “skill mismatch” tra la domanda dell’economia

urbana di elevati standard di educazione e specializzazione e le qualifiche professionali delle minoranze

residenti nelle inner-city.

Inoltre, lo spostamento verso i sobborghi della middle class a partire dagli anni ’70 ha riflessi sulla stabilità

delle istituzioni sociali (quali chiese, scuole, attività ricreative) dei quartieri urbani.

Il risultato della convergenza di questi due processi è il formarsi di una “underclass”, sempre più isolata

socialmente, economicamente, e spazialmente. 

Wilson sottolinea che tale situazione di segregazione non ha più bisogno del razzismo per perpetuarsi

isolamento sociale e geografico dei poveri produce delle forme di adattamento caratteriale e culturale,

che si trasmettono tra generazioni, chiamate concentration effects (altri parlano di neighborhood effects).

Studi qualitativi per individuare attraverso quali meccanismi questa situazione venga riprodotta. Secondo

molti autori, queste comunità, essendo economicamente e socialmente isolate dalla società più ampia, 16

hanno sviluppato un codice sociale alternativo di comportamento in cui la violenza, per gli uomini, così

come l’elevato numero di figli, per le donne, ha un ruolo importante per ottenere il rispetto degli altri.

Numerose ricerche a carattere quantitativo si sono occupate dell’influenza del quartiere sui

comportamenti individuali. Per esempio Massey e Denton dimostrano che i residenti delle inner city

americane hanno una più alta probabilità di essere disoccupati, di aver figli durante l’adolescenza e di

costituire famiglie con un solo genitore di altri di individui con le stesse caratteristiche sociali ma che

vivono in altre aree urbane

2)Rinnovo urbano e gentrificazione

Impatto della gentrificazione e dei programmi di urban renewal che promuovono il social mix:

- Apparente maggiore mescolanza tra gruppi sociali, non c’è più un’area residenziale nettamente

delimitata middle class circondata da una fascia omogenea di abitazioni operaie.

- A livello locale la segregazione è aumentata tra ricchi proprietari in una via e i disoccupati, i

poveri e le minoranze etniche ora concentrati nelle case dell’edilizia sociale poche vie più in là

 Segregazione ad isole (es. Hamnett: Urban Studies, 2003, Gentrification and the Middle-class

Remaking of Inner London, 1961–2001)

3)Modelli di welfare

Molti autori sostengono sia fondamentale tenere presente le differenti tipologie di welfare per analizzare il

fenomeno della segregazione, in quanto diversi welfare darebbero origine a diversi modelli di

segregazione.

Spiegazione rilevante soprattutto per spiegare le differenze nei pattern di segregazione tra USA e Europa

 sebbene le città americane e europee abbiano vissuto processi simili di ristrutturazione economica,

questi sembrano aver avuto risultati diversi a livello spaziale, nello specifico sembrano tradursi in livelli

inferiori di segregazione e concentrazione della povertà in Europa. La spiegazione di questa differenza

viene individuata nelle diverse tipologie di welfare che caratterizzano i due blocchi (differenze: quantità e

localizzazione edilizia pubblica; estensione impiego pubblico; interventi a sostegno reddito).

Utilizzo della tipologia di welfare state proposta da Esping-Andersen, The Three Worlds of Welfare

Capitalism (1990).

Gli Stati Uniti come archetipo del welfare liberale, caratterizzato da un livello minimo di intervento da parte

dello stato che si traduce in livelli minimi di trasferimenti di ricchezza e supporto in settori come la casa, e

in una notevole diseguaglianza di redditi e benessere generando quindi anche forti diseguaglianze spaziali.

In Europa si può distinguere tra paesi caratterizzati da:

1. Modello corporativo maggior intervento stato ma mantenimento di differenze status e

istituzioni chiave quali la famiglia e la chiesa (es. Francia, Italia, Germania).

2. Modello istituzionale-redistributivo coincide con i paesi scandinavi si caratterizza

maggiormente per le politiche di redistribuzione delle risorse e per la promozione eguaglianza

 Entrambi sono considerati più efficaci nel proteggere l’individuo da processi economici negativi e

quindi sono ritenuti avere un più positivo effetto a livello di segregazione urbana.

