Psicologia sociale
La cognizione sociale
Gli esseri umani sono caratterizzati dal bisogno di “conoscere” la realtà che li circonda. Comprensione di ciò che caratterizza l’ambiente = social cognition (cognizione sociale). Questa corrente psicologica ha radici nella filosofia di Kant, secondo il quale i processi di conoscenza sono connotati in maniera soggettiva: è la mente che attivamente organizza i dati che raccogliamo attraverso i processi sensoriali, costruendo una realtà che va al di là dell’informazione data.
La registrazione dei dati della realtà e la ricerca delle varie connessioni tra questi costituisce un approccio olistico, che considera i rapporti tra le diverse parti dello stimolo percettivo così come sono rappresentati in un’unità (base della psicologia della Gestalt). Il campo psicologico di una persona dipende quindi dall’interpretazione soggettiva che la persona costruisce sul proprio ambiente sociale (fattori inerenti alla persona stessa e alla situazione in cui essa agisce). Questa totalità dinamica di fattori personali e situazionali può spiegare il comportamento sociale.
Secondo la concezione cognitiva, l’individuo è un organismo pensante che utilizza la propria attività cognitiva per la trasformazione dell’ambiente in cui vive. Questa concezione di individuo come elaboratore attivo ha assunto forme particolari nelle varie fasi della psicologia sociale:
1. Il ricercatore di coerenza (anni ‘50-‘60)
Le persone si sentono a disagio quando fanno esperienza di incoerenza tra le credenze/sentimenti che possiedono. L’eventuale stato di incoerenza diventa quindi motivante per ritrovare coerenza e per la persona diventa quindi necessario ridurre lo stato psicologico negativo grazie a cambiamento dell’atteggiamento in questione.
2. Lo scienziato ingenuo (anni ‘70)
L’interesse si sposta sui processi prettamente cognitivi e in particolare sul modo in cui le persone spiegano le cause del proprio e dell’altrui comportamento. Da qui prende forma il modello dello scienziato ingenuo che, come avviene in ambito scientifico, raccoglie i dati necessari alla conoscenza di un certo oggetto e giunge a conclusioni logiche. Secondo questo modello (quando abbiamo abbastanza tempo a disposizione) valutiamo con cura l’evidenza che deriva da fattori situazionali e arriviamo ad una conclusione conseguente.
3. L’economizzatore di risorse cognitive (anni ‘80)
Questo modello si basa sull’assunto fondamentale che le persone possiedono una capacità cognitiva limitata, questo le porta spesso a dover utilizzare scorciatoie di pensiero (euristiche) che possono portare, a loro volta, a errori (biases) nel giudizio. Le persone tendono a preferire soluzioni rapide, siccome richiedono un’analisi meno elaborata. Gli errori generati sono sempre generati dalla limitatezza del sistema mai da fattori motivazionali.
4. Il tattico motivato
Negli anni successivi, gli studiosi della cognizione sociale riscoprono l’importanza dei fattori motivazionali e il modello principale diviene quello del tattico motivato. Si tratta di un pensatore sociale che possiede molte strategie cognitive e che le utilizza sulla base dei propri scopi, motivi e bisogni, resi salienti dalle diverse situazioni in cui vive. Questo pensatore è sia in grado di elaborare informazioni in maniera accurata che in maniera veloce, scegliendo strategie cognitive che gli permettano di difendere la sua autostima. Il bisogno di chiusura cognitiva (bisogno di ottenere una risposta chiara e definita ad un certo oggetto di conoscenza in contrasto all’ambiguità) è sia una caratteristica di personalità sia di motivazione.
5. L’attore attivato (dagli anni 2000)
Le ricerche più recenti hanno mostrato che le persone non sono sempre così consapevoli dei propri scopi (come argomentato nel modello dello stratega motivato). Secondo questa revisione, le persone vengono attivate dalle situazioni sociali in cui vivono ad utilizzare cognizioni pregresse senza che ne siano pienamente consapevoli. Tale attivazione da parte degli attori implica, oltre alle cognizioni, valutazioni, stati affettivi-emozionali e comportamenti. Le persone hanno la necessità di conoscere la realtà in cui vivono per poterla controllare, prevedere e trasformare. Quindi l’attività cognitiva è sempre motivata (indipendentemente dal fatto che sia conscia o meno).
