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Appunti rielaborati e completi di diritto pubblico (cap 9) sullo stato italiano e le sue fonti

Appunti completi e rielaborati per preparazione esame diritto pubblico su tutto lo stato italiano e le sue fonti. (costituzione compresa) (cap 9.) basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Atripaldi dell’università degli Studi di Roma Tre - Uniroma3. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto pubblico docente Prof. M. Atripaldi

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1. Costituzione, Leggi costituzionali, Leggi di revisione costituzionale

Il vigente ordinamento italiano conosce una molteplicità di fonti che trovano

disciplina nella Costituzione della Repubblica Italiana, intesa come legge

fondamentale, e nella legislazione ordinaria. Accanto alla costituzione si

pongono con pari grado le leggi di revisione costituzionale e le altre leggi

costituzionali, anch’esse assistite da una forza di rango costituzionale che

trova garanzia nella Corte costituzionale.

Le leggi di revisione costituzionale sono quelle che modificano o integrano in

modo espresso il testo della Costituzione. Le altre leggi costituzionali sono

invece adottate per quelle materie che la stessa Costituzione riserva alle

leggi costituzionali, per altre materie che il legislatore intende

“costituzionalizzare” oppure per introdurre delle c.d. rotture della

Costituzione.

Tanto le leggi di revisione costituzionale quanto le altre leggi costituzionali

vengono adottate col particolare procedimento aggravato previsto

dall’art.138. Occorre infatti che ciascuna Camera approvi il progetto di legge

costituzionale o di revisione costituzionale con due successive deliberazioni a

distanza non inferiore a tre mesi l’una dall’altra. Nella seconda deliberazione

la proposta deve essere approvata a maggioranza dei componenti di ciascuna

Camera.

Se è approvata con la maggioranza dei due terzi la legge costituzionale o di

revisione costituzionale si intende definitivamente approvata e va quindi

promulgata e pubblicata. Se non si raggiunge tale maggioranza essa viene

soltanto pubblicata e occorre attendere il decorso di tre mesi entro i quali è

possibile che venga richiesto il referendum popolare da parte di un quinto dei

membri di una Camera, cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

Se non viene presentata richiesta di referendum la legge viene promulgata,

altrimenti si procede alla consultazione popolare e la legge si intende

approvata se i “sì” prevalgono sui “no”. Per tale referendum non è richiesto

un quorum di partecipazione al voto perché esso sia valido come per il

referendum abrogativo ai sensi dell’art.75. I regolamenti delle Camere hanno

poi stabilito che mentre nella prima deliberazione è possibile apportare

emendamenti al testo, nella seconda non è possibile. Ove ciò avvenga

occorre ricominciare l’iter procedimentale.

L’art.139 ha limitato espressamente il potere di revisione, stabilendo che la

forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.

Secondo parte della dottrina e alcune sentenze dalla Corte costituzionale non

è neanche possibile sottoporre a revisione costituzionale le disposizioni che

garantiscono i diritti inviolabili dell’uomo e i principi fondamentali che

caratterizzano la Repubblica democratica.

2. Fonti primarie e secondarie

La Costituzione italiana contempla varie fonti del diritto. Prima della sua

entrata in vigore la disciplina generale sulle fonti del diritto era contenuta

nelle disposizioni preliminari al codice civile del 1942, ancora in vigore.

Ulteriori discipline sono state poi introdotte dalla legislazione ordinaria e

costituzionale per cui si ha un quadro di esame abbastanza complesso che

può essere ordinato secondo il criterio gerarchico, gradualistico e di

competenza.

Sono previste specificamente dalla Costituzione le leggi del Parlamento e gli

atti aventi valore e/o forza di legge del Governo, le leggi e regionali, gli statuti

e i regolamenti degli enti territoriali e delle Regioni, i regolamenti delle

Camere e quelli emanati dal Presidente della Repubblica, i contratti collettivi

di lavoro con efficacia obbligatoria erga omnes, i referendum abrogativi dello

Stato e delle Regioni.

