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Lezione 1: psicofisica

Giovedì 12 novembre 2020 14:25

Come conoscere il mondo esterno

Si è cercato in molti modi di spiegarlo durante la storia: vedi mito della caverna di Platone, film di Matrix ecc. Possiamo conoscere il mondo solo in maniera indiretta, mediata dalle possibilità (limitate) dei nostri sensi.

La percezione e l'idea della realtà che abbiamo sono il prodotto dell'evoluzione: specie diverse hanno sviluppato caratteristiche diverse dipendenti da ciò che è loro utile per la sopravvivenza. Le informazioni che possiamo rilevare attraverso gli organi di senso rappresentano solo una piccolissima parte di ciò che accade nel mondo fisico.

Excursus

Come nella storia si è cercato di capire come percepiamo il mondo esterno.

  1. Democrito: il mondo è formato da atomi che collidono tra di loro e la sensazione è causata dal contatto di questi atomi con gli organi di senso.
  2. Cartesio: res cogitans/res extensa. La mente e il corpo sono separate tra di loro. È la mente pensante che definisce l'esistenza (cogito ergo sum), non le esperienze sensoriali che coinvolgono la res extensa.
  3. Psicofisica → Fechner: pensava che fosse possibile descrivere in termini matematici la relazione tra mondo fisico e mente. Voleva trovare relazione matematica tra sensazione e mondo fisico.

Sensazione = esperienza soggettiva di cambiamenti nel mondo fisico registrata dai nostri organi di senso.

Psicofisica = disciplina che definisce delle relazioni quantitative tra ciò che accade nel mondo fisico e ciò che accade in quello mentale. Ci si può riferire a:

  • La disciplina della psicofisica: si occupa di stabilire relazioni tra mondo fisico e mentale.
  • I metodi psicofisici: nati per indagare questa relazione ma poi esportati in altre discipline.

Fechner: convinto del dualismo mente-corpo proposto da Cartesio, cercò un modo per descrivere formalmente la relazione tra sensazioni (mente) ed energia fisica (materia). Considerato il padre della psicofisica.

Si ispira ai lavori di un suo contemporaneo: Weber.

Legge di Weber

Legge di Weber = il più piccolo cambiamento di uno stimolo che può essere rilevato, è una proporzione costante del livello di stimolazione.

Chiamò JND (just noticeable difference) questa differenza minima richiesta per determinare un minimo cambiamento. Può essere chiamata anche soglia differenziale. ΔI

Frazione di Weber: il cambiamento di intensità tra due stimoli viene chiamato ΔI. ΔI ΔI

Un aumento del produce una JND. varia in funzione di I: se ho un I poco intenso, anche il Δ lo sarà. ΔI/I

La formula che viene applicata per descrivere questa relazione è = K (aumenta uno, deve aumentare anche l'altro). psicologia generale B Pagina 1

Es. ci sono 5 candele accese e ne percepiamo un leggero bagliore, per aumentare la luminosità dovrò accendere una candela in più. Se invece avessimo 10 candele, per aumentarne la luminosità occorre accendere più di una candela.

  1. Questa costante di Weber, è normalmente molto piccola. Si applica a tutte le sensazioni e a tutte le caratteristiche delle sensazioni.
  2. La costante di Weber vale solo per valori intermedi di stimolo, non troppo alti o troppo bassi.

Legge di Fechner

Legge di Fechner: mentre la frazione di Weber descrive solo una relazione tra eventi del mondo fisico, Fechner, partendo da questa frazione, vuole introdurre anche le sensazioni, ovvero mettere in relazione intensità fisiche e sensazioni:

ΔI ΔI

Da cosa deriva questa legge: piccoli producono le stesse sensazioni tra due stimoli dei grandi. L'intensità degli stimoli che possono essere a malapena rilevabili aumenta. La sensazione aumenta più lentamente dell'effettivo aumento dell'intensità dello stimolo fisico.

Legge di Stevens

Legge di Stevens: contrariamente a Weber e Fechner che misuravano coppie di stimoli, Stevens introdusse un paradigma diverso. Presenta uno stimolo alla volta e chiede ai soggetti sperimentali a che numero corrispondono i vari stimoli. La variazione di sensazione poteva essere misurata direttamente, attraverso la stima di grandezza. Associando alla sensazione un numero, trovò la formula S = cI psicologia generale B Pagina 2

Lezione 2: le soglie

Lunedì 16 novembre 2020 14:34

Soglia differenziale e soglia assoluta

Soglia differenziale: la minima variazione dello stimolo necessaria per produrre una differenza appena percepibile; si parla di discriminazione tra due stimoli (JND).

