SEMINARIO - ORATORIA FORENSE (G. Mainino)
1ª lezione
Retorica - public speaking - oratoria.
Saper parlare in pubblico -> saper sostenere con efficacia le proprie idee (saperle comunicare).
Comunicare -> etimologia di “mettere in comune la cosa con qualcuno”. Non è scontato che
l’altro capisca la cosa che ho detto. Comunicare -> mettere in comune con gli altri il nostro
pensiero.
Rischio di non riuscire a raccontarsi come si vuole -> importanza di provare a parlare in pubblico.
Molto spesso non ci facciamo trovare pronti davanti a occasioni uniche e irripetibili. Si manca di
instaurare un buon rapporto proprio con se stessi (bisogna crearsi un buon rapporto con noi
stessi).
Provare a parlare in pubblico è un ottimo modo per parlare meglio, per superare queste paure.
Saper parlare in pubblico -> saper sostenere con efficacia le proprie idee (significa proprio
questo), sapere comunicare le proprie idee.
Comunicare -> “communico” in latino, ossia metto in comune con l’altro -> riuscire a mettere in
comune il mio pensiero con quello di chi ascolta (pensiero messo in comune con l’animo
dell’altro). Molto più imp. quello che capiscono gli altri, quanto quello che voglio dire. Se il
pubblico non apprezza un intervento/messaggio, forse è colpa dell’oratore (che non riesce a farsi
capire / che non riesce a comunicare).
Non contano le intenzioni di chi parla, ma conta l’efficacia del messaggio. Quando parliamo
dobbiamo chiederci “che effetto farà ciò che dico su chi ho davanti?” “che significato verrà dato
alle mie parole da chi ho davanti?”. Io devo interessarmi più di come viene recepito il mio
messaggio (non tanto quello che io volevo dire).
Leader -> colui che guida, ossia colui che diventa una guida per gli altri, perché persuade chi ha
davanti rispetto a qualcosa.
Essere responsabili -> significa avere abilità nel rispondere (ossia abile ad adattarsi alle situazioni
e a rispondere a tutte le situazioni della vita che gli si presentano). Essere responsabili significa
saper rispondere bene. Significa essere capaci di far fronte a tutte le situazioni che ci si pareranno
davanti.
Generale incapacità di comunicazione -> è un problema generalizzato. Nasce forse dal nostro
sistema educativo (con insegnanti che non riescono a concentrarsi sulle esigenze del soggetto ->
l’attenzione è tutta rivolta ai contenuti che vanno passati agli studenti, non al soggetto). Così lo
studente si ricorda quasi a memoria il contenuto, ma perde di vista colui che c’è davanti (ossia
l’interlocutore) -> così la trasmissione dell’informazione avviene in maniera distorta/improvvisata.
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Perché fa così paura parlare in pubblico? A casa, davanti allo specchio sono bravissimo -> in
pubblico è difficile parlare perché nessuno ce l’ha insegnato (il nostro sistema educativo è
dall’alto verso il basso). Inoltre il nostro sistema educativo non ci fa mettere in pratica nessun
esercizio per parlare in pubblico.
Le 2 scorciatoie sono (specie quando uno si trova davanti a un altro più bravo di lui):
- aggressività -> alzare la voce
- rinuncia
Sono 2 scorciatoie per evitare il confronto.
L’oratoria romana ci insegna qualcosa per migliorarci davanti al pubblico.
È importante superare queste paure e provare a parlare in pubblico (sfruttare ogni occasione) ->
imp. è fare esercizio.
Per imparare è necessario fare pratica -> per imparare a nuotare bisogna buttarsi in acqua, così
come per imparare a parlare in pubblico si deve provare a parlare in pubblico. Sfruttare le
occasioni per provare a parlare in pubblico.
In primis bisogna accettare se stessi!
Superamento della naturale paura di parlare in pubblico (data soprattutto dal mancato esercizio).
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Oratoria oggi è stata soppiantata, come termine, da public speaking.
La retorica 2000 anni fa era un’arte/scienza, mentre oggi ha un significato prettamente negativo.
Vi sono grandi oratori in Grecia e poi a Roma -> a Roma c’erano i giuristi e poi gli oratori.
Institutiones
Quintiliano è stato uno dei più grandi oratori con le sua rivolte al neo-avvocato (futuro
oratore). carisma
Qualità che un oratore dovrebbe possedere per avere successo ->
Un grande oratore dovrebbe avere un grande carisma.
magnetismo
Carisma cosa è? Si può spiegare con una parola: è la parola che meglio traduce
cosa sia il carisma di una persona. Se uno ha magnetismo è in grado di guidare gli altri perché li
attrae su di sé con desiderio di emulazione -> chi ha magnetismo affascina chi ascolta (e chi
ascolta è ammirato) -> ha leadership, personalità, ... è magnetico insomma (una guida per gli
altri). caris
Carisma -> era la dea greca che indicava la grazia/purezza; poi la grazia santificata dal
battesimo Cristiano (il dono spirituale), ...
