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Psicologia generale

La storia della psicologia

L'anno 1879 è una data simbolica perché è l'anno in cui è stato fondato il primo laboratorio di psicologia sperimentale presso l'Università di Lipsia in Germania. È una data storica perché attribuisce anche lo status di disciplina scientifica autonoma: si fa proprio il metodo d'indagine delle scienze naturali, che prima mancava, essendo intesa nella branca della filosofia.

Il secolo prima

Ma ripercorriamo il secolo prima: secondo Cartesio, i nervi erano dei canali cavi attraverso cui una energia vitale conduceva gli impulsi. Nel 1559 Cartesio suddivideva la realtà in due istanze: la res extensa che corrispondeva al corpo e la res cogitans, che corrispondeva alla mente. Questa separazione viene chiamata come dualismo cartesiano: non sono indipendenti, ma c'è uno scambio tra corpo e mente. Queste realtà entrano in contatto e comunicazione tramite la ghiandola pineale, una struttura del corpo che identifichiamo come epifisi.

Franz Joseph Gall e la visione modularistica

Facciamo un salto da un secolo all'altro: in questo periodo 1758-1828, troviamo Franz Joseph Gall (medico) che propone una visione modularistica delle funzioni psichiche, che vengono collegate a zone precise del cervello, cioè ogni funzione è precisamente distinta da un'altra. Gall ritiene che le facoltà cognitive sono precisamente localizzate in una sede cerebrale, questione che i filosofi successivi non l'hanno ritenuta falsa. Gall dice che l'utilizzo o la dotazione innata di una facoltà sviluppa in modo specifico la corrispondente sede cerebrale, che crescendo si deforma (ad esempio se io sono molto creativo, la zona della creatività si espande). Valutando la morfologia del cranio di un individuo si possono individuare le regioni che presentano peculiarità e da esse dedurne la possibilità dell'individuo. Ha disegnato la mappa del cervello individuando molte attività precise: ma è ovviamente impossibile una suddivisione precisa del cervello in questo modo, perché alla fine le attività che compiamo coinvolgono tutto il cervello.

Fechner e la psicofisica

Rimanendo nell'800, precisamente nel 1860, Fechner (psicofisico) pubblica un testo "Elementi di Psicofisica", in cui parla del rapporto tra mente e corpo. Questo testo è interessante per capire come valutiamo le emozioni nelle attività, cioè la relazione tra uno stimolo esterno e la sensazione soggettiva della persona che lo percepisce. Il suo scopo era fondare una scienza esatta che descrivesse la relazione tra fenomeni mentali e fisici: lo fa creando anche una legge R = k log S (man mano che aumenta lo stimolo, aumenta la sensazione, con un rapporto logaritmico). In questi studi, Fechner riuscì a dimostrare che le sensazioni possono essere misurate in relazione alle cause fisiche/stimoli ambientali.

Von Helmoltz e la percezione

Negli stessi anni, nel 1866, Von Helmoltz (psicofisico) continua a studiare la percezione visiva e uditiva. Von Helmoltz fu uno dei maestri di Wundt. Effettuò studi sperimentali sulla percezione in generale e formulò la teoria delle inferenze inconsce: la percezione è solo indirettamente legata agli oggetti; essa è invece inferita a partire da dati frammentari e integrata con conoscenze pregresse che aiutano ad attribuire un significato. Quello che percepiamo non è la realtà, ma gli stimoli che arrivano dall'ambiente sono pochi, degradati, incompleti, e molto difficili da interpretare, tanto che il cervello fa un lavoro enorme di collegamento e interpretazione dello stimolo che alla fine corrisponde alla nostra sensazione di percepire qualcosa. Questo percepire qualcosa non è legato a come lo stimolo è per davvero, ma verrà influenzato da ciò che ci aspettiamo dall'oggetto. Questi stimoli sono talmente frammentati che se non li integrassimo con le conoscenze che abbiamo già, sarà difficile interpretarli.

