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generalizzabili al mondo fenomenologico o no? Dobbiamo fare i conti con la nostra

rappresentazione di “genere umano”: ciò che studio in laboratorio è il genere umano, o solo una

delle tante forme del genere umano?

Certi fenomeni tra l’altro si manifestano in certe culture e in altre no: es. Giappone: convivono in

spazi sovraffollati senza scannarsi l’un l’altro (…) Lo spazio muta, c’è una diversità simbolica con

cui organizziamo il mondo; perciò non è detto che uno spazio limitato produca necessariamente

aggressività (istinto della territorialità).

C’è un mutamento di condotta al variare di soggetti e di contesti. Conclusione: mito dell’istinto

della territorialità.

Porta ad altri problemi: problema della riproducibilità dei risultati scientifici degli psicologi. Gli

studiosi rispondono che si devono affinare sempre più le tecniche. Ma secondo altri, dobbiamo

piuttosto assumere il contesto come elemento dello studio e non come sfondo dello studio.

ISTINTO: parola usata troppo in automatico, con disinvoltura, come se appartenesse alla nostra

natura. Questo perché siamo cresciuti in una cultura che la pensa così: ma dobbiamo confrontarsi

con il mondo reale.

LA BIOARCHEOLOGIA

È lo studio dei resti umani provenienti da siti archeologici, in particolare in questo caso ce ne

interessiamo per analizzare la violenza nelle popolazioni preistoriche: dato che tutti i resoconti

degli antropologi sarebbero resoconti di parte (condizionato dalla nostra idea che la violenza sia

negativa), si è trovato così di studiare le lesioni sulle ossa.

Questi studiosi quindi fanno uno studio sul nostro passato, sostenendo che da sempre l’essere

umano ha ucciso, e addirittura che siamo diventati umani perché abbiamo ucciso “l’arma ha fatto

l’essere umano”. Grazie all’uso delle armi si sarebbero infatti sviluppate nuove abilità per il nostro

sistema nervoso, come coordinamento tra muscoli, tatto e vista (Hp del cacciatore).

-Altro nodo: SEGNI e SIGNIFICATI: es. di pittura con tagli di Fontana. Per noi è una tela rossa tagliata, per

lui sono “le attese”.

Fare i conti dunque con ciò che sappiamo fare rispetto al mondo e l’idea di naturalità: il nostro

sguardo è sempre istruito, mai ingenuo; e sul mondo noi costruiamo i nostri significati. Non basta

un segno perché ci sia accordo rispetto a cosa significhi quel segno. Per comunicare, capirsi,

dobbiamo condividere dei codici culturali che definiscono termini comuni.

-teschi con segni sopra: attenzione a non scambiare dei segni come segni autoevidenti. I segni

parlano attraverso il significato che noi assegniamo loro. Noi siamo abituati a fare un parallelo tra

vedere teschi con segni sopra con una società di uomini violenti (crani con cavità aperta

verosimilmente per estrarre il cervello: rabbia vs il nemico? In realtà si è scoperto fosse un atto di

devozione verso il defunto, per incorporarne le virtù! …). Dobbiamo sempre chiederci il significato

delle azioni degli uomini, niente è autoevidente. Anche le prove più evidenti hanno bisogno di

un’attenzione sistematica e prudenza: gli studiosi seri di bioarcheologia devono essere sempre

molto cauti, prudenti.

-DIFFERENZA FRA COMPORTAMENTO E AZIONE

il comportamento è ciò che si fa, l’azione è il suo significato. Es. significato del pugno: -a: sportivo; -b:

vendicativo; -c: fortuito; -d: eccetera…

Reagisco al mondo in base all’interpretazione che do alle cose, non in modo meccanico. La

differenza fra ciò che è volontario o no è decisivo (elemento che spesso gli elementi del passato –

come i teschi- non ci danno!!!).

Dunque, CACCIATORI NATI?

Sembrerebbe di no.

Limiti di conoscenza: visione (sbagliata) omogenea della preistoria, con la stessa immagine fissa e

stereotipata (…) senza alcun riscontro scientifico concreto. Stereotipi maschilisti entrati nella

scienza e che hanno continuato a fare il loro percorso nel tempo. Inoltre, la caccia ai grandi animali

è stata una compensazione per il venir meno delle riserve alimentari vegetali; oltretutto gli

sconvolgimenti climatici hanno costretto i nostri antenati a cambiare più volte modo di vivere.

Attualmente abbiamo dunque falsificato l’Hp del cacciatore. Interrogarsi sempre rispetto al

sostegno empirico che hanno le teorie.

ECCO DUNQUE LE PRIMA DUE MASCHERE DELL’AGGRESSIVITA’, CHE CERCA DI

PENSARE ALL’AGGRESSIVITA’ COME ESSENZA.

MASCHERE: CONCETTI SCIENTIFICI CHE VENGONO POSTI SULLA NOZIONE DI

AGGRESSIVITA’.

ESSENZIALISMO: PRETESA DI INDIVIDUARE QUALCOSA CHE STA DENTRO LA

SOGGETTIVITA’ E CHE NEL NOSTRO CASO LA SPINGE A COMMETTERE AZIONI

AGGRESSIVE.

Dopo l’atavismo (1) e uomo come cacciatore nato (2): IL TERZO TENTATIVO DI MASCHERA

SULL’AGGRESSIVITà:

KONRAD LORENZ:

padre dell’etologia e Nobel per la medicina. Pensa vi sia un’analogia tra caratteristiche

morfologiche e quelle costitutive della nostra specie: se vi sono determinati comportamenti che

permangono nel tempo, vuol dire che serviranno a qualcosa. Divide tra componenti interne ed

esterne. Da sempre l’essere umano ha dimostrato una propensione all’aggressività. L’aggressività è

positiva, in quanto al servizio della sopravvivenza: toglie l’accezione negativa, la iscrive nella

positività collocandola però nel regno di natura.

L’aggressività per Lorenz è un istinto adattivo. Parla di combinazione fra fattori innati (energetici)

ed esterni, ambientali in cui comprendere l’aggressività: ci sarebbe un’interiorità, con funzione

adattiva (istinto), che interagirebbe con l’ambiente e farebbe discendere l’aggressività.

Cos’è l’istinto per Lorenz? Come pensa l’aggressività?

Modello psicoidraulico di Lorenz: nel sistema nervoso centrale dell’animale (e dell’uomo) vi sono

tante energie motivazionali distinte per quanti istinti possiede (istinto come energie per Lorenz).

Questa energia distinta è paragonata ad una massa d’acqua che si accumula in un serbatoio.

L’uscita dell’acqua è regolata da una valvola: la valvola può essere aperta o dall’interno o

dall’esterno: dall’interno, dalla pressione dell’accumulo di acqua che spinge per fuoriuscire

(attività fisiologica dell’individuo che produrrebbe energia); altrimenti questa energia accumulata

può essere liberata da fattori esterni che pesando liberano la valvola e quindi l’energia. La

pressione dell’acqua è la spinta all’esecuzione, mentre lo scarico dell’acqua è l’esecuzione

dell’atto. Recipiente sono i vari movimenti comportamentali che costituiscono il contenitore

dell’istinto. Il peso sulla bilancia invece è un ipotetico stimolo scatenante; la valvola è il

meccanismo scatenante innato. Abbiamo una dotazione di istinti, che sono energia e che aumenta e

che reclama un’esecuzione attraverso prefissati schemi comportamentali (i recipienti). Gli stimoli

scatenanti la risposta sono presenti nell’ambiente. Per Lorenz l’aggressività è un’energia istintiva

endogena che aumenta regolarmente nel tempo e che prima o poi va scaricata. Lorenz dice che

quando questo serbatoio si innalza, gli stimoli ambientali iniziano a diventare quasi ininfluenti,

ossia bastano anche deboli stimoli ambientali (o assenti!). con l’andare del tempo la persona

accumula talmente tanta aggressività che deve fuoriuscire da qualche parte: concetto di “attività a

vuoto” (energia che trabocca da sola).