Max Weber -> carisma, particolare qualità dell’individuo che viene ritenuto speciale per questa
personalità in quanto dotato di virtù singolari e straordinarie, e per il potere che suscita di attirare
gli altri verso di sé.
È una qualità innata o che si può acquisire? Si può anche diventare carismatici o si nasce? La
natura può avvantaggiare e farti nascere con qualcosa in più in termini di carisma. Ma certamente
si può allenare questa caratteristica e recuperare i metri “persi” alla nascita. Bisogna provare a
migliorarsi -> aumentare carisma (carisma crescente da provare a raggiungere -> si può
svilupparlo con pazienza).
Gandhi -> l’inizio di ogni cambiamento può partire solo da noi stessi. Si devono sviluppare le
nostre doti.
Carisma:
- C: comunicazione -> abilità comunicative sono fondamentali
Le tre regole della comunicazione -> le tre C:
- chiarezza -> magari serve chiedere se si è capito
- completezza (essere esaurienti)
- concisione -> il tempo è fondamentale -> essere sintetici/concisi (non chiedere a chi mi ascolta
uno sforzo eccessivo, ma solo quanto è imp.)
Non conta cosa tu dici, ma conta cosa ha capito chi ascolta (l’effetto delle tue parole conta).
Le parole evocano immagini -> bisogna fare attenzione alle parole che si usano.
Es. “Ti rubo un solo minuto” detto per gentilezza è sbagliato -> perché passò per un “ladro”.
Anche “mi dispiace che perdi tempo”. Molto meglio dire “ho una cosa imp. da chiederti”. Il tempo
è la risorsa più imp. che abbiamo -> “ho bisogno di parlare con te”... mai dire “ti rubo un minuto”:
è brutto.
Queste sono espressioni carismatiche da usare in luogo di altre sbagliate. Instaurare un rapporto
con l’altro che faccia sì che in questo cresca il carisma che intravede in noi.
2ª lezione
Public speaking -> nell’antichità si chiamava ”retorica” (non con il significato negativo Moderno).
Retorica nasce nella filosofia greca e arriva poi a Roma dove viene sviluppato da grandi oratori ed
avvocati latini. Poi viene studiato nel Medioevo e arriva fino a noi.
Analogie tra public speaking moderno e oratoria antica (greca e latina) -> molti canoni sono
identici tra le 2 ere.
Carisma -> chi parla in pubblico dovrebbe avere tale dote (saper anche “attirare”).
Magnetismo -> dote di chi è carismatico -> capacità di attirare le persone e divenirne la guida
(persone affascinate dalla sua capacità) -> divenirne un esempio. Si può nascere magnetici/
carismatici e c’è chi può diventarlo (si possono acquisire queste caratteristiche comunque, col
tempo).
Comunicazione -> capacità per chi vuol diventare carismatico di saper comunicare.
Serve carisma.
Serve (dividiamo il carisma come acronimo):
- C: comunicazione.
- A: ascolto -> capacità di ascoltare (difficile, ci piace sempre interrompere e parlare) -> abbiamo
le orecchie proprio perché questo -> ma ascoltate è molto faticoso. Ascolto empatico/sincero,
volto ad apprendere ciò che dice l’altro. L’amico è tale perché sa ascoltare pazientemente e
solo dopo dà un consiglio. Meglio domandare, che affermare (meglio domande che sparare
sentenze)!
- R: relazionarsi -> mettersi in rapporto con gli altri in qualche modo. Entrare in sintonia con
l’altro mettendosi sullo stesso piano/lunghezza d’onda con l’altro. Riuscire a parlare con l’altro
immaginando come l’altro si senta in rapporto con noi. Significa mettersi “nelle scarpe degli
altri” -> creare empatia con gli altri... immaginando come sei, ti parlo. Non creare muro contro
muro quando non si è d’accordo ma aprire un dialogo. Capacità di mettersi in relazione con
l’altro.
- I: immagine -> nella nostra società “l’abito fa il monaco” -> la prima impressione conta nel
nostro mondo. Già con 10 sec., stando davanti a qualcuno, noi ci facciamo un’idea di questa
persona... da come si muove, da come parla, da come si atteggia, ... Le prime impressioni ci
condizionano moltissimo.
- S: simpatia -> il sorriso ha un grande potere per noi (è contagioso come tutti i pensieri positivi).
Bello ascoltare o parlare con persone simpatiche.
- M: Motivare gli altri -> motivazione (saper motivare gli altri) -> saper trasmettere entusiasmo
negli altri (così da valorizzarli e motivarli -> la critica non serve a nulla se è fine a se stessa).
- A: Atteggiamento mentale positivo di chi vuole farcela/riuscire -> agire come se quello che
chiede agli altri diventi possibile (atteggiamento positivo, ottimistico, ...). No agli atteggiamenti
negativi. Il vincente/carismatico non si piange addosso.
Atteggiamento mentale è molto imp. (anche nello sport), anche più del talento vero e proprio.
attenzione ai tuoi pensieri, perché diventano parole.
