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Criteri operativi dell’attuale prassi

  • Autenticità: È il criterio secondo cui il monumento va rispettato nella sua materia e nella sua consistenza originaria, rispettando le stratificazioni senza privilegiare un’epoca rispetto ad un’altra. Esempio: Chiesa della Trinità, Venosa, Piacenza.
  • Distinguibilità: Le aggiunte devono sempre essere distinguibili e caratterizzate dalla nuda semplicità, evitando ogni tipo di falsificazione e i “nuovi finti antichi”. Esempio: Monastero S. Salvatore maggiore a Rieti (intonacano le nuove parti).
  • Attualità espressiva: Le aggiunte devono sempre seguire uno stile contemporaneo che parli della nostra epoca, il restauro è anche un processo creativo che prevede l’annessione di parti aggiunte e dev'essere compreso un riutilizzo. Esempio: Museo del Castelvecchio Verona Carlo Scarpa.
  • Minimo intervento: Nel restauro critico conservativo si dà priorità alla qualità e non alla quantità, le aggiunte devono essere lo stretto necessario per il riutilizzo della struttura e anzi le aggiunte devono reintegrare le parti portate via dal tempo la cui mancanza possa danneggiare l’unità figurativa del monumento.
  • Reversibilità: Ogni aggiunta deve poter essere rimovibile in un secondo momento senza causare danni permanenti alla struttura originaria. Esempio: Basilica di Massenzio Roma cerchiature acciaio.
  • Durabilità: Il progetto di restauro dev'essere duraturo nel tempo, almeno paragonabile ai resti su cui si agisce.
  • Compatibilità chimico-fisica: Gli interventi devono garantire anche una omogeneità dei materiali nel tempo, l’uso di materiali che non comprometta il materiale storico ma anzi lo protegga a lungo termine. Esempio: Casa del Fascio Terragni restauro '88.

La nascita del restauro nei secoli

Età classica

Restauro = Rifacimento o ricostruzione. In epoca romana i monumenti erano costruiti per ragioni politiche e adulatorie perciò perdevano valore dopo secoli e venivano talvolta usati come cave di materiale per nuovi monumenti. Soprattutto nel III o IV secolo quando ci fu una crisi economica e gli imperatori si trovarono costretti a dover attuare delle leggi di protezione per i monumenti vietando le costruzioni ex novo prima di aver riparato l’esistente.

Fine IV secolo (480 d.C. circa) cristianesimo

Lo stato assume il cristianesimo come religione di stato, e con ciò si ha la profanazione di tutto ciò che era pagano, e la trasformazione dei templi pagani in chiese cristiane. Come succede al tempio della Fortuna Virile.

Fine V secolo (fine impero romano d’Occidente) 476

Con Teodorico si ha un grande programma di ricostruzione delle preesistenze che fu anche una conservazione.

Periodo bizantino VII e VIII secolo

Il periodo bizantino fu caratterizzato dalla conversione di chiese in moschee perciò anche in questo periodo per ragioni religiose non si ha rispetto per le stratificazioni e per la storia precedente.

XIV secolo

Petrarca scrive una lettera a Cola da Rienzo dove denuncia il bisogno di far tornare Roma alla gloria di un tempo dato che il papa aveva spostato la dimora pontificia da Roma ad Avignone e denuncia le famiglie patrizie per la responsabilità che hanno avuto nel creare questo distacco e per aver causato il fenomeno delle spoliazioni.

XV secolo

Questo periodo è un periodo di cambiamenti perché i papi ordinano dei progetti di liberazione ad esempio del Pantheon dalle case medievali che vi si erano addossate, il restauro di Santo Stefano Rotondo, Pio II ordinò il programma a scala urbanistica per la nuova residenza papale a Pienza. Comunque era un modo di adattare l’antico al nuovo senza cura dell’aspetto storico. Leon Battista Alberti sarà l’iniziatore di un atteggiamento differente rispetto alle preesistenze, poiché scrive “Descriptio Urbe Romae” e “De re aedificatoria” in cui pone le basi per un rispetto delle preesistenze senza il rifiuto dell’architettura contemporanea. Mostra questo atteggiamento in Tempio Malatestiano a Rimini e nella facciata di S. M. Novella.

