Semiotica
Introduzione
Semiotica → studio dei segni (non dei simboli). Sia il concetto di segno che il concetto di simbolo non sono univoci. La semiotica cerca di essere oggettiva/scientifica → campo d'indagine aperto che cerca di dare criteri scientifici. Oggetto di studio della semiotica → il segno.
Prime apparizioni nel periodo greco (III - IV secolo), intesa come studio dei segni. Si tratta di un campo antico o moderno? Nonostante abbia origini antiche, nasce come disciplina meno di 150 anni fa (primi corsi in Italia a metà degli anni '70).
Dubbi preliminari
- Semiotica o semiologia? → parzialmente sinonimi. La semiotica ha origini anglosassoni, mentre la semiologia (inizi '60) ha origini francesi. (L’espressione anglosassone si è imposta maggiormente)
- Scienza antica o moderna?
Originariamente la “semeiotica” era, in ambito medico, lo studio dei sintomi del paziente. → il segno era diviso in due categorie:
- Il segno “sicuro” = segno provato (Assoluto)
- Il segno semplice = non certo (Opinione)
La semiotica antica lega il segno alla dimensione pratica (studio dei segni principalmente pratico → produce un effetto, “mi serve”). Manifestazione di qualcosa che non c’è (l’attenzione era concentrata su quello che non c’è, non sul segno).
È centrale l’interpretazione del segno (più del segno stesso) → giudizio pratico del segno → mito della caverna (Platone). La realtà è finzione e a sua volta un segno (il segno è emanazione della realtà). Quindi il segno non era particolarmente interessante da studiare in antichità.
Segno
Segno → “aliquid stat pro aliquo” (qualcosa che sta per qualcos’altro). La semiotica è una disciplina umana, i segni sono sempre interpretati da qualcuno. Limite della semiotica = quando il segno non è interpretato e rimane semplice oggetto (il segno è tale solo quando viene interpretato).
Segno considerato più importante → il segno linguistico (però l’assoc. tra parola e significato è arbitraria)
- Segno come abbinamento tra significato e significante (sta per il suo referente) → Platonica. La realtà viene distorta, abbinamento obbligato tra segno e significante. Non arbitrario.
- Segno come inferenza (se A allora B) → Aristotelico. Ha senso solo nel processo interpretativo, permette di fare anche riflessioni nuove (potenzialmente infinito).
Segno ← --- → Qualcosa (sia concreto che astratto). I concetti a cui si rifanno i segni sono reali o sono tutti presenti nella nostra testa? Normalisti VS Realisti.
Fino al ‘700 il segno è inteso in modo binario (1:1), attraverso una struttura diadica (il concetto di segno è legato alla relazione tra il segno stesso e qualcosa a cui si riferisce). La semiotica moderna va intesa come la rottura della struttura diadica in favore di quella triadica.
Noi conosciamo il mondo attraverso la facoltà soggettiva, la realtà oggettiva è il modo in cui noi interpretiamo (Kant). La realtà quindi non esiste sé non mediata dal soggetto → Inizio della semiotica moderna.
Primo autore sulla triangolazione del senso
Frege. Segno associato ad un senso che determina la denotazione (il significato è sempre mediato dal senso del conoscere umano, questo è anche il limite della conoscenza). Es. Rivalutazione di Venere come pianeta.
Significato → realtà (Venere è un pianeta). Senso → concetto sviluppato dagli uomini. Il referente è compreso solo attraverso la mediazione.
La scienza è l’unico meccanismo che permette di vedere una realtà oggettiva (inventare una lingua incapace di mentire). La realtà è chiamata in causa solo quando si vede la realtà in tutti i suoi componenti → Criteri di verità e falsità. Es. “Il Re di Francia è calvo” → non c’è un re di Francia (falso).
Ludwig Wittgenstein
La filosofia è solo un gioco linguistico → frasi senza referente. Il mondo è tutto ciò che accade, il linguaggio ha solo il compito di mostrare questo mondo.
Matematica/Fisica → hanno relazioni con il mondo. Scienze naturali → si può dire se sono vere o false. Filosofia → Riferimento a solo ciò che è falso.
