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IL MERCATO DEL LAVORO

Definizione economica: insieme di meccanismi che regolano l’incontro tra la domanda

e l’offerta di lavoro, quindi tra posti di lavoro vacanti e persone in cerca di

occupazione, e determinano i salari pagati dalle imprese

Presuppone condizioni lontane dal funzionamento della società come la conoscono i

sociologi:

Indipendenza dai soggetti

 Tendenza all’equilibrio

Condizioni perché il mercato del lavoro sia davvero un mercato:

Salario, con funzione di riequilibrio tra domanda e offerta

 Relazioni di scambio paritetico tra domanda (impresa) e offerta (forza lavoro)

 Lavoro equiparabile ad una qualsiasi merce

 I soggetti agirebbero secondo razionalità economica (massimizzare utilità e

 minimizzare i costi)

Tutte queste sono condizioni perché il mondo del lavoro sia davvero un mercato; anche

se in realtà non è proprio così perché nel mondo del lavoro:

Salario reale > salario equilibrato –> eccesso di offerta, quindi disoccupazione

 Il salario determina domanda e offerta di lavoro –> teoria economica

Salario: variabile economica, ma determinata da fattori extra-economici, quali fattori

sociali, consuetudini, istituzioni

Fairness (equità) e sussistenza

 Dal lato della domanda: le imprese pagano salari efficienti superiori a quelli del

 mercato per procurarsi migliori lavoratori e maggiore produttività e impegno

Dal lato dell’offerta: disoccupati (outsiders) non fanno concorrenza agli occupati

 (insiders) ma cooperano offrendosi a salari inferiori a quelli correnti –> norme

sociali, istituzioni, culture, influenzano il calcolo dell’interesse, e il lavoro non è

solo guadagno ma anche status e identità

Di conseguenza si sviluppano convenzioni e istituzioni che trattengono i

 lavoratori dal farsi concorrenza, contribuendo a stabilire un livello dei salari

superiore a quello di equilibrio tra domanda e offerta

Dal lato della domanda ha maggiore importanza il livello di produzione che le imprese

intendono raggiungere, può succedere quindi che si riducano i salari ma la domanda di

lavoro ristagna

Dal lato dell’offerta la relazione tra offerta di lavoro e salario risulta indeterminata a

seconda che prevalga l’effetto di sostituzione o di reddito. L’aumento delle possibilità

di guadagno può spingere il lavoratore a rinunciare a parte del tempo libero oppure

incitare un membro della famiglia a entrare nel mondo del lavoro (effetto di

sostituzione). Ma quando si supera un certo livello di reddito e di possibilità di

consumo, il tempo libero per il lavoratore può riacquistare maggiore importanza e

ridurre l’impegno di lavoro (effetto di reddito). Questi due effetti possono succedersi,

poiché non esiste una saturazione assoluta dei bisogni; quindi non è possibile sapere

quali effetti hanno le variazioni del salario sui lavoratori

Asimmetria strutturale tra imprese e lavoratori –> tra di essi non c’è una

normale relazione di scambio paritetico, ma un rapporto asimmetrico:

Lavoratori: sono solo formalmente liberi di vendere la propria forza lavoro

 (perché chi possiede solo la capacità di lavorare non ha altra scelta)

Imprenditori: non costretti ad acquistare la forza lavoro:

 - Possono vivere consumando il proprio capitale

- Possono introdurre processi di “labour saving” (risparmiatori di lavoro)

per accrescere l’efficienza produttiva

- Hanno maggiore mobilità territoriale e professionale (possono spostare

un investimento da una località ad un’altra o modificare i requisiti

professionali richiesti)

Stato: attore sociale che interviene nel mondo del lavoro; è importante perché

 svolge una funzione di riequilibrio che garantisce maggiore simmetria (diritto di

sciopero, regolazione del lavoro) –> il paradosso è che solo l’intervento pubblico

consente una certa simmetria tra domanda e offerta di lavoro, condizione che

dovrebbe essere insita nel concetto stesso di mercato

IL LAVORO È UNA MERCE PARTICOLARE

Lo scambio di mercato presuppone l’istantaneità –> nel mondo del lavoro il venditore

non cede pienamente al compratore il controllo sull’uso della merce venduta, così che

la relazione tra le parti non si esaurisce nel momento dello scambio, ma continua nella

fase di uso della forza lavoro nel processo produttivo, quando deve essere erogata la

prestazione lavorativa

Le condizioni di “uso” della forza lavoro generano conflitti e istanze di controllo

 relativi a:

- Produttività: il lavoratore deve impegnarsi

- Cooperazione/consenso: il lavoratore deve voler lavorare con impegno a

dare il meglio

Al momento dell’assunzione l’impresa non può acquistare definitivamente la

disponibilità del lavoratore a impegnarsi nel lavoro e deve assicurarsela

continuamente garantendo un salario superiore a quello di mercato

Il rapporto di lavoro comporta un’organizzazione, dove vigono relazioni di potere

importanti quanto quelle di scambio

Il mondo del lavoro è mercato della vita: si scambia non solo la capacità lavorativa, ma

anche l’intera personalità del lavoratore

I LIMITI DELL’AZIONE RAZIONALE NEL MONDO DEL LAVORO

Coalizione al lavoro per la sussistenza

 Informazione imperfetta e scarsa capacità di tener conto delle scelte altrui

 (piuttosto razionalità limitata)

Carattere di (parziale) irreversibilità delle scelte (formative e occupazionali)

 Il lavoro è fonte di identità individuale e sociale: senso e riconoscimento

 diventano motori dell’azione sociale (il lavoro determina la posizione sociale –>

insieme alla famiglia d’origine)

L’ipotesi che gli individui adottino un orientamento razionale:

Può valere nelle grandi surveys (indagini campionarie) e analisi aggregate

 Il mondo del lavoro è fuorviante dove operano influenze comuni diverse dalla

 razionalità

CONCETTI CHIAVE DEL MONDO DEL LAVORO

Occupato

 Disoccupato/in cerca di lavoro

 Inattivo

Per dare contenuto a queste etichette è necessario definire i concetti e le

caratteristiche per collocare un soggetto (livello teorico) e gli strumenti operativi per

rilevare tali caratteristiche (livello empirico)

OCCUPATI

Occupato è chi svolge un lavoro, ma bisogna definire quale attività umana può

considerarsi lavorativa

Definizione di occupato di Sen:

Capacità di dare un reddito alla persona

 Produzione di beni o servizi

 Riconoscimento sociale e personale

I tre criteri sono compresenti solo nel lavoro delle moderne economie di mercato in cui

predomina il lavoro salariato (economia formale)

Nell’economia tradizionale sostanziale (produzione di beni e servizi non destinati alla

vendita come nella produzione familiare per autoconsumo) manca la produzione di un

reddito

Lavoro ma non occupazione: anche alcune forme moderne di produzione non sono

destinati alla vendita (economia comunitaria solidali) ma alla soddisfazione dei bisogni

sociali/comunitari (es. volontariato)

Definizione convenzionale di occupato: acquisizione di un reddito + riconoscimento

sociale (occupazione di un mercato che contribuisce a produrre il reddito nazionale)

DISOCCUPATI

Dimensioni definitorie tradizionali:

Non avere un’occupazione (condizione economica)

 Essere in cerca di lavoro (attività)

 Essere disponibile al lavoro (attitudine)

 Essere registrato negli uffici collocamento (condizione amministrativa)

Le quattro sessioni sono solo raramente compresenti nelle società contemporanee –>

diverse figure di disoccupato (es. adulto capofamiglia in cerca di lavoro disponibile a

qualsiasi impiego, giovani e donne, giovani istruiti). In alcuni paesi lo stato svolge un

ruolo di sostegno dei redditi per chi è privo di occupazione

INATTIVI

La popolazione che non partecipa al mercato del lavoro, ovvero che non è occupata e

che non cerca lavoro (studenti, pensionati, minorenni, casalinghe, inabili al lavoro)

Lavoro in nero: considerato lavoro poiché rispetta i tre criteri, forma di lavoro

irregolare, attività di lavoro a pieno titolo

Non è la presenza di un contratto di lavoro a determinare che sia lavoro o no

LE AREE DI AMBIGUITÀ

Le definizioni teoriche sono chiare ma risultano incerti i confini delle tre condizioni:

Sotto-occupazione: condizione di chi sarebbe disponibile a lavorare più

 intensamente perché lavora solo poche ore o occasionalmente ed è nei fatti alla

ricerca di un lavoro (disoccupato o alla ricerca di lavoro?)

Importante considerare la volontarietà della condizione:

 - Stagionali (occupati o disoccupati?)

- Disoccupati-occupati: ufficialmente disoccupati, lavorano nell’economia

sommersa, più o meno continuativamente (occupati o disoccupati?)

