PSICOLOGIA SOCIALE DELLA COMUNICAZIONE MEDIATA
MATTEO CANTAMESSE
LEZIONE 1 - 14/9/2020
INTRODUZIONE ALLA DISCIPLINA
Cosa significa psicologia sociale della comunicazione mediata?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo operare su 2 blocchi: la psicologia sociale e la
comunicazione mediata. psicologia sociale
Per dare un esempio di il più chiaro possibile facciamo riferimento a un
vecchio esperimento che ha quasi 50 anni. Immaginiamo di trovarci davanti a uno schermo
proiettato in una stanza e dover rispondere a questa domanda: quale fra le linee di controllo 1, 2,
3 è uguale alla linea di riferimento A? È un esperimento di “discriminazione visiva”, serve per
Asch 1951
discriminare gli stimoli, ovvero distinguerli. nel ha chiesto alle persone di dare una
valutazione e, differentemente da quanto ha fatto qualunque altro sperimentatore prima di lui, ha
svolto questo esperimento in una situazione di gruppo e, soprattutto, ha chiesto alle persone di
dare un giudizio verbale e non scritto. Questo, dal punto di vista metodologico, è un errore molto
grave perché il fatto che io dia la mia risposta ad alta voce, davanti ad altri, magari dopo che gli
altri hanno dato la loro risposta, potrebbe influire nel mio modo di rispondere. In questo caso
abbiamo “l’errore dell’influenza degli altri”. Asch l’ha fatto con un’intenzione: nella sua analisi 7
persone erano dei “complici”, si erano accordati con lo sperimentatore, e uno solo era il soggetto.
Asch ha provato a far dire ai complici la risposta sbagliata fino al punto che l’unico rispondente
“genuino” dichiarava la risposta errata, si autoconvinceva che le cose fossero come le aveva viste
il resto dell’aula. la psicologia sociale studia il
In una definizione ancora un po’ ingenua potremmo dire che:
comportamento, gli stati e i processi mentali che si sviluppano nelle interazioni individuo-ambiente
sociale.
La definizione più attuale di questa disciplina la vede come l’intersezione di 3 elementi: mondo
fisico, società, individuo. 1
fonti
Ci sono delle della psicologia sociale piuttosto radicate, che sono essenzialmente quelle che
si sono sviluppate in Gran Bretagna e in generale nel mondo anglosassone, in Francia (in
particolare con la psicologia delle folle) e in Germania (con la psicologia sperimentale).
tradizione anglosassone,
Nella che va a racchiudere sia la dimensione dell’approccio americano
Herbert
che quello più inglese vediamo una fonte molto marcata dell’utilizzo da parte del filosofo
Spencer (1820-1903) della teoria evoluzionistica di Charles Darwin. Di fondo l’idea è che,
andando a prendere la teoria dell’evoluzione, anche le società si trasformano tramite un processo
di selezione naturale. Secondo questo approccio per esempio ogni soggetto opera in base ai
propri interessi e quindi le relazioni che si vengono a creare sono fondate sulla competizione. C’è
una forte influenza di questa scuola su quello che è proprio lo studio delle differenze individuali;
Francis
addirittura, è a partire da questo approccio che viene a crearsi la teoria dell’eugenetica.
Galton (1822-1911) tentò di dimostrare empiricamente che fosse possibile distinguere gli individui
superiori da quelli inferiori e a questo punto intervenire sui processi riproduttivi per selezionare le
persone che potevano contribuire positivamente alla società da quelle che non potevano farlo.
Questa visione basata sulla competizione e sulla selezione naturale è il cuore della prima
tradizione anglosassone nello studio delle scienze sociali, che poi viene subito abbandonata
(anche se dà forma al loro modo di pensare).
tradizione francese
La invece è completamente differente perché parte dalle posizioni filosofiche
Auguste Comte
di (1798-1857), fondatore del positivismo, il quale leggendo il mondo sociale
formula quella che viene definita la “legge dei tre stadi”. Sostiene che la società umana si è
evoluta attraverso uno stadio teologico o fittizio, uno stadio metafisico o astratto e uno stadio
mindset
scientifico o positivo cioè differenti che hanno dato forma al modo in cui le società
agivano o interagivano fra di loro. Passiamo dal credere a qualcosa che non esiste a riflettere in
termini filosofici per poi avere la dimensione positivista della scienza che ci guida nelle nostre
Emile Durkheim
posizioni sociali. (1858-1912) ha un approccio completamente differente:
incomincia a lavorare sul tentativo di misurare i fenomeni sociali. Qui è importante riflettere sul
fatto che inizia a farci capire che il mondo sociale può essere misurato, può essere osservato in
Serge Moscovici
maniera formale. Questa sarà poi una posizione ripresa un secolo dopo da
(1925-2014), un teorico che ha fondato la scuola delle rappresentazioni sociali che ci aiuterà a
capire il modo in cui internet dà forma alle nostre paure sul Covid.