Nelle Disposizioni preliminari al codice civile sono indicate come fonti del

diritto le leggi e gli atti aventi forza di legge, i regolamenti, le norme

corporative e gli usi. Le norme corporative sono venute meno con

l’abrogazione del sistema corporativo.

3. La potestà legislativa statale e regionale

La legge formale può essere la legge dello Stato, approvata dal Parlamento ai

sensi degli artt.70 e ss., oppure la legge regionale o quella delle Provincia

autonome di Trento e Bolzano.

A seguito della modifica dell’art.117 ad opera della L. cost. 3/2001 la legge

dello Stato non ha più una competenza generale per qualsiasi materia, bensì

una competenza limitata alle materie indicate dal II e II comma del nuovo

art.117.

In base al II comma dll’art.117 la potestà dello Stato è esclusiva nelle

seguenti materie: VEDI Il III comma dell’art.117 prevede invece una potestà

legislativa concorrente con le Regioni nelle seguenti materie relative a: VEDI.

Per tali materie la potestà legislativa dello Stato è limitata alla

determinazione dei principi fondamentali.

Indipendentemente dall’elencazione contenuta nei commi II E II dell’art.117 la

legge statale è richiesta in ordine alle limitazioni consentite dalla Costituzione

ai diritti fondamentali, per la disciplina delle istituzioni di alta cultura, per la

disciplina delle forme di coordinamento con le Regioni per le materie di

ordine pubblico e sicurezza, per gli organi dello Stato e le relative leggi

elettorali. Le leggi statali sono inoltre richieste per attribuire forme e

condizioni particolari di autonomia alle regioni, per l’istituzione di un fondo

perequativo per i territori con minore capacità fiscale per abitante, ecc. Si

tratta anche in tali casi di competenza esclusiva dello Stato

Le regioni, oltre la competenza concorrente di cui al III comma dell’art.117,

hanno una competenza legislativa generale con riferimento ad ogni altra

materia che non sia espressamente riservata alla legislazione dello stato. Le

Regioni a statuto speciale (e le Provincie Autonome), hanno ulteriore potestà

legislativa nelle materie previste dai rispettivi statuti.

4. Atti aventi valore e forza di legge

La Costituzione adopera le espressioni “atti aventi valore di legge” e “atti

aventi forza di legge” con riferimento ai Decreti legislativi e ai Decreti legge

(art.77).

Questi sono atti normativi adottati dal Governo ed emanati dal Presidente

dalla Repubblica che sono equiparati alla legge quanto al loro rapporto con le

altre fonti dell’ordinamento. Sono quindi atti idonei ad abrogare altri atti

legislativi, comprese le leggi, e di essere abrogati soltanto da altri atti

legislativi. Su di essi viene esercitato il controllo della Corte costituzionale.

Nell’ordinamento regionale non sono invece previsti atti legislativi diversi

dalle leggi regionali e da eventuali referendum abrogativi. Tali atti non

sussistono negli artt.117 e ss. della Costituzione .Il termine “valore di legge”

sta a significare che l’atto viene in tutto e per tutto parificato alla legge.

Cosicché il Parlamento, una volta che il decreto è stato emanato, non può

intervenire su di esso se non con una legge successiva. È questo il caso dei

Decreti legislativi.

Il termine “forza di legge” sta a significare che si tratta di provvedimenti

provvisori che necessitano, per mantenere la loro validità, della conversione

in legge. Tali provvedimenti hanno quindi una forza limitata temporalmente

proprio perché non hanno lo stesso valore della legge.

A parte i referendum abrogativi non sono invece atti aventi valore o forza di

legge altre funti pur previste dalla Costituzione come i Regolamenti. Per

questi ultimi la Corte costituzionale ha quindi declinato la propria competenza

a giudicarli.

5. I Decreti legislativi

I decreti legislativi sono atti aventi valore di legge ordinaria adottati dal

Governo in base a delegazione del Parlamento. L’art.76 infatti prevede la

possibilità che il suo esercizio sia delegato al Governo con determinazione di

principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e oggetti definiti.