Soglia assoluta: la più piccola quantità di energia dello stimolo necessaria per produrre una sensazione, ovvero il più piccolo stimolo rilevabile. Minimo valore d'intensità che può essere a malapena osservato (ogni senso ha una soglia).

Transizione repentina: sino a un certo punto non si rileva mai lo stimolo, poi lo si rileva sempre.

Funzione psicometrica

Funzione psicometrica:

  • Stimoli forti → 100% risposte sì.
  • Stimoli deboli → 0% risposte sì.
  • Stimoli intermedi → 0 < risposte sì < 100.

La curva a forma di s si chiama funzione psicometrica (oppure sinuoide). La soglia assoluta corrisponde a quella intensità dello stimolo che produce il 50% di risposte «sì».

Metodi psicofisici

Metodi psicofisici: metodi per misurare le sensazioni dei soggetti.

  1. Metodo dei limiti: l'intensità dello stimolo viene aumentata fino a quando il soggetto risponde di aver rilevato lo stimolo. Poi viene diminuita sino a quando il soggetto afferma di non rilevare più lo stimolo. E si procede così per varie prove. Si procede così finché lo stimolo non si sente più o diminuisce.
  2. Metodo degli stimoli costanti: scelgo un numero limitato di intensità dello stimolo. Prendo 10 valori di intensità 0, 10 di intensità 5, 10 di intensità 20 e così via. Scelgo lo stesso numero di presentazione per ogni stimolo e li presento in modo casuale. Dopo ogni presentazione chiedo all'osservatore se ha rilevato lo stimolo. Posso stimare qualunque punto della soglia psicometrica.
  3. Metodo dell'aggiustamento: simile a quello dei limiti, ma è l'osservatore stesso che manipola gli stimoli → Offro all’osservatore uno stimolo di intensità manipolabile e gli chiedo di ridurla fino a che non rileva più lo stimolo. Poi faccio il contrario, ovvero parto da uno stimolo di intensità non rilevabile e chiedo all’osservatore di aumentarla sino a che può rilevarlo.
  4. Stima di grandezza: si può chiedere al soggetto di valutare l'intensità della stimolazione su una scala arbitraria o su parametri definiti dallo sperimentatore.

Pro: è abbastanza veloce, si può usare anche con i bambini.

Contro: induce a errori sistematici. È possibile stimare soltanto la soglia, non tutti i valori della funzione psicometrica.

Questi metodi vengono usati per la soglia assoluta. Se volessimo usarli per la differenziale, invece di usare uno stimolo ne uso due.

Esempi

  • Metodo dei limiti: presento due stimoli, uno ad intensità fissa e uno no, e chiedo all’osservatore qual è il più intenso.
  • Metodo degli stimoli costanti: scelgo uno standard di intensità x ed un numero limitato di stimoli con diverse intensità superiore allo standard. Presento tutte le possibili coppie psicologia generale B Pagina 3 stimoli con diverse intensità superiore allo standard. Presento tutte le possibili coppie standard-variabile in ordine casuale e dopo ogni presentazione chiedo all’osservatore quale dei due è il più intenso.
  • Metodo dell'aggiustamento: offro all’ascoltatore due toni (standard e variabile) e gli chiedo di manipolare l’intensità del variabile sino a che non risulti uguale a quella dello standard.

Segnale e rumore

Segnale e rumore: spesso i segnali che vogliamo rilevare sono immersi nel rumore, cioè un'informazione irrilevante. Es. sono sotto la doccia (rumore) e devo rilevare il telefono che squilla (segnale). Possono esserci anche dei falsi allarmi, cioè che mi sembra di aver sentito squillare il telefono.

Teoria della detezione del segnale: teoria psicofisica che quantifica la risposta di un osservatore alla presentazione di un segnale in presenza di un rumore.

Esempi: rilevamento di un'arma sullo schermo dei controllo aeroportuali, rilevare errori nelle bozze di un articolo ecc.

L'operatore può:

  • Rilevare correttamente la presenza del segnale (hit/successo).
  • Non rilevarla (omissione/miss).
  • Riportare segnale quando esso non c'è ma c'è solo rumore (falso allarme).
  • Riportare correttamente l'assenza di segnale (rifiuto corretto).

Con la teoria della detezione del segnale è possibile distinguere il criterio utilizzato dal soggetto dalla sua sensibilità. Con una procedura matematica è possibile calcolare il d-primo, che è una misura della sensibilità del soggetto, ovvero di quanto è in grado di discriminare quel segnale dal rumore. psicologia generale B Pagina 4

Lezione 3: le sensazioni

Mercoledì 18 novembre 2020 14:32

Sensazione e percezione

Sensazione = esperienza soggettiva di cambiamenti che avvengono nel mondo fisico registrati dai nostri organi di senso.