- Lavoro in cassa integrazione: formalmente occupati, ma di fatto senza

lavoro (ma anche in cerca di occupazione o inattiva) (disoccupati,

occupati o inattivi?)

- Giovani in alternanza scuola-lavoro (inattivi o occupati?)

- Le persone in cerca di lavoro scoraggiate per mancanza di occasioni di

lavoro (per lo più donne disponibili a lavorare ma senza cercare

attivamente perché convinti di non trovare lavoro) (disoccupati o

inattivi?)

- Le donne scoraggiate per mancanza di infrastrutture sociali (disoccupate

o inattive?)

RILEVAZIONI STATISTICHE

Lo strumento per raccogliere informazioni su occupati, disoccupati e inattivi è

l’indagine sulle forze di lavoro: a un campione rappresentativo di famiglie viene

somministrato un questionario

È un’indagine armonizzata a livello europeo perché presenta le stesse tecniche,

metodologie e definizioni nell’intera comunità europea (l’EUROSTAT permette di

approcciarsi in modo comparativo a tutti gli stati)

L’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) fornisce dati ufficiali relativi alle categorie di

lavoro –> indagine Istat: analisi campionaria, questionario somministrato da un

intervistatore professionale a campioni di famiglie residenti (prese dalle anagrafi

comunali – esclusi non residenti, homeless e immigrati)

Per conteggiare le persone delle categorie è necessario innanzitutto collocarle in una

di esse. Per questo l’ISTAT fa una classificazione gerarchica e monovalente (ciascuna

persona può stare in una sola categoria) > occupato prevale su disoccupato, che a sua

volta prevale su inattivo

Permette di risolvere contrasti nella posizione

Rilevato il comportamento dichiarato negli over 15 di almeno un’ora di lavoro nella

settimana o almeno un’azione di ricerca attiva

OCCUPATI

In Italia 22/23 milioni di occupati su 60 milioni di italiano, nel turismo gli occupati sono

1.559.748

Coloro che hanno svolto almeno un’ora di lavoro nella settimana precedente

all’intervista (non è detto che chi è occupato abbia lavorato in quest’arco di tempo

perché magari in ferie o in malattia), quindi la domanda successiva indaga sulla

risposta precedente

Gli occupati sono una misura indiretta della domanda di lavoro (in quanto dicono

quanti sono approssimativamente i posti di lavoro) a cui però dovrebbero essere

aggiunti i posti di lavoro vacanti nelle imprese

Gli occupati possono essere:

Dipendenti: subordinati a qualcuno; persone con impiego salariato che sono al

 lavoro o comunque hanno un legame formale con il proprio impiego

Indipendenti: persone che svolgono un lavoro in vista di un profitto o di un

 guadagno proprio o della famiglia (liberi professionisti, imprenditori…)

DISOCCUPATI

In Italia sono 3 milioni

Coloro che, privi di un lavoro retribuito, lo cercano attivamente e sono disponibili a

lavorare (due condizioni fondamentali per essere in questa categoria)

Attivamente significa inviare CV, rispondere ad inserzioni, recarsi al centro impieghi…)

–> viene definita ricerca attiva se si è svolta almeno un’azione di ricerca negli ultimi

30 giorni e se è disponibile a lavorare entro la settimana successiva all’intervista

Questa categoria comprende:

Disoccupato con esperienza: ha perso lavoro per un qualsiasi motivo

 In cerca di prima occupazione, quindi senza esperienza di lavoro

FORZE DI LAVORO O POPOLAZIONE ATTIVA

Formata dagli occupati e dalle persone in cerca di occupazione (occupati +

disoccupati)

Rappresentano l’offerta di lavoro, quindi coloro che si immettono nel mercato (stesso

discorso fatto per gli occupati prima che presentano la domanda di lavoro)

INATTIVI

Popolazione non attiva o non forze di lavoro, cioè coloro che non sono né occupati né

cercano un lavoro

Comprende:

Non forze di lavoro in età non lavorativa: minori fino a 15 anni (età minima per

 lavorare) e over 64

Non forze di lavoro in età lavorativa (15-64 anni), come studenti, casalinghe,

 inabili al lavoro

FORZE DI LAVORO POTENZIALI

Coloro che rimuovono una delle due condizioni necessarie per essere disoccupati

I disponibili al lavoro che non cercano attivamente (magari perché scoraggiati)

 Gli indisponibili nell’immediato ma che cercano lavoro attivamente

Sapere la definizione teorica e operativa (quella dell’Istat) degli indicatori del mondo

del lavoro (occupati, disoccupati e inattivi)