Ferdinand De Saussure
Cenni biobibliografici
Principalmente un linguista, presso l’Università di Lipsia. Dopo la sua morte, due suoi allievi raccolgono le note manoscritte inedite, sulla quale costruiscono il “Cours de linguistique générale”.
Langue e Parole
Di fronte ad una parola si può focalizzare l’attenzione su aspetti diversi (acustici, produzione vocalica, corrispondenza tra il suono e l’idea che esso porta con sé, sociali o la sua evoluzione). La rappresentazione visiva del circuito della comunicazione linguistica, per Saussure, avviene tra due individui A e B:
Il punto di partenza del circuito è nel cervello di uno dei due individui, in cui i concetti si trovano associati alle rappresentazioni dei segni linguistici o immagini acustiche (un dato concetto fa scattare nel cervello una corrispondente immagine acustica). Il cervello trasmette agli organi della fonazione un impulso relativo all’immagine, poi le onde sonore si propagano dalla bocca di A all’orecchio di B, successivamente il circuito si prolunga in B in un ordine inverso, dove infine nel cervello l’immagine viene associata al concetto corrispondente.
Questa schematizzazione distingue:
- Parti fisiche (onde sonore)
- Parti fisiologiche (fonazione e audizione)
- Parti psichiche (immagini verbali e concetti)
Quindi il linguaggio è un oggetto estremamente complesso → la linguistica (e la semiotica) devono sempre costituire il proprio oggetto di studio, creato dal punto di vista.
Saussure propone quindi una dicotomia fondamentale:
- Parole → intesa come realizzazione del segno linguistico e quindi atto individuale. Rappresenta la individualità assoluta e irripetibile di ogni atto espressivo, sono diversi gli uni dagli altri.
- Langue → competenza collettiva e sociale che permette di produrre e comprendere gli atti di parole. (Equivalente all’insieme di tutte le immagini verbali e concetti immagazzinati in tutti gli individui). (La parole è quindi la realizzazione individuale di un segno mentre la langue è la parte sociale del linguaggio).
Nella lingua vengono prodotte certe fonie (eventi fisici percepibili) che rimandano a determinati sensi. Le fonie possono essere simili tra loro ma mai perfettamente identiche (“cane” pronunciato in due momenti diversi avrà minime variazioni) e lo stesso vale per i sensi (il senso di “albero” ha evocazioni diverse da persona a persona).
Il legame tra fonie e senso è quindi molto problematico, perché una fonia può corrispondere a diversi sensi. Per risolvere questa complicazione Saussure abbandona la credenza ingenua che ai suoni sia immediatamente e necessariamente connesso un senso.
Quando viene prodotta una fonia il parlante ha presente un modello, una sorta di schema astratto definito immagine acustica (o significante). Il singolo parlante ha costruito questo modello nel corso dell'educazione ed addestramento, ricevendolo dalla comunità (è dunque un modello super individuale e collettivo).
Lo stesso discorso vale per i sensi, anche in questo caso abbiamo modelli astratti che servono ad ancorare le possibili varianti concrete di senso, ovvero i concetti (o significati) anch’essi modelli super individuali e collettivi. Fonie e sensi sono atti linguistici, esecuzioni → dominio della Parole. I significanti, classi di fonazioni, e i significati, classi di sensi → dominio della Langue.
Secondo Saussure si dovrebbero sviluppare due tipologie separate di linguistica, una per lo studio della Parole ed una per la Langue (i due oggetti sono strettamente legati e si presuppongono a vicenda). La Langue regola le esecuzioni materiali ma d’altra parte non potrebbe sussistere senza la Parole.
Per Saussure non è indispensabile conoscere le circostanze entro cui la lingua si è sviluppata es. paragone scacchistico → il sistema e le regole > materiali di costruzione della scacchiera. Il linguaggio è una massa confusa di fatti eterogenei, l’unico modo per inaugurare uno studio sistematico e metodico del linguaggio è concentrarsi sul sistema linguistico condiviso dalla collettività, ovvero la Langue.
Arbitrarietà e Linearità
Il segno linguistico unisce un concetto e un'immagine acustica, traccia psichica astratta del suono. (senza muovere le labbra possiamo parlare tra noi mentalmente → carattere astratto delle nostre immagini acustiche). Il segno linguistico è quindi un’entità a due facce, che con maggiore precisione terminologica può essere definito anche come l’unione di significato (=concetto) e significante (=immagine acustica).