La conoscenza sociale è un’attività motivata frutto e guida dell’azione sociale → esiste un legame tra pensiero e azione = “thinking is for doing” (pensare è per agire). Le persone inoltre costruiscono impressioni di personalità coerenti e complessive al fine di orientare le proprie relazioni sociali. I tratti di personalità (es. “caldo/freddo”, “simpatico/antipatico”) vengono attivati dagli scopi che le persone hanno al fine di avere costrutti densi di significato per orientare l’azione sociale.
Le motivazioni
Le motivazioni sono i motori del comportamento attraverso cui le persone affrontano la situazione (gli elementi che generano la conoscenza sociale). Operano come principi che spiegano la relazione persona-situazione = bisogni da soddisfare:
- Appartenenza → sentirsi parte di gruppi/categorie sociali. Il bisogno di appartenenza a coloro che ci sono prossimi genera un forte attaccamento verso di essi, tale da costituire l’origine della discriminazione nei confronti dei gruppi differenti dal nostro. Generalmente l’appartenenza a gruppi è essenziale per la sopravvivenza sia fisica che psicologica.
- Comprensione → capire ciò che succede intorno a noi al fine di rendere l’ambiente prevedibile. La comprensione di sé e del mondo che ci circonda è presente in tutte le circostanze della vita ma diventa particolarmente saliente nelle situazioni di incertezza, quando un dato di conoscenza nuovo si presenta alla percezione sociale. La comprensione è intrinsecamente sociale perché sempre condivisa con altri.
- Controllo → controllo sull’ambiente/sulla realtà percepita. Legata alla motivazione di comprensione, implica una comprensione del rapporto tra comportamento messo in atto dalla persona e risultati ottenuti. Equivale alle attribuzioni causali che formuliamo per dare un senso a ciò che accade e per ripristinare il controllo. Nel momento in cui gli individui percepiscono di avere il controllo si sentono più contenti e realizzati, al contrario, quando le persone sentono di non poter esercitare tale controllo incorrono in sentimenti di depressione.
- Valorizzazione di sé → autostima positiva. Questa motivazione implica maggiormente i processi affettivi in quanto riguarda sia la stima di sé, sia la motivazione a migliorarsi. Le persone che desiderano sentirsi bene con sé stesse e pensare di essere considerate amate dagli altri cercano interazioni con persone che le confermino. Chi è motivato ad aumentare la propria stima di sé eviterà attribuzioni interne in caso di insuccesso, viceversa chi desidera migliorarsi potrà puntare su fattori interni come l’impegno per migliorare.
- Fiducia → consolidare la credenza che gli altri abbiano buone intenzioni verso di noi. Le persone hanno tendenzialmente fiducia nelle persone che le circondano, pensando che il mondo sia un luogo positivo caratterizzato da atteggiamenti, sentimenti e comportamenti benevolenti. Avere fiducia negli altri può renderci vulnerabili nei loro confronti, tuttavia genera cooperazione e fiducia verso di noi (avere fiducia negli altri rende la vita più semplice). La fiducia è anche una forma di intelligenza sociale che permette ai membri dei gruppi di condividere informazioni, risorse e di raggiungere più facilmente gli scopi comuni.
Processi automatici
Gran parte della nostra attività conoscitiva si svolge senza la nostra consapevolezza. Quando un processo è non intenzionale, inconsapevole, non controllabile ed efficiente si tratta di un processo automatico. Le persone solitamente utilizzano simultaneamente processi automatici e controllati.
Fattori cognitivi e fattori sociali nella cognizione sociale
Le persone assumono due posizioni sociali fondamentali, quella di attori del comportamento sociale e quella di osservatori del proprio comportamento e di quello altrui. La cognizione sociale ha quindi un carattere interpersonale, intersoggettivo e riflessivo. L’azione è sociale quando il suo significato e orientamento prendono in considerazione altre persone. (psicologia sociale → modo in cui pensieri, sentimenti e comportamenti sono influenzati dalla presenza di altri).
