ESAME CREAZIONE D’IMPRESA E IMPRENDITORIALITÀ.
Al 2020, le statistiche ufficiali delle Camere di commercio (Movimprese)
segnalano una consistenza di imprese registrate pari a quasi 6,1 milioni di
unità
• Di queste solo l’85% sono imprese attive, pari a circa 5,15 milioni di unità
• In termini percentuali, oltre il 60% delle imprese attive opera nel terziario
(commercio e servizi), mentre il settore manifatturiero (industria e costruzioni)
rappresenta meno di un quarto del totale. Per la maggioranza,microimprese
indipendenti
– Piccole imprese non specializzate che competono aggregandosi in reti
non-distrettuali
– un sistema vitale di PMI specializzate che si rivolgono principalmente ai
mercati stranieri e operanti all’interno dei distretti industriali
– Un gruppo ristretto di medie e grandi imprese li lunga tradizione,
profondamente radicate in alcune importanti famiglie supportate da istituzioni
nazionali
– Un ristretto gruppo di grandi imprese precedentemente controllate dallo Stato
e altre grandi imprese quotate in borsa
Quali i settori industriali di punta?
• Sempre nell’ambito del manifatturiero, sono soprattutto le imprese che
operano in distretti industriali e le altre reti che innervano alcuni settori di
punta del Made in Italy, definiti come le 4A:
– Abbigliamento-moda
– Arredo-casa
– Automazione-meccanica – Agroalimentare
• In tali settori, l’Italia presenta a livello europeo e mondiale una forte
specializzazione (oltre il 90% dell’occupazione nell’industria ed oltre il 70%
dell’export)
Un confronto con l’Europa
• Nella generalità dei paesi industrializzati al mondo, Italia inclusa, le micro,
piccole e medie imprese (PMI) rappresentano la maggioranza assoluta del
numero totale delle imprese
• Nell’Unione Europea (EU28) su un totale – al 2017 – di oltre 27,5 milioni di
imprese* di cui:
– Circa 25,3 milioni di micro-imprese (91,9%)
• Nel sistema economico italiano l’incidenza percentuale della «micro impresa»
è leggermente
più elevata (95%) rispetto alla media UE
– Circa 1,9 milioni di piccole imprese (6,9%)
– Circa 267,6mila medie imprese (0,8%)
– Appena 54mila grandi imprese (0,2%)
• In termini di numero di persone occupate in Italia il contributo delle PMI è più
alto rispetto a quello dell’UE (73% vs 55%)
• Anche in termini di valore aggiunto l’impatto percentuale sul totale vede per
l’Italia un’incidenza maggiore rispetto all’UE (60% vs 39%)
* Fonte Eurostat: Nel computo sono esclusi i settori: A Agricoltura, silvicoltura
pesca- K Attività finanziarie e assicurative - O Amministrazione pubblica e
difesa...; assicurazione sociale – T Attività di famiglie e convivenze come datori
di lavoro... - U Organizzazioni ed organismi extraterritoriali – NC Imprese non
classificate
La questione definitoria della dimensione imprenditoriale
“La nozione di dimensione d’impresa è nel fatto indeterminata, lo stesso
criterio nel quale la nozione avrebbe fondamento non è costante, anzi è del
tutto relativo ai molteplici problemi di convenienza economica per la soluzione
dei quali dev’essere nota la soggetta dimensione” (Zappa, 1956)
• Sul piano teorico, non è possibile raccogliere in un’unica espressione di
sintesi, sufficientemente significativa, la manifestazione dimensionale in tutta
la sua varietà e nei suoi molteplici livelli di analisi
• Sul piano pratico,il problema si pone per finalità connesse alla ricerca
empirica ovvero nel campo dei provvedimenti legislativi (fiscali, civilistici, di
incentivazione, ecc.) quando si avverte l’esigenza di identificare specifici
segmenti dimensionali oggetto di analisi per studiosi e policy maker
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Alcuni parametri di classificazione dimensionale
PARAMETRI QUANTITATIVI
PARAMETRI QUALITATIVI
STRUTTURALI
DINAMICI
Numero di addetti
Fatturato
Forma giuridica
Capitale investito
Valore della produzione
Struttura organizzativa
Capacità produttiva
Volume delle vendite
Forme di finanziamento
installata
Volume della produzione
Grado di autonomia
Valore aggiunto
Ambito competitivo
Quota di mercato
Team di vertice
Proprietà e management
Sovrapposizione impresa- famiglia ( in rosso i parametri più utilizzati)
L’attuale definizione di piccola-media impresa (pmi) secondo l’UE
• Il concetto di piccola e media impresa (PMI) è stato recentemente aggiornato
con la Raccomandazione della Commissione UE n. 1422 del 6 maggio 2003
(recepita dalla legislazione nazionale con D.M. 18.4.2005) che ha fissato i nuovi
criteri economici per la definizione di micro, piccola e media impresa in Europa
• La definizione fa riferimento a «ogni entità, a prescindere dalla forma
giuridica rivestita, che eserciti un’attività economica»
• In tal modo possono essere considerati imprese i lavoratori autonomi, le
imprese familiari, le partnership e le associazioni che esercitano regolarmente
un’attività economica.
