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Appunti psicologia della salute

Appunti di psicologia della salute basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Saita dell’università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt, facoltà di Psicologia, Corso di laurea magistrale in psicologia clinica: salute, relazioni familiari e interventi di comunità. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Psicologia della salute docente Prof. E. Saita

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Carol Ryff

All’interno di questa pluralità di strumenti, propone un approccio teorico importante basato

sull’assunto che la felicità non sia tutto. Preferisce quindi non parlare di felicità, e fa riferimento al

benessere, che pur essendo complesso ha degli elementi di processualità, è un processo

multidimensionale e dinamico. Well-Being Scales)

Ha quindi elaborato un questionario (Psychological con l’obiettivo di misurare il

benessere. La scala intende valutare il benessere attraverso sei componenti:

Autoaccettazione →

I. non accettare se stessi implica la costante ricerca di qualcos’altro.

L’autoaccettazione comporta un’adeguata valutazione delle proprie risorse, e solamente da lì è possibile

partire per la costruzione di una progettualità.

Autonomia →

II. quando una persona è autonoma può decidere per la propria realizzazione. È una

dimensione di grande importanza per il benessere dell’individuo.

Controllo ambientale →

III. significa poter creare un contesto che mi fa stare bene. È il bisogno di un

contesto dove è possibile stare come il soggetto preferisce.

Crescita personale →

IV. possibilità di cambiare le cose nella propria vita, in un modo conforme ai

bisogni. La vita cambia in base alla fase in cui ci si trova. Non tutti sentono questo bisogno come

profondo. Ci sono molte persone che sentono il forte bisogno di non cambiare nulla. Ma qualcosa

cambierà comunque, perché il cambiamento è fisiologico.

Scopo nella vita →

V. consente di tollerare anche delle frustrazioni o dei dolori enormi, per raggiungere un

obiettivo.

Relazioni positive →

VI. fin dalla nascita l’essere umano non può sopravvivere se non grazie a qualcuno

che se ne prende cura. Le relazioni affettivamente importanti curano l’individuo, e ciò è provato da

numerosi studi. Statisticamente i coniugati vivono più a lungo delle persone sole, a parità di diagnosi.

Il genere femminile si differenzia dal genere maschile rispetto all’autoaccettazione, al controllo ambientale,

alla crescita personale e allo scopo della vita.

Anche a seconda dell’età ci si differenzia rispetto a controllo ambientale e crescita personale.

A seconda della cultura invece ci sono differenze in base allo scopo della vita e alla crescita personale.

9 ottobre

Illuminarsi di ben-essere. Normalità, salute, benessere, psicologia della salute

Ci sono molti concetti che riguardano la salute.

Ogni autore ha elaborato un diverso concetto di salute.

La teorizzazione di ogni autore è influenzata sia dalla propria autobiografia, sia dalla cornice storica in cui si

cala l’autore. Questo ci porta ad avere uno spirito critico di fronte alle teorie.

patologia dell’uomo.

Freud ha dato corpo a una teorizzazione molto incentrata sulla Afferma che la

Freud

psicoanalisi mette in evidenza solo l’aspetto peggiore di ogni uomo. Per la salute è la capacità di

lavorare e amare.

La teorizzazione successiva viene posta dagli psicologi dell’Io.

La figlia di Freud, Anna, si focalizzò sullo sviluppo normale: mentre Freud si focalizza sulla patologia

dell’adulto, Anna si sofferma sulle fasi dello sviluppo.

Hartmann parla di equilibrio tra pulsioni e ambiente. Non contano solo il lavorare e l'amare, ma anche la

capacità di godere la vita, di lavorare.

La psicologia della salute è nata tra gli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 del secolo scorso. Nasce negli Stati

Uniti la “Divisione 38” dell’American Psychological Association (APA).

Il termine Psicologia della salute apre un nuovo orientamento e una prospettiva innovativa.

Il modello biomedico tradizionale viene oltrepassato, come il pregiudizio dualistico.

Un altro concetto cardine della psicologia della salute è il concetto di normalità: la normalità si costituisce in

base alla norma statistica. Quello che è normale in una società può non essere normale in un’altra, perché

coglie ciò che succede in quel determinato contesto.

Il concetto di normalità può avere una concezione ambigua, perché spesso il “normale” implica qualcosa da

perseguire.

Bertini utilizza la metafora delle due figlie del Dio Esculapio: Igea e Panacea. Mentre quest’ultima

rappresentava l’impegno continui di ricerca e di “cura” nei confronti della malattia in tutte le sue forme, Igea

era conosciuta come la dea della Salute. Essa insegnava ai greci come essere “sani”.

Queste figure esprimono simbolicamente la presenza di due istanze complementari tra le quali sarebbe

artificioso attribuire patenti di superiorità o subordinazione. 4

Oggi la parola salute viene concettualizzata non più come stato, ma come processo che qualifica il

“funzionamento salutare” della persona. Non si parla più di colui che devia dalla norma statistica. Bertini

parla del viandante. Quanto la persona è riuscita a svilupparsi nel ciclo di vita, integrando le funzioni della

fase precedente. Più che di normalità si parla di normatività.

Anderson parla di salute come un processo secondo il quale si enfatizza un processo dinamico in continuo

cambiamento.

Canguilhem non parla di normalità ma di normatività.

benessere.

Altro concetto fondamentale è il concetto di

Due autori che si sono occupati di benessere sono Ryff e Singer, concentrandosi sulla questione di

impegno nel vivere (attività e non passività) che implica varie potenzialità umane.

Sono state esaminate le teorie di diversi autori, e ci si è chiesti che cosa hanno in comune le teorie di

Rogers, Jung, Erikson e Maslow.

Sono state individuate 6 dimensioni:

- Avere degli scopi e un senso di direzione nella vita (purpose in life)

- Sviluppo personale (personal growth)

- Aere buone relazioni con gli altri (

- Capacità di controllo e senso dell’efficacia personale

- Accettazione, rispetto di sé, autostima

- Autonomia

Si tratta di una lista non definitiva e certamente da rivedere o da espandere.

Non sono stati fatti studi negli ambiti delle diverse culture per l’applicazione di questo modello. Il focus è

occidentale e, in particolare, americano.

Un altro concetto saliente è quello che riguarda la prospettiva salutogenica.

Aaron Antonovsky (1979) introduce il termine salutogenesi.

Non è una teoria che si concentra sul mantenere in buona salute le persone. È piuttosto una prospettiva

che nasce dal studio delle risorse e delle debolezze dei concetti e delle pratiche di promozione, di

prevenzione e di riabilitazione: è una teoria della salute di quel sistema complesso che è l’essere umano.

Antonovsky afferma che la classificazione dicotomica distingue le persone che soccombono

temporaneamente, cronicamente o fatalmente in qualche forma di malattia elencata nel DSM, dalla

categoria residuale delle persone che sono dichiarate sane.

Secondo la prospettiva salutogenica, non è lecito trattare un essere umano, in tutta la sua complessità,

solamente considerando il suo deficit. cura povera.

Identificare la complessità umana in modo unilaterale alla patologia è una

Un orientamento salutogenico non vuol trascurare minimamente il fatto che una persona presenta segni di

depressione, ma il chiedersi come questa persona possa permettersi di muoversi verso uno stato migliore

di salute deve necessariamente fare riferimento a tutti gli aspetti della persona.

Nella linea della salutogenesi, così come in tutto l’ambito del modello salute, si prospetta una novità sul

piano dell’oggetto e del metodo di studio: lo sguardo del ricercatore non è tanto rivolto alle persone

portatrici di malattia, quanto alle persone che maggiormente resistono alla malattia e manifestano segni

esemplari di salute.

È proprio in virtù della consapevolezza sempre maggiore dell’identità della salute che occorre

bivariata.

necessariamente passare a una visione più complessa, che oggi la scienza ci indica come

Salute non è in alternativa al modello di malattia

Questo tipo di paradigma è stato concettualizzato già alla fine del ‘900: ci sono stati degli epistemologi noti

Gadamer Canguillhem

come e che hanno introdotto riflessioni di carattere epistemico sul tema della salute.

Gadamer a sua volta così si esprime: osserviamo che la malattia non può essere definita da tutti i sintomi in

base ai quali i valori standard, ottenuti con il calcolo della media matematica, ci indicano ciò che è sano. Le

circostanze marginali non misurabili sono talmente numerose che quelle misurabili spesso perdono la loro

forza. 5

Pertanto si può affermare che sia Canguillhem come Gadamer ritengono che salute e malattia non si

distribuiscono lungo un continuum bipolare ma sono entità qualitativamente diverse. Specifichiamo che il

continuum bivariato non deve essere confuso con il tradizionale continuum bipolare e per altro non si dà

patologia oggettiva: la prima e l’ultima parola sulla malattia spettano alla persona stessa che giudicherà la

situazione in relazione al suo vissuto. Siamo in una linea in cui al centro di ciò che significa essere sano o

essere malato si pone l’esperienza della persona e non lo stato della fisiologia o della patologia degli organi.

Malattia e salute solo artificialmente si possono considerare come uno specchio delle dimensioni fisiche,

psicologiche e sociali: nel vissuto della persona sono esperienze integrali.

Ryff e collaboratori (2006) hanno approfondito con chiarezza il problema: ponendosi la domanda

“benessere e malessere psicologico sono estremi opposti di un continuum bipolare o vanno piuttosto

considerati come dimensioni separate indipendenti della salute mentale?” 10 ottobre

Tumori: in 5 mesi 35mila italiani a Cuba per Vidatox da veleno scorpione

Havana, 29 settembre 2011. Viaggi della speranza destinazione Caraibi per migliaia di italiani mala7 di

cancro. In solo 5 mesi sono sta7 circa 35 mila gli italiani che sono par77 per Cuba con l’intenzione di

procurarsi il Vidatox, meglio conosciuto come Escozul, l’ul7ma (presunta) cura miracolosa contro il male del

secolo. Lo stesso farmaco importato illegalmente dall'Albania sequestrato ieri dalla Guardia di Finanza di

Bari. A fornire i da7, in un'intervista esclusiva a 'Doctor's Life' - canale satellitare dell'Adnkronos Salute in

onda dal 3 ottobre sul canale 440 di Sky - è Antonio Fraga Castro, direttore del laboratorio Labiofam, centro

di ricerca farmaceutica statale situato appena fuori l'Havana - che produce il Vidatox.

La sostanza, nelle intenzioni dei medici che ne hanno studiato le proprietà, sarebbe efficace in alcune delle

più pericolose forme di tumore, dal colon al cervello, passando per i polmoni e la prostata. Del prodotto si

parla dal 1985 quando il biologo cubano Misael Bordier scoprì le proprietà an7tumorali del veleno di una

specie par7colare di scorpione che vive solo a Cuba: lo scorpione azzurro. Tenuto in laboratorio, alimentato

in modo regolare e sottoposto ad una forte scossa elettrica, questo scorpione produce due o tre gocce di

veleno al giorno, la base per il farmaco che poi viene diluito in acqua.

Dietro questi comportamenti apparentemente illogici c’è la questione legata al fatto che le case

farmaceutiche non traggono sufficienti vantaggi nel commercializzare certi prodotti.

Un po' come la storia delle protesi trapianti con protesi che le intercettazioni telefoniche dicevano essere

malfunzionanti. Medici assoldati da case farmaceutiche per far acquistare al proprio ospedale protesi di

scarsa qualità.

Queste protesi erano omologate. C’è un organismo che valuta protesi, farmaci ecc. e dice se possono o

meno essere utilizzati. Poi sta al medico scegliere quale protesi utilizzare, ma se la protesi è omologata è

possibile utilizzarla. Quindi non posso essere accusato di utilizzare un prodotto non adeguato.

Questo ci fa capire che ci sono degli interessi economici molto grandi.

Questo vale per tutte le attrezzature, che riguardano ad esempio l’impiantistica dei denti.

Ci sono dei range, ma c’è anche l’organismo che approva i farmaci, e il veleno di scorpione così come altre

terapie come ad esempio il metodo Stamina che non sono approvate.

C’è, oltre alla convenienza, anche un aspetto di rigore metodologico.

Sono molte le persone con medio-basso livello culturale che magari fanno fatica a capire il senso del fare

ricerca su un farmaco.

