GESTIONE DEGLI IMPIANTI INDUSTRIALI
Introduzione
Di che cosa parliamo? Noi parliamo di una organizzazione che produce qualcosa, di gente che produce beni. Noi siamo
circondati da oggetti che sono prodotti. Cosa ci interessa studiare a noi? Ci interessa studiare i principali problemi di chi
produce. Quello che faremo all’interno di tale corso è metterci all’interno dell’organizzazione; in seguito allargheremo il
nostro orizzonte, e considereremo l’organizzazione immersa nel suo ecosistema. Infatti, se si vogliono ottimizzare le
L’azienda, infatti, subisce l’influenza di fattori esterni ma anche
cose, occorre tener conto di quello che ci sta fuori.
interni dei quali non ha il controllo.
Si può partire da un bene, e a ritroso ricostruire il processo e i rapporti (con i clienti, con i fornitori, ecc.) che hanno
permesso la realizzazione di tale bene in questione.
Partiamo dall’interno della fabbrica. Inizieremo sicuramente affrontando un tema particolarmente importante. Dentro
un’azienda noi abbiamo delle risorse che sono:
- Macchine
- Persone
- Capitale
- Materiali
- Energia
Noi concentreremo la nostra attenzione sui macchinari (macchine) e sui materiali; queste sono le risorse un po’ più
tangibili.
Iniziamo a parlare di materiali. Come materiali consideriamo:
- Materie prime
- Componenti
- Semilavorati (work in process WIP)
- Prodotti finiti (materiale a valore aggiunto)
Noi ci occuperemo della parte di gestione dei materiali. Disponendo di un elenco di materie di cui necessito per la
produzione, che scelte dovrò fare?
1. Qualità del prodotto (info sul fornitore)
2. Approvvigionamento: quanto e quando ordinare i materiali? Considerando ciò che ho in magazzino, i ritardi di
consegna dei materiali, la richiesta di mercato dovrò fare una stima per ordinare i materiali ed emettere l’ordine.
Parleremo anche dei casi in cui non so precisamente quanta è la quantità da produrre, ma ho solo dei dati
statistici su cui basarmi.
Prestazioni dei sistemi di produzione
Dobbiamo conosce bene le grandezze che sono legate alle prestazioni del sistema produttivo. Il sistema produttivo in
questione può essere una linea, un impianto, una macchina, ecc. Ci interessa sapere i parametri relativi al sistema
produttivo che stiamo analizzando; vediamo quali sono.
1. Potenzialità produttiva: come faccio a misurare la potenzialità produttiva di una macchina? Potrei misurarla in
pezzi/l’ora, quindi posso definirla come una quantità su un tempo. Se chiediamo la potenzialità produttiva di una
macchina, ci può venire detta la potenzialità di targa, che è prettamente teorica ed ideale. Ma se vogliamo sapere
la capacità reale di questa macchina, che cosa dovremmo chiedere al responsabile di macchina? Dovremmo
chiedere quanto produce la macchina al giorno? La risposta che otterremmo non è più la potenzialità, ma è
quello che effettivamente la macchina produce in un certo intervallo di tempo (giorno/mese/anno), ovvero la
capacità produttiva. Quindi la potenzialità produttiva è teorica, mentre la capacità produttiva è la grandezza
effettiva. Ma perché la capacità produttiva risulta inferiore rispetto alla potenzialità produttiva? Come si passa
dall’una all’altra? Vi sono delle cause alla radice di tale problema, per questo dovremo analizzare le situazioni
che si possono verificare all’interno dell’azienda.
2. Tempo di attraversamento: anche detto tempo standard (TS), è il tempo che passa tra quando il pezzo entra
nella macchina e quando il pezzo esce dalla macchina (in questo caso abbiamo considerato la macchina come
linea). Stiamo parlando del tempo di attraversamento di un prodotto, non di una linea. Il tempo di
attraversamento non è solo il tempo in cui lavoro il pezzo, ma è dato anche dal tempo di attesa. Quindi ho un
tempo di attraversamento che dipende dall’accoppiata macchina/prodotto, e dipende non solo dal lavoro che
faccio su tale prodotto, poiché ci sono tanti fattori che influenzano il tempo di attraversamento, che aumentano
quest’ultimo. Ad esempio in alcuni momenti il pezzo necessita di essere spostato, oppure potrebbe essere in
1
coda ad una macchina già impegnata. Per questo si definisce il tempo a valore aggiunto (Tva) come il tempo di
lavorazione nella linea in cui il pezzo viene effettivamente lavorato, al netto dei tempi morti e di trasporto.