Organizzazione della conoscenza
L'accumulazione di conoscenza deriva da due fonti di informazioni:
- La realtà oggettivamente data (che sta fuori di noi)
- La percezione soggettiva (il nostro modo di percepire la realtà)
(solitamente il contributo della realtà esterna è sovrastimato rispetto a quello della percezione soggettiva). Il processo di ricostruzione della realtà avviene in base agli schemi, ovvero in base a strutture cognitive che contengono informazioni su un particolare oggetto di conoscenza (stimolo). Gli schemi facilitano i processi di conoscenza top-down (dall’alto verso il basso, basati su concetti già presenti nella memoria). Questi processi hanno modalità opposte a quelli bottom-up (dal basso verso l’alto, basati su dati appena raccolti dalla percezione).
- I processi di conoscenza schematici (= top-down) hanno il vantaggio di accorciare il lavoro cognitivo del percipiente (facilitando codifica ricordo e le eventuali inferenze) ma possono generare una serie di errori (dovuti al fatto che le persone tendono a basarsi solo su concetti già posseduti senza valutare l’evidenza della realtà).
- I processi basati su dati di conoscenza (= bottom-up) hanno lo svantaggio di essere abbastanza dispendiosi sul piano temporale ma possono avere il vantaggio di una maggiore accuratezza.
Il modello del tattico motivato indica che solitamente le persone utilizzano sia i processi schematici sia quelli basati su dati di conoscenza a seconda degli scopi. Quando ci imbattiamo in un nuovo stimolo dobbiamo prima di tutto riconoscerlo. Questa prima operazione avviene tramite la classificazione dello stimolo entro una categoria familiare. La categorizzazione avviene sempre sulla base delle caratteristiche possedute dallo stimolo. Secondo la concezione aristotelica, le categorie sono definite da un numero ridotto di criteri necessari e sufficienti posseduti dai membri che ne fanno parte. Tuttavia la realtà sociale è molto più complessa e le categorie non sono sempre definibili in base a criteri necessari e sufficienti. Gli esemplari possono avere diverse posizioni all’interno della categoria: centrali, quando hanno gli attributi più tipici (in questo caso si tratta di prototipi), o più periferiche.
Esistono diversi tipi di schemi sociali (a seconda del tipo di informazioni contenute). Essi influenzano la codifica delle nuove informazioni → la loro raccolta, interpretazione e comprensione.
- Schemi di persona: Contengono le informazioni che ci aiutano a descrivere le persone in base ai loro tratti di personalità (aggressivo, socievole…) o ad altre caratteristiche che li contraddistinguono. Includono aspettative che influenzano il ricordo di azioni e la comprensione di nuove informazioni.
- Schemi di sé: Contengono gli schemi usate per descrivere noi stessi (informazioni che ci contraddistinguono). Esistono una serie di tratti centrali per la descrizione di sé, che sono elaborati più velocemente rispetto ad altri considerati più aschematici.
- Schemi di ruolo: Contengono gli schemi usati per definire un ruolo, ovvero la posizione nella struttura sociale. Definiscono quindi aspettative comportamentali in relazioni alle posizioni occupate dalle persone nella realtà sociale. I ruoli possono essere: acquisiti (quando ottenuti tramite l’intenzione e l’impegno) oppure ascritti (quando acquisti per nascita o per via automatica). I ruoli sociali ascritti sono sostanzialmente degli stereotipi sociali (che possono però indurre ad errori di percezione/giudizio).
- Schemi di eventi: Contengono gli schemi usati per descrivere le procedure (svolgimento della successione di eventi). Si tratta quindi della descrizione degli script (i contenuti degli script cambiano in funzione delle diverse culture ma il loro funzionamento rimane abbastanza stabile).
Le euristiche
Vi sono situazioni in cui le persone devono elaborare giudizi complessi in situazioni che diminuiscono l’accuratezza dei processi cognitivi (stanchezza, mancanza di tempo, sovraccarico …). In questi casi vengono usate scorciatoie cognitive che semplificano e accorciano il tempo dei percorsi cognitivi con tuttavia il rischio di giungere a giudizi poco attendibili.