Differenza tra sensazione e percezione: la sensazione è ciò che viene rilevato dagli organi di senso, è la prima elaborazione dello stimolo fisico. La percezione è l'elaborazione successiva e più approfondita. Viene prima la sensazione. La percezione ha anche a che fare con la rielaborazione psicologica dello stimolo.

Recettori sensoriali

Recettori sensoriali: sono dei neuroni. Sono il primo livello di elaborazione sensoriale, dove avviene la trasduzione del segnale da energia fisica ad energia elettrica trasmissibile ad altri neuroni.

Hanno 3 funzioni:

  1. Assorbire piccole quantità di energia fisica (stimolo).
  2. Trasduzione: tradurre energia fisica in impulsi elettrici.
  3. Trasmettere questo impulso elettrico ad altri neuroni, producendo una serie di trasmissioni a cascata fino al cervello. psicologia generale B Pagina 5

Lezione 4

Giovedì 19 novembre 2020 14:40

Chirurgo Penfield: il segnale viaggia dai recettori sino al cervello, ed è qui che si percepisce l'esperienza. Stimolando direttamente il cervello potremmo produrre direttamente le stesse sensazioni.

Tipi di recettori

  1. Fotorecettori: rispondono alla luce (coni e bastoncelli).
  2. Meccanorecettori: rispondono a deformazioni meccaniche.
  3. Termocettori: rispondono a variazioni di temperatura.
  4. Chemorecettori: rispondono alla presenza di determinate molecole.

Neuroni e sinapsi

Neuroni e sinapsi: l'informazione nel sistema nervoso viaggia attraverso i neuroni per mezzo di impulsi elettrici. La comunicazione del segnale tra un neurone e l'altro avviene attraverso scambi chimici nelle sinapsi. La maggiore o minore attività del neurone si misura in numero di potenziali per unità di tempo, ovvero frequenza di scarica. Il neurone ha una certa frequenza di scarica anche a riposo.

Codifica del segnale:

  • Intensità: codificata come frequenza dei potenziali d'azione nelle fibre nervose afferenti.
  • Frequenza: proporzionale allo stimolo percepito ma non allo stimolo reale.

Le diverse qualità delle sensazioni vengono codificate attraverso recettori diversi che trasmettono a fibre nervose diverse. Ogni «qualità» di stimolo (gusto, olfatto, vista ecc.) attiverà in maniera preferenziale solo alcuni tipi di recettori.

Luce e occhio

Luce = forma di radiazione elettromagnetica che viaggia sotto forma di onda a 300 000 km/s.

Componente ondulatoria della luce:

  • Ampiezza d'onda: codifica l'intensità ovvero la chiarezza.
  • Lunghezza d'onda: codifica il colore.

Quindi riassumendo, sono tre le proprietà della luce che vanno ad influenzare la percezione visiva:

  • Intensità: chiarezza percepita, frequenze dei potenziali d’azione.
  • Lunghezza d’onda: tinta (colore) percepita, lunghezze d’onda diverse codificate da recettori diversi.
  • Saturazione (indica la purezza di un colore): colori più puri vs. grigio, quante lunghezze d’onda diverse.

Il segnale visivo deve essere convertito in impulsi neurali ed essere mandato al cervello. Tale trasformazione ha origine nell'occhio.

Occhio: è uno strumento ottico che crea un'immagine del mondo su una superficie sensibile alla luce chiamata retina. È diviso in due parti fondamentali: la parte ottica nella zona anteriore (ridirezionare la luce) e la parte della retina nella zona posteriore (trasduzione).

La luce passa attraverso la cornea ed il cristallino, una lente posizionata oltre la cornea, e va a formare un'immagine rovesciata degli oggetti sulla retina. Il cristallino serve per mettere a fuoco gli oggetti sulla retina attraverso l'accomodazione (cioè tramite una modificazione della curvatura del cristallino).

Per mettere a fuoco oggetti vicini o distanti, questa lente deve infatti cambiare forma (rispettivamente deve inspessirsi oppure appiattirsi). psicologia generale B Pagina 6

Disturbi della vista

Alcuni difetti visivi sono dovuti proprio a problemi di focalizzazione.

  • Miopia: forma troppo allungata del bulbo oculare, il punto di fuoco degli oggetti va a cadere anteriormente alla retina.
  • Ipermetropia: forma troppo accorciata del bulbo oculare.
  • Presbiopia: difficoltà di accomodazione del cristallino.
  • Strabismo: i due occhi non sono allineati. Le immagini retiniche che si vanno a formare sono piuttosto diverse. Il nostro cervello, di solito, fonde le due immagini percepite, mentre nello strabismo questo non avviene e si tende a vedere due immagini diverse. Il cervello tenta quindi di inibire uno dei due occhi.