4)Importanza di caratteristiche e tradizioni urbane locali

Da più parti come Van Kempen e Murie si sottolinea ormai come le tipologie di welfare nazionali non

siano sufficienti a spiegare differenze nei pattern di segregazione, sia tra USA ed Europa, che soprattutto

tra le diverse realtà urbane europee, anche alla luce della crescente ristrutturazione del welfare.

caratteristiche

Importanza di differenze locali del mercato abitativo, presenza e localizzazione di edilizia

sociale, concentrazione o diffusione della povertà, coinvolgimento dei gruppi immigrati nei processi di

suburbanizzazione, clima culturale, caratteristiche dei flussi migratori.

ESEMPIO: IL MODELLO DELLA SEGREGAZIONE DEI PAESI DEL SUD EUROPA

Quattro caratteristiche distintive del modello della segregazione della popolazione straniera in paesi SE:

1. Condizioni abitative estremamente modeste 17

2. Alti livelli di informalità nell’accesso al mercato immobiliare (es. affitto in nero, condivisione posti

letto)

3. Più bassi livelli di segregazione spaziale, associati con pattern più complessi di distribuzione

residenziale

4. Un più alto livello di sub-urbanizzazione dei gruppi non europei

Risultato combinato dei seguenti processi socio-spaziali:

- Limitato spopolamento delle aree centrali e peri-centrali nonostante i processi di terziarizzazione e

urban sprawl

- Presenza continua di famiglie di reddito medio-alto nelle aree centrali.

- Bassi livelli di mobilità residenziale.

- Effetti di lungo termine dei controlli sugli affitti, introdotti negli anni 40 e eliminati negli anni 80,

che hanno prodotto la suburbanizzazione dei gruppi con redditi bassi, fenomeno amplificato da

programmi di rinnovo urbano e gentrificazione.

Fattori che ostacolano il processo di inclusione e accesso all’abitazione degli stranieri:

• Il discorso sociale dominante, il predominare di un approccio utilitaristico (immigrati come utili

invasori) influenza le modalità di interazione tra proprietari case e chi cerca affitto.

• La segmentazione del mercato del lavoro e il suo carattere dualistico, che determina una

stratificazione del reddito lungo linee etniche ha implicazioni importanti per la capacità degli

stranieri di pagarsi gli affitti perché limitati da contratti di breve durata e irregolari.

• Il regime abitativo basato sulla proprietà, che crea il problema dell’affordability della casa per ceti

bassi e medio bassi. Inoltre da anni ‘80 aumento affitti dovuto a abolizione dei controlli statali e

diminuzione case pubbliche a seguito delle privatizzazioni. Allo stesso tempo il bisogno di affitti e

case sussidiate è aumentato a causa di trasformazioni nelle struttura delle famiglie e del mercato

lavoro. 

In conclusione pattern di bassi livelli di segregazione nelle città del Sud Europa spesso nasconde un vero

problema di marginalizzazione ed esclusione sociale associato con abitazioni di bassa qualità,

sfruttamento da parte dei proprietari, condizioni di vita precarie, sovraffollamento e accesso limitato a

servizi ed infrastrutture.

AUTO-SEGREGAZIONE e GATED COMMUNITIES

“Ghetti volontari che costituiscono il risultato dell’aspirazione a difendere la propria sicurezza procurandosi

la sola compagnia di simili, e tenendo lontani gli estranei”

Comunità residenziali ad accesso limitato, dove lo spazio pubblico è privatizzato, formate da poche decine

a qualche centinaia di abitanti.

Le gated communities limitano fisicamente l’accesso allo spazio attraverso muri, cancelli, dispositivi di

sicurezza etc., privatizzano spazi prima comuni (terreni, edifici, strade, piazze, quartieri) e si dotano spesso

anche di servizi quali scuole, centri ricreativi, piscine, negozi, uffici postali, servizi di sicurezza (es. polizia

privata) Privatizzazione dello spazio e dei servizi

Motivi:

• Offrono un maggior grado di controllo sullo spazio residenziale e sulla proprietà.

• Sono una risposta alla crescente paura e percezione del rischio riguardante cose e persone che

caratterizza i contesti urbani, legata a sua volta al forte aumento delle diseguaglianze sociali.

• Per alcuni proprietari sono anche un meccanismo per ridurre l’impatto sul valore immobiliare

della proprietà dei cambiamenti nel contesto urbano.

• Per i developers sono un modo per accrescere il valore commerciale delle proprietà immobiliari. 18

Argomenti Pro Gated Communities

- Jencks studia Los Angeles: ‘i confini forniti dalle gc sono una realistica e necessaria risposta al

pluralismo etnico’. Inoltre, le gated communities permettono di mantenere il social mix nei centri

urbani perché attraggono le classi ricche o le incentivano a rimanere.

