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-Identità sociale virtuale: quello che ci aspettiamo e immaginiamo nella relazione con l’altro

-Identità attuale: la realtà del soggetto

E spiega come la difficoltà del soggetto sia proprio quella di gestire la frattura tra le due

identità, quindi molto spesso questi soggetti cercano di cancellare il proprio stigma

(paraolimpiadi), per Goffman questa difficoltà può essere superata se i soggetti fortemente

stigmatizzati dimostrano di poter riuscire nelle stesse azioni, attraverso i loro

comportamenti.

Per Goffman non è il possesso dello stigma a farne dei devianti, ma la reazione sociale in

cui il soggetto è coinvolto a dare avvio al processo di stigmatizzazione.

PARTE SECONDA CAPITOLO 4 POTERE

Il concetto di potere è studiato eminentemente da Weber e Parsons, nella sua sociologia

del potere Max Weber distingue tra:

-POTERE: non si avvale della coercizione fisica ma della legittimità intesa come Il

consenso delle persone a condividere un rapporto gerarchico

-POTENZA: che si avvale della coercizione fisica

Il potere richiede innanzitutto di una relazione, non si può parlare di potere in assenza di

una relazione.

Secondo la definizione di Ferrarotti una situazione di potere non contempla mai

l’isolamento, è sempre una relazione tra soggetti.

Weber distinguerà tre tipi ideali di potere che sul piano empirico si possono sovrapporre e

confondere, per l’autore le norme sono valide per tutti, vanno seguite sia da chi detiene il

potere che da chi lo subisce.

I tre tipi ideali di potere sono:

-Il potere legale: si sviluppa soprattutto nelle società democratiche, attiene tutto l’apparato

della burocrazia, è quello che Weber definisce la forma moderna di potere.

-Il potere tradizionale: che invece è legato ad un tipo di potere acquisito non attraverso le

norme, ma per tradizione, come nel caso di un monarca, questo tipo di potere è presente

soprattutto nelle società pre-moderne.

-Il potere carismatico: che attiene alle doti, alle qualità che appartengono al soggetto che

detiene il potere.

Weber usa questa distinzione solo a scopo analitico, consapevole che sul piano storico ed

empirico qualsiasi sociologo potrebbe analizzarli incrociandoli.

Parsons inquadra il potere soprattutto in termini economici e politici, sulle orme di Hobbes

vede il potere come risorsa prodotta dai membri di un sistema sociale per scopi di

rilevanza collettiva.

Mosca e Pareto analizzano soprattutto la circolazione dell’èlite di governo e questa

tendenza delle èlite che salgono al governo di mantenere stabile il loro potere, ma questo

non può accadere per un lasso di tempo eterno.

Secondo la “teoria di circolazione dell’èlite” esiste un circolo di sostituzione costante e

continuo di coloro che salgono al governo.

Per Dahrendorf lo studio del potere è centrale per l’analisi della società, è possibile

occupare un ruolo di potere o di subordinazione, la proprietà privata non decide la classe

di appartenenza e il potere politico si distingue da quello economico.

Luhmann ritiene che il potere non sia altro che un mezzo di comunicazione, generato

attraverso simboli, per Luhmann in una relazione ha potere chi ha più argomentazioni del

suo interlocutore e acquisisce ancora più potere se riesce a far valere una delle sue

argomentazioni avendone meno rispetto al suo interlocutore.

Luhmann affronta il concetto del potere in maniera diversa dagli altri autori, perché per lui

non è considerata una caratteristica intrinseca in un individuo ma un mezzo di cui

l’individuo si può avvalere.

La sociologia si sta allontanando dalle analisi di Marx, nella società complessa il potere

necessità di una dimensione relazionale e non ha solo ed esclusivamente un risvolto

economico.