XVI secolo

Raffaello scrive una lettera a Leone X per denunciare le condizioni in cui sta vertendo Roma. C’è il bisogno di catalogare i monumenti ma lo si farà sempre secondo la discriminazione di alcune epoche come il medioevo, infatti nel rinascimento si consideravano le opere antiche, che venivano studiate scrupolosamente, ma non quelle di epoca più vicina.

XVII secolo

È il periodo della controriforma perciò le chiese vengono modificate per avvicinarsi a una nuova iconografia, gli impianti delle chiese cambiano per assumere una conformazione che talvolta eliminasse le navate laterali per dar spazio alle cappelle laterali che ogni famiglia acquistava. Pantheon Roma, campanili fatti da Bernini per la controriforma poi demoliti nel 1800.

XVIII secolo

Si diffonde la corrente illuminista, si diffondono antichi testi di Vitruvio, De re aedificatoria, Palladio. Nuovo concetto d’arte: l’arte è secondo G. Vico qualcosa di irrazionale, è fantasia, la razionalità nuove all’arte. Winckelmann propone modelli di arte antica come modelli principali, è importante studiare il patrimonio artistico. (Bonelli dice che il restauro nasce da un giudizio di tipo estetico ma anche storico condotto poi con cautela scientifica, rispetta le stratificazioni.) Nuovo concetto di storia: Winckelmann inizia a studiare i periodi storici creando delle categorie e impara a conoscere gli stili artistici. Non è favorevole alle pratiche del barocco che intaccavano le preesistenze. Lo stile è un insieme di principi catalogabili per ogni tipologia edilizia. Introduce il “Bello ideale”

Milizia: in accordo col bello ideale di Winckelmann ed è favorevole al riuso dei monumenti, poiché comprende l’utilitas nell’architettura. Piranesi: per lui il bello è emozionale, differente Crespi: inizia a mostrare i primi pensieri fondanti del restauro ovvero distinguibilità, patina, manutenzione e reversibilità. Cavaceppi: un restauratore del fine 700 che si occupava di scultura ma che impose alcune regole che saranno utili in futuro come ad esempio: non integrare se l’originale non è maggiore dei ⅔, seguire la maniera dello scultore e non il virtuosismo, non lustrare le superfici corrose dal tempo.

800 in Europa

Francia

Dopo la rivoluzione francese si esplicitò il bisogno sempre più forte di tutelare il patrimonio architettonico e artistico che durante la rivoluzione era stato in parte deturpato. Il movimento iconoclasta stava devastando tutto ciò che non rispondeva alla ragione e per questo anche le chiese furono colpite, in particolare durante quegli anni certe vennero usate come saloni di incontro, come scuderie e luoghi per lo più militari. Nel periodo napoleonico quindi in Francia urgeva la formazione di una nuova teoria che guidasse nel restauro dei monumenti danneggiati, alcune personalità spiccavano: Quatremere de Quincy, già precedentemente premeva per la tutela del patrimonio; Alexander Lenoir aveva allestito una galleria le petit augustins con tutte le opere d’arte perdute e abbandonate dopo la spoliazione di chiese e monumenti. Questo successivamente fu considerato negativo per via del fatto che le opere dovevano essere conservate in situ e non separate dal proprio ambiente per rispettare il principio di autenticità. In questo periodo nasce di nuovo la passione per il gotico, considerato lo stile nazionale per eccellenza, per la razionalità con cui si esaltava la struttura, per la continuità di cantiere. Alcuni autori come Victor Hugo esaltavano l’importanza e la bellezza dello stile gotico in Francia.

Regno Unito

Nel Regno Unito parliamo di gothic survival poiché non ci fu mai un reale abbandono dello stile gotico, infatti già nel 1534 con Enrico VIII e il suo atto di supremazia, si definisce il gotico come stile nazionale. Il gotico era legato nell’800 al pittoreschismo, un movimento che si affermava sulla scia della filosofia e del sublime, ben trasmesso dalle raffigurazioni di Piranesi. Le rovine prendono importanza perché suscitano una piacevole malinconia generata dal fatto che la natura ha avuto la meglio sull’uomo.

