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Teoria e storia del restauro

La teoria del restauro nasce nell'800, dopo la rivoluzione francese. Si sviluppano i primi principi che poi verranno affinati nei due secoli successivi.

Viollet Le Duc (1814-1879)

Formato a Parigi, opera negli anni '40 dell’800. La Francia in quel periodo si pone il problema di come salvaguardare il patrimonio architettonico, per questo crea delle istituzioni e delle commissioni atte ad occuparsi del patrimonio storico valutando come agire su ogni opera del patrimonio nazionale.

Dizionario Ragionato sull'Architettura: Viollet Le Duc fece parte di queste commissioni e valuta e sperimenta con approccio empirico per poter formare una teoria che ancora non esisteva. I monumenti sono diventati opere stratificate, modificatesi nei secoli per vie economiche, per questo bisogna ricondurle alla loro forma originaria.

Per poter ricondurre l'opera alle sue origini bisogna sapere riconoscere le fasi che non appartengono all'opera così come questa è stata concepita. Quando le fonti originarie sono lacunose non ci si può rifare ad esse, si devono poter colmare anche attraverso fantasie che ridavano infine all'opera la sua unitarietà di stile. Processo di falsificazione: si opera su un monumento non tramite ricostruzione dell’esistente ma attraverso la ricostruzione di uno stato d’integrità fittizio che potrebbe anche non essere mai esistito.

Cittadella medievale di Carcassonne

Carcassonne è un piccolo comune della Francia nel quale Viollet opera un restauro quasi non percepibile, senza rispettare la distinguibilità fra vecchio e nuovo. Oggi questo approccio non è apprezzabile per il metodo che si usa che porta al risultato finale. Però Viollet ci offre la possibilità di apprezzare comunque opere che altrimenti sarebbero state perdute.

È importante in questo caso come in molti altri di Viollet il Metodo di rilievo, che offriva disegni accurati del pre e post restauro. Egli studiava bene le opere ed il loro contesto, la tipologia architettonica e, a seconda del luogo, sviluppava diverse strategie. I materiali e le strategie utilizzate erano sempre appartenenti alla tradizione locale.

Processo di ricostruzione delle opere lacunose per analogia: si osservava e si studiava attentamente il ventaglio di opere del luogo e si ricostruivano le lacune per analogia. Non veniva quindi rispettata la differenza fra antico e nuovo, il restauro passava inosservato dando l’idea di essere un’opera antica ben conservata.

Cattedrale di Saint Denis (1136-1270) restauro 1870

Nel 1870 Viollet si occupa del restauro della cattedrale. Nelle cattedrali gotiche il progetto originario spesse volte prevedeva due torri campanarie simmetriche che però poi per vari motivi, specialmente economici, in cantiere non venivano realizzate. In questo caso si riuscì a realizzare solo una delle due torri campanarie. Il progetto veniva rivisitato in cantiere. Viollet si chiese quindi qual’era l’effettiva opera originaria, quella prevista dal progetto o quella realizzata. Oggi pensiamo che l’autentico sia rappresentato da ciò che alla fine è stato realizzato ma per Viollet era il progetto poiché questo era capace di rappresentare i canoni estetici dell’epoca. In Francia infatti si predilige il processo ripristinativo.

Viollet Le Duc si trova davanti ad una cattedrale asimmetrica, decide quindi di completare l’opera riportandola ai canoni estetici di progetto. Nel restauro infatti abbiamo due istanze: l’istanza storica e l’istanza estetica. Viollet predilige quella estetica arrivando anche a distruggere parti dell’originale per arrivare ad un’unità stilistica.

In epoca rinascimentale la religione portava a canoni estetici ben diversi da quelli gotici, per via dell’eccessivo costo di demolizione e ricostruzione però ci si trovò a modificare ciò che era presente per dare una nuova immagine secondo il gusto del periodo. Ciò portava inevitabilmente a delle stratificazioni. Viollet propose un progetto mai realizzato in cui rimuoveva le superfetazioni cinquecentesche e riportava la cattedrale alle origini.