INDICATORI

Misure di sintesi dei dati

 Consentono più agevolmente la comparazione tra paesi nel tempo e nello

 spazio

Nel mondo del lavoro quelli più utili e tipici sono i tassi (rapporti percentuali)

TASSO DI ATTIVITÀ TOTALE/TASSO DI PARTECIPAZIONE

Forze di lavoro fratto popolazione x 100 (lordo)

Forze di lavoro fratto popolazione in età lavorativa x 100 (netto)

È la misura del grado di partecipazione al mercato del lavoro di una popolazione, cioè

la sua propensione a cercare un lavoro, indipendentemente dal fatto che lo trovi o

meno

Possono anche essere costruiti tassi si attività specifica per età, genere, titolo di studio

(come il tasso di attività femminile 20-25 anni)

Il tasso di attività dei maschi adulti è sempre costante sui livelli che sfiorano il 100%,

mentre varia notevolmente nel tempo e nello spazio per le donne, i giovani e gli

anziani

TASSO DI OCCUPAZIONE TOTALE

Rapporto % tra gli occupati e la popolazione totale (lordo) –> occupati fratto

popolazione x 100

Rapporto % tra gli occupati e la popolazione in età lavorativa (netto) –> occupati fratto

popolazione in età lavorativa x 100

Indica il livello della domanda di lavoro da parte del sistema produttivo ma racconta

anche quante occasioni di lavoro crea il sistema economico

Indica anche il grado di benessere economico poiché il suo reciproco (popolazione

totale/occupati) misura il numero di persone a carico di ogni occupato

Esistono tassi di occupazione specifici per genere, età…

È un indicatore sempre più importante –> gli obiettivi della politica europea vengono

espressi per indici di occupazione

TASSO DI DISOCCUPAZIONE

Rapporto % tra chi cerca lavoro e le forze di lavoro –> persone in cerca fratto forze di

lavoro x 100

Indica quanti non trovano lavoro ogni 100 che lo cercano

Possono essere costruiti tassi specifici per genere, età…

TASSO DI MANCATA PARTECIPAZIONE

Rapporto percentuale tra le persone in cerca di lavoro e gli inattivi disponibili e costoro

più gli occupati (persone in cerca di lavoro + inattivi disponibili x 100 fratto in cerca +

occupati + inattivi disponibili) (in cerca + occupati sono chiamati forze lavoro)

È complementare al tasso di disoccupazione -> allarga la platea delle persone

disoccupate agli inattivi che non cercano attivamente un lavoro

È sempre superiore al tasso di disoccupazione

È una definizione allargata del tasso di disoccupazione che considera comportamenti

di ricerca più deboli (scoraggiamento)

Nel 2008 le donne partecipano di meno al mondo del lavoro, se partecipano lavorano

meno e sono più disoccupate rispetto agli uomini

Nel 2015 il tasso di disoccupazione raddoppia

Il tasso di occupazione in Italia è alto o basso? Quello di disoccupazione? Attività?

Mancata partecipazione? Per capirlo bisogna confrontare l’Italia con gli altri paesi

europei -> Italia partecipa meno al mercato del lavoro, occupazione è più bassa

È uno dei paesi a più bassa occupazione nella classifica europea

Questo dipende dalla crisi? Può essere, possiamo pensarla cosi

In realtà dipende da una componente strutturale del mercato del lavoro, quindi non

viene dalla crisi ma da molto tempo prima

DATI

Dati statistici: raccolti espressamente per fini statistici (survey, indagini ad hoc)

Dati amministrativi: raccolti per altre finalità, ma possono essere usati per fini statistici

(sono molto importanti per studiare il mondo del lavoro turistico)

Le principali fonti dei dati:

Indagine sulle forze di lavoro (strumento principale)

 Censimenti: della popolazione o delle attività produttive (non agevole per

 studiare gli andamenti di breve periodo perché avviene ogni 10 anni)

Centri per l’impiego: avviamenti al lavoro, cessazione dei rapporti di lavoro

 Istituti pensionistici: INPS (posizione contributiva: pagare contributi per la

 pensione e l’assicurazione)

LA RAPPRESENTAZIONE DINAMICA DEL MERCATO DEL LAVORO

Se l’occupazione cresce che cosa succede alla disoccupazione? Tutti danno per

scontato che la disoccupazione diminuisca, ma non è detto che le due si muovano in

sincro (infatti i nuovi disoccupati potrebbero essere degli inattivi che cercano lavoro)

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mattia.Martignoni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Fellini Ivana.
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