APPUNTI: SOCIETA’ E PROCESSI CULTURALI
1 SISTEMI, SOCIETA’ E COMUNICAZIONE
1.1 LIVELLO DI ASTRAZIONE E CONCETTI FONDAMENTALI
- Nella società odierna esistono vari sistemi sociali (diversi per ogni circostanza quotidiana).
- La teoria dei sistemi sociali è una particolarità della teoria dei sistemi (meccanici, psichici, fisici, ecc.).
- Primo livello di astrazione:
• Il sistema sociale è differente dagli individui (cioè dal gruppo sociale) che lo compongono, poiché essi
possono essere sostituiti senza che il sistema cambi e quindi essi non fanno il sistema sociale.
Es. La lezione universitaria (interazione): Non dipende dagli individui, si può entrare ed uscire senza che il
sistema d’interazione cambi.
• Il luogo costituisce il frame, cioè la cornice tramite cui capisci come comportarti (nasce una reciprocità
di aspettativa).
- Max Weber è il primo a tentare di definire la “società” e quando un fenomeno si può definire “sociale”
nell’opera Economia e società (1921).
- Weber definisce i concetti fondamentali della sociologia distinguendo tra comeportamento-azione e
fare-tralasciare e la teoria dell’azione sociale deriva proprio da questo schema:
COMPORTAMENTO Passato (VENDETTA)
FARE/TRALASCIARE Sociale Presente (DIFESA)
Futuro (PREVENZIONE)
AZIONE Non sociale
- Quando al comportamento si attribuisce un valore soggettivo è un’azione, ma orientandoci in base agli
altri (co-orientamento) se serve ad agire è sociale.
- Secondo una specifica dinamica, ad una sorpresa può corrispondere un’aspettativa delusa:
Aspettativa normativa Continuo a pensare di non aver sbagliato io ad aspettarmi qualcosa
SCELTA Aspettativa cognitiva Rivedo la mia aspettativa perché ho sbagliato io a crearmela
- Parson traduce Weber nel 1937 pubblicando La struttura dell’azione sociale, arrivando poi a Habermas
che nel 1981 pubblica La teoria dell’agire comunicativo.
- Evoluzione della teoria di Weber:
Weber Parson Habermas
1921 1937 1981
1
APPUNTI: SOCIETA’ E PROCESSI CULTURALI
- Weber ebbe due intuizioni geniali:
• Il compito del sociologo è studiare il senso dell’agire.
• L’agire diventa sociale quando c’è coorientamento tra le persone.
- Perché le persone si comprendano e condividano il senso dell’agire utilizzano l’intersoggettività (il senso
condiviso tra i soggetti) unito però alla comunicazione, poiché i sistemi sociali sono principalmente sistemi
di comunicazione.
- Il sistema sociale è una connessione di senso di azioni sociali riferite le une alle altre che si lascia
delimitare da un ambiente di azioni che non fanno parte del sistema (secondo Luhmann).
- Dietro a questa definizione di sistema sociale sono presenti le condizioni elaborate da Weber, poiché si
pone sempre un problema di senso dell’agire che si connettono tra di loro poiché unite le une dalle altre.
- Questa connessione, in termini di senso dell’agire, si lascia comunque delimitare dall’ambiente e da altre
azioni sociali (delle quali però non teniamo immediatamente conto) e occorre tracciare un limite per non
perdersi in una marea di azioni.
- Il sistema sociale, quindi, favorisce una riduzione di complessità e non si lascia identificare nello spazio.
- Secondo livello di astrazione:
• I sistemi non si lasciano identificare nello spazio.
Es. Il figlio va in vacanza in America e la madre aspetta che, appena atterrato, le telefoni.
Dov’è dunque il sistema sociale della famiglia? In Italia o in America? Da nessuna parte, è astratto.
Non è il dormire sotto lo stesso tetto che determina una famiglia ma il frame ci orienta su quale sistema
sociale indirizzarci .
- I luoghi determinano i frame, tuttavia possono rimanere gli stessi pur cambiando il frame (per esempio
una palestra che diventa ricovero temporaneo per i terremotati).
1.2 SOCIOLOGIA COME TEORIA DEI SISTEMI SOCIALI
- La sociologia è un sottosistema della teoria generale dei sistemi (viventi, sociali, psichici) ed è’ una
disciplina recente che si sviluppa tra la prima e la seconda metà del ‘900.
- Il fondatore della teoria generale dei sistemi fu il biologo tedesco Ludwig von Bertalanfey nel 1967.
- Ludiwig propone una distinzione tra sistemi aperti e sistemi chiusi, rinunciando alla distinzione tutto-
parti in favore di sistema-ambiente. 2
APPUNTI: SOCIETA’ E PROCESSI CULTURALI
- Newmann sostiene che la sociologia è una “disciplina indisciplinata” perché si limita a ricerche
empiriche o a studi su ciò che la stessa sociologia ha creato sul piano storico e non teorico ed inoltre tale
disciplina non possiede un linguaggio specifico o ridondanze.