Finalità della definizione UE
• Per aggiornare le soglie
• Perpromuoverelemicroimprese
• Permigliorarel’accessoalcapitale
• Perpromuoverel’innovazioneemigliorarel’accesso alla Ricerca & Sviluppo
• Pertenerecontodeivarirapportitraimprese
Criteri quantitativi di classificazione
• Fanno riferimento a:
1. Effettivi (parametro quantitativo riferito ai dipendenti)
2.a Fatturato annuo (parametro quantitativo economico)
2.b Totale di bilancio annuo (parametro quantitativo patrimoniale)
• mentre è obbligatorio rispettare le soglie relative agli effettivi, una PMI può
scegliere di rispettare il criterio del fatturato oppure il criterio del totale di
bilancio
• I due parametri(effettivi+fatturato oppure effettivi + attivo) devono
coesistere ai fini dell’inquadramento
dimensionale
Specifiche per il calcolo degli effettivi
• Effettivi: Sono calcolati in base alle unità lavorative-anno (ULA) e si
riferiscono al lavoro prestato durante l’anno dal personale impiegato a tempo
pieno, a tempo parziale o su base stagionale (dipendenti e assimilati,
proprietari-gestori, soci partecipanti alla gestione). Sono esclusi i lavoratori con
contratto di apprendistato o formazione. Non è inoltre contabilizzata la durata
dei congedi di maternità o parentali.
Chiunque abbia lavorato nell’impresa durante l’intero anno di riferimento conta
come una unità. I dipendenti che hanno lavorato a tempo parziale, i lavoratori
stagionali e coloro che non hanno lavorato tutto l’anno devono essere
contabilizzati in frazioni di unità
Specifiche per il calcolo del fatturato e del totale di bilancio annui
• Fatturato annuo: Si calcola in base al fatturato derivante dalla vendita di
beni/servizi così come desunto dall’ultimo bilancio (Conto Economico)
regolarmente approvato e depositato. Il fatturato utile ai fini del calcolo non
comprende l’IVA e altre imposte indirette
• Totale bilancio annuo: Si riferisce all’attivo patrimoniale come desunto
dall’ultimo bilancio (Stato patrimoniale) regolarmente approvato e depositato.
* Se l’impresa è di nuova costituzione e non ha ancora terminato il primo anno
di attività, le informazioni ai fini del calcolo dimensionale sono oggetto di stima
“in buona fede” ad esercizio in corso
E se si superano le soglie durante l’anno?
• Se intervengono variazioni negli effettivi o nel fatturato/attivo durante l’anno,
si conserva la condizione dimensionale dichiarata a inizio dell’anno
• Si perde tale condizione se si superano le soglie per due esercizi consecutivi
– Es. un’impresa che da micro passa a piccola per investimenti di sviluppo
internazionale ovvero un’impresa che da grande passa a media per recuperare
efficienza e flessibilità attraverso politiche di downsizing e decentramento
produttivo. In entrambi i casi variano per più anni la base occupazionale e i
valori economico/patrimonialiSecondolarecentedefinizioneUE,perstabilirein
quale classe dimensionale rientra un’impresa si deve tenere conto, non solo
delle soglie relative a effettivi, fatturato annuo, totale di bilancio, ma anche di
parametri qualitativi
• vale a dire se essa sia: – autonoma,
– associata,
– collegata
con altre imprese
Criterio dell’autonomia
• Un’impresa X è autonoma se:
– è totalmente indipendente, vale a dire non ha alcuna partecipazione in altre
imprese e nessuna altra impresa ha una partecipazione in X;
– se detiene una partecipazione inferiore al 25 % del capitale o dei diritti di
voto (qualunque sia il più alto dei due) in una o più altre imprese e/o non vi
sono soggetti esterni che detengono una quota del 25 % o più del capitale o
dei diritti di voto (qualunque sia il più alto dei due) in X
• Se un’impresa è autonoma, essa non può essere né associata né collegata
• È possibile cumulare più investitori, ciascuno dei quali detiene una quota
inferiore al 25 % nella nostra impresa e rimanere nonostante tutto autonomi,
purché questi investitori non siano collegati tra di loro
• Se gli investitori sono collegati, la nostra impresa potrà essere considerata
come impresa associata o collegata, a seconda dei casi.