Regge alla prova empirica questo modello?

K.Lorenz, intento di attribuire una qualità positiva all’aggressività. Propensione all’aggressività perché deve essere al

servizio della specie, cioè funzionale alla lotta alla sopravvivenza. Aggressività come istinto che funziona tramite il

modello psicoidraulico: nel sistema nervoso dell’animale e dell’uomo vi sono depositi di energia specifici per ognuno

dei vari istinti posseduti; energia paragonata a massa d’acqua che si accumula nel serbatoio alla cui base vi sarebbe

una valvola. Tale dispositivo regolatore può essere aperto dall’interno, con la pressione dell’acqua, o dall’esterno con

un peso che preme su una bilancia collegata alla valvola. Pressione dell’acqua come impulso a eseguire un atto

istintivo, la scarica –acqua che esce- la sua esecuzione. Peso sulla bilancia come stimolo scatenante, qualcosa presente

nell’ambiente. Aggressività come energia istintiva che nel tempo aumenta e che deve essere scaricata. Rapporto inverso

tra fattori endogeni ed esogeni: con l’innalzamento del livello di energia servono stimoli scatenanti sempre più deboli

per scatenare la risposta aggressiva (o addirittura anche assenti, “attività a vuoto”). La violenza alberga

nell’individuo; unica soluzione deviare tale energia verso attività il meno nocive possibili.

4° lezione

Sintesi: Secondo Lorenz noi produciamo energia aggressiva internamente, non è esogena (come Freud e il principio

della frustrazione…); si produce sistematicamente in maniera fisiologica e si accumula fino a dover essere scaricata.

Nel modello lorenziano dunque l’ambiente è ancillare rispetto alla soggettività che questo serbatoio di aggressività

porta in sé: l’ambiente è solo un aspetto esterno che a volte può attivare tale serbatoio di aggressività interna (che in

ogni caso verrebbe rilasciata). Ma, ancora una volta, questo modello regge al cospetto della realtà?

Riflettiamo:

LA PROVA EMPIRICA DELLE SUE PROPRIETA’:

1)secondo questo modello, dovremmo pensare che per ogni istinto dovremmo avere uno o più

comportamenti specifici che vengono eseguiti in presenza o meno di alcuni stimoli specifici:

dovremmo avere una sorta di matrimonio tra stimoli ambientali capaci di mettere in modo gli

schemi di comportamento manifesti di questa energia negativa. Si parla di esecuzione

comportamentale di una energia interna, si presuppone l’esistenza dunque di schemi

comportamentali associati a determinati stimoli.

MA la ricerca sul mondo animale non conferma tale hp: nessun dato di moderna etologia che

segnali questa sorta di “schematismo”, anzi: le risposte animali sono molto fini e molto variabili,

non rispondono a tali schematismi (come nel rigido modello lorenziano : stimolo produce energia

set di comportamenti ). Nemmeno nel mondo animale dunque (figurarsi in quello umano, più

complicato) c’è tale schematismo.

2) secondo questo modello, la probabilità che si verifichi un determinato comportamento istintivo

dovrebbe aumentare col tempo intercorso dalla sua ultima esecuzione: serbatoio che man mano si

riempie secondo la metafora lorenziana, dunque col tempo si accumula l’energia istintuale e alla

fine esonda: legame col tempo intercorso dall’ultima esecuzione di un determinato comportamento

(es. se colpissi qualcuno il lunedì mattina, per il resto della settimana dovrei essere tranquilla…).

MA non è sempre così: nel regno animale infatti esistono riscontri irregolari (es. topi di laboratorio

non congruente a quello dei pesci ad esempio).

3)secondo il modello lorenziano, ogni comportamento istintivo dovrebbe avere la proprietà di

esaurirsi temporaneamente a seguito di un’esecuzione ripetuta (es. atto sessuale….)

MA è falso: attività sessuale dei ratti: quando al ratto apparentemente esausto si presenta una nuova

femmina ricettiva, questo riprende l’attività sessuale.

4) non dovrebbe inoltre esserci alcuna retroazione o feedback che parta dalle fasi inziali del

comportamento istintivo e arrivi a produrre un aggiustamento o la cessazione delle fasi successive.

In questo modello si pensa ad un animale solo, non immerso negli altri, un modello rigido che

prevede un’azione dall’interno vs l’esterno, non prevede che la mia azione aggressiva si basi ad

esempio su ciò che l’altro fa a me. Quello del feedback è uno delle falle maggiori di questo

modello.

INFATTI non c’è alcuna evidenza che gli animali siano “tenuti al guinzaglio” da una vitalità così

rigida del tipo “tutto o niente”; in realtà il loro comportamento appare influenzato dalle retroazioni.

Il feedback modifica la reazione.

Visione romantica dei nostri antenati scimmieschi: vivevano in un paradiso ormai perduto perché

erano dotati dalla natura di istinti ben adattati. Dal buon selvaggio al cattivo uomo civilizzato

dunque: la scoperta delle armi infatti altera l’equilibrio della natura (nel mondo vagheggiato da

Lorenz l’aggressività serviva a tanti scopi e mai era distruttiva; Lorenz dipinge un mondo di

armonia tra patrimonio istintuale e ambiente, i fenomeni cruenti sono letti secondo la legge di

sopravvivenza).

Oggi i controlli innati dell’aggressività sono inadeguati.

L’evoluzione culturale dell’essere umano è pericolosa per la sopravvivenza della specie.

Lorenz: “l’uomo deve sapere che il cavallo che sta cavalcando può essere selvaggio e deve essere

imbrigliato” : nel modo attuale questo patrimonio istintuale, associato a tecniche distruttive di

massa, porta alla distruzione. La tecnica ha rotto gli schemi fissi della natura, abbiamo bypassato

gli schemi (vedi Shoah etc).

La società deve impegnarsi per trovare nuovi e innocui canali nei quali scaricare la nostra

aggressività. Visione tragica della contemporaneità, idealizzazione del mondo di natura, in

generale un modello dunque che non tiene alla realtà.

MA: NON SERVE SPAVENTARSI: il modello è sbagliato. Non esistono animali psicoidraulici,

l’evoluzione non produce serbatoi lorenziani di aggressività negli animali e men che meno negli

uomini.

Anche l’adattamento, oltre all’istinto, è una delle visioni sbagliate che ci portiamo dietro sul

genere umano.