William Wundt e la psicologia sperimentale

William Wundt, fisiologo, crea il laboratorio sperimentale nel 1879. È stato allievo di Von Helmoltz. Fa passi avanti sullo studio della mente, e vuole studiare i suoi elementi attraverso il metodo scientifico sperimentale. Wundt sosteneva che l'oggetto dello studio della psicologia fosse l'esperienza immediata (nel senso di non-mediata, istintiva) della persona. Questa esperienza corrisponde all'attività mentale che si verifica in parallelo a stimoli e reazioni oggettivamente misurabili. Lui vuole sapere tutto quello che passa per la mente delle persone, non si ferma a percezioni e stimoli. L'attività mentale di base la chiama appercezione, che non è solo la percezione ma il processo con cui la sensazione cosciente viene identifica, qualifica e sintetizzata: contiene tutto quello che percepiamo in quel momento. Ad esempio, il riconoscimento degli occhiali nella teoria di Von Helmoltz, qui viene sviluppato di più con l'aggiunta di ricordi, di emozioni, etc. Lo scopo della ricerca è cogliere la variazione dello stimolo e misurare il cambiamento di questa esperienza immediata. Il metodo della ricerca è l'introspezione, che ha subito una serie di critiche. Attraverso l'introspezione Wundt sostiene che sia possibile comprendere come si combinano le sensazioni di base per produrre la nostra percezione del mondo: in laboratorio presentava ai soggetti uno stimolo variato, controllabile e misurabile e chiedeva loro di descrivere nel dettaglio tutte le loro sensazioni e cosa provasse in quel momento. In questo modo Wundt sosteneva che gli psicologi potevano arrivare a comprendere meglio la struttura della mente. Nonostante questo suo sforzo di rendere la psicologia scientifica, ha scelto un metodo di ricerca molto debole perché l'introspezione è un metodo soggettivo che presenta dei limiti: ci sono delle categorie di persone di malattia mentale o di bambini che sarebbero incapaci di essere consapevoli di questi processi spontaneamente. Inoltre è impossibile accedere alla introspezione altrui, mi devo fidare di quello che dicono. Lo scopo di Wundt alla fine era quello di scomporre la mente nei processi psicologici di base (possiamo definire chimica mentale). Agli strutturalisti non interessa la mente come sostanza, ma come attività di processi.

Teoria contemporanea: il funzionalismo di Williams James

Ora analizziamo la teoria contemporanea opposta dello strutturalismo di Wundt, cioè il funzionalismo di Williams James. Nel 1890 James pubblica "Principles of Psychology", un testo di riferimento per la psicologia che dà avvio all'approccio funzionalista. La parola funzionalismo ci dice che il nucleo centrale non è più la struttura, non si interessa più al pensiero, ma si interessa a ciò che fa la mente e su come funziona il comportamento. Per dire questo, James rifiuta l'approccio di suddivisione dei processi mentali perché la coscienza è un come un flusso dinamico e continuo, va interpretata nella sua globalità (stream of consciousness). La psicologia, dunque, viene considerata come scienza che studia la funzione e le cause dei comportamenti e dei processi mentali. Questa attenzione alla funzione è ispirata ai principi di Darwin e alla sua pubblicazione nel 1859 de "L'origine della specie": in esso viene sostenuto che le attività psichiche subiscono un'evoluzione per selezione naturale e che in questa evoluzione, un ruolo determinante è dato dall'adattamento dell'individuo all'ambiente. Si inizia a prendere in considerazione i processi mentali, che sono frutto dell'evoluzione e perciò devono essere studiati in "toto", non possono essere frammentati perché sarebbero privi di significati. Il funzionalismo ha dato contributi nell'ambito della psicologia evolutiva (si occupa della ontogenesi, cioè lo sviluppo da bambino all'anziano) e della psicologia animale (studia la filogenesi, lo sviluppo dalla scimmia fino ai nostri antenati, all'essere umano, si dice anche psicologia comparata perché compara lo scimpanzé all'uomo). Questo approccio ha un'impostazione pragmatica, cioè non è più una psicologia pura come quella degli strutturalisti, ma propone una psicologia applicata attenta all'impatto sulla vita reale: ad esempio dei funzionalisti hanno fatto costruzione di test psicologici che hanno lavorato nell'ambito della psicologia del lavoro.