- Euristica della rappresentatività: Usata per decidere se un esemplare fa parte di una categoria in base a quanto assomiglia al prototipo della categoria scelta. Il criterio utilizzato è quindi quello della somiglianza o rilevanza. Il principale problema di questa euristica è quello di non tener conto della probabilità di base, trascurando quindi i fattori che possono essere ancora più importanti nella valutazione.
- Euristica della disponibilità: Viene utilizzata quando le persone devono giudicare la loro realtà sociale in base alla frequenza o probabilità con cui un certo evento si verifica. Il criterio utilizzato è basato sulla facilità e rapidità con cui vengono in mente esempi associati alla categoria in questione. La stima di frequenza di un evento può tuttavia essere influenzata da:
- Tendenze sistematiche usate nella ricerca di informazioni
- L’immaginabilità di un particolare evento
- Il riferimento a sé
- Euristica della simulazione: Viene utilizzata nella costruzione di scenari ipotetici quando immaginiamo come potrebbe evolversi o avrebbero potuto evolversi certi eventi. La simulazione mentale di come certi eventi avrebbero potuto svolgersi nel passato è definita pensiero controfattuale, ed ha importanti implicazioni nel giudizio sociale e nelle reazioni emotive.
Ancoraggio e accomodamento
Quando le persone si trovano a dover emettere giudizi sulla base di informazioni incerte o ambigue cercano dei punti di riferimento a cui ancorarsi. I propri tratti e le proprie credenze rappresentano frequentemente punti di ancoraggio per il giudizio sociale. (es. giudichiamo gli altri estroversi o timidi in base a quanto noi riteniamo di possedere questi attributi).
Attribuzione causale
Attribuzione causale → processo che le persone mettono in atto per spiegare gli eventi sociali, al fine di controllarli, prevederli e quindi mettere in atto comportamenti adeguati. Il locus (o origine della causalità) può risiedere in due fattori:
- Fattori interni o personali (motivazioni o abilità)
- Fattori esterni o situazionali
L’individuo utilizza le informazioni a sua disposizione relative a fattori esterni o interni per fare inferenza circa le cause di un evento. Lo scopo dell’attribuzione causale è quello di compiere delle inferenze corrispondenti, ossia giungere alla conclusione che il comportamento di una persona riflette delle qualità stabili, ovvero le sue disposizioni. Tali inferenze si basano su fattori come:
- Analisi degli effetti non comuni → il confronto tra il comportamento scelto e le opzioni possibili è informativo sulle qualità della persona.
- Desiderabilità sociale → minore è la desiderabilità sociale di un comportamento, più questo è attribuito a disposizioni interne.
- Libera scelta → i comportamenti messi in atto liberamente sono considerati più informativi rispetto a quelli messi in atto per costrizione.
- Aspettative comportamentali legate ai ruoli → il comportamento è più informativo se non deriva da norme e comportamenti legate ai ruoli.
Il modello della covariazione di Kelley
Per giungere ad un giudizio causale le persone rilevano la covariazione sulla base di più cause potenziali e attribuiscono l’effetto alla causa con cui covaria maggiormente. Questa operazione avviene sulla base di tre principi informativi:
- Distintività → l’effetto si produce solo quando l’entità è presente?
- Coerenza nel tempo → l’effetto si manifesta allo stesso modo tutte le volte in cui l’entità è presente?
- Consenso → tutte le persone percepiscono l’effetto come dipendente dalla stessa entità?
Se l’effetto che vogliamo spiegare si manifesta ogni volta (alta coerenza), l’entità è sempre presente (alta distintività), e le altre persone sono d’accordo con noi (alto consenso), allora compiamo un’attribuzione causale disposizionale del tutto a carico dell’entità in questione.
Tendenze sistematiche nei processi di attribuzione
Solitamente, sovrastimiamo l’impatto dei fattori disposizionali perché non analizziamo bene l’evidenza che deriva dalle diverse fonti. Self serving bias → tendenza ad attribuire i propri successi a cause interne e gli insuccessi a cause esterne. Due spiegazioni possibili:
- Spiegazione cognitiva: in genere le persone hanno più esperienze di successi che di insuccessi, e fanno ricorso a questa conoscenza personale nella formulazione di giudizi di causalità rispetto ai propri risultati.
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