Freud e la sublimazione: analogo psicologico del concetto di adattamento. Quando si parla di

adattamento si parla del fatto che lo spazio che abbiamo nel mondo è uno spazio di reazione: vale a

dire che il mondo mi detta l’agenda, decide chi vive e chi soccombe, chi può stare al passo e andare

avanti o meno: essere adatto vuol dire essere conforme a un mondo che preesiste a te. Ma i riscontri

fattuali ci dicono che sia gli animali che gli uomini non si adattano al mondo, bensì lo costruiscono:

non è un mondo che preesiste e a cui o siamo adattati o soccombiamo: noi significhiamo,

cambiamo, modelliamo il mondo attraverso linguaggio, tecnica e altre cose che fanno sì che il

nostro mondo sia costruito, e che sia un mondo in cui c’è spazio di azione e non che sia uno spazio

di reazione. Superare il concetto di adattamento significa accettare che possiamo fare qualcosa

sul nostro mondo.

SIGMUND FREUD

LA PULSIONE DISTRUTTIVA

Alla base del pensiero freudiano c’è il concetto di pulsione: è una nozione gravida di ambivalenze,

oscilla fra una concezione biologica e psicologica. La classica definizione dice infatti che si trova al

confine tra ciò che è mentale e ciò che è fisico. Si intende tutte quelle forze che muovono l’essere

umano, alla base di tutte le attività umano. Ogni pulsione spinge in una certa direzione (in modo

consapevole e non ).

Freud che visione ha della soggettività? Che sia un campo di battaglia da tanti punti di vista.

Soggettività vista come conflitto, scontro tra pulsioni individuali e società, tra conscio e inconscio,

tra Io, Es, Super Io… logica conflittuale di base.

La mente umana come uno Stato: nella concezione tradizionale freudiana la vita è un perenne

conflitto. All’interno di questo stato si muove una folla, avida di godimento e distruzione, che deve

essere controllata da una classe superiore. Quindi l’Io si trova in una condizione di tensione

permanente: sollecitato dall’Es, accerchiato dal super io e costretto a fare i conti con la realtà

societaria.

VITA COME PERMANENTE CONFLITTO

Un conflitto permanente a cui non c’è mai la parola fine. Secondo Freud le pulsioni premeranno

sempre per la soddisfazione, la pulsione non conosce fine, ma spinge, orienta l’individuo sempre.

Freud sottolinea che possiamo pervenire a un certo adattamento sociale, ma tutto ciò che è primitivo

e minaccioso permane senza disturbare la vita cosciente. Nella logica freudiana la sublimazione è

l’analogo del concetto di adattamento nell’evoluzionismo: ma ciò che dice Freud è più perturbante:

dato che le richieste pulsionali non hanno fine, anche tutte le forme socialmente conquistate non

sono conquiste stabili, dobbiamo sempre rimanere vigili perché il conflitto esisterà sempre. Nessuna

conquista è data per sempre. Visione tragica della vita di Freud. Le istituzioni sociali edificate nel

corso della storia sono insufficienti ad arginare l’ambivalente e pericolosa natura umana. Questa

visione conflittuale è costruita facendo incursioni nell’antropologia, nella mitologia, nella

sociologia per poi restituirci delle indicazioni su cosa fare. Freud usa due importanti volani:

-la tirannia del passato: il passato ha un ruolo prominente nel pensiero freudiano, è la sua

architrave su cui tutto poggia; presenza costante con cui il passato detta legge nel presente, un

passato di cui non ci si disfa.

-tema della ricapitolazione: (già introdotto con Lombroso, idea diffusa al loro tempo) lo sviluppo

della mente come compendio della storia della specie umana: nello sviluppo dell’essere umano si

ripercorrono le tappe salienti della specie a cui si appartiene. La teoria della ricapitolazione è

presente in molti modelli, ma è una tesi fallace: tuttavia è fondamentale per costruire l’impianto

dell’aggressività per Freud.

Antenati primitivi, selvaggi contemporanei, bambini e nevrotici (adulti fissati allo stadio del

bambino/primitivo): sono i protagonisti della teoria della ricapitolazione di Freud. In Freud il

sogno è il modo per accedere al “primitivo in noi”, si risveglierebbero le pulsioni primordiali

dell’uomo, l’archeologo analista ne deve ritracciare l’eredità arcaica che rappresenta ciò che è

psichicamente innato. Freud comincia a ragionare attraverso i dati della clinica delle sue pazienti

per poi arrivare fuori dal setting psicanalitico: parallelo tra evidenze cliniche e i suoi studi

sociologici; articola alcuni assetti societari a partire dall’evidenza clinica (es. sogno di uccidere

padre verrà usato come giustificazione di altro nella società).

Pulsione come fondamento ultimo di qualsiasi attività umana, attiva e passiva, consapevole e inconsapevole.

Soggettività come conflitto, pulsioni vs società. Guerra civile psicologica, mente umana come Stato con al suo interno

una folla avida di godimento e distruzione da controllare da una classe superiore. Tensione permanente e senza fine, le

pulsioni reclamano soddisfazione, impossibile pieno appagamento. Sublimazione: adattamento riuscito della pulsione

aggressiva: rinuncia che comporta un costo, e non sempre funziona e non è stabile. Tirannia del passato come

presenza costante. Tema della ricapitolazione, mente come compendio della storia della specie umana.

5° lezione

sintesi: concetto di pulsione per Freud: ci interessa avere pochi punti fermi come ad esempio che alla base della vita

c’è il conflitto e che secondo Freud non è tra gli esseri umani, ma è innanzitutto psichico, interno all’individuo;

adesione all’idea di ricapitolazione in Freud: la mente dell’umano come compendio della storia della nostra specie.

Sogno come accesso al primitivo in noi, una sorta di visione evolutiva dell’inconscio che ne deriva. Non si limita però a

tratteggiare la genealogia della soggettività, ma aspira a spiegare quella dell’umanità: Totem e Tabù.

DALL’ORDA ALLO STATO

Totem e tabù: idea che alla base dello sviluppo della nostra civiltà ci sia un “prima”: il momento

genetico della nostra civiltà è un assassino emotivo. Nonostante la componente affettiva è

comunque un assassino.

Hp di Freud: alla base della civiltà ci sia un’orda barbarica governata da un padre padrone che

tiranneggiava i figli e aveva diretto accesso alle femmine, escludendo i figli. I figli si ribellano e lo

uccidono: parricidio come consapevolezza dei figli di desiderare la morte del padre. La vita senza

padre è una vita orizzontale, si comincia a rimpiangere la vecchia vita orizzontale: nasce il senso di

colpa, la divinizzazione del padre e la sua trasformazione in totem da venerare, il tabù

dell’incesto… una società senza padre è ingovernabile, porta a una rivalità letale tra fratelli. Ciò che

importa è che l’accordo che i fratelli stipulano (istituire precetti e divieti –Edipo viola i due

principali precetti normativi) è la prima forma di contratto sociale secondo Freud che spiana la

strada alla civiltà. Una volta l’anno era comunque possibile liberarsi del divieto durante una festa

totemica. Tirannia del padre potente, rivolta dei figli, nostalgia del padre, senso di colpa, decisione

di istituire un patto sociale (a garanzia della pacifica convivenza a seguito dell’uccisione del padre).

Tutti i problemi della nostra vita sociale sono riassunti e affrontabili attraverso la relazione

dell’individuo con il padre.

TRACCE DEL PRIMITIVO IN NOI

Chi uccide nella teoria freudiana è qualcuno che poi prova rimorso per ciò che ha fatto: grande

intuizione freudiana dell’ambivalenza dei sentimenti umani. Società ha origine violenta (base su

omicidio del padre), vita e psiche come conflitto. Freud comincia ora a lavorare intrecciando

speculazioni ricavate dalla pratica clinica col desiderio di spiegare fenomeni più alti: da una parte

aderisce al pensiero di origine violenta ma anche alla ricapitolazione.

