Agire morale
Analizzando la letteratura riferita all'approccio cognitivo-evolutivo riguardante l'agire morale, uno dei principali contributi è fornito da Jean Piaget. Il suo approccio si concentra sull'osservazione delle regole del gioco mettendole poi in relazione con lo sviluppo delle regole morali riguardanti le varie tappe dello sviluppo dei bambini.
Studi di Jean Piaget
I suoi studi si possono dividere in due differenti punti di vista:
Punto di vista pratico
- Riguarda l'effettiva applicazione delle regole: nei primi anni di vita vi è un'assenza di regole, crescendo esse cominciano a venire apprese dall'esterno per poi successivamente essere implementate ai fini sociali favorendo la cooperazione.
- In età più avanzata, verso i 12 anni, i bambini riescono anche a riflettere sulle regole.
Punto di vista della coscienza
- Questo punto di vista prende in considerazione come i bambini rappresentano le regole. Nelle prime fasi di sviluppo non vi è alcun interesse alla rappresentazione.
- Crescendo, le regole vengono rappresentate internamente ma in maniera rigida e immutabile, verso i 10 anni esse diventano più flessibili e modificabili internamente.
Lo sviluppo delle regole morali avviene in maniera analoga. Il processo di acquisizione di norme morali è regolato dall'esterno nei primi anni, contrassegnati da un egocentrismo cognitivo. Con la crescita si passa a forme autonome di acquisizione contraddistinte dalla cooperazione tenendo conto della presenza dell'altro individuo.
Contributi di Kohlberg
Un altro contributo importante nell'analisi dell'agire morale risale agli studi di Kohlberg. La sua prospettiva teorizza 3 livelli di sviluppo ciascuno contrassegnato da stadi specifici:
- Pre-convenzionale: Riscontrabile nei primi nove anni, è composto da uno stadio che prevede il comportamento orientato in base ai premi o alle punizioni ricevute ed uno stadio che sottolinea come l'agire sia guidato da un orientamento individualistico e strumentale.
- Convenzionale: Dai 10 fino ai 20 anni, gli stadi che lo compongono mettono in evidenza un orientamento che punta al compiacimento degli altri individui e da uno stadio che comprende l'immissione dell'individuo nel sistema sociale e ad uno sviluppo della coscienza.
- Posto-convenzionale: In questa fase l'individuo diventa parte integrante del sistema sociale ed è a conoscenza dei diritti individuali e fa propri i principi etici universali.
Questa teoria si pone come una vera e propria teoria dello sviluppo morale. Si pone come un modello universale in quanto prevede che lo sviluppo del pensiero morale sia uguale per tutto il genere umano, indipendentemente dai fattori genere, etnici, storici o culturali. Secondo questa teoria la moralità cresce passando attraverso i vari stadi verso livelli più alti di maturità secondo una sequenza prestabilita, infine essa sostiene che è il ragionamento morale che porta a agire in maniera morale.
I limiti di questa teoria sono principalmente il non tener conto delle differenze di genere e culturali, un mancato approfondimento del ragionamento in funzione all'agire morale ed una scarsa considerazione del ruolo dell'affettività nello sviluppo.
Studi successivi
Gli studi di Kohlberg vengono successivamente approfonditi da: James Rest e John Gibbs:
- James Rest si concentra sul processo che conduce dal pensiero al comportamento.
- John Gibbs postula un modello bi-fasico che vede il passaggio da:
- Fase standard, composta dai processi basici della comprensione morale, come ad esempio valutare ciò che è giusto o sbagliato.
- Fase esistenziale, essa si evolve dalla fase standard ma non è presente in tutti gli individui e fa riferimento a riflessioni che portano all'elaborazione di filosofie, principi morali e alla ricerca spirituale.
Indicazioni educative
Allo scopo di favorire la moralità è importante allestire ambienti educativi che coinvolgano la scuola e la famiglia mirati all'alfabetizzazione emotiva e morale. Gli interventi messi in atto dagli ambienti educativi devono essere precoci al fine di prevenire e ridurre le situazioni aggressive. In questo senso è utile insegnare agli alunni ad identificare correttamente le intenzioni altrui e a reagire in maniera non aggressiva a situazioni negative.
Alcuni tra i principali fattori di rischio di un adeguato sviluppo della moralità possono essere la vulnerabilità dovuta ad una scarsa capacità di regolare le proprie emozioni, una scarsa capacità di prendere decisioni, una predisposizione a risolvere i conflitti attraverso la fisicità e il disimpegno morale. Fattori di protezione invece possono essere l'appartenenza ad un gruppo di pari, una corretta gestione del tempo libero e delle buone relazioni con la famiglia e gli insegnanti.
Dilemma morale
Al fine di comprendere le dinamiche che avvengono nell'agire morale, è utile approfondire il concetto di dilemma morale, esso si riferisce ad una situazione in cui il conflitto tra due valori mette in contrasto le norme giuridico-sociali con il soddisfacimento di bisogni individuali.