Il segno è caratterizzato da due principi primordiali: l’arbitrarietà del segno e il carattere lineare del significante.
- Arbitrarietà: Il legame che lega il significante al significato è arbitrario, lo provano le differenze tra le lingue e l’esistenza stessa di lingue differenti. Quindi non vi è un legame naturale tra significante e la loro relazione è immotivata. Due fenomeni linguistici come le onomatopee e le esclamazioni possono mettere in discussione questo principio, tuttavia per Saussure il loro numero è molto limitato e non sono considerati elementi organici di un sistema linguistico.
- Linearità: Il significante, essendo di natura uditiva, si svolge soltanto nel tempo ed ha caratteri che trae dal tempo. Rappresenta quindi un'estensione che è misurabile in una sola dimensione, una linea. Non è possibile quindi la simultaneità su più dimensioni, i significati acustici dispongono solo della linea del tempo e i loro elementi si allineano l’uno dopo l’altro.
Immutabilità e mutabilità del segno
L’arbitrarietà dovrebbe implicare una notevole mutabilità dei segni linguistici, accade invece che essi siano molto stabili ed abbiano un forte carattere di immutabilità:
- Carattere arbitrario del segno: L'arbitrarietà da un lato mette al riparo la lingua da ogni tentativo di modificarla. La libertà di scelta è un sistema di sicurezza contro i possibili attacchi per trasformare la lingua. Del resto perché un significante cambi è necessario che ci sia una giustificazione, ma non essendoci particolari motivazioni nei legami segnici, ogni cambiamento risulterebbe irragionevole.
- Moltitudine dei segni necessari a costituire qualsiasi lingua: I segni linguistici sono innumerevoli, è difficile pensare di modificare e/o sostituire un sistema di molti elementi.
- Carattere troppo complesso del sistema: La lingua è un sistema complesso. Si potrebbe effettuare un cambiamento nella lingua solo con l’intervento di specialisti, ma l’esperienza mostra che finora questo tipo di esperimenti non ha mai portato buoni risultati.
- Resistenza dell’inerzia collettiva a ogni innovazione: La lingua appartiene a tutti (a differenza di alcuni codici come i segnali militari o il linguaggio dei sordi che sono condivisi da un numero limitato di individui) e questo fattore assicura l'impossibilità di una rivoluzione. La lingua appartiene alla massa sociale e questo è il più importante fattore di conservazione.
La lingua appartiene alla massa sociale ma ha anche un'importante dimensione storica, è sempre un’eredità di un’epoca precedente (non conosce altre leggi se non quella della tradizione). Questo determina la mutabilità della lingua (non in contrasto con la sua immutabilità, ma solidale). La lingua si trasforma senza che i soggetti possano trasformarla. Ciò che si trasforma non è solo il significante, ma il legame tra significante e significato. La mutabilità nel tempo è inevitabile. La lingua è dominabile fino a che non è in circolazione, dopo diventa cosa di tutti e il controllo non può che sfuggire → Profondo carattere sociale della lingua.
Sincronia e Diacronia
Secondo Saussure la linguistica è considerabile su due assi:
- L’asse della simultaneità → Ovvero dei rapporti tra entità coesistenti, da cui è escluso ogni intervento del tempo. Eq. = Linguistica Statica → studio degli stati di una lingua (Sincronica). Rapporti logici e psicologici colleganti i termini coesistenti e formanti sistema.
- L’asse delle successioni → Dove è possibile considerare solo un elemento alla volta e vi sono situate tutte le entità del primo asse con i loro cambiamenti. Eq. = Linguistica Evolutiva → studio dell’evoluzione della lingua (Diacronica). Rapporti colleganti termini successivi non percepiti da una medesima conoscenza collettiva.