scuola tedesca
Il mondo della è completamente differente perché se da una parte abbiamo un
approccio evoluzionistico americano e uno positivista francese, per i tedeschi abbiamo un
approccio storico che si basa sulla storia culturale del popolo e su come questa influenza la
Johann Gottfried Herder
personalità individuale. In particolar modo, (1744-1803) evidenzia come
il linguaggio dia forma ai fenomeni di passaggio della cultura dal popolo all’individuo. Certo lo
vede ancora soltanto in questa direzione, non riesce a leggere come l’individuo possa contribuire
Wihelm Wundt
con il popolo però è interessante perché c’è già un progetto di influenza.
(1832-1920) non centra quasi nulla inizialmente con la psicologia sociale perché è un fondatore
della scuola della psicologia sperimentale: incomincia a introdurre l’idea di fare esperimenti. Si
occupa di psicologia sociale lasciando un trattato, ma la chiama “psicologia dei popoli” (spesso è
un approccio che confina con la sociologia).
A un certo punto cominciano a comparire diversi autori che riflettono su questa convergenza di
Norman Triplett 1898
più approcci. per esempio nel compie il primo esperimento di psicologia
sociale secondo i manuali. Essenzialmente, studia l’influenza del gruppo sulle performance del
singolo. Aveva iniziato facendo un esperimento con dei ragazzini che scavano chiedendo loro di
far girare il mulinello il più velocemente possibile e si è accorto che se un ragazzo lo fa da solo va
a una certa velocità mentre se lo fa in gruppo va più veloce. Per noi oggi è quasi ovvio, ma
all’epoca non lo era.
Quasi contemporaneamente compaiono i primi due manuali che parlano proprio di psicologia
seconda
sociale di McDougall e Ross nel 1908. Proprio queste due opere danno forma alla
tradizione americana che supera la posizione basata sull’evoluzionismo e incomincia a riflettere
sulla dialettica fra soggetto e società. Rimane sempre molto marcata l’idea dell’evoluzionismo che
William McDougall
enfatizza in qualche modo il ruolo biologico del comportamento umano. Per Edward Ross
(1871-1938) è fondativo riflettere sugli istinti mentre per quanto riguarda
(1866-1951) la dimensione più importante è quella dell’apprendimento attraverso l’imitazione.
2
La seconda tradizione americana parte dunque da questi due autori e viene chiamata spesso
evoluzionismo sociale, che prende una forma un po’ antipatica. Negli Stati Uniti a fine Ottocento
sono avvenute differenti ondate di immigrazione (Nord Europa, Polonia, Italia, Russia): c’era quindi
un terreno molto fertile di differenze culturali che erano in qualche modo riconducibili da alcuni
autori a differenze genetiche. Qui nasce tutta quella ricerca sui test di intelligenza: sono stati uno
dei primi strumenti di effettiva discriminazione pseudo-scientifica perché erano realizzati male.
L’intelligenza non è un parametro semplice da misurare, è un costrutto e i costrutti di per sé sono
basati sulla definizione che noi diamo di loro stessi. Sul base di come definiamo l’intelligenza, le
diamo forma. Dopo questo momento nella storia ricordiamo che iniziano a prendere forma il
nazismo e il fascismo e gli orrori legati a quel momento hanno gettato un discredito totale su
quello che è il tentativo di andare a cercare la base biologica del comportamento sociale. Questo
approccio muore completamente perché è stato alla base delle motivazioni “scientifiche” addotte
da correnti di pensiero inumane. Lo spazio lasciato vuoto viene quindi colmato dal
comportamentismo e dall’antropologia culturale. Sono entrambe correnti ambientaliste: leggono il
comportamento dell’individuo a partire dall’ambiente e non a partire dalle sue componenti
genetiche o biologiche.