Sigmund Freud e la psicoanalisi

Siamo nel 1900, con Sigmund Freud nasce la psicoanalisi per curare i disturbi mentali indagando le dinamiche inconsce dell'individuo. Freud pubblica il testo famoso "L'interpretazione dei sogni" dove introduce la sua influente teoria sulla mente e il comportamento umani. La teoria freudiana si fonda sul concetto di inconscio, ed è famosa la metafora dell'iceberg: la mente è come un iceberg e soltanto una piccola parte esce al di fuori del livello del mare, e questo vuol dire che solo una piccola parte della mente è conscia di ciò che facciamo. Nella parte sotto dell'iceberg, si celano i desideri non rilevati, le passioni, le colpe nascoste, le voglie ineffabili e i conflitti tra dovere e piacere. La causa di quello che facciamo va ricercata in questa massa inconscia. Per gli psicanalisti la sfida è tirare fuori dal mare ciò che è nascosto. Secondo Freud la mente si divide in tre differenti istanze: es – io – super io. La differenza tra queste istanze è che l'es agisce secondo il principio del piacere (ad esempio un bambino capriccioso che vuole tutto e subito in qualunque contesto), dall'altro estremo c'è il super-io, che è l'istanza che ambisce alla perfezione, agisce alle regole morali, sa cosa è giusto e cosa è sbagliato (ad esempio un angelo che è l'opposto di es). Infine, l'istanza io è l'istanza mediatrice fra es e super-io. L'inconscio per Freud è il vero motore della psiche umana, ma si manifesta in parte all'interno dei sogni mentre dormiamo; ma anche nella vita quotidiana, abbiamo accesso all'inconscio quando abbiamo dei lapsus (volevamo dire una cosa ma abbiamo detto un'altra cosa, e quella cosa non detta è risieduta nell'inconscio) o dei piccoli incidenti "casuali" e nell'ironia (qualche disattenzione come dimenticare la sacca della palestra a casa quando stai andando in palestra, un modo ironico dell'inconscio per farti tornare a casa e non andare più in palestra perché non è importante).

J.B. Watson e il comportamentismo

Nel 1913 J.B. Watson (studioso di psicologia animale) pubblica un articolo in cui si annuncia una completa inversione di rotta per la psicologia "The Psychology as the behaviorist views it": nasce l'era del comportamentismo. L'oggetto di studio è il comportamento osservabile, perché solo così si può essere certi dell'obiettività della ricerca in psicologia. Uno psicologo deve essere obiettivo e per essere obiettivi, deve avere qualcosa da osservare. Non ci interessa cosa sta nella mente, ma il comportamento perché è l'unica cosa osservabile, la mente non la vedo e non la posso misurare. Il metodo di ricerca applicato è attraverso l'osservazione e la manipolazione sperimentale (l'introspezione non può rivestire alcun ruolo poiché non è osservabile né oggettivabile). Noi come ricercatori scienziati non possiamo indagare la mente, abbiamo uno stimolo e una risposta, ma quello che sta in mezzo è una scatola nera: la mente è una scatola nera all'interno della quale non è possibile entrare. È lì che accade qualcosa, ma come psicologo non posso andare a ricercare nella mente perché non è conoscibile; quindi, vado a osservare i comportamenti diversi e cerco in essi le risposte agli stimoli. L'area di studio prevalente è quella dell'apprendimento, perché è in quella dove posso andare a misurare precisamente. Infatti, Watson riteneva che fosse possibile ottenere qualsiasi tipo di comportamento desiderato controllando l'ambiente di una persona. L'approccio è totalmente empirista: tutto quello che diventa conoscenza viene appreso dalla coscienza; gli empiristi dicono che la mente è come una tabula rasa, la mente come una lavagna bianca, il bambino quando nasce non sa nulla, ma crescerà attraverso l'esperienza che compie perché l'esperienza scrive le nuove conoscenze. L'esperienza scrive attraverso il condizionamento (condizionamento come manipolazione della mente) e il rinforzo. L'esperimento famoso sul condizionamento è l'esperimento de "il Piccolo Albert" con il topo bianco (l'obiettivo era che il bambino dovesse avere paura del topo dopo una calibrazione dell'ambiente, perché il bambino a prima vista del topo era solo curioso).

Kurt Koffka e la Gestalt Psychology

Nel 1935 Kurt Koffka (ricercatore) pubblica "Principles of Gestalt Psychology", dove "Gestalt" in tedesco significa "tutto" o "essenza": occupiamoci del tutto e non delle singole parti. È simile alla teoria di James. Si ispira alla "psicologia dell'atto" di Brentano che distingue la realtà fisica dalla realtà fenomenica: esso è un approccio anti-elementarista (è contro lo strutturalismo) perché le due realtà non coincidono e i fenomeni psichici vengono considerati unitari e non scomponibili nei singoli elementi. In base a questo approccio, i fenomeni psicologici devono essere studiati non come una serie di elementi, ma come un "tutto" coerente, nella sua globalità.

