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Sociolinguistica italiana

Professor Neri Binazzi
1 Marzo / 13 Aprile 2016

Definizione di sociolinguistica

Cosa si intende quando si fa riferimento al concetto di sociolinguistica? La parola è composta da un prefisso, socio, che chiama in causa l’aspetto della società, e linguistica è inerente alla lingua. Quest’ultima infatti si occupa della lingua come codice, mentre la sociolinguistica in quanto comportamento sociale. Risulta pertanto diverso il valore che ha la lingua per un linguista rispetto a quello che ha per un sociolinguistica.

Pertinenza linguistica

Da un punto di vista linguistico:

  • Sistema fonetico, (IPA) ha l’obiettivo di cercare una corrispondenza 1:1 tra rappresentazione simbolica e suono.

ESEMPI: fricative al posto delle occlusive in area toscana (fo’nɛtika -> fo’nɛʃika); la retroflessa nel siciliano e diletti meridionali estremi (ka’val:o-> ka’vaɭ:u) e la vocale arrotondata tipica del settentrione (‘muro -> ‘myr).

  • Sistema fonologico dell’italiano, che si occupa dei suoni distintivi che ogni lingua sceglie di rappresentare.

Quello italiano è un sistema eptavocalico, per l’esistenza di suoni semichiusi e semiaperti, ugualmente le consonanti utilizzate nel nostro sistema linguistico sono in numero ridotto rispetto all’IPA; questo per il concetto di TRATTO DISTINTIVO: quegli elementi della lingua la cui gestione è in grado di trasmettere parole di significato diverso, portando alla definizione di coppie minime, parole dal diverso significato sulla base di un solo parametro => ‘venti / ‘vɛnti [vénti / vènti] ‘bot:e / ‘bɔt:e [bótte / bòtte], funzionale sostanzialmente nel fiorentino panca / banca vite / vide cara / gara, l’elemento minimo differisce per la sonorità (alternanza tra sorda e sonora) foglia / voglia c(i)elo / gelo [‘ʧɛlo / ‘ʤɛlo] chiese / chiese [‘kjɛse / ‘kjɛze], fricativa alveolare sorda o sonora razza / razza [‘rat:sa / ‘raʣ:a], affricata dentale sorda o sonora quando è intensa (doppia)

La scrittura non recepisce questa alternanza tra vocali chiuse o aperte, così come quella tra sorda e sonora per quanto riguarda la -s- (fricativa alveolare) in posizione intervocalica, segnalata sempre con il medesimo grafema. È evidente la presenza di alternanze che sono più produttive di altre, bisogna verificarne il rendimento effettivo -> queste hanno valore fonologico ma a basso rendimento, che danno origine ad un ridotto numero di coppie minime, per questo motivo l’alfabeto non si è preso la briga di segnalarlo graficamente.

La fonologia è un tipo di approccio linguistico alla lingua, di coloro che vanno alla ricerca di tratti distintivi, la cui alternanza trasmette parole di significato diverso.

Punto di vista sociolinguistico

Nonostante la bassa pertinenza linguistica, il caso della fricativa e affricata dentale può essere registrato come ad alta pertinenza sociolinguistica, perché di fronte all’una o all’altra pronuncia è possibile categorizzare socialmente il parlante, in questo caso fornisce informazioni sulla provenienza geografica nel nostro Paese (pertinenza diatopica):

  • Rosa / mese / noioso / risotto
    • Nord ‘rɔza / ‘meze / no’jozo / ri’zɔt:o sempre sonora
    • Sud ‘rɔsa / ‘mese / ‘nojoso / ‘risɔt:o sempre sorda
  • Zappa / zucchero / zoccoli / zampa -> parallelismo con l’affricata
    • Nord ‘ʣap:a / ‘ʣuk:ero / ‘ʣɔk:oli / ‘ʣampa sempre sonora
    • Sud ‘ʦap:a / ‘ʦuk:ero / ‘ʦɔk:oli / ‘ʦampa sempre sorda

Il trattamento di -s- a Firenze. Il diagramma rappresenta l’andamento linguistico di una specifica comunità relativamente ad un tratto, in questo caso sull’asse orizzontale viene indicata l’età del parlante, che aumenta man mano che mi allontano dall’origine, su quello verticale la sonorizzazione della -s- intervocalica. -s- > -z- Quanto più è giovane il parlante, maggiore sarà la possibilità di avere esiti sonori (-z); in età avanzata i valori sono tendenti ad -s- sorda. Le due linee rappresentano rispettivamente il comportamento maschile e femminile (maggior sonorizzazione), che nella fascia più giovane si differenzia in modo rilevante, per poi attenuarsi con il progredire dell’età.