Ciò che è fondamentale è un’altra dimensione: la speranza.

Stando in una condizione che mi fa sperimentale emozioni negative, le mie attitudini mi possono portare a

pensare che ci sia una qualche prospettiva favorevole o sfavorevole, che io penso essere favorevole e nella

realtà qualcuno mi dice che è favorevole, e quindi io ho la possibilità di passare ad un tono emozionale

positivo.

Queste sono però situazioni di cui la scienza ci dice che siano una grande fregatura perché quello che viene

detto non è reale. Siamo dentro ad una dimensione simile al delirio. Io mi illudo che un certo farmaco o una

certa azione possa aiutarmi.

La speranza è una virtù, secondo la teologia. All’opposto della speranza c’è la disperazione. Se io non ho

speranza, io sono disperato. Anche in psicologia sappiamo qual è il valore della disperazione. Se non ho più

speranza mi arrendo, e ciò porta ad un grave danno per me e per gli altri. Anche alcuni gesti macabri sono

6

determinati molto spesso da quello che è un sentimento di disperazione. Dal punto di vista della

dimensione emozionale di questi soggetti, è come se non ci fosse più speranza a cui segue un agito

ingiustificato ed ingiustificabile. La connotazione emotiva è quella della disperazione, che viene considerata

in termini teologici un peccato, perché porta a comportamenti o pensieri intollerabili da un punto di vista

etico e morale.

Allo stesso tempo ci rendiamo conto che quando noi siamo disperati ci troviamo in una dimensione

contrassegnata da emozioni negative e da un’incapacità di rimanere ancorati al reale, e quindi non siamo in

grado di considerare le possibili risorse. Siamo in una dimensione in cui non prevale il senso di realtà.

Siamo nel delirio, o nella illusione, quando per disperazione ci illudiamo che nella nostra vita possono

accadere cose positive, riparative.

Dentro la dimensione caratterizzata da senso di realtà e da emozioni negative, abbiamo situazioni in cui si

colloca il cauto pessimista, che è sufficientemente ancorato alla realtà al punto di non essere così

disperato.

La razionalità non esiste. L’emotività gioca un ruolo troppo importante, e porta a vivere le diagnosi di

malattia più o meno grave in un modo che non sempre è comprensibile per gli altri.

Se noi ci soffermassimo ad un modello biomedico in cui ad ogni malattia corrisponde una causa

individuabile e curabile saremmo dentro ad una mappa riduzionista:

- Gli esseri umani sono interdipendenti tra loro e con il pianeta

- Lo sfruttamento delle informazioni scientifiche deve tener conto di una prospettiva etica

- L’incertezza fa parte dell’esistenza umana

- Gli abusi di potere vanno estirpati per garantire diritti umani

- Nell’universo vi è una forza unificatrice

Questo tipo di modello supporta questo tipo di comportamenti. È un modello causa-effetto. È un modello

che sostiene che se la cura non c’è è perché qualcosa sta andando storto, quindi cerco in tutti i modi quella

cura che mi dà speranza.

modello biopsicosociale Engel.

Il è un modello più complesso proposto da Va ricondotto ad una mappa

sistemica:

- gli esseri umani sono interdipendenti tra loro e con il pianeta

- Lo sfruttamento delle informazioni scientifiche deve tener conto di una prospettiva etica

- L’incertezza fa parte dell’esistenza umana

- Gli abusi di potere vanno estirpati per garantire diritti umani

L’oggetto di attenzione del modello psicosociale in riferimento alla salute, è un’indagine contestualizzata su

salute e malattia che integra i sistemi bio-fisiologici con i livelli mente-simili.

Se noi ci fermiamo al modello bio-fisiologici consideriamo pazzi questi pazienti perché stanno spendendo

tempo e soldi per inseguire un illusione.

Se invece prendiamo in considerazione il mentale la prospettiva cambia. Capiamo che alla base non c’è

solo la speranza, ma anche il tentativo di soddisfare bisogni identitari e riparativi, come ad esempio nel

caso del figlio che va a Cuba, compiendo un gesto eroico, per acquistare il veleno di scorpione per il padre

malato terminale di tumore.

Dietro c’è la logica dell’inconscio. Un inconscio che cerca attraverso un comportamento eccezionale di

riparare qualcosa che la persona stessa o il destino ha compiuto. Sembra il gesto del cavaliere che va al

santo sepolcro a recuperare il santo Graal affinché possa essere compiuto un miracolo.

Questo possiamo comprenderlo solo se il nostro oggetto di attenzione non è l’aspetto bio-, ma gli aspetti

mentali e relazionali. L’oggetto di attenzione non può essere il fisico.

Nel modello biopsicosociale è impossibile ragionare in termini di causa-effetto. Non si cerca la causa, ma i

fattori che hanno creato il contesto della malattia, quali interferenze vi sono state nell’interazione tra i

sistemi.

Il medico non è più l’esperto della diagnosi e della cura, ma è l’esperto di una componente della diagnosi e

della cura, che è quella biofisiologica. Ma noi sappiamo come il paziente giochi sempre un ruolo attivo

dentro questo sistema. Se ci soffermiamo alla dimensione biofisiologica escludiamo tutta la dimensione

della soggettività. 7

L’ambito di indagine nel modello biopsicosociale non è il corpo ma l’intero contesto di vita del paziente:

vengono identificate delle sequenze di interazione e dei pattern (sequenze ripetitive e rilevanti) che

forniscono la migliore spiegazione dei sintomi nel loro contesto individuando isomorfismi e discontinuità del

contesto, carenze e punti di forza.

Il paziente non può essere l’individuo, ma il sistema relazionale come oggetto di cura.

Colui che eroga la cura non può essere il singolo professionista, ma una rete di operatori coordinata e

affidata alla relazione umana, caratterizzata da fiducia reciproca, comunicazione e potere.

I ruoli professionali hanno tutti la medesima importanza a partire da punti di vista diversi.

Questo chiama in gioco anche il modo in cui l’operatore considera se stesso. Se si considera solo come

tecnico, oppure pone in gioco tutto se stesso.

Se io mi considero come parte del sistema, e agisco come tale, il mio intervento prende in considerazione i

significati simbolici, emozionali che il mio intervento ha.

Il modo in cui i pazienti pensano alla propria malattia è fondamentale. In alcuni contesti la malattia

oncologica non può nemmeno essere nominata. Si dice “il brutto male” perché è un tabù. Allora come vado

incontro alla persona? Come la aiuto a capire come deve affrontare la malattia? Perché le conseguenze di

un cattivo approccio alla malattia è la messa in atto di comportamenti di rifiuto, o di pellegrinaggio finché

non ci si sente dire quello che si vuole, piuttosto che una inadeguata compliance al trattamento.

Aderire alle prescrizioni del medico è molto importante, ma ciò è possibile solo se tali prescrizioni sono

coerenti con il proprio mondo rappresentazionale.

Nel modello guarire e curare coincidono: se l’operatore si fa carico della guarigione del paziente è possibile

che viva sentimenti di frustrazione, si trovi di fronte a fallimenti.Se l’ottica è quella della cura, cioè di un

tentativo di dare un significato alle esperienze di malattia, questo è sempre possibile.

Il processo di cura diviene uno spazio di riflessione e di azione che coinvolge numerose persone, talvolta

persino un intero contesto sociale. 16 ottobre

Lezione prof. Facchin - La psicosomatica

Quando parliamo di psicosomatico parliamo di un tema e di un modo di trattare la persona che non

ritroviamo nelle culture orientali. Il concetto di psicosomatico è un concetto assolutamente occidentale, che

in prima battuta richiama ad una dimensione di divisione tra mente e corpo.

Nelle culture orientali questo non è presente.

Cartesio,

L’artefice di questa divisione è nel ‘600, che ha introdotto la divisione tra la sostanza corporea, la

res extensa, e la res cogitans. Cartesio.

La medicina moderna ha preso le mosse dall’idea di corpo di Non a caso l’anatomia nasce dallo

studio dei cadaveri. Cartesio

La res extensa per e per la medicina organicistica funziona secondo dei meccanismi interni, dei

principi che ne coordinano il funzionamento.

È un approccio allo studio delle regolarità, ossia di quelle leggi e di quei meccanismi di funzionamento che

accomunano tutti i corpi in quanto corpi-macchine.

C’è un approccio nomotetico. Tratta il corpo come corpo non parlante. Andiamo a studiare la regola, la

legge universale che accomuna il funzionamento di tutti i corpi, con dei criteri di normalità vs. anormalità,

funzionamento vs. disfunzione molto precisi, e dunque con l’idea che qualsiasi deviazione da quello

standard sia indicatore di qualcosa che non va.

Questo influisce anche sul modo di concettualizzare salute e malattia.

La res cogitans è quella sostanza che non si può vedere, toccare, misurare, e che trova la sua ragion

d’essere nell’atto del cogitare, del pensare, del dubitare. Ma è qualcosa senza massa ed estensione. Ne

supponiamo un’esistenza che si palesa nell’atto del pensare.

Non a caso il comportamentismo nasce negli Stati Uniti, con l’idea che questa separazione si traducesse in

un certo modo di trattare e studiare l’essere umano.

Nelle posizioni più soft del comportamentismo ipotizziamo che la mente esista, ma che sia una scatola nera

che non possiamo aprire.

In altre posizioni invece tutto quello che abbiamo del corpo umano è il suo funzionamento. 8

Padre Agostino Gemelli ha iniziato a studiare le risposte a degli stimoli, e le questioni legate alla percezioni,

con l’idea di strutturare la psicologia al pari delle scienze fisiche, e con una crescente illusione di equiparare

la psicologia alla medicina.

Questa concettualizzazione cartesiana ha creato un dualismo tra mente e corpo che ha segnato un turning

point cruciale nel pensiero occidentale, e ha segnato la nascita di un problema che ha occupato moltissimi

filosofi appartenenti a culture diverse.

A noi è rimasto il fatto di chiarire come trattare questa divisione. Come comunicano ed interagiscono

queste due sostanze.

Cartesio

Per il punto di connessione tra res cogitans e res extensa era la ghiandola pineale.

Le teorie monistiche hanno cercato di rispondere al problema eliminando una delle due parti.

Fra di esse troviamo le prospettive eliminativiste (come il fenomenismo), e le prospettive riduzioniste (come

il materialismo).

Il corpo è abitato da un soggetto. Il corpo non è un corpo cadaverizzato, quindi parlare di psicosomatico

implica il prendere in causa il tema della singolarità del soggetto.

La medicina di fronte a questo va in crisi, perché è lo studio delle regolarità del funzionamento, della

patologia come qualcosa che devia da questa regolarità, e che ci sia una cura uguale per tutti. Non tiene

conto della singolarità.

Di fronte ad una patologia psicosomatica spesso i medici non rimandano ad uno psicoterapeuta, ma

somministrano un farmaco che non fa parlare il soggetto.

Anche il concetto di psicosomatica ha una sua storia e una sua evoluzione.

Heinroth,

Siamo nell’800 e si sviluppa nel discorso di un medico, l’idea che ci sia un collegamento tra “vita

emotiva” e alcune patologie quali tubercolosi ed epilessia. Neutralmente poi questa visione della medicina è

stata duramente attaccata dal trionfo del positivismo, della medicina del corpo cadavere, della fede

scientista, della scienza come verità assoluta, che affonda le sue radici nella possibilità di formulare delle

leggi di funzionamento universali.

Dove è stato tutto questo duramente attaccato? Negli studi sull’isteria, ad esempio. Nella sofferenza del

soggetto isterico, che presenta tutta una serie di sintomi fisici, da paresi a disturbi della vista.

Si istituisce quindi una separazione tra il campo della psico e la medicina. Il campo della medicina parte

dall’idea che la salute si situa nel silenzio degli organi. Se gli organi non si fanno sentire allora il corpo è

sano. Non sentire il corpo è indice di salute. Questo è pericoloso perché in realtà ci sono delle condizioni

patologiche assolutamente asintomatiche. Un approccio al corpo che è quindi tutto centrato

sull’osservazione, sull’esame medico, sul referto, e dove la malattia è necessariamente una disfunzione del

corpo, un’alterazione che noi dobbiamo correggere., con l’idea che quello che noi dobbiamo cercare è la

cura più efficace perché sostenuta da evidenze di efficacia, e con l’idea che guarire significhi normalizzare,

riportare il soggetto ad una condizione di normalità, e che il corpo funzioni bene quando è tutto a posto. In

realtà il corpo può trovare un suo equilibrio anche intorno al suo difetto. È possibile un aggiustamento del

corpo anche intorno a quella che per il discorso biologico funzionale è una disfunzione, un difetto.