Equivalenza fra nevrosi e comportamenti dei primitivi: ciò che lui coglie tramite la pratica clinica

comincia a legarlo con una sorta di equivalenza con ciò che i nostri antenati avrebbero fatto: i nostri

antenati avrebbero fatto ciò che noi oggi, civilizzati, desidereremmo di fare. L’equivalenza nevrosi e

primitivo è evidente anche nel sottotitolo di Totem e tabù. Attraverso il riemergere nella clinica di

desideri o affermazioni di violenza l’essere umano di oggi, nevrotico, esprime il proprio primitivo.

VIOLENZA PER SEMPRE

Freud però si muove sul terreno del mito, di un’antropologia ingenua, di conoscenze deboli…

quando Freud elabora queste teorie ha un’antropologia naif.. a detta di Freud la violenza del passato

è sempre richiamata nel presente. La base è l’aggressività (perfino l’altruismo sarebbe spiegato su

tale base).

NEL PENSIERO DI FREUD, PER RIASSUMERE COESISTONO 3 MODI DI CONCEPIRE

L’AGGRESSIVITà

-come pulsione primaria inizialmente

-come reazione a una frustrazione

-come pulsione di morte

…Ma su cosa poggia l’idea di aggressività nel pensiero freudiano? E la pulsione di morte? Ci

interessa questo.

Idea di aggressività fondativa dell’uomo, e che la storia dell’uomo dimora nel nostro inconscio

riaffiorando tramite sintomi nevrotici, sogno o quant’altro sfugga al controllo dell’Io.

…Ma quanto regge questa visione? Materiale antropologico di seconda mano, con una conoscenza

folcloristica e occidentale delle altre culture…

Grande dibattito attorno alla psicoanalisi su come vada intesa l’aggressività : si può distinguere una

aggressività primaria da una reattiva? Molti psicanalisti rifiutano lo scenario del fondamento e del

patto violento, additandolo come mito.

Se si guarda come viene pensata dal modello pulsionale la natura umana, si capisce quanto sia

scientificamente sbagliato: essere umano come sistema chiuso (“visione monopersonale dell’essere

umano”, la sua economia psicologica spiega quella della collettività che gli esseri umani

costruiscono insostenibile e oggi superata dalla psicoanalisi moderna)

Nonostante lo stato dell’arte della ricerca e della psicoanalisi contemporanea, si continua a tirare per la

giacchetta Freud:

-bisogna calarlo nel suo tempo! Contestualizzare il suo pensiero; Freud parlava nella sua epoca! Il pensiero

freudiano ha un’importanza enorme ma STORICA: se ne fa un uso improprio. Freud tra l’altro era più

critico dei suoi seguaci: nelle ultime lettere ritiene insoddisfacenti le proprie teorie sull’aggressività (e

nonostante ciò noi spesso le riutilizziamo!).

-la maggioranza degli psicanalisti moderni non usa alcun modello pulsionale, se ne sono affrancati

-inoltre, non c’è alcuna prova empirica a sostegno di queste tesi

-Documento di Siviglia sulla violenza (1986), i più importanti studiosi di aggressività: “non esistono prove

che la guerra , come ogni altro comportamento violento, sia frutto di un istinto, di un programma inscritto

nella natura umana”

PREOCCUPARSI SEMPRE DI QUESTA ENERGIA DISTRUTTIVA E DEBORDNTE: noi

affrontiamo l’aggressività in funzione della nostra idea di aggressività: perciò dobbiamo fare i conti

sul tipo di idea (e sulle sue origini) che ne abbiamo. Bisogna fare attenzione alle teorie semplici e

alle categorizzazioni che assumiamo. Dalla teoria (momento esplicativo) alla pratica (momento

dell’intervento). LA CATARSI

COME PURIFICARSI DALL’ENERGIA NEGATIVA DELL’AGGRESSIVITà?

Altro grande totem della psicologia. L’idea che si possa buttare fuori qualcosa di brutto da noi

stessi. Esempio delle AngerRoom: locale in cui si può spaccare qualsiasi cosa dietro pagamento

tema della rabbia come antecedente dell’aggressività; idea sottintesa che buttare fuori faccia bene.

Già nel modello psicoidraulico c’è una simile logica di funzionamento (accumulo di energia che poi

deve fuoriuscire); catarsi come salutare buttar fuori, purificazione per mondare il corpo, salutare

liberarsi del negativo, purga.

IN LETTERATURA SI DISTINGUONO 3 MODELLI DELLA CATARSI:

tutti partono dall’idea che la fuoriuscita di questo “dentro” ci sia di beneficio

-MODELLO DRAMMATICO: Se Ippocrate teorizzava la purificazione degli elementi, Aristotele è

il primo ad accennare al potere della tragedia greca sugli astanti: assistervi permetteva

un’elaborazione emotiva che portasse a pacificare, purgare, l’interiorità emotiva dello spettatore;

tale catarsi sarebbe un elemento regolatore dell’esistenza umana; senso di quiete che a seguito

pervade il soggetto. La nozione di catarsi si troverà in tantissimi ambiti nel corso della storia (es.

influenza della catarsi sulla confessione, una penitenza purificante): tale idea del “salutare buttar

fuori” arriva ai giorni d’oggi attraverso le terapie psicologiche. Il problema è: l’idea di essere una

specie di calderone di emozioni e che il dramma permetta una quiete, una ricomposizione, è

assolutamente senza alcun fondamento. Non si nega l’apporto di beneficio di molte azioni, il lato di

arricchimento, ma si mette in discussione il loro lato terapeutico.

-MODELLO CLINICO: caso di Anna O. “Studi su isteria” (Breuer e Freud); fobia per l’acqua nei

bicchieri; isteria come forma di nevrosi causata da trauma psicologico; Breuer racconta che al

risveglio dall’ipnosi Anna O. smette di presentare il suo sintomo; analogo dell’idea ippocratica di

purgazione, togliere il negativo che è in noi: in questo caso il trauma è il veleno che continua a

produrre elementi negativi nel tempo; catarsi tramite rievocazione dell’evento, che corrisponde a

far uscire il veleno, espellere l’agente estraneo tramite il medium dell’ipnosi. Freud però si

allontana dal concetto di catarsi preferendole il concetto di abreazione: diffidente all’idea di sfogo

emotivo, valorizza piuttosto la verbalizzazione dell’esperienza, che permette l’elaborazione.

Continuiamo a tutt’oggi ad usare questo modello in molti approcci terapeutici (vedi Alexander

Lowen e la sua analisi bioenergetica; ma anche psicodramma, terapie della Gestalt … tutte terapie

che più o meno esplicitamente pensano che lo sfogo emozionale faccia bene). DESTINO DEL

MODELLO CLINICO: le evidenze empiriche dicono che l’espressione emotiva in se e per sé non è

in grado di ridurre la tensione interiore e quindi non è terapeutica. Infatti appare decisivo il lavoro

cognitivo che permette di significare ciò che viene manifestato ed esperito.

Confronto fra modello drammatico e clinico su slides, vedi tabella

-MODELLO SPERIMENTALE: Dollard & co sviluppano l’Hp “frustrazione-aggressività”

utilizza un’idea di Freud (Hp frustrazione-aggressività: sarebbe sempre conseguenza della

frustrazione, quindi a seguito di frustrazione c’è aggressività) e la sottopone al vaglio empirico.