Eccezioni
• Un’impresa mantiene la sua autonomia quando è partecipata in misura
maggiore uguale al 25% e fino al 50% da uno dei seguenti investitori:
– società pubbliche di partecipazione, società di capitale di rischio e business
angel
– università o centri di ricerca senza scopo di lucro
– investitori istituzionali, compresi i fondi di sviluppo
regionale
– autorità locali autonome aventi un bilancio annuale inferiore a 10 milioni di
euro e meno di 5.000 abitanti
• Ciascuno di essi non deve essere collegato agli altri, esercita i diritti di
azionista e non può intervenire nella gestione dell’impresa con influenza
dominante
Un caso particolare di partecipazione da parte di enti pubblici
• un’impresa non è una PMI se il 25 %o più del suo capitale o dei suoi diritti di
voto è controllato direttamente o indirettamente da uno o più organismi
collettivi pubblici o enti pubblici (ad esclusione di università e di autorità locali
autonome prima analizzate), a titolo individuale o congiuntamente
• Il motivo di questa disposizione è che la proprietà pubblica può offrire a
queste imprese alcuni vantaggi, in particolare di carattere finanziario, sulle
altre finanziate da capitali privatiUn’impresaXèassociatase:
– detiene una partecipazione uguale o superiore al 25%, ma inferiore al 50%,
del capitale o dei diritti di voto di un’altra impresa e/o un’altra impresa detiene
una partecipazione uguale o superiore al 25%, ma inferiore al 50%, in X
• L’impresa associata ad un'altra deve aggiungere ai propri valori degli effettivi
e del fatturato/totale bilancio anche quelli dell’associata in proporzione della
partecipazione in essa detenuta
Criterio di associazione
Un’impresa è associata se:
– detiene una partecipazione uguale o superiore al 25%, ma inferiore al 50%,
del capitale o dei diritti di voto di un’altra impresa e/o un’altra impresa detiene
una partecipazione uguale o superiore al 25%, ma inferiore al 50%, in X
• L’impresaassociataadun’altradeveaggiungereai propri valori degli effettivi e
del fatturato/totale bilancio anche quelli dell’associata in proporzione della
partecipazione in essa detenuta
Criterio del collegamento
• Un’impresa X è collegata se:
– un’impresa detiene la maggioranza dei diritti di voto degli azionisti o dei soci
di un’altra impresa;
– un’impresa ha il diritto di nominare o revocare la maggioranza dei membri del
consiglio di amministrazione, di direzione o di sorveglianza di un’altra impresa
– un contratto tra imprese, o una disposizione nello statuto di un’impresa,
conferisce ad una di esse il diritto di esercitare un’influenza dominante su
un’altra
– un’impresa, in virtù di un accordo, è in grado di esercitare da sola il controllo
sulla maggioranza dei diritti di voto degli azionisti o soci di un’altra impresa
• L’impresa collegata ad altre deve aggiungere ai propri valori degli effettivi e
del fatturato/totale bilancio anche il 100% di quelli delle imprese che controlla
direttamente o indirettamente
Gruppo di imprese collegate• L’imprenditorialitàpuòdefinirsicomel’insiemedelle
qualità e delle caratteristiche dell’imprenditore
• Ilconcettodiimprenditorialitàèunconcetto derivato da quello dell’imprenditore;
difatti focalizza l’imprenditore alla base di un fenomeno che ha dato e dà
impulso allo sviluppo dei sistemi economici
Contributi teorici sull’imprenditorialità
• Diversi filoni di studio si sono occupati di definire l’imprenditorialità nei suoi
molteplici aspetti.