- Castell studia the Bow Quarter Gated Community a Londra e sottolinea che queste tipologie

residenziali possono avere effetti positivi sul mercato immobiliare. Sebbene non vengano

prodotte esternalità positive come aumento dell’occupazione o aumento vendite per le attività

commerciali vicine, non ci sono nemmeno esternalità negative quali displacement o conflitti tra

residenti dalle due parti del muro. Inoltre, possono fornire entrate fiscali senza la necessità di

essere dotate di beni e servizi pubblici, quali scuole, servizi sociali/ricreativi e di sicurezza.

- Altri avanzano una giustificazione economica: le gc sono economicamente più efficienti perché

facilitano l’incontro tra domanda collettiva di beni e offerta da parte del mercato. I residenti

potrebbero in teoria scegliere e pagare per i servizi che desiderano avere e di cui effettivamente

usufruiscono. Per esempio le persone anziane o senza figli potrebbero pagare per i corsi di golf,

piuttosto che per le scuole. Negli USA ampio dibattito su tassazione pubblica degli abitanti nelle

gated communities.

Argomenti Contro le Gated Communities

Le gated communities sono davvero più sicure?

 Jacobs e Newman criticano la ‘defensible architecture’ perché distrugge il tessuto sociale

comunitario e rimuovendo gli occhi dalla strada attraverso residenze inward looking e l’uso di

barriere architettoniche riduce il controllo sociale e rende di fatto gli spazi urbani più pericolosi.

- Le gated communities al loro interno possono essere più sicure ma riducono la sicurezza

complessiva del quartiere. Un ousider può sentirsi ed essere meno sicuro nel camminare in una

strada chiusa o sbarrata da un cancello.

- Studi del dipartimento di polizia in alcune città della Florida mostrano che cancelli e mura non

hanno un effetto significativo sulla riduzione del tasso di criminalità ma pongono invece serie

problemi di sicurezza rallentando il tempo di risposta in situazioni di emergenza.

- Hanno inoltre un impatto sul diritto di movimento e di uso dello spazio urbano. Per es. possono

ostacolare o rendere più difficile la circolazione a piedi e in macchina soprattutto alla sera quando i

cancelli si chiudono

 Davies in City of Quartz, parla di militarizzazione dello spazio urbano:

- Per Davies Los Angeles rappresenta l’istituzionalizzazione della divisione sociale e il fallimento di

ogni tentativo di comprendere la differenza. Gli apparati e le tecnologie della sicurezza riflettono

una guerra tra ricchi e poveri che si svolge nei contesti urbani.

 Caldeira analizza le gated communities a San Paolo in Brasile. Anche lei sottolinea che la creazione

di tali comunità implicano una perdita di spazi e vita pubblica con conseguenze importanti per la

democrazia. Ritiene che la defensible architecture invece di prevenire il conflitto sociale lo

promuove rendendo esplicite e visibili le diseguaglianze sociali e la differenza.

 Blakely e Snyder in Fortress America criticano le gated communities per i loro effetti negativi sulla

vita comunitaria sostenendo il rischio di secessione rispetto alle comunità più povere che si

concretizza nel rifiuto di contribuire al prelievo fiscale imposto a livello comunale. 19

Pianificazione e Regolamentazione delle GC

Marcuse pianificazione potrebbe svolgere un ruolo importante nel limitare la diffusione delle gc.

In generale mancanza di un indirizzo nazionale, riscontrata grande discrezionalità a livello di

amministrazioni locali nel permettere o meno tali sviluppi urbani.

Negli USA alcune municipalità hanno emanato ordinanze che bandiscono le gc nel loro territorio , in altri

casi pur in assenza di un indirizzo politico preciso nei piani regolatori, queste forme residenziali sono state

costantemente rifiutate.

Anche in UK forte discrezionalità dei governi locali.

Gooblar in uno studio su due casi di progetti di gated communities a Londra (uno in una zona ricca-

Kensington e uno in una zona degradata- Southwark) sottolinea importanza di fattori contestuali, es.

presenza o meno di un forte movimento sociale di opposizione, capace anche di dare visibilità mediatica;

zona caratterizzata o meno da un tessuto architettonico storico e di valore in un’area a vocazione turistica;

zona degradata in cui sono già in atto processi di gentrificazione state-led

Sviluppo sostenibile

Origini

Concetto all’intersezione tra sociologia del territorio (urbana e rurale) e sociologia ambiente

Origini messa in discussione dello sviluppismo e crisi ecologica

Crisi delle teorie e politiche sviluppiste (anni 60) teorie basate sulla convinzione dello sviluppo come

progresso lineare a partire dalla rivoluzione industriale, sulla presunta superiorità del modello socio-

economico occidentale e sua esportabilità.

