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Appunti seminario di Oratoria forense

Appunti del seminario di Oratoria Forense tenuto dal professor Gianluca Mainino nell'anno accademico 2017/2018, appunti completi per superare il test. Non serve acquistare alcun libro. Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof.

Esame di Seminario oratoria forense docente Prof. G. Mainino

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S=SIMPATIA: persone positive. Dopo che stai con questa persona hai più

energia, ti danno carica positiva. I cinesi affermano che chi non sa sorridere,

non dovrebbe aprire un negozio. Bisogna essere positivi e cercare una soluzione

ai problemi.

M=MOTIVAZIONE: capacità di motivare gli altri, una squadra motivata sarà

sempre più forte del talento che ha. Bisogna fare fatica per raggiungere dei

risultati.

A=ATTEGGIAMENTO: atteggiamento mentale. Con il nostro carattere si forma

il nostro destino, bisogna sempre agire come se quello che stiamo facendo fosse

rivolto ad uno scopo più alto, più importante. Se hai un problema, qualcosa che

ti dà fastidio, diceva Epiteto, non è quella cosa che ti fa male, ma è il modo in

cui tu la vedi, in cui tu la percepisci. Cambia il modo di vedere la tua vita e

cambierai la tua esistenza. È un cambiamento che deve partire da dentro

(inside out).

Tutto questo centra perché riguarda l’aspetto più importante

dell’oratore, ossia la formazione della sua personalità, la sua capacità

di tirar fuori la sua personalità ed esibirla al pubblico che lo ascolta.

Chiunque può pensare di avere un suo carisma, una dote da sviluppare parlando in

pubblico. Chi è presente inizia già a farsi un’idea di chi ha davanti già da quando entra

in sala.

Per parlare in pubblico sarebbe, appunto, sviluppare questo carisma. Qualcuno può

avere delle doti che possono dargli una posizione di vantaggio, ma ciò non è decisivo

in quanto sono qualità che uno può sviluppare.

Ognuno di noi individualmente deve guardarsi dentro e deve capire quali sono le

qualità che abbiamo e quali sono i problemi, alcune si possono acquisire; basta

crederci.

Per parlare in pubblico con efficacia il punto di partenza è noi stessi, bisogna aver

coraggio di provare.

Abitudine ed esperienza.

Il miglioramento è alla portata di tutti.

Tra le regole del carisma abbiamo:

comunicazione

 ascolto

 relazione/rapporto=entrare in empatia con gli altri, chi parla dovrebbe

 preoccuparsi dell’effetto che vi conseguirà sul pubblico. Se si entra nella testa

degli altri, cambierà anche il modo di esprimersi, di rapportarsi. Gli altri, in

genere, ti staranno ad ascoltare quando tu dirai loro qualcosa di utile.

immagine=bisognerebbe cercare di trovare quel giusto modo di porsi,

 dall’atteggiamento appena inizia a parlare.

simpatia=è qualcosa che non si può spiegare con una ricetta.

 motivazione=è la benzina di ogni cosa. Senza motivazione anche i risultati

 saranno più modesti. Per imparare occorre farlo con passione, pensando oltre al

significato delle cose.

atteggiamento mentale di chi deve affrontare le cose in modo positivo, non

 negativo.

La cosa che bisogna capire è che l’importanza del successo in pubblico non è saper

parlare con paroloni difficili, frasi costruite a tavolino. Se un soggetto legge è destinato

ad un risultato modesto, la lettura è noiosa perché leggi un testo scritto per essere

letto.

L’importante è la capacità di variazione dei suoni, conta la chimica verbale in quanto

deve avere un senso. Non è solo questo ciò che conta; il maggiore successo di un

intervento dipende da quella comunicazione che riesce a trasmettere con tutto il resto

(comunicazione non verbale), non con le parole.

La voce è quella che veicola i pensieri, non è un particolare che può esserci o non

esserci. Conta lo sguardo, si guarda chi si ha davanti. Quando parli con qualcuno,

quante volte sei in grado di guardarlo in faccia?

Quando pensiamo cosa dire, spesso abbiamo bisogno di una grande concentrazione e

se guardiamo lo sguardo di chi abbiamo davanti può essere difficile.

Guardare l’interlocutore che si ha davanti è importantissimo, gli occhi sono lo specchio

dell’anima; si possono dire cose con gli occhi che le parole non dicono.

Si può cogliere, inoltre, il feedback da parte di chi vi sta ascoltando.

Oltre allo sguardo abbiamo anche la postura, la gestualità.

La chimica del successo è data dalla comunicazione verbale e dalla comunicazione

non verbale (che può produrre più effetti di quella verbale.

Il 93% dell’intervento dipende dalla comunicazione non verbale.

Per il 55% dipende da come noi siamo in grado di tenere il nostro ruolo, la nostra

figura.

Imparare a parlare in pubblico serve sia per noi che parliamo in pubblico sia per

quando siamo il pubblico.