Se si analizza un insieme di macchine disposte in linea, la cadenza di produzione è determinata dalla macchina
più lenta, quella che viene chiamata in gergo collo di bottiglia, il cui tempo di attraversamento diviene il tempo
di ciclo (TCL) dell’intera linea.
Ipotizziamo di avere questa linea:
M1=70 M2=110 M3=150 M4=50
Qual è il tempo a valore aggiunto per tale linea?
Tva = 70+110+150+50 =380
Ta = 380, nell’ipotesi che Ti= 0
Occorre sapere che cosa succede quando un pezzo passa da una macchina all’altra.
In tale caso, vedi sopra, il tempo di attraversamento è uguale al tempo a valore aggiunto. Quindi il tempo a
valore aggiunto è il tempo che impiego a processare un pezzo quando la linea è vuota.
Se invece avessi 3 o 4 pezzi, che cosa succede? Il secondo pezzo deve aspettare che il primo pezzo deve essere
lavorato, quindi deve aspettare T1 = 70, poi viene lavorato e impiega 70, ecc.
Quindi il tempo di attraversamento del secondo pezzo è dato da 70+40+110+40+150+50 = 460; il tempo di
attraversamento del terzo pezzo risentirà dei tempi di attesa dei due pezzi precedenti; quindi ogni quanto esce un
pezzo dalla macchina? Ad un certo punto, il tempo di attesa si stabilizzerà, e dalla linea uscirà un pezzo ogni 50
minuti. Il tempo di attraversamento di un pezzo (a regime) sarà 150*3+50 = 500.
Il tempo ciclo (TCL) è ogni quanto mi esce un prodotto dal mio sistema produttivo. Tale tempo è dato dalla
macchina collo di bottiglia. Spesso il tempo ciclo è imposto per soddisfare la domanda; sicuramente meno
imposto è il tempo di attraversamento. e le code all’interno del mio sistema produttivo (linea) è l’indice
Un indice che mi indica quanto pesano le attese
di flusso, che è definito dal rapporto tra tempo di attraversamento e tempo a valore aggiunto. Valori che si
rilevano nelle aziende vanno da 10 a 100; buoni valori sono quelli compresi tra 3 e 5, ottimi valori sono
compresi tra 1 e 2.
Quello che vogliamo fare è bilanciare la linea produttiva, in modo da avere tempi di processamento il più
possibile simili tra loro, per evitare tempi morti, di attesa. Bilanciare le risorse a diposizione permette di
diminuire il valore dell’indice di flusso.
3. Potenzialità di mix: su di una certa macchina produciamo un certo bene, chiamiamolo A, per il cui abbiamo un
certo ritmo di produzione, abbiamo anche una certa produttività per fare il prodotto B, e allo stesso momento
sappiamo che il mercato ci richiede di fare una certa quantità di A ed una certa quantità di B: questo è il nostro
mix produttivo. Parliamo quindi di produttività di mix (e non di un singolo prodotto). Noi parliamo di un ritmo
standard legato ad un certo prodotto i, che sarà pari ad una quantità prodotta su di un tempo standard. La nostra
produttività di mix possiamo, allora, calcolarla come una sommatoria di pezzi prodotti fratto il tempo necessario
per produrre quei pezzi. Dobbiamo ora cerca di tradurre il fabbisogno di mercato in tale rapporto. Potrei andare
a
lavora 2
re sul numeratore invece di lavorare sul denominatore ed ottenere
Questa volta non ho la percentuale di volume ma la percentuale di tempo per produrre il prodotto i-esimo.
Vediamo un esempio. La produttività di mix va da “Faccio
solo A” a “Faccio solo B”.
Per ogni punto nel mezzo intercetto
una certa quantità di A ed una certa
quantità di B. 3
la quantità massima di produzione che il sistema è in grado di produrre all’interno
4. Capacità produttiva: indica
di un arco di tempo prefissato. All’interno del nostro impianto abbiamo delle cause che ci fanno passare dalla
potenzialità produttiva alla capacità produttiva:
i. Sbilanciamenti della linea
ii. Guasti
iii. Setup
La capacità produttiva teorica è una misura della quantità massima di output, per una data condizione di input,
che il sistema è in grado di produrre in condizioni di funzionamento ideali; la capacità produttiva reale misura la
quantità effettiva di output, per una data condizione di input, che il sistema è in grado di produrre in condizioni
di funzionamento reali.