L’art. 70 stabilisce che la funzione legislativa è esercitata collettivamente

dalle due Camere. Infatti è solo il suo esercizio che può essere delegato al

Governo. In quanto titolare della funzione, il Parlamento infatti può revocarla

e/o modificarla in modo esplicito ed implicito fino a quando la delega non è

stata esercitata.

La delega viene conferita al Governo unitariamente inteso e con legge che

deve essere adottata col procedimento normale di esame come stabilito

dall’art.72. Nella legge di delegazione va stabilito il termine entro il quale la

delega permane e va circoscritto l‘oggetto della disciplina, che peraltro non

potrà riguardare settori di riserva di legge ordinaria. Nella delega vanno

inoltre fissati i principi e i criteri direttivi che il governo dovrà seguire: in

mancanza di questi la legge di delegazione va considerata

costituzionalmente illegittima per violazione dell’art.76.

Il giudizio di conformità della norma delegata alla norma delegante consiste

nel confronto tra i due processi ermeneutici su queste. Una volta che il

Decreto delegato è stato emanato la delega si esaurisce, per cui il Governo

non può adottare altro decreto se non quando consentito dal Parlamento per

integrare o correggere quello precedentemente approvato. La Costituzione

inoltre non prevede la durata massima della delega.

6. Decreti Legge

I Decreti legge sono atti provvisori con forza di legge adottati di propria

iniziativa dal Governo, sotto la sua responsabilità, in casi straordinari di

necessità e di urgenza. Il Decreto legge entra in vigore immediatamente,

deve essere presentato alle Camere il giorno stesso della sua emanazione e

ove le Camere non siano riunite o siano sciolte esse vanno appositamente

convocate e si riuniscono entro cinque giorni.

Il Decreto legge deve essere convertito in legge dal Parlamento entro

sessanta giorni dalla sua pubblicazione, pena la perdita di efficacia sin

dall’inizio.Il presupposto è la presenza di situazioni straordinarie di necessità

e di urgenza, le quali devono essere appositamente evidenziate nel

preambolo al Decreto stesso. La valutazione della sussistenza o meno delle

ragioni straordinarie di necessità e di urgenza spetta al Parlamento che potrà

rilevarne la mancanza e non procedere alla conversione. In proposito i

Regolamenti delle Camere prevedono un controllo preventivo, che può essere

adoperato dalla Corte costituzionale in sede di controllo della legittimità

costituzionale del decreto e/o della legge di conversione. Non si esclude un

possibile intervento del Presidente della Repubblica, a cui compete

l’emanazione del Decreto. Il Parlamento può anche modificare ed integrare il

Decreto con efficacia dopo la pubblicazione della legge di conversione.

La Corte costituzionale non ha più ammesso la reiterazione da parte del

Governo di un decreto legge non convertito per infruttuoso decorso del

termine. Questo perché veniva alterato l’equilibrio istituzionale, obbligando il

Parlamento a convertire il Decreto.

>7. Gli statuti regionali

Gli statuti regionali hanno diverso valore e forza a seconda che si tratti di

Regioni ad autonomia speciale o di Regioni ordinarie.

Gli statuti delle regioni speciali sono adottati con legge costituzionale. Essi

assicurano una autonomia particolare a tali regioni in deroga alle disposizioni

costituzionali valide per tutte le altre regioni. Essi quindi prevalgono su ogni

altra legge statale e regionale. Devono tuttavia anche essi rispettare i principi

fondamentali e inderogabili della CostituzioneGli statuti delle Regioni

ordinarie sono adottati da ciascuna Regione con legge regionale approvata

dal Consiglio regionale a maggioranza assoluta dei componenti con due

deliberazioni a distanza di non meno di due mesi l’una dall’altra. Questa

legge regionale non viene immediatamente promulgata, in quanto occorre

attendere l’eventuale ricorso da parte del Governo innanzi alla Corte

costituzionale sulla legittimità costituzionale della deliberazione, che può

essere presentato entro trenta giorni dalla sua pubblicazione e/o l’eventuale

richiesta di referendum regionale da presentare entro tre mesi dalla sua

pubblicazione. La richiesta di referendum deve essere sottoscritta da almeno

un cinquantesimo degli elettori della Regione interessata o da un quinto dei

consiglieri regionali. Se il referendum ha esito positivo la legge viene

promulgata, altrimenti viene respinta.