Negli stessi anni il tema della crisi ecologica irrompe a livello internazionale.

Viene pubblicato The Limits to Growth di Meadows messo in discussione il mito dello sviluppo

illimitato evidenziando i problemi legati alla progressiva sovrappopolazione del pianeta, al sempre più

prossimo esaurimento delle risorse e alla capacità di assorbimento delle emissioni di origine antropica da

parte della biosfera.

Negli stessi anni i temi ecologici cominciano a fare presa anche a livello politico, non solo in subculture

minoritarie ma anche in conferenze internazionali.

Il concetto di sviluppo sostenibile viene coniato dal Rapporto Bruntland elaborato dalla UN World

Commission on Environment and Development, 1987 e lanciato nel I Earth Summit di Rio (1992).

 Sviluppo sostenibile = uno sviluppo che soddisfa i fabbisogni del presente senza compromettere la

possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni

Tale termine riflette una mediazione politico-culturale tra le istanze più innovative di tipo

ambientale e relative all’equità sociale e il mantenimento di un orientamento sviluppista che non

mette in discussione l’idea di sviluppo come crescita. Proprio per tale motivo si caratterizza per una

certa ambiguità.

Al centro del concetto di sviluppo sostenibile idea di compatibilità e necessità di perseguire

congiuntamente obiettivi spesso ritenuti inconciliabili: tutela degli ecosistemi e sviluppo socio-

economico.

Il rapporto Bruntland riconosce la dipendenza degli uomini dall’ambiente per soddisfare i propri bisogni e

benessere, ma in un senso più ampio di quello di semplice sfruttamento e dominio uomo-natura.

Attenzione alle conseguenze intergenerazionali dei problemi ambientali attuali.

Attenzione alle interconnessioni a livello planetario. I problemi ambientali sono considerati globali e non

locali, richiedendo dunque un approccio internazionale che eviti processi di dislocazione di un

environmental bad da un luogo del pianeta ad un altro.

Riconoscimento del fallimento dei passati modelli di crescita nell’eliminare la povertà e responsabilità nel

danneggiare l’ambiente. 20

Richiamo ad un diverso modello di crescita centrato sullo sviluppo umano, la partecipazione dal basso e

l’equità nella distribuzione benefici.

Anche forte orientamento pragmatico orientato all’operatività del concetto. Si punta quindi a valorizzare la

dimensione locale delle politiche e della pianificazione predisponendo le linee guida per piani strategici

contenenti le azioni per la sostenibilità per il 21 secolo- da cui il nome agenda 21.

Triangolo della pianificazione urbana

Il concetto di sviluppo sostenibile viene tradizionalmente rappresentato come una sorta di triangolo in cui

l’area della sostenibilità si configura come ideale intersezione tra ambiente, economia e società o tra

tutela ambiente, crescita economica e equità sociale

Sugli assi rappresentati potenziali conflitti tra posizioni diverse e lo sviluppo sostenibile come area al

centro risultato della conciliazione tra i diversi conflitti.

Notato come non è infrequente trovarsi di fronte a politiche e progetti che pur ispirandosi alla sostenibilità,

si concentrano quasi esclusivamente su uno o al massimo due dei vertici del triangolo

 Es: in molti progetti e politiche di riqualificazione quartieri emerge indifferenza verso i costi

economici e sociali.

Entrambe le rappresentazioni sopra sembrano però condividere una definizione di sviluppo sostenibile

come obiettivo unitario e non ambiguo (anche se difficile da realizzare) a cui le politiche devono tendere.

Ma la letteratura più recente ha sempre più sottolineato il carattere ambiguo, vago e contestato del

concetto di sviluppo sostenibile. Da alcuni sottolineato rischio di farne un contenitore vuoto e le

strumentalizzazioni demagogiche a cui è andato incontro.

Mappare i diversi approcci allo sviluppo sostenibile

Vari tentativi di mappare i diversi approcci/diverse prospettive diffuse a livello di discorso politico (sia da

parte dei governi e loro emanazioni a livello locale/nazionale ed internazionale che da parte dei movimenti)

e di letteratura sociologica.