In risposta a questo dilemma, nel caso il comportamento non si sia rivelato adeguato, l'individuo può reagire attraverso il disimpegno morale. Esso è un meccanismo che autogiustifica il proprio comportamento. Bandura identifica otto differenti modalità:
- Giustificazione morale: è giusto battersti quando è in gioco l'onore del gruppo.
- Etichettamento eufemistico: non l'ho picchiato gli ho solo dato uno spintone.
- Confronto vantaggioso: gli ho solo dato uno spintone, mica un pugno.
- Dislocamento della responsabilità: ho soltanto eseguito gli ordini del mio capo.
- Diffusione della responsabilità: non è colpa mia, l'abbiamo fatto tutti assieme.
- Distorsione delle conseguenze: non si è fatto niente.
- Deumanizzazione: è un albanese; è un mostro se lo meritava.
- Attribuzione di colpa alla vittima: è stato lui ad iniziare ad offendermi.
Empatia
Un ulteriore concetto importante ai fini della moralità è quello dell'empatia. Essa rende pro-sociale il ragionamento, in quanto fornisce la motivazione a correggere le violazioni di giustizia di cui sono vittima le persone. L'assistere ad una situazione in cui una vittima non viene trattata come dovrebbe trasforma la sofferenza empatica in un sentimento empatico di ingiustizia, esso attiva i principi morali pertinenti e li carica di affetto empatico.
Programmi di intervento
Il principale programma di intervento riguarda l'alfabetizzazione morale. Il programma di intervento consiste nella presentazione alla classe dell'attività da parte di un conduttore. Successivamente viene somministrato agli alunni un dilemma morale e delle domande inerenti ad esso alle quali risponderanno singolarmente in forma scritta. Infine il gruppo discuterà in classe l'argomento trattato in modo da favorire l'evoluzione dello sviluppo morale prendendo in considerazione punti di vista differenti. La presentazione di questi dilemmi genera l'empatia che a sua volta attiva i principi morali influenzando il giudizio e il ragionamento morale.
Bullismo
Il bullismo è un fenomeno che negli ultimi anni ha ricevuto molto interesse da parte dei media. Spesso viene frainteso in quanto a volte viene considerato come un gioco, una fase o un comportamento tipico dell'infanzia, attribuibile generalmente a maschi, che verrà superato con la crescita. Difatti si è diffusa la falsa convinzione che l'intervento degli insegnanti porti ad aggravare il problema. Un altro problema del fenomeno è che esso spesso viene frainteso con il vandalismo o con le semplici lotte e litigi tra compagni.
Il bullismo nello specifico è un comportamento di prepotenza, principalmente tra compagni di scuola in cui:
- L'azione è intenzionale.
- Vi è un'asimmetria nella relazione tra bullo e vittima, in quanto la vittima è più debole, più piccola o più insicura rispetto al bullo.
- Il fenomeno si ripete e persiste nel tempo.
Lo scopo principale da parte del bullo è di ottenere gratifiche sociali o in alcuni casi materiali. Il bullismo inoltre, se insorge precocemente, ha maggiore probabilità di permanere nello sviluppo influenzando negativamente il comportamento nell'età adulta. Allo scopo di comprendere il fenomeno del bullismo è utile approfondire le tipologie di comportamento aggressivo, ciò che contraddistingue maggiormente il bullismo è l'intenzionalità e la strumentalità nell'atto aggressivo.
Modalità di manifestazione del bullismo
Le modalità con cui si manifesta il bullismo variano in base alla fascia di età:
- Tra i 6 e gli 8 anni questa è prevalentemente fisica, comprende l'aggressione fisica o le minacce con oggetti.
- Psicologica, che a sua volta può essere:
- Verbale, comprendendo insulti di natura etnica o sessuale e minacce.
- Sociale, ad esempio escludere dal gruppo o parlare alle spalle.
- Tra i 9 e i 12 anni a queste modalità si sommano altre tipologie ancora più dannose come il cyberbullismo, le molestie sessuali o l'aggressività nel rapporto di coppia.
Attori del bullismo
I principali attori del bullismo sono i bulli, le vittime passive, le vittime aggressive e i bulli vittima e ciò che li accomuna sono scarse competenze sociali come ad esempio quelle comunicative, o quelle relative alla risoluzione costruttiva dei conflitti.
Ciò che caratterizza i bulli sono livelli elevati di aggressività e di forza fisica, scarsa empatia, atteggiamento positivo verso la violenza e bisogno di dominare. Inoltre alcuni autori hanno notato come il loro comportamento prepotente sia guidato come mezzo per accrescere e difendere l'autostima. Nel dettaglio si possono dividere in due categorie:
- Bambini aggressivi reattivi: La loro difficoltà nella gestione delle interazioni li porta a non comprendere perfettamente situazioni sociali ambigue, attribuendo erroneamente intenzioni ostili ad altri. Di conseguenza la loro reazione è caratterizzata da scoppi d'ira e da aggressioni fisiche. Solitamente sono individui isolati socialmente.
