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Storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici

1. Le radici del diritto internazionale coloniale

La penetrazione europea nei territori afro-asiatici si sviluppa attraverso diverse figure di governance. Possiamo dire che un diritto coloniale strutturato a livello internazionale comincia a livello ufficiale dalla Conferenza di Berlino, svoltasi dal novembre 1884 al febbraio 1885 e talvolta conosciuta col nome di Kongokonferenz.

Prende vita in questa occasione l’idea di una spartizione dell’Africa, che tuttavia non avviene ancora materialmente. Obiettivo della Conferenza è infatti quello di delineare un quadro che possa evitare il sorgere di conflitti fra paesi europei nella corsa alla colonizzazione dell’Africa, come nel caso qui trattato dell’incursione belga in Congo, favorita attraverso l’azione privata del re Leopoldo II e dalle esplorazioni di Stanley.1

La nuova entità così creata, denominata Stato Libero del Congo, andava a incunearsi fra i possedimenti francesi del Gabon e dell’alto Congo, i cui confini erano stati sanciti dal trattato Brazza-Makoko del 18802, e quelli portoghesi in Angola. Proprio un trattato anglo-portoghese per il blocco all’accesso del fiume Congo del 1884 è il principio della disputa fra il Portogallo e il Belgio, in quanto avrebbe bloccato l’unico accesso all’Atlantico del nuovo Stato.

La Germania bismarckiana si fece quindi promotrice di una Conferenza che garantisse la pace fra le potenze europee in espansione in Africa, il cui risultato è l’Atto Generale di Berlino, composto di 38 articoli. Fra le altre disposizioni viene prevista l’abolizione della schiavitù, il libero accesso al Congo, la creazione di due aree di libero commercio e l’impegno per gli Stati europei a mantenere queste aree smilitarizzate (art. 10).34

Particolarmente importanti per la creazione di un diritto internazionale coloniale sono gli articoli 34 e 35, che stabilivano i termini dell’occupazione delle coste e introducevano la previsione di un registro delle occupazioni conservato a Berlino. L’articolo 35 stabiliva in particolare l’obbligo di instaurare nei territori occupati un’autorità sufficiente a far rispettare i diritti acquisiti, danneggiando in particolare il Portogallo, impossibilitato a continuare a limitarsi al controllo costiero, e ponendo fine di fatto alle occupazioni fittizie.5

Su queste basi si creerà quindi nel 1912 un primo assetto coloniale fisso, che cambierà dopo la Grande Guerra. Con esso muterà poi anche la disciplina internazionale della colonizzazione grazie in primo luogo agli Accordi di pace del 1919 e ai Quattordici punti di Wilson, ma anche alla Carta della Società delle Nazioni, che introdurrà la figura di governance del mandato internazionale, la quale ebbe una ulteriore specificazione poi alla Conferenza di Sanremo del 1920.

2. Le figure della governance coloniale

1 Dal 1908 con la cessione dei diritti al Belgio diverrà Congo belga.

2 Nel 1880 l’esploratore al soldo francese Pietro Savorgnan di Brazza stipulò un accordo con i re dei Teke, popolazione bantu dell’Alto Congo, Iloo, il cui titolo era appunto Makoko di Mbé, reclamando di fatto un protettorato nella zona.

3 La prima dal bacino del fiume Congo fino ai Grandi Laghi e la seconda dai Grandi Laghi all’Oceano Indiano.

4 L’Atto non si applicava per gli Stati non europei, come ad esempio il Sultanato di Zanzibar.

5 Nella storia italiana l’esistenza di questo registro venne sfruttata in occasione del Trattato di Uccialli (1889), quando l’Italia comunicò a Berlino una versione del trattato mistificata grazie ad un vizio di traduzione, che di fatto permetteva all’Italia di reclamare un protettorato sull’Etiopia.

  • Colonia: da un punto di vista formale si tratta di un territorio sottoposto alla sovranità di un altro, anche se non tutti gli ordinamenti hanno considerato le colonie parte dello Stato6 e non sempre comunque l’inserimento della colonia direttamente nel territorio statale ha comportato la concessione dei diritti di cittadinanza ai colonizzati.7 È tuttavia necessario prevedere alcune sottocategorie:
    • Colonie semplici: territori coloniali singoli considerati autonomamente dal resto delle componenti coloniali, ad esempio la Mauritania, l’Eritrea8, etc.
    • Colonie composte: si tratta di raggruppamenti, spesso federali, di colonie semplici a scopo amministrativo, come fu tipico ad esempio della dominazione francese in Africa9, che previde dal 1895 l’Africa Occidentale Francese (AOF) e dal 1910 l’Africa Equatoriale Francese (AEF).1011
    • Colonie a governo autonomo: quest’ultima categoria è una particolarità della dominazione britannica e corrisponde allo status di dominion, che concedeva alla colonia piena autonomia politica ad eccezione della politica estera e che venne ufficialmente legalizzato con la Conferenza di Westminster del 1931.12