1)La proposta di Hopwood

Analisi di diverse visioni ambientali e socio-economiche su diversi assi:

a. L’asse socio-economico (y) include posizioni diverse in relazione al livello di importanza attribuito al

benessere umano e all’equità

b. L’asse ambientale (x) include posizioni diverse in relazione alla priorità data alle questioni

ambientali.

c. L’area centrale del grafico indica l’insieme delle visioni che possono essere identificate nel dibattito

sullo SS. 21

Sovrapposizione di tre macro aree che raggruppano visioni diverse sulla natura dei cambiamenti necessari

nelle strutture economiche politiche e sociali e nelle relazioni uomo-natura per conseguire lo SS:

1. Status Quo

Coloro che sostengono le posizioni che possono essere fatte rientrare sotto questa etichetta

sostengono che:

 Né l’ambiente né la società si trovano di fronte a problemi insuperabili.

 Aggiustamenti superficiali possono essere ottenuti senza trasformazioni radicali nelle

modalità decisionali o nei rapporti di potere.

 Il business e il mercato così come l’aumento circolazione informazione, l’innovazione

tecnologica e il cambiamento dei valori promossi dal mercato sono considerati il miglior

strumento per promuovere la sostenibilità.

 È la visione dominante delle imprese, dei governi e delle più importanti organizzazioni

economiche internazionali

Per esempio il World Business Council for Sustainable Development ritiene che non ci sia nessun

conflitto tra lo sviluppo del mercato globale e la stabilità ambientale

L’OECD promuove la privatizzazione delle risorse naturali affinchè i mercati possano assicurare

uno sviluppo sostenibile

Punto di vista sostenitori:

a) Commitment molto debole nei confronti della dimensione ambientale della sostenibilità.

Per alcuni tecnologia può rimpiazzare totalmente la natura.

b) Sono a favore della riduzione del ruolo dei governi nella regolazione dell’economia e

dell’ambiente

c) Invece che credere nel potere di leggi e regolamenti nel realizzare la transizione verso uno

sviluppo sostenibile credono nel potere dei consumatori, che devono essere informati sulle

questioni sostenibilità e nella combinazione di ciò con il capitalismo green.

2. Reform

Coloro che sostengono le posizioni che possono essere fatte rientrare sotto questa etichetta :

 Sono critici verso la maggior parte delle politiche/pratiche dei governi e imprese, ma non

ritengono probabile un collasso dell’attuale sistema ecologico e sociale, né ritengono sia

necessario un cambiamento strutturale.

 In generale non individuano la radice del problema nella natura della società attuale, ma nella

presenza di squilibri e nella mancanza di informazione e ritengono che le cose possano

cambiare in futuro.

 Ritengono che prima o poi sia necessario il verificarsi di una trasformazione nelle politiche e

negli stili di vita, ma pensano che ciò richieda tempi lunghi.

 Chiave di tale trasformazione è l’attività di persuasione razionale verso governi e

organizzazioni internazionali per spingere verso le riforme necessarie.

Il focus di questi approcci è su tecnologia, scienza e informazione, come il precedente, ma anche

su l’introduzione di correttori ai meccanismi di mercato e riforma dei governi. Importanza data a

strumenti quali tasse e sussidi, R&D e disseminazione info.

Particolare attenzione data a tematiche quali l’efficienza energetica e il passaggio da fonti fossili a

energie rinnovabili. Si sottolinea come le nuove tecnologie nel settore assicureranno benefici

economici e sociali per l’umanità e protezione per l’ambiente.

Gli economisti green (es. Pearce e Hawken) sostengono la necessità per il mercato di internalizzare

costi finora esternalizzati, attraverso l’introduzione di tasse e sussidi per favorire l’ambiente e

spingere le imprese verso tecnologie verdi.

I principali gruppi ambientalisti si sono progressivamente spostati da un attivismo di base a un

azione di lobbying verso imprese e governi. Allo stesso tempo riducendo l’attenzione verso

tematiche quali la povertà e l’ingiustizia ambientale. 22


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Puntini

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7 mesi fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Sociologia del territorio progredito, basato su appunti personali e studio autonomo. Tra gli argomenti trattati: sociologia urbana e rurale, origini e processo di urbanizzazione, scuola ecologica di Chicago, gentrification, segregazione urbana e immigrazione, zonizzazione, gated communities, approcci allo sviluppo sostenibile, modernizzazione ecologica, città compatta e diffusa, pianificazione e agenda 21, indicatori della qualità della vita, rural urban continuum, processo di contro-urbanizzazione, rural gentrification, idillio rurale, programma leader, social network analysis.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Gestione delle organizzazioni e del territorio
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Puntini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del territorio progredito e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Magnani Natalia.

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