Frustrazione: sequenza comportamentale ostacolata o interrotta desiderio di rimuovere l’ostacolo;

aggressività come catarsi: ci se ne libera esercitandola.

-1° versione: frustrazione come antecedente CAUSALITA’ LINEARE (non tutte le frustrazioni

producono aggressività manifesta continuum fra forme palesi e non)

-2° versione: frustrazione A e altre condotte possibili (istigatori potenziali)*

Tale nesso varia in funzione di vari fattori (come bersagli adeguati, alternative alla frustrazioni

etc).Questo modello, contrariamente agli altri due, non fa alcun riferimento alle emozioni, neppure

alla rabbia.

*Famoso studio “effetto arma” (“può anche darsi che sia grilletto a spingere il dito” cioè la presenza

di stimoli ambientali).

IL SALUTARE BUTTAR FUORI è UN MITO DELLA PSICOLOGIA

La liberazione o sfogo dell’aggressività non tende tanto a produrre calma e appagamento, ma

piuttosto eccitazione e irritabilità: oltretutto produce gli effetti opposti da quello che si prefissa:

mettere in atto comportamenti “aggressivi” rende più probabile il ripresentarsi di tale condotta in

futuro. Si creano pattern di comportamento che si apprendono e si riproducono in altri contesti: si

rafforzano infatti tale comportamenti e quindi si rende più probabile la loro attuazione in futuro.

In realtà spesso si parla di condivisione emotiva terapeutica, non di catarsi (lo si usa al posto, ma

non sono uguali!).

L’istinto e la pulsione dunque ci dicono niente sull’aggressività. Non esiste nel nostro organismo

nessuna energia dell’aggressività.

La catarsi non è di alcun aiuto per diminuire il tasso di violenza. Con ciò non si vuole comunque

negare che certe attività arrechino soddisfazione o piacere individuale. Ma attenzione, riempiono di

positività la nostra esperienza, non svuotano di negatività la nostra interiorità!

LOCALIZZARE L’AGGRSSIVITA’

Viviamo in un tempo storico, scientifico, dove la localizzazione dell’aggressività è di pertinenza di

neurologi biologi e non di psicologi. E’ importante che la localizzazione dell’aggressività abbia un

aspetto socialmente rilevante perché si tratta di una conoscenza che permette di agire (che vale di

più di una conoscenza che fa capire). La grande valenza applicativa di conoscenze che aspirano a

individuare la radice di aggressività è che continua ad essere socialmente fomentata!

ANALISI DI ALCUNI CONTRIBUTI

-IL CERVELLO TRINO E LA SCHIZO FISIOLOGIA 1)

-IL CROMOSOMA CRIMINALE (XYY)

-LA DOMINANZA DEL TESTOSTEROME

-IL GENE DELL’AGGRESSIVITA’ O IL GENE GUERRIERO

1) MACLEAN e il cervello trino: ha teorizzato che il nostro cervello sia caratterizzato dalla nostra

storia evolutiva: nucleo di cervello antico con sede istinti, cervello intermedio con emozioni e

superiore con raziocinio. Maclean teorizza l’aggressività così: le due componenti più antiche

farebbero una sorta di parte a sé; le aree del cervello sarebbero in conflitto tra di sé, soprattutto

quella emotiva e quella cognitiva: schizofisiologia (cervello diviso): parti sovrapposte che spingono

in direzioni diverse. Ci mette in guardia rispetto a una struttura cerebrale schiza, che crea delle

tensioni interne fra raziocinio e emozioni.

Non è in discussione la biologia, ma l’uso che se ne fa: esperimenti di Belgado (il fine ultimo non è

diverso da quello di Lombroso, di bene per la civiltà…)

ABUSO DEL CERVELLO TRINO: MacLean sostiene che la violenza che produciamo sia figlia

della struttura cerebrale fatta di conflitti: Maclean usa il conflitto cerebrale per spiegare ogni cosa,

dalla violenza urbana alla guerra.

MA in realtà: la sua teoria è sbagliata, nessun fondamento scientifico: a tutti i livelli di evoluzione il

cervello rimane un’unità funzionale; non è il frutto dell’addizione di nuove parti che sormontano le

precedenti e infine non c’è alcun conflitto cerebrale tra entità autonome e discrete.

Ci sono sicuramente aree con competenze, ma non aree separate, il cervello è un tutto dinamico.

Ora si studiano le connessioni, non più i singoli neuroni. È la relazione fra le parti che fa la

differenza. È stato solo frutto della proiezione del pensiero folcloristico, del dualismo fra pensiero e

emozione.

Totem e Tabù, storia dell’umanità. Contratto sociale e civiltà. Freud cerca nell’aggressività il sostrato originario di

qualsiasi condotta sociale, sottofondo represso nel corso del tempo evolutivo. Teoria della ricapitolazione: impulsi

infantili egoistici e omicidi , equivalena tra desideri nevrotici e comportamenti primitivi. Inconscio custode delle tracce

di omicidio originario. Accordo con Hobbes, uomo di natura è un rapace egoista: uomo come individuo razionale che

si associa per tornaconto (Freud tende invece a individuo sospinto da impulsi irrazionali vs l’autorità, dimensione

affettiva).

Concetto di catarsi. Feshbach, sostenitore e studioso della catarsi, triplice distinzione per capire come gli esseri umani

abbiano pensato di poter scaricare la malevola aggressività (modello drammatico – andando a teatro; modello clinico

– in terapia; modello sperimentale – esercitandola)

Mc Lean e il cervello trino:

Archipallium – cervello primitivo: istinti primari e funzioni vitali;

paleopallium o c. intermedio: elaborazione delle emozioni;

neopallium o c. superiore: esclusivo dei primati, recente, funzioni cognitive e razionali

condizione di disagio esistenziale, 3 cervelli 3 esigenze diverse, precaria coesistenza, conflitto aperto tra strutture

arcaiche e neopallium.

Delgado, neurofisiologo spagnolo e collaboratore di Mc Lean: progetto di civilizzazione: mise a punto dispositivi per

stimolare/inibire particolari attività di particolari regioni del cervellopsicochirurgia data da necessità di protezione dal

mix letale di aggressività innata e le armi di distruzione di massa.

il cervello trino mostra però diversi problemi da un punto di vista scientifico a quanto pare. Ma la caccia alla bestia

dentro di noi continua: si cerca nella biologia come portatrice di qualcosa di negativo.

DA UNA ANTROPOMORFIZZAZIONE DEGLI ANIMALI – ANTROPOLOGIA CRIMINALE – A

UNA ZOOMORFIZZAZIONE DEGLI ESSERI UMANI – ETOLOGIA –

ANTROPOMORIFIZZAZIONE DI ENTITA’ BIOLOGICHE

L’ANOMALIA CROMOSOMICA DEI MASCHI

Tema dei cromosomi:

-maschi “normali” XY; donne “XX”; occasionalmente però

-maschi XYY (hanno ricevuto 2 cromosomi Y dal padre):

In generale queste teorie purtroppo non sono appannaggio solo di ricercatori ma si propagano nel

mondo e nelle idee popolari

CHICAGO 1966: 8 VITTIME

8 infermiere; una notte R. Speck si intrufola nel loro dormitorio e fa una strage. Ne sopravvive una.