Pupilla = foro dove passa la luce. L'occhio può modificare la quantità di luce che raggiunge la retina attraverso questa pupilla. Le dimensioni della pupilla sono determinate dall'iride.

Come fa l'informazione dall'occhio a raggiungere il cervello?

Gli assoni che partono dalla retina vanno a formare il nervo ottico, che termina in un centro di elaborazione situato al centro del cervello e chiamato talamo. In particolare nel nucleo genicolato laterale del talamo. Le vie visive dal talamo arrivano alla corteccia visiva primaria attraverso un fascio di fibre chiamate radiazione ottica. psicologia generale B Pagina 7

Lezione 5: la retina

Lunedì 23 novembre 2020 14:29

La retina: è da qui che inizia la trasduzione. La retina è un tessuto neurale che avvolge tutta la superficie posteriore dell'occhio. Assorbe la luce, opera un'iniziale elaborazione delle immagini e invia le informazioni elaborate al cervello per successive rielaborazioni. L'immagine viene destrutturata nelle sue componenti fondamentali (colore, composizione…) e poi la si ricompone.

La retina è composta da una serie di strati di cellule specializzate.

  • Coni e bastoncelli: sono fotorecettori, posti sullo strato più interno della retina.
  • Cellule gangliari: ultimo strato. I loro assoni si compattano insieme e vanno a creare il nervo ottico.

Macula (centro della retina): abbiamo una risoluzione maggiore delle immagini.

Gli assoni che vanno dalla retina al cervello convergono tutti in un solo punto e di lì fuoriescono dall'occhio. Il foro attraverso cui passano gli assoni si chiama disco ottico. Le parti di immagine che cadono in questo foro non vengono viste perché qui non sono presenti fotorecettori.

Di conseguenza, ogni occhio ha un punto cieco chiamato macchia cieca. Normalmente non siamo consapevoli della macchia cieca perché un occhio compensa per la macchia cieca dell’altro occhio.

Coni e bastoncelli

Coni e bastoncelli: in ogni occhio ci sono circa 100-125 milioni di bastoncelli e 5-6 milioni di coni. Esterno

Possono essere suddivisi in tre segmenti:

  • Segmento esterno.
  • Segmento interno.
  • Interno terminazione sinaptica.

Nel segmento interno vengono costruite delle molecole chiamati fotopigmenti (opsine), che vengono poi immagazzinati nei dischi del segmento esterno e la cui struttura determina quali lunghezze d’onda assorbono. Ogni fotorecettore ha un tipo di opsina: nei bastoncelli abbiamo la Terminazione sinaptica rodopsina mentre nei coni può esserci una di tre opsine diverse, che determinerà la lunghezza d’onda alla quale risponde quel cono (lunghe, medie, corte).

Codifica del colore

  1. Tre tipologie di coni, che rispondono alle lunghezze d'onda lunghe, medie e corte.
  2. Con 3 colori primari possiamo generare tutte le combinazioni di colori possibili. La combinazione di fasci di luce rossa, verde e blu (RGB) prende il nome di sintesi additiva e permette di produrre qualunque altro colore variando la proporzione dei 3 colori di base (come avviene sullo schermo del computer). Questa è chiamata teoria tricromatrica di Young/Helmoltz.
  3. Se al posto di fasci di luce prendiamo 3 tinte diverse, possiamo ancora ottenere tutti gli altri colori attraverso la sintesi sottrattiva, che dipende dall’assorbimento di diversi materiali. In questo caso i 3 colori primari sono giallo, ciano e magenta (i colori tipici delle cartucce delle stampanti).
  4. Successivamente, Hering notò che, accanto al rosso, al verde e al blu, anche il giallo veniva percepito come un colore puro o di base, dando vita alla teoria quadricromatica.

Se noi osserviamo il colore per un tempo prolungato, noi tendiamo a vedere il suo colore opponente. Questo portò a pensare che i colori di base non fossero tre, ma quattro.

Colori opponenti = o si percepisce l'uno o l'altro, non possono stare insieme, per esempio il rosso e il verde.

La trasduzione

La trasduzione: quando un fotone colpisce un disco del segmento esterno di un fotorecettore, viene assorbito dalla (rod)opsina, e questo dà inizio ad una serie di reazioni chimiche a cascata che in ultimo portano ad una attivazione del fotorecettore. Nel frattempo l’energia metabolica del fotorecettore fa ricomporre nuova rod(opsina).

Adattamento al buio

I basto

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dianabri di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Campana Gianluca.
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