- In America, contemporaneamente, da alcune conferenze sulla cibernetica nasce il concetto di sistemi
auto-organizzati con l’idea che i sistemi complessi siano autoreferenziali (cioè fanno riferimento a sé
stessi).
- Negli anni ’70 due biologi (Mathurana e Vareia) provano ad elaborare una teoria degli organismi viventi,
supponendo che la vita sia un processo cognitivo derivato da sistemi di autopoiesi, cioè che produce sé
stesso a partire da sé stessi.
- La teoria generale dei sistemi parte dal fatto che, essendo tutti sistemi, posseggano qualcosa in comune
che li determini come tali.
- La totalità è diversa dalla universalità, ma la teoria deve essere in grado di fornire una legge particolare
per ogni cosa.
- Le leggi isomorfiche (introdotte da Bertalanfey) sono leggi con la stessa forma a prescindere dalla natura
degli elementi da cui il sistema è composto.
- Le leggi isomorfiche prevedono:
• Sistemi aperti e chiusi (quelli aperti scambiano energia e materia con l’ambiente esterno, mentre
quelli chiusi sono entropici e non scambiano niente con l’esterno).
• Equifinalità (i sistemi possono partire da cose differenti per percorsi diversi, ma arrivare comunque ad
uno stesso stato finale).
• Lo stato finale è di equilibrio-dinamico (come l’organismo umano).
1.3 SISTEMI BANALI E SISTEMI NON BANALI
- Un sistema è banale quando l’input che riceve e l’output che produce non variano, sono quindi sistemi
prevedibili.
- Se qualcosa si rompe, il sistema ci sorprende e in quel caso va di nuovo trivializzato (o banalizzato) è
quindi un sistema tipico delle macchine.
- Nei sistemi non banali input e output sono variabili, pertanto sono basati sulla soluzione con la fiducia
(si fa riferimento alla coscienza)
- Gli organismi, le coscienze e la società sono sistemi non banali.
3
APPUNTI: SOCIETA’ E PROCESSI CULTURALI
- Schema dei sistemi di Luhmann, 1984:
SISTEMI Interazioni, presenza ed
inclusioni
(famiglia, scuola)
Organizzazioni formali
Organismo Coscienze
Macchine Sociali (per riprodurre decisioni)
(vivente, organico) (psiche) SOCIETA’ (include tutto
ciò che ha a che fare con
la comunicazione)
VITA COSCIENZA COMUNICAZIONE
Gli organismi non Le coscienze non La comunicazione
vivono e non vivono e non non vive e non è
comunicano, vivono comunicano (Non cosciente e produce
(Utilizzo di linguaggio riproducono cellule solo comunicazione
non verbale e e non condividono
percezione) informazioni)
- I sistemi sociali, dunque, non sono individui (uomini) in quanto non sono organismi con coscienza.
- C’è un ostacolo epistemologico nel definire lo studio della psicologia come studio dei sistemi sociali, in
quanto non è sbagliata la descrizione, ma il concetto usato per descrivere.
- Questi ostacoli (o errori) sono:
• La società è costituita da esseri umani (concezione dell’umanesimo come condivisione di valori e
complementarietà degli scopi) e ciò va in contrasto col primo livello di astrazione.
• Le società sono distinte tra loro sul piano territoriale (Italia, Danimarco o nord-sud) e ciò va in
contrasto col secondo livello di astrazione.
• La società può essere osservata e descritta dall’esterno (i fatti sociali possono essere osservati come
“cose”) ma ogni osservazione cade dentro alla società.
1.4 AUTOLOGIA ED ETEROLOGIA
- La comunicazione è un evento improbabile (com’è possibile la comunicazione?), per spiegarla dobbiamo
prima trasformare l’evidenza in problema.
- L’evidenza è tutto ciò che verifica la coerenza della nostra esperienza mentre il contrario, cioè il non
evidente, è sorprendente.
- All’inizio del ‘900 Grelling concepisce un paradosso:
• Ciò che è autologico è ciò che parla di sé e descrive sé se stesso.
• Ciò che è eterologico è ciò che parla di altro, all’infuori di sé.
- Ci sono aggettivi autologici ed aggettivi eterologici, analizziamo però gli stessi aggettivi “autologico” e
“eterologico”: 4
APPUNTI: SOCIETA’ E PROCESSI CULTURALI
• L’aggettivo “autologico” è una aggettivo autologico (descrive sé stesso).
• L’aggettivo “eterologico” è sia autologico, perché il suo significato sarebbe attribuibile a se stesso, ma
allora anche eterologico per via del suo significato attribuibile ad altro.
• Russell risolse il problema attraverso la Teoria dei tipi logici, ossia introducendo una sorta di ordine
gerarchico tra la classe ed i suoi elementi ed in questo modo “eterologico” non può essere classificato
in una delle due classi (autologico o eterologico), in quanto di ordine gerarchico superiore agli
elementi che contengono.
