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Seymour Chatman – storia e discorso

I francesi hanno coniato la parola “narratologia” per indicare lo studio delle strutture narrative. Seguendo strutturalisti francesi come Roland Barthes, Todorov, Genette, Chatman ha indicato con “storia” (story) cosa è la narrativa e con “discorso” (discourse) come è la narrativa. Egli si è interessato alla forma piuttosto che al contenuto, o meglio al contenuto in quanto può esprimersi come forma. Il suo oggetto fondamentale è quindi la forma narrativa. Chatman non sostiene nessuna scuola di pensiero.

Narrativa e poetica

Formalisti e strutturalisti affermano che oggetto della poetica non è il testo letterario in se stesso, bensì la sua “letterarietà”. Il problema della poetica, a differenza della critica, non è “che cosa fa del Macbeth un capolavoro?” ma piuttosto “che cosa ne fa una tragedia?”. Quindi l’oggetto della poetica non è l’opera ma il discorso letterario.

Lo strutturalismo sostiene che ogni forma narrativa si compone di due parti: una storia, il contenuto o concatenarsi di eventi (azioni, avvenimenti), esistenti (personaggi, elementi dell’ambiente), e un discorso, l’espressione, i mezzi per il cui tramite viene comunicato il contenuto. La storia è ciò che è rappresentato in una narrativa, mentre il discorso è il come.

Il discorso narrativo, il “come”, si divide a sua volta in: la forma narrativa stessa, cioè la struttura della trasmissione narrativa, e la sua manifestazione, il medium specifico che la materializza: verbale, filmico, musicale, pantomimico, ecc. La trasmissione narrativa implica il problema della relazione fra il tempo della storia e quello in cui la storia viene raccontata: voce narrativa, punto di vista, ecc. La narrativa è una struttura semiotica, vale a dire che comunica di se stessa un significato.

I significati sono tre: eventi, personaggi, e dettagli dell’ambiente. I significanti invece sono quegli elementi che possono rappresentare uno di questi tre significati, in altre parole, ogni tipo di azione fisica o psichica per il primo, ogni persona per il secondo, e ogni evocazione di luogo per il terzo.

La struttura narrativa semiotica comprende una forma e sostanza dell’espressione e una forma e sostanza del contenuto. La sfera dell’espressione è il discorso narrativo, mentre la storia è il contenuto.

  • La sostanza dell’espressione sono i media, nella misura in cui possono comunicare delle storie.
  • La sostanza del contenuto sono le rappresentazioni di oggetti e di azioni, in mondi reali o immaginari, imitati in un medium narrativo.
  • La forma dell’espressione è il discorso narrativo.
  • La forma del contenuto sono gli elementi della storia; eventi, esistenti, e le loro connessioni.

Manifestazione e oggetto fisico

Roman Ingarden ha stabilito la differenza tra l’“oggetto reale” e l’“oggetto estetico”. L’oggetto reale è l’oggetto nel mondo esterno (il pezzo di marmo, le onde che vibrano ad una certa frequenza ecc), mentre l’oggetto estetico è una ricostruzione nella mente dell’osservatore e può esistere in mancanza dell’oggetto reale.

L’oggetto estetico della narrativa è la storia come viene articolata dal discorso, ovvero l’oggetto “virtuale” della narrativa. Un “medium” - linguaggio, musica, pietra, tinta, tela ecc – attualizza la narrativa trasformandola in oggetto reale: un libro, una composizione musicale, una statua, un quadro ecc.

Inferenza narrativa, selezione e coerenza

Il discorso è la madre di tutte le espressioni della storia, attraverso qualunque mezzo possibile (linguaggio, balletto, musica, fumetti, mimo, ecc), e deve contenere come tratti comuni a tutte le narrative, l’ordine e la selezione. La selezione è la capacità che ha ogni discorso di scegliere quali oggetti enunciare e quali sottintendere.

Una narrativa è una comunicazione che presuppone un mittente e un ricevente. Sia il mittente sia il ricevente vengono divisi rispettivamente in 3 personaggi differenti.