L’Overall equipment
effectiveness è una
metodologia che indica le
modalità ben chiare per
calcolare ciascuna delle
seguenti perdite:
1. Perdite di tempo
misurabili (date
da perdite per
guasti e perdite
di setup o
regolazione):
esse possono
essere calcolate
se si hanno a
disposizione dati
storici sul
funzionamento
dell’impianto
2. Perdite di
velocità: sono
dovute a perdite per tempi morti e perdite per riduzioni di velocità. Tali perdite non possono essere
contabilizzate in modo diretto perché non esiste un sistema di registrazione degli eventi che possa tener conto di
tali fenomeni.
3. Perdite a causa di difetti (data da perdita per scarti e perdita per rilavorazioni): sono perdite connesse al fatto che
le linee produttive sono state impiegate per realizzare dei prodotti che in ultimo sono stati scartati dal controllo
di qualità oppure che hanno subito dei danneggiamenti irreparabili durante il processo; qualche volta invece di
eliminare tali prodotti difettosi si opta per una loro rilavorazione, che permetta così di recuperare il
semilavorato, sottraendo però tempo produttivo all’azienda.
L’approccio previsto dal OEE prevede l’analisi di tutte le possibili cause di inefficienza di un sistema di produzione
ovvero il tempo massimo a disposizione (8760 ore l’anno),
Io parto da un tempo solare, che è 360 giorni, con 3 turni di
lavoro, ovvero 24 ore al giorno di lavoro disponibili. Questa è la mia situazione iniziale potenziale. Come faccio a
decidere quanto tempo tenere aperto il sistema produttivo? Mi confronto con la domanda, che mi dice quanto rimanere
tempo dovuto alla chiusura dell’impianto,
aperto in base ai fabbisogni di produzione. Tolto dal tempo solare tutto il
dovuto a festività e giorni di festa, ottengo il tempo di apertura dell’impianto se a quest’ultimo leviamo tutto il
(TA);
tempo impiegato in cause che non permettono al sistema di produttivo di produrre, quali fermate pianificate che possono
essere costituite da alcuni periodi nei quali la direzione aziendale ha stabilito che non farà produzione, ottengo il tempo di
da quest’ultimo tolti
carico (Tc), cioè il tempo per il quale si è programmato che la macchina lavori; i tempi per le
fermate misurabili (tempi di setup ad esempio, guasti ecc.), ottengo il tempo operativo (To), considerato come il tempo
per il quale l’impianto effettivamente lavora. Infine togliendo dal tempo operativo, tutti i tempi dovuti alle fermate
minori e alle perdite di velocità, si ottiene il tempo operativo netto; togliendo a questo il tempo dovuto alla produzione di
scarti o di rilavorazioni, ottengo il tempo operativo netto(Ton), che è il tempo di lavorazione per il quale il cliente è
disposto a pagare. 4
Tramite la metodologia dell’OEE si calcolano gli indici di efficienza che esprimono le prestazioni di produttività che
rappresentano lo schema appena visto. Tali parametri vengono utilizzati per migliorare il sistema produttivo. Una sigla
era quella appunto dell’OEE: si pensi al caso in cui c’è un incremento di domanda, che facciamo una
che interessava
valutazione storica della capacità produttiva che possiamo garantire; qui dobbiamo intervenire quando ho una capacità
produttiva inferiore rispetto alla capacità richiesta dal mercato. Possiamo per esempio ingrandire la linea, in modo da
accrescere la propria capacità produttiva. Comprare altre macchine vuol dire investire, e non è detto che la domanda
rimanga costante su quei valori. La soluzione può anche essere aumentiamo i turni di lavoro, ma modificare i turni di
lavoro è dispendioso e complicato. Ma allora la soluzione non è detto che sia questa; la soluzione è dire io questo tempo
L’OEE ha come obiettivo
che ho a mia disposizione lo sfrutto meglio. quello di fare un miglioramento sulla mia
prestazione in modo tale che mi aumenti la mia capacità produttiva.
Abbiamo considerato come voci di spreco perdite misurabili, perdite non misurabili (non si possono misurare sulla
misura del singolo evento, ma ci si arriva in modo indiretto) e perdite di qualità. La nostra intenzione è quella di tirare
fuori questo OEE. L, parametro di efficienza di
carico viene visto sia come
tempo di carico su tempo di
apertura dell’impianto, ma
anche come (tempo di
–
apertura impianto tempo
–
perso per fermate pianificate
tempo perso per cause
esterne) su tempo apertura
impianto. Conoscendo L
posso calcolare il tempo di carico a partire dal tempo di apertura dell’impianto. Con l’efficienza di carico si misura
l’efficacia del sistema di assegnazione della produzione.