- Bambini aggressivi proattivi: Le aspettative e le emozioni percepite in seguito alle azioni aggressive sono positive, ciò che guida il loro agire è la strumentalità e meno l'atto fisico. Essi non riconoscono l'immoralità delle loro azioni. A livello sociale sono visti come dei leader e tendono a circondarsi di soggetti simili a loro dai quali ricevono rinforzi per i comportamenti aggressivi.
Fattori di rischio
I principali fattori di rischio a livello individuale possono essere: atteggiamenti positivi verso la violenza e l'uso di droghe, difficoltà nella gestione dell'empatia e scarse prestazioni scolastiche. A livello familiare solitamente i genitori non hanno cura per i loro figli e sono aggressivi verso il partner o direttamente verso il figlio. Altri fattori di rischio possono essere delle cattive compagnie oppure vivere in comunità dove vi è una cultura della violenza e un facile accesso alle armi da fuoco.
I fattori di rischio possono risiedere anche nel contesto scolastico e sociale, come ad esempio a causa dell'enfasi sulla competizione rispetto alla cooperazione, modelli culturali diversi a causa dell'immigrazione, l'influenza dei media.
Le vittime
Anche le vittime possono essere divise in 2 categorie:
- Vittime passive: Reagiscono in maniera ansiosa, piangendo e senza cercare di difendersi. Hanno bassa autostima e sono isolate socialmente, a volte i pochi amici sono vittime a loro volta.
- Vittime aggressive: Reagiscono aggressivamente provocando ed irritando gli altri a causa della loro difficoltà nel controllare le emozioni, questo le porta ad essere ancora più isolate delle vittime passive. Hanno similarità col quadro di ADHD. Possono essere a loro volta bulli-vittime.
I fattori di rischio che le contraddistinguono sono principalmente a livello familiare, essi sono l'iper-protezione nelle vittime passive oppure uno stile educativo punitivo ed incoerente accompagnato da episodi di abuso, violenza e rifiuto nelle vittime aggressive.
Le ripercussioni sulla vita delle vittime sfociano in situazioni negative e durature che riguardano le difficoltà scolastiche ed interpersonali. Inoltre l'essere vittima di bullismo può portare a depressione, ansia, bassa autostima ed a sintomi psicosomatici, nel peggiore dei casi anche alla morte. La maggior parte degli episodi di bullismo avviene in presenza di altre persone, le quali raramente intervengono. Questa omertà fa da rinforzo all'atto aggressivo andando a rafforzare la persistenza del fenomeno. I motivi per cui i pari solitamente non intervengono sono la mancanza di strategie adeguate, la paura della propria incolumità o una tendenza a mantenere le cose inalterate.
Alla luce di queste considerazioni, per comprendere al meglio il fenomeno del bullismo, è utile approfondire il ruolo dei pari. Salmivalli ha stilato una microgenesi del fenomeno individuando:
- Il bullo, il sostenitore e l'assistente, i quali per la maggior parte del tempo agiscono rinforzando il comportamento aggressivo.
- L'esterno, il difensore e la vittima, i quali solo per una parte di tempo nettamente inferiore si dedicano ai tentativi di difesa.
Ciò che distingue i vari ruoli sono i fattori di personalità, ad esempio quelli dotati di migliori capacità sociali ed elevata autostima sono i difensori. Tra i fattori di protezione principali, troviamo il chiedere aiuto ad un adulto, l'instaurazione di amicizie qualitativamente buone e al non farsi problemi ad esternare il problema. Questo perché solitamente nel momento in cui i pari intervengono, gli atti di prepotenza tendono ad interrompersi in fretta.
Cyber-bullismo
Il bullismo negli ultimi anni è diventato anche cyber-bullismo. Esso è un'aggressione da parte di un gruppo o un individuo attraverso mezzi elettronici ai danni di una vittima. Questa tipologia si caratterizza sostanzialmente:
- Nell'asimmetria di potere che non è più fisico ma è legato alla competenza nell'uso delle nuove tecnologie.
- Nell'anonimato, aumentando l'inibizione ed il potere del bullo.
- Nell'aumento del distacco tra gesto e il suo vero significato, nascondendone i veri effetti.
- Nell'esplosione mediatica che ne consegue, questo fa sì che il materiale possa essere diffuso in tutto il mondo.
- Buona empatia cognitiva ma scarsa empatia affettiva.
- Nella reiterazione, in quanto un singolo episodio di cyber-bullismo può durare nel tempo.
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Riassunto esame Psicologia dell'educazione, prof. Zanetti, libro consigliato La scuola come contesto, Ligorio
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Appunti per l'esame di Psicologia dell'educazione
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Appunti psicologia dello sviluppo
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