La psicoanalisi parte da una prospettiva totalmente diversa. Il corpo è un corpo che parla, che ci racconta

dei significati che il soggetto dà alla malattia e al suo stesso corpo.

Il corpo è un prodotto del linguaggio. Non è slegato dal soggetto, e in qualche modo il sintomo inscritto nel

discorso della persona veicola qualcosa della verità inconscia della persona.

È importante aiutare la persona a raccontare la propria storia di malattia, perché a volte non c’è e va

costruita.

La psicosomatica va a vedere l’impatto che la malattia ha sul soggetto. Il discorso del soggetto di fronte

alla propria malattia, e come questa influisce su di esso.

Lo statuto del corpo nella psicosi è quello di essere un corpo in frammenti.

Persepolis c’è una scena di una giovane donna iraniana scappata dal suo Paese in Austria. Nel

passaggio al corpo sessuato non si riconosce più.

L’adolescenza chiama in causa il discorso psicosomatico in un modo particolare.

Il periodo cruciale d’insorgenza dell’anoressia è infatti l’adolescenza, così come tanti altri brakedown

psicotici.

Lo statuto del corpo infantile è molto diverso dallo statuto del corpo dell’adolescente.

Il corpo infantile è responsabilità del genitore: egli lo lava, lo nutre.. 9

Nel passaggio a corpo sessuato e attraversato da fluttuazioni ormonali, il corpo dell’adolescente è

responsabilità dell’adolescente. Ciò richiede che vi sia uno spazio dell’adolescente, sia come luogo fisico

che come luogo della mente.

Di Giovanni, Lacan

Nel testo di La crisi in età adolescente, viene ricordato un lavoro di di commento su

Wedekind,

un’opera di un drammaturgo che si chiama Risveglio di primavera, un piccolo testo in cui si vede

la tragedia di adolescenti che non trovano nessun adulto a raccogliere il loro discorso e ad indicare una

direzione al di fuori del cimitero. Nel finale una ragazza per un aborto fatto con il ferro da calza. Questa

ragazza chiedeva a sua madre cosa stava succedendo al suo corpo, per orientarsi nel tumulto

adolescenziale, e la madre non dava risposte, non accoglieva le richieste. Un altro ragazzo si suicida, e un

terzo ragazzo va in un cimitero dove viene sedotto dal fantasma dell’altro ragazzo che gli dice di seguirlo, e

di farla finita, ma ad un certo punto arriva un uomo mascherato che gli offre una mano e gli indica la strada

per uscire dal cimitero. Questa è una bellissima metafora del lavoro di un clinico: io ti tendo una mano, tu

decidi se afferrarla o meno, ma ti indico che una via per uscire da qui c’è.

L’adolescenza è un momento in cui avviene una prima separazione, che richiede la presenza di un adulto

che accompagni l’adolescente. Un adulto che possa accogliere il discorso dell’adolescente. 17 ottobre

Caroll Ryff

Articolo di - Psychological well being and health

- Resilienza

- Conosci te stesso e diventa ciò che sei

- Eudaimonia

- Equilibrio

- Efficacia degli interventi

Modello ciò che tiene insieme una serie di concetti che derivano da teorie e da prassi (ricerche).

Questo modello eudaimonico, che si contrappone ad un livello più narcisistico, edenico di lettura della

realtà e di tentativo di intervenire psicologicamente in questa realtà, è estremamente interessante.

La psicologia della salute non si vuole occupare della patologia, anche quando la patologia c’è, perché è il

medico che si occupa della patologia. La psicologia vuole occuparsi delle risorse, di quegli elementi di

positività che troviamo nei soggetti e nelle relazioni.

Questo tipo di approccio ci aiuta a capire cos’è la psicologia della salute e in che termini si può applicare

alle situazioni di malattia.

Ryff

Sono più di 25 anni che sta sviluppando ed implementando questo modello.

Nel momento in cui anche la diagnosi più grave viene accettata dalla persona e dai suoi familiari come

parte della vita, si può parlare di felicità anche nelle situazioni di malattia.

Il concetto di eudaimonia rimanda al fatto di essere posseduti da uno spirito buono.

L’intervento che rimanda alla well-being therapy, che in Italia è stata portata avanti da un gruppo bolognese,

Dr. Fava,

e coordinato dal ha proprio lo scopo di scacciare il malessere per un periodo il più lungo possibile.

Mario Bertini sembra tentare una sorta di classificazione delle tipologie di felicità, cercando di individuare

come in differenti modi è possibile perseguire la felicità, perché sarebbe un errore enorme pensare che il

mio modo sia l’unico possibile, e che gli altri debbano imitare il mio modo di perseguire la felicità.

Bertini parla di psycho promotion, capacità di promuovere il benessere psicologico. È a questo che tutti gli

interventi dovrebbero tendere.

Il modello di Ryff può applicarsi a più contesti.

Alcuni docenti dell’Università Bicocca hanno applicato il modello in contesti non clinici, cercando di

perseguire il benessere in tali contesti, e anche di indicatori fisiologici del benessere, e sempre più la ricerca

si muove nella integrazione di indicatori differenti, perché abbiamo visto da Caroll Ryff come il benessere

possa essere un benessere soggettivo, psicologico.

Il benessere può spesso essere associato ad una categoria materiale, il benessere economico. La

psicologia ci insegna che non è necessariamente così. 10

Una ricerca del 2012 mostra come certamente gli psicologi sono molto bravi ad aiutare gli altri ad affrontare

le situazioni stressanti, un po’ meno bravi a promuovere il proprio benessere e ad occuparsi di se stessi. La

ricerca è stata effettuata misurando lo stress di studenti di psicologia.

Paola Sacerdote e Angelo Geminiani, su Rai Scuola, hanno trattato di stress.

Lo stress è indotto da un evento o più eventi ravvicinati che l’individuo vive come stressanti (stressor). La

reazione di stress del nostro organismo è una reazione fisiologica. Può diventare patologica.

Nel tempo e sulla base dei livelli di stress ci possono essere delle situazioni di eustress (stato di stress

ottimale, il quale è assolutamente soggettivo), e delle situazioni di distress, che se troppo basso provoca

noia e depressione, se troppo alto ansia e disorganizzazione.

Nel momento in cui il nostro stress diventa eccessivo si possono verificare delle situazioni di non

adattamento.

Vi è un adattamento di tipo metabolico, di un organismo vivente alle stimolazioni che provengono

dall’ambiente esterno, per cui se vi è una pressione l’organismo compie un lavoro in condizioni di fatica,

contro il fisiologico adattamento del corpo umano.

Sindrome generale di adattamento

Nel momento in cui l’organismo è eccessivamente sollecitato siamo in una condizione di allarme:

l’organismo si mobilita per affrontare una minaccia che può essere interna o esterna. L’organismo è in

grado di resistere per un certo periodo, cioè di attingere a tutte le risorse che ha a disposizione, e in questa

situazione lo stato generale di eccitazione porta ad un esaurimento delle risorse a disposizione

dell’organismo, che solitamente viene descritta come una grande stanchezza.

Lo stressor elevato che ci produce distress in una fase di allarme sembra in realtà bloccare l’individuo.

Immediatamente dopo però l’organismo si adatta e cerca di combattere con tutte le risorse che ha a

disposizione, finché le risorse si esauriscono e hanno bisogno di una fase di recupero.

La risposta allo stress è una risposta estremamente importante perché coinvolge tutto l’organismo: sistema

nervoso, sistema endocrino, sistema immunitario. Questo accade perché considerando la fisiopatologia

dello stress il primo meccanismo adattivo è un meccanismo che riguarda l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene.

L’ipotalamo e l’ipofisi sono due corpuscoli molto piccoli che stanno all’interno della parte più antica del

nostro cervello, quella sottocorticale, una parte che viene attivata da una serie di stimoli che non sono il

pensiero. Il surrene è una ghiandola che sta sopra il rene. Tale asse ha come funzione la produzione di un

ormone, l’ACTH, che aiuta l’organismo a reggere lo stress.

Produrre una parte di stress potrebbe essere necessario, ma ciascuno di noi ha una diversa capacità di

tollerare lo stress, frutto di esperienze precoci.

In condizioni di non stress l’attività dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene è organizzata in oscillazioni

periodiche regolari. Affinché io possa percepire uno stimolo, esso deve superare una certa soglia per poter

essere percepito. Se questo stimolo dura a lungo, noi ci abituiamo e lo stimolo finisce con il diventare

sottosoglia. Questo è possibile grazie ad una serie di segnali che il cervello poi elabora. Ci sono gli stimoli

sotto soglia (subliminali) che in realtà ci influenzano moltissimo. Le oscillazioni periodiche regolari sono

quelle che ci fanno capire che i nostri sensi lavorano anche in assenza di stimoli.

La fase dell’allarme, in cui l’organismo percepisce, a livello consapevole o inconsapevole, uno stressor di

natura psicologica (accesa discussione, improvvisa preoccupazione...), fisica (ondata di freddo violento,

trauma...) o biologica (infezione, intossicazione alimentare, disfunzione metabolica...). Qualunque sia la

causa, il processo biochimico della reazione da stress è il medesimo.

In questa fase l’organismo chiama a raccolta tutte le sue risorse disponibili per l’azione immediata,

soprattutto secernendo ormoni in grado di provocare opportuni cambiamenti in determinate funzioni

organiche.

Sono provocate numerose reazioni organiche. L’effetto è un aumento del metabolismo: il cuore accelera i

propri battivi, la pressione sanguina s’innalza, la sudorazione aumenta, si ha un incremento della funzione

respiratoria, le pupille si dilatano, la bocca s’inaridisce, i peli si rizzano.

Lungo quest’asse che viene attivato, l’ipotalamo che controlla la maggior parte delle funzioni organiche

indipendenti della volontà provoca una serie di cambiamenti chimici ed elettrici. Il suo compito è la

conservazione dell’equilibrio funzionale: in presenza di un fattore di stress, interviene tentando di

conservare un equilibrio nel nostro organismo che ci consente di fronteggiare lo stress in condizioni di

11

apparente normalità. l'ipotalamo stimola la produzione di ormoni e vengono in particolare stimolati fegato,

corteccia surrenale, tiroide, sistema riproduttivo, mammella (organo ormonosensibile e a sua volta in grado

di produrre ormoni). in condizioni di stress possono esserci processi di tipo infiammatorio, per cui nella

mammella si possono formare e accrescere dei noduli.

L’azione dell’ipotalamo produce tre effetti immediati:

- la secrezione di ormoni specifici (cortisolo) e stimolazione delle ghiandole surrenali (adrenalina e

noradrenalina)

- (tramite il sistema nervoso simpatico), la stimolazione di numerosi organi (sistema vascolare, muscolatura

liscia...) e l’inibizione della motilità e secrezione dell’apparato digestivo

- La produzione di betaendorfine, gli antidolorifici propri dell’organismo che consentono, tramite

l’innalzamento della soglia del dolore, di resistere a tensioni emotive, traumi fisici o sforzi più intensi di

quanto sarebbe normalmente sopportabile

L’ipofisi a sua volta ha come compito quello di secernere, stimolare la produzione di tutta una serie di

ormoni, coinvolgendo in questo caso le ghiandole surrenali, il sistema nervoso simpatico e tutte quelle

cellule che fanno parte del sistema immunitario.

A partire dagli studi di Selye, un austriaco che ha svolto la maggior parte dei suoi studi nel Nordamerica,

negli anni ’30, sulle risposte fisiologiche di un organismo esposto ad un fattore stressante, è noto che un

insieme di risposte corporee apparentemente specifiche si verificano ogni volta che un organismo è

esposto a fattori stressanti, come ad esempio l’ingrossamento della corteccia surrenale, la riduzione del

volume del timo e delle ghiandole linfatiche, l’ulcerazione dello stomaco e del duodeno.

