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Storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici

Capitolo primo – Metodi e fonti

L’Africa ha la storia più antica del mondo e gli europei non l’hanno scoperta. La storia africana legata al mondo mediterraneo-asiatico musulmano e a quello dell’oceano Indiano è invece rimasta a loro ignota. Gli europei cominciarono a penetrare nel continente nel 1795 e sono stati loro a fare della geografia africana un oggetto di studio. Il nome Africa venne usato per la prima volta dai Romani, ma solo per indicare il retroterra immediato della loro grande nemica, la Cartagine punica. Solo con la circumnavigazione del continente essa viene designata.

L’Africa è nata dalla cartografia. A partire dal 500, i testi prodotti dagli europei la descrissero e la formarono secondo il loro punto di vista. All’origine del disprezzo, del ripudio si trova la cosiddetta “tratta negriera”. L’originalità della tratta atlantica fu di stabilire una volta per tutte il colore degli schiavi: a partire dal 600 e poi 700, uno schiavo atlantico non poteva che essere nero, e ogni nero era destinato per natura a diventare schiavo, da qui “negro” diventò sinonimo di “schiavo”.

In Africa la storia e l’etnologia si svilupparono nel momento in cui la supremazia europea si affermava con violenza sul resto del mondo. Se i filosofi del 700 si schieravano ostili alla schiavitù, assumevano un comportamento ambiguo quando si trattava di capacità mentali e intellettive dei neri. Lo zar Pietro I il Grande, grande sostenitore dell’illuminismo, volle dimostrare che l’intelligenza era un dono aristocratico, quale fosse la razza originaria; egli fece allevare alla corte di Russia uno schiavo che in seguito diventò poi uno dei suoi primi generali.

La scarsa conoscenza e il disprezzo dei neri hanno una lunga storia. Le ricerche sull’Africa sono state per secoli condizionate da pregiudizi trasmessi da una maggioranza di storici ed etnologi dell’epoca coloniale fino a oggi. Questo continente è immenso, composto da 54 stati molto diversi per paesaggi, lingue e storie. L’Africa non è un territorio omogeneo e tantomeno uno stato o nazione. Questo continente solo di recente ha conosciuto una relativa unità, dovuta a fenomeni drammatici successivi:

  • Le tratte degli schiavi: che si diffusero tra il 500 e l’800; le loro destinazioni, oltre alle tratte interne al continente, furono molteplici.
  • La colonizzazione europea: che investì l'intero continente. Intorno al 1900 l'intera Africa era colonizzata tranne Etiopia e Liberia.

La colonizzazione è durata meno di un secolo, mentre l'indipendenza risale a un paio di generazioni fa. La nostra umanità nasce in questo continente, l'Egitto è il padre del mondo. I motivi che portano questo continente a non riuscire a far sviluppare attività produttive sono molteplici:

  • Le condizioni ecologiche: terre in genere povere tranne che sul Nilo, rischi secolari di lunghe carestie in gran parte del continente, antiche malattie mai debellate.
  • Le conseguenze in seguito alle colonizzazioni.

Capitolo secondo – Le origini

Secondo lo studioso della preistoria Coppens, in Africa orientale sono stati riportati alla luce i resti di una piccola donna, chiamata Lucy dal suo scopritore. Lucy sarebbe vissuta circa 3 milioni e mezzo di anni fa e sarebbe stata costretta ad adeguarsi alle condizioni climatiche. Questa tesi non ebbe vita lunga per due motivi: è dimostrato che non discendiamo da Lucy in maniera diretta perché non aveva discendenti; l'altra è stata la scoperta nel deserto del Ciad di un cranio fossile, il quale avrebbe avuto il doppio dell'età di Lucy.

L'essere destinato a diventare umano imparò dapprima a scendere dagli alberi per mettersi in posizione eretta trasformandosi poi dapprima in: Homo habilis, Homo erectus, Homo faber, Homo ergaster, Homo sapiens e Homo sapiens sapiens.

Capitolo terzo – L'ambiente e i popoli

Il continente africano è massiccio, poco rivolto verso il mare e costituito da vasti altipiani d'erosione sovrapposti. Lo zoccolo su cui poggia risale all'era paleozoica, per cui vi furono solo pochi corrugamenti. Le zone più elevate sono situate in prossimità delle coste, l'Etiopia rappresenta quasi la totalità degli altipiani situati oltre 2000 metri di altitudine. Le coste sono poco accoglienti e sono rimaste a lungo disabitate. All'interno, il continente vede susseguirsi ampi bacini idrografici: conca centrale del Niger, fiume Congo, bacino dello Zambesi il quale facilitò la circolazione di uomini e carovane.

I movimenti di popolazioni collettivi hanno caratterizzato la storia del continente. Essi furono incoraggiati dalla complementarità di regioni delle risorse molto diversificate: il sale e il ferro hanno scambi interni; il sale e l'oro scambi diretti verso l'oceano Indiano; il rame logo di scambi a lunga distanza. La vegetazione africana è povera di sale visto che esso è prodotto in zone delimitate. Il ferro bisognava cercarlo lì dove lo si trovava. L'Africa ha anche la nomea di essere un continente insalubre.