In un contesto diatopicamente caratterizzato come quello fiorentino, dunque, quest’alternanza offre un’altra informazione, la generazione di appartenenza: pertinenza diastratica. All’interno della diastratia si isolano elementi che hanno a che fare con la formazione, ma anche la componente generazione, ovvero elementi involontari come età e sessualità. L’area fiorentina tende ad aderire ai comportamenti linguistici tipici delle zone settentrionali, -s- = -s- età avvertiti come maggiormente prestigiosi.

La pertinenza sociolinguistica può riguardare anche il diverso modo in cui viene prodotto un determinato senso, in termini di frase complessiva e non più di tratti singoli: il significato dell’esecuzione non cambia, però sociolinguisticamente viene trasmesso qualcosa di diverso. Viene da pensare che i protagonisti della situazione comunicativa 1 ‘Non sono affatto a conoscenza delle modalità attraverso le quali io possa aver contratto la parotite epidemica’ siano diversi rispetto alla 2 ‘So un tubo come ho fatto a beccare gli orecchioni’, che presuppone una maggiore familiarità tra i due interlocutori. Il livello di formalità dell’enunciato è evidentemente molto diverso, trasmesso da scelte lessicali diverse. Questa pertinenza sociolinguistica ha a che fare con la dimensione diafasica.

La situazione comunicativa è definita da due parametri: il grado di familiarità tra gli interagenti e l’oggetto della loro comunicazione; talvolta prevalgono i rapporti tra le persone, altre volte l’argomento. Le diverse modalità di espressione non sono però intercambiabili, risulta appropriato ed impensabile rivolgersi con estrema formalità/informalità con determinate persone, ma ogni scelta è pertinente con una situazione comunicativa soltanto.

Analisi della varietà del comportamento linguistico

La sociolinguistica dice che la varietà del comportamento linguistico è analizzabile mettendo a fuoco degli elementi che correlano di volta in volta con delle caratteristiche del sistema sociale, non interessa procedere ad un’astrazione, ma individuare delle regole all’interno della variazione. Secondo la formula proposta dal sociologo del linguaggio, Fishman, occuparsi della varietà dei comportamenti effettivi delle persone significa domandarsi chi usa quale lingua rivolgendosi a chi e quando, il che rivela parlanti e situazioni.

Who speaks what language to whom and when
(J.A. Fishman, 1965)

Dietro ad una lingua vi è un parlante ed attraverso il suo comportamento linguistico posso capire che tipologia di persona è, ma anche le caratteristiche della situazione comunicativa in corso, questo perché la varietà dei comportamenti linguistici non è casuale.

Varietà linguistica nel parlato

La varietà linguistica può essere apprezzata in modo pertinente soprattutto ad una condizione, osservando la lingua per come si configura nel momento in cui viene parlata, proprio perché è il parlato è la dimensione prevalente del comportamento linguistico. Esso è caratterizzato da priorità ontogenetica e filogenetica, ovvero il parlato è la prima modalità che le persone apprendono nello sviluppo del singolo essere vivente, nonché la modalità prioritaria che caratterizza lo sviluppo del genere umano (viene prima la lingua parlata e successivamente la sua codificazione scritta). Dal punto di vista sociolinguistico il parlato è anche il luogo dove possiamo osservare il manifestarsi della variazione linguistica, in diacronia e sincronia. Le lingue tendono a modificarsi nel tempo purché vengano parlate => l’italiano, al contrario dell’inglese è comprensibile anche analizzando testi di secoli fa, in quanto nato esclusivamente per fini letterali e fruito in minima parte oralmente, servendosi dei numerosi dialetti esistenti.

Esempi di specificità del parlato

1° Esempio : trascrizione di un’affermazione di un parlante anziano fiorentino, che, durante un’indagine dialettologica, riflette su una determinata espressione, “essere un acquaio” (mangiare con voracità). Quali sono gli elementi che suggeriscono trattarsi di un’esecuzione orale?