“Fai
Fai attenzione alle tue parole, perché diventano le tue azioni.
Fai attenzione alle tue azioni, perché diventano abitudini.
Fai attenzione alle tue abitudini, perché le tue diventano il tuo carattere.
Fai attenzione al tuo carattere, perché diventa il tuo destino”.
Carisma imp. per chi vuole parlare in pubblico -> si può diventare carismatici quindi.
Carisma è un acronimo per noi, con le caratteristiche che ci servono.
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Il successo di un discorso in pubblico non dipende solo da ciò che diciamo (dalla complessità
delle cose dette, dalla quantità di cose dette) ma dipende dalla nostra capacità di comunicazione
non verbale!
Comunicazione verbale -> componente della comunicazione data solo dal significato e dal
contenuto delle cose che dico, ossia delle parole che pronuncio.
Comunicazione non verbale -> componente di ciò che comunico che aggiunge credibilità a quello
che dico attraverso il mio corpo, attraverso la mia voce, attraverso il modo in cui sto, la mia
postura, la mia gestualità. Capacità di guardare anche l’altro in faccia mentre parlo -> la
comunicazione non verbale è mezzo per il successo di ciò che veicoliamo.
Importanza di guardare negli occhi chi parla o colui con cui si sta parlando -> c’è il dubbio che
stia dicendo una cosa non vera colui che non ti guarda.
Anche gestualità è imp. (specie in Italia). Modalità di postura e modalità di usare la voce.
Sfumature dell’uso della voce.
Il successo di un intervento in pubblico è direttamente proporzionale alla capacità di
comunicazione non verbale di chi parla (addirittura sembrerebbe contare più questa componente
più di quanto si dice) -> a volte più imp. come si dice una cosa piuttosto che il contenuto.
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La più grande difficoltà di colui che parla in pubblico -> la paura del pubblico. La paura del
blackout.
V’è dello stress a parlare in pubblico -> stress negativo che si impossessa di noi (davanti a un
microfono) e ci taglia le gambe. È un’ansia insopprimibile e una paura che tutti hanno davanti a un
pubblico (anche dopo anni di esperienza, anche grandi attori di teatro) -> è quindi bene che vi sia
questo stimolo/paura/energia che dobbiamo però trasformare in energia positiva -> è tutta
questione di quantità e di gestione di questa paura.
V’è quindi uno:
- stress che fa bene (adrenalina) -> ad es. per la paura di essere mangiato l’uomo preistorico
correva (e produceva adrenalina per scappare con le ghiandole surrenali)
- stress che fa male (che deve essere limitato) -> è il troppo stress che ci manda in crisi
(blackout)
Quando parliamo in pubblico dobbiamo riuscire a non farci assalire da un eccesso di adrenalina
stress (vanno domati questi aspetti negativi di paura eccessiva). Bisogna trasformare l’adrenalina
in una nostra amica/alleata (paura in senso positivo).
Molto è questione di attenzione/concentrazione. Tutto è questione di saper dosare/controllare lo
stress.
Non va bene neanche l’eccesso di confidenza -> questo stress va controllato (chiunque è
stressato a parlare in pubblico).
Abitudine ed esperienza sono le migliori maestre di retorica per Quintiliano.
Comunque, anche dopo la prima volta che parliamo in pubblico, avremo di nuovo paura ->
dobbiamo iniziare a controllare le nostre emozioni. In primis dobbiamo crederci noi -> provare ad
andare a parlare in pubblico (farsi coraggio e andare) -> ci si può aiutare, ad es. imparando a
memoria la prima frase da dire (così da rompere il ghiaccio, perché i primi minuti sono i più difficili
-> bisogna evitare un blackout). Guarda ad es. il volto di un amico, al posto di facce arcigne
(questo ci porterà un po’ di coraggio). Poi bisogna prendersi i propri tempi (non arrivare senza
fiato). Poi pensiamo in modo ottimistico -> ancore interiori (chi è davanti a me non ce l’ha con
me).
La conclusione è fondamentale -> serve per tirare le fila del nostro ragionamento (perché magari
core message
qualcuno si è anche perso). Fondamentale per veicolare il nostro (il punto
fondamentale del nostro discorso). Importantissimo il finale -> fare una sintesi (di almeno 1 punto,
massimo 2 e 3 punti, più importanti) -> scegliere ciò che si vuole lasciare all’auditorio.
Noi tendiamo a ricordare meglio 4 cose:
- le cose dette per prime (importanza di sintetizzare in apertura)
- cose dette in modo sorprendente (che ci muovono emotivamente) -> in modo inaspettato, le
cose che ci emozionano, ci colpiscono
- ricordiamo meglio le cose ripetute
- cose dette alla fine, ciò che sentiamo per ultimo (ultime cose sentite con la voce di chi ha
parlato)
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Appunti seminario di Oratoria forense
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Appunti Seminario dialoghi sull'europa
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Appunti di Tossicologia forense
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Appunti seminario Morfofisiologia clinica