Centro di Figeac

Figeac è un paesino in Francia che fu restaurato negli anni ‘90 con un approccio ripristinativo così come avrebbe fatto Viollet. Lo studio fatto sul luogo produsse fedelissime ricostruzioni dalle sembianze secentesche. Precedentemente in Italia e in Francia per conservare meglio gli elementi in argilla o in legno venivano fatte delle parti intonacate. Oggi invece lasciamo a vista, così come viene fatto a Figeac. Si elimina la materia storica per rispettare i principi estetici. Oggi si rispetta più l’apporto storico. Rue de canal parte di Figeac in cui le finestre cinquecentesche vengono rimosse per far posto a falsi storici gotici, più in linea con lo stile francese.

Il restauro critico

Storia = riconoscimento + valutazione Atto critico. Restauro = Atto critico

L’atto critico si basa sulla dialettica di due istanze: Storica ed Estetica, data l’ambivalenza storica ed estetica che la stessa opera ha. L’intento è liberare l’immagine dell’opera seguendo un processo critico. Ci si pone davanti all’opera e di volta in volta ci si chiede se è più importante avvalorare i valori formali o documentari.

Il momento preliminare di questo processo consiste nel riconoscimento dell’opera, si prosegue con l’emissione del giudizio ed infine arriva l’intervento. Quindi non c'è un processo fisso nel restauro critico ma si valuta caso per caso. Il processo per liberare l’immagine dell’opera include anche l’atto creativo, la fantasia da evocatrice diventa produttrice, proprio per questo l’architetto/restauratore deve possedere:

  • Preparazione storica, artistica e architettonica;
  • Competenza tecnica;
  • Umiltà.

Oggi un monumento non è solo una grande cattedrale, ma anche una chiesetta. Il restauro non serve solo per conservare le opere più grandi ma anche quelle che nel loro piccolo conservano e testimoniano una civiltà, un periodo o una cultura.

Statua di Domiziano/Nerva P. Martellotti

I principi del restauro valgono allo stesso modo sia che si tratti di architettura che di pittura o di scultura. Questo intervento di restauro in particolare è stato fatto sui resti bronzei della statua rinvenuti nel 1968 a Miseno. Invenzione di un supporto espositivo dal differente materiale rispetto ai resti, in modo da ottenere un’unità potenziale dell’immagine seppur non avendo un’unità stilistica. Concezione realmente critica del restauro che porta un’immagine percepibile e rispetta la differenza fra la storia ed il restauro.

Torre di Salomon, Visegrad, Ungheria. J.Sedemayr

Mastio del XIII secolo, presentava numerose lacune che portavano l’occhio umano a non apprezzare l’opera pienamente, per questo fu fatta un’integrazione volumetrica nella torre per poterle ridare il valore di fulcro spaziale paesistico che aveva perso. Ora si mostra come un’aggiunta autenticamente moderna perché realizzata con la Tecnica del rigatino ovvero una tecnica di restauro sviluppata negli anni ‘40 che consente di trattare le superfici aggiunte per reintegrare un’opera attraverso una trama rigata. Lo scopo è quello di mantenere la leggibilità delle parti ma rispettando i criteri di distinguibilità. Nella torre si vede il rigatino a tratti paralleli. Oggi non dobbiamo creare dei falsi ma dobbiamo rendere la nostra azione distinguibile (C.Brandi).

La vergine con il bambino, Tuscania. Mora e Philippot

Qui è stato usato un bisturi per creare linee verticali e orizzontali che potessero lasciar distinguere ciò che è attuale e ciò che non lo è.

Maritime museum, Plamas, Gran Canaria. Nieto y Sobejano

Nelle lacune è stato adoperato l’acciaio COR-TEN, fortemente distinguibile dal resto del costruito.

Castello di Burgos, Spagna. Camillo Boito

Ha usato una nuova tecnica ispirata all’approccio di due opposti: Ruskin e Viollet. Utilizza dei blocchi di pietra e dei mattoni che grazie a dei segni che riportano in superficie appaiono come antichi da lontano ma sono distinguibili come nuovi da vicino.