Il controllo dello stress ed il superamento della paura in pubblico:

Chi si ritrova a parlare in pubblico inizia a sentire delle sensazioni negative. Un po’ di

stress non è così negativo (eustress=che fa bene), è quella giusta dose di pressione

che è importante avere in tutte le cose che fate perché è con quella che terremo

accese le valvole del motore tutte insieme. È tutta una questione di quantità: se è

troppa ti può far venire un blackout, è quella cosa che davanti al pubblico che poi

rinunci o dici le cose malissimo e ti convinci che non sei portato; invece, è tutta una

questione di superare la paura.

Bisogna crederci fino in fondo, vuol dire andare al microfono con quell’idea di voler

affermare quello che si pensa con forza, fiducia. Credendo che quello che dite è il

vostro pensiero e vorreste che anche gli altri la pensano così. Bisogna partire con un

pensiero positivo.

Si tratta solo di superare questa barriera la prima volta, dopodiché potrà solo

migliorare. Il punto di partenza per tutte le situazioni di panico è la respirazione.

La respirazione lava via i pensieri cattivi, ha effetti benefici dappertutto; riuscire a

respirare profondamente rallenta i battiti cardiaci e permette di parlare senza ansia.

Bisogna tirare fuori la voce, anche quando vi è il microfono. Chi parla in pubblico la

voce dovrebbe farla uscire.

Consigli:

-respirazione;

-visitare il luogo dove si andrà a parlare=vi abituerà mentalmente ad essere pronti nel

momento in cui succederà davvero;

-portare un amico/amica che dà sostegno e guardare per avere un incoraggiamento

(ancora esterna). Un’ancora interna può essere pensare all’altra volta in cui vi siete

ritrovati in una situazione simile o anche peggiore che è andata bene, come me la

sono cavata quella volta là, me la caverò anche oggi.

Se c’è tensione vale per 1 minuto nel quale potresti avere confusione; impara i primi

20 secondi a memoria del tuo discorso al fine che il tuo inizio ci sarà e romperai il

ghiaccio, dopo dovrebbe essere più facile.

Le risorse della PNL (programmazione neuro linguistica):

La PNL è una disciplina americana sorta anni fa ed oggi utilizzata per molti scopi,

alcuni dei suoi precetti su come si sviluppa quel processo che uno può avere, secondo

questi precetti noi tutti siamo dei visivi, auditivi o cinestesici= quando noi

trasmettiamo un messaggio o lo riceviamo, siamo portati a vedere le cose che

pensiamo. Quando ascolta gli altri percepisce ciò che gli altri dicono sotto forma di

immagine.

Il visivo spesso lo si riconosce dall’uso di certe espressioni, il visivo quando parla

spesso guarda in alto.

L’auditivo è una persona che presta molta attenzione alle voci che ascolta, spesso ha

un dialogo con una sua voce interiore, apprezza, quindi, molto il suono della voce che

ha davanti e cerca di adoperarla; è più lento a parlare del visivo, guarda di lato a chi

davanti quando non tiene lo sguardo diretto e lo fa per apprezzare meglio ciò che

sente con il suo udito.

Il cinestesico quando parla guarda per terra, ha bisogno di un altro approccio e le sue

sono sensazioni di altri sensi, non udito o vista. Ha delle espressioni che richiamano la

fisicità del parlare.

Sapere o non sapere che tutti noi possiamo avere dei canali diversi è utile perché se

uno ci pensa aiuta ad arrivare al bersaglio al 100%.

Bisognerebbe esprimersi con il linguaggio VAC (visivo, auditivo, cinestesico). Se

sapremo usare qualche termine in grado di evocare immagini, suoni, dinamiche

fisiche, la nostra visione sarà eccellente.

Anche gli spot pubblicitari parlano il linguaggio VAC.

Un intervento in pubblico standard come si deve impostare?

Quello che bisogna dire è il cuore del discorso e copre la maggior parte del tempo

disponibile, circa l’85% è occupato dal nucleo.

Ci sono altre due parti che si dimenticano quasi sempre e sono l’apertura e la

conclusione.

Lo schema di un intervento standard:

-apertura

-corpo

-chiusura

L’apertura dell’intervento va pensata, non improvvisata. L’apertura è quel momento

iniziale importantissimo nel quale nel giro di pochissimi minuti in cui il pubblico

sceglierà se starvi a sentire oppure no. Serve a catturare l’attenzione dei presenti.

Bisogna catturare l’attenzione di chi era venuto lì per tutt’altro motivo, si deve creare

un clima positivo.

Si inizia con un aneddoto, un fatto che non si sa realmente accaduto o no, oppure si

inizia a parlare di sé stesso: la narrazione di un episodio collegato all’intervento, al

luogo dove ci si trova. È un modo per coinvolgere.

Ascoltare una storia piace a tutti. La citazione è subito qualcosa che fa brillare, sempre

collegata.

Una domanda coinvolge, ognuno si sente chiamato in causa.

La conclusione deve servire a mettere una breve sintesi di ciò che si è detto oppure si

ripete il punto della questione che vuoi che passi come messaggio. Non sarà mai

troppo, anche se lo ripeti più volte.

Niente chiusure brusche o troppo lunghe.


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jess98D

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (MILANO - PIACENZA)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jess98D di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Seminario oratoria forense e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Mainino Gianluca.

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