PARTE TERZA CAPITOLO 1 COMUNITA’

Toennies e Durkheim sono contemporanei, entrambi elaborano due concetti fondamentali

per spiegare due diverse formazioni sociali che hanno caratterizzato l’epoca pre-moderna

e quella moderna, industriale.

Durkheim distingue tra solidarietà meccanica e organica, questi due termini li troviamo

invertiti in quella che è la distinzione elaborata da Toennies, in cui spiegherà che la

comunità è un organismo spontaneo, qualcosa di organico, mentre la società è qualcosa

di tipo meccanico, dunque una formazione più artificiale, costruita su un tipo di agire

razionale e non di tipo emotivo come nella comunità.

Per Toennies il concetto principale è quello di comunità e lo affronta con toni così enfatici

da risultare, rispetto ad altri autori, un po’ troppo nostalgico, consapevole che il processo

di industrializzazione è qualcosa di inarrestabile, ambirebbe ad un ritorno al passato, a

tutta una serie di caratteristiche per lui fondamentali e che sono simbolo della formazione

comunitaria.

La prima sistematizzazione teorica la abbiamo da Toennies con “comunità e società”,

opera nella quale spiega la distinzione tra le formazioni moderne e quelle pre-moderne.

Anche Toennies, pur avendo grande considerazione della sociologia empirica, crea due

tipi ideali, restando ad un livello teorico, addirittura nella sua analisi lineare, spiegherà

come la comunità ha avuto uno sviluppo, dall’abitazione, ad un villaggio, fino ad arrivare

ad una piccola cittadina, mentre la società si sviluppa a partire dalla vita metropolitana fino

a quella cosmopolita.

La sua distinzione si basa sul concetto che tutte le formazioni sociali, quindi tutto quello

che riguarda la società ha a che vedere con le relazioni tra individui e le relazioni tra

individui si basano per Toennies sul concetto della volontà.

Nella comunità la volontà che unisce gli individui è una volontà naturale, cioè ha a che

vedere con l’essere umano nella sua natura, che ha bisogno di intrattenere relazioni che

siano durature, in questa dimensione si afferma l’HOMO SOCIUS, un individuo orientato

da istinti emotivi, affettivi.

Al contrario nella dimensione della società si afferma l’HOMO AECONOMICUS, orientato

da una volontà razionale, un individuo che intrattiene relazioni per avviare degli scambi

che sono principalmente di natura pratica.

Toennies nella sua analisi lineare di come si sviluppa il passaggio da comunità a società

andrà a distinguere in maniera altrettanto lineare tutte le rispettive caratteristiche, dalle

prime forme comunitarie, l’abitazione fino ad arrivare al villaggio per giungere alla città, per

poi arrivare all’evoluzione della società, dalla vita metropolitana, nazionale per poi

concludersi con quella cosmopolita, ma ciò che distingue la comunità dalla società è la

volontà, naturale nella comunità, razionale nella società.

La distinzione tra comunità e società elaborata da Toennies richiama in parte l’analisi di

Cooley, autore importante della corrente micro dell’interazionismo simbolico, che si

concentra sull’analisi dell’individuo in relazione ad altri individui, al gioco di aspettative

reciproche che si innesca nel momento in cui interagiamo con gli altri e al valore simbolico

che attribuiamo alle reazioni altrui.

Cooley nella sua divisione ideal-tipica, fatta di due categorie:

- Gruppo primario

- Gruppo secondario

Attribuisce grande importanza al gruppo primario, quello secondario diventa quasi una

categoria residuale.

Il gruppo primario per eccellenza secondo Cooley è la famiglia, in quanto agenzia di

socializzazione capace di offrire all’individuo quel bagaglio di conoscenze, di norme che

poi gli consentiranno di sviluppare la sua dimensione sociale nell’individualità.

Nella distinzione gruppo primario, gruppo secondario ci sono molte affinità con l’analisi di

Toennies.

Nel momento in cui Cooley definisce il gruppo primario troviamo affinità con il concetto di

comunità e nel gruppo secondario con quello di società.