Basilica di S.Pietro in Vaticano. G.Zander

Tecnica della pulitura con laser, elimina le croste nere ma non danneggia la pietra né elimina le patine. La patina è un elemento importante nel restauro critico che si batte per la sua non cancellazione: è il segno di come l’opera ha affrontato i secoli, è il velo che il tempo lascia sull’opera. L’architetto G.Zander ha eseguito un’ottima pulitura, frutto della sua preparazione tecnica e storico-critica, ha lasciato la caratteristica patina che il travertino ha assunto negli anni. Secondo Bonelli l’opera effettuata da Zander, ha raggiunto la perfezione tecnica e storico-figurale che ha mantenuto gli effetti cromatici esaltando la vera immagine chiaroscurale. Brandi è del parere che un’opera invecchiata in modo naturale è più bella di un’opera pulita poiché si cancella il processo evolutivo.

Scuola Grande S.Rocco, Venezia

Sostituzione dell’intonaco con uno materialmente compatibile, per scelta aggiunto con forme geometriche e di colore uguale in modo da conferire unità d’immagine ma comunque essere riconoscibile.

Palazzo Farnese, Roma

Conservazione dei mattoni in facciata, vengono usati mattoni leggermente più chiari per rendere distinguibile l’intervento.

Le attuali prassi operative del restauro

La pura conservazione

La pura conservazione è un metodo di restauro per il quale la sola istanza storica è ciò che guida il progetto di restauro, e questo avviene solo se ci sono lacune, non deve esserci alcun apporto creativo.

Chiesa di S.Domenico, Lisbona

Un incendio eliminò tutto compresa la fabbrica barocca. Gli interni rovinati vennero ripristinati e nelle pareti al posto degli affreschi perduti venne usato il colore rosso che ricorda il dolore per questa brutta perdita.

Chiesa del Carmine, Lisbona

Grosse lacune che non vennero integrate ma si cercò di salvaguardare ciò che rimaneva. Le volte sono andate perdute però si conserva l’ossatura.

Palazzo della Ragione, Milano. Marco Dezzi Bardeschi

La differenza fra il pre ed il post restauro non è percepibile. Manca l’intonaco nella parte superiore dell’edificio, ma questo non viene rifatto, bensì si è deciso di utilizzare un materiale trasparente protettivo per la struttura sottostante in modo da poterla conservare. Invece nell’inesistente, nelle cosiddette lacune, si può agire liberamente, infatti aggiunge una scala che non dialoga minimamente con il resto. Laddove mancano delle parti il restauratore può intervenire liberamente.

Monastero di Carracedo. Salvador Perez Arroyo

Stesso approccio di Dezzi Bardeschi a Milano ma con un maggior dialogo con il preesistente nelle aggiunte. Il restauro dell’esistente lo rende come congelato nel tempo così com’è. Dove ci sono lacune invece è stato utile fare delle aggiunte come la scala con la passerella che intaccano le strutture solo per le parti necessarie e sono fatti di materiali che dialogano con il resto.

Werner Tshcoll

Architetto che ha studiato le opere italiane con molta attenzione e riproduce gli effetti minimal del restauro italiano. Il vecchio è congelato ed il nuovo è un gesto minimale. Interviene nella struttura storica solo con elementi che richiamano il passato come l’acciaio COR-TEN.

Castel Firmiano

Cerca di rendere funzionale il tutto attraverso scale ed ascensori, ma nulla viene ricostruito.

Eiswoog a Rasmen

Qui ha deciso di mantenere la struttura esterna ma la riutilizza creando una piccola abitazione creando un involucro interno completamente indipendente, una piccola abitazione che viene conservata e che ha importanza. Un gesto minimale e reversibile, formato di legno con aperture vetrate che coincidono con la preesistenza.

Criteri operativi del restauro

L’autenticità

È un criterio che consente di mantenere le stratificazioni che hanno investito un’opera. L’intervento deve svolgersi mantenendo l’autenticità dell’opera senza privilegiare un’epoca rispetto ad un’altra, in caso di stratificazioni cronologiche. Lo spirito operativo deve essere conservativo o come diceva Brandi “rivelativo”. Le nuove aggiunte devono essere riconoscibili a vista e distinte dall’antico garantendo l’unità figurativa del monumento. Le parti originali devono essere mantenute nella loro consistenza primitiva e non celate alla vista, neanche per il lodevole intento di preservarle. Va portata massima cura all’intorno del monumento in modo da rimuovere le più gravi cause di degrado.

Santa Maria Collemaggio, L’Aquila

Nel corso del tempo la chiesa medievale ha subito modifiche barocche che poi sono state rimosse per un restauro che prevedeva il ritorno alle origini, rimuovendo stucchi e soffitto ligneo. Ora la chiesa non è autentica, perché si è eliminata la stratificazione barocca.