Italia

In Italia non ci sono mai stati grandi episodi di stile gotico perciò non sarà lo stile nazionale. In questo periodo anzi ci si rivolge sempre di più al patrimonio architettonico esistente e alle rovine romane che si stavano riscoprendo. Infatti si ha la nascita di un tipo di restauro che fonda le basi sulla teoria dell’archeologia con gli scavi di tipo archeologico ovvero scavi stratigrafici, che verranno applicati anche in restauro per la scoperta delle stratificazioni; oppure la ricerca archivistica che sempre proveniva dall’archeologia. Dall’altra parte si forma la consapevolezza del rispetto di alcuni principi tra cui la distinguibilità e l’autenticità. Sono importanti anche alcuni editti emanati dal 1802 al 1822 che chiariscono l’importanza della tutela del patrimonio architettonico e in particolare proibiscono le azioni di spoliazione, garantiscono la catalogazione dei nuovi beni scoperti, bandiscono le demolizioni e formano la Commissione delle antichità e delle belle arti. Si forma una nuova concezione di opere antiche perché sono qualcosa di irriproducibile e gli si riconosce un valore storico.

Durante il dominio francese 1809-1814, abbiamo interventi di restauro su molti monumenti di Roma finanziati dalla Francia e vediamo la nascita del Restauro Archeologico: Stern e Valadier, intervento sul Colosseo a Roma: L’intervento di Stern è sul fronte orientale del Colosseo che mostrava grossi problemi di tipo statico, egli intervenne creando uno sperone in muratura, e decise di murare le arcate che mostravano imminenti segni di crollo. Una singolare decisione fu quella di creare una superficie aggiunta completamente riconoscibile e di lasciare i conci di pietra nella posizione esatta in cui si trovavano prima dell’intervento quindi smossi. Valadier agisce invece contemporaneamente sul fronte occidentale mostrando una maggiore vicinanza all’istanza estetica: decide di costruire un contrafforte che restituisce le antiche forme garantendo anche una grande stabilità. Le arcate quindi sono di numero decrescente dal basso verso l’alto e sono trattati con travertino solo nei capitelli e nelle chiavi degli archi.

Interventi sull’arco di Tito: L’arco di Tito era stato inglobato dalle mura frangipane, quando furono poi abbattute e fu liberato l’arco, questo mostrava gravi danni e problemi di tipo statico. L’intervento guidato inizialmente da Stern fu poi seguito da Valadier e infine viene realizzato un processo di anastilosi, ovvero un processo di ricomposizione di strutture in pietra, che prevedeva delle aggiunte riconoscibili poiché fu usato travertino invece che marmo. Il risultato finale, dopo un lungo processo di numerazione, fu quello di avere un’unità d’immagine dove le aggiunte erano riconoscibili grazie all’uso di un materiale differente e alla semplificazione delle decorazioni.

Quatremerè de Quincy: Pone le basi per il pensiero di Viollet le Duc. Secondo lui il restauro consiste nell’integrazione delle parti mancanti per vecchiezza o altro accidente e nel ripristino delle forme originali, è sostenitore della ricerca storica e della profonda conoscenza del monumento, e della conservazione in situ. Vanno conservati solo i monumenti di cui vale la pena avere una memoria, ed esclude a priori i monumenti di epoca barocca. Ammira il restauro condotto sull’arco di Tito ed è d’accordo nel dire che il restauro va fatto in modo da rispettare l’autenticità con il minimo intervento, però è in contraddizione col dire che va ripristinata la forma originale che potrebbe comportare l’annessione di molte parti. Il restauro della pittura può ammettere delle opere di fantasia ma il restauro di architettura deve seguire delle regole ben precise e promuove l’uso della tecnica dell’analogia.

Il restauro stilistico

Francia

Dopo la rivoluzione francese si ha la necessità di tutelare il patrimonio e per questo, come primo paese in Europa, crea un sistema di tutela centralizzato che nomina “servizio dei monumenti storici”. A capo di questo servizio erano nominati degli ispettori e fra i più importanti ricordiamo Vitet e Merimée.

Ludovic Vitet fu ispettore del servizio dei monumenti storici e cercò di introdurre un programma di restauro che comprendesse il rilievo diretto finalizzato alla catalogazione dei monumenti. Secondo lui durante il restauro l’architetto doveva completamente estraniarsi dalla sua epoca per rivivere nell’epoca del progettista originale e saper ricreare lo stesso tipo di architettura, in modo che il restauro passi inosservato.

Merimée invece fu ispettore fino al 1860 e sostiene il procedimento del rilievo di Vitet aggiungendo una lista di sopralluoghi. Fu uno dei primi ad introdurre il concetto di restauro per analogia e a dare importanza anche all’edilizia minore. Bisogna conservare ciò che esiste e riprodurre ciò che manca. Nasce anche la figura dell’architetto dei monumenti storici, che doveva affiancare l’ispettore in casi particolarmente complicati. Lo stile è un’unità storica e formale che si stabilizza in una certa epoca e gli appartiene.

