Elementi di psicologia generale
Introduzione alla nozione di competenza
Il concetto di competenza è diverso da quello usato in pedagogia. S'intende l'insieme di conoscenze, in parte implicite (apprese e usate in modo automatico) e in parte esplicite (sviluppate e usate in modo consapevole), che ci permettono di fare o saper fare qualcosa.
- Competenze implicite apprese in maniera implicita e che lo rimangono: la deambulazione (imparato con sforzo e difficoltà ma lo abbiamo fatto in modo inconsapevole), parlare (quando abbiamo iniziato a parlare non pensavamo a come articolare le parole e che l'elaborazione dei foni nella mente è di millisecondi).
- Competenze implicite che lo diventano da competenze esplicite: imparare a suonare uno strumento musicale o a guidare.
- Competenze esplicite apprese in maniera implicita: tutto ciò che è nozione, che abbiamo appreso nella nostra vita.
- Competenze esplicite che lo diventano da competenze implicite: nel linguaggio esistono tra gli 800 e i 1200 foni e il cervello del bambino appena nato è capace di discriminare ciascuno di questi foni diversi, è capace di distinguere tutti i possibili suoni delle lingue umane. Al primo anno di vita si riduce la capacità cerebrale del bambino di riconoscere i foni che non sono utilizzati in maniera sistematica nella lingua a cui è esposto il bambino (ignora quindi i fonemi = suono che ha un valore linguistico). Questa abilità, che è implicita, diventa esplicita intorno a 3 anni (quando il bambino comprende con l'aiuto delle maestre che le parole non sono blocchi fonologici unici ma sono fatti di sillabe → sviluppo della competenza metafonologica globale) e intorno ai 5/6 anni (quando il bambino, sempre guidato dalle maestre, si rende conto, consapevole, che le parole non sono fatte solo di sillabe ma di fonemi → sviluppo della competenza metafonologica analitica, che è fondamentale per lo sviluppo della letto-scrittura).
Assunti delle neuroscienze cognitive
Excursus storico sulla psicologia in generale, quali sono i suoi strumenti e i suoi ambiti di indagine. La psicologia (psiché = anima → Cartesio sarà il primo a spostarsi dal concetto filosofico di anima a qualcosa che pensa, separando quindi l’anima dal pensiero. Questa concezione verrà ripresa dagli empiristi inglesi come Locke, che parlano di “intelletto” che è l'antecedente di “mente”) è un ambito recente, introdotto da Wolf intorno al 1730. Wundt (considerato primo psicologo, ma è un medico) a Lipsia, verso fine ‘800, fonda il primo laboratorio di psicofisiologia.
È convinto che è possibile studiare i prodotti della mente (linguaggio, memoria, ecc) sottoponendo delle persone a degli stimoli (es. persona seduta, quanto velocemente muove gli occhi verso una fonte luminosa, se è più veloce lo spostamento verso sinistra o destra, se la velocità cambia in base allo stato d’animo). Nel suo laboratorio si formano medici, linguisti, ecc. da varie parti del pianeta.
In USA succede una cosa particolare, perché gli studiosi che si erano formati da Wundt una volta tornati in America andranno a violare gli assunti stessi della psicologia perché sono convinti che la psicologia deve essere esclusivamente una disciplina scientifica e non deve avere nulla di teorica, deve essere solo pratica. Vogliono allontanarsi dal concetto astratto di mente e si convincono che l’unica cosa a livello scientifico che valga la pena indagare è l’analisi sistematica delle risposte che gli individui danno a determinati stimoli presentati dall’ambiente (si concentrano solamente sul rapporto tra stimoli ambientali e risposte comportamentali → si autodefiniscono comportamentisti). La corrente dei comportamentisti dominerà la psicologia del Nord America fino agli anni ’50 e ’60.
Questo approccio si faceva forte dei recenti studi sulla biologia evolutiva di Darwin (sviluppa il concetto di evoluzione e introduce il concetto che l’uomo non è un’entità superiore rispetto al mondo animale ma è un’entità molto complessa in un mondo animale che si è coevoluto con lui e quindi è possibile studiare i comportamenti umani su scala più semplice studiando gli animali → da qui gli esperimenti su topi/cani).