La corteccia surrenale è composta da tre strati cellulari distinti:

- Zona esterna o glomerulosa (ZG), secerne mineralcorticoidi

- Zona intermedia o fasciculata (ZF), secerne glucocorticoidi (ormoni steroidei che agiscono nel

metabolismo dei carboidrati. Ormone importante nella risposta infiammatoria e immunitaria. Sotto stress

causano: aumento della glicemia, depressione, calo della libido e impotenza, ridotta capacità di fissare il

calcio)

- Zona interna o reticularis (ZR), secerne androgeni (importanti non solo nella fase di sviluppo ma anche

nella stimolazione di aggressività e libido).

Il timo sviluppa i linfociti T che sono fondamentali per la difesa dell'organismo (es. sono in grado di

eliminare le cellule tumorali)

Reiss e Gable sostengono che nelle relazioni interpersonali sentimenti positivi e negativi funzionano in modo

indipendente e non sono opposti, perché appartengono a domini differenti e quindi possono essere

compresenti.

Kahneman afferma che le regioni good and bad sono soggettivamente distinte da differenti qualità

dell'esperienza e sono mediate da differenti meccanismi:

approccio ed evitamento sono associati a differenti neurotrasmettitori

affetto positivo e negativo interessano differenti attività corticali

In modo analogo perditi dice che sentimenti positivi e negativi sono esperienze qualitativamente diverse.

La razionalità è legata all'attività corticale, mentre tutto ciò che è istintivo è legato all'attività sottocorticale

(aree del cervello che possiedono tutti gli animali).

Fisiologia delle esperienze emozionali

Le risposte sono varie:

alcune appaiono evidenti a noi stessi ed agli altri:

- muscoli facciali (configurazione della gioia, del dispiacere, della collera, pallore in risposta a una cattiva

notizia o rossore in una situazione imbarazzante)

- posture del corpo che significano gioia, tristezza o scoraggiamento

- mani fredde e sudate (apprensione)

alcune, pur essendo celate alla vista, non sono meno importanti:

- secrezione di ormoni quali il cortisolo (ormone prodotto da ghiandole surrenali) 12

- secrezione di peptidi, quali B-endorfina o ossitocina (prodotta durante il parto favorendo la regolazione

del dolore e l'oblio di tale dolore. La paura del parto influenza il rilascio di ossitocina provocando un parto

difficile e ricordi negativi ad esso correlati), che modificano il funzionamento di numerosi circuiti cerebrali

Aree cerebrali coinvolte nelle emozioni:

ipotalamo: regola il funzionamento biochimico. Gli stati elaborati dall'ipotalamo non sono coscienti

amigdala: ruolo fondamentale nella regolazione delle emozioni. L'ipotalamo invia all'amigdala informazioni

non elaborate. Ad essa arrivano informazioni sensoriali dalle quali deriva una certa attivazione fisiologica

che viene riconosciuta come emozione. L'ablazione bilaterale dell'amigdala ha come effetto quello di

smorzare le emozioni. La respirazione ha effetto sulle emozioni perché l'aria fredda che entra nei polmoni

arriva all'amigdala e la raffredda, mentre quando ci emozioniamo essa si surriscalda.

Conseguenze delle emozioni: senso di rallentamento o di accelerazione dei processi mentali.

L'alessetimia impedisce al soggetto di riconoscere le emozioni.

"Gli effetti non dipendono dalla materia di cui è fatta la macchina, ma dai programmi che vi sono

inseriti" (Bordi, 1987) 23 ottobre

Training Autogeno

Tecnica di partenza mentale: parte dalla mente per focalizzarsi sul corpo (al contrario della tecnica di

Jacobson).

rilassamento progressivo di La mente si focalizza su una parte del corpo rilassandolo. Si ritorno

al corpo anche la mente si rilassa. È una tecnica di natura psicofisiologica e come tecnica rientra in quelle

considerate olistiche (mente e corpo sono un tutt'uno, un'unità biologica ben precisa, mente e corpo sono

in un rapporto costante). È una tecnica molto usata nel controllo e nella gestione dello stress e dell'ansia e

delle emozioni negative. Si usa anche nel trattamento dei sintomi psicosomatici. Johannes

Nasce nel primo decennio del 1900, in particolare tra il 1908 e il 1912 dallo psichiatra tedesco

Heinrich Schultz.

Schultz

L’idea di era quella di trovare un’alternativa terapeutica all’ipnosi, di cui era un profondo

conoscitore.

Al pari di altri psichiatri del suo tempo, riscontrava in tale metodica alcuni inconvenienti:

- la passività del paziente

- La dipendenza di questi nei confronti del terapeuta

- La difficoltà ad applicarla su larga scala

- La refrattarietà all'induzione della trance ipnotica in una percentuale di soggetti

Schultz

Intorno al 1910 osservò il presupposto fondamentale che sta alla base del Training Autogeno: tutti i

pazienti sottoposti ad ipnosi, una volta usciti dalla trance, riferivano di aver provato una benefica

deconnessione dall’ambiente.

In questo stato di distacco dal mondo esterno, riferivano di due sensazioni molto specifiche: pesantezza e

calore. La pesantezza era dovuta alla decontrazione muscolare; il calore alla vasodilatazione.

Questi due stati comparivano dopo la deconnessione ipnotica: il passaggio dallo stato vigile allo stato

ipnotico, caratterizzato da un distacco dall’ambiente simile allo stato di sonno.

Capì che queste due percezioni potessero essere separate dall’ipnosi e autoindotte con altre tecniche.

Schultz:

Il processo è invertito con non si parla più di deconnessione ipnotica, si parte da sensazione

psicofisice per arrivare all'induzione della trance. partendo dal corpo riusciva a portarli in uno stadio di

trance ipnotica, in cui poteva continuare con degli esercizi simili.

Da qui la definizione di training autogeno, dove training è da intendersi come allenamento, e autogeno

come qualcosa che si genera da sé senza concorso della volontà.

Autogeno significa anche che il comportamento viene generato dal soggetto stesso e in questo differisce

dall’ipnosi.

Il Training Autogeno prevede un rapporto monadico con sé stessi, mentre l’ipnosi prevede un rapporto

diadico con il terapeuta

Il Training Autogeno è autoindotto, mentre l’ipnosi è eteroindotta. 13

Schultz),

Il Training Autogeno si basa sull’ideoplasia (fenomeno naturale, messo in rilievo da mentre l’ipnosi

è basata sulle suggestioni.

Le modifiche che si producono con un adeguato allenamento hanno carattere di stabilità e costanza nel

tempo, fattori questi che non hanno un analogo riscontro sia nella suggestione in senso generale che nella

suggestione ipnotica.

I correlati fisiologici coinvolti nel Training Autogeno sono rilevabili in tempo reale con mezzi obiettivi

(parametri quali ritmi e onde cerebrali, attività muscolare, caratteristiche elettriche..)

Ci sono almeno 4 tipologie di onde cerebrali, ognuna delle quali ha determinate caratteristiche:

- →

Beta Hanno una frequenza che varia da 13 a 30 Hz e sono associate alle normali attività di veglia,

quando siamo concentrati sugli stimoli esterni. Le onde Beta sono infatti alla base delle nostre

fondamentali attività di sopravvivenza, di ordinamento, di selezione e valutazione degli stimoli che

provengono dal mondo che ci circonda. Per esempio, leggendo queste righe il vostro cervello sta

producendo onde beta. Esse, poi, ci permettono la reazione più veloce e l'esecuzione rapida di azioni.

Nei momenti di stress o di ansia le beta ci danno la possibilità di tenere sotto controllo la situazione e

dare veloce soluzione ai problemi

- →

Alpha Hanno una frequenza che varia da 7 a 13 Hz e sono associate a uno stato di coscienza vigile,

ma rilassata. La mente, calma e ricettiva, è concentrata sulla soluzione di problemi esterni, o sul

raggiungimento di uno stato meditativo leggero. Le onde Alfa dominano nei momenti introspettivi, o in

quelli in cui più acuta è la concentrazione per raggiungere un obiettivo preciso. Sono tipiche, per

esempio, dell'attività cerebrale di chi è impegnato in una seduta di meditazione, yoga, taiji. Normalmente

le onde Alfa rappresentano il 15 o 20% del totale delle onde cerebrali. Chiudendo gli occhi questa

percentuale aumenta al 25-35%. Con tecniche di rilassamento si può arrivare talvolta fino al 50%.

Percentuali superiori al 50% vengono considerate eccezionali.

- →

Theta La loro frequenza è tra i 3 ed i 7 Hz e sono proprie della mente impegnata in attività di

immaginazione, visualizzazione, ispirazione creativa. Tendono ad essere prodotte durante la meditazione

profonda. Il sogno ad occhi aperti, la fase REM del sonno (cioè quando si sogna). Nelle attività di veglia le

onde Theta sono il segno di una conoscenza intuitiva e di una capacità immaginativa radicata nel

profondo. Genericamente vengono associate alla creatività e alle attitudini artistiche ma sono anche

quelle tipiche associate alle sensazioni extrasensoriali. La condizione Theta favorisce la capacità e la

velocità di apprendimento. I bambini che vivono naturalmente nella fase Theta, più che gli adulti, riescano

ad apprendere molto meglio per esempio, una seconda lingua.

- →

Delta Hanno una frequenza tra 0,1 e 3 Hz e sono associate al più profondo rilassamento psicofisico.

Le onde cerebrali a minore frequenza sono quelle proprie della mente inconscia, del sonno senza sogni,

dell'abbandono totale. In questo senso vengono prodotte durante i processi inconsci di autogenerazione

e di autoguarigione.

Tra le onde Alpha e le onde Theta si colloca il rilassamento profondo.

Il Training Autogeno si divide in due gruppi di esercizi:

- Esercizi del ciclo superiore → di fatto non utilizzati nella gestione dello stress. Essendo Schultz uno

psichiatra, la tecnica partiva da tecniche di rilassamento per poter poi in un secondo momento avere un

effetto terapeutico.

- Esercizi del ciclo inferiore →

(TA comunemente inteso) controllo e gestione dello stress, ridurre il

sistema di attivazione fisiologica. Nel ciclo inferiore ci sono sei esercizi, di cui due fondamentali

(pesantezza e calore, che da soli riescono portare il soggetto ad uno stato ipnoide, e quindi ad una

commutazione autogena), e 4 mirati a specifici distretti corporei (respiro per la diminuzione della

frequenza respiratoria, cuore per la diminuzione della frequenza cardiaca, plesso solare per l’aumento

dell’irrorazione degli organi interni, fronte fresca per la diminuzione irrorazione che si traduce in

leggerezza e diminuzione pensieri negativi). Questi sei esercizi poi vanno a compattarsi in uno solo e

sono preceduti dall'esercizio della calma e seguiti dall'esercizio della ripresa: piccole forme utilizzate per

consentirci di passare ad uno stato di veglia. La formula di ripresa implica un impennamento della voce

che indica che l'esercizio sta per concludersi. Si esce dallo stato di rilassamento in maniera progressiva.

L'ambiente dovrebbe essere confortevole, non dovremmo essere disturbati da suoni, ombra, togliere

tutto quello che da costrizione. Come preparazione si fanno dei saltelli per evitare scariche autogene (Es

contrazione degli arti che possono distrarre). Posizione: supina in poltrona e del cocchiere (non è il

massimo per donne in gravidanza o per chi ha problemi di schiena). Durata: generalmente non supera i

10/15 minuti. per chi lo pratica con costanza, dopo un paio di mesi si può eseguire lo stesso esercizio in

5/7 minuti. Come tutti gli esercizi ci vuole tempo perché si creino le reti neurali. Le formule si condensano

sempre di più finché con una serie di frasi semplici io posso attivare velocemente il sistema

14

parasimpatico. Alla fine del training è possibile inserire delle formule personali dette proponimenti (breve,

corta, compatta, personale) ma anche visualizzazioni per rinforzare o modificare alcuni comportamenti.

24 ottobre

Salute ed emozioni

Lo stress può incidere sulla nostra salute/malattia producendo un disagio. Stress ed emozioni, che a loro

volta possono essere fonte di stress.