  • Presenza fisica di un interlocutore per esser pienamente decifrati.
  • Tratti del dialetto (unn’è, icchè..) vengono resi alcuni elementi macroscopici, ma non tutti, ad esempio il rafforzamento della velare iniziale i’controretino (fenomeno del raddoppiamento fonosintattico), o la spirantizzazione della occlusiva t che diventa fricativa.
  • Progettazione sintattica “in corso d’opera”.
  • Presenza ricorrente del discorso diretto riportato, attraverso esempi maggiormente chiarificatori.

Ipotesi 1: La specificità del parlato è proporzionale alla presenza in esso di tratti “devianti” rispetto alla scrittura, nella quale vengono interpretati solo figurandosi un atto orale alle spalle.

2° Esempio : trascrizione di area nordica del racconto di una serata. L’esecuzione è parlata perché ..?

  • Presenza di parecchi “riempitivi” (allora, niente, va beh), elementi ridondanti che non hanno rilevanza semantica, ma che servono a colmare delle lacune che si creano normalmente in un progetto linguistico fatto in corso d’opera.
  • Modalità di verifica dell'attenzione (senti; no…). Peculiarità del parlato prototipico è dunque l’elemento dialogico, per quanto è parametro della interattività riconducibile al -> feedback continuo attraverso fatismi e la condivisione spazio-temporale degli interlocutori.

Ipotesi 2: la specificità del parlato sta nel preoccuparsi di mantenere viva l'attenzione dell'ascoltatore.

NB: Ci sono “incertezze” nella progettazione (“E...”; “è... non è…”).

3° Esempio: dialogo così come viene riprodotto nel parlato spontaneo che mostra: un cambio nella organizzazione sintattica, segnali discorsivi, fatismi per accertarsi che la comunicazione non abbia pause ed il canale rimanga aperto, elementi dialettali, l’intonazione (BONEEE!) e sovrapposizione dei discorsi.

Interattività e sincronia

  • Condivisione spazio-temporale tramite elementi soprasegmentali (onomatopee, gestualità e intonazione).
  • Modalità di coinvolgimento per non perdere l’attenzione dell’ascoltatore (fatismi e riempitivi), non potendo contare su una vera e propria progettazione dell’esecuzione. Hanno rilevanza esclusivamente sociolinguistica perché sono dei tratti in grado di caratterizzare una determinata comunicazione come un atto parlato.
  • Impossibilità di cancellare: riformulazioni e autocorrezioni (perché è… non è una persona che noi frequentiamo) per evitare fraintendimenti e mancanza di credibilità; gli esempi d’uso come garanzie di “correttezza”, discorsi diretti riportati perché più comodi della parafrasi e per deresponsabilizzarsi da ciò che è stato detto.

Questi sopraelencati sono dei corrispettivi linguistici che ritroviamo nel parlato di persone di livello diverso, siano essi anziani o giovani, istruiti o non, per questo vengono individuati come prototipici della dimensione comunicativa del parlato.

Coinvolgimento dell'interlocutore

Il coinvolgimento dell’interlocutore avviene prima di tutto attraverso l’introduzione all’argomento del quale si vuol parlare:

  • Il lampredotto bono, bisogna andare da Aurelio
  • Qualsiasi cosa, noi siamo qui

Non c’è esplicitazione dei rapporti sintattici, ma si parte dall’enunciazione di un tema, per la volontà del parlante di far focalizzare l’attenzione del suo interlocutore sull’elemento specifico della comunicazione. Nel parlato l’esibizione dei connotati semantici dell’argomento è più importante delle esplicitazioni delle connessioni sintattiche. Un’ulteriore modalità di focalizzazione avviene attraverso la dislocazione a sinistra del complemento oggetto (Il giornale lo compro io) -> necessita di una ripresa pronominale (il pronome clitico lo non può essere scisso dal verbo); è un esempio tipico di sintassi marcata rispetto all’ordine dei suoi costituenti e alla regola generale SVO.

Semplificazione delle modalità di connessione

  • «Va beh, tu vai avanti che sai la strada» (proposizione causale)
  • «Sono stati sfortunati che un albero gli è cascato addosso»

Il parlato affida al che ogni modalità di subordinazione, come unico connettivo subordinante. Nel parlato la subordinazione è ridotta al minimo, essendo prevalentemente paratattico, e quando è presente viene espressa attraverso questa particella.