Contrari a questo tipo di pensiero erano ad esempio Didron il quale era convinto che il restauro dovesse essere l’ultima opzione possibile poiché era sempre meglio consolidare che riparare, riparare che restaurare e restaurare che rifare.

Viollet le Duc 1814-1879

Fu progettista, restauratore, storico dell’architettura medievale e divulgatore. Conduce degli studi che possono essere assimilabili all’anatomia comparata, è uno studioso degli stili, per lui lo stile è un patrimonio di forme appartenenti ad un mondo. Il gotico per lui è lo stile che meglio rappresenta la razionalità, nel restauro l’architetto deve essere umile perché deve arrivare alla spersonalizzazione a favore del rispetto dello stile su cui lavora.

Il suo metodo di restauro consiste di due fasi:

  1. Eliminazione di tutte le stratificazioni per riportare il monumento all’unità di stile e alla sua forma originaria, forma con cui è stato concepito.
  2. Integrazione delle parti mancanti per restituire unitarietà, con lo stile che gli appartiene.

Scrive “Il dizionario ragionato dell’architettura francese del XI e XII secolo” e alla voce Restauration dice che restaurare un edificio non significa rifarlo ma significa portarlo ad uno stato di integrità che potrebbe anche non essere mai esistito. Riporta sempre lo stato iniziale e lo stato finale dei restauri, documentando tutti i passaggi. Per lui è molto importante l’apparato tecnico, perciò è convinto che si possano usare le tecniche moderne per migliorare un monumento, così come farà con la guglia di Notre Dame. Fa un’analogia fra medico chirurgo e restauratore per far capire l’importanza della documentazione, infatti se si agisce nell’ipotesi è meglio non agire: è meglio lasciar morire il paziente piuttosto che ucciderlo. Questo suo atteggiamento è in realtà contraddittorio perché nella pratica agirà anche dove non ha certezze documentate. Il dizionario contiene molti esempi in cui mostra dei casi e il suo modo di agire.

Interventi di restauro

Chiesa di Madeleine a Vézelay 1840: Chiesa gotica che durante il periodo della rivoluzione fu usata come scuderia. Studia approfonditamente questo progetto in cui non era mai stato realizzato uno dei due campanili in facciata ma decide di non completarlo, anzi fa solo delle opere di consolidamento. Fu una delle sue prime opere in cui mostra ancora un atteggiamento che non è tipico del suo stile futuro.

Notre Dame de Paris, 1844: La chiesa di Notre Dame fu il punto di partenza per il cambiamento del suo metodo di restauro, infatti da quest’opera in poi inizierà il vero e proprio restauro stilistico. La documentazione, su cui lavorò molto e fece numerosissimi schizzi. Dalla documentazione però non apparì mai la volontà di costruire le guglie e perciò rinuncia a questa aggiunta, dopo l’incendio del 1792 la guglia costruita in legno era stata distrutta perciò decide di ricostruirla sulla base dei disegni originali ma in ghisa, materiale moderno e più resistente. Agisce anche sulla facciata ripristinando il pilastro di architrave del portone centrale che era stato rimosso per facilitare le processioni, poi agisce in maniera aggiuntiva su quella che sarà nominata la “galleria dei re” aggiungendo 70 statue nel marcapiano della facciata. Ripristinò anche l’altezza originaria delle navate laterali.

Notre Dame de Clermont-Ferrand, 1867: In questa chiesa, per la quale era stato richiesto un ampliamento e la completazione della facciata principale, Viollet trovò l’occasione per ricreare la tipica cattedrale gotica del XIII secolo, immedesimandosi completamente nel periodo. Produce qualcosa che potrebbe anche non essere mai esistito, infatti agisce in facciata per analogia di alcune chiese fondanti dello stile gotico come la cattedrale di Reims e di Amiens. Crea una facciata contenuta fra due torri coronate da guglie, un solo portone centrale così come verosimilmente l’avrebbe pensata un architetto gotico.

Cattedrale di Saint Denis: Il progetto proposto da Viollet...

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/19 Restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elisab2 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e storia del restauro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Giannattasio Caterina.
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