Attraverso un esercizio della mente come il training autogeno è possibile controllare le reazioni del proprio

corpo.

Si suppone

- che le emozioni negative facciano male alla salute

- che l’espressione delle emozioni faccia bene alla salute

Ciò ha prodotto risultati contraddittori.

Esprimere un’emozione implica che l’emozione sia vissuta in modo consapevole e nel momento in cui

questa si manifesta. Questo non è assolutamente scontato. Ci possono essere delle situazioni in cui

l’emozione non è vissuta nel momento in cui questa si manifesta. Spesso è la rilettura dell’evento grazie ai

racconti di altri che permette di provare l’emozione. Anche la temporalità sembra essere importante. Vuol

dire tollerare la sua presenza per un tempo sufficiente a riconoscerla, attribuirle una denominazione verbale,

comunicarla all’esterno e con un linguaggio che sia collegato all’emozione.

L’esperienza ci dice che le persone acquisiscono conoscenza:

- Sia in modo rapido e tramite una sola esposizione allo stimolo

- Sia in modo lento e attraverso ripetuti tentativi

La mente perciò funziona attraverso due meccanismi, che si integrano in diverse modalità e che sono

sempre presenti. Ci sono studi neuropsicologici che supportano l’idea della presenza di questi due

meccanismi.

Wilma Bucci, una psicoanalista, ha avuto il merito di spiegare come la mente umana non funziona solo

utilizzando un codice verbale, simbolico, ma anche tramite quello sub-simbolico, non verbale teoria del

codice multiplo. Wilma Bucci

Sulla scia dell’intuizione di alcuni studiosi hanno sottolineato come la valutazione cognitiva è

elaborata, in primissima istanza, da componenti simboliche, mentre l’elaborazione emotiva può essere

molto diversa: può avvenire sul piano simbolico oppure su quello subsimbolico. Per l’elaborazione emotiva

coesistono quindi due vie interagenti per l’elaborazione degli stimoli emotivi.

Wilma Bucci Bion.

La teoria a cui fa riferimento è la teoria di Egli è colui che meglio è riuscito a fondare un

modello che ci spiega come può avvenire l’esperienza. Parte da un’immagine biopsichica della nostra

mente che certamente elabora delle esperienze ma c’è un apporto di dati sensoriali che arrivano al nostro

cervello attraverso il corpo che per bion è assolutamente importante.

Bion propone diversi tipi di pensiero in funzione del grado di elaborazione, e alla elaborazione di queste

diverse tipologie di pensiero concorrono sia delle afferente emozionali che provengono dall’interno che

delle efferenze sensoriali che provengono dall’esterno.

In particolar modo Bion propone il modello della concezione. La concezione è qualcosa che viene dopo la

preconcezione, che è un’aspettativa corporea innata relativa al legame tra due oggetti (es. bocca/seno).

Questo vuol dire che nel corpo c’è un’attesa, un’aspettarsi che accadano determinate cose, e se queste

non accadono possono prodursi dei problemi. Quando questa preconcezione ha la possibilità di essere

realizzata, ad es. il bambino può attaccarsi al seno della madre, ha luogo la concezione, che è l’incontro fra

la preconfeziona e la sua realizzazione. Non sempre vi è la possibilità di una preconcezione perché possono

esserci a volte delle rielaborazioni positive ripetute che consente una confezione. Altre volte la realizzazione

non ha luogo, e quindi ha un esito negativo pecche l’aspettativa non viene assolutamente soddisfatta. Se la

frustrazione che ne deriva non è tollerata secondo Bion si ha un’identificazione proiettiva, perché tutto

quello che c’è di cattivo in me e nel mondo viene proiettato su un oggetto esterno, se invece la frustrazione

è tollerata si produce l’assenza, il desiderio di questa realizzazione, e questo desiderio è quella facoltà

mentale che può essere prodotta solo dal vuoto, solo dall’assenza. Senza assenza non può esserci

15

pensiero. Se ogni desiderio, se ogni aspettativa viene sempre immediatamente realizzata non c’è desiderio

di qualcosa.

Bion dice che il pensiero diventa possibile nel momento in cui afferenze sensoriali ed emotive che dapprima

beta),

sono “grezze” (elementi ossia non ancora organizzate in pensiero (vissuti anteriori al pensiero, cose

in sé, perché esistono indipendentemente dalla nostra rappresentazione). La capacità di metabolizzare

alfa) elementi alfa,

sensazioni ed emozioni grezze (funzione permette di trasformare gli elementi beta in

che presentano una “messa in forma”. Quando gli elementi beta non possono essere trasformati in elementi

alfa, possono dare luogo a problematiche corporee.

Ad esempio, dopo il parto spesso è utile raccontare alla donna l’esperienza che ha vissuto, rassicurandola

rispetto ad un’eventuale sensazione di incapacità, di inadeguatezza, svolgendo una “funzione alfa”, in

modo che la donna possa “mettere in forma” l’esperienza vissuta. Gli elementi beta possono quindi

diventare elementi alfa.

La funzione alfa esegue le sue operazioni su tutte le impressioni sensoriali, quali che siano, e su tutte le

emozioni, di qualsiasi genere, che vengono alla coscienza del paziente. Se l’attività della funzione alfa è

stata espletata, si producono elementi alfa: essi vengono immagazzinati e rispondono ai requisiti richiesti

dai pensieri del sogno.

Potremmo quindi considerare la funzione alfa come espressione di un dinamismo biopsicologico

dell’organismo finalizzato alla forma. Vi è quindi un ruolo importantissimo di questa funzione rispetto allo

sviluppo del pensiero in rapporto alla crescita psicologica.

La misura di una emozione confonde la presenza di una emozione con la capacità della persona di

esprimerla all’esterno. Quindi la presenza di un’emozione corrisponde ad una situazione benefica per

l’organismo, perché il soggetto è riuscito ad esprimerla.

L’expressive writing di Pennebaker ne è un esempio. È una tecnica che è stata utilizzata in molte ricerche

legate all’esperienze di malattia, che evidenziano come questo esercizio di scrittura praticato per 3/4 volte

la settimana per 15/20 minuti di seguito può essere utile. Ciò consente di mettere in atto la funzione alfa,

perché alla fine è possibile leggere ciò che si ha dentro. Con gli alessitimici questo è assolutamente

improponibile perché scrivono anche per mezz’ora ma descrivendo una situazione. Questo tipo di tecnica

con persone che fanno fatica a riconoscere le proprie emozioni è quindi assolutamente inefficace.

La Teoria del Codice Multiplo descrive il funzionamento dell’organismo nel suo duplice aspetto corporeo e

mentale, misurandolo attraverso l’attività referenziale.

Prevede un sistema subsimbolico (sistema non verbale non simbolico) e due sistemi simbolici (verbale e

non verbale). →

Sistema non verbale non simbolico l’esempio classico è quando si guida un’automobile. Lo si fa per

automatismo. È un’azione che non viene pensata, che non ha una valenza di tipo simbolico

Sistema non verbale simbolico simile al pensiero onirico durante la veglia. È un pensiero che va per

immagini, guidato dall’irrazionalità e dall’inconscio

Sistema verbale simbolico quello basato sulle parole. Permette l’elaborazione dell’esperienza.

Emanuela Saita, Federica Facchin et al. che

È stato svolto un progetto di ricerca da prevede l’utilizzo della

fotografia.

Il tema dell’uso della fotografia trova un’enorme difficoltà nel riuscire a dimostrare alcune evidenze che da

un punto di vista clinico sono molto chiare ma difficilmente misurabili.

Utilizzare la fotografia induce una forma di linguaggio e quindi una forma di pensiero diversa da quando la

persona parla di sé non utilizzando la fotografia.

Il progetto di ricerca prevedeva 3 momenti:

Momento 1 momento della seduta in cui il paziente parla di sé liberamente

Momento 2 momento in cui il paziente sceglie la fotografia

Momento 3 momento in cui il paziente parla di sé con l’uso della fotografia.

La grandezza del cerchio fa riferimento alla ricchezza del vocabolario e quindi del pensiero. Il cerchio più

grande è il momento 3. Le verbalizzazioni sono state analizzate con T-Lab.

L’attività referenziale, ossia ciascuna frase o pezzo di frase, viene valutata in base a 4 criteri:

- Concretezza

- →

Specificità riferimento a momenti specifici

- →

Chiarezza parlare in funzione di qualcuno che ascolta

- →

Immaginazione capacità di arricchire il proprio discorso.

L’attività referenziale migliora in modo significativo dal momento 1 al momento 3. 16

Lavorare sull’attività referenziale ci consente indirettamente di fare delle ipotesi rispetto al funzionamento

dei neuroni, perché l’attività referenziale è strettamente legata ad una funzione corporea, ossia l’attività

neuronale. I neuroni sono legati fra loro da una serie finita di nodi e sono, a seconda delle reti, legati con

diversi pesi. Le attività svolte da queste reti sono dipendenti dall’attivazione delle connessioni. La struttura

pertanto non è immutabile ma è vincolata dalla coordinazione di attivazione delle diverse reti, che sono

soggette a continui mutamenti.

Domande sulla teoria del codice multiplo all’esame! Guardare bene il cap. 2 del libro di Solano. 25 ottobre

Lezione Dott.sse Arianna De Sonno e Valentina Fenaroli - Lettura ad alta voce e salute

La salute attualmente non è più intesa semplicemente come assenza di malattia, ma come un insieme di

azioni che promuovono la crescita di un individuo libero di esprimersi nelle sue potenzialità come espresso

anche dell’WHO già dal 1948: è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non consiste

soltanto in un’assenza di malattia o di infermità paradigma biopsicosociale.

In età infantile, la promozione della salute deve prestare attenzione allo sviluppo fisico, psichico, relazionale

e cognitivo del bambino nel contesto relazionale e sociale in cui è inserito. Ogni bambino ha diritto ad

essere protetto non solo dalla malattia e dalla violenza ma anche dalla mancanza di adeguate occasioni di

sviluppo affettivo e cognitivo.

L’apprendimento si può fare solo se si è in una “sana” relazione con una figura primaria di attaccamento. È

il prodotto di un ambiente stimolante e attento ai bisogni del bambino, nel quale il libro è presenta tra le

normali attività del bambino.

È in quest’ottica (paradigma biopsicosociale e teoria dell’attaccamento) che la lettura ad alta voce in ambito

familiare in età prescolare può essere considerata un intervento di:

- Prevenzione di esiti negativi sulla salute del bambino

- Promozione del benessere nella relazione genitore-figlio

Per capire perché la lettura ad alta voce può essere uno strumento di prevenzione bisogna capire il

Literacy,

concetto di che è la capacità di identificare, capire, interpretare, creare, comunicare, elaborare ed

usare materiale stampato e scritto nei più differenti contesti ambientali. La Literacy implica un continuum di

insegnamento verso le persone che devono raggiungere i propri obiettivi, a sviluppare le loro conoscenze e

ad esprimere il proprio potenziale ed, infine, a partecipare pienamente nella loro comunità e nella vita

sociale.

Prerequisito della Literacy è l’emergent literacy. Lo sviluppo delle capacità del linguaggio e

dell’alfabetizzazione negli anni di vita prima della scolarizzazione vengono racchiuse nel termine Emergent

Literacy, dove i ricercatori e i clinici hanno individuato molte aree di sviluppo e di competenza del bambino.

Fanno parte di questa vasta sfera di competenza:

- La competenza fonologica

- Lo sviluppo del linguaggio orale

- La conoscenza del linguaggio scritto

- →

La conoscenza delle convenzioni della scrittura corrispondenza relativa tra linguaggio orale e

linguaggio scritto - si scrive da sinistra verso destra e dall’alto verso il basso. L’alfabeto rappresenta i

suoni del linguaggio orale)

- →

La conoscenza delle funzioni della scrittura un testo che racconta una storia, dà informazioni, dà

istruzioni

- →

La conoscenza dell’alfabeto c’è una lettera al quale corrisponde un determinato simbolo.

Queste abilità sono le fondamenta che consentono l’ingresso alla scuola primaria. Esse sono maggiormente

stimolate se nelle interazioni quotidiane, in quello che il bambino fa con la sua cerchia familiare è presente

la lettura del libro.