Speck era una sorta di vagabondo, in crisi esistenziale; il suo avvocato sostenne fosse portatore

della doppia Y, fatto che gli avrebbe riconosciuto delle attenuanti.

Questione dei criminali congeniti. Non è una questione nuova. Questa vicenda rimette in gioco il

problema della doppia Y: studi riprendono, realizzati soprattutto in manicomi e carceri.

Presupposto: donne meno aggressive, donne non hanno Y chi ne ha due è pericoloso.

In molti casi dunque si confonde il piano dell’osservazione con quello di spiegazione: forse nella Y

c’è il gene dell’aggressività screening di massa in alcuni ospedali su bambini XYY

…MA : stime attendibili: il 96% dei maschi XYY negli USA vive normalmente senza mai finire

davanti a un tribunale parlano dati epidemiologici

I CROMOSOMI CRIMINALI NON ESISTONO !!!!

LA DOMINANZA DEL TESTOSTERONE

All’interno della dicotomia uomo-donna: per natura i maschi sarebbero più aggressivi (stessa tesi di

prima).

Secondo alcuni teorici e psicologi i maschi sarebbero dominanti ed aggressivi, le femmine

sottomesse e recettive causa della differenza: testosterone.

Le differenze ormonali sono evidenti, il problema è il significato di tali differenze; inoltre: LA

FONTE EMPIRICA: rattus norvegicus, che in gabbia è più aggressivo delle femmine. In realtà non

basta considerare la fisiologia interna dell’animale per predire l’aggressività, serve anche

considerare l’antagonista. Perché identificarsi nei ratti e non nei criceti? I criceti femmina sono più

aggressivi.

Sappiamo che il testosterone è coinvolto nei principi di attivazione, ma non da nessun tipo di

indicazione deterministica della condotta umana.

L’ERA DEL GENE

Dawkins “Il gene egoista”: “noi siamo macchine da sopravvivenza – robot semoventi programmati

ciecamente per preservare quelle molecole egoiste note sotto il nome di geni”; obiettivo vita:

preservazione geni.

Dobbiamo capire bene il concetto di gene; attribuire una motivazione cosciente a entità biologiche

(gene egoista!) uso di un linguaggio ambiguamente metaforico si passa da “gene egoista” a

“persone egoiste”

Con il capitalismo si afferma la società atomizzata e l’individualismo proprietario. Si afferma una

visione riduzionista della natura umana (il tutto si comprende facendolo a pezzetti) i geni

costituiscono gli individui, gli individui la società, quindi i geni costituiscono la società

Tutti i giorni ci viene raccontato la scoperta di un nuovo gene: diciamo subito che sono tutti

artefatti della genetica: sono formule linguistiche .

“IL GENE DI” : uso teleosemantico del concetto di gene (cioè definito da una funzione)

ciò accende grandi e cicliche polemiche legate alla potenza simbolica dell’espressione “gene di”

CONSEGUENZE PRATICHE:

1992 BUSH: programma per la ricerca di una predisposizione genetica alla violenza e ai

comportamenti criminali

2005 SARKOZY: progetto di “prevenzione del crimine” per la diagnosi precoce dai 3 anni in su

I maori sono molto studiati perché li si vede come popolazione aggressiva: guerrieri neozelandesi

con rituali terrificanti: problemi di alcolismo e tossicodipendenze, violenze familiari etc altissimi.

Creano molti problemi nella comunità neozelandese molto studiati.

IL GENE GUERRIERO

Secondo alcune ricerche ci sarebbe una sorta di anomalia genetica della monoamminoassidasi-A

(MAOA) detto “gene guerriero”: il gene MAO regola serotonina, dopamina, adrenalina e quindi

può incidere molto sul nostro umore; un’anomala produzione enzimatica di questo gene porta a

marcata capacità di perdere il controllo. Nelle persone che presentano la cosiddetta variante

guerriero (GENE MAOA) il gene si comporta in modo anomalo e alcuni studi condotti su topi

hanno mostrato una correlazione con una maggiore aggressività.

LO STUDIO CON I MAORI (nato per studiare i loro problemi di tossicodipendenza ….)

ennesima dimostrazione di una UNA FACILE STORIA SOCIOBIOLOGICA: nessun sostegno

empirico solido. Componente del campione: il 77% dei cinesi inseriti in ricerca presentano variante

genetica dei maschi maori (“il gene guerriero”): ma nulla si è detto in proposito, forse perch non

c’era un copione di stereotipi su di loro pronto da utilizzare a suffragio di tale avvincente saga

evoluzionistica. Vicenda di Nagalma generale polemiche enormi

MA: Studio con esperti di arti marziali e monaci buddisti:

-nessun esperto ha il gene guerriero

-quasi tutti i monaci avevano il gene guerriero

L’espressione “gene di” è molto comune e simbolicamente potente ma è una evidente distorsione linguistica: è noto

infatti che tra un gene e il fenotipo il legame è tutt’altro che semplice. Gene comportamento non è un rapporto causale.

LA RICERCA E’ DUNQUE CONTINUATA IN GENI, CROMOSOMI, ORMONI: tesi insostenibili, ruolo del rattus

norvegicus, nessun solido sostegno scientifico.

…che fare allora? Se il riduzionismo biologico della bestia che c’è in noi non regge, si convoca il riduzionismo

ambientale, chiamando l’incontro tra questi due riduzionismi “interazione”

PERCORSO DI MASCHERE

Cranio del brigante Villella di Lombroso- teoria dell’uomo delinquente

Energia negativa: istinti per K.Lorenz e pulsioni per Freud

Evoluzionismo pop: scimmie assassine e uomo cacciatore

Neuroscienze: cervello trino (cervello primitivo)

Sociobiologia e psicologia evoluzionistica: lotta per la sopravvivenza e genecentrismo

TUTTE TEORIE CHE HANNO PERDUTO CREDIBILITA’ SCIENTIFICA MA CHE HANNO ANCORA AMPIA

DIFFUSIONE NELLA SOCIETA’ E SONO SPENDIBILI ANCORA OGGI NEI DIBATTITI PUBBLICI (es. xenofobia

come mentalità tribale di difesa del territorio; art La Repubblica su violenza ineliminabile ma contenibile con

educazione; …)

7° lezione

Riassunto: tutti i tentativi visti fin ora hanno come base lo spiegare con una medesima radice esplicativa i fenomeni

violenti. Vogliamo dimostrare che tale unicum (la localizzazione dell’aggressività) non esista. Questo modo di

procedere si chiama essenzialismo: tentativo di pensare e dimostrare che nell’uomo albergano delle essenze (in questo

caso l’aggressività) individualizzabile, nominabile e localizzabile.

CRISI DELL’ESSENZIALISMO E SOCCORSO DELL’AMBIENTE

Anche i più tenaci riduzionisti chiamano comunque in causa l’ambiente.

Se individuare qualcosa dentro qualcuno non è sufficiente per essere predittiva della condotta

umana (crisi dell’essenzialismo) allora si chiama in soccorso l’ambiente.

1)Uno dei modi più rozzi e banali (e scientificamente insostenibile!) è distribuire la causa

dell’aggressività tra un tot di natura e un tot di cultura (es. se l’aggressività è 100, 50 sarà

ascrivibile alla genetica, 50 all’ambiente). Idea di un calcolo aritmetico tra percentuale di causalità

ascrivibile all’organismo-natura e quanta all’ambiente-cultura. Mera somma di parti.