Ad es.
– Psicologia
– Economia
– Sociologia
– Management – Neuroscienze.
• Le diverse ottiche e i diversi contributi scientifici riescono a catturare solo
talune manifestazioni di un fenomeno così complesso e sfuggente quale quello
dell’imprenditorialità (il c.d. Heffalump di David Kirby).
La definizione giuridica
• La definizione giuridica attribuita dal nostro ordinamento (art. 2082 c.c.),
vede l’imprenditore in “chi esercita professionalmente un’attività economica
organizzata al fine della produzione e dello scambio di beni e servizi”
• Tale definizione qualifica la funzione imprenditoriale mediante l’esercizio
sistematico dell’attività economica mediante la combinazione coordinata di
mezzi, persone, danaro e conoscenza
• Non presupporrebbe,invece,l’apporto di capitale di rischio, cioè il ruolo di
proprietario
Un’accezione condivisibile
• Bjerke (2007) enfatizza tre principali blocchi concettuali ricorrenti
– Creatività(generarenuoveidee)
– Innovazione(applicarequesteideeallavitaquotidiana)
–Fondare/guidarel’impresa(organizzareiprocessieconomicipercreare beni/servizi
commercializzabili)
• Il concetto di “innovazione” va declinato in senso “schumpeteriano” come
“distruzione creatrice” di un nuovo equilibrio economico, attraverso:
– un nuovo prodotto
– un nuovo processo produttivo
– un nuovo mercato
– nuovi fonti di approvvigionamento – la riorganizzazione di un mercato
Il dibattito dottrinale
• La letteratura economica e aziendalistica non è unanime e ritiene che non
esista uno standard definitorio, universalmente accettato, di imprenditorialità
• Tradizionalmente, l’imprenditorialità richiama la creazione ex novo di
un’impresa privata di minori dimensioni, nonché la sua proprietà (è questo il
caso di molte micro-imprese italiane)
• Demattè (v. saggio) parla di tre funzioni imprenditoriali tipiche: – Funzione
proprietaria (finanziamento con capitale di rischio) – Funzione innovatrice
(strategica e organizzativa in senso lato) – Funzione manageriale (gestione
delle attività correnti)
Quale imprenditorialità, in sintesi?
• Casi specifici di imprenditorialità:
− l’impresa è stata già creata, ma il soggetto imprenditoriale non ne è il
proprietario
− un nuovo soggetto imprenditoriale sostituisce quello precedente
− l’impresa non è di minori dimensioni
− le iniziative d’innovazione promanano da soggetti diversi dall’imprenditore
− non ci sono comportamenti innovativi in senso stretto, ma piuttosto imitativi
− imprese non orientate al profitto; come ad esempio nelle organizzazioni
pubbliche o in quelle non profit
• Da qui la convinzione – di parte della dottrina – che l’imprenditorialità possa
riferirsi piuttosto a caratteristiche psicologiche e modelli di comportamento.
E la leadership?
• La leadership è considerata come capacità peculiare degli imprenditori, ma
può essere prerogativa anche di altri soggetti all’interno dell’impresa (es.
manager)
• Essa si riferisce piuttosto ad abilità relazionali ed a doti comunicative che
vengono messe in campo per motivare e guidare le persone verso gli obiettivi
lavorativi
• Taluni dicono che sia una capacità innata, altri dicono che si possa formare
• In ogni caso deve essere mantenuta dall’imprenditori nei momenti “chiave”
della vita dell’impresa (avvio, sviluppo, cambiamento)
Come esercitarla?
• Kirby(2006)suggerisceunaricettadisuccessodei leader imprenditoriali:
– Creare una visione
– Fissare valori e stile dell’organizzazione
– Fare crescere gli altri e crescere con essi
– Energia positiva ed entusiasmo
– Affrontare la realtà e prendere decisioni in presenza di informazioni
incomplete
«Chi» è l’imprenditore
• I contributi della psicologia imprenditoriale si sono concentrati innanzitutto
sul profilare le caratteristiche psicologiche dell’individuo imprenditore
(personalità e comportamento)
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Appunti per l'esame di Creazione di impresa e imprenditorialità
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