  • Il mittente si suddivide in: autore vero e proprio, autore implicito, e narratore (se vi è);
  • Il ricevente in: pubblico reale (ascoltatore, pubblico, spettatore), il pubblico implicito e il narratario.

La narrativa può essere o visiva (pitture, sculture, balletto, fumetti, senza didascalie, mimo ecc) o uditiva (canti, narrative musicali, radiofonici, ed altre rappresentazioni orali) oppure entrambe. Una rappresentazione visiva può passare da un’inquadratura vicina a una lontana e viceversa, senza nessuno sforzo. E virtualmente vi è un continuo infinito di dettagli immaginabili fra gli episodi, che di solito non sono espressi: l’autore sceglie gli eventi che considera siano necessari a rendere il senso del continuo. Il pubblico colmerà le lacune con le nozioni acquisite tramite l’esperienza di vita e di arte.

Un’altra restrizione alla selezione è la coerenza. Gli esistenti narrativi devono rimanere gli stessi da un evento all’altro; se così non avviene c’è bisogno di spiegazioni (esplicite o implicite). Deve esistere una coerenza.

Un abbozzo di struttura narrativa

Il discorso narrativo consiste in una sequenza coerente di enunciati narrativi, ove l’enunciato comprende l’enunciato linguistico, grafico, coreografico ecc. Gli enunciati sono di due tipi: processo e stasi.

  • Enunciati di processo: sono del FARE o dell’AVVENIRE.
  • Enunciati di stasi: sono nel modo dell’ESSERE. Quest’ultimo può comunicare o l’identità di un esistente o una delle sue qualità, ad esempio i tratti.

La differenza tra narrazione vera e propria, cioè il racconto di un evento, e rappresentazione, cioè la sua presentazione non mediata corrispondente alla distinzione classica fra diegesi e mimesi, che in termini moderni sono narrare e mostrare.

La differenza tra racconto vero e proprio e rappresentazione è evidente nelle due forme del discorso del personaggio: diretta oppure indiretta.

  • Diretta: richiede necessariamente una persona che racconta.
  • Indiretta: è la persona stessa che racconta.

Un enunciato di stasi è o non-mediato, può cioè esporre, oppure mediato, cioè presentare, e può o identificare o qualificare. Tutte le enunciazioni sono “mediate”, poiché sono fatte da qualcuno.

Si deve distinguere tra il narratore o il parlante, quello che racconta la storia, che può essere un vero personaggio, oppure esterno, o assente, e l’autore, il creatore dell’opera.

Narratore

Il narratore di un testo può essere:

  • Onnisciente, se conosce alla perfezione situazioni del presente, passato e futuro, conosce la psicologia dei personaggi, ciò che pensano, come agiscono, perché agiscono;
  • Esterno alla storia, se non è coinvolto nella trama e si limita a raccontarla. Generalmente i narratori esterni alla storia sono onniscienti;
  • Interno alla storia, se ne è un personaggio (il protagonista o un personaggio secondario). Di solito i narratori interni alla storia non sono onniscienti.

All'interno di uno stesso testo narrativo il narratore può adottare diversi punti di vista e, in tal caso, si parla di diverse focalizzazioni:

  • Focalizzazione zero: si ha unicamente quando il narratore è esterno, eterodiegetico e onnisciente; in tal caso lo spettatore è messo nelle condizioni di dominare tutta la narrazione, essendo informato di tutto da un narratore onnisciente che penetra nei pensieri dei personaggi e si trova in più posti diversi contemporaneamente;
  • Focalizzazione interna: quando il narratore adotta un punto di vista interno, cioè simile a quello che può avere un personaggio che conosce solo determinate vicende e non tutti i pensieri dei suoi coprotagonisti.
  • Focalizzazione esterna: quando il narratore adotta un punto di vista esterno e ne sa meno dei personaggi stessi riguardo a una determinata vicenda; un esempio tipico è il romanzo poliziesco e, più in generale, quegli stili in cui deve prevalere la suspense del pubblico.

Se il narratore rielabora quanto gli è stato detto da un'altra persona, si inserisce una prospettiva ulteriore.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/14 Critica letteraria e letterature comparate

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