2)Oppure: gli “interazionisti”: la spiegazione è l’esito di un’interazione tra natura e cultura.

Sembra sensata MA: non si spiega in cosa consiste questa interazione…

Es: “si combatte solo quando i vantaggi superano i costi interni riproduttivi; in mancanza di simili

circostanze il guerriero dentro di noi fa il dormiente, anche per tutta la vita.”

NB: Così si nasconde una cesura tra due parti e un determinismo di una sull’altra: ambiente

avrebbe funzione ancillare, mentre i geni deterministica: l’ambiente ha un ruolo solo regolatore, e

inoltre si presume che ci sia una natura separabile dalla cultura. (l’interazionismo è altro…) questa

visione è superata dalla scienza contemporanea ma purtroppo continua a vivere nel nostro modo

quotidiano di pensare.

QUINDI: 1)dietro un interazionismo di facciata, in realtà permane una separazione e un rapporto

asimmetrico fra natura e cultura. 2)Inoltre in realtà vi è una compenetrazione tra organismo e

ambiente. * 3)Ancora, il concetto di adattamento (la sublimazione in Freud) è scientificamente

falso, perché gli organismi non si limitano ad adattarsi ma costruiscono mondi.

*Infatti: né l’organismo, né l’ambiente sono sistemi chiusi, bensì in reciproco rapporto aperto. Gli organismi

modificano il proprio ambiente, non sono solo esito ma anche causa dei loro ambienti compenetrazione. La mente

umana è esito di esperienze passate e condizioni biologiche ed è sempre impegnata in un processo di ricostruzione

dell’ambiente. Il modo di reagire alla realtà incontrata dipende dall’interpretazione. AFFRANCARSI DA TIRANNIA

DUALISMO, RICONOSCERE CHE SIAMO CONTEMPORANEAMWNTE CERVELLO, MENTE, BIOLOGIA,

SOCIETA’. A PROPOSITO DI AMIGDALA E RABBIA…

“MENTE”, R. M. RESTAK, famoso neuropsichiatra: tema della mente

Lobi frontali come meccanismo che inibisce l’espressione della rabbia. Quando si avverte l’impulso

dell’ira dovremmo far attivare tali lobi

ritorna la schizofisiologia del cervello quindi.

unico protagonista il cervello, che si farebbe coscienza da solo

termini generici, grossolani e poco operazionalizzabili; storia semplice e avara di dettagli

COSA RESTA QUINDI DELL’AGGRESSIVITA’ COME “COSA/ESSENZA”??

PER ORA:

• l’aggressività non è una categoria naturale di analisi, è una costituzione culturale più o meno

utile ai nostri scopi

• aggressività non può essere suddivisa e distribuita parte alla natura e parte alla cultura, e

neppure può essere attribuita a una qualche forma di combinazione tra un nocciolo biologico

di impulsi e un involucro culturale di agenti modificanti o inibenti

• l’aggressività non è localizzabile

• il comportamento aggressivo non è immutabile; anzi, è uno degli aspetti più flessibili e

variabili della vita sociale di animali e esseri umani

QUINDI: NB: AGGRESSIVITA’ NON E UN'UNICA COSA, E NEPPURE UN’UNICA

CLASSE DI COSE Né UN UNICO SISTEMA DI COMPORTAMENTO E NEPPURE

UN’UNICA CLASSE DI SCHEMI DI COMPORTAMENTO

AGGRESSIVITA’ E SOSTANZIALMENTE UN'UNICA PAROLA PER UNA GRANDE VARIETA

DI USI E ABUSI STATO DELLA CONOSCENZA SCIENTIFICA

Non abbiamo una teoria generale dell’aggressività! Il problema dell’aggressività è un problema

di significati rispetto a ciò che culturalmente riteniamo accettabile o meno.

Tutti i tentativi di definire l’aggressività come essenza sono fallaci allora forse stiamo

guardando nella direzione sbagliata

per poter ovviare tutti adottano una definizione minima che recita “qualunque forma di

comportamento diretta a fare del male o danneggiare un altro essere vivente il quale è motivato

a evitare tale trattamento (Baron & Richardson, 1994). Si preferisce dunque parlare di

“comportamento aggressivo”! Attorno a tale definizione minima c’è un certo consenso fra gli

studiosi ma permangono ancora molti problemi da affrontare

MA NON è ANCORA FINITA…

La pena di morte è un trattamento che soddisfa la definizione qui di sopra: per cui è un

comportamento aggressivo? Problema del comportamento aggressivo “legittimo” e

“illegittimo”.

Quando si parla di violenza si parla soprattutto di chi agisce la violenza, non teniamo di conto

della vittima: spesso la violenza è violenza dal punto di vista della vittima e non del carnefice

(es. prendere a pugni una donna come indice di mascolinità in molte culture).

Cosa dire di quei comportamenti che producono danni da parte di minoranze o gruppi sociali

che lottano per quelli che credono essere loro diritti?

1° es: lotta armata di movimenti di indipendenza.

2° es: picchetti fuori da fabbriche di lavoratori in sciopero che impediscono ad altri lavoratori di

entrare in fabbrica.

L’aggressività non è un dato naturale. È stata definita una “parola-valigia” perché al suo

interno è stato messo di tutto e viene utilizzata per spiegare ogni sorta di condotta in cui gli

individui sono gli uni contro gli altri. Ma non esiste nessuna fonte – pulsionale, istintiva, cerebrale,

genetica- per tutte quelle azioni che chiamiamo aggressive. L’aggressività è una costruzione

culturale. Comportamento aggressivo è un termine preferibile, non rimanda a concezione

essenzialista. Non è esatto nemmeno un becero ambientalismo dove le forze esterne

annichilirebbero i singoli. Serve una prospettiva che preservi le compenetranti interazioni tra

organismo e ambiente. La violenza è infatti una relazione, si parla di tensioni tra individui, gruppi,

nazioni. Oggi si parla di violenza se si infligge una lesione o si pratica con la fora una costrizione

della libertà soggettiva, ma anche quando con strumenti qualsiasi, anche psicologici, vengono

inferti danni e sofferenze di ogni tipo, anche morali.

11 novembre LA RABBIA

A livello di senso comune, rabbia e aggressività sono fenomeni strettamente correlati; comunemente si pensa che la

rabbia sia la causa dell’aggressività. Ogni epoca ha le sue raccomandazioni per disciplinare la rabbia. Progetto

culturale sistematico di controllo della rabbia nel secolo scorso. Tanto timore collettivo era principalmente di natura

economica: agitazioni sindacali, economia a stampo manageriale. Questa emozione sempre più sinonimo di

infantilismo e segno di insicurezza. Ideologia imperante del governo delle emozioni. Nonostante la pessima reputazione

vi sono ambiti in cui è coltivata e status e ruoli a cui è maggiormente permessa.

La rabbia è un’emozione. Da non confondere con l’aggressività, intesa come essenza.

aggressività)

La rabbia è considerata una causa del comportamento aggressivo (≠

N.B: aggressività come essenza ≠ comportamento aggressivo

Studio classico descritto nel testo con obiettivo di analizzare l’esperienza di

essere arrabbiati (Schachter & Singer –rabbia vs euforia) interessante perché ci

aiuta a capire l’esperienza umana del sentirsi arrabbiati: questione

dell’ambiente. Studio ufficialmente congegnato per valutare gli effetti di una vitamina

sulla visione. In realtà si dava epinefrina (adrenalina) –che da innalzamento della pressione

sanguigna e velocizzazione del battito cardiaco, aumento della frequenza respiratoria … a un

secondo gruppo placebo. Situazioni di euforia o di rabbia. Autovalutazione su emozioni esperite.