Tutto ciò che abbiamo visto della seconda tradizione americana ha un rimbalzo molto marcato
perché da una parte incominciano a occuparsi di questa disciplina soprattutto i sociologi, tant’è
che fra il 1908 e il 1928 i manuali di psicologia sociale sono scritti da sociologi e non da psicologi.
Dall’altra, la caduta in disgrazia della ricerca sulla teoria evoluzionista porta al fatto che
ipnosi
spariscono gli istinti (non si parla più di “istinto delle folle”) ed emerge il concetto di
(ereditato dalla scuola francese di Franz Anton Mesmer): tentativo di spiegare il comportamento
dell’individuo che viene influenzato dalla folla.
Le Bon, studioso francese, definisce quei momenti di alterazione della coscienza degli individui
quando sono immersi nella folla come una condizione ipnotica: sono azioni apparentemente
coscienti che in realtà sono conseguenza della suggestione. Sembra quasi di essere una
particella all’interno di un contesto. In questo spazio teorico intervengono appunto Tarde e Le Bon
i quali parlano di “sonnambulismo sociale”, “inconscio sociale”. Le Bon nel suo primo trattato
parla di argomenti molto interessanti in relazione alla folla: il ruolo dell’inconscio, il conformismo, il
livellamento delle preferenze, di cultura popolare, autoalienazione, leadership. La scuola francese
comincia quindi a dare forma a una psicologia sociale differente, focalizzata essenzialmente sulle
caratteristiche della relazione tra sé e folla. Questo è anche frutto di due differenti concezioni
dell’individuo fra Europa e America: in Europa il ruolo dell’individuo è definito dalle origini e dal
contesto, noi siamo ancora oggi influenzati da una mentalità quasi feudale (dove nasci influenza il
modo in cui pensi); negli Stati Uniti l’individuo è un agente impegnato a definire la propria identità
all’interno della collettività. Questa duplice posizione dà forma a due focus diversi: quello sulla
natura del sé e quello sulle relazioni con la società. Qui nasce l’approccio centrato
sull’interazione: il soggetto è un agente attivo che è oggetto e fonte di influenza sociale. Non a
1924 Floyd Allport
caso, nel nasce con il manuale di la prima concezione moderna di psicologia
“un comportamento in cui le risposte o fungono
sociale in cui definisce il comportamento sociale:
da stimoli o sono evocate da stimoli sociali”. Questo è molto interessante perché non è più
monodirezionale (come il mondo mi influenza) ma anche come io influenzo il mondo. Fra l’altro,
Allport in questo manuale incomincia a parlare di metodo sperimentale in maniera più formale e,
soprattutto, si rende conto che la psicologia sociale non può prescindere dall’individuo e
dall’ambiente costituito dai suoi simili. Da lì in poi abbiamo una serie di evoluzioni che portano
proprio a parlare di atteggiamenti:
• (1928) Thurstone: Gli atteggiamenti possono essere misurati
Handbook of Social Psychology,
• (1935) Murchison: poco coerenti con la disciplina
• (1936) Sherif: La psicologia delle norme sociali
• (1943) Newcomb: Personalità e cambiamento sociale
A un certo punto però succede qualcosa di fondativo: arriva la seconda guerra mondiale. In quel
momento per gli psicologi sociali emergono temi spinti dall’attualità e per la psicologia sociale
americana questo diventa particolarmente interessante perché loro guardano all’Europa come a
un mondo alieno. I 3 macrotemi cominciamo ad essere:
propaganda
1. > lo studio dell’impatto dei film di guerra sul morale dei soldati; addirittura a Yale
si studia come fare propaganda ((Hovland, McGuire, Rosenberg e altri);
3
autoritarismo
2. > ci si domanda com’è possibile che nazismo e fascismo prendano piede
(Asch, Milgram, l’esperimento della prigione etc.);
migrazione
3. > è un fenomeno importante di contaminazione, nel momento in cui accademici
ebrei scappano dalla Germania; così l’approccio scientifico-sperimentale tipico della
psicologia tedesca finisce in America (es. Lewin). 1967
Da lì in poi incomincia un grande fervore, la psicologia sociale entra un po’ in crisi. Nel
Kenneth Ring mette in dubbio il valore scientifico della psicologia. Si chiede: se la gente sa che
ci sono questi fenomeni di influenza, sono ancora validi? E, soprattutto, se non c’è una base
genetica allora tutto dipende dalla cultura quindi è un po’ una profezia che si autoavvera. Questa
è una critica molto forte, teniamo presente che siamo nel pieno della rivoluzione culturale.
