Semiotica e semeiotica
Disciplina nata alla fine del XIX secolo, nascono due discipline: semiotica e semeiotica. La semeiotica era una disciplina insegnata a Medicina, per interpretare una malattia attraverso i segni esteriori del paziente. Disciplina che presuppone l’assenza di strumenti radiologici, era la disciplina l’osservazione pupillare (colore della pelle). La scienza dei segni corporei.
Semiotica: la scienza dei segni
La semiotica è la scienza dei segni, studia segni portatori di significati. Il significante è il segno vero e proprio, apparato fisico e visivo (immagine grafema, sonoro, gusto). Il rapporto tra significante e significato è differente in tutti i modi semiotici: lo studio di questi modi appartiene alla Semiotica (compito basico). Altro compito è quello di studiare le macchine segniche attorno a noi, musei, percorsi, o a costruire queste macchine (costruire spot, storytelling) visualizzarle e farle decollare per dar loro corpi. I segni sono soprattutto lo strumento fondamentale della comunicazione, non c’è comunicazione senza segno.
La teoria di Charles Peirce sui segni
Charles Peirce, fine 800, un filosofo americano filosofo del linguaggio, arriva a identificare tre specie di segni molto diverse tra loro:
- Simboli: Sono i segni che hanno una correlazione tra significante e significato del tutto convenzionale e arbitraria. Simbolo: Esempio: la parola Casa. In italiano, la parola casa indica una costruzione destinata ad uso abitativo, ma indica solo perché gli italiani hanno convenuto che quei quattro foneti (c a s a) corrispondessero ad un’abitazione abitativa. Se noi tutti convenissimo a chiamare un’abitazione abitativa con un’altra parola, non cambierebbe niente. I simboli sono segni convenzionali. La sua categoria semiotica è la categoria più vasta del linguaggio. I simboli hanno il vantaggio di presentare tutti i significati possibili, ma hanno lo svantaggio di essere onerosi (non c’è nessuna vera correlazione tra significato e significante).
- Segni iconici o icone: Sono quei segni che presentano una correlazione di similarità tra significante e significato. L’icona è un significante che mette in evidenza alcuni tratti caratteristici dell’oggetto. Complicata per indicare un elemento semplice: esempio fotografia. (Il rapporto tra significante e significato è simile all’oggetto). I vantaggi del linguaggio iconico è il primo che viene appreso nella vita dell’uomo, per la sua semplicità. L’icona spiega il simbolo in modo semplice e immediato. Lo svantaggio è la semplicità stessa, più di tanto non si può dire, un ragionamento rimane semplice. Non sfugge che in alcune culture (anche i magia nera) le due categorie (simboli e icone) si uniscono in un unico segno (in Occidente non avviene ciò).
- Segni indicali: Un segno va considerato un indice quando la correlazione tra significante e referente si basa su una continuità fisica. È un segno che trattiene un rapporto esistenziale e fisico con l’oggetto. Se questa contiguità cessa, cambia il significato. Esempio: targa automobilistica. La targa sta su un’auto, il suo significato è dare il nome alla macchina, se si sposta su un’altra auto il significato cambia. Il barometro è un segno indicale (il significato cambia in base al luogo in cui lo si pone). Una meridiana è un altro segno indicale. I sensi indicali sono camaleontici, versatili che acquisiscono significato in base al concetto fisico su cui lo si pone.
Altri esempi di segni indicali
Ci sono categorie linguistiche che hanno un tipo di relazione indicale tra significante e significale: avverbi spazio temporali (ieri, oggi e domani, qui e là). Sono segni deittici, segni indicali (il processo è chiamato Deissi). Questi segni acquisiscono significato in base al contesto spazio temporale. Altro esempio sono i pronomi personali (io, te). Sono parole vuote, come i pronomi dimostrativi (questo e quello). Parole che ognuno può colmare di significato personale. Ogni atto comunicativo si serve di segni per vie di comunicare.
Atti comunicativi e asse semiotico elementare
Altra classificazione è quella degli atti comunicativi, due tipologie opposte. L’asse semiotico elementare è fatto di tre elementi: emittente, testo e destinatario. Non c’è comunicazione che non rispetti questo asse semiotico elementare, persino quando noi scriviamo diari. Sono elementi che non vengono mai in mente. Quello che cambia è l’attenzione che si pone sul testo o sul destinatario/emittente, soprattutto su questi ultimi. Si ha quindi una divisione in base a un criterio politico.
- Se l’atto si focalizza si concentra sull’emittente, ci si trova in un atto chiamato Source Oriented.
- Se l’atto si focalizza sul destinatario, l’atto è chiamato Target Oriented.
Source Oriented e Target Oriented
La categoria Source Oriented è la letteratura, forma più classica che noi abbiamo di comunicazione di questa categoria. Un testo letterario scritto da una persona nota, definita come poeta, ha un forte rilievo, questo atto dovrà prendere in considerazione l’emittente, la lingua di quest’ultimo. I destinatari hanno solo il piacere di leggere e vedere qualche cosa, sono subordinati alla fonte (emittente). Il significato è quello che voleva l’emittente. Anche nei nostri atti di comunicazione sono Source Oriented, esempio i selfie. Sono elementi d’intimità.
La comunicazione Target Oriented è la pubblicità, esempio classico. Comunicazione completamente asservita al destinatario, l’emittente deve sparire (solo alla fine si può ricostruire la fonte). Il bravo pubblicitario deve scomparire, deve far dimenticare al destinatario la sua natura. Deve identificare il target.
Neuroscienze e semiotica
A partire dal 600 l’Italia perde la supremazia culturale. Negli anni 90 a Parma hanno iniziato a studiare e fotografare i cervelli degli scimpanzé con le risonanze magnetiche. Furono scoperti i neuroni specchio: gli scimpanzé quando guardano qualcuno mangiare la frutta, nel loro cervello si attiva la parte che si accendeva quando la mangiava. Lo stesso meccanismo è nell’uomo: quando un uomo impara a pilotare un aereo in un simulatore, nel momento che pilota un vero aereo si accende la parte del cervello che si attivava nel simulatore di volo. La semiotica si avvale non più degli studi sociali ma scientifici.
Frame e script
Per capire cosa succede nel nostra mente quando vediamo dei segni, ci si rifà a questi studi: per capire qualsiasi cosa noi compiamo due operazioni diverse. Sono note con due nomi inglesi: frame e script. Frame significa cornice; la competenza di assegnare un frame corrisponde alla competenza neuro-cognitiva nell’uomo nell’assegnare un significato astratto di un'azione in cui si trova a vivere in prima persona o che percepisce qualsiasi testo. Esempio, immagine di spiaggia, il significato astratto è vacanza.
Script: detto anche micro-sceneggiatura, sequenza di azioni, gesti, temporalmente orientata e lineare. Una volta che il cervello definisce una situazione per noi è importante avere dei progetti di azione (script) sapere cosa possiamo fare all’interno di quel frame. Esempio: frame (fumare una sigaretta) script (accendere, fumare, spegnere). Ogni frame comprende un numero più elevato o no di script. La memoria semantica è l’insieme di frame di una persona, la memoria episodica è l’insieme di script di una persona. Nel caso di una malattia neurologica, si può colpire o la memoria di frame o la memoria di...