Figura 1 Dominions inizialmente inseriti nello Statuto di Westminster

6 È il caso ad esempio della Germania che, con la sola eccezione di Alsazia e Lorena, “regioni indipendenti”, seguì la dottrina bismarckiana che vedeva la colonia come un territorio da non gestire direttamente, in modo da togliere al Bundestag ogni possibilità di intromissione in faccende coloniali.

Un simile percorso sarà quello seguito in Italia da Crispi per quanto riguarda l’Eritrea, in opposizione a un’ampia fazione di giuristi che avrebbe voluto l’applicazione dell’art. 5 dello Statuto Albertino (assenso delle Camere per le variazioni di territorio).

7 È il caso questo ad esempio delle popolazioni autoctone musulmane algerine, che, nonostante l’Algeria fosse considerata parte integrante del territorio francese dal 1848, furono sempre discriminate riguardo i diritti di cittadinanza dal Codice dell’Indigenato (1881) almeno fino alla Legge Lamine-Guèye del 1946.

8 L’Italia si era insediata in Eritrea occupando nel 1882 Assua e nel 1885 il porto di Massaua, da qui tentò l’invasione dell’Etiopia, ma venne fermata prima a Dogali nel 1887 e poi ad Adua nel 1897. Si dovrà aspettare l’Italia fascista e il 1936 perché l’Impero d’Etiopia cada sotto il controllo italiano e comunque questo dominio verrà interrotto poco dopo, nel 1941, dalle truppe anglo-francesi.

9 Un simile esperimento fu tentato anche dall’Italia con la creazione dell’Africa Orientale Italiana (AOI) nel 1936, che comprendeva Etiopia, Eritrea e Somalia italiana. L’esperimento ebbe tuttavia vita breve, in quanto venne travolta nel 1941 dalla guerra e invasa dalle truppe franco-britanniche.

10 L’Africa Occidentale Francese comprendeva inizialmente le colonie della Costa d’Avorio, del Senegal, della Guinea francese (attuale Guinea) e del Sudan francese (attuale Mali), a cui si aggiunsero successivamente Niger, Mauritania, Alto Volta (attuale Burkina Faso) e il Dahomey (attuale Benin). Dopo la prima guerra mondiale potremmo considerare parte di questo raggruppamento amministrativo anche il Togoland francese, ossia quella parte di Togo che venne assegnato come mandato alla Francia dopo la sconfitta della Germania, precedente occupatrice di questo territorio.

11 L’Africa Equatoriale Francese si componeva delle seguenti colonie: Gabon, Congo centrale (attuale Repubblica del Congo), Ubangi-Sciari (attuale Repubblica Centrafricana) e Ciad.

12 Lo status di dominion venne concesso in un primo momento quasi esclusivamente alle “colonie bianche” dell’Impero britannico, come il Canada, il Terranova, l’Irlanda, l’Unione Sudafricana, l’Australia e la Nuova Zelanda.

Figura 2 Raggruppamenti coloniali

  • Sfera di influenza: questa figura ha una sua specificità dal punto di vista del diritto coloniale e indica la fattispecie in cui due o più potenze coloniali delimitano le proprie aree di espansione su territori non occupati. Si differenzia quindi dalla zona di interessi, che riguarda invece Stati indipendenti il cui rapporto privilegiato con una specifica potenza coloniale veniva riconosciuto come esclusivo.13

Figura 4 Sfere d'influenza delineate in Cina

  • Protettorato coloniale: figura posta a metà fra colonia e protettorato in senso stretto con l’intento di aggirare l’obbligo di piena occupazione previsto dall’Atto Generale di Berlino attraverso un accordo, più o meno fittizio, con le popolazioni locali.14
    • È necessario distinguere questa figura da quella del protettorato internazionale, che si ha quando uno Stato rinuncia ad una parte di sovranità in campo di politica estera e di garanzia dell’integrità territoriale in favore di uno Stato protettore.15

13 È un caso di delimitazione di zone di interessi la cosiddetta Entente Cordiale, stipulata nel 1904 fra Francia e Gran Bretagna, che riconobbe un certo diritto francese sul Marocco e uno britannico sull’Egitto.