La disponibilità (A) va ad esprimere la percentuale del tempo operativo (To) in cui la macchina si trova in condizioni di
poter produrre all’interno del mio sistema produttivo. Solitamente essa ha un valore che risulta maggiore del 90%.
Il problema che abbiamo quando
calcoliamo tale indicatore è che il
tempo dovuto ai rallentamenti e
alle fermate che non sono
misurabili non possiamo calcolarlo
in maniera diretta e deve perciò
essere calcolato in maniera
indiretta, attraverso i tempi
standard. Consideriamo, difatti, che il tempo operativo netto è il tempo destinato alla realizzazione sia di prodotti
conformi che non conformi o a rilavorazioni. Quindi To può essere calcolato come segue:
Considerando quindi To come il prodotto tra il TS
(tempo standard) cioè il tempo necessario a
produrre un singolo pezzo per la quantità
complessivamente realizzata, distinta tra pezzi
conformi, pezzi che sono scarto e pezzi che devono essere rilavorati.
Il tasso di qualità è definito come: 5
Tale rapporto è un numero puro
(adimensionale), che esclude gli effetti delle
prestazioni e della disponibilità.
Si noti che è possibile valutare due
parametri di prestazione che sono
1. Total Effective Equipment Performance (TEEP): sempre legato alla risorsa (equipment)
2. Overall Equipment Effectiveness (OEE): in casi in cui si preferisce valutare il tempo operativo a valore aggiunto
a partire dal tempo di carico, avendo prima detratto dal tempo di apertura le fermate pianificate ed il tempo
perso per cause esterne, si considera l’OEE invece del TEEP. L’OEE ha come obiettivo il confronto tra il tempo
Perché scomporre così l’OEE? Sto misurando lo
operativo netto a valore aggiunto ed il mio tempo di carico.
spostamento da tempo operativo e tempo operativo netto. Se faccio il prodotto dei tre indici in figura, di fatto ho
i termini che si
vanno ad
annullare.
Per calcolare la capacità produttiva possiamo scegliere o di
il TEEP o l’OEE
sfruttare 6
Esempio svolto pagina 20 testo professore:
se voglio calcolare la capacità produttiva di mix mensile devo in primo luogo
1. Calcolare la produttività di mix, che calcolo dopo aver stimato le percentuali in volumi PV dei prodotti.
Calcolo il tempo di apertura dell’impianto
2.
3. Calcolo il tempo di carico ed il coefficiente di carico
4. Mi calcolo disponibilità, efficienza delle prestazioni e coefficiente di qualità
5. Considero e calcolo OEE
6. Quindi mi trovo la capacità produttiva relativa al mix
Per calcolarmi l’utilizzo temporale percentuale
7. netto della linea da parte di ciascun prodotto si calcolano le ore
standard totali TST necessarie alla produzione di ciascuna quantità
8. Il tempo standard complessivo sarà dato dalla somma dei tempi standard calcolati sopra
L’utilizzo percentuale del tempo
9. da parte di ciascun prodotto mi calcolo alla fine.
Configurazione dei sistemi di produzione
All’interno di un sistema produttivo è importante pianificare la configurazione dei sistemi di produzione, che permette di
affrontare le problematiche che sono relative alla gestione dei sistemi di produzione e che permette di trovare soluzioni
organizzative di programmazione della mia produzione.
L’obiettivo è quello di programmare la produzione in modo da ridurre i costi (quindi le perdite) legate a:
- Costi dovuti alla mancata consegna di ordini o alla mancata produzione
- Oneri di manodopera, energia, materie prime, ammortamenti, ecc. necessari alla produzione di un singolo
prodotto in esame
- Immobilizzi dovuti alle scorte e semilavorati in fabbrica (work in process)
- Costi di lancio della produzione che si distribuiscono su ciascun elemento prodotto
Per poter impattare sulle specifiche sopra citate si può:
- Bilanciare il sistema di produzione: si parla di questo in termini di riduzione dei tempi di inattività e delle
differenze di velocità tra le diverse operazioni, al fine di realizzare un flusso di produzione organico e constante,
sfruttando in tale modo ogni risorsa produttiva al massimo.
- Dimensionare i lotti di produzione: è il problema che mi porta a definire quanto devo produrre di volta in volta,
in modo da soddisfare le richieste di mercato; il caso banale è quello di produzione mono-prodotto continua, in
cui ho una domanda di mercato tanto più maggiore della mia capacità produttiva, e quindi produrrò quel
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