La Emergent Literacy è basata sulla nozione che il bambino acquisisce questi presequisiti all’interno di

quelle che sono le normali attività quotidiane.

Le ricerche sottolineano che queste esperienze saranno tanto più incisive laddove le relazioni godono di

una buona qualità. 17

La Emergent Literacy è la “emersione” nel corso dello sviluppo di uno straordinario complesso di interazioni

psichiche, affettive, intellettive che il bambino sviluppa interagendo con l’adulto che gli legge un libro con

lettere e/o figure.

Un largo numero di studi hanno verificato l’efficacia della lettura ad alta voce sulla Emergent Literacy e

successivamente sulle capacità di lettura.

Le ricerche effettuate a partire dai primi anni ’90 sulla promozione della lettura precoce negli Stati Uniti

hanno dimostrato che i bambini cui viene letto fin dal primo anno di vita con una certa continuità hanno uno

sviluppo del linguaggio sia recettivo che espressivo maggiore e in seguito incontrano meno difficoltà

nell’apprendimento della lettura.

In particolare, anche uno studio italiano sull’efficacia del progetto “Nati per Leggere” ha rilevato che la

frequenza di lettura ad alta voce in famiglie è associata sia a 3, sia a 5 anni al numero di vocaboli conosciuti

e alla capacità di comprensione morfosintattica.

Un’importante ricerca governativa americana su oltre 9000 bambini ha dimostrato che leggere a bambini di

3-5 anni tre volte o più alla settimana migliorava il riconoscimento delle lettere il doppio rispetto ai bambini

non esposti alla lettura.

Gli effetti positivi sono registrati anche negli anni scolastici successivi: studenti di 16 anni ai quali genitori

hanno letto con regolarità fino ai cinque anni ottengono prestazioni migliori in prove di matematica, di

spelling e di vocabolario, rispetto a chi non è stato esposto alla lettura precoce.

Questi dati trovano spiegazione nella plasticità cerebrale, cioè nella produzione di connessioni tra i neuroni,

che è massima nei primi anni di vita.

Le ricerche dimostrano che nei periodi più sensibili (primi mesi, anni di vita) la quantità di materia grigia

(essenzialmente i neuroni e le loro connessioni) può quasi raddoppiare nell’arco di un anno e che questo

processo, sebbene la crescita del cervello continui durante tutta l’infanzia, è seguito da una drastica

perdita.

Una ricerca del 2015 ha misurato quali aree del cervello del bambino si attivano quando i genitori leggono

loro ad alta voce.

Hanno trovato che leggere ad alta voce stimola determinate aree cerebrali.

Un bambino che non gode di tali opportunità avrà maggior probabilità di leggere con difficoltà e correrà un

maggior rischio di insuccessi scolastici e di dispersione scolastica con conseguenti bassi livelli educativi e

limitate opportunità lavorative da adulto.

La lettura ad alta voce è anche uno strumento di promozione del benessere nella relazione genitore-figlio:

nutre le emozioni del figlio e del genitore. Il genitore si sente gratificato e più competente nel relazionarsi

con il proprio bambino e il figlio si sente in una relazione calda

Ciò lo si evince:

- Dalla pratica clinica

- Dalle ricerche che hanno operazionalizzato questi concetti

La pratica clinica

Un bambino dovrebbe chiedere ai genitori di leggere perché quando si legge ad alta voce ottiene

attenzione. Nella sua apparente semplicità contiene molte valenze legate a modelli di comunicazione

positivi e affettivi che influiscono in modo rilevante sullo sviluppo emotivo per il bambino. È un momento in

cui i bambini riescono a tenere vicini i loro genitori. È un momento anche di vicinanza fisica (si tiene il

bambino in braccio). Il bambino vuole prolungare questa sensazione piacevole.

Leggere ad alta voce fa bene anche al genitore? I genitori scoprono che anche se i bambini sono piccoli

perché la lettura viene proposta dai 6 mesi, sono interessati al libro e si sentono genitori competenti e sono

contenti. Si sentono più competente e aumenta la loro stima genitoriale. Quando il libro cattura l’attenzione

si scopre che viene apprezzato come altre attività di gioco. Diventa frustrante invece quando si propone il

libro e il bambino non reagisce come si aveva sperato: in questi casi bisogna insistere e magari più avanti

18

coglierà il libro come interessante. È bello stare insieme e quindi alcuni genitori possono sfogarsi con giochi

di attività, ma anche attraverso la lettura. È un dato che arriva dall’esperienza.

Le ricerche

È più difficile dimostrare queste ricadute positive sul legame attraverso le ricerche.

Sono andati a misurare l’attaccamento da parte del bambino. I bambini che avevano un attaccamento

sicuro (0-6 anni) avevano madri più di supporto e calorose, meno ostili durante la lettura; mentre madri di

figli insicuri-evitanti tendevano a stimolare maggiormente lo sviluppo cognitivo del bambino rispetto a madri

di bambini definiti insicuri resistenti. La relazione tra come la mamma si comporta durante la sessione di

lettura e il comportamento del bambino è biunivoca. L’adulto evitante consente al bambino di sviluppare più

l’aspetto cognitivo che quello affettivo. Se un bambino è entusiasta e interessata invoglia la mamma a

rimanere nella relazione.

Il comportamento del bambino, che può essere legato al tipo di attaccamento, influenza la frequenza con la

quale l’adulto mette in atto questo momento di lettura ad alta voce. Nulla si sa dell’attaccamento dei

genitori; ossia come il modello operativo interno della madre influenza il modo di vivere quel momento di

vicinanza fisica con il figlio. Infatti la posizione standard è di tenere il figlio in braccio. La frequenza con cui

viene messo in atto la lettura ad alta voce è legato all’attaccamento del bambino.

Perché la lettura ad alta voce è uno strumento di promozione di benessere? In una ricerca i genitori che

avevano problematiche educative con i figli, è stato proposto questo tipo di intervento: prevedere delle

sessioni di lettura con i bambini che venivano videoregistrate e poi queste venivano viste con lo psicologo

come strumento di intervento clinico. Il rivedersi dei genitori con gli operatori ha portato ad una modifica di

approccio dei genitori al loro bambino e ad un miglioramento dei comportamenti del bambino.

Le evidenze scientifiche rispetto all’aspetto di promozione del legame, sono in numero inferiore rispetto alle

evidenze scientifiche che mostrano come la lettura ad alta voce possa a vere un effetto positivo sullo

sviluppo del linguaggio e cognitivo perché cogliere questi aspetti è più difficoltoso.

Prima degli psicologi di lettura ad alta voce si sono occupati altri professionisti:

- nel 1989, negli Stati Uniti, nasce il progetto Reach Out and Read grazie ai pediatri dell’ospedale di

Boston

- In Inghilterra nel 1992 nasce il progetto Bookstart, che coinvolge le biblioteche, e quindi i bibliotecari

- Dal 1999 in Italia c’è il progetto Nati per Leggere, e se ne occupano principalmente i pediatri. Il progetto

ha l’obiettivo di promuovere la lettura ad alta voce ai bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni. Il

logo creato da Altan rappresenta perfettamente il nucleo dell’attività del progetto: l’esperienza di lettura

condivisa tra un adulto e un bambino molto piccolo.

La ricerca: Leggere ad alta voce con figli in età prescolare: indagine esplorativa su genitori..

L’interesse su questo tema in primis ha riguardato i genitori.

Questi genitori che mettono in pratica in modo continuativo questa attività hanno caratteristiche

psicologiche peculiari? In che termini?

Lo stile di attaccamento di questi genitori è diverso?

Obiettivi:

- Indagare quanto sia diffusa tra i genitori l’attitudine a leggere ad alta voce a bambini dai tre ai sei anni

- Esplorare l’esistenza di una relazione tra attitudine a leggere ad alta voce ai propri figli e benessere

emotivo dei genitori

- Indagare l’esistenza di una relazione tra attitudine a leggere ad alta voce e le rappresentazioni che i

genitori hanno di salute del proprio figlio.

Nati per leggere va ad operazionalizzare l’attitudine alla lettura in questo modo:

- Il genitore fornisce la risposta “leggere un libro/leggere una storia” ad almeno una delle seguenti 4

domande:

- Quali sono le cose che preferisce fare con suo figlio? Indicare fino a 3 attività

- Quali sono le cose che suo figlio preferisce fare? Indicare fino a 3 attività

- Cosa preferisce fare suo figlio per addormentarsi la sera?

- Crede sia possibile fare ora qualcosa per suo figlio che lo aiuterà ad avere successo quando andrà

alla primaria? Se sì, cosa?

- Il genitore riferisce di leggere un libro con suo figlio almeno 5 giorni alla settimana.

Babar, un progetto americano, ha scelto delle domande più o meno simili ma ha completamente eliminato

l’aspetto quantitativo. Ha operazionalizzato l’attitudine alla lettura in questo modo: 19

- Il genitore fornisce la risposta “leggere un libro/leggere una storia” ad almeno una delle seguenti 3

domande:

- Quali sono le cose che preferisce fare con suo figlio? Indicare fino a 3 attività

- Cosa preferisce fare suo figlio per addormentarsi la sera?

- Crede sia possibile fare ora qualcosa per suo figlio che lo aiuterà ad avere successo quando andrà

alla primaria? Se sì, cosa?

Si è provato ad utilizzare entrambi i criteri: uno decisamente più restrittivo perché ad esempio leggere 5

volte alla settimana ad un bambino che va all’asilo può essere difficoltoso, e uno un po’ più ampio. Quello

che si sta riscontrando è che il criterio temporale non ci consente di cogliere delle relazioni affettive efficaci.

Quello che si è trovato è che lo stile di attaccamento di genitore e l’assenza di stress genitoriale (quanto mi

sento competente oppure no in termini di genitore) si legano alla maggior predisposizione a mettere in atto

questa pratica.

Risultati:

È stata riscontrata una relazione tra l’attitudine alla lettura ad alta voce e lo stile di attaccamento del

genitore.

Tutte le mamme (poche) che hanno detto che per loro il benessere del proprio figlio è essere amato,

amavano anche leggere storie al proprio figlio e lo facevano in modo costante.

Ci si è poi spostati sui bambini.

Gli studi italiani sulla lettura ad alta voce sono pochissimi. Alla luce di alcuni studi molto recenti effettuati

sull’adulto che sottolineano come la lettura potenzi la teoria della mente, è stato ipotizzato che in qualche

modo potesse essere accelerata l’abilità di comprensione della teoria della mente che classicamente si

verifica intorno ai 4 anni.

Rispetto all’attaccamento (misurato attraverso il SAT, un test proiettivo), emerge che i bambini con un

attaccamento a rischio (D) sono bambini che in maniera decisamente significativa appartengono a famiglie

in cui non si legge in modo costante e routinario. 30 ottobre

La sindrome generale di adattamento è un meccanismo difensivo con cui l’organismo si sforza di superare

le difficoltà per tornare, al più presto possibile, al suo normale equilibrio operativo (omeostasi). Essa può

svilupparsi secondo 2 modalità:

- Reazione da stress acuta

- Reazione da stress prolungata (stress cronico)

L’impatto degli eventi stressanti è stato studiato sia a livello micro (genoma e cellula) che a livello macro

(cultura e società).

Lo stress può essere studiato da qualunque prospettiva.

Lo stressor induce un’attivazione biochimica dei meccanismi della risposta. Il tipo di stressor, e in

particolare l’intensità, la frequenza e la durata, condizionano l’entità della risposta: stressor troppo potenti,

frequenti e prolungati nel tempo superano la possibilità di resistenza dell’organismo e attivano un processo

patologico. Lo stress, anche fisico, dei campi di concentramento, ad esempio, nel film La vita è bella viene

neutralizzato con un gioco. L’unica possibilità è deprivare l’evento di quegli eventi stressanti facendolo

diventare un gioco. Ci sono, dal punto di vista psicologico, alcuni elementi importanti, che sono il grado di

novità, la prevedibilità e l’evitabilità dello stimolo che condizionano la capacità di fronteggiare lo stimolo. Se

lo stimolo è nuovo, imprevedibile ed inevitabile, il soggetto si trova impreparato.