Parlato e scritto: esperienza vs. astrazione

Un parlante piemontese a cui viene chiesta la spiegazione del termine pastoia. Il significato assume concretezza poiché il parlato non contempla l’astrazione; spesso, di fatto, per esprimere un concetto si fa ricorso all’esperienza e all’enunciazione di esempi. Ancora una volta la presenza dell’interlocutore è fondamentale (nei dialetti settentrionali viene esplicitato il pronome soggetto), inoltre il coinvolgimento dell’ascoltatore è sempre presupposto perché si chiede una sorta di collaborazione, completando ciò che si dice attraverso inferenze. Al contrario tutto ciò che caratterizza prototipicamente la scrittura è legata all’assenza di un interlocutore ed il messaggio viene recepito in differita.

Il giudizio sulla lingua parlata

La lingua parlata viene giudicata secondo i canoni della lingua scritta, che rappresenta l’unica vera forma linguistica, per cui siamo portati a valutare il parlato secondo i canoni della scrittura, dando l’impressione di esser cosparso di una serie di imperfezioni e devianze. Al contrario, è la scrittura una sistemazione particolare del parlato. Gli elementi linguistici che caratterizzano questa dimensione sono tutti legati alla presenza condizionante di un interlocutore effettivamente presente, a volte più di altre fondamentale affinché il messaggio non venga considerato totalmente incomprensibile [Questo dove lo metto?, i deittici non sono concepibili nella scrittura se non seguiti da una frase come disse X indicando Y perché ricostruisce le dinamiche della comunicazione].

Corrispondenza linguistica della dimensione interattiva

Interattività Corrispettivi linguistici
Gestualità onomatopea intonazione il gesto è un elemento che sfugge alla puntuale descrizione linguistica
Controllo dell’attenzione e del canale segnali discorsivi / fatismi
Procedimenti di messa in rilievo sintassi marcata
Articolazione delle connessioni che polivalente (subordinazione semplificata)
Esempi ed esperienza per esigenza di non sbagliare DDR (discorso diretto riportato) / discorsività

Parlato vs. scritto

  • +Scritto -Parlato

Tutti questi elementi tendono ad addensarsi nella dimensione parlata, nella scrittura i corrispettivi tendono ad essere molto più rarefatti, perché non prevede interattività. La dimensione diamesica ha a che fare con le caratteristiche del comportamento linguistico che prendono in causa il canale comunicativo ed i cui poli tradizionalmente di riferimento sono scritto e parlato.

La scrittura

Le caratteristiche principali di questa modalità comunicativa e per le quali differisce dall'oralità sono:

  • La punteggiatura; che ricalca l’andamento del parlato in quanto stabilisce pause più o meno forti. Ma la scrittura riguarda anche regole proprie, di fatto non accetta che la punteggiatura spezzi predicato e complemento, nonostante nella riproduzione orale possa supporre una sospensione dell’esecuzione.
  • L’ortografia; nella quale ci sono regole che non hanno corrispondenza con il parlato -> lo scritto necessita la maiuscola per i nomi propri.

Cosa succede quando il parlato entra indebitamente nella scrittura, ovvero quando la persona che scrive non ha padronanza delle regole della scrittura? Un contadino toscano, Elio Bartolozzi, scrisse il suo memoriale dopo la sua deportazione nel campo di concentramento di Gusen, dando intonazione ed emotività ad un testo scritto. Nelle scritture di un semicolto sono individuabili una serie di devianze rispetto alle regole canoniche, mettendo il lettore di fronte ad una varietà linguistica dell’italiano posseduto dalle classi sociali meno istruite. Quando la scrittura non è una pratica corrente perché appresa in anni lontani, la gestione delle sue stesse regole, che non hanno appiglio ad altri elementi della competenza linguistica, avviene in modo peculiare o agrammaticale, alla cui base però si trova motivazioni più profonde.

Siamo partiti per un altro campo, poco distante da lì circa 4 Km, campo di lavoro e di Eliminazione chiamato Gusen; . (scritto in caratteri più grandi come se volesse dirlo a voce più alta) Da matausen (scritto con la lettera minuscola pur essendo un toponimo, perché l’ortografia reca delle tracce di emotività qualcuno è mandato anche in altri campi come lavoratori.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vero951 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociolinguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Binazzi Neri.
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