Nel gruppo primario abbiamo individui legati dall’interazione diretta, con compiti di tipo

emotivo/affettivo, all’interno di questa dimensione si sviluppa molto spesso una figura che

ha il compito di guidare il gruppo.

Nel gruppo secondario siamo di fronte ad un gruppo formale, in cui le persone non si sono

scelte reciprocamente, che sviluppano uno scopo di tipo pratico, funzionale e che ha una

base che richiama la società, perché gruppo rivolto ad uno scopo di tipo utilitaristico.

Per Cooley nella scelta di una priorità tra i due gruppi, l’importanza maggiore viene affidata

al gruppo primario che a parte la famiglia si arricchisce della comunità del vicinato, degli

amici, che costituiscono tutti quei gruppi che consentono all’individuo, non solo di

sviluppare il proprio se, ma anche di perseguire degli scopi che per lui sono superiori,

rispetto a quelli che si pone il gruppo secondario.

Max Weber nell’opera “economia e società” riprende i due concetti di comunità e società,

ma con un atteggiamento meno nostalgico rispetto a Toennies, soprattutto considerando

comunità e società ideal-tipi, concetti astratti, ritiene che nella dimensione empirica queste

due categorie possono inglobarsi l’una nell’altra.

Per Weber la sociologia come scienza ha l’obiettivo di comprendere l’agire sociale e poi

studiarlo causalmente nel suo corso e nei suoi effetti.

Weber distingue quattro tipi ideali di agire:

- L’agire razionale rispetto allo scopo: è orientato ad un obiettivo che è solitamente di tipo

pratico, economico e viene in vista del raggiungimento di uno scopo.

- L’agire razionale rispetto al valore: è un agire che non è mosso dal soddisfacimento di

uno scopo, ma che ha un valore in se, l’individuo attribuisce un valore al suo

comportamento (il capitano che affonda con la nave).

- L’agire tradizionale: è un agire basato sulle convenzioni.

- L’agire affettivo: è fondato sulle dimensioni emotive, non ha nulla di razionale.

Agire affettivo e tradizionale sono secondo Weber tipi di agire che affondano in una

dimensione psicologica e non sono caratteristici della società industriale, della quale è

invece il tipo di agire caratteristico quello razionale rispetto allo scopo, sul quale

concentrerà la sua analisi.

Weber contrariamente a Toennies rintraccerà nella dimensione comunitaria qualche logica

che non sempre affonda nell’empatia, per definire comunità e società spiega che

all’interno di questi due tipi ideali si possono rintracciare due tipi di agire diversi, diverse

relazioni sociali:

Nella comunità: si sviluppano relazioni fondate sul senso di appartenenza.

Nella società: le relazioni sono regolate da stipulazioni, impegni reciproci presi

formalmente.

Proprio perché riconosce che si tratta di classificazioni create ad hoc dal ricercatore, si

rende conto che spesso le relazioni comunitarie possono sconfinare in qualcosa che

riguarda la dimensione societaria e viceversa.

Weber attribuisce grande importanza all’associazione, che fondamentalmente è la società

e spiega che in molti casi l’individuo diventa membro di un’associazione anche in base alle

proprie qualità umane, principio che dovrebbe essere caratteristico di una dimensione

comunitaria, ammette quindi la contaminazione reciproca tra le due dimensioni, dedica

una sezione ai generi di comunità più importanti, approfondendo quella domestica,

rilevando quanto il supporto del vicinato può apparire fondamentale , non solo per la

vicinanza spaziale ma in virtù di un rapporto fondato sul mutuo aiuto che secondo Weber

si basa sul principio “come tu a me, così io a te” per nulla sentimentale, bensì interessato

un rapporto al massimo di fratellanza ma non fraterno.