14 È un protettorato coloniale la parte di Nigeria non affidata alla Royal Niger Company ma amministrata direttamente dalla Gran Bretagna fino al 1914, anno in cui le due parti saranno ricongiunte per formare una colonia ufficiale.

Simile procedimento è quello impiegato dall’Italia in Somalia, dove si hanno inizialmente i protettorati coloniali di Obbia e Migiurtini, prima affidati a compagnie private e poi resi ufficialmente colonia.

15 È il caso questo della Tunisia, che con il Trattato di Bardo del 1881 si sbilancia verso un protettorato internazionale della Francia, che strappa così l’area alle mire dell’Italia. Il trattato prevedeva che il Bey di Tunisi perdesse la possibilità di condurre autonomamente la politica estera, ciò nonostante la Tunisia diverrà ufficialmente un protettorato francese solo con la Convenzione della Marsa del 1883.

  • Ulteriore specificazione è quella del protettorato di fatto16, di cui forse l’esempio più calzante è il caso di Cuba, che, nonostante avesse una Costituzione autonoma dal 1902, era stata costretta a varie cessioni di sovranità in favore degli Stati Uniti attraverso l’Emendamento Platt, in vigore dal 1903 al 1934.17
  • Ultima figura, piuttosto rara, di protettorato da distinguere dagli altri è il protettorato collettivo, o condominio internazionale, che si verifica quando sono coinvolti nel protettorato due o più Stati protettori.18
  • Mandato internazionale: più complessa è la questione legata ai mandati di carattere internazionale, figura prevista nel diritto internazionale a seguito della Grande Guerra tramite l’articolo 22 della Carta della Società delle Nazioni.19 In questo articolo l’idea dell’autodeterminazione portata avanti dal presidente americano Wilson venne notevolmente mitigata da quella del sudafricano Jan Smuts, secondo cui alcuni territori erano semplicemente troppo giovani per arrivare ad una stabile indipendenza senza una

Un percorso simile sarà quello del Marocco, uno dei pochi Stati africani indipendenti al tempo della Conferenza di Berlino (assieme a Liberia ed Etiopia), che a seguito di due crisi internazionali nel 1906 e nel 1911 stipula con la Francia il Trattato di Fez del 1912, con cui buona parte del Marocco divenne protettorato francese. Poco dopo il Trattato franco-spagnolo di Madrid assegna alla Spagna l’area del Rif, da essa considerata come protettorato, ma intesa dalla Francia come area di influenza.

16 In ambito afroasiatico si può segnalare il caso delle Filippine, teatro di quella che, dopo la guerra ispano-americana che aveva assegnato il territorio agli Stati Uniti, fu definita dal presidente McKinley una benevolent assimilation, che altro non fu che una mera maschera per il protettorato. Seppur gestite direttamente dal generale MacArthur, la guerriglia violenta degli autoctoni costrinse gli Stati Uniti a concedere prima un’assemblea rappresentativa (Jones Act, 1916) e poi un percorso verso l’indipendenza (Tydings-McDuffie Act, 1934), che si concluse solo nel 1946.

17 Una delle conseguenze ancora visibili di questa situazione è la base statunitense su suolo cubano di Guantánamo.

18 Casi di questo tipo sono ad esempio il condominio di Tangeri, che con lo Statuto di Tangeri del 1923 diviene una sorta di mini-Stato gestito da più potenze europee e amministrato attraverso un’assemblea in cui sono rappresentate le principali potenze europee più rappresentanti delle comunità islamiche ed ebraiche. Questa situazione terminerà con l’occupazione franchista della città nel 1940, da cui Tangeri si libererà solo con l’indipendenza del Marocco.

Altri casi sono le Samoa, gestite da Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania, e il Sudan, protettorato collettivo fra Gran Bretagna ed Egitto, la cui situazione restò molto ambigua, al punto che Nasser considerò successivamente quest’area come zona d’espansione egiziana.

19 Particolarmente importanti sono i commi dal 3 al 6:

3. Il carattere del mandato dovrà variare secondo il grado di sviluppo del popolo, la posizione geografica del territorio, le sue condizioni economiche e altre circostanze simili.

4. Alcune comunità che appartenevano prima all'Impero turco hanno raggiunto un grado di sviluppo tale che la loro esistenza come nazioni indipendenti può essere provvisoriamente riconosciuta, salvo il consiglio e l'assistenza amministrativa di una Potenza mandataria, finché non saranno in grado di reggersi da sé. I desideri di queste comunità dovranno essere principalmente tenuti in conto nella scelta della Potenza mandataria.