Abbazia della Novalesa, Torino, cappella di S.Maria

Si sono restaurati gli intonaci senza apportare modifiche a ciò che esisteva.

Chiesa della Trinità, Venosa (Potenza)

Il colonnato è stato mantenuto così, manca ancora la copertura ma questa è stata una scelta operativa.

La distinguibilità

Le aggiunte devono essere distinguibili attraverso l’uso di un linguaggio attuale, evitando ogni tentativo di imitazione o di falsificazione storica. Vanno rifiutate le operazioni imitative, con ogni forma di “nuovo finto antico” sperimentando invece le attuazioni minime in chiave attuale che si devono fare sull’opera. Le opere volte alla manutenzione o alla messa in sicurezza o al mantenimento contro gli agenti atmosferici si devono limitare al minimo indispensabile mantenendo un carattere di nuda semplicità.

Monastero di S.Salvatore Maggiore, Rieti

La ristrutturazione e il restauro sono perfettamente distinguibili da ciò che era preesistente perché il nuovo prende una colorazione neutra e viene intonacato mentre il preesistente è in muratura a vista. Nelle volte interne, in parte perdute, per ricreare l’ossatura della volta l’intonaco che ha una forma, in modo da restituire l’immagine preesistente ma senza creare falsi.

L’attualità espressiva

Si devono rispettare le moderne esigenze creando aggiunte che siano espressive dello stile odierno e quindi completamente distinguibili. L’intervento deve conseguire l’autenticità dell’opera senza respingere a priori l’uso di materiali e di tecnologie avanzate, ovviamente rispondendo agli altri criteri. L’espressività consiste nella correttezza ed efficacia dell’aggiunta conseguita con materiali e tecniche moderne o con materiali e tecniche tradizionali reinterpretate in chiave moderna. L’atto espressivo deve avere come frutto l’opera risanata, consolidata, protetta perché deperibile, funzionalizzata e riutilizzabile o comunque apprezzabile sempre uguale o com’era in modo da poter continuare ad essere e significare ciò che è ora e nel futuro.

Museo del Castelvecchio, Verona. Carlo Scarpa. 1956

Aggiunte con approccio moderno consentono di riutilizzare il sito come museo. Posizionamento di una scultura di Cangrande della Scala tra le mura trecentesche e un fortino napoleonico. Un punto di raccordo che viene valorizzato dall’uso del cls armato, una tecnica moderna che non intacca la struttura.

Piazza Armerina, Enna, Villa del casale. F.Minissi

Coperture di antiche rovine in chiave moderna e completamente reversibili. I mosaici sono protetti e ciò non è vincolante perché rimovibile in ogni momento.

MUseo Reina Sofia, Madrid

Struttura che aveva bisogno di una nuova vita e che venne adeguata alle odierne esigenze attraverso l’aggiunta di due moderni ascensori in facciata. In questo modo l’aggiunta non ha intaccato la struttura ma ne ha modificato la percezione, non si intacca la matericità.

Castello di Nedde

Aggiunte che si autodenunciano perché fatte in acciaio e vetro.

La reversibilità

Operare per aggiunta e non per sottrazione, essendo l’aggiunta reversibile rispetto alla sottrazione. Le aggiunte previste dall’intervento devono essere rimovibili in qualsiasi momento. Il restauratore deve prevedere nel progetto delle tecniche che abbiano il minimo grado di invasività, attuabili con materiali sperimentati e scelti pian piano a seconda dei casi studiati. Anche i saggi diagnostici quindi devono prevedere tecniche non invasive, come ad esempio termografia e ultrasuoni che sono preferibili a carotaggi (analisi del terreno con perforazione). È molto importante che la funzione non sia la ragione del progetto perché va valutata quale funzione nuova possa danneggiare meno la struttura scelta e la reversibilità è importante perché se la funzione non dovesse essere utile un domani, è possibile rimuovere le aggiunte e tornare al punto di partenza.

Basilica di Massenzio, Roma

Sono state aggiunte delle cerchiature metalliche all’esterno delle strutture e questo perché un domani...

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/19 Restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elisab2 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e storia del restauro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Giannattasio Caterina.
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