Uno dei più grandi comportamentisti del periodo, Watson, afferma che l'ambiente determina l’individuo: “datemi una dozzina di bambini sani, per informarli, è un mondo da me stabilito per allevarli, e vi garantisco di prenderne ciascuno a caso e addestrarlo ad essere un qualsiasi tipo di specialista (dottore, avvocato, artista, mercante, ladro) indipendentemente da talenti, inclinazioni, tendenze, abilità, vocazioni e razza dei suoi antenati”. Parte dal concetto che alla nascita il cervello dei bambini è una tabula rasa e che tutto quello che il bambino saprà e sarà viene dall’esterno, sotto forma di stimoli che innescheranno nel bambino delle risposte comportamentali.
I comportamentisti americani traevano le loro considerazioni da una serie di esperimenti effettuati in quegli anni in Russia, a San Pietroburgo. Il fisiologo russo, Ian Pavlov, aveva effettuato degli esperimenti che avevano dimostrato che l’apprendimento può manifestarsi anche negli animali e che può essere descritto come una catena di stimoli-risposte. Esperimento: Pavlov parte dalla considerazione conosciuta che se i cani vedono del cibo tirano fuori la lingua e iniziano a salivare, rispondendo a uno stimolo incondizionato (cioè naturale), mentre non lo fanno se qualcuno suona un campanello, che invece è per loro uno stimolo neutro. Ma se si inizia a far associare al cane che ogni volta che il campanello suona, avrà da mangiare, allora il cane inizierà a salivare quando sentirà suonare il campanello, che diventa uno stimolo condizionato che innesca nel cane una risposta condizionata. Questo esperimento piaceva ai comportamentisti perché il concetto di mente non rientra, il cane non ha imparato a livello cognitivo a innescare dei processi fisiologici. Quello che succede nella mente del cane non interessa ai comportamentisti, a loro interessa il risultato e l’associazione stimolo-comportamento.
Burrhus Skinner è stato uno dei più grandi comportamentisti nordamericani, ha inventato la “skinner box” che permetteva di indagare non solo il condizionamento classico ma anche il condizionamento operante = un'associazione tra stimoli e risposte poteva essere innescata in modo più veloce ed efficace se all’animale o all’essere umano veniva data una ricompensa. E viceversa, se si ha imparato un certo comportamento stimolo-risposta e vengo punito posso dimenticare questo comportamento. Nel 1957 Skinner pubblica un libro che doveva essere il punto di arrivo che collegava gli studi della psicologia al linguaggio “Il comportamento verbale”. Secondo Skinner il bambino acquisisce il comportamento verbale (aka linguaggio) quando “delle vocalizzazioni verbali immodulate, rinforzate selettivamente, gradualmente assumono forme che producono appropriate conseguenze in una data comunità verbale”.
Ex bambino dice “fala” il genitore non capisce, il bambino dice “palla” i genitori lo elogiano, lo abbracciano e gli danno la palla e lui capisce che se vuole far riferimento a quell’oggetto deve dire “palla”. Bloomfield, linguista, pubblica “Language” e dedica un ultimo capitolo alla psicologia e al linguaggio e fa quest’esempio: se camminiamo in un bosco e vediamo una mela siamo spinti ad andare verso la mela (stimolo concreto → risposta concreta) e il linguaggio si inserisce in questo processo perché posso elaborare una risposta verbale (es. “mi prendi la mela?” se non sono da solo) e la risposta verbale funge da stimolo verbale per chi sta ascoltando e lo porta a una risposta concreta (ovvero prendere la mela) oppure a una risposta verbale “vacci tu”.
Stimolo concreto → risposta verbale → stimolo verbale → Risposta concreta → il linguaggio, quindi, non è visto in altro modo che un modo di insinuarsi tra stimoli e risposte.
Però contemporaneamente si stanno sviluppando nuove discipline scientifiche (a causa/grazie alla guerra). Uno sviluppo su campo bellico ha determinato lo sviluppo delle tecnologie che poi sono state usate in ambito civile. Ex. In trincea diventa fondamentale trasmettere segnali radio pulendoli dai rumori perché le informazioni (es. per un bombardamento) devono essere chiare. Alcuni dei grandi nomi della psicologia della prima metà del ‘900 che porteranno allo sviluppo delle neuroscienze cognitive ma anche all’informatica, della matematica applicata ecc. erano tutti impegnati in ambito bellico.