5. Altri popoli, specie dell'Africa centrale, sono in tale stato che il mandatario dovrà rispondere dell'amministrazione del territorio, a condizioni che garantiscano la libertà di coscienza e di religione, limitata solo in quanto sia necessario per il mantenimento dell'ordine pubblico e del buon costume, il divieto di abusi, come il commercio degli schiavi, il traffico delle armi e dei liquori, il divieto di stabilire fortificazioni e basi militari o navali e di dare agli indigeni una istruzione militare per scopi diversi dalla polizia e dalla difesa del territorio; a condizione altresì, che assicurino agli altri Membri della Società vantaggi eguali per il commercio ed il traffico.

6. Vi sono territori, come quelli dell'Africa sud-occidentale e talune isole del Pacifico australe, che, per la scarsa densità della popolazione, per la piccola superficie, per la lontananza dai centri della civiltà, per la contiguità geografica allo Stato mandatario, e per le altre circostanze, possono meglio essere amministrate secondo le leggi dello Stato, come parti integranti del suo territorio, salvo le garanzie predette nell'interesse della popolazione indigena.

Tutela e altri ancora troppo arretrati per aspirare ad una reale indipendenza. Venne così concepito dalla Commissione Milner il meccanismo di mandati, a sua volta suddivisi, secondo la gerarchia messa in atto dall’art. 22 della Carta della Società delle Nazioni, in tre tipologie particolari:

  • Mandati di classe A: per essi il mandato era specificamente indirizzato ad un avvio verso l’indipendenza e riguardava principalmente le regioni dell’ex Impero Ottomano.20 Alla Conferenza di Sanremo del 1920 venne discussa in particolare quindi la situazione di Libano, Siria, Iraq, Palestina e Transgiordania, i cui mandati furono assegnati a Francia e Gran Bretagna.21 Le divisioni arbitrarie dei confini di questi nuovi Stati crearono tuttavia enormi problematiche relative all’invenzione di nuove nazioni prima inesistenti e spesso unione di gruppi in forte conflitto fra loro.
  • Mandati di classe B: essi coinvolgono essenzialmente le ex colonie tedesche dell’Africa centrale, variamente riassegnate a Belgio, Francia e Gran Bretagna (si parlerà dopo del caso dell’Africa Sud-Occidentale tedesca). Per questi viene prevista una legislazione specifica, che fra le altre cose prevede il divieto della leva militare e di costruire fortificazioni e l’imposizione della open door policy. Sono mandati di questo tipo Camerun e Togo, divisi fra un’area francese e una britannica, il Tanganica (ex Africa Orientale Tedesca, oggi Tanzania) assegnato alla Gran Bretagna e il Ruanda-Urundi (oggi Ruanda e Burundi) che andò in mano belga.
  • Mandati di classe C: si tratta in quest’ultimo caso di ex possedimenti tedeschi del Pacifico, a cui erano stati in molti casi venduti dalla Spagna nel 1889, e della colonia dell’Africa Sud-Occidentale. Questi mandati, assegnati ai dominions

20 L’Impero Ottomano era una gigantesca entità multiculturale e multireligiosa suddivisa al suo interno in realtà più piccole: Wilayah, Sangiaccati e Kaza (approssimativamente regioni, provincie, comuni). Questi tuttavia non corrispondevano a nessuno dei moderni, ma rispecchiavano le divisioni etniche delle varie zone, ad esempio l’odierno Iraq, inventato dalla Gran Bretagna che mirava alle risorse petrolifere della zona e che riprenderà il nome dall’antica città sumerica di Uruk, era composto sotto l’Impero Ottomano da tre Wilayah corrispondenti alle tre popolazioni dominanti della regione: quello curdo di Mosul, quello sunnita di Baghdad e quello sciita di Basrah (Bassora).

21 Questi mandati furono disegnati sulle linee dell’accordo Sykes-Pycot del 1916, un trattato segreto fra Francia, Russia e Gran Bretagna che specificava varie aree di influenza in Medio Oriente: una russa a nord, una francese nella zona siriano-irachena e una britannica in quella iracheno-giordana. Questo accordo, reso pubblico dai rivoluzionari sovietici, contrastava con gli accordi presi dalla Gran Bretagna nell’ambito della Corrispondenza MacMahon-Husayn (1915-1916), in cui l’Alto Commissario britannico per l’Egitto MacMahon prometteva allo sharif ashemita dei luoghi santi di Mecca e Medina Husayn la creazione di uno Stato arabo comprendente tutta la Penisola

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Scienze politiche e sociali SPS/13 Storia e istituzioni dell'africa

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher joeMarco di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e Istituzioni dei Paesi afro-asiatici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Tamburini Francesco.
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