- Se l’autologia intesa come descrizione di un oggetto consiste in una operazione dell’oggetto descritto,
allora:
• La descrizione di un oggetto è in realtà una auto descrizione.
• Nella realtà ci sono cose capaci di auto descriversi.
• La descrizione dell’oggetto mentre descrive l’oggetto deve co-descrivere la capacità dell’oggetto di
produrre auto descrizione.
• L’osservatore è incluso sempre nell’orizzonte della propria osservazione (la società).
1.5 EVIDENZA
- L’evidenza rappresenta ciò che ci appare ridondante e sempre uguale a sé stesso e tutto ciò conferma la
coerenza della nostra esistenza.
Esito sorprendente
Elezioni (MA) Procedura ridondante
Notizie nuove
Giornale (MA) Hanno sempre la caratteristica di essere nuove
- Per i primi quotidiani del 1600-1700 era sconvolgente che tutti i giorni accadesse qualcosa degno di
nota, mentre oggi questo è evidente poiché probabile.
- La normalità, quindi, occulta l’improbabilità di ciò che accade.
- Bisogna ragionare in termini contro intuitivi e controevolutivi.
- Si parla di termini controevolutivi perché l’evoluzione rende probabile l’improbabile, mentre noi
ricerchiamo l’improbabilità nell’evidenza (cioè in tutto ciò che è così probabile da essere reale).
- L’uomo che filosofeggia è mosso dalla meraviglia, ovvero si chiede perché le cose siano così come sono e
non diversamente.
- Tutto ciò che è un fenomeno sociale è comunicativo e tutto ciò che accade con la comunicazione è un
fenomeno sociale. 5
APPUNTI: SOCIETA’ E PROCESSI CULTURALI
1.6 LA COMUNICAZIONE
- La comunicazione è un fenomeno emergente ed una realtà a sé stante che non dipende dalla realtà degli
organismi e non dipende o deriva dalle coscienze.
- E’ quindi un qualcosa di più della semplice somma delle parti poiché si tratta di un evento reale
riferendosi ad una realtà.
- Attraverso la comunicazione la società tematizza sé stessa rendendosi tema della comunicazione.
- La comunicazione quindi:
• Quando esiste è un evento reale
• Si riferisce alla realtà e parla di un tema
- La comunicazione è possibile come sintesi di 3 selezioni:
1) Atto del comunicare
2) Informazione
3) Comprensione
- Atto del comunicare:
• Qualcuno agisce in modo comunicativo.
• Qualcuno parla o scrive e sostiene la responsabilità di averlo fatto.
• Chi ascolta può attribuirne un’intenzione o un motivo.
• L’atto del comunicare è inseparabile dall’atto di attribuzione.
- Anche quando qualcuno non comunica possiamo attribuire un agire comunicativo poiché delude
l’aspettativa, in quanto ci aspettavamo che parlasse o dicesse qualcosa e in quel modo comunica di non
voler comunicare (omissione).
- L’informazione è una selezione autonoma poiché il valore dell’informazione non dipende da chi la
comunica, ma dal livello di quanto siamo sorpresi.
- Comprensione:
• Non vuol dire comprendere il senso di qualcosa, poiché possiamo non comprendere ciò che ci viene
comunicato pur capendo che l’altro sta comunicando.
• E’ importante osservare la realtà utilizzando la differenza tra l’atto del comunicare e la comprensione
del significato di ciò che viene comunicato.
• Per noi c’è comunicazione ogni volta che comprendiamo che qualcuno ha voluto comunicarci qualcosa
• Il fraintendimento è una forma di comprensione.
- La comprensione tiene insieme la sintesi che non c’è comunicazione se non c’è comprensione e quindi
tutto comincia dalla comprensione stessa. 6
APPUNTI: SOCIETA’ E PROCESSI CULTURALI
- Ego e Alter:
EGO Atto comunicativo Normalmente
ALTER Comprensione
Ma se tutto comincia dalla comprensione, per noi la storia s’inverte
EGO Comprensione Tutto comincia se noi capiamo che l’altro ha
ALTER Atto comunicativo intenzione di comunicare
- E’ importante notare che Alter è anche Ego in quanto comprende di stare agendo e Ego è anche Alter
perché sa di poter comunicare a sua volta e grazie a questo paradigma è possibile comunicare.
1.7 L’ATTO DEL COMUNICARE
- Un atto comunicativo informativo avviene quando qualcuno informa su qualcosa che ci sorprende
poiché non ne eravamo a conoscenza.
- L’atto del comunicare può informare o su ciò che viene comunicato o su colui che comunica (ironia).
- L’atto del comunicare co-comunica il modo di
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti Riassuntivi - Società e processi culturali
-
Appunti Sociologia processi culturali
-
Appunti di Sociologia ed etnografia dei processi culturali - parte 2
-
Appunti Sociologia dei processi culturali e comunicativi