L’agire tipico della dimensione societaria è quello razionale rispetto allo scopo, nella sua

analisi della società capitalista rintraccerà una connessione tra lo sviluppo del capitalismo

e la mentalità legata all’etica protestante, in particolare al calvinismo, andando a

rintracciare in qualcosa che ha dimensione economica una mentalità, è molto interessato

alla dimensione culturale, per lui tutto ciò che è realtà è strettamente legato con i valori.

Dagli anni ’30 del ‘900 soprattutto grazie alla scuola di Chicago si affermano i comunity

studies (studi di comunità) di cui un esempio emblematico è la ricerca condotta dai coniugi

Lynd che si chiama Middletown, di cui ne viene pubblicato il resoconto nel 1929.

Questa cittadina. Middletown non è il suo vero nome, viene studiata in relazione al

concetto di comunità, i due studiosi cercano di trasferire su un piano empirico la dicotomia

di Toennies, il risultato della ricerca sarà che il concetto di società ha in qualche modo

intaccato la dimensione comunitaria, qualche anno dopo i coniugi condussero quella che

viene definita un’analisi di ritorno che portò a delle risultanze diverse.

I coniugi Lynd iniziano a studiare attraverso l’osservazione e l’intervista le dinamiche

presenti all’interno della comunità di Middletown, in particolar modo studiano i rapporti di

potere, le gerarchie di ruolo e status, i diversi gruppi familiari e i comportamenti di

consumo, ritrovando paradossalmente tutto quello che definiva la società in un contesto

comunitario, il loro unico errore, che sarà poi rilevato dagli studiosi della scuola di

Francoforte, è stato quello di assurgere Middletown emblema di una dimensione

comunitaria, nella quale invece si riscontrano tutte le caratteristiche di una società.

La ricerca di Midlletown è un case study, il case study in sociologia è lo studio di un

contesto specifico è quindi difficile ambire a delle generalizzazioni, i risultati sono ancorati

alla realtà osservata, proprio questo muoverà alcune critiche allo studio di Middletown, i

comunity studies cercano di unire la dimensione macro a quella micro.

Lo studio dei coniugi Lynd resta comunque molto importante per la tradizione dei comunity

studies.

Orkheimer e Adorno da un lato apprezzano che attraverso lo studio di comunità si possa

portare avanti uno studio empirico, dall’altro riconoscono quelli che possono essere i limiti

degli studi così circoscritti di realtà così specifiche.

In Italia gli studi di comunità sono stati portati avanti soprattutto dagli antropologi, in ambito

sociologico negli anni ’50 del ‘900 Ferrarotti ha condotto interessanti studi a Castellamare

e Castellamare di Stabia, attraverso l’osservazione partecipante e le biografie di vita ha

rilevato quanto la lacerazione tra passato e presente, che stava investendo con la sua

tecnologia la vita delle persone, fosse dolorosa per le persone che non riuscivano con

altrettanta velocità a svincolarsi da una tradizione arcaica e tradizionale, Ferrarotti

conduce diversi studi sul territorio ed è anche riconosciuto come uno dei primi ad utilizzare

lo strumento fotografico e cinematografico per la ricerca sul campo.

La scuola di Francoforte racchiude diverse personalità illustri, tutte fortemente influenzate

da Marx, pur non accettando alcuni suoi dogmi, criticano la società di massa e l’industria

culturale di massa, criticano questo andamento verso il basso della ragione che viene

ridotta al calcolo utilitaristico.

Per loro la società di massa è apparentemente democratica, fortemente capace di livellare

la cultura verso il basso, per loro il pubblico è passivo, una branca della sociologia parla

addirittura di teoria ipodermica, parlano dell’industria culturale come di un’amministrazione

dello svago, temporanea compensazione delle fatiche del lavoratore che solo

apparentemente si abbandona a questo svago perché le fatiche del lavoro non trovano

una vera compensazione.

Tutta la tradizione degli studi di comunità ha usato la dicotomia di Toennies, la sociologia

moderna si è concentrata sul concetto di comunità e su quanto ancora possa esistere.