Claude Shannon pubblica un libro nel 1948 “A mathematical theory of communication” in cui analizza le modalità di trasmissione delle informazioni attraverso un canale comunicativo e propone un modello: Un soggetto emette un segnale che viene ricevuto da un ricevente con del rumore. La ricevente codifica il messaggio, lo pulisce dal rumore ottenendo il messaggio originale. Il messaggio raggiunge il destinatario. A questo progetto partecipa anche George Miller, che diventerà uno dei pionieri della psicologia cognitivista. Nel 1951 pubblica il trattato di psicologia “Language and communication”, in cui tratta molti argomenti relativi ai rapporti tra psicologia e comunicazione ma soprattutto introduce la teoria della comunicazione elaborata dai matematici Shannon e Warren Weaver nella psicologia. Oltre a far conoscere il metodo ai linguisti e umanisti fa degli esperimenti che dimostrano che la nostra mente fa delle cose che sfuggono al nostro controllo.
Esperimento: prende un gruppo di adulti sani, fa ascoltare loro delle parole o le parole all'interno di frasi attraverso delle cuffie e lavora sul rapporto tra rumore e segnale. Elabora uno schema in cui mette in rapporto le risposte corrette in base al segnale. Secondo i comportamentisti, per cui tutto avviene per stimoli e risposte, dovrei riuscire a riconoscere allo stesso modo le singole parole o le parole all’interno di frasi in base al rumore e invece non è vero perché parole in isolamento vengono riconosciute molto meno bene. La parola “cane”, a parità di rumore, viene compresa meno rispetto a “il cane è al guinzaglio” perché mentre ascolto la frase sto elaborando un concetto. Il comportamentismo, quindi, inizia il suo declino.
Contemporaneamente (anche se in ambito comportamentista), nasce una disciplina che sarà da base per lo sviluppo delle neuroscienze comunicative, la psicolinguistica. John Carroll (comportamentista), nel 1930, a 17 anni, segue una conferenza di Benjamin Lee Whorf, agente assicurativo amante delle lingue, che lo porta a interessarsi al linguaggio. Whorf indirizza Carroll a Edward Sapir che a sua volta lo indirizza verso lo psicologo Skinner. Carroll sviluppa il modello di comunicazione di Shannon e Waever in veste psicologica. Tutto parte con il comportamento intenzionale del locutore (ambito della psicologia) → a questo punto chi vuole ricevere il messaggio deve mettere in atto un comportamento di codifica (ambito della psicolinguistica) → che porta all’elaborazione di un messaggio (ambito della linguistica) → che a sua volta deve essere decodificato dal ricevente attraverso un comportamento di decodifica (ambito della psicolinguistica) → per arrivare di nuovo a un comportamento interpretativo dell’ascoltatore (ambito della psicologia). Il tutto viene studiato come efficienza del processo comunicativo dalla teoria dell’informazione (che è una teoria matematica).
I comportamentisti avevano dato quindi un contributo fondamentale per impostare dei paradigmi sperimentali e anche nuove discipline che saranno alla base dello sviluppo della psicologia.
Critiche e sviluppo del cognitivismo
Punto debole: ignoravano il mentale, che è l’oggetto stesso della psicologia. Per loro:
- La percezione: era semplicemente una discriminazione di stimoli;
- La memoria: era un apprendimento attraverso condizionamento;
- Il linguaggio: era un comportamento verbale;
- L’intelligenza: era qualcosa che poteva essere misurato con dei test.
Approccio insoddisfacente sia dal punto di vista psicologico ma anche ingegneristico perché gli ingegneri (primo computer sviluppato dagli inglese in periodo bellico per decodificare messaggi) si volevano rivolgere agli psicologi (quindi a Skinner) per capire come funzionava la mente umana per riprodurla ma Skinner si basava solo su stimoli-risposte e per lui la mente era campo di indagine della filosofia.
Donald Hebb aveva dimostrato come era possibile rendere conto del modo in cui il cervello apprende. Con i suoi esperimenti, aveva scoperto che se noi impariamo qualcosa lo impariamo perché costruiamo nuove reti neurali. Imparo a sciare e riesco a fare un movimento perfetto → i neuroni hanno creato una rete che verrà riattivata ogni volta che voglio rifare quel movimento. Tuttavia se quel movimento non viene ripetuto, la rete si può sfaldare.
In Europa il mentalismo era forte:
- Frederic Bartlett lavorava sui rapporti tra mente e pensiero;
- Jean Piaget lavorava sullo sviluppo mentale nei bambini;
- A.R. Luria (allievo di Pavlov) studiava le interconnessioni tra mente e cervello.