Ne risulta che è la condizione ambientale che determina il vissuto di euforia o rabbia. Coloro

con l’epinefrina in corpo rispetto al controllo sperimentarono semplicemente l’emozione con

maggiore intensità. L’ATTIVAZIONE FISIOLOGICA NON E’ SUFFICIENTE, SERVE UN ADEGUATO CONTESTO

PSICOSOCIALE. APPARE CHIARO L’INTRECCIO INDISSOLUBILE TRA COMPONENTI FISIOLOGICHE –

PSICOLOGICHE – SOCIOCULTURALI IN MERITO A COME SENTIAMO LE EMOZIONI CHE PROVIAMO.

Vi sono teorie contrapposte: teorie socio-costruzioniste vs teorie evolutive

(evidenziano rabbia come essenza, innata, adattiva)

Ci collochiamo più in una visione in cui la rabbia è usata come esemplificazione

della compenetrazione tra biologia, psicologia, socialità. (Le contrapposizioni

duali natura ambiente sono sterili: alcune popolazioni mancano di rabbia, persino nel loro

lessico emotivo)

TEMA DELLA VASOPRESSINA: AGGRESSIVITA’ E SESSUALITA’ ✗

Citazione di un testo sulla vasopressina come causa territorialità e sessista rispetto alla visione della donna

La vasopressina NON sviluppa il senso del territorio (…) la territorialità non è innata, si sviluppa nella storia, nella cultura. Un

neuro-ormone come la vasopressina non lo sviluppa.

Il ruolo dell’imitazione, Bandura (slides)

Modello socio-interazionista, Tedeschi e Felson, 1994: mettono al bando il concetto di

aggressività, e parlano solo di “azioni coercitive”: esito di un processo decisionale. (slide)

Invece, importante: LA VIOLENZA

Concetto moderno di violenza: spesso vicino al concetto di violazione:

ciò che è violenza per noi attiene a tutto ciò che persegue uno scopo censurabile. Una persona

autorizzata ad usare la forza fa si che noi non percepiamo i suoi atti come violenza. Problema del

“chi fa cosa a chi”, della significazione della condotta, della sua legittimità o meno.

Importanza di affrontare i nostri stereotipi.

Centralità della componente intenzionale di un atto violento. Violenza non è un’etichetta che

designa neutralmente una caratteristica intrinseca di una data azione, quanto un’attribuzione che

tiene conto del contesto; implica cioè un giudizio (dimensione normativa).

LA VIOLENZA PER L’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA’ (OMS 1992)

“L’utilizzo intenzionale della forza fisica o del potere, minacciato o reale, contro se stessi, un'altra

persona o contro un gruppo o una comunità, che determini o che abbia un elevato grado di

probabilità di determinare lesioni, morte, danno psicologico, cattivo sviluppo o privazione”

Aspetto +: introduce il concetto di “potere” si inizia a ragionare sul ruolo, sul posizionamento degli

esseri umani nei rapporti di violenza; uno di questi poteri è il potere di significare ciò che ho fatto

(in senso positivo o negativo)

13 novembre -conflitto armato

-scontri di piazza

(violenza nelle scuole)

CONFLITTO ARMATO

2 approcci psicologici fondamentali:

-psicanalisi: cercato di spiegare fenomeni collettivi

-psicologia evoluzionistica

IL LEGAME AGGRESSIVITA’ – GUERRA

Bass: uno dei più grandi e noti psicologi evoluzionistici: “Psicologia evoluzionistica” uno dei testi

più autorevoli, del 2012. Tenta di spiegare tutto degli esseri umani, dai rapporti di coppia ai conflitti.

Visione contemporanea dell’atto di sparare a qualcuno: teoria evolutiva della guerra che elabora

alcune previsioni. Anche gli psicologi evoluzionisti hanno ormai scoperto la cooperazione.

• gli uomini ma non le donne evolveranno meccanismi psicologici messi a punto per le

coalizioni di guerra –l’accesso sessuale alle donne sarà il vantaggio principale che si ottiene

dalle coalizioni tra maschi –gli uomini andrebbero con più facilità in guerra quando le

probabilità di vittoria sono più elevate

• visione evoluzionista della guerra che si contrappone a una visione socioculturale della

guerra. Definiscono arbitraria questa seconda posizione.

• Dobbiamo però fare i conti con l’evidenza: se anche c’è un solo cigno nero, non si può dire

che tutti i cigni siano bianchi: non è sempre così. Confronta con esercito israeliano (uomini

e donne)

Stare dentro la violenza: non c’è solo chi la agisce, ma anche chi la subisce. Cosa vuol dire subirla

senza essere conosciuto come vittima? Disertori, disubbidienti, matti: categoria di persone che

hanno detto no quando avrebbero dovuto dire sì e son state fatte fuori.

18 novembre

no ultimo capitolo su violenza a scuola

velocemente conflitti armati

proteste G8 FILM “GLI SCEMI DI GUERRA”

primo, parziale contributo per evidenziare limiti della teoria evoluzionistica della guerra. Il

combattimento armato (non) risponde a una teoria evolutiva, meccanismi biologici su base genetica

e così via. Queste teorie sono molto parsimoniose nello spiegare i dettagli (!) infatti: esseri umani

che uccidono altri esseri umani ad esempio.

LE RADICI DEL LEGAME AGGRESSIVITA’- GUERRA: UN VIAGGIO A RITROSO

-Mondo della psicologia: da un lato l’evoluzionismo (potere come governo della bestia, teoria

totalizzante, ossia aspira a spiegare tutto di noi). Si spingono fino a spiegare l’amore e le relazioni: ma allora

il sesso non per procreazione? (…) e il nuovo modello di donna androgina ?(…) .

-Mondo della psicologia: idea non esplicitata che il governo serva per contenere una singolarità o

una moltitudine di esse che lasciate a sé sarebbero pronte ad uccidersi l’una con l’altra e non

saprebbero controllarsi: legittimazione del potere. Visione che si appoggia sul pensiero freudiano:

Freud: idea di una natura umana distruttiva. Passaggio da orda primordiale a stato mediato dal

concetto di diritto, componente che permette agli esseri umani di governare singolarità altrimenti

turbolente e pericolose. Freud davanti al conflitto e alla sua spiegazione: i singoli consegnano la

loro aggressività personale allo stato, che poi può scatenare i conflitti. Freud non cerca tanto di

spiegare il conflitto, il suo è un lamento etico rispetto alla barbarie della guerra che sta devastando

l’Europa: lo stato avrebbe assorbito l’aggressività dei singoli per farne ciò che vuole.

In effetti storicamente abbiamo progressivamente concesso che siano organi dello stato ad usare la

forza. Oggi è inaccettabile l’uso della forza come risoluzione dei conflitti. Abbiamo delegato l’uso

della forza.

Freud però non spiega perché lo stato scateni un conflitto con l’aggressività che i singoli gli hanno


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinico-dinamica
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher guianerli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della violenza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Zamperini Adriano.

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