Il fondatore della scuola di Gestalt viene considerato Wertheimer, il quale è noto per la sua definizione di movimento stroboscopico. Il movimento è un elemento complesso per il nostro cervello, perché coglie lo spostamento dell'ambiente: per intenderci è quello che sperimentiamo in un film con lo scorrimento dei fotogrammi della pellicola cinematografica. I fotogrammi in realtà sono fissi ma è lo spettatore a organizzare percettivamente i fotogrammi unificandoli per cui non vede una serie di immagini statiche ma un insieme unico in movimento. Ha scoperto di fatto una legge: scoprì che solo quando i fotogrammi venivano presentati a una certa velocità (1/48 di secondo) il soggetto li percepiva in movimento. Al di sopra di quella soglia, le persone le percepivano come immagini statiche in sequenza.

Una classica immagine reversibile è il momento in cui possiamo vedere due figure nella stessa, ad esempio posso vedere il becco di una papera oppure come orecchie del coniglio. L'obiettivo è guardare gli oggetti fisici e mentali come un tutto. Gestalt è una tipica teoria che si pone in mezzo tra innatisti e empirici: abbiamo un sistema visivo che è stato costruito "dalla natura" in modo che vediamo certe figurazioni in un certo modo (vuol dire che siamo predisposti dalla natura), ma il ruolo dell'ambiente direziona il nostro modo di vedere da una parte o dall'altra, influisce il nostro modo di vedere. Il cervello innato struttura i segmenti per vedere l'intera figura vocale E, l'esperienza ci dice che sono italiana e scolarizzata e vedo subito che è una E (far vedere la stessa figura a una persona non italiana, quella persona potrebbe faticare a comprendere che è una E). Un altro esempio è un'immagine confusa: se non conoscessimo la figura dei cavalli, il nostro cervello vedrebbe solo delle macchie colorate o comunque delle figure irriconoscibili. Conoscendo la figura dei cavalli, il cervello lavora nella globalità e vede le figure dei cavalli.

Un altro studio della Gestalt che ha dato risultati notevoli è lo studio dell'apprendimento insight di Wolfgang Kohler: il termine insight corrisponde al termine eureka, è una sorta di intuizione improvvisa che ristruttura il campo fenomenico (riconsiderare gli elementi dell'ambiente e del problema) in modo diverso da prima in modo che ci porta alla soluzione del problema. Un famoso esperimento condotto è sulle forme di apprendimento negli scimpanzé: l'apprendimento per insight non procede per tentativi ed errori ma per intuizione.

Penfield e la prospettiva biologica

Siamo a metà del secolo scorso e il neuroscienziato Penfield è uno dei primi che propone la prospettiva biologica. Vuole cercare un legame tra un'attività chimica del cervello e i suoi effetti sul comportamento e sui processi mentali: cercare un legame tra una sede cerebrale e una determinante funzione. Sul cervello si è occupato di sommato-topica, in particolare di due cortecce: corteccia sensoriale che riceve le sensazioni che abbiamo mentre la corteccia motoria è quella che invia l'impulso che fa muovere il corpo. La corteccia non è proporzionale alla dimensione effettiva del corpo, la mano ad esempio è più rilevante del corpo: per il nostro cervello non ha importanza la dimensione ma l'utilizzo; quindi, le mani sono lo strumento di interazione con il mondo e dunque è necessario che abbia più rilevanza del ginocchio, così come la bocca non ha solo la funzione biologica ma ci permette di parlare, di avere una comunicazione sociale. Queste rappresentazioni non sono fissate in maniera rigida ma dipendono dalle funzioni di ogni corpo. Il cervello è plastico, malleabile, si adatta alle esperienze che viviamo, sportive e non.

Cognitivismo

Avvicinandoci ai nostri giorni, gli approcci che stiamo trattando sono contemporanei: il cognitivismo nasce nel 1960 quando viene pubblicato il testo "Piani e strutture del comportamento" di George A. Miller. Il cognitivismo vuole fare la rivoluzione: vuole distaccarsi totalmente dal comportamentismo, propone un rinnovato interesse per i processi mentali (che il comportamentista aveva considerato il cervello come la scatola nera). Dunque la mente, a differenza del comportamentista che dava un ruolo del transito, non è un passivo recettore di stimoli, ma diventa un elaboratore attivo di informazioni: verifica la congruenza intenzionale e il risultato dell'azione che viene effettuata effettuando correzioni in caso di non combaciamento.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luciamajdancic di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Repetto Claudia.
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