Anni 50 in USA:
- Miller comincia a porre l’attenzione sul concetto di mente;
- Marvin Minsky e John McCarthy che sviluppano l’intelligenza artificiale;
- Alan Newell e Herb Simon sviluppano i primi computer;
- Noam Chomsky che ridefinisce gli obiettivi della linguistica.
Queste varie correnti e figure danno una spallata al comportamentismo nel 1956, che è un anno cruciale: “1956 può essere considerato come l’anno critico per lo sviluppo della psicologia dell’elaborazione delle informazioni” cit Newell e Simon. In questo anno:
- John McCarthy getta le basi dell’intelligenza artificiale;
- Bruner introduce il concetto di strategia cognitiva;
- Miller pubblica un articolo in cui afferma che gli esseri umani sono capaci di gestire contemporaneamente per un breve lasso di tempo poche informazioni (es. sequenza di numeri 1918194506) ma c’è un modo per aggirare questo problema (anno fine WWI e WWII e prefisso). Usando delle strategie possiamo aumentare il numero di informazioni che riusciamo a gestire contemporaneamente. Quindi secondo Miller si può manipolare la mente, che per i comportamentisti non esiste nemmeno.
- Carroll pubblica un libro in cui commenta gli articoli di Whorf sugli effetti del linguaggio sul pensiero, si era accorto che le lingue sembrano condizionare il modo in cui pensiamo. Whorf sosteneva che se io cresco con una lingua non potrò acquisire categorie concettuali di un’altra lingua (che è falso). Però è vero che la persona tende a vedere il mondo secondo le categorie concettuali, e può acquisirne altre imparando nuove lingue. Ex se nella mia lingua esiste solo “rosso” e “marrone” e non esiste “arancione” e vedo una cosa arancione, non sono consapevole della mia mancanza e indirettamente, anche se vedo arancione, lo assocerò o a un tipo di marrone o a un tipo di rosso.
L’11 settembre 1956 al MIT (Massachusetts Institute of Technology) viene svolto un convegno sugli sviluppi dell’informatica e della comunicazione:
- Newell e Simon parlano della “Logic machine”;
- Rochester descrive come un computer può simulare l’apprendimento secondo Hebb;
- Yngvè descrive un metodo per l’analisi statistica delle pause e la sua relazione con la sintassi;
- Chomsky introduce la grammatica generativo-trasformazionale, proviene dal dipartimento delle lingue moderne e laboratorio di ricerca elettronica (interazione tra le scienze informatiche nascenti, l’ingegneria, la matematica e la comunicazione dal punto di vista linguistico e psicologico). Lui si occupa della sintassi e della capacità umana di mettere insieme parole seguendo regole ben precise (algoritmi grammaticali);
- Miller che parla delle strategie per evitare i problemi connessi con la limitata capienza della memoria a breve termine.
Questa giornata getta le basi di un nuovo modo di pensare. Miller ha scritto la lettera di raccomandazione per Chomsky per la cattedra ed è un elogio, poi Chomsky pubblica una recensione critica del lavoro di Skinner demolendo il suo “Verbal Behaviour” dopo che Skinner lo aveva dato al prof. di Chomsky dicendo di affidarne la recensione al più brillante degli allievi. Questo articolo demolisce completamente gli assunti del comportamentismo.
Ma per la nascita della disciplina ci servono i soldi. Bisogna aspettare il 1976 e la Alfred Sloan Foundation (fondatore della General Motors, anche senatore). Lascia dei soldi da immettere nei settori di indagine che erano maggiormente promettenti per lo sviluppo delle conoscenze umane e del benessere. Sponsorizza le neuroscienze di base (quelle che studiano il funzionamento dei neuroni). Si voleva colmare il gap tra il neuro e il cognitivo. Vengono reclutati esperti da varie discipline (psicologi, linguisti, informatici, antropologi, filosofi). Dal loro incontro esce una specie di manifesto programmatico, in cui innanzitutto si parla di scienze cognitive perché le discipline diverse collaborano con l’obiettivo comune di capire come funziona la mente umana (discipline di base: filosofia, psicologia, linguistica, antropologia, informatica, neuroscienza).
Siamo arrivati all’approccio cognitivista. Mente = sistema (che ha una sua organizzazione interna) che elabora (apprende, modifica, elimina) informazioni sulla base...
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