In questo periodo ci si comincia a domandare qual è la differenza fra sociale e individuo e pian
piano emergono una serie di problemi reali.
Rosenthal
Per esempio, nel 1963 evidenza che noi possiamo influenzare il comportamento dei
partecipanti con l’aspettativa che ci portiamo dietro, possiamo avere un effetto in quanto
ricercatori su quello che pensano gli altri e quindi Rosenthal dice che è il ricercatore che dà forma
al risultato, è un problema di metodo.
Wicker
Nel 1969 afferma che gli atteggiamenti non sono legati ai comportamenti.
L'atteggiamento è la valutazione di persone, gruppi e altri tipi di oggetti che compongono il nostro
mondo sociale. Il comportamento è sul piano concreto, dell’azione. Wicker afferma, basandosi su
dati sia di mercato che relativi alle diverse tornate elettorali, che l'atteggiamento (definito come
valutazione della realtà sociale) non è necessariamente legato al comportamento. Pensiamo
all’elezione di Trump o al referendum “Brexit”: tutti i sondaggi, gli opinionisti e le ricerche avevano
predetto che Trump avrebbe perso e che mai gli inglesi avrebbero scelto di uscire dalla UE, ma la
storia ci insegna altro.
Quindi c’è un grosso problema di metodo che si concretizza poi in una serie di risposte ben
differenti che danno forma a 4 macro-posizioni della psicologia sociale attuale:
- social cognition > come pensa l’essere umano nel contesto sociale;
- psicologia sociale evoluzionistica > come ci siamo evoluti nella società nel corso dei secoli;
- costruzionismo sociale > come il dialogo dà forma alla realtà che ci circonda;
- psicologia culturale > l’influenza della cultura sull’individuo.
In tutti i casi comunque la linea di fondo è l’interazione fra individuo e contesto sociale.
Vediamo ora tre differenze molto importanti con il resto della psicologia;
- psicologia generale > varia gli stimoli e tiene fermo il contesto sociale per cui studia la
reazione del singolo;
- psicologia della personalità > si focalizza sulle caratteristiche del singolo;
- sociologia > dà una spiegazione socio-strutturale, dall’alto verso il basso.
Noi siamo al confine fra questi temi, il che ci porta a definire alcune caratteristiche. Noi studiamo
l’impatto degli altri sui pensieri, i sentimenti e i comportamenti. Usiamo l’approccio scientifico e
facciamo molti esperimenti sul campo. A volte si utilizza l’inganno come strumento di metodo
perché non vogliamo che il partecipante sappia che cosa stiamo pensando. The
Nella cultura pop il sogno proibito di ogni psicologo sociale è un esperimento come nel film
Truman Show, una realtà completamente manipolabile in cui vedere come reagisce il singolo
sulla base per esempio del sorriso che gli fa o meno il postino. Ovviamente non è possibile farlo,
ma ci sono tanti modi in cui possiamo avvicinarci.
La definizione però scelta per parlare di psicologia sociale in questo corso è la seguente:
“An attempt to understand and explain how the thought, feeling, and behavior of
individuals are influenced by the actual, imagined or implied presence of others”
Allport, Gordon W.
Questa definizione apre a tutto lo studio dell’influenza dell’altro mediato attraverso la
comunicazione o addirittura dell’altro immaginato (es. avatar di un videogioco).
simbolico
Secondo l’interazionismo il mondo sociale è un contesto all’interno del quale le
dinamiche individuali vengono studiate e interpretate dagli individui, cioè è un posto in cui noi
la realtà è una costruzione sociale
interpretiamo quello che ci succede e lo studiamo: (Berger e
Luckmann). Contemporaneamente secondo questa teoria noi abbiamo una visione della realtà
Teorema di William Thomas: “se gli
che è basata sulla costruzione sociale, cioè secondo il
4
uomini definiscono reale una situazione, essa sarà reale nelle sue conseguenze”. Per esempio, se
si comincia a definire prestigioso un certo comportamento, la gente tenderà a seguirlo. Questa
definizione non è mai top-down ma è sempre all’interno di un’interazione continua per cui sono gli
esseri umani che definiscono i significati che assegnano alle cose e ai simboli.
comunicazione mediata.
Cerchiamo adesso di capire cos&rsquo
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti di Psicologia sociale
-
Appunti di psicologia sociale
-
Psicologia sociale della comunicazione - Appunti completi
-
Appunti di Psicologia Sociale