Questa caratteristica si è accentuata nel corso degli anni soprattutto con lo sviluppo di nuove malattie dovuto alle scarse condizioni sanitarie. Gravi malattie mortali come: malaria, quella del sonno, la lebbra; tutto ciò senza contare una vita animale molto pericolosa per l'uomo visto che trasmettono numerose malattie come l'oncocercosi trasmessa da una zanzara che porta alla cecità; la febbre gialla, il vaiolo ecc. Ma la malattia più diffusa è l'AIDS.

Clima, vegetazione e idrografia hanno creato costrizioni alla vita rurale. L'Equatore divide il continente a metà; il clima mediterraneo regna a nord e sud del continente, più si avanza verso i tropici e più si estende il deserto. Al di là dei tropici si ripresentano le piogge, ma la stagione umida ha luogo nei mesi più caldi. La stagione delle piogge si estende a sud del deserto, ai margini del Sahara, nella regione del Sahel dura massimo 2 mesi; il clima si fa sempre più umido e troviamo due stagioni delle piogge alternate a 2 stagioni secche.

La savana fu per secoli una zona ricca privilegiata dai coltivatori, durante le stagioni secche permetteva l'allevamento del bestiame. Ma il cambiare delle condizioni climatiche ha portato alla riduzione della selvaggina, quindi dell'allevamento. Più si scende verso l'Equatore e più la stagione delle piogge si allunga, esse durano quasi tutto l'anno nella zona della foresta vergine. Le differenze climatiche hanno determinato una vegetazione naturale che ha a lungo influenzato i modi di vita: il deserto è la zona dei nomadi che praticano la transumanza.

Nella savana le piogge della stagione calda hanno favorito la coltivazione di specifici cereali: sorgo, miglio, mais, fagioli e manioca. Tranne che nell'eccezionale valle del Nilo, il terreno africano è povero, di caratteristico color rosso, nella zona tropicale, nelle lunghe stagioni secche, il sole allo zenit favorisce la formazione in superficie di vere e proprie croste rosse formate dai residui dell'evaporazione. Nella zona equatoriale l'impetuoso scorrere delle acque lava il terreno, lasciando per la coltivazione solo un'argilla di laterite impoverita di sali minerali.

A seconda della zona climatica, i contadini adottarono varie soluzioni. La policoltura alimentare degli altipiani dell'Africa centrale e orientale offre un notevole campionario. In assenza di concime animale, il sistema prevalente fu rigenerare il terreno grazie alla tecnica del terreno debbiato la cui cenere serviva a migliorare le terre. Conseguenze di questo sistema sono state le riduzioni di terreno coltivabile nei pressi dei villaggi.

Le antiche regole della rurale non creavano grandi problemi prima della colonizzazione, ma poi i coloni si impadronirono delle terre migliori per parcheggiare gli indigeni in riserve inospitali. Si è capito il motivo del perché gli africani usassero ancora la ruota. Il perché era che la popolazione africana conosceva molto meglio il territorio rispetto agli europei, ma nonostante usassero tecniche ancora arretrate, ogni volta che ne avevano occasione, hanno saputo innovare.

L'evoluzione della popolazione è avvenuta per diversi motivi: oltre a deficit di popolazione causato dalle partenze dal continente vi erano le guerre incessanti, massicci spostamenti di popolazioni che fuggivano al brigantaggio. A questi motivi si aggiungevano anche cause climatiche, di epidemie e di sciami di cavallette che distruggevano i raccolti.

Variazioni di popolazioni e movimenti migratori sono dipesi in larga misura dalla storia climatica del continente. Le fasi di forte piovosità stimolavano le popolazioni a mettere in atto strategie compensatrici efficaci. Si tratta in genere di fasi di crescita demografica e di buona reattività politica in caso di aggressione esterna. Sono noti gli sconvolgimenti di lunga durata provocati dal prosciugamento del Sahara, che comportò la dispersione delle popolazioni verso nord o sud.

Nell'Africa centrale la fase pluviale corrisponde anche all'adozione del mais proveniente dall'America e capace di dare un impulso alla crescita demografica. Nel 1750 però il mais dovette cedere il posto alla coltivazione di sorgo e miglio. Tra il 1840-70 gli accidenti climatici furono abbastanza distanziati e permisero la ripresa demografica ma a partire dal decennio 1860-70 la siccità si mise a colpire in media ogni cinque anni, provocando la decimazione del bestiame e l'impoverimento graduale del terreno.

Nonostante le difficoltà del continente, le popolazioni africane hanno sempre trovato modo di resistere e di vivere adattandosi alle circostanze. All'interno del continente poi, non possiamo identificare una lingua nazionale, perché ogni stato, villaggio o fazione ha una lingua diversa. La più antica è quella bantu.

Capitolo quarto – L'evoluzione delle strutture sociali

Per milioni di anni l'Africa è stata la culla dell'umanità, ma di un'umanità che sembra essersi poi sviluppata altrove, a spese del continente che l'ha vista nascere. L'Africa praticava un'economia di sussistenza, il lavoro della collettività rurale aveva un basso livello di specializzazione, il livello tecnologico rudimentale rendeva poco significativo il controllo materiale dei mezzi di produzione: quasi tutti possedevano una zappa, tutti potevano coltivare i campi, il concetto di proprietà della terra non esisteva. La terra non poteva diventare di proprietà, era un dono dal cielo che assicurava la s...

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Scienze politiche e sociali SPS/13 Storia e istituzioni dell'africa

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Franiov di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dei paesi afro-asiatici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Mosca Liliana.
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