La psicologia ha affrontato il tema dello stress considerandolo sia una fonte di problema, e quindi cercando

di capire quanto esso incida sulla salute fisica e mentale del soggetto, sai una possibilità per sviluppare

benessere e resilienza.

Gli studi più importanti sul tema dello stress e del deterioramento della salute sono gli studi sul coping di

Lazarus, che indagano come eventi molto gravi e la frequenza degli eventi in un determinato periodo

incidono sulla salute del soggetto.

La focalizzazione è sull’evento perdita/separazione reale, possibile o simbolica, ed in particolare sul peso di

tali eventi e in qual modo esercitano un effetto. 20

Da qui la necessità di trovare delle modalità per misurare gli eventi ed il loro effetto.

Le scale di life events più diffuse sono di due tipi:

- scale normative

- Scale soggettive

Scale normative

Nascono da ricerche fatte su ampie fette di popolazione per cercare di capire qual è il peso medio di un

determinato evento sullo stress.

La scala SRRS (Social Readjustement Rating Scale): mostra gli eventi frequenti e il loro peso. L’evento più

stressante è la morte del coniuge (100), il meno stressante è la presenza di problemi con il proprio superiore

(23).

Se nel rapporto stress-malattia conta più la percezione soggettiva dell’importanza che l’evento che il peso

assoluto dell’evento, il punteggio relativo all’impatto non può essere stabilito in assoluto, ma può essere

stabilito dal soggetto?

Paykel

Nella scala (Recent Life Events) il punteggio è attribuito dall’intervistatore in base alle modalità di

narrazione dell’evento.

Ci sono fattori che mediano tra eventi stressanti e malattia: è stata sottolineata l’importanza dell’inconscio.

Sarason’s life experience: indicare per ciascun evento come viene percepito su una scala da +3 a -3. Una

valutazione di "-3" indicherebbe un impatto estremamente negativo. Una valutazione di "-2" indicherebbe

che l'impatto era negativo; una valutazione di -1 indicherebbe che l'impronta era leggermente negativa. Uno

"0" indica che non ha avuto alcun impatto, né positivo né negativo; "1" indica che l'impatto era leggermente

positivo, un "2" che era abbastanza positivo e un "3" indica che l'impatto era estremamente positivo.

Qual è il ruolo giocato da risorse e limiti nel far fronte allo stress?

Un fattore importante è il coping come il soggetto è in grado di reagire agli eventi stressanti.

Ci sono eventi così traumatici che possono produrre gravi conseguenze, come dissociazione, negazione

della realtà, distorsione della realtà.

Nel momento in cui la psicologia incomincia ad occuparsi di coping e di risorse, cambia un po’ la

prospettiva.

Sono state svolte molte ricerche sul sistema immunitario, in particolare sulla psicoimmunologia, lo studio

del sistema immunitario quale sistema in grado di modificare la sua reattività anche sulla base delle

interazioni tra individuo e ambiente.

Antonovsky nel 1979 ha elaborato una teoria sulle risorse di resistenza. In particolare modo ha evidenziato

alcuni elementi che sembrano avere un effetto tampone (effetto buffer), ossia in grado di neutralizzare

l’effetto di un evento. Come individuare questi elementi e come misurarli? →

Una delle prime relazioni studiate è quella tra stress, hardiness e malattia ricerche ripetute hanno

dimostrato come la hardiness ha effetto solo in presenza di numerosi eventi stressanti: solo in queste

condizioni si evidenzia il suo effetto “buffer”. →

Un’altra relazione studiata è quella fra stress, supporto sociale e malattia il supporto sociale ha effetti

benefici su malattie acute e croniche, sulla malattia psichica, sulla possibilità di suicidio, sulla percentuale di

morte... Il rimando è a come io vivo queste relazioni oggettuali che sono dentro di me, e che sembrano

assolutamente aiutarmi a gestire situazioni anche di malattia grave. Anche a fronte della medesima

diagnosi, i soggetti coniugati hanno periodi di sopravvivenza molto più lunghi rispetto a soggetti non

sposati.

Alcuni autori sembrano far riferimento al costrutto della complessità del sé, e quindi ad un sé che può fare

riferimento ad una rappresentazione di sé più variegata, più ricca, il che costituisce un importante effetto

tampone per la malattia. 31 ottobre

Le fotografie sono strumenti che permettono di far emergere il subconscio del soggetto.

La tecnica si chiama Talking Picture. →

Esercitazione: Pensare alla flessibilità emotiva che cos’è la flessibilità emotiva?

Foto 1→ fiori 21

Che cos’è la regolazione emotiva?

- Non farsi troppo travolgere dalle emozioni

- Controllo delle emozioni

- È soggettiva

- Regolazione funzionale e disfunzionale

Cos’è la sensibilità al contesto?

- Capacità di lettura dei contesti

- Cogliere sfumature che altri non vedono

- Intelligibilità

- Capacità di astrarre regole implicite

- Contagio

- Regole di comportamento

La fotografia ha permesso di dare corpo, dare immagine ai pensieri. L’immagine utilizza un linguaggio

simbolico. Ciò consente sempre un grande arricchimento.

Esperimento con le rane esperimento in cui le rane vengono messe dentro l’acqua. La temperatura

dell’acqua non è indfferente rispetto al loro benessere/malessere: se la temperatura non è adeguata la rana

salta fuori dall’acqua. Ma mettendo la rana in un’acqua a temperatura adeguata, e poi piano piano si alza la

temperatura, la rana si adatta talmente tanto che muore per eccessivo adattamento.

Non esiste il coping ideale, un coping positivo, e dall’altra un coping negativo. Dipende dalla situazione,

dagli eventi stressanti e dalle caratteristiche di personalità.

La resilienza Giorgio Bonanno

L’esperimento delle fotografie rimanda ad un progetto di ricerca che si sta realizzando con

sulla resilienza. Egli alcuni anni fa aveva ideato una scala di misura della flessibilità come una caratteristica

della resilienza, che altri non è che un coping adattivo.

Resilienza è un termine che viene mutato dall’ingegneria e indica la capacità di un materiale di riprendere la

forma originaria persa a seguito di un urto improvviso.

In psicologia:

- è la capacità di fronteggiare e ricostruire

- → Bonanno

è un tratto della personalità composito sostiene che questa caratteristica è del tutto

inconsapevole e nascosta: le persone non sanno di essere resilienti finché non incontrano un evento

stressante lungo il corso della loro vita.

- dà luogo a risposte flessibili che si adattano a circostanze ed esigenze diverse

- è mutabile e può svilupparsi nel corso della vita

Bonanno

La scala messa a punto da si basa su questi principi.

Non è una scala che da un punteggio univoco ma da due sottoscale che valutano due tipologie di coping

differente. A seconda dei punteggi ottenuti nelle due sottoscale vi è una formula matematica che permette

di calcolare la flessibilità emotiva. Più le persone sono flessibili più sono in grado di affrontare eventi

stressanti.

Bonanno ebbe l’idea di costruire uno strumento che eliminasse gli elementi culturali. La resilienza è infatti

presente in tutte le persone, in tutti i Paesi.

La resilienza non conduce alla restaurazione dello stato iniziale ma ad un superiore e più evoluto livello di

maturazione, solidità e capacità esperienziali.

Bonanno sostiene come ci sia sempre stato un approccio sbagliato agli studi sulla resilienza: si sono

concentrati su eventi particolarmente gravi e traumatici, poco frequenti.

Focalizzandosi su questi eventi rari e gravemente traumatici gli studi che sono stati effettuati si sono

focalizzati sul tipo di danno provocato nelle persone, e in particolare sulla psicopatologia.

Anche in psicologia l’attenzione che è stata dedicata per moltissimi anni ad eventi rari e fortemente

traumatici ha consentito o ha costretto a focalizzare l’attenzione sull’intervento clinico terapeutico, forse

22

anche a giustificare il fatto che la psicologia così come era intesa nel passato si potesse interessare a

determinati elementi.

Le ricerche hanno dimostrato come non sono pochi i soggetti che riuscivano a fronteggiare adeguatamente

anche gli eventi più tragici.

A partire da questa considerazione, la domanda che ad un certo punto gli psicologi hanno iniziato a porsi

era: cosa permise a quei bambini deprivati di far fronte positivamente alle difficoltà nonostante le

deprivazioni?

A partire dagli studi condotti per l’identificazione dei fattori di rischio nell’infanzia e in adolescenza e le

relative strategie di adattamento, negli anni ’70 si sono sviluppate delle ricerche che utilizzano il concetto i

resilienza. Vanistendael,

Particolarmente importante è la prospettiva di del 1995, in cui l’attenzione è rivolta al

processo di risposta sotteso alla resilienza. Questo processo è teorizzato come la risultante dell’interazione

tra forze psicobiologiche e contesto sociale.

La casita:

- →

Il solaio bisogni fisici di base

- →

Le fondamenta accettazione incondizionata da parte delle persone e della rete delle relazioni informali

- →

Il pianoterra capacità di scoprire la coerenza e il senso del proprio percorso di vita

- →

Il primo piano stima di sé, le attitudini e le competenze, lo humor

- →

Il granaio le esperienze da scoprire.

A partire da queste ricerche dal focus su aspetti di disagio o di patologia l’attenzione viene portata sugli

aspetti di risorsa e su quelli che possono essere considerati dei fattori di salute psichica, fisica e

psicosociale.

Alcuni autori hanno provato a classificare i diversi fattori protettivi, le possibili risorse.

Losel 1994 individua fra le risorse:

- Presenza di una relazione affettiva stabile

- Supporto sociale interno ed esterno alla famiglia

- Contesto educativo positivo

- Assunzione di responsabilità adeguate all’età

- Fattori di personalità

- Possibilità di fare esperienze in grado di aumentare l’autostima

Bonanno teorizza in modo compiuto ed articolato, e anche con delle risposte a delle questioni di tipo

metodologico importanti, distingue due principali approcci:

- psicopatologico →

il modello quello predominante; si focalizza sulle reazioni più “estreme” all’evento,

che corrispondono a livelli di sofferenza elevati;

- riassuntivo →

il modello pone l’attenzione sulla “risposta media” rinunciando a considerare i valori

estremi e focalizzandosi sui valori intermedi, descrivendo le risposte “tipiche” all’evento e la loro durata

“media”.

Se il modello psicopatologico e quello riassuntivo partono dal presupposto che un evento luttuoso o

doloroso debba produrre una risposta sostanzialmente omogenea - al più dicotomica - e immutabile nel

tempo, diversamente, presupposto dell’approccio di Bonanno è il riconoscimento di una distribuzione

eterogenea delle risposte allo stress che può essere rappresentata solamente attraverso analisi con focus

su tutte le possibili traiettorie.

È un tentativo di analizzare le differenti risposte ad eventi potenzialmente traumatici non considerando

un’unica media, ma considerando le singole risposte utilizzando specifici algoritmi.

4 traiettorie tipiche:

Ci possono essere

- Traiettoria che dice di un disagio cronico, che corrisponde ad una percentuale che va dal 5% al 30%

- Persone che inizialmente manifestano caratteristiche simili, un diario estremamente elevato, ma che a

distanza di un anno hanno recuperato completamente il loro benessere, e che corrispondono al 15-25%

- Ci sono alcune persone che presentano una sintomatologia ritardata: il disagio si presenta a distanza di

tempo ma strettamente collegato all’elemento traumatico che il soggetto ha vissuto. Queste persone

sono il 5-30%

- Persone che vivono un disagio psichico che si risolve in un tempo decisamente breve, decisamente

inferiore rispetto agli altri, e le persone tornano ad avere una condizione di benessere elevato anche se

23

hanno avuto nella loro vita questo incontro con eventi particolarmente difficili. Queste vanno dal 35 al

65%. 6 novembre

Considerando le strategie di coping, è interessante vedere gli effetti storici riguardo alle ricadute nell’ambito

della salute e della malattia.

La nostra condizione di salute e malattia, in realtà ha anche delle ricadute sul modo in cui noi riusciamo a

gestire gli eventi stressanti. Se è vero che una situazione inizialmente percepita come pericolo viene

depurata della sua natura minacciosa al fine di diminuire l’angoscia che essa provoca, è anche vero che è

possibile nel momento in cui io mi sento forte.