Il capitolo comunità si conclude con Bauman, una delle sue analisi più note è quella della

società liquida, di questo passaggio dalla modernità alla post- modernità, termine che non

ama, per questo conia il termine società liquida, governata dall’incertezza, dalla

contingenza, che non coinvolge solo le relazioni sociali.

Nell’analisi del concetto di comunità ha un’idea diversa rispetto a Toennies, non è

nostalgico nei confronti del concetto di comunità classico, perché nella comunità ci sono

alcuni aspetti legati ad una riduzione della libertà dell’individuo.

Bauman spiega attraverso esemplificazioni concrete che oggi le nuove comunità fanno

riferimento a quelli che lui definisce “ghetti dorati”, che sono delle comunità localizzate in

alcune aeree geografiche, ma che sono un’illusione, per Bauman solo attraverso

l’intersoggettività si potrà vivere una comunità, così come la vedeva Toennies, spiega

anche come sia cambiato il concetto di comunità anche in relazione alla comunità virtuale

di facebook.

PARTE TERZA CAPITOLO 2 CLASSE SOCIALE

Il concetto di classe sociale nella sociologia classica fa riferimento alla tradizione

marxiana, Marx intendeva stimolare le coscienze e fare in modo che si rivoluzionasse il

pensiero.

I poli fondamentali della teoria di Marx sono:

- Il materialismo storico

- Il concetto di classe

- L’alienazione

Contrariamente ad Hegel per Marx la storia non è storia delle idee, ma storia delle

condizioni materiali di esistenza degli uomini, la storia è il susseguirsi di modi e rapporti di

produzione, per Marx in tutte le epoche è presente una disuguaglianza tra chi detiene o

meno il potere e questa disuguaglianza trionfa nella società industriale.

La matrice Hegeliana è forte nell’analisi di Marx, ma a lui interessa capire la logica

presente dietro ogni fase storica per arrivare a spiegare come la divisione del lavoro sia

emblema di questa iniquità.

Marx si concentrerà sulla questione sociale e sulle classi di Capitalisti e Proletari, la

visione dicotomica è funzionale alla sua analisi, consapevole dell’esistenza di una classe

media che sarebbe però andata inesorabilmente a confluire in una delle due.

Attraverso la definizione del concetto di classe Marx spiega come la classe è la posizione

degli individui rispetto al potere, questo è il concetto di classe in se, successivamente

arricchirà la sua analisi con il concetto di classe per se, in riferimento alla coscienza di

classe, quando una classe prende coscienza del proprio sfruttamento, della propria

esigenza disagiata rispetto ai capitalisti si trasforma da classe in se a classe per se e

quando questo avviene sarà pronto il terreno per la dittatura del proletariato, l’atto

rivoluzionario che porterà al sovvertimento della società capitalista, se non si arriva alla

consapevolezza del proprio sfruttamento, non si può sovvertire lo stato delle cose.

Per Marx il mutamento è conflittuale, non si può arrivare ad una nuova tesi se non

attraverso un atto rivoluzionario.

Marx per l’analisi della storia fa riferimento a due concetti fondamentali:

- Il modo di produzione

- Il rapporto di produzione

Nella società capitalistica industriale l’iniquità economica è ancora più evidente rispetto

alle società pre-moderne, nella realtà del processo di produzione industriale il lavoratore si

trova in una nuova forma di schiavitù.

La divisione del lavoro sociale è per Marx un elemento evidente di iniquità, per lui

bisognerebbe abolirla totalmente, contrariamente a Durkheim che sosteneva dovesse

essere regolata da un sistema di leggi elaborato dalle corporazioni, i rapporti di produzione

che si instaurano nella divisione del lavoro creano per Marx delle catene che vanno ad

intaccare l’esistenza del lavoratore, costretto a lavorare oltre 16 ore al giorno per un

salario minimo.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2018-2019

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