La legge di approvazione dello Statuto è quindi una legge particolarmente

rinforzata la quale per le materie ad essa riservate prevale sulle leggi

ordinarie regionali e da esse non può essere modificata.

8. Il referendum abrogativo

Il referendum è un istituto di democrazia diretta con il quale si esercita la

sovranità popolare. Esso consiste nella pronuncia del corpo elettorale su di

.

una questione puntuale e determinata ed esso sottoposta

Il referendum abrogativo previsto dall’art.75 per gli atti legislativi dello Stato

può essere considerato anch’esso un atto avente forza di legge, anche se non

può essere equiparato alla legge per la mancanza di idoneità innovativa. Esso

infatti innova l’ordinamento esistente solo in via negativa attraverso

l’abrogazione di disposizioni legislative preesistenti.

>L’art.75 prevede che il referendum abrogativo sia indetto quando lo

richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. L’indizione

avviene on Decreto del Presidente della Repubblica (art.87).

Il referendum è escluso per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di

indulto e di autorizzazione a ratificare trattati internazionali. La Corte

costituzionale, a cui è stato attribuito il potere di giudicare sull’ammissibilità

delle richieste di referendum abrogativo ha peraltro ampliato i casi di

inammissibilità. Ha inoltre ritenuto inammissibili i referendum con quesiti non

omogenei e non chiari, non univoci e non semplici, con effetti non percettibili

dal votante.Sono chiamati a votare gli elettori per la Camera dei deputati. Il

referendum è valido se partecipa alla votazione la maggioranza degli aventi

diritto al voto. La proposta è approvata se ha raggiunto la maggioranza dei

voti validamente espressi. Nel caso di esito favorevole il Presidente della

Repubblica dichiara con decreto l’avvenuta abrogazione della legge la quale

ha effetto dal giorno successivo alla sua pubblicazione sulla GU. Se il risultato

è negativo se ne dà notizia nella GU ed il referendum non può essere

riproposto se non dopo cinque anni, per rispettare la volontà negativa del

corpo elettorale. Se la legge sottoposta a referendum è abrogata o modificata

tramite una nuova legge o atto avente forza di legge in modo che

corrisponda all’obiettivo che si propongono i promotori non si fa luogo a

referendum.

>9. I Regolamenti

Col termine regolamento si indica una ampia tipologia di atti normativi la cui

potestà è attribuita dalla Costituzione o dalla legge a determinati soggetti ed

.

organi

Vi sono regolamenti di organi costituzionali per i quali è stabilita apposita

riserva, come i regolamenti delle Camere, Si è altresì riconosciuta la

autonomia organizzativa regolamentare degli organi costituzionali, come

quella della Corte costituzionale e del Presidente della Repubblica.

La Costituzione all’art.117 ha previsto che lo Stato ha potere regolamentare

esclusivamente nelle materie oggetto di propria legislazione esclusiva, salvo

una delega del potere regolamentare alle Regioni. Alle Regioni è invece

attribuita in via generale la potestà regolamentare. Anche gli altri Enti

territoriali sono dotati di potestà regolamentare, oltre a quella statutaria, per

quanto attiene alle rispettive organizzazioni interne.

Oltre i regolamenti dello Stato e degli altri Enti locali sussiste il potere

normativo di altre amministrazioni. Tra queste vanno prese in considerazione

le Autorità amministrative indipendenti a cui talvolta la legge assicura uno

spazio normativo di regolazione piuttosto ampio (Banca d’Italia, Consob).

Siffatta attività normativa si spiega con l’esigenza di dare regole all’attività


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione aziendale
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Matteo.0101 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Atripaldi Mariangela.

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