Lazarus e Folkman hanno concentrato la loro attenzione su 4 stili di fronteggiamento delle situazioni:

- →

Centratura sulle emozioni regolazione delle emozioni negative, per controllarle e gestirle il più

razionalmente possibile

- →

Centratura sul problema il soggetto attiva processi di problem solving nel tentativo di estirpare la

causa del disagio

- →

Strategie passive di reazione evitamento del problema, il diniego o la rassegnazione e l’accettazione

passiva della fonte di stress

- →

Vigilante centrato sulla ricerca attiva di mezzi ed informazioni quali strumenti per meglio comprendere

e quindi affrontare la problematica)

In particolare è dagli anni ’70 che queste ricerche hanno avuto una più ampia diffusione. Una buona parte di

queste ricerche evidenziano che esistono differenze individuali nell’affrontare gli eventi stressanti della vita

e che alcuni stili di coping possono attivare risposte fisiologiche e comportamentali che possono avere

ripercussioni sulla salute.

Lo stress può essere considerato come la percezione di uno scarto tra le richieste della situazione e le

risorse dell’individuo.

Il coping può essere considerato come lo sforzo di ridurre lo stress, cioè un’attività rivolta a diminuire la

percezione o la realtà della discrepanza.

La strategia di coping non è solo definire come quello sforzo che io faccio per ridurre lo stress, ma anche

come lo sforzo che io faccio per modificare il modo in cui io percepisco un determinato evento.

Il coping è quindi quel processo attraverso il quale le persone provano a gestire la discrepanza percepita tra

richieste e risorse: provare a gestire non significa risolvere il problema, ma alterare la percezione della

discrepanza, tollerare la minaccia o evitare la situazione.

A partire dagli anni ’70 vi è stato un grande incremento di ricerche sul coping in connessione a malattie

croniche, il coping è così divenuto un concetto centrale in psicologia della salute, a partire dal presupposto

che i medesimi comportamenti possono essere adattivi o disadattivi a seconda delle situazioni.

L’adattamento è quindi un processo dinamico.

Alcune ricerche, e in particolare la ricerca di Byrne del 1964, fa riferimento agli stili di coping, e a quanto le

persone mettano in atto stili di coping che tendono poi ad irrigidirsi. Egli dimostra come soggetti che

tendono ad attuare un coping di tipo repressivo, un coping che tende ad evitare la situazione, sono soggetti

che descrivono una percezione della situazione e del loro essere in quel contesto non particolarmente

stressante, raccontando della situazione della minaccia in cui sono non come una situazione di ansia per

loro. Ma se anziché misurare il distress sulla base della percezione che la persona ha lo misuriamo in

termini di reattività fisiologica, questi soggetti hanno un’elevata reattività fisiologica. Questa ricerca ci dice

che ci sono persone che non sono assolutamente capaci di ascoltare il proprio corpo e quindi hanno una

rappresentazione di sé completamente opposta rispetto a ciò che stanno sperimentando nella realtà. È

proprio in questo alto livello di reattività fisiologica che non viene riconosciuto in quanto tale, ma che

diventa un’emozione agita, che può produrre degli effetti di malessere nel corpo, condizioni di malattia,

perché anche quando non è ascoltato il corpo parla, e più non lo si ascolta più alza la voce.

Questo stile di coping repressivo, che certamente offre la possibilità di evitare una serie di effetti ed affetti

negativi, è in realtà uno stile di coping che presenta una elevata correlazione con malattie oncologiche e

cardiovascolari.

Miller e Mangan nel 1983 parlano di blunting e monitoring. 24

In particolare, queste strategie che vengono definite cieche o accecanti di blunting, rispetto alle strategie di

monitoring in cui io ricerco informazioni sullo stressor e controllo le fonti dello stress, utilizzano strategie di

distrazione, rifiuto e re-interpretazione.

Il blunting è adattivo nelle situazioni non controllabili del soggetto.

Il monitoring è adattivo nelle situazioni con aspetti controllabili dal soggetto.

A seconda dello stile con cui vengono gestite le proprie relazioni con il mondo, le persone tenteranno di:

- Padroneggiare le informazioni

- Modificare il suo comportamento

- Attuare strategie di adattamento

I comportamenti saranno statisticamente correlati a tipologie di malattia e di soluzione della malattia.

Fin dagli anni ’50 i medici si accorgono che alcuni pazienti cardiopatici presentavano caratteristiche

Friedman e Rosenman

temperamentali simili, e quindi hanno chiesto a nel1959 di collaborare con loro per

individuare il pattern di comportamento sottostante.

Essi definiscono il pattern di comportamento di tipo A: orientato alla competizione, in corsa con il tempo,

rabbia/ostilità e impazienza.

A partire da ciò sono partiti altri studi che si concentravano su altri gruppi di soggetti.

Definiscono il pattern di tipo B che presentava caratteristiche opposte rispetto al pattern di tipo A: bassa

competitività, calma, spirito filosofico.

Successivamente è stato descritto il pattern di tipo C (Cancro). Il comportamento di tipo C è stato sempre

studiato attraverso strumenti che hanno consentito di meglio definirne le caratteristiche e di individuarne

delle specificità che mettono in correlazione tale pattern con la malattia oncologica. In questo caso noi

abbiamo caratteristiche molto diverse dal pattern di tipo A e dal pattern di tipo B:

- Disattenzione ai propri bisogni

- Espressione smorzata o non espressione delle emozioni

- Assunzione di comportamenti desiderabili entro il contesto di riferimento.

I soggetti con tumore localmente avanzato sembrano estremizzare questo tipo di comportamenti.

Più recentemente è stato teorizzato un pattern D (Distress). Tale costrutto è stato sviluppato dal dottor

Johan Denollet del Dipartimento di Psicologia e Salute dell'Università di Tilburg (Olanda), basandosi su

teorie della personalità già esistenti (Eysenck) e su ricerche in pazienti belgi sul ruolo dei tratti di personalità

negli esiti della cardiomiopatia ischemica.

Cluster Analysis analisi che tende a raggruppare soggetti sulla base della similarità. Le caratteristiche

interne al gruppo vengono minimizzate e le differenze tra gruppi vengono massimizzate. Si cerca quindi di

differenziare il più possibile un gruppo dall’altro e di far sì che i soggetti all’interno dello stesso gruppo siano

il più simili possibile.

Affettività negativa tendenza ad esprimere mozioni negative nel tempo e in diverse situazioni

Inibizione sociale tendenza ad inibire comportamenti ed espressione di emozioni negatve nelle interazioni

sociali.

Considerando queste due variabili, la personalità di tipo D presenta una combinazione di alti punteggi in

entrambe le variabili.

Le riflessioni fatte sulle diverse tipologie di coping ci dicono di come sia più opportuno utilizzare degli

strumenti per le analisi su questi costrutti complessi che non abbiano delle ipotesi sempre ed

esclusivamente molto forti in termini di causa-effetto, ma che ci dicono di pattern.

Bodenman elabora il costrutto di Coping Cascade il soggetto tende a spostare in maniera progressiva

verso l’esterno la ricerca del supporto nel momento in cui la fonte supportiva precedente più vicina a lui non

è più in grado di aiutarlo, per cui si passa dalle risorsi di coping individuale, al partner, ai figli, ad altri

membri del nucleo familiare, agli amici più intimi, ai colleghi di lavoro, fino a formalizzare una richiesta vera e

propria di aiuto attraverso un servizio strutturato (asl, psicologo di reparto, medico curante...).

Quando qualcuno chiede un supporto di tipo psicologico è perché sente di non avere altre risorse intorno a

sé. È estremamente importante aiutare la persona ad individuare delle risorse interne o esterne. 25

Il lavoro psicologico può essere considerato come un lavoro in funzione dell’assunzione di un

comportamento resiliente. Davanti ad eventi drammatici e potenzialmente stressanti come una guerra o la

morte di una persona cara, l’essere umano può essere in grado non solo di sopravvivere psicologicamente,

mantenendo il suo normale funzionamento ed il suo equilibrio psichico, ma anche di trarre insegnamenti

positivi e di senso, giungendo a nuovi livelli di adattamento, maturità emotiva e di personalità, arricchendosi

spiritualmente. 7 novembre

Coping diadico → importante non solo dal punto di vista del costrutto teorico, ma perché cambia un po’ la

prospettiva.

L’idea del coping diadico nasce dal costrutto di coping, da come il coping si esplica, e dal fatto che ci sono

alcuni aspetti del coping che rimandano a caratteristiche di personalità, del contesto, ma soprattutto a

dimensioni di tipo relazionale.

Sarebbe riduttivo pensare al coping diadico come un costrutto che può essere descritto in modo unitario.

Il coping si definisce diadico perché non si fa riferimento al singolo, ma ad una diade di persone

affettivamente legate che insieme affrontano eventi stressanti che capitano nella vita. È possibile che a

seconda della tipologia di evento si attivino diadi differenti. Per tipo di competenze o per tipo di contesto

nel quale l’evento accade, io scelgo la persona che ritengo più utile o necessaria per condividere tale

situazione.

In letteratura possiamo anche trovare concettualizzazioni differenti di coping diadico a seconda del tipo di

eventi con il quale ci rapportiamo, del contesto in cui l’evento accade, delle caratteristiche di personalità e

del tipo di relazione che io ho con le persone.

Tali interazioni sviluppano un sentimento di we-ness della coppia e un insieme di strategie di coping tra loro

connesse e interdipendenti.

Il coping diadico può essere delegante nel momento in cui una persona tende a tirarsi fuori da un problema

e lasciare tutto all’altro.

James Coyne e Anita DeLongis iniziano ad occuparsi di coping nel 1986, in un periodo in cui la letteratura

psicologica convergeva sull’idea che il supporto e il sostegno sociale costituiscono fattori protettivi dagli

Coyne e DeLongis

effetti negativi dello stress; suggerirono la necessita di sviluppare una comprensione più

articolata delle relazioni intime. coping relazionale:

Identificarono una funzione dei processi di coping definita come sforzi/strategie

cognitive e comportamentali che sostengono e proteggono le relazioni sociali durante l’incontro con eventi

stressanti. Tale concetto è l’antecedente del coping diadico.

incominciano quindi ad identificare i processi di coping e a descriverli meglio, a partire dal fatto che il tipo di

coping all’interno della diade dipende dalla relazione che le persone instaurano all’interno della diade.

Tuttavia, questo approccio non è in grado di cogliere l’aspetto di interdipendenza dei processi di coping dei

partner. Il modello si focalizza su strategie individuali, invece che sulle caratteristiche relazionali o le qualità

che promuovono l’adattamento ed il benessere.

Un secondo autore importante, che ancora oggi è riconosciuto come uno degli autori principale sulle teorie

Barabarin,

dello stress e coping diadico è che nel 1985 ha enfatizzato l’aspetto di interdipendenza tra i

membri della diade e della diade con gli altri (Revenson nel 1994 ha ripreso tale concetto).

È necessario che i ricercatori considerino il ruolo del contesto socio-culturale, interpersonale, situazionale e

temporale per mostrare la complessità di fattori che influenzano il processo di coping diadico.

Secondo questo modello/prospettiva, la congruenza e la discrepanza di strategie di coping individuali sono

associate al benessere individuale e alla soddisfazione di coppia.

Hanno esplorato la congruenza di strategie di coping di tipo individuali focalizzate sul problema oppure

sulle emozioni.

Secondo questo modello importante è la congruenza e la discrepanza di strategie di coping individuali,

esse sono associate al benessere individuale e alla soddisfazione di coppia.

Guy Bodenmann.

Il modello a cui noi negli ultimi anni facciamo riferimento è quello di È uno svizzero che ha

avuto un lungo periodo di studi negli Stati Uniti.

Egli elabora un modello sistemico-transazionale, in cui distingue tra strategie di coping individuale, dove lo

stress è gestito in modo indipendente da ogni partner, e processi di coping diadico in cui entrambi i partner

sono coinvolti.

Nel momento in cui io comunico l’esistenza di un problema coinvolgo l’altro nella situazione. 26


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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica: salute, relazioni familiari e interventi di comunità
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giuliabroggi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della salute e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Saita Emanuela.

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