L’identità e il valore
L'identità di un elemento non è data dalla sua materialità ma dalle relazioni che intrattiene con gli altri elementi del sistema. L’identità è data dal valore. Ciò che conta è la funzione dell'elemento, il suo potere di interdizione, le sue relazioni e le sue differenze. La lingua secondo Saussure è un sistema di valori, cioè un sistema di elementi relazionati. Nel suo stato primordiale (antecedente alla apparizione della lingua), i suoni e i pensieri sono nebulose del tutto prive di limitazioni. La lingua interviene organizzando queste nebulose articolando i piani delle idee e dei suoni. La lingua proietta delle divisioni sulle nebulose dei suoni (A) e dei pensieri (B).
La lingua non può essere percepita come una nomenclatura (serie di nomi arbitrariamente selezionati e collegati a una serie di oggetti/concetti), ma come un foglio di carta in cui il pensiero è il “recto” e il suono il “verso”; non si può quindi ritagliare l’uno senza ritagliare anche l’altro. Se le lingue fossero delle semplici nomenclature sarebbe estremamente facile tradurre da una lingua ad un’altra → le lingue articolano suoni e concetti in modo diverso.
Ancora sull'arbitrarietà
Il concetto di arbitrarietà può articolarsi in due accezioni:
- Arbitrarietà verticale → per cui non ci sono vincoli naturali motivati tra significato e significante.
- Arbitrarietà orizzontale → per cui sono arbitrari i rapporti tra un significante e gli altri significanti così come sono arbitrari i rapporti tra un significato e gli altri significati. Es. La distinzione tra una “i” lunga o breve è arbitraria, infatti in italiano non crea cambiamento semantico (pino=pi:no) mentre in inglese si (ship ≠ shi:p). Lo stesso vale per i significati; varie lingue classificano in modo diverso fenomeni universali della percezione umana. Questa organizzazione dipende dalla singola società e dalla sua storia.
Rapporti sintagmatici e rapporti associativi
La teoria di Saussure pone l’attenzione sui rapporti che si instaurano tra gli elementi linguistici, ovvero:
- I Rapporti Sintagmatici: Basati sul carattere lineare della lingua in cui gli elementi si dispongono l’uno dopo l’altro nella catena della parole. Queste combinazioni sono appunto dette sintagmi. Si basa su due o più elementi presenti in una serie. I sintagmi linguistici (che possono essere parole, membri di una frase o frasi intere) non appartengono alla parole, siccome i rapporti sintagmatici rispondono a forme precise non modificabili sono considerati dominio della langue.
- I Rapporti Associativi: Dall’altro, gli elementi che hanno qualcosa in comune si associano nella memoria. (es. “Insegnare” → “Insegnante”, “Istruzione”...) Il rapporto è quindi associativo siccome unisce due o più termini in una serie mnemonica virtuale. Le associazioni possono avvenire in vari modi (dal radicale, dal suffisso, per analogia, ecc.).
La Semiologia
Per Saussure la lingua è un sistema di segni esprimenti delle idee, confrontabile con la scrittura, l’alfabeto dei sordomuti, i riti simbolici, le forme di cortesia, il linguaggio militare, ecc. Essa però è semplicemente più importante di tutti gli altri sistemi, questo perché tutti gli altri sistemi per funzionare devono essere necessariamente ricondotti a (o tradotti in) una qualche lingua. Se la lingua è un sistema di segni confrontabile con altri sistemi è auspicabile una disciplina, la semiologia, che sia proprio la “scienza generale dei segni”, che abbia il compito di studiare sistemi di segni di qualsiasi tipologia. Saussure prefigura quindi il passaggio dalla linguistica alla semiotica.
Louis Hjelmslev
Cenni biobibliografici
Studioso di linguistica indoeuropea, associato in particolare alla teoria linguistica della Glossematica riguardante principalmente gli aspetti formali, astratti e, si potrebbe dire, algebrici dell’analisi linguistica. (Il termine “glossematica” significherebbe “studio degli elementi della lingua” ovvero degli elementi ultimi dell’analisi).
Premesse teoriche
La teoria di Hjelmslev parte dalle basi poste da Saussure nel “Corso di linguistica generale”, anche se viene utilizzato un approccio meno umanistico. I fatti linguistici sono studiati in modo esatto e quindi scientifico. Le teorie sviluppate dovranno quindi utilizzare principi empirici (senza contraddizioni, esaurienti e semplici). Il metodo fornito da Hjelmslev non sarà quindi basato sull’induzione...
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